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lunedì 8 gennaio 2018

INDAGINE SULL'ALDILA'





INDAGINE SULL'ALDILA'
- VITA OLTRE LA VITA
di Ade Capone
Priuli & Verlucca
2013, cartonato 
210 pagine

Singolare e inquietante pensare che proprio questo libro, con l'argomento che tratta, sia stato scritto da Ade Capone soltanto due anni prima della sua stessa scomparsa, avvenuta improvvisamente e prematuramente nel febbraio del 2015. Ade me ne aveva portata una copia e io volli scattare la foto che vedete in apertura. Si trattava del primo titolo della collana "I libri di Mistero" diretta da Alessandro Stanchi. L'autore, oltre a essere uno sceneggiatore di fumetti (ha creato Lazarus Ledd e ha scritto migliaia di tavole bonelliane, soprattutto di Zagor), era anche uno degli autori della trasmissione "Misero" in onda da alcune stagioni su "Italia 1", dopo essere stato nello staff di altri programmi, quali "Il bivio" o "Quello che le donne non dicono". Prima di pubblicare questo libro sul dopo morte, Ade aveva dato alle stampe anche un altro saggio dedicato ai rapimenti da parte degli alieni ("Contatto", Piemme). Sia nel primo che nel secondo lavoro tratti dalla sua esperienza televisiva, Capone dimostra di essere sinceramente interessato agli argomenti di cui scrive, e non si limita a svolgere un compitino. Anzi, la sua scrittura è accattivante e appassionata. Riconoscendo fin dall'inizio di non essere uno scienziato, ma solo un divulgatore, l'autore si limita a mettere sul tavolo i problemi, a porre dubbi, e quindi a evidenziare le possibili risposte così come altri le hanno prospettate. Il libro ha dunque il taglio dell'inchiesta giornalistica, aderente peraltro a quello che si aspetta il lettore che giunga alla lettura provenendo dalla platea televisiva. Si espongono fatti o ricostruzioni di fatti, si intervistano testimoni, si riferiscono esperienze, si fanno ipotesi. La lettura scorre veloce e intrigante. Manca talvolta, per chi come me resta a disagio davanti ai misteri senza risposta, il supplemento d'indagine che risolva il caso magari in termini scientifici, ma del resto di fronte alle apparizioni di fantasmi, che non possono essere oggetto di ripetizione in laboratorio, non si può certo pretendere una spiegazione credibile, come a me piacerebbe, in una equazione matematica. Si parla di spiritismo, di medium, di cacciatori di fantasmi, di religioni a confronto, ma la parte più interessante, dal mio punto di vista perennemente scettico, è quella finale in cui Ade, con grande capacità di argomentazione, affronta il tema della percezione del reale da parte dell'essere umano, e di come la vita e la morte possano essere interpretate solo come affioramenti alla coscienza di realtà ben diverse impossibili da cogliere, evidenze di diversi piani della realtà, fenomeni dovuti alla fisica ancora sconosciuta di particelle elementari. L'entanglement, la teoria dei quanti, l'universo olografico, inquadrano i fenomeni misteriosi esaminati prima in una prospettiva diversa da quella della superstizione o delle credenze e, forse, individuano una via per spiegarli.

domenica 31 luglio 2016

LA SECONDA VITA DI MAJORANA


LA SECONDA VITA DI MAJORANA
di Giuseppe Borello, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini
Chiarelettere
2016, brossurato
200 pagine, 16.90 euro

"Finalmente risolto uno dei più misteriosi gialli italiani - uno scoop internazionale", recita la scritta sulla fascetta. Che la misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana, uno dei geniali "ragazzi di via Palisperna" radunati attorno a Enrico Fermi negli anni Trenta, sia uno dei più affascinanti casi di sparizione nel nulla su cui si sia indagato dal 1938 in poi, non ci sono dubbi. Che il giallo però possa essere del tutto risolto dopo la pubblicazione di questo elettrizzante libro, però, è difficile poter concordare. Vedremo perché dopo aver riassunto per sommi capi la vicenda. Ettore Majorana, catanese classe 1906, è un ragazzo prodigio in grado di intuizioni matematiche fuori del comune e con capacità di calcolo e di analisi in grado di competere con le menti più eccelse della fisica teorica. Enrico Fermi lo chiama a lavorare con lui, il rapporto fra i due però è conflittuale. Majorana ha un carattere introverso, è solitario e riservato, pare sfortunato in amore. Per di più il periodo di Via Panisperna prelude alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, di cui forse Ettore intuisce l'apocalittica portata. Fatto sta che dopo aver lasciato alcune lettere sibilline in cui fa capire di aver maturato una decisione drastica, sparisce nel nulla. Ha però ritirato tutti i suoi risparmi e si è portato dietro il passaporto. Anche per ordine di Mussolini, il giovane scienzato viene cercato dovunque ma le ricerche sono vane. C'è chi teme un suicidio (si sarebbe affogato in mare gettandosi da una nave di linea in navigazione fra Palermo e Napoli - viaggio per cui aveva comprato un biglietto), chi lo ritiene rifugiato in un convento, chi giura di averlo riconosciuto in un barbone che vive alla macchia. Finché, nel 2008, un settantenne di Latina, Enrico Fasano, presenta alla magistratura (dopo aver contattato la trasmissione "Chi l'ha visto?") una foto scattata in Venezuela negli anni Cinquanta (là dove lui era emigrato in cerca di lavoro, essendo in quel periodo quel Paese ricco e pieno di opportunità). La foto lo mostra, lui poco più che ventenne, con un cinquantenne che sembra proprio essere Ettore Majorana, ma che diceva di chiamarsi Bini. Almeno, tutte le perizie effettuate dagli inquirenti danno esito positivo: Bini, stando agli esperti, è Majorana. Fasano ricorda Bini come un amico molto riservato di cui però sapeva poco, proprio in ragione del fatto che non raccontava quasi nulla di sé. Di lui perse le tracce durante un colpo stato avvenuto in Venezuela nel 1958, che lo obbligò a ritornare in Italia. Che fine abbia fatto Bini, non si sa. Fasanbo cita però degli amici comuni, un certo Nardin, un certo Carlo, un certo Ciro. Uno di loro, Carlo, gli avrebbe appunto detto che Bini non era il vero nome dell'uomo, che in realtà si chiamava Majorana ed era uno scienziato. Non solo: Fasano è in grado di esibire una cartolina scritta da un fratello di Majorana a un amico americano, che Bini aveva con sé e che per caso è rimasta nelle sue mani. Purtroppo Fasano è morto nel 2011, ma i tre autori dell'inchiesta alla base del libro hanno potuto ricostruire molti altri particolari parlando con la sua famiglia, depositaria di confidenze e ricordi non finiti nei verbali della magistratura. Borello, Gironi e Sceresini sono partiti per il Venezuela (uno dei paesi del mondo in cui è più difficile indagare, per le difficoltà economiche attuali e l'imperversare di banditi pronti a uccidere chiunque in qualsiasi luogo). "La seconda vita di Majorana" ricostruisce passo per passo la loro inchiesta, e la lettura è avvincente. Il racconto di Fasano trova di decine di conferma, anche solo per "sentito dire". Tutti ci aspettiamo, a un certo punto, una prova regina: che però non c'è. Anzi, se abbondano gli indizi mancano le tracce. Per ogni tassello che va al suoi posto ci sono cento "non ricordo", "non risulta", "niente è agli atti". E' vero che ci sono mille motivi che giustificano la mancanza di riscontri concreti, fatto sta che tutto resta approssimato. L'indagine sembra condurre, a un certo punto, a una sorta di laboratorio segreto del governo venezuelano, dove probabilmente Majorana aveva qualche incarico scientifico: sembra però la trama di un film di spionaggio. Gli elementi ci sono, ma le conclusioni no. I dubbi più clamorosi, secondo me, sono sollevati dagli anni che, a quanto pare, il fisico trascorse a Buenos Aires: varie testimonianze affermano che il catanese vivesse in Argentina con il suo vero nome e frequentasse la comunità italiana. Chi dice di averlo incontrato (senza poter esibire prove) sostiene che la sua fuga fosse dovuta ai dissapori con Fermi. Solo i sommovimenti politici dopo il crollo del peronismo lo avrebbero convinto a spostarsi, con l'amico Carlo, nel vicino e (in quel momento) ospitale Venezuela. Ecco: capisco la difficoltà di trovare tracce di un fantomatico Bini (nome falso) in territorio venezuelano, ma possibile che non resti traccia nei luoghi dei lunghi anni argentini, trascorsi presentandosi proprio come Ettore Majorana? E sarà mai possibile, che uno che scompare ed è risercato dovunque, non si celasse sotto una falsa identità? Anche in questo caso gli autori dell'indagine fanno ipotesi sul perché di certe testimonianze non si trovino conferme, ma ecco, se fossi io a indagare, più che sul Venezuela mi concentrerei su Buenos Aires. Per concludere: Borello e compagni mi hanno convinto sul fatto che Bini fosse Majorana e che dunque il fisico fosse vivo attorno al 1955 in Sud America, mentre resta nel mistero quale fosse il suo lavoro (onesto, o invischiato con i servizi segreti di potenze straniere?). C'è spazio un altri libri. E per cento film, fumetti e romanzi.

mercoledì 22 giugno 2016

PROFUGOPOLI



PROFUGOPOLI
di Mario Giordano
Mondadori, 2016
cartonato, 170 pagine
18.50 euro

Per una mia personale idiosincrasia, detesto e non leggo gli "istant books", i libri che commentano l'attualità, le inchieste giornalistiche che battono il ferro finché è caldo. Questo perché si tratta di testi destinati a invecchiare nel giro di un pochi mesi o di pochi anni, superati dagli eventi, contraddetti da ulteriori documenti e approfindimenti giunti in un secondo momento, privi di analisi a palle ferme e di ponderazioni sedimentate. Per la cronaca del presente, a mio avviso, bastano i giornali; per le ricostruzioni storiche (queste sì interessanti) serve che sia passato del tempo e i fatti si possano valutare con il necessario distacco tipico dello studioso. Tuttavia a volte faccio delle eccezioni, di cui di però di solito mi pento. Nel caso di "Profugopoli" il mio giudizio è senza infamia e senza lode, a parte per il grafico che ha ideato la copertina, sicuramente da infamare. Premesso che l'argomento è interessante, Giordano non aggiunge nulla (se non la dovizia di particolari) a quel che già si sa o si può facilmente immaginare su un mangiamangia fra i tanti che infestano lo Stivale. Va detto che l'autore non prende di mira gli immigrati, i profughi, i migranti o comunque i disperati che cercano asilo. Anzi, fin dalla sua introduzione difende i diseredati del mondo e soprattutto chi fa del vero volontariato, e chi cerca di aiutarli in modo onesto, generoso e disinteressato. Il bersaglio del pampleth sono gli approfittatori, i furbetti, le cavallette giunte a pasteggiare sul raccolto destinato ad altri, gli intrallazzatori, tutta la pletora di associazioni create ad hoc, di cooperative cambiate di destinazione, di privati ammanicati con i politici che hanno messo su un formicaio di divoratori di sostanze pubbliche sfruttando l'emergenza. Gente che non ha la minima competenza in materia improvvisamente ottiene l'appalto di forniture destinate all'emergenza e incamera quanto più denaro possibile senza erogare i servizi previsti. La gestione di ogni emergenza, in Italia, attira frotte di parassiti conniventi con i politici che dalla distribuzione di fondi guadagnano clientele o partecipazioni agli utili. Sulla pelle, ovviamente, dei poveracci. La casistica elencata da Giordano è disperante ed esilarante al tempo stesso, come l'accoglienza affidata a Firenze a una società di derattizzazione, o a Vibo Valentia all'Arcipesca. Cooperative che erano in passivo riescono miracolosamente a tornare in attivo, ma con soldi che in teoria non erano destinati a loro, e via dicendo. C'è di che scuotere la testa. Manca, tuttavia. quell'analisi del perché e percome delle migrazioni o sulle alternative proposte per affrontare il problema o sulle prospettive future di fronte al cambiamento epocale a cui siamo di fronte. Mi si dirà che il libro è appunto un'inchiesta giornalistica e non un saggio storico o sociologico. Ne prendo atto e appunto confermo il mio pregiudiziale disinteresse verso il genere.