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giovedì 2 agosto 2018

LA GRANDE RAPINA AL TRENO





Michael Crichton
LA GRANDE RAPINA AL TRENO
romanzo - Garzanti Editore
Collana Gli Elefanti
Prima edizione -  1995
brossurato - 240 pagine -  lire 16.000


Alla fine dell'avvincente lettura, un solo dubbio: ma è tutto vero oppure no? La domanda non è peregrina perché il romanzo di Michael Crichton si ispira a un fatto di cronaca ottocentesco. Nel 1855 l'Inghilterra manda al suo esercito impegnato in Crimea lingotti d'oro costuditi in casseforti a prova di bomba: caricate su un treno sorvegliatissimo, le paghe per i soldati dovrebbero giungere a Parigi ma una delle spedizioni si volatilizza durante il viaggio. Il clamoroso furto sollevò un tale clamore nel bel mezzo dell' epoca vittoriana, che il suo eco è arrivato fino a noi, e se c'è una "grande rapina al treno" per antonomasia, è di quella che si parla. Ed è proprio di questa che ci racconta lo scrittore americano, futuro autore di "Jurassic Park": lo fa con sapienza e ironia, descrivendo non solo le manovre e i colpi di genio di Edward Price per procurarsi copia delle chiavi necessarie a introdursi nel vagone adibito al trasporto dei valori, ma anche fornendo un ritratto accattivante e convincente della realtà sociale e culturale dell'epoca. Le mosse di Price vengono seguite facendo costante riferimento alle dichiarazioni rese durante il processo che gli fu intentato dopo la cattura: dunque, l' impressione è che Crichton scriva essendosi attentamente documentato, nulla o quasi lasciando all'invenzione e alla fiction. Però i colpi di scena, le difficoltà da superare, gli imprevisti, le azioni mozzafiato sono tali e tante, e il romanzo è così ben congegnato da far credere che lo scrittore ci abbia messo un bel po' del suo. E' così oppure no? Catturato per la soffiata della donna di uno dei suoi copplici, Price (rapinatore geniale al punto che perfino la regina Vittoria espresse il desiderio di vederlo) fu condannato all'ergastolo ma riuscì a evadere prima di essere rinchiuso nel penitenziario. Il bottino non fu mai recuperato e tutto lascia credere che l'artista del furto abbia potuto goderselo. Meritatamente, verrebbe da dire. Ed è questo il fatto strano: Crichton ci parla di una rapina e di un rapinatore, però vien fatto di tifare per lui anziché per la polizia. Perché? Innanzitutto perché l'intelligenza che contraddistingue il personaggio non può non affascinare; in secondo luogo perché a venire rapinati non sono i risparmi di un privato, ma il denaro dello Stato usato per finanziare una guerra odiosa; terzo, perché Price agisce in un'epoca romantica in cui c'è ancora spazio per l'homo faber fortuna suae, in tempi in cui le regole del gioco erano molto diverse dalle attuali. "Lei è accusato di un odioso crimine" dice un giudice al rapinatore. E Price risponde, riferendosi a lord Cardigan, quello che guidò al massacro la "Carica dei Seicento": "Io non ho ucciso nessuno; ma se avessi ammazzato cinquecento inglesi per la mia totale stupidità, mi avrebbero subito impiccato". Dal romanzo di Crichton è stato tratto il film “1855 - La prima grande rapina al treno” (1979), diretto da Michael Crichton, interpretato da Sean Connery, Donald Sutherland e Lesley-Anne Down. Personalmente, dalla lettura del libro ho preso ispirazione per un racconto di Zagor intitolato “Colpo da maestro” e Price è diventato il mio Mortimer.

venerdì 25 agosto 2017

PORRETTANA IN GIALLO



E' appena uscita una antologia di quindici racconti intitolata "Porrettana in giallo" (Edizioni Atelier), caratterizzati dall'essere ambientati ciascuno in una diversa stazione della Porrettana, una delle più antiche linee ferroviarie italiane, quella tra Pistoia e Porretta Terme. A quindici scrittori è stata commissionata una storia di delitto, crimine, e mistero, e chi è stato fortunato (i primi ad aver aderito) hanno potuto scegliersi la fermata preferita. Io ho scelto la stazione di Pracchia, località che conosco molto bene fin da bambino: è la più vicina al mio paese natale. Il mio racconto si intitola "Scartamento ridotto". I ventitré lettori del sottoscritto sono avvisati.

Perché "scartamento ridotto"? Perché proprio a Pracchia la ferrovia Porrettana si intersecava con una linea secondaria, appunto a scartamento ridotto, cioè con binari più stretti, che passando per vari paesi della montagna pistoiese raggiungeva San Marcello e infine Mammiano: era la FAP (Ferrovia Alto Pistoiese), un percorso, peraltro molto pittoresco, rimasto attivo tra gli anni Venti e i Sessanta del secolo scorso. Il mio racconto si svolge tutto in viaggio: i protagonisti partono da Pistoia, scendono a Pracchia e cambiano treno per salire sul trenino verso San Marcello. Siamo negli anni, o forse nei mesi, immediatamente prima dell'entrata in guerra dell'Italia nel Secondo conflitto mondiale, e c'è di mezzo una fabbrica di munizioni per l'esercito (realmente esistente) che sorgeva a Campo Tizzoro (località attraversata dalla FAP).


Il libro è stato presentato lunedì 14 agosto 2017 alle ore 17,30 presso Villa Chiara, proprio a Pracchia (PT). Seguiranno altre presentazioni in altre località lungo la linea ferrata inaugurata il 2 novembre 1864 da Vittorio Emanuele II, che costituisce una importante opera ingegneristica con 47 gallerie e 35 tra ponti e viadotti.  

Scrive il curatore Giuseppe Previti nella sua introduzione: "Punto ispiratore per molti è stato il passato, per altri la guerra, per altri ancora l'aria da belle epoque tipica delle località termali. Altri invece hanno impostato delle vere e proprie storie gialle, anche moderne nell'ambientazione temporale. Protagonisti di questa raccolta gli scrittori, ma in questa nota vogliamo ricordare ancora il ruolo di co-protagoniste le stazioni di Pistoia, Valdibrana, Piteccio, Corbezzi, Il Castagno, San Mommè, Biagioni Lagacci, Molin del Pallone, Ponte alla Venturina, Porretta. Stazioni visitate da chissà quante migliaia e migliaia di persone in cento e più anni, da reali a nobili, da cittadini a montanari, da villeggianti a frequentatori delle terme, da pendolari a studenti, territorio montano tra Toscana e Emilia che attraversa un vasto territorio tra Pistoia e Bologna"

Peraltro, pare che anche Sherlock Holmes abbia usato la Porrettana (è oggetto di discussione da parte dei cultori del canone) dopo lo scontro finale con il suo mortale nemico Moriarty alle cascate di Reichenbach, quando volle eclissarsi e raggiunse Firenze.


Rilegatura : Brossura
Prezzo : Euro 15
Dimensioni : mm 146 x mm 12 x mm 206

Il libro è acquistabile scrivendo una mail ad Edizioni Atelier di Pistoia info@atelierantiquario.it (verrà spedito all'indirizzo del richiedente per posta con modalità piego libri) oppure tramite internet per mezzo del canale IBS

giovedì 3 dicembre 2015

LA RAGAZZA DEL TRENO




LA RAGAZZA DEL TRENO
di Paula Hawkins
Piemme
2015, cartonato
310 pagine, 19.50 euro

Ogni estate c'è un romanzo che finisce in testa alle classifiche di vendita e viene letto sotto tutti gli ombrelloni. Sono da sempre fra quelli che ritengono i bestsellers degni di ammirazione indipendentemente dal contenuto, nel senso che se degli autori sono stati così bravi da intercettare il favore del pubblico, le loro opere vanno prese in considerazione e ci si deve interrogare sul perché del loro successo. Non capisco, anzi, lo snobbismo radical chic e e la puzza sotto il naso di quelli che se non si tratta di scrittori etichettati come intellettuali di moda nei salotti buoni, del giro impegnato e in odor di Nobel, allora ci si vergogna persino a nominarli. Tuttavia, talvolta quel che vende di più piace a volte anche a me, altre volte no. Com'è inevitabile. "La verità sul caso Harry Quebert" per esempio mi ha deluso, mentre la trilogia di "Millennium" la considero un capolavoro. "La ragazza del treno", che ha spopolato nei mesi estivi del 2015, non è un capolavoro, ma è un gran bel giallo. Di quelli che si leggono in una notte per vedere come vanno a finire. Di quelli da consigliare agli amici certi di far loro un piacere. Non lascerà il segno nella letteratura, ma ne faranno un film di cui si dirà che era meglio il libro. Paula Hawkins, classe 1972, nata nello Zimbabwe da genitori inglesi e poi trasferitasi in Inghilterra, è una esordiente nel campo del thriller, dopo quindici anni di giornalismo: vedremo se sarà altrettanto fortunata con i suoi prossimi romanzi. Le doti ce le ha. Ne "La ragazza del treno" c'è il ricordo di Agatha Christie ("Istantanea di un delitto") e di Hitchcock ("La finestra sul cortile") ma sarebbe sbagliato vederci soltanto la matrice gialla, quella incentrata sulla testimone involontaria di qualcosa che accade in una villetta accanto alla ferrovia, dove il treno dei pendolari si ferma tutti i giorni per un semaforo rosso. In realtà, e non è una sottotrama minore, la protagonista, Rachel, ha un caso ben più grave da risolvere, oltre a quello della scomparsa di Megan, la donna che viveva nella casa da lei involontariamente spiata durante ogni viaggio. Rachel deve vincere la battaglia con l'alcolismo, che non soltanto rende inattendibile la sua testimonianza, ma le minaccia la vita come il più letale degli assassini. Si soffre di più leggendo della sua lotta contro la bottiglia che per la sorte della donna scomparsa, il cui caso è comunque coinvolgente. Infine, è un giallo tutto al femminile nel senso che non soltanto l'autrice è donna, ma scava da donna nelle psicologie dei tre personaggi principali: Rachel, appunto, Megan e Anna, la nuova moglie dell'ex marito della protagonista. Tutte e tre vivono drammi interiori e sono mosse da motivazioni in cui ogni donna si può facilmente riconoscere.