martedì 5 gennaio 2021

DELLA MORTE E DEL CIELO

 
 

 
 
Nicola Mari
Tiziano Sclavi
I RACCONTI DI DOMANI 2 
DELLA MORTE E DEL CIELO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
68 pagine, 19 euro


Del primo volume di questa serie di cartonati da libreria, "I racconti di domani", avevamo già parlato in questo spazio. Quel commento è stato poi inserito nel mio blog "Utili sputi di riflessione", e più esattamente qui.
Avevamo già notato come la formula scelta da Sclavi si riallacciasse ai primi due Speciali di Dylan Dog, "Il Club dell'Orrore" (disegnato da Corrado Roi) e soprattutto "Gli orrori di Altroquando" (illustrati da Attilio Micheluzzi"). Si tratta in buona sostanza di racconti brevi e magari folgoranti, tenuti insieme e giustificati da un fil rouge, o da una cornice narrativa. Nel primo caso, i membri di un Club si riuniscono per narrare storie riguardanti il mostro di Loch Ness; nel secondo, un mostriciattolo di nome Azazelo inventa racconti per una oscura divinità che ne è affamata ("Sua enormità"), e in questo caso l'argomento è libero. Si può dire che quei due albi fecero capire a tutti quanto assurdo fosse il confine tra "fumetto d'autore" e "fumetto popolare".
Ne "I racconti di domani" le storie brevi sono giustificate da un libro misterioso che Dylan Dog acquista nell'altrettanto misterioso negozio chiamato "Safarà", una bottega di rigattiere in cui si vendono oggetti provenienti, si direbbe, da altre dimensiono. "I racconti di domani" compaiono e scompaiono su un volume dalle pagine bianche, e vengono letti da un Indagatore dell'Incubo particolarmente disorientato, che non ricorda, non capisce, non sa.
A dire il vero, l'estrema velocità e le poche pagine a disposizione fanno un po' rimpiangere i vecchi Speciali da edicola, che di pagine a fumetti ne avevano 128 e c'era un bel malloppo in cui perdersi. Tuttavia, anche Nicola Mari, come già Gigi Cavenago, regalano delle belle soddisfazioni agli occhi. Ma anche Scavi resta sempre Scavi e, per carità, ci irretisce anche se il gioco di prestigio dura lo spazio di un gesto del prestigiatore. Folgoranti e magistrali le sue sceneggiature basate sull'essenziale. Il primo racconto, "Come venne l'amore per il professor Tristezza", è una storia di fantasmi e di un amore mancato, quell'amore che avrebbe potuto salvare la vita triste di un uomo solo, ma che così non è stato. "Gli ultimi cinque secondi", probabilmente il migliore degli episodi, ci fa disperare che la fine arrivi davvero come una liberazione. Ne "Lo straniero" io ci vedo una sorta di racconto autobiografico. Il giovane alieno, o forse il viaggiatore di un altro tempo, ricoverato senza memoria, nel 1961, in un ospedale dell'Oltrepò Pavese è lo stesso Sclavi (nato a Broni, Pavia, nel 1953) proiettato in una provincia di cui non capisce neppure il dialetto. "Il mostro" rispolvera il tema, caro a Dylan Dog, dei genitori visti come nemici. De "L'arrivo" confesso di non aver capito niente, ma mi è piaciuto leggerlo.

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