sabato 10 aprile 2021

SOTTOSOPRA 2




 
 
Riccardo Crosa
Luca Enoch
SOTTOSOPRA 2
Sergio Bonelli Editore
2020, cartonato
74 pagine, 19 euro


Di "Sottosopra" parte prima abbiamo già parlato in questo spazio. Qui trovate la recensione: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/sottosopra.html
Di punto in bianco, la gravità si è invertita, anche se solo per uomini e animali. Come spiega l'intraprendente teenanger Giorgia all'amico Alessandro (i due giovani protagonisti), "la materia viva organica cade verso il cielo e quella inorganica verso terra". Però, poi, dice anche: "Il fiume è sparito! Tutta l'acqua di questo fottuto pianeta è volata via!". Quindi ci sono delle eccezioni, dato che l'acqua non è materia viva organica. Però, il succo è che all'improvviso, non si sa perché chi si trova all'aperto viene proiettato verso lo spazio. Se il primo volume si poteva leggere in modo autonomo, risultando autoconclusivo (anche se con un finale aperto e la situazione non risolta), il secondo si riallaccia strettamente al primo e si interrompe sul più bello rimandando al terzo. Alla realtà già descritta nell'episodio di esordio vengono aggiunti nuovi elementi. Alla setta di fanatici che predicano il suicidio (e a volte lo impongono) saltando verso il cielo, si oppone l'esercito che, nel modo peggiore possibile, di prendere in pugno la situazione. Ma, in generale, lo scenario è quello post-apocalisse, da fine del mondo, civiltà finita e pochi sopravvissuti, senza troppe speranze vista la mancanza d'acqua sul pianeta. Alessandro e Giorgia sono una sorta di novelli Adamo ed Eva che rappresentano ciò che resta dell'umanità in un mondo degenerato in un incubo. Bravo Enoch a inventare situazioni sottosopra e ancora più bravo Crosa nel visualizzarle.

venerdì 9 aprile 2021

PRELUDIO ALLA FONDAZIONE

 
 

 
Isaac Asimov
PRELUDIO ALLA FONDAZIONE
Mondadori
cartonato, 1989
410 pagine


C'era una volta la Trilogia Galattica di Isaac Asimov, che tutti i boomers appassionati di fantascienza amavano a dismisura grazie a Urania e agli Oscar Mondadori. Il primo dei tre volumi, "Fondazione" ("Foundation", del 1951), tutti però lo conoscevano come "Cronache della Galassia". Il secondo, "Fondazione e Impero" ("Foundation ad Empire", 1952) era noto come "il crollo della Galassia Centrale". Il terzo, Seconda Fondazione ("Second Foundation, 1953), credevamo si intitolasse "L'altra faccia della spirale". Una lettura fondamentale nella mia vita. Poi, a sorpresa, nel 1982 Asimov pubblicò "Foundation's Edge", "L'Orlo della Fondazione", il quarto volume. Fu un grande successo, che lo convinse a scrivere "Foundation and Earth" (1986), "Fondazione e Terra". La storia non si concludeva, perché restavano in sospeso molte domande. Però il Buon Dottore pensò che, prima di proseguire, bisognasse integrare la pentalogia con due antefatti, "Prelude to Foundation" (1988), "Preludio alla Fondazione", e "Forward the Foundation", "Fondazione Anno Zero", del 1993. Quest'ultimo romanzo uscì postumo, essendo Asimov morto nel 1992 (a soli settantadue anni). La Trilogia Galattica era diventata una eptalogia, ma tronca del finale. Tuttavia, sia "Fondazione e Terra" che i due prequel servono a collegare il ciclo di Fondazione con quello dei robot, costituito da quattro romanzi, in particolare con il terzo, "The Robots of Dawn", ovvero "I robot dell'alba" (1983), e il quarto, "I Robot e l'Impero" (1985), "I robot e l'impero" ("Robots and Empire"). Così, considerando i robot, sono in tutto undici romanzi. Secondo me, la Trilogia Galattica, cioè i tre romanzi scritti per primi, restano insuperabili. Tuttavia ci si godono anche i due seguiti, mentre sono superflui i due prologhi. Tuttavia, anche "Preludio alla Fondazione", che è il più debole dell'intero ciclo, si legge con piacere. E se, durante le lettura, si resta un po' perplessi di fronte a certe scelte dell'autore e dei suoi personaggi, il finale sorprendente (un vero pezzo di bravura degno di un eccellente giallista, quale Asimov era) fa fare pace con tutto il romanzo. Le perplessità nascono dal fatto che per essere un romanzo di fantascienza, manca quasi del tutto l'azione (predominano le idee); e gli scenari non sembrano poi così futuribili quanto ci si potrebbe aspettare: l'unico combattimento a cui assistiamo è fatto con i coltelli. Ci viene parlato di ricette di cucina, dell'uso di elettrodomestici e accessori per la stanza da bagno, ci si sposta con mezzi pubblici simili a autobus e metropolitane, ci si veste con abiti simili ai nostri, ci si imbarazza per una mano su una coscia o per un seno nudo, tutte cose insomma che di "galattico" hanno ben poco. Tuttavia, il romanzo è volutamente minimalista, dal punto di vista tecnologico, perché presenta la vita quotidiana su un pianeta, Trantor, composto da settori molto diversi non solo quanto a tecnologia, ma a cultura, costumi, usanze, mentalità. Alcune zone sono molto arretrate, in certe si discriminano le donne, in altre si è razzisti. Nel tentativo di sfuggire alla caccia (o presunta tale) dell'Imperatore Cleon e del suo braccio destro Eto Demerzel, il giovane matematico Hari Seldon fugge da un settore all'altro con l'aiuto di una donna, la studiosa di storia Dors Venabili, e di un giornalista, Chetter Hummin. Hari Seldon, proprio lui, il futuro padre della Psicostoria. In "Foundation" lo incontravamo anziano, qui lo si presenta nei suoi anni verdi. La Psicostoria ancora non esiste, tuttavia Seldon ha dimostrato matematicamente che, in linea teorica, è possibile prevedere il futuro. Nel 1951, quando uscì il primo romanzo del ciclo, non c'erano ancora i "big data", quelli grazie al quale oggi sappiamo (lo dicono gli esperti) che benché il comportamento del singolo sia imprevedibile, quello delle masse si può proiettare nel breve periodo con sempre maggior precisione. Proprio la fuga attraverso i vari settori di Trantor convince Seldon che studiare la storia e le dinamiche sociali del pianeta capitale dell'Impero Galattico è il punto di partenza per gettare le basi della Psicostoria. Nel finale giunge inaspettata la rivelazione della vera identità di Chetter Hummin. Meno inaspettato, il bacio con Dors Venabili.

giovedì 8 aprile 2021

CARNIVORA

 
 


Paolo Eleuteri Serpieri
CARNIVORA
Comic Art
1991, cartonato
64 pagine

Quarto capitolo della saga di Druuna. A questo link trovate la recensione del terzo, che rimanda a quelle dei capitoli ancora precedenti: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/04/creatura.html.
Nonostante non si possa che rimanere a bocca aperta di fronte allo straordinario talento grafico di Paolo Eleuteri Serpieri, e alla formidabile efficacia con cui sono state realizzate alcune sequenze, tuttavia il racconto è meno riuscito rispetto ai precedenti tre episodi dal punto di vista narrativo. La storia, pur riuscendo a colpire e spiazzare in molti singoli e ben riusciti passaggi, è confusa nell'insieme. Difettano di chiarezza soprattutto nei dialoghi, farraginosi quando si tratta di fornire spiegazioni del complesso degli avvenimenti. Eppure, le singole sequenze sono non di rado magistrali: la trasformazione dei replicanti in creature aliene, il supplizio dei bozzoli, le scene di sesso violento, mostrano un Serpieri al massimo della forma, sicuramente uno dei migliori autori di fumetti al mondo. Al di là delle personali (e, per quanto mi riguarda, condivisibili) "ossessioni" del disegnatore (la sodomia nei confronti della sua eroina, la passione per le forme piene delle natiche e dei seni, il gusto per la rappresentazione della protagonista sempre svestita e spesso incatenata), Druuna continua ad apparire come metafora di una umanissima Eva in un universo di mostri, da cui subisce continue violenze. Mani deformi la palpano, creature orrende la violentano, la stuprano, se ne impossessano. Quando il rapporto amoroso è appassionato e goduto, si tratta di sogni: il suo amato non ha un corpo, è solo pensiero all'interno del computer. Il Doc che cerca di salvarla e di proteggerla è proprio lui, Serpieri: la bella scena in cui la raccoglie ferita a un fianco, scelta per essere messa in evidenza in quarta di copertina, è davvero paradigmatica dell'autentico amore dell'autore per la sua creatura.
In breve: scopriamo che Lewis è riuscito a trasferire sia la propria entità telepatica, sia quella di Schastar, di cui si è impadronito quando ha accompagnato la ragazza al suo cospetto, nel computer dell’astronave di Will, CP1, che comincia a mal funzionare. Druuna si risveglia, dopo essere stata sottoposta a indagini sul suo corpo e sulla sua mente da parte dei macchinari di bordo, in una realtà in cui anche la nave spaziale su cui è stata portata è caduta vittima di mostri simili a ragni che, dai loro bozzoli, tirano fuori replicanti dell’equipaggio. Doc, il medico di bordo, riesce (grazie alle informazioni che la visione di Schastar fornisce a Druuna) a riportare il velivolo indietro nel tempo, prima dell’incontro con l’anomalia spaziale che ha originato il caos.La manovra riesce, e l’equipaggio si ritrova sano e salvo. In una scena del finale, Doc rivive, mentre viene proiettato indietro nel tempo, una scena del proprio passato: si trova, giovane, ancora sulla Terra e rivede una sua antica compagna e la propria madre, mentre sembra sia in corso una sorta di caccia all’uomo da parte delle macchine. Uno spunto, veicolato dal film “Terminator”, che farà ritorno ne “Il pianeta dimenticato” e in “Clone”.



lunedì 5 aprile 2021

CREATURA

 
 

Paolo Eleuteri Serpieri

CREATURA
Comic Art
1990, cartonato
66 pagine


Pubblicata con straordinario successo in Francia (prima su rivista, poi in volume) e in molti altri Paesi del mondo a partire dal 1985, la saga di Druuna è arrivata in Italia soltanto di importazione. "Creatura" è il terzo capitolo, e rappresenta un importante punto di passaggio, con l'introduzione di nuovi personaggi: tra essi, l'equipaggio di una nave spaziale terrestre in viaggio tra le stelle, probabilmente fuggita dalla stessa apocalisse che ha distrutto la Terra come aveva fatto la gigantesca astronave protagonista dei primi due albi. Si veda qui la recensione del capitolo precedente, che a sua volta rimanda a quello iniziale: 
A capo del velivolo spaziale c'è il comandante Williamson, detto Will, che ha come aiutanti il pilota Rainer, l'astrofisico Stefannson, l'informatico Roger e il membro anziano Doc, medico e psicologo. Costui ha le sembianze dello stesso Paolo Eleuteri Serpieri, e quando, a un certo punto, Doc e Druuna si incontrano, la ragazza pensa: "Ehi! Ma lui è...". Al che Doc, che sembra averle letto nel pensiero, risponde: "Lo ricordo soltanto nell'aspetto esteriore... tu invece, se non esistessi, bisognerebbe inventarti!". Tra i membri dell'equipaggio c'è anche la bionda Terry, geneticamente programmata per soddisfare i desideri sessuali dei compagni di viaggio, compresi i Prolet (i componenti del più basso grado gerarchico, che si intravedono soltanto, operai addetti alla sala macchine o a sezioni inferiori a cui si allude, nascoste dietro una porta chiusa). Will però cerca di liberare Terry dal condizionamento perché ritiene che possa fare molto di più, al suo fianco in plancia.
L'equipaggio della nave di Will si imbatte in ciò che resta della molto più grande astronave dove vive Druuna, di cui si dice che è lunga trecento chilometri e sembra un asteroide alla deriva completamente ricoperto di materia organica, simile a una massa tumorale in continua modificazione. In un punto, però, si scorgono le strutture metalliche che il blob carnoso lentamente sta cercando di inglobare in se stesso, così come vuol fare dei pochi superstiti umani rimasti all'interno. Will penetra nell'astronave attirato dalla visione di Druuna che sembra chiamarlo, e in effetti scopre la ragazza in fuga da una forza malvagia che le si manifesta come un gigantesco occhio. Sono passati anni, forse secoli, dall'incontro fra Druuna e Delta, il computer impazzito che ha portato alla degenerazione e al disfacimento della gigantesca nave spaziale. Scopriamo che Lewis, l'antico comandante rimasto vivo soltanto con la testa chiusa in una teca collegata ai circuiti della sala di comando del livello superiore, e che cerca di opporsi mentalmente a Delta, ha chiuso Druuna in una sorta di bozzolo facendola vivere in mondi onirici di sua creazione, mentre tutt'intorno la degenerazione aumentava e il morbo trasformava tutti gli abitanti della città in una bio massa. Lewis rivela a Druuna che l'entità intende fecondarla: una escrescenza mostruosa assume una grottesca forma umanoide, e violenta Druuna. Ma tutto cambia, tutto si trasforma, ed è a questo punto che Will e il suo gruppo riescono a far fuggire la ragazza. La massa carnosa che avvolge quello che era il suo mondo la lascia andare perché crede che dentro il suo grembo ci sia l'essere che ha concepito. Druuna giunge dunque nella sua nuova casa, l'astronave di Will, di cui sappiamo poco, e che impareremo a conoscere nei prossimi capitoli. 
I disegni di Serpieri continuano e evocare orrore, fantascienza ed erotismo al tempo stesso. La science fiction dell'autore non è però cybernetica, digitale, algida, tecnologica. Tutto è contaminato da un opprimente senso di putrescenza, in mezzi al quale la bellezza di Druuna, oggetto del desiderio, ma anche le stessa soggetto desiderante, spicca come unica speranza di salvezza dal degrado di una realtà degenere.

domenica 4 aprile 2021

MORBUS GRAVIS 2

 

 
 
Paolo Eleuteri Serpieri
MORBUS GRAVIS 2
Comic Art
1989, cartonato
66 pagine


Leggendo le prime sei, solari tavole di questa seconda puntata della saga di Druuna si potrebbe credere di aver sbagliato fumetto, rispetto alla prima parte, di cui abbiamo parlato qui: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/03/morbus-gravis.html. Non c'è più traccia della mefitica città dove imperversa il morbo, dove i mutanti si moltiplicano e si fanno sempre più minacciosi risalendo dai livelli più bassi in cui i miliziani faticano a confinarli, dove vivere significa sopravvivere e dove con il deteriorarsi delle strutture architettoniche e meccaniche anche gli abitanti di stanno degradando e disumanizzando. Druuna è su una spiaggia meravigliosa, in compagnia di un uomo, nudi entrambi e baciati da sole. Ma il risveglio è brusco e drammatico: si tratta soltanto di una visione che Lewis, il primo comandante dell'astronave alla deriva nello spazio al cui interno si trova la città, ha creato nella mente della ragazza per mostrargli com'era la Terra, secoli prima, quando non si era ancora verificata la catastrofe che aveva costretto lui e il suo equipaggio a lasciare il pianeta portando in salvo quanti più terrestri possibile. Successivamente, con il passare degli anni, come accade nel romanzo "Universo" di Robert Heinlein, gli occupanti della gigantesca astronave (nel terzo volume della saga viene detto che è lunga trecento chilometri) hanno perso la consapevolezza di stare viaggiando nel cosmo versi una meta sconosciuta e, di pari passo con il malfunzionamento degli apparati tecnologici e la disgregazione delle strutture di comando, si sono abbrutiti. Finché non è arrivato il morbo, che secondo Druuna "c'è sempre stato", forse come conseguenza della catastrofe da cui i passeggeri dell'astronave sono fuggiti, oppure come la più evidente manifestazione della degenerazione genetica e tecnologica dell'intero sistema. Di Lewis, che un tempo era un uomo, è rimasta soltanto la testa, contenuta in una teca bio meccanica che gli ha permesso di attraversare i secoli. Schastar, uno scienziato dei livelli superiori (là dove si conserva un barlume di conoscenza), ha scoperto che la città è costruita dentro un'astronave e, benché braccato dai miliziani che gli danno la caccia perché vittima del morbo, è riuscito (nel finale di "Morbus Gravis") a guidare Druuna, da cui è stato aiutato, fino al più alto dei livelli, là dove, appunto, si trova faccia a faccia con Lewis, o con ciò che ne rimane. Lewis, da anni, sta conducendo una battaglia con il calcolare Delta, il computer che gestisce l'astronave, e che è impazzito, finendo per credersi una divinità. Forse è proprio la follia di Delta la causa della generazione di corpi e macchine, forse è la degenerazione a causare la follia di Delta. In ogni caso, Lewis si ritrova per la prima volta a contatto con un essere umano, e chiede a Druuna di raggiungere la Torre del Potere, dove ha sede Delta, per disattivarlo. Comincia così una drammatica odissea nella disumanità e nel degrado, una catabasi nei gironi infernali della città, fino al cuore dell'astronave. Druuna viene stuprata e seviziata, e assiste a stupri e sevizie, ma con l'aiuto telepatico di Lewis raggiunge Delta. Se c'è una morale, è che la bellezza bruna di Eleuteri Serpieri è l'unica a dimostrarsi umana (anche nella sua sensualità, visto che il suo corpo è espressione e metafora della propria umanità, debole e forte nello stesso tempo), e dunque attraversa l'inferno, ferita ma non abbrutita, in forza del suo essere donna, a tutto tondo, in un mondo di mostri. Un dialogo significativo lo dimostra. Jock, un ufficiale della milizia a cui Druuna chiede favori (che lui concede pretendendo prestazioni sessuali) dice di desiderare di essere amato, ma di essere costretto a farle del male perché lei rappresenta ciò che lui non può essere, costretto a servire “sacri principi” propugnati dai “preti”, ritenuti l’unico contrasto possibile all’imperversare dei mutanti. I “preti”, che giungono dai "piani alti" dove percepiscono "voci" e che hanno il controllo su chi, giudicato sano, può accedere ai livelli superiori, prosperano sul degrado e sul terrore e hanno trasformato in oscura religione e in magia la verità, tenuta nascosta, del viaggio nello spazio dell'astronave in cui tutti si trovano. Druuna, che non si riconosce nelle gerarchie degenerate che si impongono con la paura e la violenza, e cerca una sua strada verso la verità, con tutti i suoi dubbi e le sue debolezze, è aliena perché umana, è perciò una “sovversiva” da castigare. Il finale, sorprendente, rimanda al terzo capitolo. Il rapporto fra erotismo e horror fantascientifico si mantiene equilibrato. Straordinari i disegni di Serpieri, a cui si perdona facilmente l'eccessiva verbosità dei dialoghi.

sabato 3 aprile 2021

BREVE STORIE DELLE PSEUDOSCIENZE

 
 

 
 
Marco Ciardi
BREVE STORIE DELLE PSEUDOSCIENZE
Hoepli
2021, brossura
168 pagine, 14.90 euro


Nella sua introduzione, Marco Ciardi (docente di Storia della scienza all'università di Firenze) scrive: "La scuola è il luogo in cui si dovrebbe iniziare riflettere su cosa sia e come funzioni la scienza". A partire, evidentemente, da come si è evoluta nel corso dei secoli, mentre invece, purtroppo, si insegna la scienza senza la sua storia. Il breve e brillante saggio di Ciardi dimostra come il progressivo sviluppo delle conoscenze scientifiche abbiano tolto il terreno sotto i piedi alle pseudoscienze, come l'astrologia o l'alchimia, o alle credenze, come lo spiritismo o il creazionismo, ma anche accompagnato la nascita di altre, come la teosofia o l'ufologia, secondo gli ormai noti meccanismi psicologici da cui nascono il complottismo, il razzismo, la fantarcheologia. Di ogni pseudoscienza o credenza propagandata come verità, l'autore traccia la storia e riassume i contenuti, dimostrando quanto variegata sia stata la fantasia umana nell'inventarsi le cose più incredibili, e come sia stato facile, peraltro, per un gran numero di persone crederci. Inizialmente la scienza non si distingueva dalla magia, poi i percorsi si sono fortunatamente divisi. Scrive ancora l'autore: "Esistono pseudoscienze che hanno un'origine antica e non sempre sono state qualificate come tali, mentre altre sono sorte in tempi più recenti, e questo implica la necessità di ricordarsi sempre che il confine tra scienza e pseudoscienza non è definibile in maniera astratta, una volta per tutte, ma varia costantemente nel corso del tempo". Le pseudoscienze sostanzialmente rimangono sempre uguali a se stesse, la scienza si evolve. Nota Ciardi, molto acutamente: "Le pseudoscienze continuano tranquillamente a esistere anche quando ne viene dimostrata l'infondatezza". E conclude: "Ognuno può credere quello che vuole. L'importante è che conosca l'origine delle proprie credenze e se hanno un fondamento più o meno plausibile. La scienza modera è nata proprio a capire questo". Per chi volesse approfondire, oltre a puntuali note che rimandano in modo chiaro alle fonti, in appendice è presente una ricca bibliografia.

domenica 28 marzo 2021

DORMY WEST DEVI CROCK E GLI ALTRI

 

 
 
 
Pier Luigi Sangalli
DORMY WEST DEVI CROCK E GLI ALTRI
Allagalla
2020, brossurato
210 pagine, 15 euro


"Il western a fumetti di Pier Luigi Sangalli", spiega il sottotitolo. E ancor meglio, l'informatissimo Luca Boschi, nella sua prefazione, spiega l'importanza di Sangalli (Monza, classe 1938) nell'ambito della produzione a fumetti per ragazzi targata Bianconi, editore (scomparso nel 1993) di una sterminata quantità di albi e di personaggi negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Sue le serie dedicate a Soldino, Geppo, Nonna Abelarda, realizzate da autori straordinari quali Giovanni Battista Carpi, Giorgio Rebuffi, Luciano Bottaro, Giulio Chierchini, Nicola del Principe, Tiberio Colantuoni, Alessandro Dossi. E, appunto, Pier Luigi Sangalli, a cui, secondo Boschi, soprattutto si deve la sedimentazione di uno "stile Bianconi". Snobbata per lungo (troppo) tempo, la produzione bianconiana è stata di recente oggetto di una riscoperta che ha portato alla pubblicazione di vari volumi antologici dedicati ai vari autori e ai vari personaggi, oltre che a saggi sull'argomento. Questo volume raccoglie dodici storie scelte da Sangalli stesso, dedicate a quattro personaggi che hanno tutti la caratteristica di essere la parodia di classici personaggi dei film western, che negli anni Sessanta erano popolarissimi fra i ragazzini: Dormy West (uno sceriffo pelandrone), Giannina Calamity (un bambina molto arzilla), il Caporale Pignata (una Giubba Rossa, ma dei nostri giorni - visto che si muove in Jeep - anche se ha a che fare con le riserve indiane canadesi) e Devy Crock (parodia di Davy Crocket). Le due storie più belle hanno come protagonista proprio quest'ultimo alle prese con i Magnifici Sette e Mezzo. Le dodici avventure sono leggere, ilari, gradevoli, riposanti. Graficamente eleganti nella loro essenzialità. Sono, ecco il termine, fumettose.

sabato 27 marzo 2021

BREVI CENNI SULL'UNIVERSO E TUTTO IL RESTO

 

 
Tiziano Sclavi
Giorgio Pontrelli
BREVI CENNI SULL'UNIVERSO E TUTTO IL RESTO
Sergio Bonelli Editore
2020, cartonato
68 pagine, 19 euro


Della serie a fumetti "I racconti di domani", scritta per la libreria da Tiziano Sclavi e affidata ogni volta a un disegnatore diverso, abbiamo già parlato, in questo stesso spazio, commentando i primi due volumi. Qui la recensione di quello d'esordio:
https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../il-libro...
Questo terzo titolo è forse il migliore dei tre, per il motivo spiegato dalla giornalista Eliza Kazan nell'ultima pagina: "Dylan Dog, il sedicente Indagatore dell'Incubo, è morto, e non ha potuto essere presente in questo numero dei Racconti di Domani. Tornerà nel prossimo". Ovviamente non è vero che Dylan Dog è morto (mai credere alle notizie dei TG), ma è vero che è del tutto assente nel volume. Il che, a ragion veduta, è un bene, perché le storie possono occupare tutto il breve spazio a disposizione (60 pagine) senza bisogno degli onirici raccordi con Dylan che continua a leggere il misterioso libro trovato nella bottega dell'ancor più misterioso Hamlin. La cosa bella della serie di Sclavi sono appunto le storie brevi di argomento (e protagonista) sempre diverso, di Dylan (che può vivere avventure tutte sue anche altrove) tutto sommato non c'è bisogno. La sua assenza permette di far posto a qualche racconto in più, che in totale sono dieci, di lunghezza diversa. In un paio di ritrovano sviluppate in modo differente idee già presenti nelle opere dello Sclavi scrittore, come "Zapping", che prende spunto da alcune pagine di "Non è successo niente", là dove il telespettatore, da casa, facendo fuoco con la pistola contro lo schermo televisivo, può uccidere chi compare in TV. Del testo, anche Eliza Kazan, in "Tigì", dice: "Riassumo quindi le notizie di oggi: non è successo niente". In "Gli alieni" torna la tematica già affrontata nel secondo volume dei "Racconti di domani" (là dove in un ospedale di Pavia veniva ricoverato un paziente piovuto dal nulla, che non sa chi è e non capisce neppure il dialetto del luogo), quella del giovane che, prigioniero di una provincia che non gli assomiglia, si sente un extraterrestre sul pianeta sbagliato, non trova di avere niente in comune neppure con i genitori. Si tratta, con ogni probabilità, di una sorta di autoritratto dello stesso Sclavi. Alcuni racconti sono inquietanti senza che gli accadimenti abbiano una spiegazione logica, in altri tutto ha un (drammatico) senso, come "La felicità", o "L'anomalia", i miei preferiti. In ogni caso, tanto di cappello al talento sclaviano come affabulatore e sceneggiatore: efficacia, sintesi, dialoghi, sono magistrali. Non da meno i disegni puliti di un Giorgio Pontrelli perfettamente a suo agio come virtuoso strumentista che, interpretando uno spartito, lo fa suo ma al tempo stesso si lascia dirigere da un ispirato direttore d'orchestra.

domenica 21 marzo 2021

MORBUS GRAVIS

 

 
Paolo Eleuteri Serpieri
MORBUS GRAVIS
Alessandro Editore
2000, cartonato
64 pagine, 14.97 euro


"Morbus Gravis" è uno dei primi dieci graphic novel della mia vita, Uno di quelli che leggi da giovane e poi li ricordi per tutti gli anni a venire e gli lasci sempre un posto d'onore nella libreria. Druuna, il personaggio destinato a identificare l'arte del veneziano Paolo Eleuteri Serpieri, inizialmente non doveva neppure essere il personaggio principale, stando a quanto dichiara l'autore nell'intervista concessa a chi scrive e pubblicata sul n° 14 della fanzine "Collezionare" (1989): "Inizialmente il personaggio principale non doveva essere femminile. Andando avanti ho visto che la storia mi prendeva e ho continuato, scoprendo, che in realtà Druuna era la protagonista". La saga esordisce in Francia sulla rivista Pilote, dell'editore Dargaud, nel 1985, riscuotendo un successo straordinario e arrivando a vendere oltre un milione di volumi nel mondo. Il primo capitolo descrive un apocalittico futuro post-catastrofe, in cui imperversa una morbo che trasforma gli uomini in mostri tentacolari, in quella che sembra una città costruita su più livelli in cui i più bassi sono il regno dei mutanti, cannibali e assetati di sangue, e i più alti destinati a misteriose élite a cui possono accedere solo pochi privilegiati. Uno scienziato, Schastar, ha scoperto però una diversa verità, che la malattia gli impedisce di rivelare. Braccato, perché gli infetti vengono abbattuti dai miliziani, l'uomo viene soccorso e nascosto da Druuna, una procace ragazza bruna, la quale cerca di aiutarlo procurandogli dosi di un siero che ritarda la sua mutazione, vendendosi a un medico che abusa di lei. Del resto, per sopravvivere Druuna è abituata a farlo. Prima di morire, Shastar riesce a guidare la ragazza fino ai livelli più alti della città, dove lei scopre che il mondo in cui ha sempre vissuto senza mai pensare che ci sia un "fuori" si trova all’interno di una gigantesca astronave alla deriva nello spazio, i cui occupanti hanno perso ogni cognizione della realtà. Se il punto di riferimento qui è chiaramente è da ricercarsi nel romanzo “Universo” di Robert Heinlein, in realtà le sconvolgenti tavole recano un messaggio che tocca il cuore dei lettori: in una condizione di orrendo degrado le uniche speranze di redenzione sono affidate ad una giovane donna, Druuna, che è riuscita a conservare intatte le sue doti di umanità. In questo primo volume la parte erotica del racconto (quel tipo di erotismo cupo e disperato che sublima il connubio eros e thanatos) non è predominante come avverrà in seguito, anche se sono già evidenti il talento dell'autore nella narrazione erotica e la sua passione per il corpo femminile, specchio comunque, in Druuna, dell'anima del personaggio. I disegni di Serpieri, per quanto ricchissimi al punto da dare l’illusione che niente sia lasciato all’immaginazione del lettore, in realtà sono massimamente evocativi: catturano a tal punto da trascinarci nelle pagine e farci sentire suoni, odori, sapori, sensazioni tattili. Nato a Venezia il 29 febbraio 1944, Paolo Eleuteri Serpieri completa a Roma i suoi studi Accademici dedicandosi all’attività di pittore e di docente in un istituto d’Arte. Quando nel 1975 decide di occuparsi a tempo pieno di fumetti iniziando a collaborare con il settimanale "Lancio Story" con le storie western scritte da Ambrosio, si rivela subito non solo autore professionalmente già maturo e dotato di una notevole tecnica grafica, ma anche interprete personalissimo del West e profondo conoscitore della storia e della cultura dell’ovest americano. È risaputo, tra l’altro, come egli sia anche un buon musicista country. La sua collaborazione viene richiesta anche dalla casa francese Larousse che lo chiamava a lavorare per l’ "Histoire du Far West", un’opera che gli apre le porte del mercato d’Oltralpe.

sabato 20 marzo 2021

LA TEMPESTA DEL SECOLO



 
Stephen King
LA TEMPESTA DEL SECOLO
Sperliing & Kupfer
2000, brossurato
440 pagine, 12.86 euro


"L'ho scritta come sceneggiatura televisiva perché è così che la storia voleva essere scritta", dice Stephen King nella sua introduzione. "La tempesta del secolo", infatti, non è un romanzo ma un copione, quello di una miniserie in tre puntate trasmessa dalla rete statunitense Abc nel 1999. King la ideò nell'autunno del 1996, proponendola ai produttori come un soggetto originale, scritto apposta per la TV. Avuto il via libera, venne sceneggiata tra il dicembre del 1996 e il febbraio del 1997, e realizzata dal regista Craig Baxley tra il marzo e il giugno del 1998. Il progetto era ambizioso per il gran numero di personaggi, più o meno i duecento abitanti di un'isola al largo della costa del Maine, e per gli effetti speciali necessari, quelli della più grande tormenta di neve mai vista, per di più con un mare scatenato in gradi di abbattere un faro. L'isola è quella di Little Tall, dove si svolge un altro famoso romanzo di King, "Dolores Claiborne". Allo sceneggiatore, ai fini del racconto, serviva una comunità i cui membri potessero tenere un segreto: "non c'è comunità negli Stati Uniti così strettamente chiusa in se stessa quanto quelle delle isole davanti al Maine", scrive King. Il protagonista negativo della storia, André Linoge, sceglie l'isola proprio per questo, e approfitta dell'occasione offerta dall'arrivo di una tempesta destinata a isolare per alcuni giorni la comunità degli abitanti. Non è un uomo, Linoge, nonostante ne abbia l'aspetto. L'anagramma del suo nome, come scopre lo sceriffo locale, Mike Anderson, verso metà della storia, è "Legion", ovvero l'appellativo che dice di avere, in un brano del Vangelo, un demone scacciato da Gesù. La creatura conosce tutti i peccati degli abitanti, i più inconfessabili e segreti, e li rivela in pubblico mettendo gli isolani gli uni contro gli altri. Ma il suo scopo non è quello di scoprire gli altarini: "datemi ciò che voglio e io me ne andrò", dice. Le manifestazioni dei suoi poteri soprannaturali, con i quali spinge al suicidio alcuni e fa uccidere fra loro altri, servono a dimostrare alla comunità, radunata in municipio per sfuggire alla tempesta, che non scherza: se non gli verrà dato ciò che vuole, lui può ucciderli tutti. Come accadde ai coloni di Roanoke, un'isola della Carolina, a fine Cinquecento: scomparvero nel nulla. Ciò che vuole, per un capriccio della magia o una regola stabilita da Dio per le creature del male come lui, è qualcosa che gli può solo venire donata, lui non se la può prendere.King si impegna nella caratterizzazione di decine di personaggi, seguendone le mosse nel mezzo della nevicata, ma alla fine tutti si riconoscono in una spirito di comunità in grado di coprirsi a vicenda e mantenere i segreti, tranne Mike Anderson, l'unico che si ribella al ricatto di Linoge. Ricatto che (spoiler) riesce perfettamente. Gli abitanti di Little Tall Island danno al demone (o quel che è) ciò che lui chiede, per quanto tremendo sia, e il demone se ne va. Il difetto principale della storia è proprio questo: manca la catarsi, non c'è il lieto fine, il male trionfa. Il che è strano, per un prodotto televisivo destinato ai salotti domestici. La miniserie televisiva ha tutti i difetti delle miniserie televisive degli anni in cui venne realizzata: effetti speciali che oggi lasciano a desiderare, lentezza nel ritmo, mancanza di scene davvero forti (in ossequio alla censura), dialogo da educande. King continua essere migliore su carta che sullo schermo, piccolo o grande che sia. Su carta, tuttavia, la sceneggiatura dei tre episodi TV è pesante da leggere perché ci sono tutte le indicazioni di scena per il regista e gli attori. Tuttavia i veri adepti del culto kinghiano sono chiamati a confrontare il copione, dialogo per dialogo, con il risultato televisivo.