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venerdì 9 maggio 2025

LE VOCI DELL’ACQUA

 

 
 
Tiziano Sclavi
Werther Dell’Edera
LE VOCI DELL’ACQUA
Feltrinelli Comics
2019, brossurato
100 pagine, 16 euro

“La prima graphic novel firmata da Tiziano Sclavi”, recita la scritta in quarta di copertina. Non so se altri fumetti di Sclavi come “Là, nel selvaggio West” o “Roy Mann” possano essere considerati “graphic novel” precedenti, ma certamente “Le voci dell’acqua” lo è di più, perlomeno nell’accezione del termine che va per la maggiore. Allo stesso tempo, il volume illustrato da Werther Dell’Edera rispecchia, in ogni singola sequenza, la personale e disperata poetica, intrisa di umorismo nero, dello sceneggiatore pavese così come si è sempre manifestata dalla creazione di Dylan Dog in poi, ma con prodromi anche precedenti. Stravos, “perché è così che si chiama il nostro personaggio”, è l’unico senza ombrello in una città su cui piove sempre, e si muove fra gli altri che invece l’ombrello ce l’hanno e sembrano non accorgersi di niente, neppure dell’arrivo degli alieni. Lui invece sente le voci, ma “solo quando scorre l’acqua”. “Si chiama schizofrenia”, gli dice un amico neurologo. E aggiunge: “Non esistono veri farmaci per la schizofrenia, si usano gli antipsicotici, anche se con scarsi risultati”. Stravos getta la ricetta appena uscito dallo studio del medico, ma il mondo attorno a lui, quello che non sente le voci, non sembra meno psicotico di lui. Lungo il suo vagare senza un motivo (“continua ad andare in un ufficio nella compagnia di assicurazioni di cui è un impiegato, ma non sa perché lo fa”) incrocia personaggi anonimi che vanno incontro a destini assurdi, e sogna di sorvolarli osservando dall’alto “questo oscuro mondo d’angoscia, questo nero universo di dolore”. Stravos è evidentemente (in un racconto in cui però niente è evidente) vittima di un difetto dell’evoluzione: “sapere di dover morire è un tragico errore biologico che porterà inevitabilmente all’estinzione dell’umanità”. C’è chi si ripara sotto l’ombrello delle illusioni e crede alle promesse fatte per sempre, e chi disilluso capisce che “anche sempre ha una fine”. E’ questo che dicono le voci dell’acqua, forse.

 

mercoledì 3 aprile 2024

LA BANCONOTA DA UN MILIONE DI STERLINE


 
Mark Twain
Tiziano Sclavi
Mario Rossi
 LA BANCONOTA DA UN MILIONE DI STERLINE
 Allagalla
2021, cartonato
100 pagine, 19 euro


Un volume decisamente interessante, questo proposto da Allagalla, e per vari motivi. Il primo: il recupero di un fumetto di 47 tavole sceneggiato per “Il Giornalino” nel 1990 da Tiziano Sclavi (il creatore di Dylan Dog, nato a Broni, in provincia di Pavia, nel 1953); il secondo, la riproposizione integrale in una nuova traduzione dall’inglese del racconto di Mark Twain “The Billion Pound Bank Note”, da cui origina la versione sclaviana; il terzo, la ricostruzione degli “anni del Giornalino” sotto la gestione di don Tommaso Mastrandrea e Claudio Nizzi (a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta), rivista per cui lavoravano decine di autori di prima scelta (un po’ come nella redazione del “Corriere dei Ragazzi” di dieci/venti anni prima), tra i quali spiccava il genovese di adozione romana Mario Rossi, classe 1946, l’ottimo illustratore di questo adattamento. “Mario è bravissimo, racconta alla perfezione, le sue storie sono leggibili anche senza testo”, dichiara Sclavi. Il ricco apparato critico a corredo del volume comprende una intervista allo sceneggiatore, un saggio di Loris Cantarelli sulla fortuna del racconto di Mark Twain, alla base di numerose versioni teatrali, fumettistiche e cinematografiche tra cui il celebre film “Una poltrona per due”. Infatti, a dare inizio all’originale trama, c’è la scommessa di due ricchi uomini d’affari, “fratello A” e “fratello B” sul destino di uno spiantato a cui avessero messo tra le mani una grossa fortuna. Ci sono anche una introduzione di Roberto Guarino e Matteo Pollone e una di Giuseppe Noto, professore universitario che propone un utilizzo didattico (nelle scuole) del volume Allagalla. Per quanto lo sceneggiatore pavese sia rimasto abbastanza fedele al racconto di Mark Twain, la sua calligrafia si riconosce per il ricorso agli incubi del protagonista e le citazioni nascoste qua e là, a partire dalla vignetta d’apertura. Sclavi e Rossi hanno firmato insieme per “Il Giornalino” anche la serie “Agente Allen”, di cui ci siamo già occupati in questo spazio:
 

venerdì 27 maggio 2022

DOMANI ANDRA' MEGLIO I RACCONTI DI DOMANI 6

 

 

 


 
 
Tiziano Sclavi
Angelo Stano
I RACCONTI DI DOMANI 6:
DOMANI ANDRA' MEGLIO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2022
66 pagine, 19 euro
 
 
Si conclude con questo sesto volume la miniserie a fumetti "I racconti di domani", scritta da Tiziano Sclavi e illustrata ogni volta da un diverso artista. Tutte le cinque precedenti uscite sono state puntualmente recensite in questo spazio. Perciò, se volete approfondire (nonostante la brevità, voluta, di questi miei interventi) le caratteristiche, la struttura e le tematiche di questa collana, potete cliccare sui link elencati più più in basso, ognuno dei quali vi rimanderà a una singola recensione. "Domani andrà meglio" riporta Angelo Stano a illustrare testi di Sclavi, e fa bene al cuore rivedere i loro nomi, uno accanto all'altro, in apertura di un racconto a fumetti. Stano si dimostra il maestro di sempre per sintesi grafica e capacità di comunicare emozioni. Sclavi resta un punto di riferimento per l'abilità di raccontare con scelte perfette di tempi, stacchi, dialoghi, tutti essenziali ma efficacissimi per chiarezza e allo stesso tempo per agganci a imprevedibili altrove. Dylan Dog è presente (di sfuggita) e si conferma un pretesto (e lui che legge, o è a lui che si narrano da sole, le "storie di domani" contenute in in libro impossibile acquistato in un negozio che non esiste). La sua quasi assenza non dispiace, però: perché sono le storie, singoli e brevi episodi scollegati fra loro, a irretire e folgorare il lettore. Sono sette, questa volta, i racconti. Di nuovo storie fantastiche, horror, ironiche, poetiche, nello stile (e nella poetica) dello sceneggiatore. 1. Il libro impossibile https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/il-libro-impossibile.html 2. Della morte e del cielo https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/della-morte-e-del-cielo.html 3. Brevi cenni sull'universo e su tutto il resto https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/03/brevi-cenni-sulluniverso-e-tutto-il.html 4. Varie ed eventuali https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/07/i-racconti-di-domani-4-varie-ed.html 5. Ammazzando il tempo https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/11/ammazzando-il-tempo.html

sabato 20 novembre 2021

AMMAZZANDO IL TEMPO


 
 
 
Tiziano Sclavi
Davide Furnò
AMMAZZANDO IL TEMPO
I RACCONTI DI DOMANI 5
Sergio Bonelli editore
cartonato, 2021
66 pagine, 19 euro


Proseguono, e continueranno domani, i "Racconti di domani" di Tiziano Scavi. Ogni volume propone più o meno una decina di storie brevi a fumetti (otto in questo), inquietanti e folgoranti come nella poetica dello sceneggiatore, dalla cui penna è uscito Dylan Dog.. Dylan Dog è comparso, in effetti, in tre delle cinque raccolte, in una vicenda chiamata a fungere da pretesto, o da cornice: è lui a leggere i racconti su un misterioso libro acquistato in un negozio, "Safarà" (ben noto ai lettori delle sue storie), che non esiste (o meglio, che appare e scompare). In "Ammazzando il tempo" l'Indagatore dell'Incubo non c'è. Non se ne sente la mancanza, del resto, nel senso che i racconti vivono di vita propria, anche in mancanza di un narratore che li presenti. In ogni volume vediamo all'opera un disegnatore di diverso, che dona alle storie la propria interpretazione aggiungendovi valore. Fino ad adesso si è sempre trattato di autori molto talentuosi, Davide Furnò non è da meno, anzi. 
"Il meraviglioso futuro che non c'è mai stato" parla di illusioni infrante, quelle di chi ripone speranze in un mondo migliore, potenziale solo nei sogni. "Edizione straordinaria" è appunto un sogno, quello di una realtà (che non c'è) in cui l'uscita di un nuovo libro di un grande scrittore suscita più entusiasmo di una partita di Champions League. "Doppelgänger" è una variazione sul tema dei doppi e della crisi di identità. Altra variazione su tema è "Il cadavere ingombrante", un filone che ha fra i suoi precursori Edgar Allan Poe con "Il cuore rivelatore". "La piccola Sally e la giustizia" smonta l'illusione che le persone buone vengano ripagate per il bene che fanno. "Variazione sulla macchina del tempo" è appunto ciò che dice il titolo. "Scendendo" è la visualizzazione di un incubo ma anche la metafora di certi destini e di certe vite. 
Se volete inquadrare "Ammazzando il tempo" nel contesto della serie portata avanti da Sclavi, ecco le precedenti recensioni apparse in questo spazio.

1. Il libro impossibile

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/il-libro-impossibile.html


2. Della morte e del cielo

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/della-morte-e-del-cielo.html

 
3. Brevi cenni sull'universo e tutto il resto

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/03/brevi-cenni-sulluniverso-e-tutto-il.html


4 - Varie ed eventuali

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/07/i-racconti-di-domani-4-varie-ed.html

martedì 6 luglio 2021

I RACCONTI DI DOMANI 4 - VARIE ED EVENTUALI



Tiziano Sclavi
Sergio Gerasi
I RACCONTI DI DOMANI
4 - VARIE ED EVENTUALI
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2021
66 pagine, 19 euro


Quarto volume della serie "I racconti di domani", scritta da Tiziano Sclavi, e illustrata ogni volta da un diversi disegnatore. Dei precedenti tre titoli abbiano già parlato.
Trovate la recensione del primo, "Il libro impossibile", qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../il-libro...

Del secondo, "Della morte e del cielo", parlo qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../della...

Il terzo, invece, è recensito qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../brevi...

Il quarto titolo, "Varie ed eventuali", prosegue sulla falsariga dei precedenti. Dylan Dog ha acquistato, spinto da un impulso misterioso, un libro "impossibile" nell'impossibile negozio "Safarà" (che svanisce e ricompare), e ne legge i brevi, inquietanti racconti. Rispetto al terzo titolo, in cui Dylan Dog non compare, qui l'Indagatore dell'Incubo è presente in apertura e chiusura. Tra i due siparietti, sei storie, tutte godibili, in perfetto stile Sclavi, la cui poetica non sembra cambiata. La migliore, secondo me, è la prima: "Il treno", ma anche "L'elastico" e "I testimoni di..." sono degni del podio. Capolavori di sintesi, magistrale lezione di sceneggiatura. Graffianti e disturbanti al punto giusto i disegni di Sergio Gerasi. Mancando un vero e proprio finale viene da chiedersi se ci sarà un seguito

sabato 27 marzo 2021

BREVI CENNI SULL'UNIVERSO E TUTTO IL RESTO

 

 
Tiziano Sclavi
Giorgio Pontrelli
BREVI CENNI SULL'UNIVERSO E TUTTO IL RESTO
Sergio Bonelli Editore
2020, cartonato
68 pagine, 19 euro


Della serie a fumetti "I racconti di domani", scritta per la libreria da Tiziano Sclavi e affidata ogni volta a un disegnatore diverso, abbiamo già parlato, in questo stesso spazio, commentando i primi due volumi. Qui la recensione di quello d'esordio:
https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../il-libro...
Questo terzo titolo è forse il migliore dei tre, per il motivo spiegato dalla giornalista Eliza Kazan nell'ultima pagina: "Dylan Dog, il sedicente Indagatore dell'Incubo, è morto, e non ha potuto essere presente in questo numero dei Racconti di Domani. Tornerà nel prossimo". Ovviamente non è vero che Dylan Dog è morto (mai credere alle notizie dei TG), ma è vero che è del tutto assente nel volume. Il che, a ragion veduta, è un bene, perché le storie possono occupare tutto il breve spazio a disposizione (60 pagine) senza bisogno degli onirici raccordi con Dylan che continua a leggere il misterioso libro trovato nella bottega dell'ancor più misterioso Hamlin. La cosa bella della serie di Sclavi sono appunto le storie brevi di argomento (e protagonista) sempre diverso, di Dylan (che può vivere avventure tutte sue anche altrove) tutto sommato non c'è bisogno. La sua assenza permette di far posto a qualche racconto in più, che in totale sono dieci, di lunghezza diversa. In un paio di ritrovano sviluppate in modo differente idee già presenti nelle opere dello Sclavi scrittore, come "Zapping", che prende spunto da alcune pagine di "Non è successo niente", là dove il telespettatore, da casa, facendo fuoco con la pistola contro lo schermo televisivo, può uccidere chi compare in TV. Del testo, anche Eliza Kazan, in "Tigì", dice: "Riassumo quindi le notizie di oggi: non è successo niente". In "Gli alieni" torna la tematica già affrontata nel secondo volume dei "Racconti di domani" (là dove in un ospedale di Pavia veniva ricoverato un paziente piovuto dal nulla, che non sa chi è e non capisce neppure il dialetto del luogo), quella del giovane che, prigioniero di una provincia che non gli assomiglia, si sente un extraterrestre sul pianeta sbagliato, non trova di avere niente in comune neppure con i genitori. Si tratta, con ogni probabilità, di una sorta di autoritratto dello stesso Sclavi. Alcuni racconti sono inquietanti senza che gli accadimenti abbiano una spiegazione logica, in altri tutto ha un (drammatico) senso, come "La felicità", o "L'anomalia", i miei preferiti. In ogni caso, tanto di cappello al talento sclaviano come affabulatore e sceneggiatore: efficacia, sintesi, dialoghi, sono magistrali. Non da meno i disegni puliti di un Giorgio Pontrelli perfettamente a suo agio come virtuoso strumentista che, interpretando uno spartito, lo fa suo ma al tempo stesso si lascia dirigere da un ispirato direttore d'orchestra.

sabato 6 febbraio 2021

LA FINE DEL MONDO

 
 



 
Alfredo Castelli
Giovanni Freghieri
Tiziano Sclavi
LA FINE DEL MONDO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
180 pagine, 19 euro

Nell’ottobre del 1990 e poi in quello del 1992 uscirono in edicola due albi speciali di Martin Mystère in coppia con Dylan Dog, scritti da Alfredo Castelli insieme a Tiziano Sclavi: “Ultima fermata: l’incubo!” e “La fine del mondo”. Le storie erano state precedute da apparizioni “cameo” negli albi regolari delle rispettive serie. Il team-up fra il Detective dell'Impossibile e l'Indagatore dell'Incubo era stato fortemente voluto dal BVZA, che riuscì a convincere Sergio Bonelli e il Tiz che, stando a quanto racconta Castelli stesso nella postfazione al volume cartonato che ha ristampato la prima avventura, non erano, inizialmente, del tutto entusiasti e che, in corso d'opera, pare avessero palesato qualche mugugno. Ma il redazionale dell'albo che pubblicò il secondo team-up rivela che cosa accadde: "Il primo DD & MM, in realtà, doveva rimanere un numero unico, ma le vendite stratosferiche e, soprattutto, le vostre lettere hanno convinto Bonelli a dargli un seguito". Se: "Ultima fermata l’incubo" (di cui abbiamo parlato in questo blog, come potete vedere cliccando) era stato scritto da Castelli e supervisionato da Sclavi, "La fine del mondo" venne scritto da Sclavi e supervisionato da Castelli: si è così potuto notare il differente approccio alla narrazione, decisamente più “martinmysteriano” in un caso e più “dylandoghiano” nell’altro”. Nel 2018 c'è stato un terzo team up, "L'abisso del male", scritto da Carlo Recagno (e allargato anche alla partecipazione di Zagor). Tutti e tre gli incontri sono stati realizzati graficamente da Giovanni Freghieri. Nel Nel 2019 e nel 2020 la Bonelli ha ripubblicato le prime due avventure in altrettanti volumi cartonati. Rileggendo "La fine del mondo" (che inizia esattamente là dove si era interrotto l'episodio precedente, ma che poi prende del tutto un'altra strada, anzi, parecchie altre strade) si nota come Sclavi, per scelta o per istinto, non abbia cercato in alcun modo di "mysterizzare" la sua storia (mentre Castelli si era sforzato di "dylaniare" la sua), dando vita a una sorta di Hellzapoppin' apparentemente senza né capo né coda, giocato comunque sui prodromi dell'Apocalisse e sulle visioni della Fine del Mondo, in cui la suggestione delle immagini e dei paradossi conta più che il senso logico e la sensatezza del narrato. Se Castelli, in Martin Mystère, offre tutta la documentazione utile al racconto, Sclavi a un certo punto, quasi provocatoriamente, inserisce alcune informazioni scientifiche su un animale inesistente, un insetto, ma precisa, rivolgendosi direttamente al lettore: "di biologia non so un granché". Tutta la storia è percorsa del resto da tentativi, riusciti, di marcare le differenze tra Dylan e Martin, che si riempiono di cazzotti a ogni più sospinto, e, pare di capire, fra Sclavi e Castelli. Scrive Franco Busatta nella sua postfazione: "Se questa storia non ha rappresentato la fine del mondo, di certo ha siglato la fine del loro sodalizio". Sodalizio di cui lo stesso Busatta traccia la storia, iniziato con qualche primo incontro al salone di Lucca, dove il giovane Tiziano andava da semplice lettore accompagnato dalla madre, e proseguito nella redazione del Corriere dei Ragazzi prima dello sbarco di entrambi, in tempi diversi, in casa Bonelli. "Quando i Nostri si ritrovarono a unire gli ingegni per mettere in cantiere questo team up, le loro carriere erano al top e le loro visioni autoriali, ormai perfettamente focalizzate, avevano preso strade molto lontane, per lo stile di scrittura e per il modo in cui l'immaginifico, la scienza, il fantastico e l'inconoscibile venivano trattati. Sempre lirico, elusivo e labirintico quello sclaviano, mentre quello castelliano si distingueva per la netta vocazione alla divulgazione. Non è quindi un caso, che dopo 'La fine del mondo', i loro due sentieri non si siano più incrociati, se non in maniera sporadica", scrive ancora Busatta. Una annotazione a proposito dell'insetto immaginario la cui estinzione (a causa di una imprevedibile pioggia nel deserto di Atacama, in Cile, dove non piove mai) causa la fine del mondo con la complicità degli alieni del pianeta AIW (acronimo anche di "Alice In Wonderland") e di un ragazzino dotato di poteri paranormali che si mette in contatto con loro grazie a un computer costruito con una vecchia macchina da scrivere e la tromba di un grammofono. L'insetto si chiama Pisum Alatum. Lo stesso nome dato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, a un rarissimo coleottero che Cico usa come esca per pescare nel classico zagoriano intitolato "Il mostro della laguna". Peccato che Giovanni Freghieri, per il resto inappuntabile, non gli abbia dato lo stesso aspetto