La prima cosa che mi sono chiesto a lettura terminata è se Georges Simenon avesse davvero visitato le coste sovietiche del Mar Nero. Mi sono risposto di sì prima ancora di averne conferma da una breve ricerca nella biografia dello scrittore, che effettivamente nella primavera del 1933 compì un viaggio a Odessa e in altre città dell’Unione Sovietica spingendosi fino in Georgia, e testimoniò in un celebre reportage su “Le Jour” le conseguenze sulla popolazione della tragica carestia nota come Holodomor. “Le finestre di fronte”, pubblicato nell’autunno di quell’anno, evidentemente sull’onda emotiva che lo spinse a dare al più presto anche la forma di romanzo alle sue esperienze di viaggiatore, è ambientato a Batum, città portuale sul Mar Nero, georgiana ma in territorio sovietico, negli secondi anni Venti. Le vestigia di un passato vivace e mercantile si stanno sfaldando in un lugubre abbandono, stritolato dal regime stalinista (Stalin peraltro era nato in Georgia), dovunque regnano sporcizia, miseria, burocrazia, oppressione, disperazione. Quella di Simenon è una delle prime voci ad aprire uno squarcio sulla realtà dell’URSS, descrivendone in modo incisivo le storture kafkiane. Commenta Goffredo Parise: “Scritto da un genio, questo breve capolavoro è il romanzo del controllo e dell’annullamento totale dell’uomo sotto la più potente, importante e demiurgica dittatura poliziesca che l’umanità moderna abbia mai conosciuto”. Protagonista sono il giovane console turco Adil bey, appena giunto a Batum dopo la morte (misteriosa) del suo predecessore, e Sonia, la sua interprete e segretaria georgiana che si ostina a dichiarare che tutto va nel migliore dei modi, quando è evidente che non è così: si attendono documenti da Mosca che non arrivano mai, i dischi di musica occidentale vengono sequestrati, ci sono arresti arbitrari e si fucila chiunque solo per il sospetto che si voglia fuggire all’estero. Adil bey cerca personale per il suo consolato e non lo trova nonostante il gran numero di affamati per le strade, perché anche i domestici devono essere selezionati dalle autorità sovietiche tra le spie al proprio servizio, e le finestre della casa di fronte non sono aperture da cui sbirciare la vita dei vicini ma, come il giovane turco capisce troppo tardi, perché chi ci alloggia possa spiare lui. Adil si innamora di Sonia e vorrebbe portarla con sé a Istanbul, scappando dall’URSS prima di fare una brutta fine: ma come? Sembra che l’unico modo sia farla imbarcare clandestinamente su una nave in partenza verso l’Occidente, ma venendo scoperti si rischia l’immediata fucilazione. Le ultime pagine del romanzo sono degne dei migliori thriller.
martedì 30 luglio 2024
LE FINESTRE DI FRONTE
La prima cosa che mi sono chiesto a lettura terminata è se Georges Simenon avesse davvero visitato le coste sovietiche del Mar Nero. Mi sono risposto di sì prima ancora di averne conferma da una breve ricerca nella biografia dello scrittore, che effettivamente nella primavera del 1933 compì un viaggio a Odessa e in altre città dell’Unione Sovietica spingendosi fino in Georgia, e testimoniò in un celebre reportage su “Le Jour” le conseguenze sulla popolazione della tragica carestia nota come Holodomor. “Le finestre di fronte”, pubblicato nell’autunno di quell’anno, evidentemente sull’onda emotiva che lo spinse a dare al più presto anche la forma di romanzo alle sue esperienze di viaggiatore, è ambientato a Batum, città portuale sul Mar Nero, georgiana ma in territorio sovietico, negli secondi anni Venti. Le vestigia di un passato vivace e mercantile si stanno sfaldando in un lugubre abbandono, stritolato dal regime stalinista (Stalin peraltro era nato in Georgia), dovunque regnano sporcizia, miseria, burocrazia, oppressione, disperazione. Quella di Simenon è una delle prime voci ad aprire uno squarcio sulla realtà dell’URSS, descrivendone in modo incisivo le storture kafkiane. Commenta Goffredo Parise: “Scritto da un genio, questo breve capolavoro è il romanzo del controllo e dell’annullamento totale dell’uomo sotto la più potente, importante e demiurgica dittatura poliziesca che l’umanità moderna abbia mai conosciuto”. Protagonista sono il giovane console turco Adil bey, appena giunto a Batum dopo la morte (misteriosa) del suo predecessore, e Sonia, la sua interprete e segretaria georgiana che si ostina a dichiarare che tutto va nel migliore dei modi, quando è evidente che non è così: si attendono documenti da Mosca che non arrivano mai, i dischi di musica occidentale vengono sequestrati, ci sono arresti arbitrari e si fucila chiunque solo per il sospetto che si voglia fuggire all’estero. Adil bey cerca personale per il suo consolato e non lo trova nonostante il gran numero di affamati per le strade, perché anche i domestici devono essere selezionati dalle autorità sovietiche tra le spie al proprio servizio, e le finestre della casa di fronte non sono aperture da cui sbirciare la vita dei vicini ma, come il giovane turco capisce troppo tardi, perché chi ci alloggia possa spiare lui. Adil si innamora di Sonia e vorrebbe portarla con sé a Istanbul, scappando dall’URSS prima di fare una brutta fine: ma come? Sembra che l’unico modo sia farla imbarcare clandestinamente su una nave in partenza verso l’Occidente, ma venendo scoperti si rischia l’immediata fucilazione. Le ultime pagine del romanzo sono degne dei migliori thriller.
martedì 11 gennaio 2022
L’ANGELO DEL FANGO
Leonardo Gori
L’ANGELO DEL FANGO
Rizzoli
2005, cartonato
360 pagine - Є 16,50
Di Leonardo Gori e del suo Bruno Arcieri ci siano già occupati a proposito di "Nero di maggio", il primo romanzo della serie (2000), e de "La lunga notte", del 2021. Le caratteristiche del personaggio le dianmo dunqe già date per illustrate qui:
http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/nero-di-maggio.html
https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/la-lunga-notte.html
Basterà ricordare come uno degli elementi vincenti della saga sia la documentazione necessaria a calare Arcieri in contesti storici perfettamente ricostruiti e decisamente epocali. Nei due romanzi appena citati le vicende si svolgono, rispettivamente, durante la visita di Hitler e Mussolini a Firenze nella primavera del 1938 e a Roma nella notte precedente l'armistizio dell'8 settembre 1943.
Con "L'angelo del fango" torniamo a Firenze, nel novembre del 1966, durante la catastrofica alluvione del 1966. Naturalmente qui Arcieri è anziano, e molto segnato dagli eventi della sua vita, e lo scopriamo diventato colonnello del SID. Si resta coinvolti nei suoi drammi persinali, tra cui l'irrisolto rapporto con Elena, la donna che ha segnato la sua vita, lo seguiamo condurre una complicata indagine nonostante i giorni drammatici vissuti dal capoluogo toscano, ma (come negli altri romanzi) il pathos del libro è dato della ricostruzione della città alluvionata. Al lettore sembra di esserci, accanto ad Arcieri. Peccato non vedere il crescere dell’Arno e il momento della rottura degli argini, dato che il racconto parte dal giorno successivo, il 5 novembre 1966, ma ugualmente le descrizioni della Firenze allagata (su tutte, l’ossessivo odore di nafta che mozzava il respiro) sono molto coinvolgenti, e minuziosamente documentate.
Riusciti anche alcuni personaggi,
come il cecchino Casini detto “Il migliore”, e buona la ricostruzione del clima
politico e degli odi ancora strascicati dopo la fine della Guerra. Ritroviamo anche il gioco di spie, informatori, informative,
rapporti riservati, ricatti che sembrano essere la passione dell’autore (che ne
aveva riempito anche “I Delitti del Mondo Nuovo”, ambientato nella Firenze di
fine Settecento). Non c'è quindi solo un giallo (con il rinvenimento nel fango di un cadavere che non è imputabile all'alluvione) ma un complotto ordito da ex fascisti, doppiogiochisti e agenti segreti infedeli, con colpi di scena e
rivelazioni. Qualche accenno alla trama: documenti riservati relatibi a una vicenda avvenuta nei giorni in cui la Guerra
stava finendo sono finiti nelle mani di Anna Gianfalco. Si tratta di carte appartenute al Duce, che le permettono di ricattare personaggi
che hanno fatto carriera nonostante il loro passato repubblichino. Anna ha
nascosto i documenti fra i milioni di documenti della Biblioteca Nazionale,
dove lavora. Ma l’alluvione distrugge la biblioteca e toglie ad Anna
l’assicurazione sulla vita grazie alla quale aveva vissuto da benestante. C'è un altro romanzo giallo che si svolge nei giorni dell'alluvione, ed è "Morte a Firenze" di Marco Vichi, datato 2009, con protagonista il commissario Bordelli (titolare di una serie a lui dedicata). Ebbene, i due investigatori, Arcieri e Bordelli, si scambiano le visite ed entrano, per brevi scene, nei rispettivi romanzi. Non solo: "L'angelo del fango" ha vinto il prestigioso Premio Scerbanenco nel 2005, "Morte a Firenze" quattro anni dopo.
lunedì 22 luglio 2019
IL GIARDINO DELLE BELVE
domenica 27 maggio 2018
LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA
Ciò detto, chiarisco subito che “La regina dei castelli di carta” è il terzo capitolo di una trilogia pubblicata in Svezia (un volume all’anno) tra il 2005 e il 2007, composta anche da una prima parte intitolata “Uomini che odiano le donne” e da una seconda intitolata “La ragazza che giocava con il fuoco”. La trilogia è nota complessivamente con il nome di “Millennium”, dal titolo di una rivista la cui redazione fa da centro di gravità permanente agli avvenimenti raccontati. Colpisce il fatto che l’autore non abbia potuto assistere all’enorme successo a livello mondiale della sua saga perché è morto nel 2004 (a soli cinquant’anni, per infarto) e dunque si tratta di romanzi pubblicati postumi. Pare che nelle intenzioni di Larsson i romanzi dovessero essere dieci. Un quarto e un quinto episodio sono stati scritti da un altro svedese, David Lagercrantz, che ha proseguito la serie. Però, questi ulteriori capitoli non reggono il confronto con i primi tre, che per fortuna si possono leggere con un senso compiuto e giungendo a un punto fermo. Per la precisione, “Uomini che odiano le donne” permette una lettura autoconclusiva presentando i personaggi di Lisbeth Salander (una hacker bisex dalla personalità border line e dal passato traumatico che le perseguita anche il presente) e di Mikael Blomkvisk (il direttore della rivista “Millenium”) alle prese con un torbido mistero da risolvere (quello della scomparsa di una ragazza avvenuta trent’anni prima in circostanze misteriose). I due successivi titoli formano invece un’unica storia divisa a metà, quella in cui si svela il passato di Lisbeth e si regolano i conti con il padre, un russo psicopatico, Alexander Zalachenko, ex spia russa protetta dai servizi segreti svedesi. Perciò, non si può leggere “La regina dei castelli di carta” senza aver letto prima “La ragazza che giocava con il fuoco”. Il romanzo infatti comincia esattamente là dove si era concluso il precedente, che in effetti non si era concluso: un complicato groviglio di vicende aveva portato Lisbeth e il padre a cercare di uccidersi a vicenda con il risultato di essersi ridotti entrambi in fin di vita (addirittura, la ragazza viene ricoverata con una pallottola nella testa). Il gruppo di agenti segreti che per anni hanno garantito impunità a Zalachenko cerca di impedire che le indagini portino alla luce del sole tutte le loro malefatte. Mikael Blomkvisk mobilita “Millennium” in difesa di Lisbeth. Si resta intrigati e con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.
Sarebbe sbagliato etichettare “Millennium” come una saga poliziesca, nonostante ci siano dei casi giudiziari e dei misteri da svelare. Stieg Larsson orchestra una partitura ricca di elementi e punto d’incontro fra generi diversi: storia, politica, giallo, spionaggio, avventura, erotismo. Ma, soprattutto, porta avanti denunce contro la violenza sulle donne, sul neonazismo, sulla corruzione, sul potere della stampa e perfino, ante litteram, sulle fake news; affronta i temi della deontologia professionale, dibatte sulla correttezza politica, esplora da competente le nuove tecnologie e l’universo degli hacker. La sua prosa può sembrare basic per come è immediata ed essenziale, ma in realtà riesce a scavare in maniera efficacissima nelle personalità dei personaggi. E che talento da affabulatore!
domenica 31 luglio 2016
LA SECONDA VITA DI MAJORANA
venerdì 21 agosto 2015
SILENZIOSI NELLA NOTTE
SILENZIOSI NELLA NOTTE
Todaro Editore
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| Antonio Zamberletti |


