domenica 4 giugno 2023

IO SONO ANTONIETTA


 



Giuseppe Reina
IO SONO ANTONIETTA
Algra Editore
2022, brossurato
268 pagine, 16 euro


Il 10 luglio 1955, sulle rive del lago di Castelgandolfo (in provincia di Roma), venne rinvenuto il cadavere decapitato di una donna. Il corpo aveva l’addome pugnato in più punti e le erano state asportate le ovaie. Gli investigatori dell’epoca faticarono non poco a stabilire l’identità della vittima, che soltanto un mese dopo venne identificata in Antonietta Longo, nata a Mascalucia (CT) nel 1925, ma da tempo residente a Roma, nella casa di una famiglia benestante presso la quale era a servizio. Il caso della “decapitata di Castengandolfo” scatenò l’interesse della stampa nazionale per molti mesi, suscitando le ipotesi più svariate su tutte le testate, con decine di giornalisti che seguivano gli sviluppi delle indagini segnalando gli indizi e i misteri legati agli strani comportamenti di Antonietta nei giorni precedenti l’omicidio. Come accade anche ai giorni nostri quado ci sono inchieste su omicidi particolarmente efferati di cui è difficile individuare i colpevoli, i cronisti davano la caccia ai parenti e ai conoscenti per riportarne interviste e dichiarazioni. Se ne continuò a parlare ameno fino agli anni Settanta, poi la stampa e gli inquirenti si arresero di fronte all’apparente impossibilità di ricostruire l’accaduto e attribuire responsabilità. Dico “apparente” perché c’è anche chi sospetta che, in realtà, le indagini furono prima depistate poi insabbiate, in ogni caso non si batterono con la dovuta attenzione tutte le piste. A quasi settant’anni di distanza dall’omicidio, il “cold case” viene riaperto da un formidabile libro di Giuseppe Reina, pronipote di Antonietta Longo (che era sorella di sua nonna),il quale per lungo tempo ha raccolto, con la tenacia di un segugio, tutto ciò che era stato detto e scritto all’epoca dei fatti, ha intervistato i testimoni sopravvissuti e fatto ricerche sui luoghi, pur senza ottenere alcun aiuto dalle autorità inquirenti. Reina ha condotto la sua inchiesta dopo una visita alla tomba della prozia nel cimitero di Mascalucia, successivamente all’aver scoperto ciò che in famiglia gli avevano sempre taciuto, perché la triste sorte della donna non lo turbasse, in ragione di un rassegnato silenzio calato anche dai congiunti sulla tragica vicenda. L’autore, mosso dunque da una più che legittima motivazione, riapre il caso e fornisce ai suoi lettori tutti gli indizi che sembrano portare addirittura all’individuazione di un probabile assassino e depistatore. Tutto lascia credere che Antonietta sia morta durante un aborto clandestino a cui era stata costretta con la forza, e le mutilazioni agli organi riproduttivi servissero a nascondere l’evidenza di una gravidanza. La ricostruzione del caso è estremamente puntuale e la narrazione coinvolgente punta a fornire non solo il possibile susseguirsi dei fatti ma anche un ritratto psicologico realistico della vittima, giovane donna di umili origini che cercava un riscatto dalla vita. “Io sono Antonietta” racconta anche una realtà italiana, sociale ed economica, diversa da quella di oggi, facendone rivivere al lettore il clima degli anni Cinquanta. Un saggio che si legge come un romanzo, giungendo all’ultima pagina con la speranza che davvero il caso venga, chissà come, riaperto.

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