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giovedì 2 maggio 2019

E' TROPPO FACILE

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Agatha Christie
E' TROPPO FACILE
Mondadori
1985, brossurato
210 pagine, lire 10.000


Non tutti i gialli di Agatha Christie hanno come protagonisti Hercule Poirot o Miss Marple. Per esempio, in questo "E' troppo facile" (1939) l'investigatore è Luke Fitzwilliam, funzionario di polizia in pensione. Al quale capita di sbagliarsi ber ben due volte, convincendosi (e convincendo il lettore) della colpevolezza di due sospettati prima di arrivare alla vera soluzione, che si rivela essere del tutto diversa. Peraltro, a Fitzwilliam, nel corso della storia, capita anche di innamorarsi di una donna già impegnata, di vedersi rifiutato, e poi alla fine di riuscire invece a coronare il suo sogno d'amore. Il risvolto romantico non sembrerà strano a chi abbia letto i romanzi rosa che la Christie pubblicò con lo pseudonimo di Mary Westmacott. "E' troppo facile" parte da uno spunto particolarmente intrigante: Luke riceve in treno le confidenze di una vecchietta, Lavinia Pinkerton, convinta che nel suo piccolo paese, Wychwood, sia stata commessa una serie di delitti mascherati da incidenti. La donna ritene di aver capito chi sia l'assassino e si sta recando a Londra per denunciarlo a Scotland Yard. Lì per lì Fitzwilliam la crede un po' svitata, ma quando legge sul giornale che la Pinkerton è stata travolta da un'automobile prima che potesse sporgere la sua denuncia, comincia a chiedersi se non avesse ragione. Così, decide di recarsi a Wychwood a indagare, spacciandosi per uno scrittore in cerca di documentazione per un libro sulle superstizioni popolari. In effetti ci sono state cinque morti sospette nei mesi precedenti, ma tutte rubricabili (e rubricate) come frutto del caso o della malasorte. Le vittime non sembrano aver nessun rapporto fra di loro, e i possibili sospetti per ciascuna delle morti non paiono avere moventi per le altre. La soluzione finale, ovviamente, spiega tutto. La Christie è sempre la Christie, anche nei gialli "minori".

mercoledì 1 maggio 2019

TRE TOPOLINI CIECHI E ALTRE STORIE




Agatha Christie
TRE TOPOLINI CIECHI E ALTRE STORIE
Oscar Mondadori
1981, brossurato
240 pagine

Oltre che dei romanzi gialli di cui sono protagonisti e che hanno reso nota in tutto il mondo la loro autrice, Miss Marple ed Hercule Poirot compaiono anche in buon numero di racconti. Sette di questi (quattro con la prima, tre con il secondo) sono stati raccolti in questo Oscar dalla Mondadori. In più ce ne sono altri due "liberi", tra i quali spicca il primo, "Tre topolini ciechi". Un racconto lungo, si potrebbe definire: un'ottantina di pagine. Gli altri otto sono tutti molto più brevi. "Tre topolini ciechi" è molto famoso perché da esso Agatha Christie ha tratto quel capolavoro che è "Trappola per topi", la sua celebre commedia (intrigantissima da vedere in scena) che viene ininterrottamente replicata a Londra dal 1952 (un caso da Guinness dei Primati). Il racconto non è brillante come l'opera teatrale ma resta godibilissimo: in un albergo rimasto isolato per causa della neve penetra un assassino in cerca della sua vittima, ed entrambi sono nel novero degli ospiti (tra cui c'è, però, anche un poliziotto). Chi è il criminale, e chi si appresta a uccidere? Da leggere assolutamente. I restanti racconto sono molto gradevoli, e un paio notevoli ("Omicidio su misura", con Miss Marple, e "L'appartamento al terzo piano", con Poirot). Le storie brevi hanno il vantaggio che si possono spiluccare quando se ne ha il tempo, non impegnano come i romanzi. Però, dovendo scegliere, meglio la Christie dei testi più lunghi.

sabato 26 gennaio 2019

IL MISTERO DEI TRE QUARTI




Sophie Hannah
IL MISTERO DEI TRE QUARTI
Mondadori
2018, cartonato,
300 pagine, 19.50 euro


Stavolta, pollice verso. Ho seguito volentieri Sophie Hannah nel suo temerario tentativo di proseguire, d'accordo con la famiglia Christie, la serie dei romanzi gialli con Hercule Poirot. Il primo da lei firmato, "Tre stanze per un delitto" (2014) mi ha convinto: la Hannah non era la Christie ma le faceva bene il verso. Il secondo, "La cassa aperta" (2016), scricchiolava e non convinceva del tutto, ma insomma ci si poteva stare. Il terzo, "Il mistero dei tre quarti" (2018) fa scuotere la testa. Eppure, si era partiti bene. Quattro persone ricevono una lettera apparentemente firmata da Poirot in cui il detective le esorta a confessare di aver ucciso un certo Barnabas Pandy, prima sia Poirot stesso a recarsi dai giudici con le prove inoppugnabili. Sennonché Poirot dichiara di non aver mai scritto quelle lettere e di non sapere chi sia Pandy. Anche un paio di destinatari ignorano completamente quel nome, gli altri due riferiscono che Barnabas era un ricco vecchietto verso la novantina, morto sì ma per cause naturali, nella sua vasca da bagno. Nessuno ha mai avuto dubbi sul suo decesso, avvenuto peraltro in circostanze tali da non poter lasciare pensare a un omicidio. I personaggi del coinvolti sono tanti e variegati, ben descritti dall'io narrante Edward Catchpool, ispettore di Scotland Yard, amico di Poirot. Non mancano caratteristi divertenti, come la ristoratrice Fee Spring, che chiede al detective belga di indagare sul furto di una sua ricetta segreta, e la zelante segretaria del giudice McCrodden, miss Mason. Le indagini interessano a tutto tondo la famiglia di Barnabas Pandy, figlie e nipoti, e altri dell'entourage. Peccato che, a un certo punto, la trama perda di vitalità, vengano a mancare i motivi di interesse, l'intreccio si complichi in modo artificioso, le psicologie si intornicino e, soprattutto, le spiegazioni finali non risultino né convincerti né sorprendenti.

sabato 17 novembre 2018

C’E’ UN CADAVERE IN BIBLIOTECA



Agatha Christie
C’E’ UN CADAVERE IN BIBLIOTECA
Arnoldo Mondadori Editore
Oscar Gialli aprile 1990
Titolo originale: “The body in the library”
Traduzione di Alberto Tedeschi
brossurato - 204 pagine

Lo spunto iniziale, per certi versi addirittura divertente, è, in fondo, la cosa migliore di questo romanzo che, pur essendo di buon livello, non può essere certo annoverato fra i capolavori della Christie. Una ricca coppia di agiati e anziani signorotti di campagna, il colonnello Bantry e sua moglie Dolly, si sveglia una mattina nella loro austera dimora e trova il cadavere di una ragazza, mai vista prima, nella biblioteca di casa. Dolly Bantry convoca subito una cara amica di famiglia, l’attempata miss Marple, una vecchietta che già in precedenza ha dimostrato, oltre che una certa conoscenza dell’animo umano, anche una notevole propensione per decifrare i casi polizieschi all’apparenza più incomprensibili. Così, miss Marple si trova a seguire, sia pure standone ai margini, le indagini del capo della polizia della contea del Glenshire, Melchett, e dei suoi uomini. La vittima viene identificata come quello di Ruby Keene, ballerina dell’Hotel Majestic, un albergo a diverse decine di chilometri dalla magione dei Bantry. La cugina di Ruby, Josie Turner, riconosce immediatamente la platinata congiunta, misteriosamente sparita  la sera prima dall’Hotel, dove anch’ella lavora. Melchett ricostruisce le ultime ore di vita della vittima, che pareva essere molto in intimità con uno degli ospiti dell’albergo, Conway Jefferson, un ricco e anziano invalido costretto su una sedia a rotella, il quale, apprezzando le doti umane della ragazza, intendeva addirittura adottarla come figlia. Il proposito del vecchio Jefferson va contro gli interessi di Adelaide, suo nuora, e di Mark Gaskell, suo genero, entrambi i suoi unici congiunti in vita, dato che il figlio e la figlia di Conway sono morti con la loro madre in un tragico incidente. Adelaide e Mark, che sarebbero gli unici eredi della fortuna di Jefferson, si vedrebbero portare via quasi tutto dalla presenza di una nuova figlia. Tutti e due, proprio per non contrariare Conway, hanno avuto storie d’amore successive alla morte dei coniugi, figli del vecchio, ma le hanno tenute segrete appunto per evitare che Jefferson li diseredasse (non sentendoli più legati a lui, mancando dei nipoti). Altri possibili sospetti sono George Bartlett, un corteggiatore di Ruby con scarsa fortuna, Raymond Starr, ballerino partner di Ruby negli spettacoli al Majestic e probabilmente indispettito del fatto che la ragazza civettasse con il vecchio come una cacciatrice di dote, e Basil Blake, un dongiovanni libertino che lavora nel cinema e frequenta il jetset. Tuttavia, poiché il medico legale sostiene che la vittima è stata uccisa non dopo la mezzanotte, e Ruby è stata vista ancora viva subito dopo un numero di danza eseguito alle dieci, Adelaide e Mark Gaskell hanno alibi di ferro essendo stati impegnati in una partita a bridge con il vecchio Jefferson in presenza di numerosi testimoni. Né ci sono elementi che incastrino altri, tutti con alibi verificabili. Il punto di svolta alle indagini viene data dal ritrovamento di un secondo cadavere femminile. carbonizzato dentro l’automobile (scomparsa dall’albergo) di George Bartlett. La nuova vittima viene identificato, da un bottone e da una scarpa sfuggite al rogo, come Pamela Reeves, una studentessa anch’essa scomparsa il giorno precedente. E’ Miss Marple che, condendo le sue conclusioni con abbondanti dosi di ciniche – ma ineccepibili – considerazioni sul fatto che non si debba mai credere a nessuno, svela l’enigma. Il meccanismo è un po’ cervellotico, ma funziona e alla fine sorprende. Però manca la brillantezza di altri gialli della Christie. E miss Marple, tutto sommato, si vede ben poco, così come i personaggi non sono tutti ben approfonditi nelle loro personalità (salvo il vecchio Jefferson, riguardo al quale si indaga abbastanza per giustificare il suo proposito di adottare Ruby). In conclusione, una lettura gradevole ma inoffensiva.