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sabato 20 maggio 2023

SOTTO FALSO NOME

 

Bart D. Ehrman
SOTTO FALSO NOME
Carocci Editore
2018, brossurato
268 pagine, 17 euro

Il nome di Bart Ehrman, biblista di fama internazionale e professore presso l’università di Chapel Hill, nel North Carolina, è garanzia di un approccio scientifico alle materie di cui si occupa da decenni (la filologia biblica, la storia ebraica e quella del cristianesimo delle origini). Di lui ci siamo occupati più volte in questo spazio, e vi invito a leggere le altre recensioni dei suoi libri cliccando sui link elencati in fondo. In questo suo saggio del 2011, “Sotto falso nome”, si dedica a illustrare il diffusissimo fenomeno dei testi della letteratura cristiana antica che si definiscono pseudo-epigrafi, cioè scritti da qualcuno che si finge qualcun altro. Questo per  dare maggior peso alle proprie affermazioni, o per meglio contrastare quelle di altri. E’ il caso di alcune lettere di San Paolo contenute nel Nuovo Testamento, che si sanno essere (nonostante l’autore dica il contrario) non paoline. Ovviamente la casistica è molto varia, e riguarda testi apocrifi esclusi dal canone, testi anonimi tradizionalmente attribuiti a qualcuno senza che questo qualcuno affermi mai di essere chi si crede (è il caso dei quattro evangelisti), vangeli inverosimili e favolistici che si vogliono addirittura scritti in prima persona da Gesù, scambi di corrispondenza del tutto inventate fra filosofi latini (come Seneca) e cristiani (come San Paolo), testi polemici contro i falsi apostoli e gli eretici scritti proprio da falsi apostoli ed eretici. La disamina di Ehrman riguarda i primi (affascinanti) quattro secoli della storia del cristianesimo, e fa chiarezza sugli studi più recenti condotti sul tema. 
 
 




mercoledì 19 aprile 2023

VANGELI APOCRIFI

 

 


David Donnini
VANGELI APOCRIFI
Amazon
2019, brossurato
224 pagine, p.n.i.
 
Mi sono imbattuto per la prima volta in David Donnini su consiglio di un redattore della Coniglio Editore, grazie a due saggi intitolati “Gesù e i manoscritti del Mar Morto” e “Gamala” pubblicati proprio da quella Casa editrice (che aveva nel catalogo anche alcuni libri miei). Fu una vera e propria scoperta: da sempre appassionato di filologia biblica, sono rimasto affascinato dall’autore e l’ho seguito anche su tutti i suoi altri studi.  Ne ho scritto anche a proposito di “Gesù, il Messia di Israele”, che ho recensito qui:


Riporto quanto già detto, che vale certamente anche per “Vangeli apocrifi”, un suo saggio del 2019 di cui ci occupiamo adesso. «Seguo da molti anni gli studi di David Donnini sulla figura storica di Gesù. Ritengo Donnini un ottimo divulgatore, estremamente chiaro nella disamina di argomenti molto complicati e di materie da maneggiare con cautela. Da trent'anni di occupa di religioni orientali e di storia delle origini del Cristianesimo. Ha viaggiato in lungo e in largo la Palestina, si è interessato dei manoscritti di Qumran, non propone letture di fantarcheologia della Bibbia ma si attiene al compito di compendiare quello che gli studi più aggiornati della letteratura scientifica nel campo della filologia biblica e delle ricostruzioni storiche sono giunte ad appurare. Sono stati compiuti infatti molti passi in avanti, negli ultimi decenni, nell'esegesi dei Vangeli dal punto di vista dell'attendibilità storica, e persino un libro Emmanuel Carrere, con il suo bestseller "Il Regno" ha potuto ricostruire le biografie dell'evangelista Luca e del suo maestro Paolo di Tarso basandosi appunto sul nuovo quadro interpretativo che emerge dagli studi accademici non confessionali sul Nuovo Testamento. In questo stesso spazio abbiamo parlato di recente dell' ultimo saggio di Bart D. Ehrman, eminente biblista americano. Donnini non è apocalittico, non mette in dubbio la fede in Dio, ma si limita a questo intento: "desidero offrire ai lettori un'analisi divulgativa, cercando di evitare lo stile accademico che relega questo tipo di opere a un pubblico ristretto, in possesso di una preparazione specifica. Per troppo tempo, e troppo spesso ancora, le narrazioni evangeliche sono state pregiudizialmente ritenute verità indiscutibili, al punto da sorvolare superficialmente su alcune loro palesi contraddizioni, considerate come scusabili imprecisioni o innocenti distrazioni, del tutto ininfluenti. Si è preteso per secoli che i racconti della passione testimoniassero una serie di eventi accaduti realmente così come sono descritti, non vedendo, o fingendo di non vedere, che alcuni punti rappresentano delle contraddizioni o delle inverosimiglianze storiche così palesi da mettere in discussione tutto l'impianto. I cristiani oggi continuano spesso a conoscere i passi del Vangelo solo attraverso la lettura e il commento domenicale eseguiti dal sacerdote nel corso della messa. Ho notato che sovente i cristiani, proprio quelli che non mancano mai di frequentare gli appuntamenti liturgici, sono piuttosto ignoranti delle scritture e, tanto più, delle possibili contraddizioni che al loro interno sono contenute. E quando vengono loro fare notare, assumono un atteggiamento indifferente o sospettoso, se non di palese resistenza, affermando che 'esisterà senz'altro una spiegazione'. L'idea dell'infallibilità del Nuovo Testamento è un baluardo che tiene lontana ogni ombra di dubbio”».
Con “Vangeli apocrifi”, Donnini riassume e compendia i risultati delle scoperte e degli studi più recenti su tutti questi testi risalenti alle origini del cristianesimo che non sono entrati a far parte del canone, stabilito alcuni secoli dopo la morte di Gesù. Il cristianesimo, scopriamo, era inizialmente composto da comunità molto più frastagliate e diversificate fra loro di quanto si tenda oggi a ritenere. Donnini si augura che da qualche “arcano nascondiglio” spuntino fuori (come è accaduto a Qumran, a Naj Hammadi, ad Akhmim) i Vangeli giudeo cristiani (quelli degli Eboniti, dei Nazareni, degli Ebrei) della cui esistenza abbiano notizie indirette e citazioni, mancando ancora i testi completi. Al di là di certi scritti sicuramente favolistici che narrano episodi insostenibili sull’infanzia e sulla vita di un Gesù mitologico e dei suoi improbabili miracoli (o di quelli dei suoi discepoli, come il buffo duello a colpi di incantesimi fra Pietro e Simon Mago), molti altri documenti sono invece interessanti per meglio comprendere la figura storia del Cristo e di come il cristianesimo si sia diffuso in modo differenziato e variegato nel bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente. Donnini propone (spesso integralmente) i testi di cui parla. La tesi dell’autore, basata sugli studi di biblisti di cui si fa divulgatore, è che, a partire dalla predicazione di San Paolo (ma anche, successivamente, con i quattro Vangeli canonici), si siano voluti separare il messaggio e le opere di Gesù dal giudaismo a cui appartenevano, trasferendo la responsabilità della sua uccisione dai romani agli ebrei (da qui, secoli di persecuzioni antisemite). La Chiesa propone una teologia soterica ellenistica che, scrive Donnini, “fa a pugni con la mentalità ebraica e nega praticamente tutto di ciò che Gesù era stato, facendolo diventare un Dio incarnato”. E la fede? Conclude a questo proposito l’autore: “Il lettore non prevenuto ha compreso benissimo che da parte mia non esiste alcuna intenzione di colpire il principio della fede. Al contrario, il mio impegno è stato quello di affrancare la fede dalla dottrina – e ancor più dal dogma – perché solo nella libertà di coscienza può svilupparsi una spiritualità autentica e crescere una fede degna di tal nome”. Personalmente, io incamero dati e punti di vista, appassionato più dagli studi filologici e storici che da quelli teologici e catechistici. Noto però che il catechismo, a me da lungo frequentato da bambino, ragazzo e adolescente, continua a sollevare in me domande, dubbi, ma anche speranze. Come dico sempre: non sono ateo, sono difficile da convincere

domenica 5 febbraio 2023

IL LIBRO DEI LIBRI

 
 

 

John Barton
IL LIBRO DEI LIBRI
Garzanti
cartonato, 2021
670 pagine, 28 euro


Monumentale e chiarissimo al tempo stesso, questo saggio sulla Bibbia di John Barton, biblista inglese insegnante ad Oxford, è davvero una guida preziosa per chiunque voglia capire meglio di che cosa stiamo parlando quando parliamo di Antico e Nuovo Testamento. Barton non si limita a ricostruire (dando ragione delle varie ipotesi, a volte contrapposte, avanzate dagli studiosi) il contesto storico in cui i Libri che compongono le Sacre Scritture vennero scritti (sicuramente non tutti nell’ordine in cui li leggiamo oggi), ma anche di come si è arrivati a stabilire un canone e di come i vari testi sono stati letti e interpretati dagli esegeti e vissuti dai credenti di fede ebraica e da quelli di religione cristiana (a loro volta divisi fra cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani e via dicendo). Ogni argomento è approfondito con dovizia di rimandi a una ricca bibliografia, come si conviene a ogni testo scientifico, ma l’esposizione è fatta anche a beneficio di cui non sia necessariamente già esperto della materia, ma se ne interessi con curiosità. Barton affronta anche la complessa storia delle traduzioni nel corso dei secoli, a partire dalla versione dei Settanta, dall’ebraico al greco, realizzata in Egitto nel III secolo avanti Cristo. Mi ha colpito l’annotazione secondo la quale la Bibbia andrebbe tradotta libro per libro con uno stile diverso per rendere la diversità di linguaggio che li contraddistingue, rendendo alcuni testi più sgrammaticati e altri più sublimi, dato che la traduzione omogenea trasmette una impressione di uniformità di scrittura che in realtà i testi biblici non hanno. Le Scritture vengono esaminate con approccio filologico, trattate con il rispetto dovuto a testi ereditati da un lontano passato (anche se non tanto lontano quanto si tende a credere), spiegando anche le difficoltà di trasmissione dei codici trascritti a mano (nessuno più antico del II secolo prima dell’età cristiana, come nel caso nei rotoli del Mar Morto, ma in generale medievali). Stupisce, in ogni caso, quante poche certezze si abbiamo su molte questioni, non ultima quella dell’attribuzione dei testi a un autore. Nella maggior parte dei casi, anzi, si sa con certezza soltanto che è stato indicato dalla tradizione quale estensore di un certo libro in realtà non è chi si crede, e spesso ci sono stati interventi di più mani in epoche diverse (non è stato Mosè a scrivere il Pentauteco, alcune Lettere di San Paolo sono apocrife). Non sappiamo neppure chi fossero i quattro Evangelisti (nessuno di loro si firma e l’attribuzione è convenzionale ma di sicuro non si tratta di Apostoli). Si discute sui luoghi di composizione dei testi. Molto interessante la disamina del rapporto fra la Bibbia e le due grandi religioni che considerano Sacre le Scritture in essa contenute: in realtà sia l’ebraismo che il cristianesimo non si basano soltanto su quanto scritto nell’Antico o nel Nuovo Testamento, anche in ragione delle numerose contraddizioni che vi sono le contenute (difficili da conciliare con quanto viene predicato) ma anche sulla tradizione e il magistero sedimentati nel corso dei secoli, che offrono interpretazioni del testo tese a cercare di superarne le vere o presunte aporie. Barton esamina anche le idee dei primi esegeti e commentatori (da Origene a Sant’Agostino fino a Spinoza), e le diverse tesi scismatiche o eretiche (Ario, Lutero, Calvino). Alla fine si affronta anche la problematica dell’ispirazione divina (per taluni, vera e propria dettatura), cercando di dare un quadro di come viene spiegata dai credenti, a dispetto degli errori e delle evidenti non corrispondenza (per esempio) con le scoperte scientifiche. Lo studioso non prende posizione (pur essendo sacerdote della Chiesa d’Inghilterra), e il suo saggio resta fondamentalmente laico.

venerdì 21 maggio 2021

L'ANTICO TESTAMENTO

 

 
 
 
Bart D. Ehrman
L'ANTICO TESTAMENTO
Carrocci editore
2018, brossurato
348 pagine, 29 euro

Con la sua consueta chiarezza (con tanto da specchietti riassuntivi di ogni capitolo e box di approfondimento ad arricchire il testo) il biblista Bart D. Ehrman ci introduce alla lettura dell'Antico Testamento ("Un'introduzione" è infatti il sottotitolo), facendo il punto sullo stato degli studi degli esperti su ognuno dei libri che lo compongono. Libri che, peraltro, sono diversi nella Bibbia ebraica rispetto a quella cattolica, a quella protestante e a quella ortodossa, sia perché alcuni testi sono accorpati (i due libri di Samuele della Bibbia cattolica sono uno solo in quella ebraica) sia perché alcune confessioni includono testi che altri considerano apocrifi. L'Antico Testamento è stato scritto da molti autori diversi (quasi tutti sconosciuti, nel senso che non sappiamo chi realmente siano gli autori, al di là dell'attribuzione data dalla tradizione) nell'arco di seicento anni (da quelli dei profeti Amos e Isaia, che risalgono all'VIII secolo avanti Cristo, a quello di Daniele, vissuto nel II secolo avanti Cristo). La Genesi, il primo testo in cui ci si imbatte, è nato dall'unione di leggende diverse che uno scriba del VI secolo ha cercato di raccordare in un'unica narrazione, non riuscendo tuttavia a dar vita a un racconto univoco. Tutto il Pentateuco, attribuito a Mosé ma chiaramente non realmente da lui scritto, deriva del resto da quattro diverse fonti (denominate J, E, D, P) ricucite fra loro ma chiaramente riconoscibili (la fonte P é, per esempio, è quella da cui derivano i passi legati alle norme rituali sacerdotali e alle sterminate genealogie). Ehrman, conscio di maneggiare argomenti scottanti, visto che tre americani su dieci sono convinti di dover prendere alla lettera il testo biblico, fa ogni sforzo per convincere come gran parte dei racconti siano leggendari, anche se alludono a importanti messaggi e contengono illuminanti insegnamenti. Tuttavia le contraddizioni del testo sono evidenti, al pari dei debiti verso miti e letterature di altri popoli, così come il fatto che i libri appartengono a epoche diverse, contesti storici differenti, generi letterari disparati e ognuno debba essere studiato in relazione all'humus e al background che li ha generati. Oltre ad analizzare caratteristiche e contenuti di ogni libro, Ehrman esamina l'Antico Testamento dal punto di vista filologico: scopriamo così come i testi che noi conosciamo derivano essenzialmente da un unico manoscritto, il Codex Leningradensis, che risale più o meno all'anno 1000, dunque si tratta di una copia redatta 1800 anni dopo la prima trascrizione di un rotolo di Isaia o di Amos, con tutti i deterioramenti che ci possono essere stati in mezzo (ovviamente il problema viene analizzato nel dettaglio). Tutto sommato, al termine della lettura, vien fatto di pensare che Dio, dalla Genesi fino alle storie dei Patriarchi, dell'Esodo, dei Giudici, dei Re, dei Profeti, non ci faccia bella figura, dato che gran parte della Bibbia contiene il resoconto di minacce e di vendette. Un esempio, scelto fra tanti per la brevità, è questo passo del libro di Naum: "Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, pieno di collera. Il Signore si vendica degli avversari e serba rancore verso i nemici". La divinità pretende dal suo popolo il totale annientamento degli abitanti delle città nemiche (herem), non solo uccidendo tutti gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini, ma anche tutti i loro animali. Va detto che stermini di questo genere erano consuetudine di tutti i popoli più di mille anni avanti Cristo (la chiamata di Abramo si data nel 1750 prima dell'era volgare), ma appunto per questo il testo biblico va contestualizzato e risulta molto lontano dal nostro modo di concepire la divinità. In realtà, la collera celeste serve per giustificare il dolore, la malattia, le guerre, le sconfitte: Dio ci punisce perché ce lo meritiamo, perché gli siamo infedeli. Interessante da questo punto di vista il libro di Giobbe, scritto in realtà da due autori diversi, con due stili opposti, che sostengono tesi differenti, ma che cercano entrambi di giustificare la teodicea, il problema del male nel mondo. Ci sono poi testi che ci si chiede perché siano finiti nella Bibbia, come il Cantico dei Cantici (un poemetto erotico), i Proverbi, o il Qòelet, dove si sostiene che, essendo la vita breve ed effimera, è difficile comprenderne il senso, e ciascuno dovrebbe cercare di godersela come può. Probabilmente sono questi i libri più belli, anche se tutta la Bibbia, sia nelle parti in prosa che in quelle in poesia, resta una testimonianza letteraria di incommensurebile valore.

venerdì 14 maggio 2021

L'INVENZIONE DI GESU' DI NAZARETH

 


 
Fernando Bermejo-Rubio
L'INVENZIONE DI GESU' DI NAZARETH
Bollati Boringhieri
2021, brossurato
704 pagine, 32 euro
 
Un saggio di spessore, non soltanto per il gran numero di pagine (oltre settecento) ma per documentazione e ponderatezza di analisi. Ogni affermazione è supportata da una nota che rimanda alla fonte, così che duecento sono le pagine destinate alle note in appendice, e più di trenta quelle di bibliografie. Ogni saggio, anche il più divulgativo, dovrebbe avere questo approccio scientifico alla materia trattata. Fernando Bermejo-Rubio, docente di Storia antica all'università di Madrid, esordisce così: "La constatazione che l'approccio verso Gesù di Nazareth come soggetto storico è tuttora pervaso di elementi fittizi, non solo nell'immaginario popolare ma anche in ambito accademico, costituisce il punto di partenza di questo libro", che infatti ha per sottotitolo "storia e finzione", riguardo alla narrazione che ci è stata tramandata. Bermejo-Rubio non dubita che Cristo sia una figura storica, ma constata come la sua memoria sia stata radicalmente trasformata mediante un complesso processo di sedimentazione leggendaria. Comincia perciò a tirare le somme di quanto da molti anni si è andato, fra gli esperti di molte discipline, discutendo su ogni testimonianza, per cercare di distinguere appunto la realtà storica dalla finzione, considerando quanto è stato rielaborato, nel corso dei secoli, in funzione di una esaltazione religiosa i cui fenomeni, anche psicologici, sono ben ricostruibili. Bermejo-Rubio stabilisce in apertura dei rigidi criteri metodologici e si propone di considerare la materia oggetto del suo interesse (la biografia tramandata di un personaggio storico) come materia di studio scientifico al di là delle sovrastrutture religiose, spesso basate su frasi mai dette o su fatti mai verificatisi. Una volta stabilito il poco che si può accettare come storico, lo studioso esamina come sia stato costruito il resto. Ne risulta la figura carismatica di un ebreo millenarista, a capo di un movimento nazionalista come altri nel suo tempo (Teuda, Giuda il Galileo, Gesù ben Anania, Giovanni Battista), crocifisso dai romani quale ribelle. Successivamente, un processo di destoricizzazione, depoliticizzazione, degiudaizzazione, divinizzazione, singolarizzazione, universalizzazione ha rimosso tutto ciò che lo legava al suo tempo e alle sue radici. Fonti, contraddizioni, filologia dei testi, testimonianze, manomissioni, tutto viene passato al setaccio. La lettura resta comunque alla portata anche dei non specialisti

mercoledì 1 marzo 2017

I DETTI DI GESU'



I DETTI DI GESU'
di Santiago Guijarro
Carocci Editore
2016, brossurato
150 pagine, 13 euro

Il titolo rischia di essere fuorviante, in mancanza in copertina del sottotitolo originale "Introduzione allo studio del Documento Q", che si legge soltanto all'interno. Non si tratta infatti di un libro religioso nel senso confessionale del termine, ma sostanzialmente di un saggio di filologia. Cioè, si ricostruisce e si analizza un testo perduto, che solo per caso è una delle fonti dei Vangeli di Matteo dei Luca - per caso, nel senso che una simile costruzione e una simile analisi avrebbero potuto essere condotte anche su opere poetiche, filosofiche, storiche o comunque letterarie della medesima epoca, vale a dire della seconda metà del primo secolo dopo Cristo. Insomma, i Vangeli, al di là di ogni implicazione fideistica, vengono esaminati per quel che sono dal punto di vista pratico, e cioè manoscritti usciti dalle penne di autori che scrivevano in greco e che attingevano da fonti in parte proprie e in parti comuni, di cui si può tentare di tracciare una ricostruzione come per qualunque altro testo. Quando si parla di "documento Q" o di "fonte Q" si usa un nome in codice che abbrevia la parola tedesca "Quelle", appunto "fonte", giacché uno dei primo studiosi, Chistian Weisse, che ne postulò l'esistenza nel 1838, era tedesco. Si deve sapere che i tre Vangeli sinottici, cioè molto simili fra di loro a differenza di quello di Giovanni che costituisce un caso a parte, sono stati scritti nell'ordine da Marco, Matteo e Luca. Marco, il primo, non conosceva e non poteva conoscere i testi di Matteo e Luca, mentre Matteo e Luca, che non si conoscevano fra loro, conoscevano il testo di Marco, da cui attingono a piene mani. Tuttavia Matteo e Luca hanno in comune oltre duecento versetti, praticamente identici, che non si trovano in Marco (oltre avere ciascuno altre fonti proprie). Dunque il secondo e il terzo evangelista, oltre ad attingere dal primo, hanno attinto a un'altra fonte in comune che Marco con conosceva. Questa fonte, "Q", oggi scomparsa perché, appunto, assorbita dai vangeli, si può ricostruire appunto confrontando le parti uguali di Matteo e Luca. Dopo lunghi studi, oggi il documento "Q" si può leggere in modo autonomo ed è stato appurato che si tratta di una raccolta di Detti e di sentenze di Gesù. Così, mentre in Marco il Cristo parla poco e di si raccontano soprattutto dei fatti, in Matteo e Luca si nota come gli evangelisti hanno messo in bocca a Gesù le frase tramandate da Q, posizionandole però ciascuno là dove riteneva stessero meglio e dunque in contesti diversi (per Luca il Cristo dice una certa frase in un luogo, per Matteo altrove: entrambi avevano la frase a disposizione ma non indicazioni precise per collocarla in un frangente invece che in un altro, da qui le diverse versioni dei fatti che si riscontrano). Gli studiosi hanno saputo ricostruire l'esatto ordine dei Detti, anche facendo considerazioni stilistiche circa le differenti mani da cui furono compilati. Alla fine, oggi sappiamo che Q fu scritto in greco, che era lungo almeno 230 versetti, che non fa cenno all'infanzia di Gesù, che apparteneva a un genere letterario in voga nell'epoca, che fu opera di più autori e subì una rielaborazione nel corso del tempo, che su scritto prima della guerra giudaica, e dunque prima del 70. Il testo di Gujiarro riporta poi tutto il contenuto di Q e lo analizza. Estremamente interessante.