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giovedì 16 marzo 2017

EROS & COMIC ART



EROS & COMIC ART
a cura di Giuseppe Pollicelli
Little Nemo
2017, brossurato
280 pagine, p.n.i.

Ci sono cataloghi preziosi come alcune delle opere di cui offrono la riproduzione. Questo, per esempio, raccoglie le immagini di tavole e illustrazioni di un gran numero di disegnatori italiani e stranieri (ma soprattutto italiani, che nel genere siamo dei maestri), riguardanti l'erotismo a fumetti, radunate per essere messe all'asta Torino il 24 marzo 2017. Sono rappresentati autori di serie A e di serie B, con alcuni di serie B più bravi di quelli di serie A. Di moltii capita, sfogliando il voluminoso libro, di scoprire il nome dopo aver riconosciuto una mano da sempre considerata anonima. Quanti hanno ammirato le copertine di "Lucifera" senza sapere che il talentuoso autore era Averando Ciriello, superbo (e da poco scomparso) cartellonista cinematografico? E sapevate che il disegnatore di Nonna Abelarda, Nicola Del Principe ha illustrato "Fiabe Proibite" e "Messalina"? E che a realizzare graficamente il mitico Lando è stato Giuseppe Montanari, acclamato autore di Dylan Dog? Insomma, non ci sono soltanto Milo Manara o Guido Crepax, e neppure solo Leone Frollo o Paolo Eleuteri Serpieri, a fare la storia del fumetto erotico di casa nostra, ma anche Alessandro Biffignandi, Sandro Angiolini, Giovanni Romanini, Birago Balzano o, per citare nomi più contemporanei, Giovanna Casotto e Bruno Brindisi. A questi si aggiungono maestri "prestati" all'erotismo come Magnus, Guido Buzzelli, Giuseppe Viglioglia e molti altri. Insomma, l'arte erotica e la Comic Art sono un mare magnum da scoprire e da esplorare. Giuseppe Pollicelli, partendo dalle immagini messe all'asta, propone le schede biografiche di quasi tutti gli autori (salvo un paio di cui proprio manca ogni notizia). Ma è intetessantissima la prefazione di Tinto Brass, che scrive un articolo intelligente e folgorante, a partire dalla citazione iniziale di Pasolini, secondo il quale i moralisti "non sono capaci di distinguere la barzelletta del marito cornuto da una novella di Boccaccio". E qual è la differenza fra erotismo e pornografia? Secondo Brass, "la pornografia sta all'erotismo come il pompino alla fellatio".

domenica 19 giugno 2016

I NEOPLATONICI



I NEOPLATONICI
di Luigi Settembrini
Sellerio, 2001
brossura, 80 pagine
6.20 euro

Non inganni il titolo. Il libro non parla di filosofia, almeno non nella comune e più immediata accezione del termine. Si tratta, a tutti gli effetti, di un romanzo breve erotico, e per giunta dedicato a raccontare l'amore (vero, delicato ma completo e carnale) di due giovani adolescenti dell'Antica Grecia, Callicle e Doro. Dunque, si parla di un amore omosessuale. La storia, narrata in modo poetico e con incredibile candore ma senza tacer di nulla, colpisce soprattutto per l'anno in cui venne redatta (il 1859) e per il nome dell'autore: Luigi Settembrini. Vale a dire un rivoluzionario napoletano (1813-1876) protagonista dei moti antiborbonici del 1848 e autore del celebre "Protesta del popolo delle due Sicilie", per questo condannato a morte con pena commutata in ergastolo, quindi professore universitario e senatore del Regno dopo l'Unità. Insomma, un luminare. "I neoplatonici" venne scritto in carcere e rimase inedito fino al 1977, quando lo studioso Raffaele Cantarella ne scoprì il manoscritto fra i fogli dell'autore, che volontariamente li aveva celati per il loro contenuto scabroso. Dopo la prima edizione in cui Cantarella, non senza imbarazzo, provvide a inserire l'opera nel contesto di un interesse di Settembrini (sicuramente esistente) verso l'eros del mondo greco (il racconto è infatti estremamente dotto), Beppe Benvenuto cura dopo oltre vent'anni un nuovo ritorno alla ribalta commentando: "ci pare che che oggi il libretto possa essere apprezzato, persino meglio, senza troppe bardature erudite". Callicle e Doro (addirittura fratelli adottivi, essendo il primo andato ad abitare nella famiglia del secondo dopo la morte dei genitori) scoprono da soli la sessualità esplorando i propri corpi di giovinetti e vivono un amore libero senza paturnie. Forse era quello che Settembrini auspicava potesse accadere in un mondo utopico assai lontano dal suo e, purtroppo, anche dal nostro.

lunedì 22 febbraio 2016

LA DONNA NELLA VITA E NELL'OPERA DI EMILIO SALGARI



LA DONNA NELLA VITA E NELL'OPERA DI EMILIO SALGARI
a cura di Silvino Gonzato
Assessorato Pari Opportunità del comune di Verona 
e Associazione culturale Vivi la Valpolicella
2011, cartonato,
60 pagine, p.n.i.

Si tratta degli atti di un convegno tenutosi a Verona il 22 ottobre 2010 nell'approssimarsi del centenario della morte del "padre degli eroi", Salgari appunto. Il volume è un cartonato formato A4 di 60 pagine stampare su carta patinata e contiene sei interessanti saggi. Il primo, di Roberto Fioraso, si intitola "Il tenue erotismo salgariano da Tay-See a Capitan Tempesta": a leggere le citazioni, tanto tenue questo erotismo non sembra e, anzi, ci si può trovare dell'audacia: "Il sangue gli correva più rapido a quel contatto, si sentiva prendere da ardenti bramosie e le sue dita accarezzavano avidamente quelle tiepide carni frementi d'amore e di ansietà", si legge ne "La Rosa del Dong-Giang". Segue un atrticolo di Felice Pozzo sul tema delle donna (reali) nella vita di Emilio, a partire dalle sue tecniche di seduzione nei confronti della moglie Ida, ricavate dalle sue lettere. Quindi Vittorio Sarti esamina la figura femminile come emerge nei romanzi salgariani e nota i suoi accenti di promotore dell'emancipazione della donna (Capitan Tempesta, basterà ricordarlo, era appunto un'eroina e non un eroe). Seguono le "Considerazioni di un editore donna su Salgari", di Franca Viglongo, che si sofferma a notare, estrapolando le sue considerazioni dalle cronache dei funerali dello scrittore, quanto fosse significativa la presenza femminile fra i lettori salgariani. Per finire, con "Il romanziere e il suo tempo", Gian Paolo Marchi studia i rapporti di Salgari con gli altri scrittori della sua epoca. Chiude il volume il testo di una introduzione a una edizione portoghese di "Attraverso l'Atlantico in Pallone". Per i cultori del "capitano", tanta roba bella (con il corredo di alcune illustrazioni a colori).

domenica 29 novembre 2015

AMARA, VERVELIA E CRIPZIA


AMARA, VERVELIA E CRIPZIA
STORIE BREVI DI BELLISSIME ZOMBIES
di Nik Guerra e Cristina You-Bad-Girl
Edizioni Di
2015, brossurato
116 pagine, 20 euro

"Nik è il diminutivo di Nicola, nonché l'anagramma di Ink, inchiostro", scrive di sé il disegnatore nelle Note in appendice. D'altro canto, "You-Bad-Girl" vuol dire "Tu, ragazzaccia", e dunque anche la sceneggiatrice si sceglie un nome d'arte che, in qualche modo, identifica la sua originale calligrafia applicata al fumetto dark, trasgressivo persino nei confronti della trasgressione. Già, perché Nik e Cristina trasgrediscono le regole dello splatter, dell'horror, dell'erotico e del macabro realizzando un volume che evita i luoghi comuni e spiazza il lettore: niente sesso, anche se le storie e i disegni sono carichi di sensualità; nessun morto, anche se abbondano le tombe; nemmeno un po' di paura, ma strizzate d'occhio ironiche e maliziose. Il che non significa che non ci siano emozioni: al contrario. Le figure femminili di Nik Guerra sono sempre estremamente conturbanti, e il loro abbigliamento (curato nei minimi dettagli) eccita più di un nudo integrale. Cristina You-Bad-Girl, dal canto suo, gioca con gli zombie, anzi, le zombie, ideando tre eroine (una diversa dall'altra) che non obbediscono alle regole di George Romero e non sono come la consuetudine prevede debbano essere. Amara Long, procace morta vivente sui tacchi a spillo, non mangia ma si rigenera venendo mangiata (in questo il segreto della sua immortalità); Vervelia Bones, pantera bionda, si risveglia in un cimitero per andare ad aprire ogni notte un negozio di tatuaggi e si nutre dell'acqua marcia dei vasi da fiori delle tombe; Cripzia Coffin, la più pericolosa delle tre, dorme in una bara e ne esce periodicamente per andare a nutrirsi di cervelli umani, ma andando in giro ai giorni nostri non ne trova più, così come sono spariti i negozi di dischi: "in che epoca di merda sono finita?", si chiede, poco prima di venire addirittura scambiata per una cosplayer. Le tre macabre vamp sono protagoniste di varie storie brevissime e divertenti, in cui gli ammiccamenti erotici si fondono con folgoranti frecciate di satira sociale e di costume. Non manca un incontro con Magenta, il più celebre dei personaggi usciti dal pennello di Nik Guerra. La seconda parte del volume, come era già successo con il precedente, presenta le bellissime matite del disegnatore e una carrellata di pin up a colori.

mercoledì 12 agosto 2015

PAPER GIRLS


Stefano Babini
PAPER GIRLS
Edizioni Di
2014, brossurato, 
170 pagine, 30 euro

Più che da leggere, un libro da ammirare: perché questo si fa, sfogliando le pagine di questo catalogo di finire femminili filtrate dall'occhio innamorato della donna di Stefano Babini. Le si ammira, appunto, come quando si resta incantati, rapiti, dal fascino di una ragazza (di qualunque età) che passa per strada portandosi dietro il nostro sguardo. Un libro (quasi) senza parole, ma con illustrazioni che raccontano più di qualsiasi discorso. 

Pochi i nudi, ancor meno i gesti erotici (una mano che si infila sotto una mutandina, un corpo strusciato contro un palo), poi volti, mezzibusti, busti, rare figure intere. Sembra il catalogo di un fotografo che abbia girato a caccia di bellezza (non tanto di bellezze) per strada o nei locali, ma invece di essere armato di macchina fotografica Babini (Lugo di Romagna, 1964, artista senza vincoli prima che fumettista senza eroi) usa il pennello. O meglio, usa di tutto, perché poi le sue "paper girls" nascono dalla commistione fra china, acquarello, matite, pennarello, e chissà che altro. Materiali diversi, tecniche diverse, immagini abbozzate e non finite perché a finirle pensi lo spettatore. Soprattutto sguardi, dai quali filtra l'anima delle modelle, vere o immaginate, probabilmente immaginate vere. Le ragazze di carta rischiano di avere una marcia in più rispetto a quelle in carne e ossa perché ciascuno se le figura sulla base dei propri desideri. Ma quelle di Babini parlano dell'essenza della loro femminilità, qualcosa che sublima sia la carta che la carne. A corredo delle immagini, alcuni aforismi di celebri scrittori e una prefazione di Vincenzo Mollica.