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domenica 7 novembre 2021

SERPIERI E GLI ALTRI UNIVERSI

 


 
 
Paolo Eleuteri Serpieri
Autori Vari
SERPIERI E GLI ALTRI UNIVERSI
Lo Scarabeo
2021, cartonato
210 pagine

Uno nato il 29 febbraio non può che essere una persona singolare. E Paolo Eleuteri Serpieri (classe 1944) indiscutibilmente lo è. Singolare, eccezionale, strepitoso artista della Nona Arte, ma anche come illustratore, pittore, narratore, creatore di mondi che si intersecano a vicenda tra West, Eros e Fantascienza, come recita il sottotitolo della mostra “Serpieri e gli altri universi”, curata da Pietro Alligo e in calendario a Città di Castello (Perugia) dall’11 settembre al 24 ottobre 2021. Questo prezioso volume, di grande formato, ricco di interventi e ricchissimo di illustrazioni, ne è il catalogo. Oltre a fornire una esaustiva disamina critica sull’opera dell’autore, i saggi contenuti si allargano anche a trattare quella di altri artisti “limitrofi”, chiamati a contestualizzare e a fornire pietre di paragone. La copertina è inedita.
Lo Scarabeo, a cui si deve il volume, ha chiamato a raccolta una ventina di firme, tra cui il sottoscritto, autore di un intervento intitolato “Druuna, l’ultima donna” (da pagina 77 a pagina 98) in cui parlo dell’eroina della saga di “Morbus Gravis”. Tra gli altri scritti, una biografia di Serpieri stilata da Daniele Bevilacqua e Stefano Priarone, l’esame dei fumetti western dell’artista firmato da Luca Barbieri, un articolo di Ferruccio Giromini sulla “magnifica ossessione” dell’illustratore per la carnalità e il fondoschiena femminile, un intervento di Giulio Cesare Cuccolini sulla Bibbia a Fumetti serpieriana. A questi si aggiungono altri saggi di Roberto Guarino e Matteo Pollone (“Il West in Italia tra fumetto e illustrazione”), di Bepi Vigna (“La fantascienza italiana tra immagini e fumetti”), di Daniele Bevilacqua (“L’erotismo in Italia tra illustrazione e fumetto”), di Gianni Brunoro (su “Anima”), di Giovanni Nahmias (sul Tex di Serpieri), di Giacomo Delbene (sulle architetture serpieriane). Più brevi contributi sono stati firmati dallo stesso curatore Alligo, da Vincenzo Mollica, da Milo Manara, da Michele Guaschino, da Claudio dell’Orso. Ogni articolo è illustrato con riproduzioni delle tavole originali esposte in mostra, con tutte le didascalie e le referenze del caso. Insomma, gli appassionati di Paolo Eleuteri Serpieri hanno di che leccarsi di dita; per chi voglia conoscere meglio l’opera del maestro veneziano-romano c’è di che documentarsi.
Qualche parola sulla vita e sull’opera dell’artista possiamo aggiungerla qui.
Nato a Venezia il 29 febbraio 1944, Paolo Eleuteri Serpieri completa a Roma i suoi studi accademici dedicandosi all’attività di pittore e di docente in un istituto d’Arte. Quando nel 1975 decide di occuparsi a tempo pieno di fumetti iniziando a collaborare con il settimanale “Lancio Story”, si rivela subito non solo autore professionalmente già maturo e dotato di una notevole tecnica grafica, ma anche interprete personalissimo del genere western e profondo conoscitore della storia e della cultura dell’Ovest americano. E’ risaputo, tra l’altro, come egli sia anche un buon musicista country e un vero e proprio esperto di questo genere musicale. Le sue tavole arrivano ben presto sulle pagine di riviste di prestigio quali “Orient-Express” e “L’Eternauta”, e la sua collaborazione viene richiesta anche dalla Casa editrice francese Larousse che lo chiama a lavorare all’ “Histoire du Far West”, un’opera di grande impegno che gli apre le porte del mercato d’Oltralpe. Le storie del West, molte delle quali realizzate in tandem con lo sceneggiatore Raffaele Ambrosio, consegnano ai lettori un’immagine degli uomini e dei luoghi della frontiera americana molto diversa da quella di maniera a cui ci avevano abituato gli stantii cliché di molti film e fumetti.Dopo aver realizzato con Ambrosio anche una grande biografia di Cavallo Pazzo, Eleuteri Serpieri decide di cimentarsi con la sceneggiatura delle proprie storie, firmando sia i testi che i disegni de “L’Indiana Bianca”, un’avventura a lungo respiro, giocata anche su ricordi cinematografici, (John Wayne e Natalie Wood in “Sentieri Selvaggi”,di John Ford, del 1956) rivisitati comunque con un’ottica nuova, aspra e demistificante.
E’ evidente l’approccio “revisionista” dell’autore al racconto western rispetto agli stereotipi fumettistici e cinematografici, spesso di fuori dalla realtà, riguardanti la narrazione dell’Ovest americano. Tuttavia ci appare evidente come sia di rottura rispetto ai canoni tradizionali anche la sua visione “rivisitata” della fantascienza. Infatti, a metà degli anni Ottanta l’autore chiude il sipario con gli scenari del West e lo riapre sull’apocalittico futuro di "Morbus Gravis", una serie che prosegue ininterrottamente dal 1985, il cui primo episodio è ambientato all’interno di una gigantesca astronave alla deriva nello spazio, i cui occupanti hanno perso ogni cognizione della realtà in cui si trovano e si vanno via via disumanizzando, in preda anche di una malattia che trasforma i contagiati in mostri tentacolari. Se il punto di riferimento qui è chiaramente da ricercarsi nel celebre romanzo “Universo” di Robert Heinlein realtà le sconvolgenti tavole della nuova saga recano un messaggio che tocca il cuore dei lettori: in una condizione di orrendo degrado fisico, ambientale e culturale, le uniche speranze di redenzione sono affidate ad una giovane donna, Druuna, che è riuscita a conservare intatte le sue doti di autentica umanità.
Ci troviamo di fronte, quindi, a un autore poliedrico e non monotematico, che non soltanto si è applicato a generi diversi, ma ha cercato di interpretarli in controtendenza e spesso li ha mescolati fra loro. Se è difficile etichettare "Morbus Gravis" come science fiction, così sarebbe riduttivo parlare di fumetto erotico, e di certo non basta la definizione “horror”, mentre certe tavole sembrano suggerire quella di “fantasy”. La science fiction dell'autore non è cybernetica, digitale, algida, tecnologica. Gli schermi dei computer, l’intrico di cavi e di tubazioni, le apparecchiature in genere, hanno un che di vecchio, di retrogrado, di obsoleto. Tutto è contaminato da un opprimente senso di putrescenza, in mezzi al quale la bellezza di Druuna, oggetto del desiderio, ma anche lei stessa soggetto desiderante, spicca come unica speranza di salvezza dal degrado di una realtà degenere. I disegni di Serpieri, per quanto ricchissimi al punto da dare l’illusione che niente sia lasciato all’immaginazione del lettore, in realtà sono massimamente evocativi: catturano a tal punto da trascinarci nelle pagine e farci sentire suoni, odori, sapori, sensazioni tattili.

giovedì 19 agosto 2021

TUTTO BONELLI 1980-2020

 

 
Mauro Giordani
Gisello Puddu
TUTTO BONELLI 1980-2020
Sergio Bonelli Editore
2021, brossurato
660 pagine, 20 euro


Mamma mia! Assolutamente incredibile la mole di date, dati, titoli, annotazioni, informazioni, contenute in questo prezioso volume di Mauro Giordani e Gisello Puddu, che sembrano aver trascorso la vita a catalogare con minuzia certosina tutto ciò che è stato pubblicato per anni dai vari marchi Bonelli. E si tratta, si badi bene, solo del secondo volume, che segue il precedente dedicato al periodo 1941-1979, pubblicato alcuni mesi fa. Il tutto, nasce come aggiornamento del tomo "Tutto Bonelli" usciti nel 1997 edito dalla Glamour di Antonio Vianovi, che i collezionisti consideravano una sorta di Bibbia per dare la caccia alle pubblicazioni bonelliane. Che ci fosse, dopo oltre vent'anni, necessità di integrare quel primo catalogo, è evidente. Ma Giordani e Puddu hanno fatto molto di più: arricchito, corretto, illustrato, completato fino alla maniacalità. Così, il volume originario si è diviso in due parti, corredati di illustrazioni a colori. Dato che il periodo fino al 1979 era comunque stato censito all'epoca, attendevo con particolare curiosità il secondo volume 1980-2020 per avere sotto gli occhi il quadro completo degli ultimi quaranta anni dell'attività della Sergio Bonelli Editore. Anni che mi hanno visto al lavoro proprio per e negli uffici della Casa editrice, e che ho percepito come un tourbillon di idee e di iniziative ma che neppure io credevo così ricchi di titoli. A sfogliare "Tutto Bonelli 1980-2020" si resta a bocca aperta per la varietà di proposte sempre più diversificate allestiti in Via Buonarroti a Milano, sia negli anni in cui Sergio dirigeva l'azienda, sia in quelli in cui il timone è passato nelle mani del figlio Davide. C'è di che stupirsi nel ricordare le accuse di immobilismo che a volte si sono sentite rivolgere da chi riteneva che la Bonelli fosse legata al passato e non battesse strade nuove. Tutto il contrario! Basta sfogliare le coloratissime pagine di questo volume per rendersene conto e riscoprire le migliaia di titoli di genere e formati diversi e le centinaia di autori che ci sono stati proposti negli ultimi quattro decenni. Anno per anno, testata per testata, Giordani e Puddu catalogano tutto quanto è uscito in edicola o in libreria, indicando ogni possibile dato estrapolabile e aggiungendo preziose annotazioni: "Ma non finisce qui!", promette Davide Bonelli nella sua postfazione. Intanto, i due autori continuano a catalogare.

mercoledì 1 aprile 2020

PIMPA, CIPPUTI E ALTRI PENSATORI





Francesco Tullio Altan

PIMPA, CIPPUTI E ALTRI PENSATORI
La Repubblica L'Espresso
2019, brossurato
170 pagine, 12.90 euro



Tra il 23 ottobre 2019 e il 12 gennaio 2020, a Roma, presso lo spazio espositivo Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) si è tenuta una mostra dedicata a Carlo Tullio Altan (Treviso, 1942) e al suo straordinario lavoro come fumettista, pittore, illustratore, story-teller, umorista. Il catalogo, curato da Luca Raffaelli e Anne Palopoli è stato pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore e successivamente distribuito in edicola in edizione economica su licenza dal gruppo Repubblica L'Estresso. Si tratta di un volume davvero interessante e divertente, che raccoglie dieci contributi critici di otto diversi saggisti (quattro sono firmati o cofirmati da Luca Raffaelli), a ancche e soprattutto una rassegna stupefacente di materiali grafici prodotti da Altan a partire dal 1973 (anno del suo debutto su "Linus" appena ventunenne) fino ai giorni nostri. Anzi, c'è sezione intitolata "Altan prima di Altan" in cui si mostrano quadri, illustrazioni e vignette che vanno dal 1969 al 1973 e che fanno parte della preistoria dell'artista. Il percorso iconografico è cronologico, e ai brevi saggi si alternano alcune interviste che ci offrono un ritratto dell'autore quale persona di grande umanità e simpatia.La galleria dei personaggi propriamente detti, a parte quelli anonimi seppur ricorrenti, delle millesima vignette satiriche, parte con "Trino", un dio che riceve l'ordine di creare l'universo da un altro dio (quasi trecento strisce realizzate tra il 1973 e il 1979), poi ci sono Cipputi, Colombo, Friz Melone, Ada, Franz, per citare alcuni nomi, e naturalmente quel capolavoro che è la Pimpa. Si scopre che il vero cognome di Francesco è Tullio-Altan, e che per comodità alla fine è rimasto solo Altan dato che tutti scambiavano Tullio per un nome. Divertente è anche leggere del lungo periodo trascorso in Brasile, dove l'artista ha conosciuto la moglie Mara e dove è nata la figlia, e dei suoi esordi su "Linus" avvenuti grazie a un agente, Ravoni della Quipos, che rappresentava in Italia molti autori sudamericani; Del Buono, direttore di Linus, in un primo momento credette cha Altan fosse brasiliano. Anche le prime cose della Pimpa viaggiarono per posta, sull'Atlantico. Riguardo alla sua militanza politica, Altan dichiara: "Nel Settantasette si dovevano avere opinioni sempre estreme, di cui non sempre si poteva essere convinti. Anche perché non sempre erano giuste. Con il tempo la mia visione si è fatta più moderata. All'inizio un po' meno, anche perché da giovani si fanno un po' di stupidaggini. L'età porta con sé un po' di esperienza. Si conoscono meglio tante cose. Dopo quarant'anni di lettura dei giornali e di n notiziari televisivi, ci capisco un po' di più".

giovedì 16 marzo 2017

EROS & COMIC ART



EROS & COMIC ART
a cura di Giuseppe Pollicelli
Little Nemo
2017, brossurato
280 pagine, p.n.i.

Ci sono cataloghi preziosi come alcune delle opere di cui offrono la riproduzione. Questo, per esempio, raccoglie le immagini di tavole e illustrazioni di un gran numero di disegnatori italiani e stranieri (ma soprattutto italiani, che nel genere siamo dei maestri), riguardanti l'erotismo a fumetti, radunate per essere messe all'asta Torino il 24 marzo 2017. Sono rappresentati autori di serie A e di serie B, con alcuni di serie B più bravi di quelli di serie A. Di moltii capita, sfogliando il voluminoso libro, di scoprire il nome dopo aver riconosciuto una mano da sempre considerata anonima. Quanti hanno ammirato le copertine di "Lucifera" senza sapere che il talentuoso autore era Averando Ciriello, superbo (e da poco scomparso) cartellonista cinematografico? E sapevate che il disegnatore di Nonna Abelarda, Nicola Del Principe ha illustrato "Fiabe Proibite" e "Messalina"? E che a realizzare graficamente il mitico Lando è stato Giuseppe Montanari, acclamato autore di Dylan Dog? Insomma, non ci sono soltanto Milo Manara o Guido Crepax, e neppure solo Leone Frollo o Paolo Eleuteri Serpieri, a fare la storia del fumetto erotico di casa nostra, ma anche Alessandro Biffignandi, Sandro Angiolini, Giovanni Romanini, Birago Balzano o, per citare nomi più contemporanei, Giovanna Casotto e Bruno Brindisi. A questi si aggiungono maestri "prestati" all'erotismo come Magnus, Guido Buzzelli, Giuseppe Viglioglia e molti altri. Insomma, l'arte erotica e la Comic Art sono un mare magnum da scoprire e da esplorare. Giuseppe Pollicelli, partendo dalle immagini messe all'asta, propone le schede biografiche di quasi tutti gli autori (salvo un paio di cui proprio manca ogni notizia). Ma è intetessantissima la prefazione di Tinto Brass, che scrive un articolo intelligente e folgorante, a partire dalla citazione iniziale di Pasolini, secondo il quale i moralisti "non sono capaci di distinguere la barzelletta del marito cornuto da una novella di Boccaccio". E qual è la differenza fra erotismo e pornografia? Secondo Brass, "la pornografia sta all'erotismo come il pompino alla fellatio".

domenica 7 agosto 2016

SILVER: IN BOCCA AL LUPO... MA NON SOLO!



SILVER: IN BOCCA AL LUPO... MA NON SOLO!
a cura di alino, Luca Boschi, Claudio Curcio e Raffaele De Falco
Collana Gli Audaci
Comicon 
brossurato, 2016
112 pagine, 15 euro

Ogni anno, all'ombra del Vesuvio, da un po' di tempo a questa parte, si tiene una importante kermesse fumettistica: Napoli Comicon. In quell'occasione si allestiscono mostre di grande livello e si pubblicano volumi non da meno che sono sempre qualcosa di più che semplici cataloghi. In alcuni casi si tratta di corposi tomi dedicati alla storia di grandi Case editrici (la Bonelli, la Disney, la Marvel, l'Astorina, eccetera). In altri, a corredo, di biografie di grandi autori (Castelli, Manara, Di Gennaro, Milani). Nel 2016 è uscito questo saggio su Guido Silvestri, in arte Silver, che raccoglie una decina di articoli sulla vita e sull'opera del papà di Lupo Alberto. Uno dei contributi, intitolato "Il Lupo Cattivik" è mio, dieci pagine in tutto. Altri saggisti: Luca Boschi, Fabrizio Mazzotta, Pier Luigi Gaspa, Francesco Artibani, Alfredo Castelli, Tito Faraci. C'è davvero tutto quanto si deve sapere: gli inizi, le varie esperienze, le fonti di ispirazione, il successo, i cartoni animati, i rapporti con i collaboratori, l'amicizia con Bonvi e Castelli. Si sottolineano le campagne sociali (come quella contro l'AIDS) e gli aspetti di satira sociale e politica (la serie di strisce con la talpa gay o sulle BR). Non mancano una lunga intervista e una utilissima bibliografia. Viene spontaneo il confronto con i giovani autori che spopolano in Rete: le storie "di carta", nate da dita sporche d'inchiostro, hanno un sapore che secondo me, purtroppo, si è perso. Per fortuna, Silver continua a sfornare storie del suo Lupo per quelli come me che ne sono innamorati.

Ma chi è, Silver? Mettetevi nei panni di un ragazzo che frequenta il secondo anno dell'Istituto d'Arte, da sempre con la voglia di disegnare fumetti; un bel giorno, una delle insegnanti si presenta in classe dicendo che c'è un cartoonist di nome Franco Bonvicini in cerca di collaboratori. Voi che cosa fareste? Guido Silvestri alzò la mano, si fece dare l'indirizzo. Si era a Modena nel 1969: Bonvi (questo lo pseudonimo con cui Bonvicini aveva cominciato a firmare le sue storie) aveva bisogno di aiutanti per portare avanti la nutrita produzione del suo studio. Il Guido di cui stiamo parlando, destinato a diventare celebre come Silver, si presentò portando alcuni dei disegni che da tempo si divertiva a realizzare. Bonvi li guardò e gli disse: "Tu adesso ti scordi di quello che hai fatto finora e cominci a fare queste cose qua", e tirò fuori le tavole di Capitan Posapiano. Poco dopo, nello studio arrivò a dar man forte anche Claudio Onesti (Clod) e Silver gli lasciò il Capitano per passare a Cattivik, mentre Bonvi portava avanti Sturmtruppen e Nick Carter. Guido lasciò scuola e famiglia e si trasferì armi e bagagli in casa Bonvicini. Inizialmente i fumetti dello studio di Bonvi apparivano sul Tiramolla delle edizioni Alpe, poi cominciarono a essere pubblicati sul Corriere dei Ragazzi e su Eureka, per poi approdare addirittura in TV, nella rimpianta trasmissione "SuperGulp". 
In una storia intitolata "Cattivik e il furto del fumetto", vediamo lo sghignazzante criminale penetrare nottetempo nell' abitazione dello stesso Bonvi e mettere le mani sulle tavole delle proprie avventure. Sulla scrivania, accanto ai pennini e alle bottigliette di inchiostro, si può notare un divertente inside-joke, rappresentato da una lettera con su scritto: "Caro Bonvi, l'ultimo episodio di Cattivik è uno schifo. Se in futuro non migliorerà, si ritenga licenziato. Baci, Martini". Il Martini in questione è il celebre Leonello, direttore delle Edizioni Alpe in quel periodo. Benchè quell'episodio sempri a prima vista realizzato da Bonvicini, che del resto vi appare all'interno caricaturizzato, in realtà esso è frutto del lavoro di Silver, a cui il personaggio venne definitivamente affidato nel 1972. "Io ero impegnatissimo nell'enorme produzione di Nick Carter - spiega Bonvi - e a Silver Cattivik piaceva. 'Lo... l-lo p-p-posso fare io?', chiese. 'Tienilo! E' tuo!' risposi, magnanimo".  Il Cattivik di Silver è diverso nella forma (non assomiglia più a un peperone, ma si assottiglia assumendo prima la silhouette di una melanzana, poi quella di una pera) e le sue storie, soprattutto,  raggiungono un notevole livello grafico e narrativo, snodandosi lungo un percorso di vignette ben costruite e molto curate, supportate anche da divertenti sceneggiature. 
Cessate le pubblicazioni sulle pagine di Tiramolla, Silver trasferisce il personaggio sul Corriere dei Ragazzi. E' lì che avviene il debutto di Lupo Alberto. Guido Silvestri racconta così gli antefatti di quello storico evento: "Alla fine del 1973 la casa editrice Dardo aveva in progetto una rivista di grande formato curata da Bonvi e Castelli. Mi proposero di fare una striscia completamente mia, ma mancavano solo venti giorni alla scadenza, e tirai fuori dal cassetto il vecchio progetto di una striscia intorno alla vita di una fattoria, che avevo abbozzato qualche anno prima. Il giornale poi non è mai uscito, ma Bonvi, in uno dei suoi frequenti spostamenti a Milano, prese quelle strisce per portarle a vedere a Francesconi, direttore del Corriere dei Ragazzi. Io non volevo, anche se le avevo fatte con grande passione. Dentro ci avevo messo tutto il patrimonio di cose imparate in quegli anni, e anche i sogni segreti, soprattutto la lezione del Pogo di Walt Kelly. Con mia grande sorpresa, a Francesconi quelle strisce piacquero moltissimo e mi inviò un telegramma (perchè ancora non avevo il telefono) in cui mi proponeva di continuare a farne. La mia gioia fu grande".
Bisogna notare che nei progetti di Silver la striscia doveva intitolarsi "La fattoria dei McKenzie", e il lupo chiamato Alberto vi avrebbe figurato come personaggio di contorno, comparendo di tanto in tanto, mescolato insieme a tutti gli altri animali dai nomi comuni: Marta, Enrico, Cesira, Alcide. Sennonchè Alfredo Castelli, anche all'epoca con le mani in pasta dappertutto e al lavoro come redattore alla corte di Francesconi, decise di sua iniziativa (senza neppure consultare Silver) che il nome "McKenzie" era troppo difficile da pronunciare dai ragazzi più piccoli e che in ogni caso alla striscia avrebbe giovato l'identificazione con un singolo personaggio: così attribuì al fumetto il titolo "Lupo Alberto", obbligando l'autore a dare al lupo  un ruolo di primo piano. Silver non se ne lamenta, anzi, ritiene che "probabillmente il lupo sarebbe diventato il protagonista della striscia in ogni caso, anche se adesso Enrico La Talpa sta acquistando un ruolo sempre più importante". 
Ciò non toglie che le storie della fattoria siano corali: ci sono almeno una decina di personaggi caratterizzati in maniera efficacissima, ciascuno rappresentante una tipologia umana sottoforma di animale. Il debutto del Lupo sul Corriere dei Ragazzi è datato 1974. Nel 1976 Silver comincia a collaborare con l'Editoriale Corno: sulla rivista Eureka diretta da Luciano Secchi appaiono, oltre alle strisce del Lupo, anche altri suoi lavori su testi propri, di Bonvi e di Max Bunker. Lupo Alberto riscuote un successo notevolissimo: un referendum fra i lettori, nel marzo 1978, lo elegge il miglior personaggio della rivista, facendogli battere per distracco le Sturmtruppen di Bonvi e addirittura il mitico Andy Capp, da sembre bandiera di Eureka. Nel 1979 Silver si imbarca con Maurizio Costanzo nell'impresa del quotidiano "L'Occhio", di cui è il vignettista ufficiale.  Agli inizi degli Anni Ottanta, in coppia con Alfredo Castelli realizza la serie "La vecchia casa oscura" e dirige una nuova versione di Eureka. In questa occasione Silver imprime un radicale mutamento di rotta a Lupo Alberto: per più di mille strisce, il personaggio era stato portato avanti sottoforma di gag destinate a concludersi nel breve volgere di tre-quattro vignette. Con l'Eureka di Castelli e Silver (subentrati nella direzione della rivista al posto di Luciano Secchi che aveva lasciato l'Editoriale Corno per creare la sua Max Bunker Press) si cominciano a vedere le prime short-story  sviluppate su più pagine, e le tavole autoconclusive distribuite si quattro strisce. 
Fu proprio dirigendo Eureka che Castelli e Silver pensarono a una testata tutta dedicata al Lupo, e inventarono il formato a sviluppo orizzontale mandando in edicola i primi otto numeri di una riedizione cronologica dell'intera serie. L' esperimento si interruppe a causa del naufragio della Corno, ma fu ripreso nel 1985 dalla Glenat Italia: "Lupo Alberto" tornò in edicola con una rivista tutta sua e, quel che più conta, con una quindicina di tavole inedite ogni mese. Attraverso vari cambi di editore, la testata è ancora in edicola.

venerdì 5 agosto 2016

AVVICINATEVI ALLA BELLEZZA



AVVICINATEVI ALLA BELLEZZA
di Giovanni Capecchi 
Maria Cristina Masdea
Valerio Tesi e Grazia Tucci
Giorgio Tesi Editrice
2015, brossurato
150 pagine)

Da buon pistoiese ho sempre ritenuto di stupefacentemente belle le ceramiche del fregio che orna la facciata dell'antico, trecentesco Spedale del Ceppo. E mi sono sempre chiesto perché non godessero della fama di tante altre opere d'arte della Toscana. Adesso che è stato portato a termine un lungo e accurato restauro, e i colori delle terracotta invetriate sono tornate al loro primitivo splendore, ci sono buone probabilità che i visitatori accorrano sempre più numerosi ad ammirarle. Insomma, che "si avvicinino alla bellezza", come recita il titolo del catalogo che Giovanni Capecchi, Maria Cristina Masdea, Valerio Tesi e Grazia Tucci hanno confezionato in occasione della fine dei lavori e dell'apertura al pubblico dell'allestimento museale realizzato all'interno del vecchio Ospedale (oggi monumento storico, dato che è stato costruito un moderno nosocomio in periferia). L'allestimento ricostruisce le corsie dei letti così come erano nel medioevo e propone anche ai visitatori i ferri chirurgici in uso nei secoli passati (uno spettacolo degno di un film horror, ma anche una importante testimonianza sulla vita, e sulla morte, dei nostri avi). E' visitabile anche un piccolo ma assolutamente ben conservato teatro anatomico in cui i professori di un tempo sezionavamo i cadaveri per far scuola agli studenti di modicina. 



Ma torniamo al fregio, ovvero a una decorazione di grandi dimensioni sulla facciata dello Spedale, a lungo attribuita alla bottega dei Della Robbia, ma oggi riconosciuta in gran parte come opera del lavoro della famiglia "rivale" e contemporanea di Santi Buglioni. Le ceramiche, lucide e coloratissime, sono state eseguite nei primissimi anni del Cinquecento secondo la tecnica della terracotta invetriata di cui sia i Della Robbia che i Buglioni erano maestri - e, si dice, depositari del segreto della lavorazione, tutt'oggi non del tutto chiarito. La commissione dell'opera si deve a un frate certosino, spedalingo si Santa Maria Nuova a Firenze, Leonardo di Giovanni Buonafede, abile amministratore e amante dell'arte. Da buon mecenate volle farsi raffigurare in prima persona in più punti del fregio, che raffigura le opere di misericordia corporali. Le figure sono tutte a grandezza naturale e dunque gli atteggiamenti sono ben visibili dalla piazza antistante l'edificio, nonostante i trovino a parecchi metri di altezza, Ma se l'insieme, monumentale, stupisce per le dimensioni, lasciano a bocca aperta i particolari e la recitazione dei personaggi. Il catalogo, oltre a inquadrare storicamente il capolavoro pistoiese, mostra in dettaglio decine e decine di volti, la cui perfezione espressiva ha del miracoloso. Inoltre, vengono descritte le difficoltà del restauro e le modalità con cui si è provveduto a eseguirlo, Il mio consiglio è di cercare su Google le immagini del fregio, e poi venire a Pistoia ad ammirarle dal vero.