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domenica 25 febbraio 2024

L'OMBRA DEL PIPISTRELLO



 

Roberto Recchioni
Werther Dell'Edera
Gigi Cavenago
L'OMBRA DEL PIPISTRELLO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
218 pagine, 26 euro
Sergio Bonelli Editore e DC Comics insieme per realizzare tre team up fra alcuni dei loro personaggi: abbiamo visto una storia in cui Zagor incontra Flash, una seconda dove Nathan Never si unisce alla Justice League ed ecco la terza con Dylan Dog e Batman alleati per far fronte a minacce comuni. Tra le tre avventure, pensate per allargare le rispettive platee oltre che per divertire, questa con l'Indagatore dell'Incubo e il Cavaliere Oscuro è quella in cui si avverte meno la distanza tra il modo di raccontare dei comics americani e lo standard bonelliano. Se "La scure e il fulmine" (2022) assomigliava più a un fumetto DC, nel format grafico e narrativo (e cioè sembrava più una storia di Flash che una di Zagor, pur nel rispetto dell'eroe nolittiano), "L'ombra del pipistrello" potrebbe, per molti versi (anche se, inevitabilmente, non in tutti), apparire pienamente una avventura di Dylan, pur sui generis, dato che siamo stati abituati alle più diverse interpretazioni grafiche dell'inquilino di Craven Road e quella di Gigi Cavenago e Werther Dell'Eders non è certo la più fuori registro che ci è stata proposta. Ma, allo stesso tempo, anche i lettori americani potrebbero dire lo stesso, immagino, della versione di Batman che lo staff italiano ha confezionato per loro. Impresa di non poco conto. Tanto di cappello, peraltro, a Roberto Recchioni che, dimostrando di conoscere bene tanto Dylan quanto Bruce Wayne, riesce magistralmente a fondere i rispettivi universi, per cui a incontrarsi non solo soltanto i due titolari di testata ma anche i loro rispettivi più grandi nemici, Xabaras e il Joker. E non finisce qui: del cast fanno parte Bloch e l'omologo commissario Gordon, Groucho e Alfred Pennyworth (il maggiordono di Bruce Wayne), Killer Croc (alias Waylon Jones) e Killex, Madam Trelkovski e John Constantine, che mandano Dylan Dog all'inferno (nel senso letterale dell'espressione) per controllare se un trapassato sia ancora al proprio posto o qualcuno, come purtroppo è, lo abbia fatto risorgere. Ci imbattiamo pure in Jason Blood, parte umana del demone Etrigan, e dopo aver visitato Londra veniamo trasportati anche a Gotham City (sì, l'Indagatore dell'incubo prende anche l'aereo, eccezionalmente). La scena più divertente, per me, resta quella in cui Dylan va a letto con Selina Kyle, senza sospettare (almeno così sembra) che si tratti di Catwoman, neppure quando lei lo graffia. Certo, chi non conosca bene l'universo DC e poco o nulla sappia dei personaggi che Batman si porta dietro andando a suonare il campanello di Craven Road potrebbe fare un po' di fatica a barcamenarsi ma, tutto sommato, l'avventura è godibile anche per i non adepti. Brillanti i dialoghi, le battute di Groucho fanno ridere, Dylan sopravanza Batman quanto a ironia e autoironia, il Pipistrello del resto fa il Cavaliere Oscuro come da contratto, i rispettivi nemici sono tutti temibili e non ci sono primi della classe. Esperimento, dunque, perfettamente riuscito.

lunedì 5 febbraio 2024

DOCTOR NEWTRON

 

 

 
 
Dario Bressanini
DOCTOR NEWTRON
Feltrinelli Comics
brossurato, 2013
208 pagine, 22 euro


Il Dario Bressanini che non ti aspetti: tutti lo conosciamo come docente universitario (insegna chimica) e divulgatore scientifico, ed eccolo invece proporsi come super appassionato e grande esperto di comics e in particolare di supereroi. “La scienza nel fumetto” è in realtà un sottotitolo fuorviante, dato che si parla del rapporto, interessante da scoprire, fra il progresso scientifico e l’evoluzione delle caratteristiche dei fumetti supereroistici statunitensi. Quindi non si parla delle tematiche scientifiche nelle storie di personaggi italiani (come Zagor che incontra Darwin o Martin Mystère e i suoi rapporto con il MIT), o la fantascienza nella BD francese (Yoko Tsuno, Valerian). Però, capito questo, e per capirlo basta in effetti guardare l’illustrazione di copertina che raffigura appunto la sagoma di un supereroe, il saggio di Bressanini è non solo molto chiaro e ben informato (il talento di divulgatore dell’autore si conferma anche al di fuori del suo tradizionale ambito di competenza accademica), ma estremamente brillante grazie anche a una trovata che ha del geniale. Non credo di rivelare niente che comprometta, spoilerando troppo, ciò che viene annunciato a pagina 201, dopo le parole “è arrivato il momento di mettere tutte le carte sul tavolo, anche se sono certo di non stupire i lettori più attenti”. Del resto, non può restare stupito chi abbia dato un’occhiata alla quarta di copertina. Però, nel caso vi piaccia leggere “Doctor Newtron” e farvi cogliere di sorpresa premetto (spoiler) che sto per rivelarvi qual è il colpo di scena che fa allargare un sorrisone da orecchio a orecchio. Dunque: si è detto che Bressanini segue e analizza le caratteristiche dei supereroi in rapporto alle scoperte scientifiche e l’evoluzione del sentire comune (chiamiamolo così) al riguardo. Per esempio: ai tempi di Superman gli scienziati erano perlopiù mad doctors desiderosi di conquistare o distruggere il mondo, poi con l’avvento dei Fantastici Quattro la scienza protegge invece il mondo da chi lo vuole distruggere o conquistare. Ci sono periodi in cui è più forte l’eco della Guerra Fredda e della minaccia nucleare e quindi gli scienziati sono alleati dei supereroi al servizio dell’esercito, del governo, della Nazione. Poi sia i tempi cambiano e si fanno problematici sia il dibattito etico sul razzismo o sulla difesa delle minoranze che le tematiche affrontate dagli sceneggiatori della Marvel o della DC così come i dubbi degli scienziati sulla moralità dei loro esperimenti. Tutti questi cambiamenti vengono dimostrati e seguiti grazie a undici storie a fumetti aventi per protagonista un supereroe nato nel 1947, il Doctor Newtron. Sia il personaggio in sé (origini, costume, superpoteri, psicologia), sia il tipo di avventura di cui è protagonista, sia lo stile dei disegni (struttura delle tavole, colorazione, segno grafico) che delle sceneggiature cambiano di volta in volta, man mano che leggiamo una storia del 1950 (horror), del 1954 (sottoposta al Comics Code), del 1961 (con le radiazioni cosmiche), del 1970 (che indaga sul contesto sociale), del 1990 (che tratta di biotech) e via dicendo. Leggere i racconti a fumetti che esemplificano perfettamente ciò che viene spiegato nella parte saggistica è entusiasmante. Ma se il Doctor Newtron è un personaggio che ha attraversato i decenni rinnovandosi continuamente, perché il suo nome ci giunge nuovo? Perché in realtà non è mai esistito. Bressanini lo ha ideato appositamente per questo volume, sceneggiandone le avventure come un navigato professionista, e affidandone i disegni a Luca Bertelè, Maurizio Rosenzweig, Biagio Leone, Giuseppe Gho, Stefano Landini, Daniel Stella e Andrea Giannini. Bene, bravi, bis.

domenica 23 luglio 2023

MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA



 
Adriano Barone
Fabio Guaglione
Fabrizio Des Dorides
MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
80 pagine, 18 euro


Roba da pazzi. Non soltanto perché la storia è ambientata in quella che sembra una clinica psichiatrica e non soltanto perché i protagonisti sono affetti da turbe psichiche piuttosto serie, ma anche perché (lo dichiarano gli sceneggiatori, Adriano Barone e Fabio Guaflione) alla base della trama c’è un pazzesco lavoro di documentazione: “saggi di neurobiologia, psichiatria, psicologia criminale e documenti desecretati della CIA”. Destinati alla pazzia anche i lettori, ai quali vengono richiesti attenzione e pazienza, perché il primo volume della serie a fumetti “Mr. Evidence”, questo intitolato “La prova della tua esistenza”, non dà risposte, propone soltanto domande. Insomma: non ci si capisce nulla. Non è vero, si capisce benissimo che il seguito fornirà le spiegazioni del caso e difatti si rimane con una gran voglia di leggere che cosa succede dopo. Dopo il secondo volume il quadro si fa più chiaro ma nel contempo si complica (e la gran voglia diventa quella di leggere il terzo). Senza spoilerare nulla, cominciamo a inquadrare il volume in un contesto, quello della produzione bonelliana destinata alla distribuzione libraria, sull’esempio francese, anche quando non si tratta di isolati graphic novel ma di vere e proprie serie a fumetti, che nei bei tempi che furono sarebbero state proposte in edicola (non ho niente contro i graphic novel, ma ho nostalgia dei giornaletti). Barone e Guaglione, perfettamente assecondati dal talentoso disegnatore Fabrizio Des Dorides, presentano, in buona sostanza, una squadra di supereroi: tre uomini e una donna (come i Fantastici Quattro, chissà se solo per caso). Solo che si tratta di pazienti rinchiusi, non sanno neppure loro spiegare come e perché, nel Mulholland Institute, che sembra un manicomio ma che è sicuramente qualcosa di diverso. Inizialmente ciascuno fa i conti con la propria privata e personale patologia, poi cominciano a formare un gruppo e a scambiarsi informazioni e confidenze. Frederick Doster registra e memorizza ogni particolare della realtà attorno a lui e cerca di mettere tutto in ordine ricavandone dati che sfuggirebbero alle menti normali; Alexandra Cuaron, esperta di arti marziali, non percepisce dolore fisico e non prova emozioni; Adam Carver, che non ricorda niente del suo passato, è in grado di assumere la personalità di chiunque gli stia attorno e di duplicarla; Philipp Weber III, affetto da ittiosi e coperto di bende, percepisce il dolore altrui e ne ricava informazioni. Nessuno vola o spara raggi laser dalle dita delle mani, insomma. Però, come dei veri supereroi, assumono nomi di combattimento. Rispettivamente: Mr. Truth, Miss Nerve, Mr. None e Mr. Pain. La loro prima missione? Capire che cosa nasconda il Mulholland Institute e perché ci sono finiti dentro.

domenica 17 maggio 2020

CAPITAN ITALIA





Walter Venturi
CAPITAN ITALIA 
Cosmo Comics
brossurato, 224 pagine
2019, 19.90 euro


«Ero giovane, sognavo di fare il fumettista e Capitan Italia fu la mia risposta trash ai supereroi americani e ai loro colori sfavillanti. Le mie erano macchiette grottesche che facevano il verso alla politica e alla società italiana degli anni ’90». Così dichiara, in una intervista, Walter Venturi, oggi uno dei più attivi disegnatori dello staff Bonelli, in forza a Zagor ma jolly sempre pronto a prestarsi per ogni necessità ed evenienza, e perciò visto all’opera su un po’ tutte le serie, a partire da Tex. Nel 1995, Walter, classe 1969, aveva 26 anni, un incredibile talento già riconoscibile per quanto da sviluppare, e una straordinaria voglia di disegnare divertendosi. Capitan Italia, un super eroe di casa nostra da lui ideato, viene pubblicato fino al 2000 da una etichetta di autoproduzioni, la Down Comix. Successivamente, sotto il marchio Factory (un’altra casa editrice indipendente) pubblica Lost Kidz, su testi Roberto Recchioni, con il quale collabora anche per le testate Eura John Doe e Detective Dante, prima di approdare in casa Bonelli con Bred Barron e Demian. Quindi, tutto da solo (testi e disegni), realizza un Romanzo a Fumetti dal titolo “Il grande Belzoni”, di 260 tavole che racconta la vita del grande archeologo e avventuriero padovano a cui si devono alcune tra le più grandi scoperte dei primordi dell’egittologia. Visto il suo amore di antica data verso il Re di Darkwood, passa poi a Zagor. Il resto è storia recente. 
A venticinque anni di distanza da Capitan Italia, ecco dunque un volume, pubblicato dalla Cosmo Comics, che ne raccoglie tutta la produzione, più una storia inedita di otto tavole. La raccolta permette di seguire il percorso in costante miglioramento (narrativo, grafico, scenografico, tecnico, creativo, emozionale) delle potenzialità già espresse nelle prime tavole, e di ammirare la varietà di stili, adatti di volta in volta alla situazione, con cui il vulcanico disegnatore era ed è in grado di esprimersi. Se l’ideazione del personaggio e buona parte dei testi sono riconducibili allo stesso Venturi, con il crescere della serie (anche dal punto di vista di riscontro di pubblico, nonostante la distribuzione anch’essa indipendente) le ultime tre avventure sono state sceneggiate da Diego Cajelli, Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli. Indubbiamente Capitan Italia nasce sotto l’influsso di un altro fumetto “indy” dei primi anni Novanta, “Il Massacratore”, di Stefano Piccoli, che era la parodia del personaggio Marvel The Punisher, Il Punitore. L’idea era che il Massacratore facesse a pezzi personaggi antipatici al suo autore, tipo Vittorio Sgarbi o Cristina D’Avena. Capitan Italia è invece la parodia di un supereoe spaccatutto generico, un po’ Capitan America, un po’ Iron Man. Nel giro di tre episodi si capisce che si tratta di un cyborg voluto da un misterioso Grande Vecchio, in cui si riconosce perfettamente Giulio Andreotti, per difendere la legalità intesa come ordine costituito. Però il cyborg sfugge al controllo e ne combina di tutti i colori. Nelle vivaci avventure un po’ superoistiche, un po’ grottesche, un po’ splatter, si fa satira politica e sociale e, a rileggerle oggi, ci si ricorda dell’Italia di allora: centri sociali, scontri con la polizia, avvento della TV commerciale, corruzione. Ma il primo avversario fatto a pezzi è un pedofilo, e ci sono delle crudeli punizioni anche per falsi invalidi e chi non paga il pedaggio in autostrada. In due avventure Capitan Italia stermina i supereroi americani, in un altro fa a pezzi i robottoni giapponesi (ma si vede anche una scosciatissima Sailor Muck). Colpisce come il personaggio di Venturi abbia anticipato, per certi versi, Deadpool.

venerdì 15 maggio 2020

IL BUIO IN SALA





Leo Ortolani
IL BUIO IN SALA
Bao Publishing
206, cartonato
200 pagine, 17 euro


Devo confessarvi che non sarò in grado di recensire questo libro con il minimo di competenza che si richiede anche all'estensore di queste brevi annotazioni, che vado di tanto in tanto pubblicando man mano che leggo roba. Mi limiterò perciò a segnalarvi che il volume esiste, vi dirò più o meno di che cosa tratta in modo da darvene un'idea, però poi dovrete leggervelo per poterlo giudicare (nel caso, fatemi sapere). Il motivo per cui, con l'umiltà e la modestia che mi contraddistinguono, chino la testa e mi dichiaro inabile a recensire le recensioni (perché appunto di recensioni, cinematografiche, si tratta) è che della quarantina di film di cui si occupa Leo Ortolani, io ne avrò visti si e no cinque. Ora, capirete il mio imbarazzo, Leggo la recensione a fumetti, capisco che c'è una battuta di cui si dovrebbe ridere, ma non ho idea di ciò a cui ci si riferisce e ci rimango male. Mi sento ignorante come una capra di fronte a Frank Capra. Del resto, Ortolani dice di sé: "Io non sono un amante del cinema. Io sono il marito". E sembra esserlo davvero, perché dimostra una competenza strabiliante, almeno nei film di genere di cui si occupa in "Il buio in sala". Ora, io del cinema sono al massimo un trombamico, toccata e fuga, e di solito nei cinema d'essai. Finché Leo ha fatto le parodie di Avatar o di The Walking Dead me la sono cavata, avendo visto il film e la serie di riferimento, e ho riso moltissimo. Ci ho capito meno nel "Signore dei Ratti" non avendo visto quello "degli Anelli", però almeno lì c'era una contro-storia leggibile e godibile come tale. Ne "Il buio in sala" la battuta è più legata alla contingenza, al merito, alla polemica del momento, non si può apprezzare allo stesso modo fuori dal contesto, come un pur esilarante commento in sala. Del resto in molte recensioni compaiono proprio gli spettatori che guardano il film e lo commentano. Il target del volume è costituito, mi pare di capire, dai personaggi di "Big Bang Theory". Bisogna essere adepti della setta di quelli che aspettano dalle quattro del mattino l'apertura di un cinema alle quattro del pomeriggio per essere i primi a vedere il ventiquattresimo film degli Avengers, sapendo a memoria tutte le battute dei ventitrè precedenti e il cast completo, fino ai nomi degli stuntman, di ognuno. Purtroppo, io dei film Marvel ho visto i primi tre Uomo Ragno, poi hanno cambiato l'attore e ho smesso. In realtà credo di aver smesso un po' dopo, quando mi sono accorto che per vedere un nuovo film di supereroi dovevo averli visti tutti, se no non ci capivo più nulla. E siccome ne ho persi un paio, non ci ho capito più nulla e basta là. Mi sono sempre informato dagli amici se la trama seguiva quella dei fumetti, ed ero contento quando mi dicevano di sì. Poi mi è parso che i film non seguissero più neppure quella e ho perso interesse. Va detto, a mio sommo disdoro, che io i film li vedo al cinema e lì non c'è modo di recuperarli quando escono di programmazione. Non sopporto di vederli in televisione interrotti dalla pubblicità, non ho una smart TV, non ho mai fatto un abbonamento a Sky, Premium, Netflix e compagnia bella. Non ho mai visto un film in streaming perché sul PC balla la connessione, la qualità è pessima, lo schermo piccolo. In buona sostanza, o al cinema o in DVD. Ma avendo smesso di praticare i film con effetti speciali, recupero piuttosto i grandi classici main stream del passato piuttosto che Star Trek Ultimissina Frontiera. Quindi, come fare? Devo gettare la spugna. Come promesso cercherò, però, di spiegarvi lo stesso di che cosa si tratta. Leo Ortolani, con il talento che gli è proprio, ha cominciato a pubblicare da qualche parte su Internet le sue personalissime recensioni a fumetti dei film che andava regolarmente a vedere al cinema, quelli Marvel, DC, di Star Wars, di Star Trek. Un po' come Stefano Disegni su Ciak, per intenderci. Però Disegni spazia ovunque, Leo si attiene al genere di cui abbiamo detto. Le recensioni apparse in Rete sono stare poi raccolte in volume, un po' pigiate per motivi di spazio. Ho letto tutto, e il miracolo è che ho riso lo stesso, pur senza aver visto il film di cui ci si fa beffe. Perciò, consiglio caldamente "Il buio in sala" a tutti, anche a quelli come me (che come fan trentennale di Ortolani dai tempi di "Made in USA", in possesso di tutte le cose da lui pubblicate, non potevo perdermi questa). Una cosa però mi sento di aggiungere: Leo i film di supereroi li va a vedere tutti, ma non gliene va bene uno. Li smonta sistematicamente, li distrugge pezzo per pezzo. Ecco: mi fa piacere aver capito che ho fatto bene a smettere di andarli a vedere.