lunedì 27 luglio 2015

NORMAN ROCKWELL: 322 COVERS




Christopher Finch
Norman Rockwell
NORMAL ROCKWELL: 322 MAGAZINE COVERS
Abbeville Press 
2013 - cartonato
400 pagine, 40 dollari

E' un librone in cui perdersi, questo, che raccoglie oltre trecento illustrazioni realizzate da Norman Rockwell per le copertine del settimanale "The Saturday Evening Post" tra il 1919 e 1963, pubblicate a tutta pagina (purtroppo riprodotte dalla rivista e non dagli originali, ma del resto è così che le vedevano i lettori dell'epoca). Le copertine di Norman Rockwell, venivano realizzate con la stessa cura che un pittore dedica ai suoi quadri. Ma non si trattava di quadri: Rockwell, da grande professionista, sapeva di rivolgersi a un pubblico vastissimo e non alla ristretta cerchia dei frequentatori di una galleria d'arte, di un museo o di una collezione privata. Per questo i suoi disegni venivano realizzati tenendo ben presenti le necessità della pubblicazione a cui venivano destinati, a partire dal formato rispettoso della "gabbia" di stampa. Il tutto per giungere alla maggior comunicativa possibile del messaggio verso il lettore, anche il più distratto, che doveva notare le sue cover e essere invogliato all'acquisto della rivista. Potremmo arrivare a dire che quando ci troviamo di fronte a una rivista con copertina di Norman Rockwell, abbiamo davanti a noi l'originale: perché quella, e solo quella, é l'opera che l'illustratore intendeva realizzare, e non il foglio o la tela su cui egli, materialmente, ha disegnato l'immagine e poi steso il colore, che sono soltanto passaggi intermedi in vista del risultato definitivo, quello stampato.

La carriera di Rockwell iniziò nel 1912, ad appena diciotto anni (era nato il 3 febbraio 1894), in un periodo in cui l'illustrazione si stava guadagnando un posto di rilievo fra le belle arti, grazie alle nuove tecniche di stampa che rendevano possibile la riproduzione di immagini a mezza tinta e a colori (era stata inventata la fotocomposizione meccanica). L'artista era newyorkese, di buona famiglia e soprattutto di famiglia con tradizioni artistiche e letterarie. Suo padre, Jarvis Waring Rockwell, direttore di una importante filiale di una ditta tessile, aveva letto Dicksen ai suoi figli - e questo spiega molte cose della poetica pittorica di Norman. Il giovanissimo Rockwell cominciò fin da ragazzo a cimentarsi con l'illustrazione tentando di riprodurre il mondo dickensiano. Dopo aver compiuto studi accademici che non lo stimolavano più di tanto, Norman trovò la sua strada trasferendosi dalla paludata Accademia Nazionale alla più progressista Art Students League, dove l'illustrazione era tenuta nel giusto conto. Il suo primo incarico lo ebbe dai titolari di un grande magazzino che gli commissionarono quattro cartoline natalizie. Poi fu la volta di un libro per bambini. Da lì in poi, il lavoro non gli mancò mai. 

Nel 1912, Rockwell iniziò a collaborare con la rivista "Boy's Life", di cui ben presto divenne art director, legata al movimento dei boy-scout, Si specializzò così nel disegno di bambini e ragazzi. Nel 1916 pubblicò la sua prima copertina per il "Saturday Evening Post". Ritraeva un ragazzo ben vestito che spingeva una carrozzina mentre i suoi compagni di baseball si prendevano gioco di lui. Walter Dower, art director del "Post", non solo accettò l'illustrazione senza apportarvi modifiche, ma acquistò una seconda immagine dove comparivano dei bambini che giocavano al circo. Fin dall'inizio, Rockwell sentì profondamente i temi che lo resero così caro al suo pubblico: i bambini, la vita famigliare, gli amori giovanili, gli addii e i ritorni a casa, la giovinezza e la vecchia, le feste e le tradizioni americane. I soggetti dickensiani, poi, furono ricorrenti, a pagamento di un vecchio debito d'infanzia. Celebri furono anche le sue illustrazioni per le opere di Mark Twain (l'artista si recò di persona nel profondo Sud per studiare ambienti, abiti e oggeti d'uso comune). 

Oltre ad apprezzarne ora l'umorismo, ora il sentimento delle cover rockwelliane, non si può non restare di stucco di fronte all'abilità dell'artista nel rendere a perfezione, grazie allo studio delle espressioni, gli stati d'animo dei suoi soggetti e le variegate situazioni in cui sono posti. Rockwell preferiva disegnare basandosi su modelli dal vivo, più che su fotografie. Spesso ingaggiava modelli tra i vicini di casa, o tra gli abitanti di Stockbridge, nel Massachussetts, dove Norman si trasferì con la moglie Mary, che soffriva di depressione, nel 1953. Nel 1959, Mary morì. Rockwell si risposò nel 1961 con Molly Punderson, un'ex-insegnante in pensione. Intanto, le sorti del Post non era più floride. La rivista era invecchiata, perdeva copie. Il 14 dicembre 1963 comparve l'ultima copertina di Rockwell, un ritratto del presidente John Fitzgerald Kennedy, ucciso un mese prima a Dallas. 

Era la quattrocentoventesima cover eseguita da Rockwell per il "Post".  Di lì a poco, la rivista fallì. La decisione dell' editore di fare a meno dell'artista-simbolo che per quasi cinquant'anni ne aveva curato l' immagine non portò fortuna al magazine. Rockwell era stato accusato di aver nuociuto al gusto estetico degli americani proponendo una sua idea dell'arte troppo figurativa e tradizionalista, contro le tendenze dell'arte contemporanea. Che cosa ne pensasse Rockwell dell'arte contemporanea è ben evidenziato in una copertina del "Post" del 1962 intitolata "L'intenditore", in cui un maturo signore si sofferma pensoso di fronte a una indecifrabile opera di Pollock. L'illustratore continuò a disegnare fino al 1976, sempre ricevendo nuove commissioni. La sua ultima copertina fu eseguita per "American Artist" in occasione del Bicentenario. Dipinse sé stesso nell'atto di porre una bandiera sulla Campana della Libertà, dove si legge "Buon Compleanno". Nel novembre 1978, Rockwell moriva nella sua casa di Stockbridge.

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