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venerdì 1 aprile 2022

PARLAMI DI LEI

 

 


 

Autrici Varie
PARLAMI DI LEI
W4W e altre associazioni
2022, brossurato
76 pagine, in omaggio


Segnalo un aureo libretto che non troverete in libreria né negli shop on line. Si può ottenerlo solo in regalo rivolgendosi alle Associazioni che lo hanno realizzato o ai Comuni di Colorno, di Sorbolo Mezzani e Torrile, in provincia di Parma. L'operazione è degna di nota a tal punto che mi piacerebbe se venisse presa ad esempio in altre parti d'Italia: se conoscete amministrazioni, enti, organizzazioni in grado di replicarla, suggerite loro l'idea. Di che cosa si tratta? Una decina di associazioni di tre Comuni della "bassa", lungo il Po parmense, si sono coordinate per individuare dodici figure di donne del recente passato (dall'Inizio del Novecento fino alla soglia del nuovo millennio) che hanno in qualche modo lasciato il segno nelle rispettive comunità di appartenenza: quattro di Colorno, due di Mezzani, quattro di Sorbolo, due di Torrile. Una levatrice, una maestra, una ristoratrice, una imprenditrice, una ricamatrice, una partigiana, una deportata ad Auschwitz, una insegnante di ballo liscio, una "zia" di tutti in parrocchia, e così via. Donne coraggiose, forti, che in tanti ricordano come esempio di gentilezza, di umiltà, di saggezza, di dedizione. Nove donne di oggi si sono incaricate di cercare i famigliari e chiunque potesse raccontare qualcosa su di loro, raccogliendo foto e testimonianze. Ne sono venuti fuori dodici ritratti vivissimi, commoventi, entusiasmanti. Leggendoli si capisce l'importanza che certe persone rivestono nelle loro comunità, e soprattutto del ruolo fondamentale che hanno ricoperto le donne, anche negli anni passati in cui sembrava che dovessero mostrarsi dimesse e magari a capo chino: parlare di loro serve a schiarire le idee anche a chi oggi le vorrebbe così.
Un plauso dunque alle nove autrici e a chi le ha coordinate, e anche alla Regione e al Ministero che hanno finanziato l'iniziativa permettendo la stampa e la distribuzione gratuita del libro.

venerdì 31 agosto 2018

I RACCONTI DI OSCAR



Mauro Adorni
I RACCONTI DI OSCAR
Ficcadori Editore
brossurato, 1998
100 pagine

Il dialetto di Sissa è del tutto diverso da quello dei paesi vicini (siamo lungo la riva del Po dalle parti di Colorno, nei pressi di Parma). Si parla soltanto lì, non esistono né grammatiche né vocabolari. Però, proprio in sissese Mauro Adorni ha scritto i suoi racconti e le sue poesie raccolte in questo libro, che Luigi Alfieri ha tradotto in italiano lasciando il testo originario a fronte. Ora, il motivo per cui mi sia messo a leggere le storie del falegname Oscar e di sua sorella Lina non è del tutto chiaro neppure a me, però credo sia in relazione al fatto che Adorni (classe 1941) è un attore comico dialettale descritto come "irresistibile" da Paolo Briganti, autore dell'introduzione. Attore, capomico, ma anche autore di testi (almeno una ventina le sue commedie), poeta: "Chi ha visto e sentito almeno una volta Mauro Adorni recitare sul palcoscenico potrà godere ancora di più (nel leggere questi racconti) pensando alle sue maschere, alla sua voce, ai suoi sguardi, alle sue timidezze che tanto ricordano il grande Gilberto Govi". Ecco: ho fatto la prova. Mi sono messo a confrontare il testo dialettale con la traduzione: "A riva in biciclata la moiera dal masalén par dir che so marì l'era stà mal durant la nota e al n'sa sintéva mia ad masar". In italiano: "Arriva in bicicletta la moglie del norcino per dire che suo marito si era sentito male durante la notte e non era in grado di dar luogo alla maialatura". Cioè, per quel che capisco, l'uccisione del maiale. Ecco, con tutto il rispetto per il traduttore, il racconto ha senso solo se immaginato letto da Adorni in sissese. Come capita, del resto, e qui faccio un riferimento alla mia personale esperienza di commediografo vernacolare, per le commedie in vernacolo fiorentino che si cerca di tradurre in lingua. "I racconti di Oscar" non hanno un gran trama: sono brevi scenette tratte dalla vita di campagna com'era un tempo, anche piuttosto triviali (flatulenze, mal di pancia, scherzi da cortile o da osteria), ma l'estro dialettale con cui vengono raccontate vale la lettura.

domenica 24 luglio 2016

TRA I CASTAGNI DELL'APPENNINO



TRA I CASTAGNI DELL'APPENNINO
di Marco Aime e Francesco Guccini
UTET
2014, brossurato
160 pagine, 14 euro

Si tratta di un libro intervista che ripercorre la carriera di Francesco Guccini, modenese classe 1940, ma legato in modo molto stretto al paese di Pàvana, sulle montagne pistoiesi, di dove era originario suo padre (la madre invece era di Modena). Proprio a Pàvana si svolge l'intervista di Marco Aime (Torino, 1956), docente di Antropologia Culturale presso l'Università di Genova. Aime raggiunge il borgo in treno, da Bologna, lungo la storica linea Porrettana, e poi riparte scendendo sul versante opposto, fino a Pistoia. Luoghi che conosco molto bene anche io, essendo nato a mia volta da quelle parti (a San Marcello Pistoiese, per la precisione). Come la maggior parte delle interviste raccolte "in diretta" attraverso una registrazione, ci troviamo di fronte a una piacevole conversazione che ha però il difetto di non poter rappresentare un saggio esaustivo: si passano in rassegna dei ricordi senza citazioni puntuali, si raccontano aneddoti, si salta di palo in frasca. Per di più l'intervistatore ha il difetto, tipico di certi appassionati che se sanno più dell'artista stesso, di porre domande lunghissime in cui si fa sfoggio di erudizione, a cui l'intervistato non importa neppure che risponda perché tutto è già stato detto nel quesito. Guccini ascolta evidentemente colpito da tanta fluviale eloquenza e accenna: "sì, certo", o si limita a postillare. Ma non è sempre così, ovviamente e, come dicevo, la conversazione risulta piacevole (piacevolissima, immagino, per cui conosca a menadito l'opera di Guccini - almeno quella musicale, perché ai libri si accenna solo di sfuggita), Molto belle le parti che riguardano l'Appennino e la vita di paese o del tempo che fu. Interessanti gli approfondimenti sugli anni dei Cantautori, e sugli ispiratori di Guccini (Bob Dylan, gli chansonnier francesi). L'artista nota come prima di lui (e degli autori come lui) la canzone italiana fosse ancorata ai temi romantici, poi a un certo punto arrivarono i testi "impegnati". Il cantatore sostiene comunque, credo non a torto, di non avere quasi mai composto liriche "politiche", ma di aver raccontato esperienze di vita, senza sventolare bandiere di partito. Anzi, a un certo punto viene rievocato il "processo proletario" intentato a De Gregori nel 1976, quando nel corso di un concerto al Palalido di Milano il cantautore romano venne contestato e accusato di prendere soldi per cantate. Assurdità di quegli anni, che spinsero Roberto Vecchioni a scrivere "Vaudeville" e lo stesso Guccini a comporre "L'avvelenata". Tra gli aneddoti, uno riguarda un militante di destra che, incontrando il contatore per le strade di Bologna, gli confessò di apprezzare le sue canzoni nonostante la diversità di idee politiche (questo, d'altro canto, mi pare il minimo se si è di buon senso). Fra le cose da sottolineare è come Guccini non ritenga "Dio è morto" una bella canzone (mentre lo sono, secondo lui, "Amerigo",. "Samantha", "Canzone per Anna"), preferisca Bologna a Modena, e ritenga la musica meno importante del testo (ecco, io su questo non sono d'accordo). Ho incontrato personalmente una volta sola Francesco Guccini, in un ristorante, ed è stato gentile nel contraccambiare il mio saluto: mi parve che conoscesse Zagor. Spero di incontrarlo di nuovo.