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sabato 18 ottobre 2025

STEREO AKTE NUDES NUS


 
 

 
Serge Nazarieff
STEREO AKTE NUDES NUS
1850-1930 
Taschen
Prima edizione tedesca -  1994
brossura - lire 19000

Lo stereoscopio è uno strumento ottico che, grazie a un apparato binocolare a lenti prismatiche, consente di fondere in una unica immagine due immagini distinte leggermente diverse l'una dall'altra. Oggi chiamiamo questo effetto semplicemente "3D". La conoscenza dell'effetto stereoscopico è di poco anteriore alla scoperta della fotografia da parte di Daguerre (1839). Stereoscopia e fotografia si combinarono dunque a vicenda nella realizzazione di un apparecchio che fu presto utilizzato per la visione di immagini erotiche. Il bel volume di Serge Nazarief, pubblicato inizialmente in Francia, è qui in edizione tedesca (con testo in tre lingue, dato che si aggiunge anche l'inglese). Viene fornito un pratico occhiale in cartone due "lenti" in plastica trasparente colorate diversamente, per ottenere l'effetto 3D. Le fotografie, che vanno dal 1850 al 1930, sono quasi tutte colorate a mano, come d'usanza. I soggetti vanno da quelli assolutamente casti (pastorelle neppure molto nude in pose oltremodo pudiche e in paesaggi agresti) da quelli inequivocabilmente pornografici (immortalate anche azioni hard). In genere le modelle corrispondono a canoni di bellezza non più attuali, e alcune provocano un senso di perplessità all'occhio del lettore di oggi. Resta il valore della testimonianza di epoche scomparse e dell'eterno voyeurismo (qui maschilista, dunque oggi etichettato come sessista) che da sempre caratterizza l'essere umano. In quarta di copertina, un sottoscrivibile commento di Jacques Cellard: "A voi, lettori e lettrici, giudicare se il potere di suggestione di queste fotografie è rimasto intatto attraverso oltre 100 anni. Io ne sono convinto".


lunedì 24 febbraio 2025

SUPPLEMENTO AL DIZIONARIO ITALIANO

 

Bruno Munari
SUPPLEMENTO AL DIZIONARIO ITALIANO
Corraini Editore
2024, brossurato
120 pagine
 
 
Senza questo supplemento, il vostro dizionario di italiano è incompleto. Come tutti sanno, infatti, gli italiani non si esprimono soltanto con le parole ma anche (a volte soprattutto) con le mani, con l'espressione degli occhi o del volto, talora con l'atteggiamento di tutto il corpo. Bruno Munari (1907-1998), che pubblicò questo aureo libretto per la prima volta nel 1963, sottolinea per esempio che la risposta "no" assume diversi significati se si alzano le sopracciglia, se si pronuncia guardando da un'altra parte, se si sporge il labbro inferiore, se si rivolge verso un oggetto la mano aperta, eccetera. Un primo catalogo di gesti fu pubblicato a Napoli nel 1832 dal canonico Andrea de Jorio, con il titolo "La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano" (maestri in materia, infatti, i partenopei). Si trattava di un tomo di 380 pagine di testo con sole 19 illustrazioni. Munari, centotrentuno anni dopo, può avvalersi di una cinquantina di fotografie per definire una selezione (minima e indispensabile) di altrettante pose del corpo e delle mani, scartando quelle oscene e volgari.  Ogni foto è corredata da una breve descrizione tradotta in quattro lingue, a uso e consumo di visitatori stranieri. 
Qualche esempio delle voci (cercate di immaginare come tradurreste voi con la mimica): "E' un dritto", "Io non so niente", "Silenzio",  "Non me ne importa",  "Pieno di gente", "Minaccia", "Rabbia", "Se l'intendono". 
Non si può non annotare come il "Supplemento al dizionario italiano" sia soltanto uno dei libri geniali, insoliti, creativi di Bruno Munari, come i "Libri illeggibili" (in cui le parole spariscono per lasciare spazio alla fantasia) o quelli "tattili". Artista poliedrico nato come pittore futurista Munari è poi diventato fucina di idee e di forme diverse di espressione, dai lavori di grafica alle installazioni delle “macchine inutili”.  C’è lui dietro la grafica di collane di libri che ho frequentato nelle mie letture, ma sarebbe lunghissimo esaminarne la sterminata prodzione artistica, letteraria, saggistica, fotografica, di design. 
 
 
 

giovedì 11 maggio 2023

EVEREST

 
 

 
Roberto Mantovani
EVEREST
Edizioni White Star
Cartonato – 150  pagine

Pur mancando sul volume ogni indicazione sulla data di uscita, una fascetta ricorda il cinquantesimo anniversario della conquista dell’Everest da parte di Edmund Hillary e Tenzing Norgay, e dunque si può pensare che il libro sia uscito nel 2003, mentre nel testo la storia delle scalate si ferma al 1994, e dunque si tratta con ogni probabilità di un testo uscito qualche anno fa e ridistribuito per l’occasione. In ogni caso, il volume è molto bello e documentato, completo da tutti i punti di vista: ci sono straordinarie e spettacolari fotografie recenti e una emozionante raccolta di immagini d’epoca, a partire dalle illustrazioni  risalenti agli anni della scoperta dell’Everest, o Cima XV, che fin da subito venne identificata come aspirante alla corona della vetta più alta del mondo attraverso il sistema di rilevazione basato su teodoliti. Sir George  Everest, che fu un pioniere delle cartografia del subcontinente indiano, ebbe l’onore (non da lui richiesto) di dare il suo nome a quella montagna, di cui si ignorava il nome locale anche per l’impossibilità o l’enorme difficoltà di penetrare in Nepal o nel Tibet. Il volume ripercorre la storia delle prime esplorazioni e dei primi tentativi di scalata, con le ricognizioni di George Mallory e la sua misteriosa scomparsa, nel 1924, arrivando poi al dopoguerra con l’impresa di Hillary fino alle successive spedizioni che hanno aperto nuove vie alla cima dopo la via da Nord, tibetana, tentata all’inizio e la via da Sud, nepalese, la più battuta ai nostri giorni. E qui, il volume denuncia l’eccesso di spedizioni degli ultimi anni, quando l’Everest sembra diventata una meta turistica.



venerdì 29 dicembre 2017

PLAYBOY TUTTI I PAGINONI CENTRALI



Hugh M. Hefner
PLAYBOY
TUTTI I PAGINONI CENTRALI
Rizzoli
2017, cartonato
850 pagine

Un libro che comincia con la famosa foto di Marilyn Monroe scattata da Tom Kelley nel 1953 e prosegue con dodici playmate per ogni anno fino al 2016 non può che essere un oggetto e al tempo stesso un simbolo del desiderio. Il ponderoso volume pubblicato dalla Rizzoli in una elegante edizione grade formato raccoglie tutte le pagine centrali (i celebri miniposter apribili) ospitati dalla rivista "Playboy" fondata a Chicago da Hugh Marston Hefner (1926-2017). Proprio Hefner scrive una prefazione introduttiva in cui si legge: "Le donne meravigliose celebrate in queste pagine sono fatte della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Aspetto ancor più significativo, nella loro scelta semplice e perentoria di posare nude, queste donne di sono fatte portabandiera di una rivoluzione sociale cominciata più di cinquant'anni fa e che continua - sebbene con alti e bassi - ancora oggi. Il mondo ha fatto molta strada a partire dalle repressioni degli anni Cinquanta, ma agli americani capita ancora di avere sentimenti contrastanti nei confronti dei propri impulsi sessuali (forse è meglio dite: nei confronti degli impulsi sessuali dei propri vicini)". La scelta di spogliarsi è un atto di libertà della donna, per millenni costretta dagli usi e costumi e dalle religioni a coprire le proprie forme e celare il proprio aspetto, oppresse dagli uomini - liberi invece di denudarsi a piacere. Dispiace che dopo aver conquistato un sacrosanto diritto di mostrarsi per come sono, un malinteso femminismo oggi tenda di nuovo a negarlo alle donne vedendo in ogni nudo femminile uno sfruttamento del corpo invece che di una naturale esaltazione della bellezza, in questo assecondando quelle religioni che impongono cappe e mantelli. Dave Hickey, nella sua introduzione, riporta le parole ironiche con cui Mark Twain descrive la sua visita agli Uffizi, raccontando quando si venne a trovare davanti alla Venere di Tiziano. Dice lo scrittore americano: "Se tentassi di descriverla provocherei schiamazzi, ma eccola là a disposizione di chiunque voglia divorarla con gli occhi". E descrive, invece, da par suo, le espressioni dei visitatori del museo, uomini e donne. Il nudo viene contrabbandato dall'arte fin dall'antichità. Con la scusa di mostrare dee, eroine mitologiche e persino sante, pittori e scultori hanno soddisfatto il desiderio degli ammiratori delle loro opere, che potevano far scorrere gli occhi sulle forme e sulle curve femminili con l'alibi di aver di fronte un cimelio artistico. Le libere e gioiose modelle di "Playboy" (tutte con la loro firma a dedica della propria foto) liberano finalmente il mondo dall'obbligo di cercare degli alibi: si sono spogliate per loro, prima, e per noi, poi, siamo tutti d'accordi e non c'è bisogno di scuse. Peraltro, le posture sono tutto sommato caste e non inducono in eccessi: non ci sono genitali in mostra in pose ginecologiche, non si accennano masturbazioni o inviti con la lingua. Sono semplicemente belle donne, serene e sorridenti, che si concedono liberamente ai nostri occhi ossequiosi, non di rado velate, fotografate da artisti della macchina fotografica. La carrellata lungo gli anni e i decenni mostra anche l'evolversi del gusto estetico nel culto e nella raffigurazione della bellezza muliebre, di cui è indicatore persino la lunghezza del pelo pubico (non sempre mostrato). Ogni decennio è commentato da introduzioni di intellettuali, scrittori e giornalisti, a testimonianza di come "Playboy" abbia segnato in modo indelebile la cultura della nostra società.

giovedì 20 aprile 2017

THE BIG BOOK OF PUSSY





THE BIG BOOK OF PUSSY
di Dian Hanson 
Taschen
2011, cartonato, 

374 pagine, 40 euro

Si tratta di uno dei cinque imperdibili e monumentali tomi dedicati dalla benemerita Casa editrice di Colonia, specializzata in libri di foto e illustrazione, ad altrettanti parti del corpo umano. Esistono infatti i "big book" riservati, oltre che alle pussy, ai breast, alle legs, al butt e ai penis. I testi sono multilingue (tra cui l'italiano) ma ovviamente sono le immagini a fare da padrone. Il grande formato enciclopedico consente una visione panoramica dei soggetti fotografati. La copertina, geniale, dotata di un lato A e di un lato B che mostrano appunto il davanti e il didietro di un bacino femminile, è corredata da una sovraccoperta di plastica trasparente con una mutandina nera che si può togliere mettendo a nudo quel che c'è sotto. Il sommario prevede una suddivisione per anni, a partire dal 1900 fino al 2011, in cinque grandi sezioni. Se si fosse voluto partire dalle raffigurazioni pittoriche il libro avrebbe potuto mostrare graffiti rupestri nelle caverne degli uomini primitivi, come spiega l'autrice, tanto il soggetto ha sempre interessato gli esseri umani. Si parte invece da fotografie dell'inizio del secolo scorso (una scena lesbo alquanto hairy) fino a recentissime rappresentazioni in 3D. Lo scopo è mostrare come si è evoluto nel corso dei decenni il gusto estetico sia nell'esibire (da parte della donna) che nel riprodurre (da parte del fotografo) il sesso femminile. Ci sono, ovviamente, immagini elaborate e di buon gusto artistico e pose triviali e ginecologiche, e tutte comunque hanno un senso perché se qualcuno le ha realizzate e riprodotte vuol dire che c'è sempre stato un perché, un bisogno da soddisfare, un tabù da infrangere, un gioco da giocare, un brivido da provare e far provare. E' interessante confrontare la parte al tutto, per cui la "pussy" ha sempre una corrispondenza estetica e caratteriale con la sorridente e complice proprietaria che la ostenta. Inoltre, il volume sfata la credenza (ammesso che ci sia chi la crede) che le "pussy" siano tutte uguali. Assolutamente no, come ben sanno gli intenditori.

domenica 27 novembre 2016

FACCE DA COMICS



FACCE DA COMICS
di Adriana Roveda
Allagalla
2016, brossurato
160 pagine, 20 euro. 

Quanti sorrisi e quanta curiosità, sfogliando questa raccolta di scatti di Adriana Roveda, infaticabile frequentatrice di mostre e di convention fumettistici. Il fumetto italiano (e un po' di più) degli ultimi trent'anni c'è quasi tutto, e gli assenti sono giustificati. Poiché, oltre a essere uno degli autori fotografati, sono anche l'autore della prima prefazione ("Scatto matto", la seconda è opera di Fabio Civitelli, fumettista anche fotografo a sua volta), eccola riportata di seguito: mi pare già una più che esaustiva recensione. 


Comincio subito col chiarire che io sono molto più bello di come sembro nelle foto di Adriana Roveda. Invece tutti gli altri miei colleghi fumettisti sono esattamente così, come lei li ha fotografati, cogliendo l’attimo al volo. Click. Li riconosco tutti, quelli che conosco, perché sono veri. Anzi, in alcuni casi ricordo anche quando, come e dove sono stati realizzati quegli scatti: c’ero anch’io, pochi passi più in là. Nessun artificio, nessuna posa, nessuna luce piazzata. Adriana, come una reporter d’assalto, gira con la macchina al collo e colpisce. Poi ci sono anche le foto scattate a quelli che non conosco: in questo caso è bello scoprire che anche i grandi autori sono persone vere pure loro, fotografabili nel loro modo d’essere più naturale e spontaneo. Un libro come questo mi sarebbe sembrato un sogno, trenta o quaranta anni fa: ero un giovane lettore e aspirante autore che da sempre frequentava le due o tre manifestazioni fumettistiche organizzate all’epoca (davvero poche, e in spazi piccoli, come il palazzetto dello sport a Lucca o il palazzo di Re Enzo a Bologna). In quelle occasioni i visitatori avevano la fortuna di vedere di persona figure quasi mitologiche come Milo Manara, Magnus o addirittura Stan Lee (che venne in Italia nel 1974). Al di fuori di questi rari eventi, nessun giornale si occupava dei fumettisti, non c’erano riprese televisive, non circolavano foto se non sul retro degli Eureka Pocket, e naturalmente non esisteva Internet. Quasi impossibile sapere che faccia avessero Gallieno Ferri o Chris Claremont. Per fortuna Jack Kirby si raffigurava nei suoi albi. Poi le cose sono cambiate: le kermesse fumettistiche si sono moltiplicate, gli autori hanno iniziato a mostrarsi al pubblico (non che prima si nascondessero: nessuno li invitava), sui quotidiani sono comparse foto, sono nate le fanzine (prima ciclostilate, per cui foto zero, poi sempre più professionali, e dunque ricche di immagini fotografiche). Infine, ecco Internet. Tuttavia, i lettori di fumetti amano la carta. Vogliono avere un libro, un albo, un portfolio da stringere fra le mani. Vogliono un disegno con dedica dei loro illustratori preferiti (e, per collezione, anche di quelli meno preferiti). Adriana Roveda fotografa i disegnatori proprio mentre schizzano gli sketches per il pubblico. E li fotografa a contatto con il pubblico, appunto, perché se è vero, come purtroppo è vero, che le vendite di fumetti (come di tutto ciò che si stampa) sta subendo un crollo verticale, un piccolo verso l’alto hanno le presenze dei visitatori alle mostre mercato, e sempre di più si allungano le file davanti agli stand in cui chi crea le storie può stringere la mano a chi le legge. Il che è bello e consolante. Questo testimoniano gli scatti di Adrian, oltre a farci vedere appunto le facce (in genere sorridenti) di tanti di questi creatori di sogni. E si tratta di scatti stampati su carta. Da carezzare con le dita. Se carezzerete pure me, tenete conto comunque che sono più bello dal vivo.