Visualizzazione post con etichetta New York. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta New York. Mostra tutti i post

martedì 2 aprile 2019

MAIGRET A NEW YORK



Georges Simenon
MAIGRET A NEW YORK
Adelphi
2000, brossura
170 pagine, 10 euro


Georges Simenon scrisse “Maigret a New York” nel 1947, proprio durante un lungo soggiorno, durato alcuni anni, in cui si era trasferito in America. Lo stesso periodo in cui conobbe la sua seconda moglie, Denyse Ouimet: i due furono protagonisti di una intensa storia d’amore da cui nacque anche il romanzo (senza Maigret) “Tre camere a Manhattan”. Si tratta del ventisettesimo giallo dedicato al commissario parigino (sui settantacinque di cui consta la sua saga). Qui Maigret, però, è immaginato ormai in pensione da un anno e ritiratosi a vivere in campagna lungo la Loira. Nonostante il pensionamento, il commissario si lascia convincere dal giovane Jean Maura a seguirlo a New York per risolvere un caso al di fuori dalle normali indagini di polizia. Il giovane, che vive in Francia, è infatti figlio di un ricco magnate naturalizzato americano, John Maura, detto Little John, immigrato Oltreoceano dalla Francia e riuscito a far fortuna grazie all’industria del juke-box: Jean crede che suo padre sia in pericolo, minacciato da qualcuno o da qualcosa, come traspare dalle lettere che gli scrive, pur senza che in queste si faccia mai cenno a quale realmente il problema. Così Maigret si imbarca con Jean sul piroscafo, salvo perdere le tracce del giovane al suo arrivo a New York. John Maura, dal canto suo, cerca di liberarsi del poliziotto parigino a cui ritiene di non aver nulla da dire. Naturalmente il commissario inizia a indagare per proprio conto, anche grazie a un suo vecchio amico dell’FBI, l’ispettore Michael O’Brien e un bizzarro detective privato ex-clown dalla sbronza triste, Dexter. Maigret si convince che quanto sta accadendo abbia a che fare con fatti accaduti trent’anni prima, all’epoca dell’arrivo di Little John in America in coppia con un amico, Joseph Daumal. I due, prima di intraprendere strade diverse, avevano lavorato come musicisti in uno spettacolo ambulante di varietà, portato in giro per gli States da una compagnia itinerante, e si erano innamorati entrambi della stessa donna, Jesse, la cui sorte è avvolta nel mistero. Un vecchio immigrato di origine italiana, che aveva conosciuto Jesse e i due francesi, viene ucciso prima che Maigret possa interrogarlo. Ma il commissario parigino non demorde e giunge a scoprire la verità. Oltre a essere godibile per l’avvincente intreccio giallo, il romanzo si fa apprezzare per la descrizione della società americana vista con gli occhi di un francese. Una curiosità: Maigret va al cinema a vedere un film con Stanlio e Ollio, e ride fino alle lacrime.

venerdì 27 maggio 2016

IL PATIBOLO



IL PATIBOLO
di Dario Papa
Perosini
1994

Si tratta di un agile libretto (settanta pagine) che fa parte della collana "Avventure", diretta da Claudio Gallo, il massimo esperto vivente sulla vita e l'opera di Emilio Salgari. E in effetti un collegamento fra Dario Papa (l'autore del testo) e il creatore del Corsaro Nero, c'è: veronesi entrambi, furono scrittori contemporanei (Papa muore nel 1897, a cinquantun anni), ed ebbero tutti e due una carriera giornalistica, lavorando per qualche tempi al quotidiano "L'Arena". Giornalista, Dario Papa lo restò tutta la vita. E che giornalista, a dar retta non soltanto a quel che dicono di lui l'autrice della prefazione (Lucia Annunziata) e i due postfattori (Antonio Marchesi e lo stesso Claudio Gallo), ma anche alle impressioni che si ricavano dalla lettura dei due suoi testi presentati nel volumetto. Si tratta di un paio di interessanti estratti tratti da un'opera più ampia, "New York", datata 1884, che ho letto (lo confesso) nel mio lavoro di preparazione per una storia di Zagor con lo stesso titolo, dato che si descrivono le famigerate "Tombs", ovvero la prigione newyorkese, non lontana dai Five Points, dove si eseguivano le condanne a morte. E proprio di due processi e due esecuzioni si racconta. Papa, nel suo avventuroso viaggio negli Stati Uniti per scopi giornalistici (attraversò tutta l'America de Nord coast-to-coast) descrive il Paese che visita con acutezza critica e non come un turista in gita di piacere. E' critico e perfino severo, anche se poi fu conquistato dall' american way of life e da fervente monarchico (com'era anche Salgari) divenne repubblicano e federalista. "Il patibolo" descrive però la giustizia com'è amministrata (in modo che a lui pare sommario) a New York. E lo fa con asprezza, sembrandogli che agli imputati, soprattutto se poveri e immigrati, non venisse garantito il diritto di difesa (ovvero: che ci fosse un preponderante vantaggio per l'accusa). Singolarmente, Papa contesta l'invadenza della stampa che, a suo dire, faceva i processi in piazza prima ancora dello svolgimento in aula. Scrive il giornalista: "Qualcuno si chiederà come mai i giornali sapessero tante cose. Gli è che negli Stati Uniti essi passano dappertutto con una facilità straordinaria. Certissimamente là i giudici devono avere delle idee molto diverse da quelle dei nostri anche in fatto di preparazione dei processi: perché mentre da noi i giornalisti trovano le porte chiuse, non foss'altro per la ragione che non si vuole intralciare il processo, mettere la gente sull'avviso, frastornare misure che si son prese, là si può ben dire che i giornalisti istruiscono il processo prima ancora che chi ci ha il dovere". Sconvolgenti e terribili i passaggi in cui Papa descrive una impiccagione per cui ha ottenuto un invito, appunto allo scopo di documentarla: "Vidi ciò che di più orribile io abbia veduto mai. A due metri dal suolo, il condannato si agitava nelle più violente convulsioni". A corredo del testo, e anche a commento di queste parole, alcune belle illustrazioni di Paolo Bacilieri.

venerdì 28 agosto 2015

LE GANG DI NEW YORK





LE GANG DI NEW YORK
di Herbert Asbury
Garzanti
brossura, 2001
425 pagine, 10 euro


Una scritta in copertina avverte che si tratta del libro "che ha ispirato il film di Martin Scorzese", ed è vero. Però, va detto subito che non si tratta di un romanzo. E' un saggio. Estremamente avvincente, ma è un testo che oggi leggiamo come un libro di storia ma che quando fu scritto, nel 1927, raccontava quasi fatti di cronaca, tant'è vero che l'ultimo capitolo, il sedicesimo, intitolato "La scomparsa dei gangster" si conclude raccontando l'uccisione di un certo Little Augie, avvenuta il 16 ottobre di quello stesso anno. Le fonti che Asbury (uno dei più grandi giornalisti americani del secolo scorso, morto nel 1963) cita sono quasi tutte articoli di giornale e archivi di tribunali e della polizia. La parte più interessante, almeno per il sottoscritto, è comunque quella che racconta della prima metà dell'Ottocento, partendo in realtà dal riempimento del Collect (uno stagno che sorgeva alla periferia nord della New York di fine Settecento) su cui furono in pratica costruiti i Five Points. L'edificio simbolo è la Old Brewery, una fabbrica di birra dismessa che divenne il più celebre caseggiato della storia della città, lo stesso che si vede all'inizio del film di Scorsese, nelle cui viscere (un tempo depositi e magazzini) vivevano centinaia di persone stipate in condizioni di abbrutimento. La descrizione che Asbury fa, citando testimoni dell'epoca, della realtà quotidiana delle strade circostanti è impressionante. Chi legge il libro e poi si rivede il film riconosce mille particolari raccontati dall'autore, dal poliziotto che appende l'orologio a un palo della piazza certo di ritrovarlo (ma solo perché è colluso con i malavitosi), ai pompieri che lottano fra di loro invece di spegnere gli incendi, alla donna con i denti limati e fatti aguzzi che strappa gli orecchi a morsi e ne fa trofei sotto spirito, al bruto con la mazza su cui sono incise tante tacche quante sono state le sue vittime. La regola era che qualcosa apparteneva a qualcuno solo finché costui era in grado di difendersela, chi gliela portava via non commetteva una ingiustizia, dimostrava solo di essere più forte o più furbo. Impressionante anche la parte in cui si racconta della rivolta popolare conseguente alla coscrizione obbligatoria durante gli anni della Guerra Civile. 420 pagine che non lasciano indifferenti: certe atrocità sembrano medievali, ma risalgono davvero a un battito di ciglia fa.