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lunedì 30 aprile 2018

BRIGITTE




Stefano Fantelli
BRIGITTE
Nicola Pesce Editore
2018, brossurato
290 pagine, 14 euro

"Brigitte vuole fare la disegnatrice di fumetti, le piace leggere romanzi, guardare le serie TV. Ed è una morta vivente". Accattivante fin dalle grida in copertina (o forse, sibili) e dalla grafica della medesima, si capisce subito che questo è un romanzo per young adults. Ovvero, per giovani lettori, per adolescenti o post tali. Tuttavia, come insegna Harry Potter, la narrativa young adults non è necessariamente per i millennials ma per chi si sente giovane dentro. "Brigitte" si fa leggere con piacere anche dai babbioni. E dai babbani. E' un romanzo horror ma non fa paura, anche se un po' di inquietudine la mette (del resto la protagonista non sarebbe una adolescente se non fosse inquieta). Brigitte comunque non è morta. È diversamente viva, come lei stessa preferisce essere chiamata. Non è neppure una zombie nella tradizionale accezione del termine. Non ricorda niente di cosa le sia accaduto, del perché abbia dovuto morire (forse è annegata? L’ha messa sotto un’automobile?) ma non è diventata una morta vivente per un misterioso virus o per un esperimento sfuggito di mano a uno scienziato pazzo. Perciò, il suo corpo obbedisce a regole diverse rispetto a quelle stabilite dalla tradizione. Perde pezzi come gli abitanti della Zona del Crepuscolo di Dylan Dog, e con accade a quelli lì anche i suoi si possono riattaccare cucendoli con ago e filo e facendo rientrare le ossa nelle loro sedi. Brigitte non racconta niente di quel che le sta succedendo ai genitori o ai nonni: quando mai una ragazza della sua età si confida con il papà o con la mamma, se non è proprio indispensabile? In fondo a lei basta cercare di vivere la storia d’amore che le sta facendo battere il cuore, anche se “vivere” e “battere il cuore” sono parole ben strane dette di una zombi, sia pure postmoderna. L’aggettivo “postmoderno” si usa quando si recuperano cose del passato in contesti all’avanguardia o contemporanei. Così, se qualcuno decide di raccontare in chiave attuale il mito del vampiro o dell’uomo lupo, prova a farlo cercando di immaginare come sarebbero quei mostri se esistessero sul serio e se si muovessero per le strade dei nostri giorni. Se gli zombi esistessero magari sarebbero proprio come Brigitte e non come quelli dei film e delle serie TV. Il vero dramma non è tanto quello di essere degli zombi, ma di doverlo nascondere. Di non poterlo dire a nessuno. Di rimanere soli con il nostro segreto. Stefano Fantelli è uno scrittore di razza, di solito crudo e crudele, in questo caso garbato e delicato nell'affrontare il tema dell'adolescenza (soprattutto trattato da un punto di vista femminile) e della formazione dell'io in modo originale, accattivante, coinvolgente. Il fatto che io mi sia occupato della prefazione (come Stefano si è occupato di introdurre le mie "Facezie") non comporta che questo sia un giudizio di parte. Complimenti anche all'editore, Nicola Pesce, che affianca ai suoi volumi a (e sui) fumetti anche testi di narrativa.

venerdì 10 marzo 2017

THE WALKING RAT




THE WALKING RAT
di Leo Ortolani
Panini Comics
2016, cartonato
160 pagine, 19.90 euro

Leo Ortolani non fa parodie, reinventa. Trasforma qualcosa di già esistente in qualcosa di nuovo. Non importa conoscere l'oggetto della satira (in questo caso, la serie TV "The Walking Dead") per apprezzare le sue opere (come non occorre conoscere Batman per apprezzare Rat-Man) - anche se certo conoscere aiuta, ma nel senso che aggiunge qualcosa non che ne è la conditio sine qua non. Inoltre, Ortolani è un maestro del fumetto, oltre che dell'umorismo, come sceneggiatore e come disegnatore. A differenza dei disegnatori di cose buffe che vanno per la maggiore, Leo sa disegnare. Come Silver, come Walt Kelly, come Jeff Smith, come Bill Patterson, come Franquin, come Floyd Gottfredson. Sussiste in effetti l'equivoco per cui chi realizza vignette umoristiche non importa che disegni bene. Non è vero, naturalmente (e talvolta il disegno abborracciato è una cifra stilistica). "The walking rat" è un fumetto umoristico disegnato bene, a partire dalla copertina (complimenti al colorista, Lorenzo Ortolani, e alla casa editrice per la resa "tattile": gli zombi sono ruvidi sotto i polpastrelli). Umoristico, a dire il vero, fino a un certo punto: ci sono anche molte note drammatiche (a testimonianza di come non si tratti di una parodia) e situazioni avventurose risolte come in un thriller. Si ride, tuttavia, quando tutti si fanno la moglie di Brick in coma e l'ultimo della lista sorpreso a letto con lei dice: "Scusa Brick, credevo fossi in coma". Ci sono poi i risvolti satirici riferiti al mondo stesso del fumetto, con i lettori che mangiano vivo un autore anche prima di essere diventati zombi, e i closplayer che affollano anche da morti la grande fiera del fumetto, guidati dal più grosso di loro con il costume da Batman. Raf-Man è uno zombi anomalo, perché pur trasformato mantiene coscienza di se stesso e parla: vanamente cerca di organizzare una qualche forma di socialità fra i morti viventi, e di abbattere i pregiudizi dei vivi verso i cadaveri ambulanti. Niente da fare: sono battaglie contro i mulini a vento come quelle di chi cerca di impedire la deriva di una comunità sempre più sfalsata composta da orde che camminano senza una meta, composte da singoli chiusi in se stessi. Il volume raccoglie sei episodi collegati fra loro apparsi in bianco e nero sulla serie mensile di Rat-Man.

sabato 23 gennaio 2016

C'E' UN SOLO LEADER



C'E' UN SOLO LEADER
di Chiara Poli
Saldapress
2015, brossurato
320 pagine, 13.90 euro

Il sottotitolo spiega che si tratta di una "anatomia della serie TV 'The Walking Dead'". Il saggio è diviso in tre parti. La più corposa è la seconda, che contiene un commento a ciascun episodio delle prime cinque stagioni (con l'indicazione dei registi e degli sceneggiatori). Le recensioni di Chiara Poli (già pubblicate, per le prime stagioni, sul sito italiano della Fox) sono ottimi riassunti che mettono in evidenza anche i più piccoli particolari ma, al di là dell'utilità di richiamare alla memoria gli episodi e permettere di ripercorrere fin nei dettagli la trama del serial, non approfondiscono fino in fondo le metafore (le corrispondenze tra il mondo da incubo di "The Walking Dead" e la nostra società). Tuttavia la lettura è gradevole e offre un prontuario da consultazione. La prima parte racconta invece di come una serie a fumetti creata da Robert Kirkman sia stata trasportata in TV da Frank Darabont, facendo nascere un fenomeno di costume (la Poli fa riferimento anche al successo riscosso a Lucca Comics). Ci sono poi una disamina sui personaggi archetipici (sette) della tradizione letteraria che trovano riscontro nei protagonisti di "The Walking Dead" dando vita a un racconto corale, e alcuni interessanti considerazioni sulla figura dell'eroe, o del leader, incarnato da Rick Grimes (non sono d'accordo sul fatto che sia senza macchia e senza paura). Tutto degno di nota e di lettura ma, purtroppo, anche incompleto. E' vero che l'autrice fa riferimento ad altri libri (come "The Walking Dead Chronicles" di Paul Ruditis) e dichiara di non volersi sovrapporre e di intendere dedicarsi solo a un lavoro di approfondimento e di riflessione, tuttavia sarebbe stato meglio poter contare su una rielaborazione del materiale contenuto negli altri saggi, a beneficio di chi legge solo questo, e dunque offrire una panoramica completa sulla mitologia zombi e sul suo significato, e fornire una serie di risposte sulle modalità tecniche di realizzazione di un prodotto così elaborato e complesso. Un tentativo in questa direzione c'è nella terza parte, che fornisce una filmografia e una bibliografia zombi essenziali e senza analisi, ma secondo me si poteva dare di più.

domenica 29 novembre 2015

AMARA, VERVELIA E CRIPZIA


AMARA, VERVELIA E CRIPZIA
STORIE BREVI DI BELLISSIME ZOMBIES
di Nik Guerra e Cristina You-Bad-Girl
Edizioni Di
2015, brossurato
116 pagine, 20 euro

"Nik è il diminutivo di Nicola, nonché l'anagramma di Ink, inchiostro", scrive di sé il disegnatore nelle Note in appendice. D'altro canto, "You-Bad-Girl" vuol dire "Tu, ragazzaccia", e dunque anche la sceneggiatrice si sceglie un nome d'arte che, in qualche modo, identifica la sua originale calligrafia applicata al fumetto dark, trasgressivo persino nei confronti della trasgressione. Già, perché Nik e Cristina trasgrediscono le regole dello splatter, dell'horror, dell'erotico e del macabro realizzando un volume che evita i luoghi comuni e spiazza il lettore: niente sesso, anche se le storie e i disegni sono carichi di sensualità; nessun morto, anche se abbondano le tombe; nemmeno un po' di paura, ma strizzate d'occhio ironiche e maliziose. Il che non significa che non ci siano emozioni: al contrario. Le figure femminili di Nik Guerra sono sempre estremamente conturbanti, e il loro abbigliamento (curato nei minimi dettagli) eccita più di un nudo integrale. Cristina You-Bad-Girl, dal canto suo, gioca con gli zombie, anzi, le zombie, ideando tre eroine (una diversa dall'altra) che non obbediscono alle regole di George Romero e non sono come la consuetudine prevede debbano essere. Amara Long, procace morta vivente sui tacchi a spillo, non mangia ma si rigenera venendo mangiata (in questo il segreto della sua immortalità); Vervelia Bones, pantera bionda, si risveglia in un cimitero per andare ad aprire ogni notte un negozio di tatuaggi e si nutre dell'acqua marcia dei vasi da fiori delle tombe; Cripzia Coffin, la più pericolosa delle tre, dorme in una bara e ne esce periodicamente per andare a nutrirsi di cervelli umani, ma andando in giro ai giorni nostri non ne trova più, così come sono spariti i negozi di dischi: "in che epoca di merda sono finita?", si chiede, poco prima di venire addirittura scambiata per una cosplayer. Le tre macabre vamp sono protagoniste di varie storie brevissime e divertenti, in cui gli ammiccamenti erotici si fondono con folgoranti frecciate di satira sociale e di costume. Non manca un incontro con Magenta, il più celebre dei personaggi usciti dal pennello di Nik Guerra. La seconda parte del volume, come era già successo con il precedente, presenta le bellissime matite del disegnatore e una carrellata di pin up a colori.