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giovedì 27 agosto 2026

ORPOLINA!



 

Pier Luigi Sangalli
ORPOLINA!
Sbam!Libri
2020, brossurato
210 pagine, 13 euro

 

Pier Luigi Sangalli rideva da solo quando gli veniva in mente una gag, racconta chi lo conosceva. E che l’autore fosse innamorato del proprio lavoro e si divertisse a farlo, il lettore lo percepiva, divertendosi con lui. Lo si capisce ancora oggi, nonostante il fumettista lavorasse con i ritmi da Chaplin operaio in Tempi moderni: fino a duecentosettanta tavole al mese. Una catena di montaggio artigianale che non ha spento il sorriso di chi la muoveva. L’editore milanese Renato Bianconi (1928-1993) sembrava dirigere una fabbrica che sfornava albi a getto continuo, e voleva che il suo stabilimento (la Gem, Grafica Editoriale Metro) girasse sempre a pieno regime. Lo staff creativo sosteneva il pesante carico con risultati che, valutati a distanza di mezzo secolo e oltre, lasciano felicemente sbigottiti: disegno essenziale ma mai abbozzato, trame leggere che, rilette oggi, sono uno specchio dell’Italia di allora. Antonio Marangi, titolare della Sbam! Libri a cui si deve l’antologia di racconti a fumetti Orpolina! dedicata ai personaggi a fumetti di Pier Luigi Sangalli (1938-2025), scrive: «Dietro la leggerezza di vicende dedicate comunque a bambini e ragazzi, non è difficile scorgere numerose chiavi di lettura, con riferimenti alla società italiana del tempo e all’attualità». Qualche esempio? Il diavolo Geppo alle prese con la crisi energetica e le fiamme infernali a corto di combustibile; il gatto Felix in cerca di lavoro per le bollette; il maldestro Provolino sfrattato. Gli autori, consuetudine comune all’epoca, non si firmavano. I nomi di Motta, Sangalli, Colantuoni, Dossi, Manfrin, Del Principe, Sbattella sono affiorati in superficie soltanto di recente e oggi, scrive ancora Marangi, «sono stati finalmente tributati loro i sacrosanti riconoscimenti per il grande lavoro». Orpolina! è un benefico tuffo nella memoria di noi bambini dei tempi in cui c’erano ancora le edicole, dove traboccavano i fumetti. Tra questi, quei giornaletti tascabili che, fra gli anni Sessanta e gli Ottanta, si compravano, si scambiavano e si contendevano: Braccio di Ferro, Geppo, Felix, Soldino, Nonna Abelarda, Provolino, Trottolino. Accanto a questi titoli più noti, Bianconi chiedeva varietà. Sangalli rispose con una sfornata di eroi “minori” che questo volume, contenente storie selezionate dallo stesso autore, riporta in luce: il mago Merlotto, il fantasma Eugenio, il biblico Adam, il professor Rotella, l’apprendista stregone Zurlino, il ladruncolo Al Gallina, il super Superboy, l’olimpica Piccola Dea.

Il contributo di Sangalli all’officina bianconiana è spropositato. Luca Boschi ha individuato in lui uno dei principali responsabili della sedimentazione di uno «stile Bianconi»: tratto pulito, gag che stanno in piedi anche lette di corsa sul tram. Sono soprattutto due personaggi “teste di serie” a impegnarlo: Geppo e Braccio di Ferro. Geppo, probabilmente l’unico diavolo buono della letteratura (disegnata e non), era nato da un’idea di Renato Bianconi e Luciano Bottaro. Sangalli lo riprese, ne scrisse le sceneggiature, ne ridisegnò il volto e dal 1961 firmò le copertine fino al 1996. Quanto a Popeye, fu Sangalli a convincere Bianconi ad acquistare i diritti per realizzare storie inedite italiane destinate ai ragazzi. Dal 1963 la maggior parte degli episodi e tutte le copertine fino alla chiusura sono opera sua. Qualcuno ha stimato che il settanta per cento della produzione mondiale di tavole di Popeye si debba a Sangalli.

Il titolo Orpolina! si riferisce alla tipica espressione di disappunto o di sorpresa di Mago Merlotto, a cui vengono dati l’onore della copertina e l’onere di aprire il libro. Merlotto è una parodia di Merlino, soprattutto quello disneyano di La spada nella roccia: strampalato e incapace di valutare le conseguenze delle proprie azioni. Vive in un Medioevo senza tempo con il gufo Filomeno, più sveglio di lui. Eugenio è uno spettro di animo gentile, a tutti gli effetti il fantasma di un morto che non ha imparato a spaventare la gente, comprimario delle storie di riempimento, senza serie autonoma, ma con un nome e delle caratteristiche che restano in testa. Adam arriva più tardi, negli anni Novanta, quando Sangalli si concede personaggi più audaci. Cavernicolo e primo uomo insieme: la Genesi fonte di gag a raffica senza soggezione alcuna. Piccola Dea è della stessa stagione: divinità dell’Olimpo in miniatura, figura femminile rara in un catalogo sostanzialmente maschile. Oggi, secondo la mistica del politicamente corretto e il terrore di far leggere ai bambini qualcosa che possa offendere qualcuno, personaggi come Geppo (diavolo buono, quindi diavolo), Eugenio (fantasma, quindi morto che cammina) e Adam (protagonista di vicende bibliche messe alla berlina) non potrebbero finire in mano ai ragazzini. Allora, invece, si leggevano senza traumi e senza avvertenze, e si rideva. Roba dell’altro mondo in quello che era, appunto, un altro mondo.

Pier Luigi Sangalli ha premesso una Nota dell’Autore che riporto qui di seguito per intero:

Nota dell’autore

Ho accolto con piacere l’idea di raccogliere in un volume dedicato le storie dei personaggi che ho creato e disegnato nell’arco di 40 anni per l’editore Renato Bianconi.

Il loro scopo era quello di “staccare” ogni tanto la lettura delle storie del personaggio titolare dell’albo, Geppo, e rendere la pubblicazione più ricca e piacevole. Poiché questi personaggi venivano però spesso sostituiti con altri nuovi, nella lunga vita di Geppo essi sono andati via via formando una numerosa schiera.

Cercando in archivio quelle che ho ritenute giuste per questo volume, mi sono accorto che le storie sono ambientate, oltre che nei nostri tempi, in epoche diversissime, che vanno addirittura dalla creazione del mondo (Adam), al Medioevo (Zurlino), fino al futuro, con la possibilità di viaggiare in altre galassie (Superboy). E tutto questo passando tra curiosi fantasmi e maghi capaci di modificare la realtà!

Una buona lettura!

Pier Luigi Sangalli

martedì 23 giugno 2026

IL RESPIRO E IL SOGNO

 

 


 

Giancarlo Berardi

Ivo Milazzo

IL RESPIRO E IL SOGNO

Sergio Bonelli Editore

2025, cartonato

140 pagine, 25 euro

Prefazione di Graziano Frediani

Tra le opere di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo, Il respiro e il sogno è quella che più mi ha folgorato (e sì che mi hanno folgorato quasi tutte). Si tratta di una raccolta di quattro storie mute con protagonista Ken Parker, una per ogni stagione, pubblicate originariamente su rivista e poi riunite in volume. La prima, “Cuccioli”, apparve su Orient Express nel 1984: una bellissima favola senza parole, tenera e tragica allo stesso tempo. Ambientata in un gelido e innevato bosco invernale, non ha bisogno di dialoghi per trasmettere emozioni profonde. Le altre tre – “La luna delle magnolie in fiore”, “Soleado” e “Pallide Ombre” – completano il ciclo con lo stesso approccio visivo raffinato e poetico. Berardi & Milazzo rinnovano il western tradizionale attraverso un’ottica problematica e psicologicamente profonda, contaminata da cinema, letteratura, musica e fumetto.

Le tavole sono colorate dallo stesso Ivo Milazzo, straordinario disegnatore ma anche copertinista e acquarellista eccezionale. Proprio l’acquerello diventa strumento di narrazione al pari delle chine e della sceneggiatura.  Giancarlo Berardi, del resto, quale sceneggiatore, raggiunge livelli altissimi di finezza espressiva. La sua tecnica è fatta di continua variazione dei campi e dei piani di inquadratura, collegamenti arditamente sintetici, zoomate, controcampi, dissolvenze e corrispondenze simmetriche nella costruzione delle tavole e nella loro scansione. Inquadrature calibrate con precisione, uso magistrale della dissolvenza, soggettive, sguardi “in camera”, rimandi fra oggetti, luoghi e persone: la scrittura di Berardi richiede al lettore un atteggiamento attivo e un livello di cooperazione alto, rivelando quanto il fumetto possa avere strutture elaborate e complesse.

Gli episodi de Il respiro e il sogno coincidono non a caso con il trasferimento di Ken Parker dalla serie mensile bonelliana alla  rivista Orient Express, trasferimento che sottolineava le caratteristiche da “fumetto d’autore” del personaggio. È doveroso, oltre che benemerito, il fatto che la Sergio Bonelli Editore ristampi in eleganti volumi da libreria le migliori opere di Berardi & Milazzo, affiancando la ristampa da edicola dell’intera collana di Ken Parker. 

Da ultimo, una curiosità: nella storia “Ai tempi del Pony Express” (1997), che racconta in flashback un episodio risalente a quando Ken aveva diciotto anni, rivediamo l’indiano Due Pance, amico di gioventù di Ken già apparso in “Pallide Ombre”, l’episodio autunnale de Il respiro e il sogno

 

Su Berardi e Milazzo, in questo blog:

Fin dove arriva il mattino

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2025/10/fin-dove-arriva-il-mattino.html

Julia nel paese dei burattini  

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/08/julia-nel-paese-dei-burattini.html

Giancarlo Berardi, un narratore fra le nuvole

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/10/giancarlo-berardi-un-narratore-fra-le.html

Il boia rosso

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/03/il-boia-rosso.html

 

domenica 21 giugno 2026

LA FAMIGLIA PASSERINI

 



Filippo Pieri

Cristiano ‘Cryx’ Corsani

LA FAMIGLIA PASSERINI

Amazon Kdp

2026 

52 pp. a colori

brossura

9,90 €


 

Ho sempre seguito con affetto e simpatia il percorso di Filippo Pieri, fumettista per autentica passione, sceneggiatore (ma in grado di disegnare, all’occorrenza), umorista (ma capace di muoversi tra generi diversi, quando serve). Insieme al socio ideale Cristiano “Cryx” Corsani ha  realizzato la trilogia di Viviane l’Infermiera (Sbam! Libri, 2018-2024), tre albi che mescolano la commedia sexy all’italiana degli anni Settanta con lo spirito di Amici Miei e un pizzico di satira amara. Ne abbiamo parlato in dettaglio su questo stesso blog.

Con La Famiglia Passerini i due autori si applicano a un umorismo più quotidiano e generazionale. La serie, composta da tavole autoconclusive, ha debuttato nell’ottobre 2018 sul sito Cryx Comics con il titolo The Flippies. Successivamente è approdata sulla rivista cartacea Il Vernacoliere, il celebre mensile satirico toscano diretto da Mario Cardinali, dove viene pubblicata con il nome definitivo La Famiglia Passerini.

Come spiega Filippo Pieri: «Inizialmente la serie si chiamava The Flippies, dal nome di un trucco degli smanettoni di un tempo sui floppy disk da 720 byte per raddoppiare la capacità praticando un foro sul lato, e per questo c’è un floppy sul logo della serie. Quando però abbiamo proposto la serie a Mario Cardinali ci ha detto che i nomi in inglese non sono graditi sulla rivista e quindi abbiamo pensato a “passera” (variante di “topa”, parola cara ai livornesi) da lì il cognome Passerini».

Il protagonista è il classico pre-digitale, nato in un’epoca in cui i computer non c’erano o stavano appena arrivando, che viene catapultato da adulto in un mondo di smartphone, app, WiFi, aggiornamenti forzati, smart home e intelligenza artificiale. Accanto a lui troviamo la moglie, che ama la tecnologia e la usa con entusiasmo pur capendola solo il giusto, e la figlia, nativa digitale, che risolve i problemi in modo rapido e naturale. Completano il cast un cane e un pesce rosso che commentano sarcasticamente le disavventure dei padroni di casa.

Cryx e Pieri sembrano aver spiato una famiglia vera per mesi e averla raccontata senza filtri, ma con grande affetto. Le gag nascono dal diverso rapporto delle generazioni con la tecnologia: la serie satireggia con intelligenza sulle difficoltà, i paradossi e le situazioni comiche generate da una dipendenza che dovrebbe semplificare la vita ma spesso la complica.

I disegni di Cryx sono puliti e vivaci, dal tratto cartoonesco efficace. Le espressioni del capofamiglia, che passa dall’aria da esperto a quella da vittima in un attimo, sono un piccolo capolavoro, così come le occhiate esasperate della moglie e lo sguardo clinico della figlia, che osserva i genitori come una specie in via di estinzione. Il cane e il pesciolino rosso rubano spesso la scena con i loro commenti cinici.

La Famiglia Passerini è una lettura fresca e divertente, capace di far sorridere riconoscendo situazioni tristemente vere, come testimonio io stesso medesimo nella mia introduzione.

 

FILIPPO PIERI SU QUESTO BLOG 

Luke Ness, PHD - L’esecrabile uomo delle nevi https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/02/luke-ness-phd-lesecrabile-uomo-delle.html

Il passato di Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2024/08/il-passato-di-viviane-linfermiera.html

Sulle tracce di Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/sulle-tracce-di-viviane-linfermiera.html

Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/07/viviane-linfermiera.html

 

mercoledì 17 giugno 2026

EX INFERIS

 

Lorenzo Bartoli

Vincenzo Beretta

Bane Kerac

EX INFERIS

Veseli Četvrtak

2023, cartonato

114 pagine, 3000 RSD

 

Ogni tanto capita di riscoprire piccoli gioielli del nostro patrimonio fumettistico che il tempo ha un relegato nell’ombra. È il caso di Ex Inferis” (titolo originale: “Giochi pericolosi”), edito in un bel volume cartonato dalla Casa editrice serba Veseli Četvrtak nella collana Međuvreme, dedicata alle opere legate al grande Bane Kerac.

La storia, sceneggiata da Vincenzo Beretta e Lorenzo Bartoli, vide originariamente la luce nel luglio del 1996 su Zona X n. 17 della Sergio Bonelli Editore. Ricordo bene quel periodo: Zona X era la creatura di Alfredo Castelli, uno spazio di “libero gioco alla fantasia” nato come spin-off di Martin Mystère. Nei primi numeri presentava due storie complete per albo (spesso una legata a Mystère, l’altra autonoma), con un taglio antologico che spaziava dal fantasy alla fantascienza in tutte le sue declinazini. Dal n. 10 in poi la testata evolse verso miniserie e storie più strutturate, diventando un laboratorio ideale per autori emergenti o per sperimentazioni. “Giochi pericolosi” occupava la seconda parte del diciassettesimo volumetto, affiancando l’episodio “I viaggiatori delle tenebre” de La stirpe di Elan. Ambientata in un futuro post-apocalittico, la vicenda mescola realtà virtuale, tecnologia invasiva e un’umanità degradata. Beretta e Bartoli costruiscono una trama solida, con ritmo cinematografico e quel tanto di inquietudine che ben si sposa con lo spirito di Zona X. Bane Kerac, però, la scena ai due autori dei testi. Branislav “Bane” Kerac, nato il 7 settembre 1952 a Novi Sad, è uno dei grandi maestri del fumetto serbo e balcanico. Fin dagli anni Settanta si è fatto le ossa su testate come YU strip, Strip art e Kerempuh, passando con naturalezza dall’umoristico al western, dall’horror all’avventura. Nel 1975 crea Kobra con Svetozar Obradović, un agente segreto dal tratto nervoso e tagliente. Negli anni Ottanta arriva il successo internazionale con Cat Claw, la vigilante felina sexy e parodistica, tradotta in decine di lingue e pubblicata anche negli USA. Ha disegnato Tarzan, poster per Masters of the Universe, Gvozdeni Ratnik e tantissimo altro, sempre con quel suo stile inconfondibile: dinamico, energico, quasi rock (non a caso suona la batteria nei GeroMetal).

Ho avuto la fortuna di incontrarlo nel 2011 a Kragujevac. Abbiamo scoperto di condividere la stessa data di nascita (io dieci anni dopo di lui) e da lì è nata una bella amicizia e una proficua collaborazione. Dal 2015 abbiamo realizzato insieme quattro storie di Zagor per quasi novecento pagine. Lavorare con Bane è un piacere: è un narratore esperto che migliora le sceneggiature con trovate dinamiche, inquadrature spettacolari e un gusto particolare per le figure femminili forti (del resto, viene da Cat Claw). In “Giochi pericolosi”, il suo primo lavoro per la Bonelli – si vede già tutto questo talento: tavole piene di impatto, architetture futuristiche decadenti rese con maestria, corpi in movimento e un bianco e nero profondo e materico.

L’edizione di Veseli Četvrtak è una vera gioia per gli occhi. Il volume cartonato A4, con 112 pagine in bianco e nero, valorizza magnificamente il tratto poderoso di Kerac: le tavole respirano, i neri sono profondi, i dettagli esplodono in grande formato. Certo, il testo è interamente in serbo (traduzione di Aleksandra Milovanović), e chi non conosce la lingua non lo leggerà agevolmente (io per primo, naturalmente). Però, proprio questa bellezza visiva spinge a recuperare il vecchio albo di Zona X per rileggere la storia in italiano. Sarebbe davvero bello avere un’edizione cartonata simile anche in Italia: Kerac lo meriterebbe ampiamente. Dato che ci siamo: vorrei vedere anche una serie di volumi con le avventure di Cat Claw. In appendice al cartonato serbo c’è inoltre una  intervista a Bane Kerac (sempre in serbo), nella quale mi pare di aver visto citare il mio nome. Chissà cosa dice esattamente Branislav di me.

mercoledì 27 maggio 2026

LA DONNA FOCA

             


 
Fred Vignaux
Yann
THORGAL
LA DONNA FOCA
Alessandro Editore
2026, cartonato
50 pagine, 18,90 euro
 

Asterix, Thorgal, Yoko Tsuno, Tintin, Blake et Mortimer, Spirou, Blueberry, Gaston Lagaffe, Lucky Luke, i Puffi, Valérian. Queste, in ordine di gradimento, le dieci serie francesi più apprezzate dal sottoscritto. Mi sorprendo anch’io della seconda e della terza posizione, soprattutto perché precedono la quarta e la quinta, ma tant’è. Quella di Thorgal è una saga a fumetti iniziata Oltralpe nel 1977 sulla rivista "Tintin" ma che io ho imparato ad amare sulle pagine di "Comic Art" e che ho cercato di seguire in ogni possibile edizione italiana. Qualche anno fa ho avuto anche la fortuna di conoscere di persona lo sceneggiatore Jean Van Hamme, in una manifestazione fumettistica in Croazia in cui eravamo entrambi ospiti. Van Hamme, belga classe 1939, è un autore stellare con mille altre opere all’attivo – tra cui ricordo con piacere la serie “I maestri dell’orzo”, basata sulla saga di una famiglia di birrai. Insieme al disegnatore Grzegorz Rosiński, polacco classe 1941, dato vita all’universo fantastico di Thorgal, vichingo dai capelli neri perché piovuto letteralmente dal cielo tra i guerrieri norreni. “La donna foca” è il trentottesimo volume della saga, il secondo firmato da Yann ai testi e Fred Vignaux ai disegni (l’ultimo episodio firmato da Van Hamme e Rosiński è il ventinovesimo, del 2006). È uscito in Francia il 6 novembre 2020 per Le Lombard con il titolo La Selkie, mentre in Italia arriva nel 2026 per Alessandro Editore. Ho talvolta paragonato la saga di Thorgal a quella di Zagor: entrambe sanno mescolano avventura e azione, dramma e sfondo storico, con elementi fantastici, mitologici e a volte fantascientifici. Così come lo Spirito con la Scure combatte banditi, creature sovrannaturali, stregoni e minacce di ogni tipo tra le foreste del Nuovo Mondo, anche in Thorgal l’eroe si trova costantemente a confrontarsi con pericoli creati da avversari umani o sovrumani. In entrambe le serie l’avventura è il motore principale, ma è arricchita da uno strato di profondità emotiva e morale: Zagor è un difensore della giustizia tormentato dal suo passato, Thorgal è un uomo che cerca solo una vita serena con la sua famiglia ma viene continuamente trascinato dal Fato in imprese epiche. Thorgal Aegirsson, detto “il figlio delle stelle”, è un eroe atipico che mi ha sempre affascinato: un guerriero coraggioso ma tormentato, non un superuomo invincibile, ma un uomo comune con un destino straordinario. Orfano adottato da un clan vichingo, scoprirà di avere origini spaziali, discendendo da una razza di viaggiatori delle stelle (il figlio, e non lui, eredita poteri legati a questa ascendenza). Sua moglie Aaricia, figlia di Gandalf il Folle e principessa vichinga, è una donna forte, leale e profondamente umana, legata a Thorgal fin dalla nascita da un oggetto magico. Insieme hanno due figli: Jolan e Louve (Lupa). Pur essendo di ambientazione vichinga con molti riferimenti alla mitologia nordica, gli scenari variano continuamente in modo affascinante. La saga creata da Jean Van Hamme e Grzegorz Rosiński evolve nel tempo, passando da storie più autoconclusive a una vera e propria epopea familiare, dove i legami con Aaricia, Jolan e Louve diventano centrali. Ci sono anche personaggi memorabili come Kriss di Valnor, spietata e affascinante guerriera che si è meritata uno spin-off tutto suo. I testi di Van Hamme sono solidi, ritmati, con dialoghi efficaci e personaggi che crescono volume dopo volume. Sui disegni, Rosiński è un maestro nel rendere scenari suggestivi, battaglie e creature fantastiche. Con “La donna foca” Yann e Vignaux proseguono la nuova fase della serie. Louve viene rapita e portata sull’isola di Kalsoy; Thorgal e Jolan si lanciano al suo salvataggio finendo invischiati nelle trame di una comunità isolana brutale e nell’antica leggenda della Kopakonan, la donna foca (selkie) del folklore norreno. Niente di paragonabile alle storie di Van Hamme e Rosiński, ma l’avventura è solida, con buon ritmo e qualche approfondimento interessante, senza stravolgere la formula ma rispettando le radici mitologiche della saga.

 

Recensioni precedenti su Utili sputi di riflessione:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/05/thorgal.html

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/05/thorgal-volume-2.html

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/07/thorgal-volume-3.html

 

giovedì 21 maggio 2026

DAMMI UN BACIO DA FUMETTO



                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

Andrea Leggeri

DAMMI UN BACIO DA FUMETTO

Coniglio Editore

Collana ThermoPOP

2007, brossurato

96 pagine, 6.50 euro

Il 14 febbraio 2026 ho inaugurato sul sito uBC Magazine una rubrica intitolata “Saggiamente”, rigorosamente aperiodica e dedicata a riprendere in mano testi critici sul fumetto (anche di qualche tempo fa) per dire la mia, spesso con il senno di poi o con qualche aggiunta di sapore personale. La prima puntata è stata proprio una recensione di Dammi un bacio da fumetto di Andrea Leggeri, libro che si prestava perfettamente al San Valentino di quell’anno. L’aureo libello, però, non è mai stato segnalato qui sul blog “Utili Sputi di Riflessione” e da inguaribile collezionista a me fa piacere la completezza. Colleziono anche delle mie stesse cose e mi diverte l’idea di avere tutto archiviato in casa. La recensione che leggerete è leggermente diversa da quella apparsa su uBC. Per esempio, le note biografiche su Andrea Leggeri (Roma, 1974), che vado subito brevemente a esporre, là erano del tutto assenti. Davo per scontato, infatti, che tutti lo conoscessero per la sua lunga collaborazione con Francesco Coniglio (2002-2012), scrivendo su riviste come Blue, XComics, e Scuola di Fumetto, oltre a contribuire a siti come LoSpazioBianco.it e alla rivista Fumetto dell’ANAFI. Negli ultimi anni si è dedicato alla narrativa.

Leggeri ha collezionato ritagli di baci alla maniera di Giuseppe Tornatore nel finale di Nuovo Cinema Paradiso, e ha confezionato il regalo di San Valentino ideale: romantico, economico, con una copertina iconica che invita a esporla frontalmente sullo scaffale, e gradevolissimo da sfogliare anche per chi non è appassionato di fumetti. Possiamo chiamarlo un aesthetic book? Sì, se è vero che con questo termine si etichettano talvolta le compilation di immagini suggestive. Dammi un bacio da fumetto dimostra che tutti gli eroi della Nona Arte, anche i più duri, in fondo hanno il cuore tenero e lo fa quasi esclusivamente attraverso i disegni, riducendo i testi al minimo indispensabile, riproducendo vignette celebri o significative, tutte dedicate a romantici tête-à-tête. Ogni immagine è accompagnata da una didascalia di una ventina di righe che presenta i personaggi e i loro creatori. L’introduzione è ridotta all’osso: il libro si spiega da sé. Sfogliandolo, però, viene naturale riflettere su quanto il semplice (semplice?) gesto di un bacio sia cambiato nel corso dei decenni nel fumetto. All’inizio, nelle strip americane degli anni Venti, i baci erano rari, castissimi e spesso comici. Con l’arrivo dei supereroi diventarono uno strumento per umanizzare gli eroi, che comunque restavano pudichi. Poi esplose il genere romance negli anni ’40-’50, con baci più passionali (per l’epoca), finché la censura del Comics Code Authority del 1954 non impose regole rigidissime: niente baci appassionati, niente sensualità, in favore di una visione del rapporto fra i sessi in funzione del matrimonio e in difesa dei valori familiari. Solo dalla metà degli anni Sessanta le cose cominciarono a sbloccarsi: relazioni più complesse nei supereroi, primi baci interrazziali, e in Italia il piccolo grande terremoto del fumetto nero. Anche in casa Bonelli, da un certo momento in poi, le figure femminili acquistano un peso diverso e i personaggi smettono di essere eroi monolitici e asessuati (basterà pensare a Mister No e Ken Parker). In totale, Dammi un bacio da fumetto in ci sono quaranta schede, ordinate alfabeticamente da Alan Ford agli X-Men. Sette dedicate ai manga, altrettante ai supereroi, sei ai classici italiani, sei agli eroi bonelliani, tre a quelli disneyani… insomma, un giro d’orizzonte rapido ma godibile. Velocissimo, se pensiamo a quanto si sarebbe potuto includere (per esempio dal fumetto franco-belga, assente). A voler trovare il pelo nell’uovo, si potrebbe discutere se il bacio tra Julia e Alan Webb costituisca davvero una love story, se Tarzan e Jane siano nati sulle strisce come coppia, o se Krazy Kat e Ignazio si siano mai scambiati un vero bacio da fumetto. Sfogliando l’album di Leggeri viene spontaneo chiedersi perché certi personaggi ci siano e altri no. Dove sono i Fidanzatini di Peynet? Andy Capp e Flo? Kriminal e Lola? Capitan Miki e Susy? Il Piccolo Ranger e Claretta? Tex e Lilith? I Puffi e la Puffetta? La risposta è ovvia: con sole quaranta schede bisognava scegliere. Ovviamente. Però, un posticino per Zagor si poteva trovare. Non solo perché la "Z" avrebbe chiuso degnamente l’ordine alfabetico, non solo perché il bacio tra lo Spirito con la Scure e Frida Lang era tanto caro a Sergio Bonelli (che teneva incorniciata nel suo ufficio la tavola originale di Gallieno Ferri), ma soprattutto perché quella scena rappresentò un autentico punto di svolta nel fumetto bonelliano. La sequenza del dicembre 1974 in cui Zagor bacia Frida Lang rimase scolpita nella memoria di noi zagoriani dell’epoca, regalando più emozioni di tante avventure rocambolesche.

mercoledì 20 maggio 2026

AMERICAN CICO


 

Guido Nolitta

Gallieno Ferri

AMERICAN CICO

Sergio Bonelli Editore

2025, cartonato

140 pagine, 24 euro

 

Nella sua introduzione alla ristampa di Cico Story curata della If nel 2002, Sergio Bonelli spiega: «Nel periodo di tempo compreso fra il 1979 e il 1983, le limitate dimensioni della Casa editrice e la mia conseguente disponibilità di tempo libero mi indussero a dare sfogo a una vocazione che già si era in parte manifestata tra le pagine avventurose, dinamiche e persino drammatiche della serie di Zagor che firmavo con lo pseudonimo di Guido Nolitta. Alludo alla possibilità di scatenare liberamente la mia vena ironica in un albo speciale in cui Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, cioè l’abituale “spalla” comica di Zagor, assumeva il ruolo di protagonista assoluto, in una serie di situazioni umoristiche che lo assimilavano sia ai più celebri personaggi delle farse cinematografiche, da Ridolini a Harold Lloyd, da Stanlio e Ollio a Gianni e Pinotto, sia ai “divi” dei cartoni animati come Bugs Bunny, Wyle Coyote, Gatto Silvestro e Duffy Duck.»

L’esperimento di Cico Story andò così bene che fu inevitabile ripeterlo. Sulla quarta di copertina dello Zagor n° 178 (maggio 1980) apparve la pubblicità del secondo episodio con lo slogan: «173.861 copie vendute nell’estate 1979. E quest’anno tocca ad “American Cico”!». Ai disegni venne riconfermato Gallieno Ferri, creatore grafico del personaggio e perfettamente a suo agio sia nelle gag umoristiche sia nelle scene drammatiche.

Cico è pigro, ingordo, goffo, irascibile e fifone, ma anche intelligente, determinato e geniale quando si tratta di procurarsi da mangiare. Somiglia a Paperino nella silhouette (soprattutto nelle prime tavole di Ferri) e in certi tratti caratteriali, ma resta ancorato a un contesto realistico: le sue gag, per quanto esasperate, rispettano limiti di plausibilità che i cartoni animati ignorano. Il suo umorismo pesca dalla commedia all’italiana, dalla Commedia dell’Arte, da Plauto e dal varietà, ma sa contaminare cinema, fumetto, teatro, TV e letteratura con una vis comica personalissima.

La sezione libraria della Sergio Bonelli Editore ha già ristampato Cico Story in cartonato a colori; questo è il secondo volume della collana dedicato al pancione. Di nuovo, c'è una mia (dotta) prefazione.

In American Cico seguiamo le prime disavventure del baffuto messicano sul suolo statunitense, dopo il varco clandestino della frontiera narrato nel volume precedente. Anche qui Guido Nolitta (il nom-de-plume con cui Sergio firmava le sue sceneggiature) non costruisce una trama tradizionale, ma cuce insieme una serie di esilaranti gag: Cico cambia continuamente mestiere, passando da una scenetta all’altra. La narrazione fila comunque in maniera consequenziale grazie alla sapiente concatenazione delle situazioni comiche. Dopo essere scampato alla prigione, il pancione decide di integrarsi nella società americana: va a scuola e prova svariati mestieri, sempre con risultati disastrosi. Incontriamo una parodia del giudice Roy Bean (magistrato dai metodi sbrigativi) e dell’avvocato Perry Mason. Gag, sketch, parodia: Nolitta conosce tutte le ricette per far ridere. A partire dallo speciale successivo (Un pellerossa chiamato Cico, 1981) le storie acquisteranno una struttura più definita, con un vero inizio e una vera fine. American Cico resta però un gioiello di comicità pura, in cui il talento umoristico di Bonelli/Nolitta e la maestria grafica di Ferri brillano senza filtri.

 

In questo blog abbiamo recensito altre opere di Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e Gallieno Ferri. Potete leggere quanto è già stato scritto cliccando sui link dell’elenco sottostante (in ordine alfabetico):

 

Acque misteriose

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2025/11/acque-misteriose.html

Gli Archivi Bonelli: Guido Nolitta

http://utilisputidiriflessione.blogspot.it/2017/06/gli-archivi-bonelli-guido-nolitta.html 

Avventura a Manaus 
 
https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/05/avventura-manaus.html 

Cico Story

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2025/03/cico-story.html

Guerra!

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/12/guerra.html

Il giorno dell’invasione

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/07/il-giorno-dellinvasione.html

Il mostro della laguna

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/12/il-mostro-della-laguna.html

Il Re di Darkwood

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2024/08/il-re-di-darkwood.html

Il regno delle tenebre

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2024/05/il-regno-delle-tenebre.html

L’antica maledizione

 https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2025/10/lantica-maledizione.html

La foresta degli agguati

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/03/la-foresta-degli-agguati.html

La marcia della disperazione

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2015/11/la-marcia-della-disperazione.html

L’Inferno dei vivi

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/08/inferno-dei-vivi.html

L'uomo del Texas 

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2026/04/luomo-del-texas.html

Making of Guido Nolitta (Mister No)

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/08/making-of-guido-nolitta-mister-no.html

Samurai 

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2024/12/samurai.html

Supermike!

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/11/supermike.html

 


mercoledì 1 aprile 2026

L'UOMO DEL TEXAS

 
 
 
 
Aurelio Galleppini
Guido Nolitta
L’UOMO DEL TEXAS
Sergio Bonelli Editore
2026, cartonato
70 pagine, 12 euro

Una delle parole più ripetute quando si parla di fumetto italiano è l’aggettivo “bonelliano”. Lo propongo come uno dei lemmi da inserire in una delle prossime edizioni dello Zingarelli. Infatti, “bonelliano” non significa semplicemente “pubblicato da Bonelli”, come “mondadoriano”. L’accezione è diversa e assai più complessa, riguarda un particolare modo di intendere e fare fumetto e potremmo aprire un dibattito per coniare la definizione più congrua e soddisfacente. In tal caso, un punto risulterebbe controverso: “bonelliano” significa necessariamente “popolare”? Chi abbia in mente la popolarità ormai sessantennale degli eroi di casa Bonelli, sarebbe tentato di rispondere di sì. La “bonellianità” sembra effettivamente sinonimo di una produzione senz’altro di buona qualità, ma rivolta a un pubblico larghissimo e pertanto non sofisticato, né cerebrale, senza pretese “artistiche”. A questo tipo di considerazioni un po’ snob ci sarebbe da ribattere chiedendo perché mai un qualunque frutto dell’ingegno che piaccia al vasto pubblico non possa avere anche uno spessore artistico. Tuttavia c’è dell’altro e c’è di più. Sergio Bonelli, in realtà, ha pubblicato e in gran parte anche prodotto una enorme quantità di fumetto d’autore. E l’ha fatto fin da tempi non sospetti, cioè quando ancora il fumetto d’autore non era una moda: basti pensare alla collana I protagonisti, dieci albi realizzati da Rino Albertarelli, usciti nel 1974. Quella serie, legata al nome di un grande autore e con caratteristiche tutt’altro che “popolari”, può essere a tutti gli effetti considerata come precorritrice della più celebre Un uomo, un’avventura, varata due anni più tardi.
La vocazione popolare e la fedeltà a un formato ben riconoscibile, fanno talvolta dimenticare quanto siano state in realtà differenziate, innovative e variegate le proposte editoriali bonelliane nel corso degli anni. Uno straordinario esempio di “fumetto d’autore” proposto in una strepitosa veste editoriale fu appunto la serie di volumi Un Uomo, un’Avventura (1976), curata da Decio Canzio, il cui titolo ci riporta appunto alla vocazione avventurosa della Casa editrice. Ogni cartonato era affidato al talento grafico dei più grandi illustratori italiani (con rare presenze di maestri stranieri), su testi ora propri (come nel caso di Pratt, Crepax e Battaglia), ora di altrettanto grandi sceneggiatori (Canzio, Castelli, Berardi, D’Antonio). Le storie, autoconclusive, presentano le avventure di uomini in contesti storici e geografici sempre diversi. Di un tipo di avventura, però, costruito su una solida struttura narrativa e contrapposto alla fuga verso mondi fantastici, non-luoghi onirici, grafismi psichedelici e contrapposto anche all’underground espressione del disagio metropolitano. La cronologia dei trenta titoli mostra una successione impressionante di pezzi da novanta, da Toppi a Milazzo, da Battaglia a Micheluzzi, da Manara a Buzzelli. 
Per questa collana, Guido Nolitta, alias Sergio Boneli, scrive nel 1977 il nono volume intitolato “L’Uomo del Texas”, una storia di 48 pagine illustrata da Aurelio Galleppini, meglio noto come Galep, il primo disegnatore di Tex. Il racconto, ambientato nel nord-ovest del Texas nel 1887, viene riproposto nel 2026 (a quindici anni dalla scomparsa di Sergio) all’interno della collana di cartonati da edicola “alla francese”, sotto la dicitura “Tex presenta”. Il racconto (occhio allo spoiler) è basato sulle vicende di Roy, un rapinatore di banche che, dopo un ‘colpo’ finito magramente e malamente, ha un diverbio con il capo della banda e finisce, ferito, malconcio e dato per morto, alla deriva nella corrente di un fiume. Viene poi ritrovato e curato da un distaccamento dell’esercito, dove rincontra un vecchio amico di adolescenza, il capitano di reparto Jerry Vance, ufficiale al comando del 3°cavalleria impegnato in una campagna contro gli ultimi indiani ostili, e vanaglorioso alla stregua di personaggi come Chivington o Custer. Nonostante l’intera tribù dei Cheyennes di Falco Nero, ormai decimata dalla fame e dalla guerra, sia in marcia verso Forte Lyon per arrendersi definitivamente, il fanatico ufficiale ordina la carica e inizia l’assurdo sterminio di quella tribù ormai indifesa. Roy, indignato dall’orribile gesto di follia sanguinaria del vecchio amico, lo insegue e gli si scaglia contro durante la battaglia uccidendolo sparandogli una pallottola in fronte (proprio la pallottola che aveva già destinato al capobanda che lo tradì). Roy subito dopo viene massacrato a colpi di sciabola dai soldati del reggimento: un drammatico e triste epilogo che mette in una luce di quasi-eroismo l’inizialmente ambiguo protagonista, e che testimonia in pieno l’assurda violenza e la spietatezza delle guerre combattute nella vecchia frontiera del West. Non si tratta della migliore storia nolittiana (diciamo che nulla aggiunge alla fama dello sceneggiatore) ma di certo permette a Galep, grazie a strategici vignettoni, di dimostrare (se mai ce ne fosse il bisogno) il suo talento nel trasformare le rocce delle Dolomiti in quelle del Sud Ovest americano, come lui stesso ha raccontato, con effetti spettacolari. 
Singolare la somiglianza fra il vice sceriffo che cade ucciso nelle prime vignette e Tex Willer (chissà se c’è un significato freudiano). Quando Guido Nolitta nel 1976 sceneggia per Aurelio Galleppini la storia “L’Uomo del Texas” per il nono numero della collana Un Uomo un’Avventura, più o meno contemporaneamente a questa avventura, sostituendo il padre Gianluigi vittima di un incidente sugli sci, inizia a sceneggiare anonimamente alcune sue storie per la serie di Tex, esordendo poi con l’albo n.183 del gennaio 1976 intitolata “Caccia all’uomo” e disegnata da Fernando Fusco.



domenica 8 marzo 2026

BELLA SCOPERTA!


Zuzzurro & Gaspare
Silver
BELLA SCOPERTA!
Rizzoli
1992, cartonato
130 pagine, 28.000 lire


Nel suo fondamentale saggio dedicato a Silver e intitolato “Only for fans!” (Acme, 1990), Luca Boschi racconta così l’incontro tra il cartoonist e la coppia comica Zuzzurro e Gaspare (lo faccio narrare a lui copiando pari pari il suo testo perché mi piace ricordare Luca e non avrei saputo narrarlo meglio): «Una bella mattina di aprile, mentre Guido Silvestri sta cercando vanamente di concentrarsi sulla tavola di Lupo Alberto in via di esecuzione, resistendo agli allettamenti climatici che lo spingerebbero a passeggiare nei campi, squilla il telefono di casa. Sono Andrea Brambilla e Antonio Formicola, meglio noti come Zuzzurro e Gaspare. Guido, nonostante i due siano molto famosi, non ha mai visto un loro spettacolo, ma li ha identificati ricordando un manifesto pubblicitario di una loro serata a Modena. I due cabarettisti, tra l’altro, confessano a Silver di essere appassionati lettori della sua produzione; e che per alcune loro vecchie gags si erano anche ispirati, qualche volta, alle strisce di Lupo Alberto. L’amicizia è nata subito, come pure l’intesa professionale che ha trasportato Zuzzurro e Gaspare dal set televisivo alla carta stampata, in una serie di strisce e brevi storielle sceneggiate da Brambilla e Formicola ed illustrate da Silver». In una intervista contenuta nel medesimo volume, Guido Silvestri risponde a Boschi a proposito di questa collaborazione: «Zuzzurro & Gaspare sono degli ottimi amici. Oltre ai libri abbiamo collaborato al quotidiano “La Notte”. Nel 1986, per un mese, ci siamo ritrovati davanti alla televisione per fare il commento ai campionati mondiali di calcio. Loro scrivevano degli articoli umoristici, e io li raffiguravo inventando una battuta». I libri nati dalla collaborazione fra Silver e la strana coppia Brambilla & Formicola sono tre: “I casi di Zuzzurro & Gaspare” (Glénat Italia, 1986), “Ciao, io sono il titolo” (Rizzoli, 1988) e “Bella scoperta!” (Rizzoli, 1992). Un quarto volume, soltanto antologico, è stato pubblicato da Vittorio Pavesio nel 2001 con il titolo di “Zuzzurro & Gaspare show”. 
Quanto a “Bella scoperta!”, è importante sottolineare la scritta in fondo al libro: “Finito di stampare nel mese di ottobre 1992”, cioè in perfetta concomitanza con il cinquecentennale dell’approdo di Cristoforo Colombo sull’isola di San Salvador, o almeno questo è il nome con cui viene ricordata dalla tradizione (evento che segna, per convenzione, la fine del Medioevo). La più divertente battuta del piccolo cartonato è infatti quella in cui dalla Santa Maria si leva in grido “Terra! Terra!” mentre gli indigeni gridano “Nave! Nave!”. Non è tutto qui, naturalmente: i testi di Zuzzurro & Gaspare, efficacemente illustrati da Silver, ripercorrono cinquecento anni di storia, mettendo in parodia luci e ombre del mito americano, dallo schiavismo all’epopea western, dall’atomica su Hiroshima a Walt Disney, senza pregiudizi, senza cattiveria, senza indulgenza. Una spettacolo teatrale a fumetti. Concludo segnalando come Andrea Brambilla ci abbia lasciati nel 2013 (era nato a Varese nel 1946), e come Nino Formicola lo abbia ricordato nel 2014 con un libro intitolato “Io sono quello senza barba” (Rizzoli). 

 

domenica 8 febbraio 2026

ANDRA’ TUTTO BENE

 


 

Leo Ortolani
ANDRA’ TUTTO BENE
Feltrinelli
2020, cartonato
530 pagine, 22 euro


La sera di sabato 7 marzo 2020, Giuseppe Conte annunciava che quattordici province italiane sarebbero state dichiarate “zona rossa” per contrastare la diffusione di un virus che si stava dimostrando molto contagioso. Tra queste c’era anche Parma, dove vive Leo Ortolani, “uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani”, come spiega una nota in appendice a “Andrà tutto bene”. Ho scritto in “appendice” per restare in tema con l’argomento medico-sanitario del libro, naturalmente. Altrettanto naturalmente, l’argomento è quello del lockdown conseguente alla pandemia dal coronavirus Covid-19. Il termine “pandemia” sottintende che il problema riguardava mezzo mondo, compreso dunque il sottoscritto: a mia volta, infatti,  la sera di quel sabato di marzo, al pari di Ortolani, apprendevo che si stava dichiarando off limits anche l’intera Lombardia. Il decreto governativo avrebbe portato la data del giorno seguente, domenica 8. 
Nei miei programmi, il lunedì ancora successivo avrei dovuto trovarmi dietro la mia scrivania, nella redazione della Sergio Bonelli Editore, per occuparmi delle uscite in edicola del parco testate legato a Zagor. Ero a casa, come tutti i weekend, lontano dalla Lombardia: ho capito che se non fossi tornato a Milano prima che chiudessero il cancello, mi sarebbe stato impossibile svolgere il mio lavoro di editor in via Buonarroti. Così, mentre centinaia di persone cercavano di lasciare la città in fuga scapiccolata in direzione Sud, io risalivo verso Nord. Ho trascorso l’intero lockdown da solo, lontano dai congiunti e dalla fidanzata, rintanato nel mio bilocale milanese, da cui uscivo ogni mattina per raggiungere a piedi l’ufficio semideserto, con la gran parte dei colleghi che lavorava in smart working (io lo smart working non l’ho mai sopportato, mi  ritengo un animale da redazione). Ma non sono qui per parlare di me, ma di Leo Ortolani (di cui, peraltro, su questo blog ho parlato spesso). 
Dunque, mentre io facevo vita solitaria in Lombardia, Ortolani si ritrovava segregato con la famiglia. Scrive: “Veniamo sommersi da un’ondata di virologi, fabbricanti di mascherine, esperti di mascherine, carenza di mascherine, l’amuchina come fosse il Graal, corridori, complottisti, portatori di cane, appassionati di crostate, autocertificazioni e morti. Tanti morto”. Passano due mesi così, e Leo comincia a raccontare il proprio lockdow a fumetti, con vignette pubblicate in Rete. “Ogni giorno ho realizzato una striscia sull’emergenza da Covid-19. Ogni giorno ho cercato di far sorridere i lettori, come se la striscia fosse una pillola di zucchero per togliersi di bocca il sapore della tragedia. Mi piace pensare che abbiano aiutato”. In tutto, i giorni di quarantena sono cinquantasette, e le strisce altrettante. Il diario quotidiano di Ortolani si interrompe con il passaggio alla Fase 2. Ci sarebbero state, purtroppo, molte altre fasi, drammatiche e grottesche al tempo stesso, ma “Andrà tutto bene” si conclude con il 3 maggio. Il cartonato che raccoglie le strisce disegnate durante la Fase 1 è datato luglio 2020, praticamente è un instant book. Rileggerle a distanza di tempo fa una strana impressione, suscita ricordi, smuove barconi abbandonati, forse si sorride meno di quanto facevamo in corso d’opera. Il talento di Ortolani resta straordinario: catartico humor nero (a volte nerissimo), satira di costume, sbeffeggiamenti politici, autoironia, tempi comici perfetti. Il tutto senza ricorrere al complottismo (perfettamente comico esso stesso). 
E io? Scusate se torno a parlare di me, ma sicuramente sarete curiosi di sapere che cosa ha pubblicato in Rete il sottoscritto, tutti i giorni, durante il lockdown. Ecco, ho intrattenuto i miei follower su Twitter (quando ancora si chiamava così) twittando quotidianamente aforismi (finiti raccolti in un volume intitolato “Mi ritiro per delirare”) e epigrammi (dati alle stampe in una silloge, “Versacci”). Dato che se ne presenta l’occasione, riporto qui di seguito una selezione dei primi, che sono comunque tutti reperibili sul mio blog nel post “Andrà tutto beh"). Anche a me piace pensare che abbiano aiutato.


ANDRA' TUTTO BEH


Un altro virus al coronavirus: “complimenti per la trasmissione”.

Sopravviveranno solo gli asociali.

Ma chi manifesta i sintomi, si può definire manifestante?

“Abbiamo fatto le analisi e lei risulta non avere il coronavirus ma la leucemia fulminante.” “Che culo!”

Essere ignoranti come capre non ci darà l’immunità di gregge.

Una volta delle città si sapeva dire il nome dello stadio o dell’aeroporto, adesso dell’ospedale.

E io che pensavo che la pandemia forse un dolce come il pandoro, il panettone, il panforte e il pan di Spagna.

Si scoprirà presto che i contagiati sono solo quelli con Saturno contro.

Ma un bel contagio di ninfomania, non era meglio?

Si scoprirà che hanno diffuso il coronavirus per distrarci dalla meteora in arrivo.

L’Epidemia tutte le feste si porta via.

Siccome si può avere il virus senza sintomi, stare bene non promette niente di buono.

Il coronavirus passerà alla storia come il primo virus trasmesso dallo spritz.

Due sono stati i grandi temi dell’informazione durante il lockdown: il numero di morti da Covid e quando sarebbe ripreso il campionato di calcio.

Ma se mi facessero il tampone, potrei dire di essere stato tamponato?

La pandemia mi ha fatto scoprire città che non avevo mai sentito nominare prima: Codogno e Wuhan.

Sono contento di star male con un sacco di sintomi fastidiosissimi che però non assomigliano a quelli del coronavirus. 

Quando andavo a scuola io, le epidemie non succedevano mai.

Il focolaio domestico.

Chi vive la quarantena separato dall’anima gemella, passato il pericolo si sposa. Chi la vive in casa con lei, passato il pericolo divorzia.

Pur di avere qualcosa da fare in casa ho lavato anche i piatti puliti.

Se continuo a ingrassare, quando finirà la quarantena non potrò uscire perché non passerò dalla porta.

Stando tutti in casa risolveremo il problema del coronavirus, ma arriverà quello delle piaghe da decubito.

Tifo per il papa che prega per la fine della pandemia come per lo stregone che fa la danza della pioggia davanti a tutta la tribù speranzosa, e non piove.

Papa sta bene e vuole che d’ora in poi lo si chiami Sua Sanità.

Quando esco di casa spero che la polizia mi fermi, così almeno scambio due parole con qualcuno.

Una conseguenza positiva c’è: vietate le riunioni di condominio.

Ma i virus avranno virus più piccoli che li contaminano? 

Quando si dice che l’epidemia sta raggiungendo il picco, significa che cominceranno ad ammalarsi quelli in montagna?

La chiamano Fase 2 per non chiamarla Lato B, che darebbe meglio l’idea.

Per Pasquetta farò una gita fuori porta fino al sesto piano del palazzo lungo le scale.

Bisogna evitare i luoghi troppi frequentati. Le edicole e le librerie, perciò, vanno benissimo.

Lockdwn. I fumetti continuano a uscire. Beati loro.

La piccola soddisfazione di pensare che se il paziente muore, muore anche lo stupidissimo virus.

Però, dai, meglio morire in una catastrofe epocale piuttosto che inciampando come scemi su uno scalino.

Come dolce pasquale invece delle colombe ci vorrebbero le pipistrelle.

Ma di amuchina quanta se ne deve bere, per immunizzarsi?

Il Tocilizumab era un farmaco usato anche dagli antichi Aztechi.

Secondo me il collutorio Listerine stermina più virus dell’amuchina.

State in casa! “Obbedisco!” (Giuseppe Garibaldi) 

Muoiono i già gravi di altre patologie. “Virus, tu uccidi un uomo morto!” (Francesco Ferrucci) 

Il virus uccide anche gli studiosi. “Eppur si muore...” (Galileo Galilei) 

Contagi anche tra famigliari. “Tu quoque, Brute, infetti mi?” (Giulio Cesare)

Se il virus fosse stato inventato nei laboratori cinesi sarebbe la prima cosa inventata senza copiare.

C’è un altro virus cinese su cui occorrerebbe indagare: quello che nell’antichità trasformò un intero esercito in terracotta, il cui caso venne insabbiato.

Coronavirus: ecco a che cosa serviva la muraglia cinese.

Divertenti le scene viste in Rete in cui gli italiani si accaparrano la pasta. I cinesi hanno riso.