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venerdì 20 marzo 2020

OMERO, ILIADE




Alessandro Baricco
OMERO, ILIADE
Feltrinelli
brossura, 2004
168 pagine, 13 euro


Un buon modo per leggere (o rileggere l'Iliade), quello di farlo (o rifarlo) con la versione in prosa di Alessandro Baricco. Il quale adotta questa tecnica: rispetta fondamentalmente il testo omerico trasportato in prosa, omettendo però le parti riguardanti gli dei ("non le avrei tolte se fossi stato convinto che erano necessarie, ma per quando sia brutto dirlo, non lo sono") e girando la narrazione in soggettiva. Cioè, per ogni capitolo Baricco sceglie un personaggio (Criseide, Tersite, Elena, Enea, Nestore, Achille, Ulisse, Patroclo, Agamennone...) e fa sì che sia lui a raccontare in prima persona, con soltanto i piccoli adattamenti del caso. Al "romanzo" corale che così viene fuori dà poi un ritmo, respiro, vita scegliendo un lessico parlato senza farraginosità arcaiche. Il risultato è estremamente convincente. Il poema si fa leggere lungo il suo percorso originario, cominciando con la visita di Crise, sacerdote di Apollo, all'accampamento greco, per trattare il riscatto di sua figlia Criseide, rapita da Agamennone, e concludendosi con l'inganno di Ulisse e con il cavallo portato dentro le mura di Troia. Nel mezzo, tanti drammi umani, tanti duelli, tanto sangue, tanto splatter. In conclusione, una postilla di Baricco: "Per esser chiaro, vorrei dire che l'Iliade è una storia di guerra, lo è senza prudenza e senza prudenza e senza mezze misure: e che è stata composta per cantare un'umanità combattente, e per farlo in modo così memorabile da durare in eterno. A scuola, magari, la raccontano diversamente. Ma il nocciolo è quello. L'Iliade è un monumento alla guerra".

domenica 3 marzo 2019

PANTA REI



Luciano De Crescenzo
PANTA REI
Mondadori
Prima edizione - Novembre 1994
cartonato con sovraccoperta - lire 25.000

Con questo volume Luciano De Crescenzo proseguiva, nel 1994, la sua personalissima  opera di divulgazione della filosofia greca, a cui la napoletanità lo fa sentire per indole particolarmente vicino.  Altri libri simili sarebbero seguiti, per molti anni, alcuni riusciti, altri meno, con puntate anche nella letteratura ellenica ("Nessuno" tratta dell' "Odissea") e nella filosofia latina (si è occupato, per esempio, di Seneca). Però, se nei precedenti volumi della "Storia della Filosofia Greca" l'impianto era più organico e la trattazione degli argomenti seguiva un gradevole filo logico, "Panta Rei" sembra un'accozzaglia disomogenea di capitoli dove tutto si mescola a tutto. Forse proprio in ragione dell'argomento: la teoria del "panta rei" di Eraclito, il filosofo si cui De Crescenzo punta la sua attenzione, noto non solo per la sua convinzione che tutta la realtà sia un divenire, ma anche che il mondo si basi essenzialmente sull'eterna lotta dei contrari e che il fuoco sia l'elemento ultimo delle cose. Chissà: De Crescenzo magari ha voluto che il suo libro su Eraclito fosse informe proprio per renderlo aderente alle tesi dell' "Oscuro" (questo l'aggettivo comunemente attribuito al filosofo); fatto sta che trasportare idealmente il pensatore greco nei nostri giorni, portarlo a mangiare spaghetti, poi metterlo a confronto con altri suoi colleghi in un talk-show di Maurizio Costanzo, usarlo per criticare Berlusconi, quindi mettersi a commentare senza troppo rigore i suoi frammenti (Eraclito non ci ha tramandato opere complete, ma solo massime sparse, per la maggior parte assai criptiche), sorte l'effetto di disturbare il lettore desideroso di ordine e chiarezza, e data l'opera (a distanza di venticinque anni si perdono i punti di riferimento). Non mancano, tuttavia, i pregi. De Crescenzo ha la penna felice e riesce sempre ad accattivarsi l'attenzione del suo pubblico. La sua interpretazione di frammenti apparsi indecifrabili per secoli ai più è spesso e volentieri molto gradevole e funzionale. Riuscire a parlare con tanta facilità di un pensatore enigmatico e ostico come Eraclito è senz'altro opera lodevole, ma secondo me tutto ciò avrebbe potuto essere meglio organizzato in un discorso che avesse un inizio e una fine, come appunto De Crescenzo aveva saputo fare in altre sue opere di divulgazione filosofica.

Una nota di merito va al capitolo iniziale, che vale da solo l'acquisto del volume: il "panta rei" di Eraclito viene applicato al tempo, che scorre e fa cambiare le cose attimo dopo attimo. L'autore trascrive spezzoni di frasi dette e sentite da quando era ragazzo fino ad oggi, in un gioco stordente e malinconico, metafora della vita.

domenica 19 giugno 2016

I NEOPLATONICI



I NEOPLATONICI
di Luigi Settembrini
Sellerio, 2001
brossura, 80 pagine
6.20 euro

Non inganni il titolo. Il libro non parla di filosofia, almeno non nella comune e più immediata accezione del termine. Si tratta, a tutti gli effetti, di un romanzo breve erotico, e per giunta dedicato a raccontare l'amore (vero, delicato ma completo e carnale) di due giovani adolescenti dell'Antica Grecia, Callicle e Doro. Dunque, si parla di un amore omosessuale. La storia, narrata in modo poetico e con incredibile candore ma senza tacer di nulla, colpisce soprattutto per l'anno in cui venne redatta (il 1859) e per il nome dell'autore: Luigi Settembrini. Vale a dire un rivoluzionario napoletano (1813-1876) protagonista dei moti antiborbonici del 1848 e autore del celebre "Protesta del popolo delle due Sicilie", per questo condannato a morte con pena commutata in ergastolo, quindi professore universitario e senatore del Regno dopo l'Unità. Insomma, un luminare. "I neoplatonici" venne scritto in carcere e rimase inedito fino al 1977, quando lo studioso Raffaele Cantarella ne scoprì il manoscritto fra i fogli dell'autore, che volontariamente li aveva celati per il loro contenuto scabroso. Dopo la prima edizione in cui Cantarella, non senza imbarazzo, provvide a inserire l'opera nel contesto di un interesse di Settembrini (sicuramente esistente) verso l'eros del mondo greco (il racconto è infatti estremamente dotto), Beppe Benvenuto cura dopo oltre vent'anni un nuovo ritorno alla ribalta commentando: "ci pare che che oggi il libretto possa essere apprezzato, persino meglio, senza troppe bardature erudite". Callicle e Doro (addirittura fratelli adottivi, essendo il primo andato ad abitare nella famiglia del secondo dopo la morte dei genitori) scoprono da soli la sessualità esplorando i propri corpi di giovinetti e vivono un amore libero senza paturnie. Forse era quello che Settembrini auspicava potesse accadere in un mondo utopico assai lontano dal suo e, purtroppo, anche dal nostro.