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mercoledì 5 novembre 2025

LUCIFERA



 
Averardo Ciriello
LUCIFERA
a cura di Giuseppe Mura
AG Press
2009, cartonato
230 pagine, 79 euro

Prima di parlare dello straordinario libro di cui vi mostro qua sopra la copertina, lasciatemi ricordare il mio primo e unico incontro con il maestro Averardo Ciriello (1918-2016), avvenuto a pochi mesi dalla sua scomparsa (avvenuta alla veneranda età di novantotto anni). Ci trovavamo sullo stesso palcoscenico per ricevere lo stesso riconoscimento, il Romics d’Oro 2016, io per la mia attività di sceneggiatore, lui quale Premio alla Carriera. Ciriello venne accompagnato sul palco su una carrozzella e ricevette il trofeo dorato dalle mani del ministro Franceschini. Qui di seguito trovate il link al video della cerimonia, dove mi si intravede in giacca grigia, ma soprattutto si vede lui, il maestro, molto emozionato, ed ero emozionato anch’io nell’assistere alla scena, essendo di Ciriello un grande ammiratore.

Impossibile, del resto, non ammirare le sue illustrazioni. Del resto, è stato considerato l’erede di Boccasile, maturando però un tratto personale ben evidenziato dai suoi lavori per riviste quali “Le Nuove Grandi Firme” e “Sette”, con cui collaborò a partire dall’immediato Dopoguerra, forte comunque di una esperienza iniziata nella seconda metà degli anni Trenta. Nel 1948 cominciò a realizzare cartelloni cinematografici per la Lux Film, attività che portò avanti per trentacinque anni affermandosi come uno dei più grandi cartellonisti di casa nostra. Nel 1966 sostituisce Walter Molino sulla “Domenica del Corriere”, tra il 1970 e il 1980 non si contano le sue illustrazioni per libri per ragazzi. Ma Ciriello lavora anche per gli adulti, realizzando centinaia di cover per la Casa editrice Ediperiodici, rimanendo legato soprattutto a due personaggi cult del fumetto erotico italiano, Lucifera e Maghella. Fumetto erotico italiano, del resto, caratterizzato dall’apporto di altri grandi copertinisti, quali Emanuele Taglietti e Alessandro Biffignandi, con il quale forma un vero e proprio tris d’assi (volendo fare poker, potremmo aggiungerci Carlo Jacono).
Proprio all’attività di copertinista di Lucifera è dedicato il volume di grande formato curato da Giuseppe Mura, che presenta tutte, ma proprio tutte, le cover della serie (170 albi, usciti tra l’ottobre 1971 e l’agosto del 1980). Per essere precisi, i primi 46 numeri propongono in copertina illustrazioni realizzate da artisti dello Studio Rosi, ma dal quarantasettesimo episodio in poi ecco arrivare, in tutto il loro splendore, le copertine di Averardo Ciriello. Rivederle riprodotte a tutta pagina, senza logo né titolo, è una gioia per gli occhi. Alcune cover, che vennero censurate, sono riprodotte incensurate e risultano pertanto inedite. Il fatto che Ciriello sia un maestro nel disegnare figure femminili e che presti la sua arte a un personaggio “satanico”, erotico, conturbante e disturbante non fa che accrescere l’ammirazione del puro con gli occhi puri (“omnia munda mundis”) al pari dello spettatore più malizioso e birichino, dato che chi disegna lo fa per suscitare emozioni in chi fruisce della sua arte, e indubbiamente l’erotismo è un’emozione potente.
Oltre alle illustrazioni, il volume contiene un breve apparato critico che inquadra il personaggio di Lucifera nel contesto della produzione a fumetti per adulti degli anni Sessanta e Settanta. La protagonista è un “demonio fatto donna, una figlia dell’inferno mandata da Satana sulla Terra nel bel mezzo dell’oscuro Medioevo a seminare il male”, spiega Giuseppe Mura. Tra i tabù infranti, a dispetto della società ancora in larga misura omofoba, quello dell’omosessualità (Carlo Magno se la fa con il paladino Orlando). I toni sono satirici e fiabeschi, per quanto si calchi la mano sul truce e il truculento, sul demoniaco e sull’orrorifico. Lucifera è stata creata, quando ancora Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon erano ancora soci in affari sotto il marchio ErreGi (si sarebbero divisi nel 1972, dando vita a due Case editrici concorrenti, la Edifumetto e la Ediperiodici), dallo sceneggiatore Rubino Ventura (alias Giuseppe Pederiali) e dal disegnatore Leone Frollo
Va sottolineato come alcuni personaggi dei sexy pocket furono protagonisti di vere e proprie saghe dalla lunghezza sterminata, autentiche telenovelas di cento, duecento, trecento puntate: Lucifera, Jacula, Goldrake, Vartan, Isabella e altri ancora erano seguiti da un pubblico fedelissimo e appassionato. Accanto all'eros, troviamo spesso anche il thanatos: morte, violenza, demoni infernali, quasi a voler evidenziare la filiazione diretta del fumetto erotico da quello nero. Queste pubblicazioni consentirono ad artisti provenienti da anonime produzioni popolari di affermarsi come grandi autori: è il caso di Milo Manara, Leone Frollo, Magnus, Fernando Tacconi e molti altri.


sabato 18 ottobre 2025

STEREO AKTE NUDES NUS


 
 

 
Serge Nazarieff
STEREO AKTE NUDES NUS
1850-1930 
Taschen
Prima edizione tedesca -  1994
brossura - lire 19000

Lo stereoscopio è uno strumento ottico che, grazie a un apparato binocolare a lenti prismatiche, consente di fondere in una unica immagine due immagini distinte leggermente diverse l'una dall'altra. Oggi chiamiamo questo effetto semplicemente "3D". La conoscenza dell'effetto stereoscopico è di poco anteriore alla scoperta della fotografia da parte di Daguerre (1839). Stereoscopia e fotografia si combinarono dunque a vicenda nella realizzazione di un apparecchio che fu presto utilizzato per la visione di immagini erotiche. Il bel volume di Serge Nazarief, pubblicato inizialmente in Francia, è qui in edizione tedesca (con testo in tre lingue, dato che si aggiunge anche l'inglese). Viene fornito un pratico occhiale in cartone due "lenti" in plastica trasparente colorate diversamente, per ottenere l'effetto 3D. Le fotografie, che vanno dal 1850 al 1930, sono quasi tutte colorate a mano, come d'usanza. I soggetti vanno da quelli assolutamente casti (pastorelle neppure molto nude in pose oltremodo pudiche e in paesaggi agresti) da quelli inequivocabilmente pornografici (immortalate anche azioni hard). In genere le modelle corrispondono a canoni di bellezza non più attuali, e alcune provocano un senso di perplessità all'occhio del lettore di oggi. Resta il valore della testimonianza di epoche scomparse e dell'eterno voyeurismo (qui maschilista, dunque oggi etichettato come sessista) che da sempre caratterizza l'essere umano. In quarta di copertina, un sottoscrivibile commento di Jacques Cellard: "A voi, lettori e lettrici, giudicare se il potere di suggestione di queste fotografie è rimasto intatto attraverso oltre 100 anni. Io ne sono convinto".


lunedì 10 aprile 2023

MINI FIABE E ALTRE STORIE

 


Paolo Massagli
MINI FIABE E ALTRE STORIE
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
52 pagine, 17.90 euro

"Le pagine a fumetti di Paolo Massagli sono piene di uno spietato humor più nero della pece infernale con la quale sembrano illustrate. Il grottesco diventa creepy e weird. Grazie al suo talentuoso pennello i corsetti, i meccanismi, le cuciture, gli innesti metallivci e i bendaggi, diventano sublime bellezza. Le illustrazioni sono disturbanti e allo stesso seducenti, cariche di una tensione erotica annodata alla celebrazione della morte, Eros e Thanatos, bianco e nero che stanno in perfetto equilibrio". Così scrive Giuseppe Di Bernardo nella sua prefazione e lo scrive così bene che non trovo niente di meglio da fare se non copiarlo pari pari. Aggiungerò solo, in via accessoria, che io ci trovo molto Tim Burton. Dal punto di vista della semplice cronaca contenutistica, si tratta di una antologia di brevissime rivisitazioni in chiave horror delle favole più famose, e per "brevissime" intendo "di una sola (fulminante) tavola". Questo fino a metà del libro, confezionato con cura da Cut-Up Publishing, quando troviamo "Nanetti" (4 tavole), "Babao" (16 tavole) e "Labyrinth" (5 tavole), che anziché essere brevissimi sono soltanto brevi. Di Paolo Massagli si sa che ha collaborato con la serie horror-splatter "The Cannibal Family" creata da Stefano Fantelli e Rossano Piccioni, e che è autore di due altri volumi, "Come un insetto" (candidato come miglior autore unico italiano al Treviso Comic Book Festival) e "Oscura Ossessione".

domenica 19 marzo 2023

LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE

 

 


 
Mariane Alcoforado - Milo Manara
LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE
Nuages
Prima edizione 1997
brossurato - 66 pagine -  lire 35.000

Si legge nei risvolti di copertina: “Fu Mariane, religiosa a Beja, tra l’Estremadura e l’Andalusia, entrata in convento a dodici anni, diventata badessa nel 1709 che, abbandonata dall’amante il conte di Chamilly scrisse le cinque lettere? O fu piuttosto Gabriel-Joseph de Lavargne conte di Guilleragues, nobile guascone alla corte di Luigi XIV, uomo colto e di illustri frequentazioni, noto nel mondo letterario per i suoi brevi componimenti poetici? Forse addirittura aiutato dall’amico Racine? Già alla loro apparizione, nel 1669, le Lettere ottennero un successo folgorante, tale da renderle una moda, un genere letterario. Il loro contenuto avrebbe scatenato uno dei più controversi casi editoriali di tutti i tempi. Non tutti infatti vollero credere alla storia della povera suora che si strugge d’amore e, nello stesso anno della pubblicazione, ci fu qualcuno che avanzò i primi dubbi”. 
Il motivo del successo delle Lettere mi è, francamente, oscuro. Si tratta di testi in cui non si raccontano fatti, privi di erotismo, solo trasudanti di lamenti per un amore perduto e pieni di accenni a sospiri, pianti, lamenti, lacrime versate da parte di una donna abbandonata. Forse fu considerato particolarmente conturbante il fatto che a scrivere fosse (nella finzione o nella realtà) una monaca, ma è vero o non è vero che nel Seicento il vestire l’abito religioso era più o meno una professione o un destino non più duro di altri, e che dunque era abbastanza comune che anche frati e suore avessero una loro vita sessuale? Per assurdo, la cosa potrebbe scandalizzare più adesso in cui certe pratiche sembrano del tutto bandite dai conventi. In ogni caso, i testi, fortunatamente brevi, sono oltremodo noiosi, anche se non privi di un garbo letterario che serve però solo ad annoiare ancora di più, privando le lettere dell’immediatezza che avrebbero avuto se fossero stati scritti in un tono più colloquiale e spontaneo. Ma non è certo la parte letteraria quella per cui le edizioni Nuages hanno pubblicato questo libro. Il testo serve solo a incorniciare sei illustrazioni di Milo Manara. 
Illustrazioni stupende, bellissime, va detto. Stampate su carta ad altra grammatura, riprodotte in modo eccellente, peraltro in copie numerate (la mia è la 1268 su 4000), si tratta di disegni loro sì conturbanti, che aggiungono malizia a un testo che non ne ha affatto. E del resto, Manara renderebbe malizioso anche “Sussi e Biribissi”.

sabato 19 novembre 2022

13

 


 

Nik Guerra
13
Edizioni Di
brossurato, 2022
126 pagine


Del talento di Nik Guerra come illustratore ci siamo già occupati in questo spazio (per esempio qui: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2015/11/amara-vervelia-e-cripzia.html ). Il suo personaggio più famoso, Magenta, protagonista di raccolte di pin up e di graphic novel glamour-erotici, è noto anche al di là dei confini nazionali, e compare in alcuni racconti di questa antologia. Perché, appunto, di una antologia di racconti si tratta, tredici per la precisione. Tanti quanti gli sceneggiatori che hanno scritto per Nik una sceneggiatura a fumetti, di genere erotico, tutte di quattro tavole, che poi lui ha illustrato da par suo. Tredici sceneggiatori, peraltro, tra cui figurano nomi insospettabili o davanti ai quali levarsi tanto di cappello (io sono solo l'ultimo fra cotanto senno). Due le donne, che cito per prime: la giallista Cristiana Astori e Cristina Simonelli che, con lo pseudonimo di You Bad Girl ha assistito Nik in tutte le altre sue produzioni. Poi undici uomini, che cito in ordine alfabetico escludendo me: Jordi Bernet, Alfredo Castelli, Marco Delizia, Paolo Di Orazio, Massimo Giacon, Mario Gomboli, Celestino Pes, Pasquale Ruju, Franco Saudelli, Enrico Teodorani. Si noterà la presenza di due illustri disegnatori, che qui figurano come autori di testo: Bernet e Saudelli, messisi in gioco al punto da tirare in ballo rispettivamente Chiara di Notte e la Bionda. Ma anche Marco Delizia e Alfredo Castelli hanno prestato a Nik Guerra due loro personaggi: Ramba e Bloody Mary (la bella tenebrosa della strip “Zio Boris”). Puro horror (come c’era da aspettarsi), il racconto di Paolo Di Orazio e thriller (come poteva essere) quello di Pasquale Ruju. Imprevedibili i finali delle storie di Giacon e Gomboli, Teodorani affida a Guerra la sua pistolera Djustine, Pes sceglie di dedicarsi a Magenta. Di che cosa mi sono occupato io, nel mio racconto “Nato con la camicia”? Diciamo dei modi alternativi di usare la cravatta. Sono partito infatti dall’idea di sfruttare il talento di Guerra non solo in campo erotico ma come fashion designer, attento a usare i capi di abbigliamento come strumenti di seduzione (qui sotto una vignetta). Lieto di far parte dei tredici.
La squadra si allarga a Marco Grasso, autore di brillanti introduzioni a ciascuno dei racconti, e a Loris Cantarelli puntuale prefatore.
 
 

 


venerdì 16 aprile 2021

LA RAGAZZA CON L'OCCHIO DI VETRO

 
 
 

Stefano Fantelli

LA RAGAZZA CON L'OCCHIO DI VETRO
Cut-Up Publishing
2020, cartonato
240 pagine, 17.90


"E altre storie dark", recita il sottotitolo. In tutto, diciassette storie, tutte, in effetti, molto dark. Scritte da uno scrittore Active Member della Horror Writers Association che prova gusto nel torcere le budella ai suoi lettori ma che sa farlo scrivendo molto ma molto bene, per cui è un piacere farselo fare. Stefano Fantelli è anche uno sceneggiatore di fumetti ("The Cannibal Family", ma anche Zagor). Ho scritto volentieri l'introduzione a questa sua antologia, così come avevo fatto per il romanzo horror-rosa "Brigitte", con target young adults. Ne "la ragazza con l'occhio di vetro" di rosa c'è poco, molto di rosso, sia per il sesso che per il sangue, visto come si mescolano eros e thanatos. Del resto, corpo e anima sono indissobilmente collegati e in ognuno dei racconti assistiamo a una qualche forma di trip rituale in cui le pulsioni di vita e di morte si compenetrano come in un osceno ma travolgente rapporto sessuale. I rituali magici hanno tentato, in ogni epoca, per millenni, di collegare il nostro corpo mortale al divino immortale attraverso il sesso: “l’erotismo cessa di rappresentare un mezzo immorale di piacere, per diventare un metodo che permette di raggiungere degli stadi di intenso misticismo”, scriveva Georges Bataille, filosofo e pornografo francese. Lo tiriamo in ballo, perché anche Fantelli senza dubbio lo è, filosofo e pornografo, a sua volta. Colto nei suoi eruditi riferimenti, compresi proprio quelli a Battaile. Il quale fu autore di un libello intitolato “Histoire de l’oeil”, composto in gioventù e conservato in un cassetto per essere pubblicato postumo dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 1962, che secondo Moravia rappresenta un “piccolo capolavoro della letteratura d’avanguardia”. “La storia dell’occhio” segna per sempre i suoi lettori per con la sconvolgente immagine di un occhio che la protagonista si infila nella vulva dopo averlo cavato a un giovane prete da lei stessa strangolato, e che pare guardare tra le ciglia dei peli pubici, facendolo piangere lacrime di orina. Alcune scene de "La ragazza dall'occhio di verro" ricordano appunto Bataille, che del resto scriveva: “l'erotismo è l'approvazione della vita fin dentro la morte”. L'atto erotico dissolve gli esseri che vi prendono parte e ne rivela la continuità. In questo l'erotismo corrisponde alla morte, perché se la nascita crea un abisso fra gli individui, ognuno un diverso "io", la morte sopprime l' "io" e appunto lo dissolve. Da qui la corrispondenza fra l'atto erotico e il sacrificio umano alla divinità. Bataille considera l'erotismo una sfida lanciata alla morte, perché se la vita è mortale la totalità dell'essere non lo è, e poiché appunto l'atto erotico annulla l'individualità e mette in comunicazione con la totalità dell'essere, l'ebbrezza della totalità fa cadere nell'oblio il dramma della discontinuità individuale e destinato a morire.
In moltissime tradizioni ancestrali ereditate dal folklore scene truculente, grandguignolesche, orride e brulicanti di cadaveri in decomposizione si mescolano con atti sessuali mimati, raffigurati, o realmente praticati, al punto da esserne inscindibili. E spesso l’orrido è bello, perché il contrasto tra il bello e l’orrido è da sempre una delle chiavi per accedere alle stanze più segrete della natura umana. Una ragazza protagonista di un racconto di Stefano Fantelli esegue fellatio con la lingua biforcuta, tagliata in due da un bisturi. E proprio con il bisturi una serial killer modella i corpi delle sue vittime, bisbigliano loro: “Tu sarai la mia opera d’arte”. I tentacoli di una mutate penetrano lo sfintere di un bullo (che se lo merita), a un altro cavano gli occhi azzurri, lasciati poi galleggiare come paperelle in una vasca d’acqua putrida.
Gli occhi sono un elemento ricorrente: “la nostra carne si sarebbe dissolta, ma il suo occhio magico era immortale”, commenta l’amante della ragazza con l’occhio di vetro. Stefano Fantelli, da brujo qual è, rinnova le sue e le nostre paure ancestrali, con una straordinaria abilità di scrittura in grado di farci temere, e al tempo stesso desiderare, l’incontro con le sue incarnazioni delle antiche divinità femminili.

giovedì 8 aprile 2021

CARNIVORA

 
 


Paolo Eleuteri Serpieri
CARNIVORA
Comic Art
1991, cartonato
64 pagine

Quarto capitolo della saga di Druuna. A questo link trovate la recensione del terzo, che rimanda a quelle dei capitoli ancora precedenti: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/04/creatura.html.
Nonostante non si possa che rimanere a bocca aperta di fronte allo straordinario talento grafico di Paolo Eleuteri Serpieri, e alla formidabile efficacia con cui sono state realizzate alcune sequenze, tuttavia il racconto è meno riuscito rispetto ai precedenti tre episodi dal punto di vista narrativo. La storia, pur riuscendo a colpire e spiazzare in molti singoli e ben riusciti passaggi, è confusa nell'insieme. Difettano di chiarezza soprattutto nei dialoghi, farraginosi quando si tratta di fornire spiegazioni del complesso degli avvenimenti. Eppure, le singole sequenze sono non di rado magistrali: la trasformazione dei replicanti in creature aliene, il supplizio dei bozzoli, le scene di sesso violento, mostrano un Serpieri al massimo della forma, sicuramente uno dei migliori autori di fumetti al mondo. Al di là delle personali (e, per quanto mi riguarda, condivisibili) "ossessioni" del disegnatore (la sodomia nei confronti della sua eroina, la passione per le forme piene delle natiche e dei seni, il gusto per la rappresentazione della protagonista sempre svestita e spesso incatenata), Druuna continua ad apparire come metafora di una umanissima Eva in un universo di mostri, da cui subisce continue violenze. Mani deformi la palpano, creature orrende la violentano, la stuprano, se ne impossessano. Quando il rapporto amoroso è appassionato e goduto, si tratta di sogni: il suo amato non ha un corpo, è solo pensiero all'interno del computer. Il Doc che cerca di salvarla e di proteggerla è proprio lui, Serpieri: la bella scena in cui la raccoglie ferita a un fianco, scelta per essere messa in evidenza in quarta di copertina, è davvero paradigmatica dell'autentico amore dell'autore per la sua creatura.
In breve: scopriamo che Lewis è riuscito a trasferire sia la propria entità telepatica, sia quella di Schastar, di cui si è impadronito quando ha accompagnato la ragazza al suo cospetto, nel computer dell’astronave di Will, CP1, che comincia a mal funzionare. Druuna si risveglia, dopo essere stata sottoposta a indagini sul suo corpo e sulla sua mente da parte dei macchinari di bordo, in una realtà in cui anche la nave spaziale su cui è stata portata è caduta vittima di mostri simili a ragni che, dai loro bozzoli, tirano fuori replicanti dell’equipaggio. Doc, il medico di bordo, riesce (grazie alle informazioni che la visione di Schastar fornisce a Druuna) a riportare il velivolo indietro nel tempo, prima dell’incontro con l’anomalia spaziale che ha originato il caos.La manovra riesce, e l’equipaggio si ritrova sano e salvo. In una scena del finale, Doc rivive, mentre viene proiettato indietro nel tempo, una scena del proprio passato: si trova, giovane, ancora sulla Terra e rivede una sua antica compagna e la propria madre, mentre sembra sia in corso una sorta di caccia all’uomo da parte delle macchine. Uno spunto, veicolato dal film “Terminator”, che farà ritorno ne “Il pianeta dimenticato” e in “Clone”.



lunedì 5 aprile 2021

CREATURA

 
 

Paolo Eleuteri Serpieri

CREATURA
Comic Art
1990, cartonato
66 pagine


Pubblicata con straordinario successo in Francia (prima su rivista, poi in volume) e in molti altri Paesi del mondo a partire dal 1985, la saga di Druuna è arrivata in Italia soltanto di importazione. "Creatura" è il terzo capitolo, e rappresenta un importante punto di passaggio, con l'introduzione di nuovi personaggi: tra essi, l'equipaggio di una nave spaziale terrestre in viaggio tra le stelle, probabilmente fuggita dalla stessa apocalisse che ha distrutto la Terra come aveva fatto la gigantesca astronave protagonista dei primi due albi. Si veda qui la recensione del capitolo precedente, che a sua volta rimanda a quello iniziale: 
A capo del velivolo spaziale c'è il comandante Williamson, detto Will, che ha come aiutanti il pilota Rainer, l'astrofisico Stefannson, l'informatico Roger e il membro anziano Doc, medico e psicologo. Costui ha le sembianze dello stesso Paolo Eleuteri Serpieri, e quando, a un certo punto, Doc e Druuna si incontrano, la ragazza pensa: "Ehi! Ma lui è...". Al che Doc, che sembra averle letto nel pensiero, risponde: "Lo ricordo soltanto nell'aspetto esteriore... tu invece, se non esistessi, bisognerebbe inventarti!". Tra i membri dell'equipaggio c'è anche la bionda Terry, geneticamente programmata per soddisfare i desideri sessuali dei compagni di viaggio, compresi i Prolet (i componenti del più basso grado gerarchico, che si intravedono soltanto, operai addetti alla sala macchine o a sezioni inferiori a cui si allude, nascoste dietro una porta chiusa). Will però cerca di liberare Terry dal condizionamento perché ritiene che possa fare molto di più, al suo fianco in plancia.
L'equipaggio della nave di Will si imbatte in ciò che resta della molto più grande astronave dove vive Druuna, di cui si dice che è lunga trecento chilometri e sembra un asteroide alla deriva completamente ricoperto di materia organica, simile a una massa tumorale in continua modificazione. In un punto, però, si scorgono le strutture metalliche che il blob carnoso lentamente sta cercando di inglobare in se stesso, così come vuol fare dei pochi superstiti umani rimasti all'interno. Will penetra nell'astronave attirato dalla visione di Druuna che sembra chiamarlo, e in effetti scopre la ragazza in fuga da una forza malvagia che le si manifesta come un gigantesco occhio. Sono passati anni, forse secoli, dall'incontro fra Druuna e Delta, il computer impazzito che ha portato alla degenerazione e al disfacimento della gigantesca nave spaziale. Scopriamo che Lewis, l'antico comandante rimasto vivo soltanto con la testa chiusa in una teca collegata ai circuiti della sala di comando del livello superiore, e che cerca di opporsi mentalmente a Delta, ha chiuso Druuna in una sorta di bozzolo facendola vivere in mondi onirici di sua creazione, mentre tutt'intorno la degenerazione aumentava e il morbo trasformava tutti gli abitanti della città in una bio massa. Lewis rivela a Druuna che l'entità intende fecondarla: una escrescenza mostruosa assume una grottesca forma umanoide, e violenta Druuna. Ma tutto cambia, tutto si trasforma, ed è a questo punto che Will e il suo gruppo riescono a far fuggire la ragazza. La massa carnosa che avvolge quello che era il suo mondo la lascia andare perché crede che dentro il suo grembo ci sia l'essere che ha concepito. Druuna giunge dunque nella sua nuova casa, l'astronave di Will, di cui sappiamo poco, e che impareremo a conoscere nei prossimi capitoli. 
I disegni di Serpieri continuano e evocare orrore, fantascienza ed erotismo al tempo stesso. La science fiction dell'autore non è però cybernetica, digitale, algida, tecnologica. Tutto è contaminato da un opprimente senso di putrescenza, in mezzi al quale la bellezza di Druuna, oggetto del desiderio, ma anche le stessa soggetto desiderante, spicca come unica speranza di salvezza dal degrado di una realtà degenere.

domenica 4 aprile 2021

MORBUS GRAVIS 2

 

 
 
Paolo Eleuteri Serpieri
MORBUS GRAVIS 2
Comic Art
1989, cartonato
66 pagine


Leggendo le prime sei, solari tavole di questa seconda puntata della saga di Druuna si potrebbe credere di aver sbagliato fumetto, rispetto alla prima parte, di cui abbiamo parlato qui: https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/03/morbus-gravis.html. Non c'è più traccia della mefitica città dove imperversa il morbo, dove i mutanti si moltiplicano e si fanno sempre più minacciosi risalendo dai livelli più bassi in cui i miliziani faticano a confinarli, dove vivere significa sopravvivere e dove con il deteriorarsi delle strutture architettoniche e meccaniche anche gli abitanti di stanno degradando e disumanizzando. Druuna è su una spiaggia meravigliosa, in compagnia di un uomo, nudi entrambi e baciati da sole. Ma il risveglio è brusco e drammatico: si tratta soltanto di una visione che Lewis, il primo comandante dell'astronave alla deriva nello spazio al cui interno si trova la città, ha creato nella mente della ragazza per mostrargli com'era la Terra, secoli prima, quando non si era ancora verificata la catastrofe che aveva costretto lui e il suo equipaggio a lasciare il pianeta portando in salvo quanti più terrestri possibile. Successivamente, con il passare degli anni, come accade nel romanzo "Universo" di Robert Heinlein, gli occupanti della gigantesca astronave (nel terzo volume della saga viene detto che è lunga trecento chilometri) hanno perso la consapevolezza di stare viaggiando nel cosmo versi una meta sconosciuta e, di pari passo con il malfunzionamento degli apparati tecnologici e la disgregazione delle strutture di comando, si sono abbrutiti. Finché non è arrivato il morbo, che secondo Druuna "c'è sempre stato", forse come conseguenza della catastrofe da cui i passeggeri dell'astronave sono fuggiti, oppure come la più evidente manifestazione della degenerazione genetica e tecnologica dell'intero sistema. Di Lewis, che un tempo era un uomo, è rimasta soltanto la testa, contenuta in una teca bio meccanica che gli ha permesso di attraversare i secoli. Schastar, uno scienziato dei livelli superiori (là dove si conserva un barlume di conoscenza), ha scoperto che la città è costruita dentro un'astronave e, benché braccato dai miliziani che gli danno la caccia perché vittima del morbo, è riuscito (nel finale di "Morbus Gravis") a guidare Druuna, da cui è stato aiutato, fino al più alto dei livelli, là dove, appunto, si trova faccia a faccia con Lewis, o con ciò che ne rimane. Lewis, da anni, sta conducendo una battaglia con il calcolare Delta, il computer che gestisce l'astronave, e che è impazzito, finendo per credersi una divinità. Forse è proprio la follia di Delta la causa della generazione di corpi e macchine, forse è la degenerazione a causare la follia di Delta. In ogni caso, Lewis si ritrova per la prima volta a contatto con un essere umano, e chiede a Druuna di raggiungere la Torre del Potere, dove ha sede Delta, per disattivarlo. Comincia così una drammatica odissea nella disumanità e nel degrado, una catabasi nei gironi infernali della città, fino al cuore dell'astronave. Druuna viene stuprata e seviziata, e assiste a stupri e sevizie, ma con l'aiuto telepatico di Lewis raggiunge Delta. Se c'è una morale, è che la bellezza bruna di Eleuteri Serpieri è l'unica a dimostrarsi umana (anche nella sua sensualità, visto che il suo corpo è espressione e metafora della propria umanità, debole e forte nello stesso tempo), e dunque attraversa l'inferno, ferita ma non abbrutita, in forza del suo essere donna, a tutto tondo, in un mondo di mostri. Un dialogo significativo lo dimostra. Jock, un ufficiale della milizia a cui Druuna chiede favori (che lui concede pretendendo prestazioni sessuali) dice di desiderare di essere amato, ma di essere costretto a farle del male perché lei rappresenta ciò che lui non può essere, costretto a servire “sacri principi” propugnati dai “preti”, ritenuti l’unico contrasto possibile all’imperversare dei mutanti. I “preti”, che giungono dai "piani alti" dove percepiscono "voci" e che hanno il controllo su chi, giudicato sano, può accedere ai livelli superiori, prosperano sul degrado e sul terrore e hanno trasformato in oscura religione e in magia la verità, tenuta nascosta, del viaggio nello spazio dell'astronave in cui tutti si trovano. Druuna, che non si riconosce nelle gerarchie degenerate che si impongono con la paura e la violenza, e cerca una sua strada verso la verità, con tutti i suoi dubbi e le sue debolezze, è aliena perché umana, è perciò una “sovversiva” da castigare. Il finale, sorprendente, rimanda al terzo capitolo. Il rapporto fra erotismo e horror fantascientifico si mantiene equilibrato. Straordinari i disegni di Serpieri, a cui si perdona facilmente l'eccessiva verbosità dei dialoghi.

sabato 13 marzo 2021

RAQUEL

 
 

 
Stelio Fenzo
Paolo Trivellato
RAQUEL
Edizioni Voiler
2014, cartonato
242 pagine, 16.90 euro


Il primo in Italia a proporre una coniugazione a fumetti del western con il sesso (anche se inteso solo come ingrediente in un contesto più ampio di provocazione, rottura degli schemi, durezza delle scene) fu Max Bunker con El Gringo (disegni di Paolo Piffarerio), nel 1965. C'era il West, c'erano le scazzottate, gli ammazzamenti ma anche donne di facili costumi. Tuttavia, mancavano i nudi, almeno quelli espliciti. A rompere il tabù del nudo nel fumetto italiano, arriveranno, nel 1966, le Edizioni Erregi di Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon (da qui le lettere dell'acronimo), con le loro eroine felicemente svestite; nel 1969 il loro personaggio Walalla, l'indiana bionda a capo di una tribù di Mescaleros (disegni di Tito Marchioro), sdoganava definitivamente ed esplicitamente l'erotismo sulle frontiere del Far-West. In realtà Walalla venne battuta di pochi mesi da Vartan, l'indiana bianca, disegnata felicemente da Sandro Angiolini per l'editore Furio Viano, uno dei principali concorrenti di Barbieri e Cavedon. Seguirono vari altri sexy western: Samantha, La Vergine Nera, Sylvie, Mortimer, Kalamity Jane. Nel 1972 Walalla cessò le pubblicazioni, proponendo un volume di grande formato come supplemento: il titolo era "Raquel", i testi erano di Paolo Trivellato (1931-2006), i disegni di Stelio Fenzo (1932), a cui si doveva la saga della sexy eroina Jungla. "Raquel" è una storia perfettamente autonoma da Walalla, conclusa in se stessa (anche se con un finale aperto a un possibile seguito), che meritoriamente le Edizioni Volier recuperano in un bellissimo cartonato con il corredo critico del super esperto Luca Mencaroni. Raquel ha i tratti somatici di Raquel Welch, ed è una donna del Sud a con i cattivissimi nordisti, durante la Guerra di Secessione, hanno sterminato la famiglia. Fuggita verso l'Ovest, è stata accolta dalla tribù di Chiricahua del capo Mauricio. Il destino però le rimette davanti l'ufficiale responsabile della morte del marito e del figlio, il capitano Morgan, spedito a dare la caccia ai pellerossa. Raquel cavalca nei deserti del West con i seni fieramente nudi, un mantello sulla schiena e il cinturone al fianco. Il veneziano Stelio Fenzo, già nel gruppo dell'Asso di Picche insieme a Hugo Pratt, premiato nel 2012 con il "Prix Saint-Michel Prestige" alla carriera durante il Festival del Fumetto di Bruxelles, la disegna in modo strepitoso nel suo tratto dalle pennellate essenziali.

sabato 16 gennaio 2021

SCHIZZI

 


Paolo Eleuteri Serpieri 

SCHIZZI

Alessandro Editore

2003, cartonato

76 pagine, 24.99

 

Nonostante il titolo ricordi il volume “Croquis” di Bagheera, uscito in Francia nel 1995, e nonostante si tratti dell’edizione italiana appunto di un volume francese edito da Bagheera nel 2002, “Schizzi” non ha gli stessi contenuti di “Croquis”. Tuttavia, sempre di disegni a matita si tratta. Scrive Serpieri nella sua introduzione: “Per lo scrupolo di mostrare soltanto le mie opere migliori, e con ogni probabilità anche di orgoglio, ho esitato a lungo prima di pubblicare alcuni dei miei schizzi, dei miei bozzetti e dei miei studi. Discutendo con alcuni miei lettori mi sono reso conto che erano interessati anche a quegli schizzi a matita che dormivano nel fondo dei miei cassetti. In questo libro, consegno a voi alcuni studi sulle forme plastiche e sui tratti caratteristici di Druuna e di altri personaggi”. Alcuni schizzi sono commentati in calce. A pagina 19, per esempio: “Una donna non è veramente nuda se non messa di tre quarti. Per me è l’immagine più sensuale”. A pagina 20: “Lo specchio è molto presente nelle mie illustrazioni, mi permette di apprezzare tutte le curve che tanto mi piacciono e che amo disegnare”. Una ampia sezione, intitolata “Gli indiani Lakota”, propone schizzi sui nativi americani, con personaggi western sia maschili che femminili. E’ nota infatti l’interesse dell’autore per i pellerossa e le storie di frontiera.

 

domenica 10 gennaio 2021

CROQUIS

 




Paolo Eleuteri Serpieri

CROQUIS

Bagheera

Prima edizione originale francese -  1995

cartonato - 80 pagine - p.n.i.

 

«Mi piace viaggiare fin da quando ero bambino - scrive Paolo Eleuteri Serpieri nella sua introduzione (che traduco dal francese) - forse per il fatto d'essere veneziano. Ho girato il mondo per oltre vent'anni, sia come turista, sia come invitato alle manifestazioni fumettistiche. Così, nel corso dei miei spostamenti, mi è capitato di incontrare delle donne. E' grazie ai miei disegni, realizzati lì per lì o un po' più tardi, che ho potuto conservare un ricordo di questi incontri. Un giornalista, ad Angouleme, nel gennaio 1994, mi pose una strana domanda: "Che ne pensa di quella ragazza che gestiva il vostro stand, l'anno scorso? Era identica a Druuna!". Restai interdetto. Quale ragazza? Possibile che, dopo tanti anni che cerco Druuna, avessi passato quattro giorni accanto a lei  senza vederla? In quel momento ho capito che stavo cerando l'impossibile e che, spesso, avevo incontrato Druuna senza rendermene conto. La Druuna  che io disegno, infatti, non è che la sintesi di tutte le donne incrociate nei quattro angoli del pianeta. Ho semplicemente preso il sorriso di Vanessa, i capelli di Monica, le curve del corpo di Greta, e così via. Di ritorno da Angouleme, ho cercato il mio carnet di schizzi, dimenticato da molto tempo in fondo a un cassetto. Quei disegni mi ricordavano con emozione di certi momenti particolari e indimenticabili che avevano segnato la mia vita: nomi, situazioni strani, città...».

Paolo Eleuteri Serpieri comincia così a presentare una serie di schizzi in bianco e nero  (croquis, in francese) raffiguranti nudi femminili (talvolta in azione rispetto a compagni maschili), divisi per capitoli: "Les Perverses", "Les impudiques", "Les Libertines".  Accanto a ogni disegno, un nome e un resoconto scritto sulla ragazza e su dove e quando il disegnatore l'ha incontrata.  I disegni sono sempre belli, anche se la qualità della riproduzione non è ottima. A volte, i soggetti sono molto audaci, in alcuni casi decisamente hard, spesso incompiuti. Il volume risale al momento di massima fama e fortuna di Serpieri in terra di Francia, grazie al successo della saga di Druuna. 


lunedì 31 agosto 2020

GESEBEL




Max Bunker
Magnus
GESEBEL
Editoriale Cosmo
cartonato, 2017
740 pagine, 42 euro


E’ difficile per noi, oggi, riuscire a immaginare i brividi inconfessabili dei lettori che, agli inizi di febbraio del 1966, sfogliarono le pagine del primo numero di Gesebel appena apparso nelle edicole. A una inedita ambientazione fantascientifica ma contaminata dal nero e dal grottesco in perfetto stile Magnus & Bunker (autori, rispettivamente, dei disegni e della sceneggiatura), si aggiungeva la caratteristica diuna avvenente, per quanto dispotica, protagonista femminile, a capo di un intero pianeta (Virgin Planet) abitato da sole donne, tutte (quasi) belle come lei e come lei vestite di una tuta aderentissima che per quegli anni era oltremodo sexy, per non dire osè, amazzoni guerriere, crudeli e predatrici.
Gesebel, come avverte il titolo della prima avventura, è una corsara dello spazio: per lei e le fanciulle ai suoi ordini gli uomini, raffigurati per lo più come meschini e infingardi, sono considerati oggetti da usare, e vengono venduti come schiavi in pubblici mercati da cui le terribili ragazze attingono per rifornire il proprio harem personale. Un uomo a piede libero, a dire il vero, sul pianeta di Gresebel c'è: Mabus, il suo sinistro servitore muto, incaricato fra l'altro di accudire il bel gatto della padrona. Le fanciulle di Virgin Planet non hanno di femminile che l’avvenenza fisica: per il resto sono oltremodo spietate e violente, sia nei rapporti con le loro stesse compagne sia nei confronti dei maschi a loro sottoposti. Le Corsare dello spazio capitanate da Gesebel rappresentano un’autentica spina nel fianco per l’Impero di di Galassia Uno (che si suppone sia la Via Lattea). Alla corte dell’Imperatore (debole e inefficiente) non mancano gli intrighi, di cui il principale tessitore è il generale Brosk, divertente parodia del tipico militare guerrafondaio. 
Le avventure di Gesebel non si reggono comunque solo sul duello tra l’Impero e le Corsare, ma vengono movimentate dalla presenza di ogni sorta di improbabili alieni e dalla visita su mondi e pianeti di tutti i tipi – ancora più improbabili.
Nella rappresentazione di questo mondo di donne pirate e padrone e di uomini schiavi e sottomessi, oppure deboli ed inetti, c’è tutto il gusto dissacratorio e scanzonato del miglior Bunker, che si diverte a ribaltare tutto per vedere ciò che ne viene fuori, scombinando non solo le regole del gioco della fantascienza a fumetti (e non) più tradizionale; da sempre fondata su eroi spaziali maschi, prestanti e coraggiosi e su seriosi drammi cosmici in cui la Terra è in pericolo, ma anche spiazzando completamente i lettori che si trovano di fronte ad una situazione inattesa, o almeno inattesa da chiunque non avesse già imparato ad apprezzare il mix di trasgressività, erotismo, cinismo, satira e parodia di Magnus & Bunker.
Satirica e parodia è infatti la figura del generale Brosk, machiavellico tessitore di intrighi di corte e animato da genuino spirito hitleriano nei suoi sogni di gloria e di dominio. Per non parlare poi della fine del pianeta Terra così come è presentata nel terzo numero della serie ("E la terra scoppiò") dove ogni parvenza di possibilistico realismo è abbandonata in favore della satira e del grottesco. 
Le avventure di Gesebel non hanno niente del rigore scientifico e tecnologico tipico della fantascienza "hard". L’universo dei mondi e delle forme di vita che fa da sfondo alle vicende è approssimativo e inattendibile; i personaggi sono paradossali e niente affatto plausibili; anche le trame sono fantascientificamente superficiali e del tutto assente è la documentazione scientifica. Un Magnus frettoloso (si sarebbe soffermato di più su ambientazioni simili con "I Briganti" e "Milady") si lascia influenzare da Raymond e Flash Gordon, più che da Jeff Hawke o da Perry Rhodan (da cui pure sembra provenire qualche suggestione). Tuttavia la fantasia e l’originalità del duo Magnus & Bunker donano alla serie una freschezza inconfondibile che rende le storie assai piacevoli e divertenti: ai due autori poco o nulla interessa dei canoni della fantascienza: a loro basta approfittare di una ambientazione spaziale (e dunque al di fuori del nostro continuum sociale, culturale, temporale) per sbizzarrirsi liberamente con Uomini-Pipistrello, buffonate galattiche, raggi della morte e soprattutto con un esercito di donne da fasciare con tute aderenti .
Il ponderoso tomo pubblicato meritoriamente dalla Cosmo raccoglie le prime sei avventure (ciascuna di 120 tavole), vale a dire tutte quelle sceneggiate da Max Bunker e illustrate da Magnus. In tutto le avventure di Gesebel furono 23, ma dal n° 7 in poi vennero affidate ad altri.