domenica 15 settembre 2024
TRADITORI DI TUTTI
domenica 27 marzo 2022
PERICLE IL NERO
L’edizione Adelphi del 1998, coronata da grande successo di pubblico e di critica, in realtà ripropone un romanzo già uscito cinque anni prima. Giuseppe Ferrandino, all’epoca noto soprattutto come sceneggiatore di fumetti, lo aveva infatti pubblicato nel 1993 con lo pseudonimo di Nicola Calata presso la Casa editrice Granata Press, diretta da Luigi Bernardi, piccola (anche se con proposte di qualità) e con distribuzione limitata. Così, “Pericle il Nero” passò quasi inosservato. Lo notarono però i francesi della Gallimard che, nel 1995, lo pubblicarono Oltralpe nella loro “Série Noire”, dove ebbe il meritato riconoscimento. Da qui la riproposta italiana targata Adelphi, con il vero nome dell’autore in copertina e una distribuzione capillare. Nel 2016 dal romanzo è stato tratto un film diretto da Stefano Mordini, con Riccardo Scamarcio nel ruolo del protagonista. Si tratta di un hard boiled napoletano, caratterizzato da un linguaggio originale per certi versi innovativo, con dialoghi incisivi. La scrittura ha forma colloquiale (ma non banale, né volgare) escogitata per far parlare in prima persona Pericle Scalzone, balordo dei vicoli napoletani, al soldo di don Luigino, odioso boss della mala che si impossessa di pizzerie altrui minacciando e facendo violenza ai proprietari. Pericle racconta sé stesso e narra tutta la storia dal suo punto di vista, quello di un personaggio limitato e ottuso, ma proprio perché così gretto anche in grado di dar vita a una narrazione semplice e lineare. E’ soprattutto il linguaggio di Pericle l'invenzione che giustifica il successo del romanzo (intrigante comunque anche per la trama, per quanto semplice) ed evita il rischio rischia di farlo bollare come "di genere", etichetta che in Italia ha il valore di una lettera scarlatta. C’è da notare, riguardo al linguaggio, che Ferrandino ne inventa uno napoletano nel 1993, battendo quello siciliano di Andrea Camilleri che giunge con Montalbano nel 1994. Pericle è uno specialista nel sodomizzare su commissione le vittime di don Luigino, quelle che il boss vuole spaventare e umiliare ma non uccidere, almeno per il momento. Il capo lo manda a occuparsi di un prete che dall'altare ha tuonato contro la camorra. Pericle va, ma trova il prete con una certa Signorinella, figlia di camorristi creduta una specie di santa per le sue turbe psichiche religiose, ma finita esiliata dopo aver compiuto degli eccessi. Poiché Signorinella è stata bandita da Napoli, il fatto di averla vista mette Pericle in pericolo di vita: la donna lo avrebbe fatto uccidere perché non rivelasse del suo ritorno. Pericle così decide di ucciderla lui: la colpisce più volte con una sedia, la crede morta e fugge. Informa don Luigino e poi se torna tranquillamente a casa sua. Ma don Luigino si accorge che Reginella non è morta e vende la vita di Pericle per tenersi buona la di lei famiglia. Nella notte, dei sicari fanno irruzione in casa di Pericle, che fugge appena in tempo. Non vediamo nulla (il narratore è Pericle, e lui se la dà a gambe al primo rumore) ma sapremo che i killer hanno ucciso i suoi famigliari (uno zio, sua moglie, un cugino). Così Pericle ruba una macchina e lascia Napoli. Poi, dopo una settimana, Pericle decide di tornare indietro. E' qui che c'è una svolta nel personaggio, perché se fino a ora ci era apparso un balordo senza cervello, e lo stesso doveva apparire a don Luigino, adesso la paura lo trasforma in un duro in grado di risolvere la difficile situazione. Tuttavia, il protagonista non riesce mai a esserci simpatico, squallido come certi vicoli della sua (meravigliosa) città.
lunedì 18 gennaio 2021
TRE - TREDICI
TRE - TREDICI
Mondadori
brossurato, 1959
160 pagine, 150 lire
A volte è bello anche lasciarsi guidare dall' istinto, nello scegliere una lettura. Non c'è nessun motivo al mondo per cui abbia deciso le prendere, su una bancarella, un vecchio volumetto della collana "I capolavori dei Gialli Mondadori", intitolato enigmaticamente "Tre - Tredici" e scritto da uno sconosciuto (almeno per me) Thomas B. Black, tranne il fatto che si trattava di un libretto in ottime condizioni, a dispetto della data di pubblicazione (8 febbraio 1959), venduto a prezzo bassissimo e con una copertina accattivante (di un tale G. Sarno). Leggendo all'interno si scopre che si tratta della ristampa di un giallo già pubblicato nel 1949 nella collana "Il Giallo Mondadori", nuovo nome dato a partire dal 1946 (dopo la pausa bellica) a una serie mondadoriana inaugurata nel 1929 come "I libri gialli", che avevano appunto una copertina gialla e da cui nasce l'accezione di "giallo", nella lingua italiana, come "poliziesco". Dopodiché una ricerca in Rete mi porta a scoprire che Thomas B. Black era nato il 5 giugno 1910 a Neodesha (in Kansas), ed è morto nel 1993. Una breve biografia dice: "Lascia l'università senza un diploma e pratica molti mestieri (tra gli altri, impiegato in una raffineria, un'agenzia di credito, una panetteria, una fabbrica di armi). Dopo diversi tentativi falliti, riuscì a pubblicare un primo romanzo poliziesco nel 1946. Seguiranno altri tre romanzi, tutti dedicati al detective Al Delaney". Al Delaney, detto l'Inglese, è appunto il protagonista di "Tre - Tredici", il cui titolo originale americano è un pochino più accattivante, "The 3/13 murders". I due numeri corrispondono alle lettere dell'alfabeto anglosassone C e M, che a loro volta stanno per Cocaina e Morfina. Il giallo, insomma, ruota attorno a un traffico di droga. Dato che il primo romanzo con Al Delaney è del 1946, e quello di cui ci stiamo occupando, in qualunque anno sia stato scritto, è uscito in Italia nel 1949, se ne deduce che abbiamo i termini post quem e ante quem fra cui collocarlo. Se me deduce anche che "Il Giallo Mondadori", nel 1949, offriva al suo pubblico polizieschi recentissimi. Insomma, anche un recensore di gialli deve fare le sue brave indagini e almanaccare dei bei ragionamenti. Ma alla fine, "Tre - Tredici", merita la lettura? Ma sì. Il detective privato è la quintessenza del private eye dell'hard boiled, un genere reso di moda da Dashiell Hammett sul finire degli anni Venti e perfezionato da Raymond Chandler nei tardi anni Trenta. Delaney, rimasto il solo titolare di una agenzia investigativa dopo la morte del socio con cui l'aveva fondata, indaga con l'aiuto di una segretaria e di un galoppino, e racconta in prima persona. Il ritmo è serrato. Una ragazza senza nome viene trovata sgozzata nella villa di un ricco banchiere, Frederick Tolsi, che al momento dell'omicidio si trovava al cinema:Tolsi non conosce la vittima, né sa dire perché sia stata uccisa in casa sua. Non avendo un alibi convincente, è il primo sospettato. Così, l'uomo assume Delaney che, in un tourbillon di colpi di scena, viene a capo del mistero prima del capo della polizia, Dolan.
mercoledì 30 settembre 2020
BALLATA PER UN TRADITORE
Massimo Carlotto
Pasquale Ruju
Davide Ferracci
BALLATA PER UN TRADITORE
Feltrinelli
brossura, 2020
128 pagine, 16 euro
Sempre interessanti i graphic novel della Feltrinelli Comics, che spaziano attraverso vari generi proponendo romanzi a fumetti di taglio autoriale ma senza supponenze. Intrigante come deve essere un vero noir metropolitano, "Ballata per un traditore" nasce da un soggetto originale di Massimo Carlotto, uno dei maestri nella narrativa di questo genere (suo il personaggio hard boiled dell'Alligatore) e già questo basterebbe a destare l'attenzione. Carlotto del resto, pur scrittore in prosa, si è già prestato a progetti a fumetti, come nel caso di "Arrivederci, amore ciao", graphic novel realizzato con Luca Crovi e Andrea Tutti (Edizioni BD, 2004). A occuparsi della sceneggiatura è invece Pasquale Ruju, veterano in casa Bonelli con lunghe militanze nelle serie di Dylan Dog e Tex (per non parlare di Cassidy e altri progetti realizzati da professionista). I disegni di Davide Ferracci si segnalano per la loro graffiante essenzialità e per il sapiente uso del retino. La storia, tutta milanese, alterna passato e presente ruotando attorno alla figura del commissario Lo Porto, oggi pensionato ma dirigente, in anni passati, dell'Anticrimine a capo di una squadra composta da due uomini fidati, Galli e Valenti, più volte decorati per i loro successi sul campo. In realtà, il "metodo Lo Porto", che aveva portato a una diminuzione dei fatti di sangue in città, era basato su una sorta di trattativa segreta con la malavita. Il gioco viene scoperto dall'integerrimo magistrato Santini, le cui indagini portano allo smantellamento del gruppo e al pensionamento anticipato dei suoi componenti. Al posto di Lo Porto, oggi c'è una donna, la tostissima Stefania Rosati, che non tratta con i delinquenti ma agisce ben oltre i confini della legalità come una sorta di angelo vendicatore, spinta da motivi personali. Nell'imprevedibile e non consolatorio finale, dopo che tutti i fantasmi del passato sono stati riportati sulla scena, la Rosati deve fare i conti con la realtà di una nuova Milano dove la vecchia mala è stata sostituita da qualcosa di molto più insidioso.
