lunedì 31 agosto 2020

GESEBEL




Max Bunker
Magnus
GESEBEL
Editoriale Cosmo
cartonato, 2017
740 pagine, 42 euro


E’ difficile per noi, oggi, riuscire a immaginare i brividi inconfessabili dei lettori che, agli inizi di febbraio del 1966, sfogliarono le pagine del primo numero di Gesebel appena apparso nelle edicole. A una inedita ambientazione fantascientifica ma contaminata dal nero e dal grottesco in perfetto stile Magnus & Bunker (autori, rispettivamente, dei disegni e della sceneggiatura), si aggiungeva la caratteristica diuna avvenente, per quanto dispotica, protagonista femminile, a capo di un intero pianeta (Virgin Planet) abitato da sole donne, tutte (quasi) belle come lei e come lei vestite di una tuta aderentissima che per quegli anni era oltremodo sexy, per non dire osè, amazzoni guerriere, crudeli e predatrici.
Gesebel, come avverte il titolo della prima avventura, è una corsara dello spazio: per lei e le fanciulle ai suoi ordini gli uomini, raffigurati per lo più come meschini e infingardi, sono considerati oggetti da usare, e vengono venduti come schiavi in pubblici mercati da cui le terribili ragazze attingono per rifornire il proprio harem personale. Un uomo a piede libero, a dire il vero, sul pianeta di Gresebel c'è: Mabus, il suo sinistro servitore muto, incaricato fra l'altro di accudire il bel gatto della padrona. Le fanciulle di Virgin Planet non hanno di femminile che l’avvenenza fisica: per il resto sono oltremodo spietate e violente, sia nei rapporti con le loro stesse compagne sia nei confronti dei maschi a loro sottoposti. Le Corsare dello spazio capitanate da Gesebel rappresentano un’autentica spina nel fianco per l’Impero di di Galassia Uno (che si suppone sia la Via Lattea). Alla corte dell’Imperatore (debole e inefficiente) non mancano gli intrighi, di cui il principale tessitore è il generale Brosk, divertente parodia del tipico militare guerrafondaio. 
Le avventure di Gesebel non si reggono comunque solo sul duello tra l’Impero e le Corsare, ma vengono movimentate dalla presenza di ogni sorta di improbabili alieni e dalla visita su mondi e pianeti di tutti i tipi – ancora più improbabili.
Nella rappresentazione di questo mondo di donne pirate e padrone e di uomini schiavi e sottomessi, oppure deboli ed inetti, c’è tutto il gusto dissacratorio e scanzonato del miglior Bunker, che si diverte a ribaltare tutto per vedere ciò che ne viene fuori, scombinando non solo le regole del gioco della fantascienza a fumetti (e non) più tradizionale; da sempre fondata su eroi spaziali maschi, prestanti e coraggiosi e su seriosi drammi cosmici in cui la Terra è in pericolo, ma anche spiazzando completamente i lettori che si trovano di fronte ad una situazione inattesa, o almeno inattesa da chiunque non avesse già imparato ad apprezzare il mix di trasgressività, erotismo, cinismo, satira e parodia di Magnus & Bunker.
Satirica e parodia è infatti la figura del generale Brosk, machiavellico tessitore di intrighi di corte e animato da genuino spirito hitleriano nei suoi sogni di gloria e di dominio. Per non parlare poi della fine del pianeta Terra così come è presentata nel terzo numero della serie ("E la terra scoppiò") dove ogni parvenza di possibilistico realismo è abbandonata in favore della satira e del grottesco. 
Le avventure di Gesebel non hanno niente del rigore scientifico e tecnologico tipico della fantascienza "hard". L’universo dei mondi e delle forme di vita che fa da sfondo alle vicende è approssimativo e inattendibile; i personaggi sono paradossali e niente affatto plausibili; anche le trame sono fantascientificamente superficiali e del tutto assente è la documentazione scientifica. Un Magnus frettoloso (si sarebbe soffermato di più su ambientazioni simili con "I Briganti" e "Milady") si lascia influenzare da Raymond e Flash Gordon, più che da Jeff Hawke o da Perry Rhodan (da cui pure sembra provenire qualche suggestione). Tuttavia la fantasia e l’originalità del duo Magnus & Bunker donano alla serie una freschezza inconfondibile che rende le storie assai piacevoli e divertenti: ai due autori poco o nulla interessa dei canoni della fantascienza: a loro basta approfittare di una ambientazione spaziale (e dunque al di fuori del nostro continuum sociale, culturale, temporale) per sbizzarrirsi liberamente con Uomini-Pipistrello, buffonate galattiche, raggi della morte e soprattutto con un esercito di donne da fasciare con tute aderenti .
Il ponderoso tomo pubblicato meritoriamente dalla Cosmo raccoglie le prime sei avventure (ciascuna di 120 tavole), vale a dire tutte quelle sceneggiate da Max Bunker e illustrate da Magnus. In tutto le avventure di Gesebel furono 23, ma dal n° 7 in poi vennero affidate ad altri.

domenica 30 agosto 2020

SWEET SALGARI







Paolo Bacilieri
SWEET SALGARI
Coconino
brossura, 2012
170 pagine,

"Sweet Salgari” (2012) è un graphic novel di Paolo Bacilieri sulla vita (e sulla morte) del Capitano è dedicato "a Sergio Bonelli"L'amore verso Salgari, evidentemente accomuna una insospettabile miriade di lettori, come viene mostrato nelle tavole, bellissime, in cui Bacilieri che racconta il momento in cui la notizia del suicidio del grande scrittore passa di bocca in bocca tra la gente, gli studenti, gli operai, le massaie, e tutti interrompono le loro attività per correre a vederne il corpo, composto in una camera ardente, e poi ne seguono il feretro, in un lunghissimo corteo commentato da Bacilieri con una citazione dal ciclo dei Caraibi, che finisce così: "Guarda lassù: il Corsaro Nero piange!". La biografia dell'uomo che ha fatto sognare intere generazioni di lettori è condotta dall'autore in un continuo alternarsi fra il presente narrativo (quello della preparazione e dell'esecuzione del tremendo seppuku con cui Salgari si sventrò, il 25 aprile 1911) e il passato, procedendo per episodi a sparsi, a partire dall'infanzia del protagonista. Non si tratta di una cronaca biografica esaustiva, ma fatta procedendo per loci selecti, flash, suggestioni, spostamenti da una città all'altra, fino alla terribile lettera agli editori: "A voi che vi siete arricchiti colla mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria o anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna". Vi saluto spezzando la penna! Una frase degna di Sandokan.



STRAORDINARIE IMPRESE DI TERRA, DI CIELO E DI ALCOVA DI SIR ALADDIN GULLIVER SIMBAD MUNCHAUSEN JUNIOR




Alfredo Castelli
Georges Pichard
Enzo Jannuzzi

STRAORDINARIE IMPRESE DI TERRA, DI CIELO E DI ALCOVA 
DI SIR ALADDIN GULLIVER SIMBAD MUNCHAUSEN JUNIOR

Cut-Up
2020, cartonato
50 pagine, 19,90 euro


Alfredo Castelli non finisce mai di sorprendere, e questo sorprendente libro edito da Cut Up è la classica dimostrazione di cui non ci sarebbe bisogno - ma ben venga. Inquadriamo il come, quando e perché, come il vulcanico sceneggiatore fa (con dovizia di informazioni e di immagini documentarie) in una assolutamente interessante prefazione (che vale da sola il prezzo del biglietto) di otto pagine. Stiamo parlando della Francia degli anni Settanta, in un momento di strabiliante effervescenza fumettistica (come anche in Italia, del resto), quella che portò alla Rivoluzione Umanoide e alla nascita di riviste come Metal Hurkant, L'Echo des Savanes e Fluide Glacial, e al rinnovamento di altre della vecchia guardia, quali Pilot e Pif. A quest'ultima testata collaboravano anche Massimo Mattioli, Bonvi e Mario Gomboli, i quali introdussero il giovanissimo (come loro) Alfredo Castelli, autore con Fernando Tacconi de "Gli Aristocratici", pubblicati Oltralpe per tredici puntate prima di venire cassati per le vibrate proteste dei genitori dei giovani lettori, genitori che non potevano tollerare la proposta di una serie i cui protagonisti erano dei ladri. Il direttore Compeyron decise però di inserire Castelli nello staff di una sua nuova rivista, "Bazar", destinata a un pubblico più maturo. Il buon giovane zio Alfred propose quindi un personaggio chiamato Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior (dai nomi dei più famosi spacconi contabile della letteratura) il quale, vecchio Sir abituato a frequentare un Club inglese, avrebbe narrato agli astanti, di volta in volta, una sua breve impresa o strana avventura. Castelli aveva attinto l'idea da un altro suo personaggio, chiamato Sorry, disegnato da Bonvi per una rivista italiana omonima - dal destino non felice. Le prime due puntate furono affidate a un disegnatore d'eccezione: Georges Pichard. Sennonché "Bazar" uscì nel 1975 con un numero zero tirato in sole 150 copie (con il primo episodio) e fu eseguito un "area test" per valutare l'impatto della rivista.La prova andò male, l'editore rinunciò al progetto. Il secondo episodio uscì l'anno successivo su un'altra rivista francese, "Scop". In seguito, Castelli sceneggiò una terza e una quarta puntata, illustrate da Enzo Jannuzzi (niente a che vedere con Pichard, purtroppo) che apparvero in Italia su "Il Mago". Cut-Up ripubblica tutti e quattro gli episodi, con l'aggiunta di altro materiale (minuzie francesi).

LE BATTUTE DI MISTER FRED DURA






Franco Lana
LE BATTUTE DI MISTER FRED DURA
BookSprint Edizioni
2020, brossura
60 pagine, 15.90 euro
Ho creato un mostro. Non che mi voglia vantare di avere un talento da talent scout, perché magari qualcuno dei talenti da me sponsorizzati potrebbero venirmi addebitati in senso negativo da miei (e loro) detrattori, ma perché, purtroppo o per fortuna, sono stato io a coniare lo slogan "Il solito Franco Lana" e a dare spazio alle battute fotografiche esilaranti dedicate a Zagor, pubblicate per anni sulla mia pagina FB e raccolte in un libretto oltre che pubblicate qui: http://morenoburattini.blogspot.com/…/il-solito-franco-lana…
Finita la serie delle foto zagoriane, Franco non si è arreso e si è messo a sfornare freddure nei suoi spazi in Rete. Centocinquanta di queste, se non ho contato male, sono state riunite in un piccolo ma aureo libretto acquistabile on line. Non sono aforismi, non sono perle di saggezza, non sono frasi a effetto da citare. Sono semplicemente e felicemente freddure. Per fare un esempio, ecco la prima: "Sono arrivato tardi dal parrucchiere e lui mi ha fatto una lavata di capo. La mia preferita però è questa: "Nessun regalo è da scartare". Si sorride sempre, a ogni battuta, per scema che sia. Cosa da non scartare neanche questa, di questi tempi.

giovedì 27 agosto 2020

IL LIBRO IMPOSSIBILE




Gigi Cavenago
Tiziano Sclavi
I RACCONTI DI DOMANI
1. IL LIBRO IMPOSSIBILE
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
68 pagine, 19 euro


"La nuova serie di Tiziano Sclavi", come recita una scritta in quarta di copertina, in realtà si riallaccia ai primi due Speciali di Dylan Dog (della serie "vecchia", dunque), "Il Club dell'Orrore" (disegnato da Corrado Roi) e soprattutto "Gli orrori di Altroquando" (illustrati da Attilio Micheluzzi"). Si tratta in buona sostanza di racconti brevi e magari folgoranti, tenuti insieme e giustificati da un fil rouge, o da una cornice narrativa. Nel primo caso, i membri di un Club si riuniscono per narrare storie riguardanti il mostro di Loch Ness; nel secondo, un mostriciattolo di nome Azazelo inventa racconti per una oscura divinità che ne è affamata ("Sua enormità"), e in questo caso l'argomento è libero. Si può dire che quei due albi fecero capire a tutti quanto assurdo fosse il confine tra "fumetto d'autore" e "fumetto popolare".
Ne "I racconti di domani" le storie brevi sono giustificate da un libro misterioso che Dylan Dog acquista nell'altrettanto misterioso negozio chiamato "Safarà", una bottega di rigattiere in cui si vendono oggetti provenienti, si direbbe, da altre dimensiono. "I racconti di domani" compaiono e scompaiono su un volume dalle pagine bianche, e vengono letti da un Indagatore dell'Incubo particolarmente disorientato, che non ricorda, non capisce, non sa. Sclavi è sempre Sclavi, la sua poetica resta perfettamente riconoscibili, si è solo asciugato quanto a dialoghi, perciò il volume si divora e ci colpisce. Tuttavia 62 pagine dominate dai disegni finiscono in fretta e si resta con la nostalgia degli Speciali di un tempo lunghi il doppio e assai più densi. Il primo racconto del libro impossibile parla di una autoreclusione in casa di un ragazzo, per colpa di una madre-padrona, che quando prova ad uscire resta terrorizzato e capisce di non essere in grado di sopportare la normalità; il secondo propone un mondo di zombi in maschera dove finalmente tutti hanno (o cercano) il coraggio di mostrarsi per come si è; il terzo, forse il più folgorante, chiarisce fino a che punto si può spingere la guerra al fumo (e qui io sono dalla parte degli incursori, lo ammetto). Il volume fine con un "continua domani..." che rimanda a un seguito. Magistrale Gigi Cavenago, che sembra cresciuto a pane e Sclavi, e probabilmente è proprio così.

HABEMUS PAPAM VENGA IL TUO REGNO



Emiliano Pagani
Daniele Caluri
HABEMUS PAPAM
VENGA IL TUO REGNO
Feltrinelli
brossurato, 2020
100 pagine, 16 euro


Così racconta Emiliano Pagani la genesi di Don Zauker: "Ho detto a Daniele Caluri che mi sarebbe piaciuto un fumetto su un esorcista, vecchio e un po' rincoglionito. Anzi, su un vecchio rincoglionito che dice di essere esorcista e, forte del fascino e del sentimento di soggezione che l'abito talare esercita su gran parte della popolazione italiana, combinasse i peggiori casini certo che in ogni caso le persone si sarebbero inginocchiate al suo cospetto. E mi sarebbe piaciuto chiamarlo Don Zauker, come il cattivo della serie a cartoni animati Daitarn 3. Un personaggio terribile che a me però faceva sempre ridere proprio a causa del nome, Don Zauker: doveva essere un parroco o qualcosa del genere, non un mostro meganoide. Mentre parlavo, Daniele disegnava su un foglio". Il risultato dell'interazione fra i due un personaggio terribile più di un mostro meganoide, perché il sedicente esorcista Don Zauker di Pagani e Caluri è davvero quanto di più tremendo si possa immaginare, almeno in campo satirico e umoristico. Tremendo, beninteso, in senso positivo: per qualità di testi e di disegni, qualcosa di magistrale. Però, servono propensione all'umorismo nero, libertà di pensiero e stomaco forte per apprezzare fino in fondo. Don Zauker è disturbante, dissacrante, disperante. Personaggio negativo fino in fondo, parodia esasperata del male: dedito con compiacimento al turpiloquio, blasfemo, sacrilego, pornomane, esibizionista, tossicomane, razzista, nazista, stupratore, predatore, ladro, sadico, assassino, privo di qualunque remora morale. Ancora Pagani: "E' l’incarnazione dei peggiori vizi dell’uomo e non fa assolutamente niente per nasconderlo". Tanto, suggeriscono gli autori, lo protegge l'abito talare. Abito che è solo una sorta di copertura, frutto di un accordo con le gerarchie religiose che lui ha aiutato in turpi manovre e che ricatta. Un lasciapassare, insomma, una licenza di uccidere.
Il personaggio venne creato nel 2005 per realizzare una serie di storie brevi destinate al mensile satirico "Il vernacoliere", di cui Caluri era all'epoca copertinista e con cui anche Pagani collaborava realizzando vignette come autore completo (sa anche disegnare, seppur non bene con il compagno di merende). Poi, nel 2011, la scelta dei due autori di mettersi in proprio e dare alle stampe una serie di volumi autoprodotte con alcune storie lunghe (46 tavole ciascuno). Quindi il passaggio sotto l'egida della Feltrinelli Comics che ha pubblicato prima un lungo inedito (120 tavole, "Ego te dissolvo", ottobre 2019) e poi ristampato i precedenti materiali autoprodotte in due libri contenenti ciascuno due episodi. In appendice a quello di cui stiamo parlando, (febbraio 2020), "Habeus papam" e "Venga il mio regno", c'è una lunga postfazione di Pagani da cui si apprende che Don Zauker è nato nelle steppe del Kazakistan. Si sa però che trascorse l'infanzia in Germania e fece parte della Gioventù Hitleriana (difatti porta sempre con sé, sotto la tonaca, la fedele Luger P08). Pare abbia giocato a calcio con il futuro Papa Benedetto VI proprio durante questa militanza. Conobbe Padre Pio, da cui prese esempio nel modo di ingannare e maltrattare i devoti ma essere ugualmente ritenuto un sant'uomo. Dopo aver militato come mercenario nelle guerre di tutto il terzo e il quarto mondo e aver potuto sfogare i suoi peggiori istinti sadici, da tempo vive in Italia spacciandosi per esorcista, protetto dalle gerarchie ecclesiastiche, pur manifestando il suo disprezzo per qualunque ideale religioso. L'anticlericalità di Pagani e Caluri è fuori discussione e oltre ogni limite, così come la chiara collocazione politica dei due - che del resto sono livornesi. Per quanto osceno e triviale, Don Zauker è un fumetto di rara intelligenza, disegnato peraltro benissimo da un Caluri che meriterebbe un altare in ogni chiesa, se il solo farne entrare l'effige fra le sacre mura non provocasse un sisma del nono grado limitato all'esatta pianta dell'edificio. Se solo si riesce a non farsi turbare, Pagani fa molto ridere, anche se andrà sicuramente all'inferno.

mercoledì 26 agosto 2020

LA REALTA' NON E' COME CI APPARE






Carlo Rovelli
LA REALTA' NON E' COME CI APPARE
La struttura elementare delle cose
Raffaello Cortina editore
2014, brossura
240 pagine


Questo fantastico saggio è uscito nel 2014. La data è importante perché Rovelli non sapeva ancora che di lì a un anno, e più precisamente il 14 settembre del 2015, gli inteferometri del LIGO, negli Stati Uniti, avrebbero registrato per la prima volta le onde gravitazionali ipotizzate da Albert Einstein cento anni prima. L'osservazione seguiva un colossale scontro fra due buchi neri in una galassia lontana, evento apocalittico che ha appunto scatenato un'onda cosmica che, viaggiando alla velocità della luce, è giunta fino a noi ed è stata captata grazie a un apparecchio finalmente messo a punto e tarato nel modo giusto (in passato non avevamo interferometri del genere e anche la prima versione del LIGO non aveva ottenuto risultati). In seguito, altri eventi del genere sono stati registrati e il continuo aggiornamento dei dati apre una porta in grado di farci affacciare su scenari che prima era possibile soltanto ipotizzare. Nonostante il mancato aggiornamento, "La realtà non è come ci appare" è una lettura entusiasmante che ci porta davvero dentro "la struttura elementare delle cose", come recita il sottotitolo. E lo fa mostrandoci come gli scienziati, uno dopo l'altro, ognuno arrampicandosi sulle spalle degli altri, siano arrivati al punto in cui ci troviamo oggi. Un punto in cui persino Einstein, che già aveva sorpassato Newton, è stato sorpassato a sua volta dalla squadra dei fisici delle ultime generazioni, arrivati ormai a considerare acquisito il dato che al livello dell'infinitamente piccolo la realtà perde ogni riferimento con l'apparenza che noi percepiamo. Non solo i quanti sono l'unica realtà che costituisce ogni cosa, ma è la stessa materia che non esiste, e ci sono campi quantistici che creano lo spazio e il tempo, e il tempo non esiste o comunque si avvolge su se stesso e lo spazio è in realtà la gravità stessa, creato dalle onde gravitazionali. Onde che costituiscono il tutto e il nulla, in un ribollire di particelle che scaturiscono dal vuoto e nel vuoto ritornano. Non ci resta che convincerci, anche noi, del fatto che siamo energia fluttuante che interagisce in modi che nulla hanno a che fare con la nostra esperienza quotidiana, e aspettiamo nuove rivelazioni. Per fortuna, la matematica che descrive i fenomeni quantistici è in grado di fare previsioni probabilistiche tali da far funzionare grazie ad esse computer superveloce sempre più avanzati, perché la fisica dei quanti può essere sfruttata a nostro vantaggio anche se non la capiamo.

martedì 25 agosto 2020

IL LIBRO DEI BALTIMORE




Joël Dicker 

IL LIBRO DEI BALTIMORE
La nave di Teseo
2016 cartonato
590 pagine


Benché fossi rimasto perplesso dopo la lettura di "La verità sul caso Harry Quebert" (di cui ho già scritto esprimendo tutti i miei dubbi sulla qualità del romanzo a dispetto del clamoroso successo mondiale) ho comunque deciso a concedere una seconda possibilità a Joël Dicker. Dopo parecchie esitazioni, mi sono deciso e ho letto finalmente il suo romanzo successivo, "Il libro dei Baltimore". Ecco, con ogni probabilità Dicker lo saluto qui. Sussistono tutti i motivi per storcere le labbra che c'erano nel precedente romanzo, ma almeno lì c'era un giallo da risolvere e alla fine, bene o male, pur fra mille situazioni tirate per i capelli, il mistero veniva svelato. Personalmente non ho apprezzato la soluzione, ma bisognava ammettere che lo scrittore aveva saputo tenerci incollati fino alla fine. Nel "Libro dei Baltimore" non c'è neppure il giallo. La trovata per farci rimanere incollati fino alla fine è cominciare con l'annunciare una "tragedia" data per avvenuta da chi ne scrive molti anni dopo (lo stesso Marcus Goldman, improbabile scrittore protagonista del "Caso Harry Quebert") e poi procedere con la ricostruzione degli avvenimenti sempre tenendo alta la curiosità su quale mai sarebbe stata questa "tragedia". Non soltanto, nel finale, la "tragedia" si rivela assurda al limite del grottesco, ma per tutto lo svolgimento del romanzo capitano una quantità di avvenimenti a cui si fa fatica a credere. Sostanzialmente Marcus Goldman rievoca la sua infanzia e la sua adolescenza in seno a una famiglia divisa in due, quella di suo padre, piuttosto squattrinato, e quella dello zio Saul, pieno di milioni. Marcus rimpiange di continuo non essere figlio dello zio Saul, che ha un figlio suo, Hillel, e un secondo, Woody, che ha finito per essere adottato, non si capisce bene perché. Comunque sia, ci sono tre cugini che crescono insieme, e c'è una ragazza che li frequenta, Alexandra, di cui tutti e tre sono innamorati. Romanzo di formazione, si potrebbe dire, se non che il succedersi degli avvenimenti (quelli che avrebbero condotto alla famigerata "tragedia") fa cadere le braccia per come si resta increduli nel sentirli raccontare. Un esempio: lo zio Saul adorato da tutti, a un certo punto teme di essere sostituito, nell'ammirazione dei tre cugini, dal padre di Alexandra che, più ricco di lui, diventa idolatrato, come possono farlo degli adolescenti, dai ragazzi. Allora sponsorizza con sei milioni di dollari lo stadio dove questi vanno ad assistere alle partite di football, in modo che ci sia scritto il suo nome sul portone da dove figli e nipote entrano. Figli e nipote che mai hanno litigato con lui o hanno smesso di volergli bene, beninteso. Però Saul, roso dalla gelosia, fa questo gesto eclatante che lo manda in rovina e provoca la fine anche del suo matrimonio. Si badi bene: lo zio Saul è sempre stato descritto da Marcus come l'uomo più saggio, buono, assennato del mondo. Mah. E vogliamo parlare della tragedia? Non dirò qual è, ma accenno al fatto che tutto nasce da una condanna a cinque anni (ripeto: cinque anni, non cinquanta) a cui uno dei cugini cerca di sottrarsi fuggendo prima dell'incarceramento: inseguito, spara come un assassino nato e ammazza perfino dei poliziotti. Roba da matti: ma perché? Ecco: in cose così ci si imbatte in ogni pagina. A onor del vero va detto che Dicker scrive in modo fluido, che è gradevole da ascoltare, che seicento pagine di romanzo si leggono in poche ore, ma si tratta del grado zero della scrittura. Peraltro, perché mai uno svizzero debba raccontare vicende americane, non si capiva al tempo di Harry Quebert e si continua a non capire adesso.

mercoledì 19 agosto 2020

SETE







Amélie Nothomb
SETE
Voland
brossurato, 2020
120 pagine, 16 euro



La prolificissima Amélie Nothomb, autrice cult in Francia ma di respiro internazionale (è nata nel 1967 in Giappone, da genitori francesi che erano là a fare i diplomatici) ci consegna questa volta un non-romanzo assolutamente intrigante, che si legge in una sera e lascia il segno. Dico "non-romanzo" perché non c'è una vera e propria trama, se non quella della vita di Gesù, ripercorsa dal Cristo stesso con sprazzi di ricordi durante una notte in prigione (di cui non parlano i Vangeli) e l'agonia sul Calvario. Ne vien fuori una sorta di autobiografia del Figlio di Dio, qual lui conferma di essere, ma tale da illuminare di nuova luce il mistero di quella che si definisce "incarnazione". Ed è proprio il rapporto con il proprio corpo fisico, con le sensazioni (come appunto la tragica sete patita sulla croce) che giungono dalla carne. Il lettore segue il flusso ininterrotto dei pensieri del Salvatore e si rende conto di come lui non sia d'accordo con il Padre sul mezzo con cui si debba compiere la redenzione dell'umanità, ma obbedisce. Gesù si sente talmente uomo che come ogni uomo ha ceduto all'amore e ha sposato Maddalena. La Nothomb suggerisce innumerevoli spunti di riflessione, e dipinge un ritratto molto coinvolgente del Cristo riscrivendone dal di dentro la Passione.

LA MECCANICA QUANTISTICA





Roberto Battiston

LA MECCANICA QUANTISTICA
Castelvecchi
brossurato, 2018
50 pagine, 5 euro


Il 4 maggio del 2013, Roberto Battiston (classe 1956, professore di Fisica Sperimentale e direttore dell'Agenzia Spaziale Italiana) ha tenuto una conferenza sulla meccanica quantistica, aperta ai profani, nell'ambito della Festa di Scienza e Filosofia di Foligno. Il sottotitolo specificava le la quantistica sarebbe stata "spiegata a chi non ne sa nulla". Questo agile libretto è la trascrizione del suo intervento. Certe trascrizioni hanno, purtroppo, il limite di riportare le frasi del discorso parlato, quindi con ripetizioni, passaggi azzardati, mancanza di puntuali riferimenti a dati, equazioni, cifre. Di Battiston, insomma, è meglio rileggere gli articoli pubblicati su "Le Scienze" o i tanti studi accademici. Tuttavia, chi proprio di quantistica "non ne sa nulla", può anche cominciare da qui. Una buona infarinata la riceve comunque. Il punto di partenza è il passaggio, che all'inizio del Novecento si è reso indispensabile, dalla fisica newtoniana a un insieme di altre leggi in grado di spiegare il funzionamento degli atomi e delle particelle subatomiche. Le equazioni di Newton, che per secoli avevano perfettamente descritto e spiegato il mondo, studiando l'infinitamente piccolo non valevano più. Grazie a Einstein si è cominciato a capirci qualcosa. Peccato che tutto quanto si è scoperto sia completamente contro-intuitivo. Il tempo non esiste ma esiste lo spazio-tempo, si unificano le forze delle interazioni (nucleari, elettrica, magnetica), le particelle si comportano come onde e possono trovarsi in due posti diversi contemporaneamente, e via dicendo. Una materia affascinante e da approfondire.

martedì 18 agosto 2020

E MARX TACQUE NEL GIARDINO DI DARWIN





Ilona Jerger
E MARX TACQUE NEL GIARDINO DI DARWIN
Neri Pozza
brossurato, 2018
240 pagine, 16.50 euro


Frutto di un lungo lavoro di documentazione, questo straordinario romanzo racconta di un incontro mai avvenuto: quello fra Charles Darwin e Carl Marx. Eppure i due realmente avrebbero potuto incrociarsi per strada, a Londra, dato che vissero a lungo a poche miglia di distanza l'uno dall'altro. Marx, infatti, si era rifugiato nella capitale britannica nel 1849, dopo aver abitato a Parigi e a Bruxelles, perseguitato dagli agenti prussiani che facevano di tutto per rendergli la vita difficile, e Darwin, dal canto suo si era trasferito a Downe, un borgo del contado londinese, nel 1842. A Londra tutti e due morirono a poca distanza di tempo l'uno dall'altro, il naturalista nel 1882 (è sepolto in Westminster), l'economista nel 1883 (è sepolto nel cimitero di Highgate). Precise testimonianze riferiscono di copie dei rispettivi libri nelle dimore dell'altro, e nella corrispondenza di entrambi ci sono copie di una lettera che accompagnava Das Kapital fatto giungere in regalo da Marx a Darwin, e della risposta di ringraziamento che Charles scrisse a Carl. La copia del "Capitale" ancora conservara (con dedica dell'autore) nella biblioteca di Downe, ancora oggi consultabile nella magione aperta al pubblico, rivela di essere intonsa da pagine 140 in poi, segno che Darwin non andò troppo avanti nella lettura. Piena di appunti e di sottolineature, invece la copia de "L'origine delle specie" appartenuta a Marx.Soltanto l'idea di mettere a confronto due personalità come il padre dell'evoluzionismo e il fondatore del comunismo, entrambi considerati filosofi in molti manuali di storia della filosofia, è interessante. Il modo con cui la naturalista tedesca Ilona Jerger ricostruisce l'immaginario incontro fra i due è garbato, rispettoso di entrambi e così vivido da farci sembrare di assistervi. Il romanzo, in verità, non ha una trama fatta di avvenimenti clamorosi e di colpi di scena. La scrittrice immagina un medico, il dottor Beckett, che li ha in cura entrambi. E poiché si tratta di persona colta e curiosa, parlando con l'uno dell'altro e viceversa, cerca di combinare una cena a cui possano partecipare tutti e due. Sia Marx che Darwin sono avanti con gli anni e in cattivo stato di salute. Impietosamente, la Jerger ci mostra aspetti disgustosi di certe loro patologie, con le quali eppure i due studiosi convivevano, come le pustole che ricoprivano il corpo di Carl o le flatulenze che tormentavano Charles. Allo stesso modo ci mostra i rispettivi caratteri: irruente quello del tedesco, uso a scatti di collera e al turpiloquio, assolutamente mite e del tutto dedito alla ricerca (al punto da sembrare quasi noioso) quello dell'inglese. Risulta chiaro come per Marx fosse indispensabile l'apporto catalizzatore di Engels, mecenate tedesco che cercava di far lavorare Carl al proseguo del "Capitale" dopo la pubblicazione del primo volume. Si scopre anche la relazione adulterina di Marx con la sua domestica, da cui ebbe un figlio illegittimo, e che le era devota come solo una donna innamorata può esserlo. Darwin invece allevava vermi, e faceva esperimenti per scrivere un ponderoso saggio su di loro, che sarebbe stato l'ultimo della sua vita, "La formazione della terra vegetale per l'azione dei lombrichi". Il dottor Beckett scopre che Marx considera Darwin un potentissimo alleato per le sue teorie: "Ha creato il fondamento scientifico per il materialismo e quindi il comunismo", dice. Marx invece è visto come il demonio incarnato dalla religiosissima moglie di Darwin, Emma, la quale cerca con ogni mezzo la conversione del marito, che si dice non ateo, ma agnostico. Tuttavia ritiene di non poter abbracciare una fede in cui non crede. Quanto al comunismo, Darwin ritiene sacrosanto lo sforzo per affrancare i poveri dallo stato di necessitò, e garantire a tutti i lavoratori dei diritti minimi e certi, però crede che questo scopo vada perseguito attraverso le riforme, e non già per mezzo di una rivoluzione. In natura, sostiene Darwin, ci sono cacciatori e prede, più forti e più deboli, e ci sono lotte e contrasti che creano un equilibrio, ma non c'è e non può esserci uguaglianza perché ogni individuo è diverso. I dialoghi brillantissimi fra Charles e Carl con il dottor Beckett, fra Darwin ed Emma, e poi fra lui e Marx sul confronto fra scienza e religione, fra politica e società, sono una delizia da leggere. Darwin era turbato dagli attacchi dei fondamentalisti cristiani contro di lui, che non aveva mai pensato di scrivere "L'origine delle specie" come un libro contro Dio, tuttavia al suo funerale, che si svolse in forma religiosa, ci furono proteste di atei che ritenevano Darwin un loro paladino. A queste intemperanze, subito sedate, il vescovo replica che chi scopre le leggi della natura non dimostra che Dio non esiste, ma casomai che si serve di quelle. Ilona Jerger immagina che anche Marx fosse presente a quelle esequie in Webminster.