sabato 9 gennaio 2021

SOTTOSOPRA

 

 
 
Riccardo Crosa
Luca Enoch
SOTTOSOPRA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
80 pagine, 19 euro

Immaginate che, di punto in bianco, la gravità si inverta. Ovvero, non proprio così. Come spiega l'intraprendente teenanger Giorgia all'amico Alessandro (i due giovani protagonisti), "la materia viva organica cade verso il cielo e quella inorganica verso terra". Però, poi, dice anche: "Il fiume è sparito! Tutta l'acqua di questo fottuto pianeta è volata via!". Quindi ci sono delle eccezioni, dato che l'acqua non è materia viva organica. Però, il succo è che all'improvviso, non si sa perché chi si trova all'aperto viene proiettato verso lo spazio. "La Terra è un organismo senziente e si sta liberando della perniciosa razza umana che l'affligge da millenni", azzarda un commentatore della TV, sopravvissuto all'apocalisse, però se così fosse si sta liberando anche di tutte le specie animali. Alessandro ha perso suo padre, sceso avventatamente di macchina dopo essere finito sul soffitto dell'abitacolo subito dopo il ribaltone. Giorgia ha visto cadere in cielo entrambi i genitori che stavano facendo colazione in terrazza. Ma anche chi si trovava al chiuso ha fatto, spesso, una brutta fine: dipende da quant'era alto il soffitto, contro cui in molti si sono spiaccicati. Non è chiaro quanti siano i sopravvissuti, è chiaro però che si è subito creata una sorta di setta religiosa, soprannominata degli "ascensionisti", che attribuendo al castigo di Dio il misterioso fenomeno, spinge i superstiti a gettarsi volontariamente verso il cielo e ci getta anche contro la loro volontà quelli che non intendono farlo, di cui vanno a caccia. Luca Enoch, nella postfazione, ricorda di aver usato una trovata del genere (quella del mondo sottosopra) in un albo di Gea del 2002. Io rammento una storia di Don Rosa in cui la gravità è orizzontale. Comunque sia, la situazione post apocalittica è drammatica e coinvolgente, e non si può che applaudire all'interpretazione grafica di Riccardo Crosa (valorizzata dai colori di Paolo Francescutto) , bravissimo nel capovolgere il mondo. Testi e disegni di puro fumetto. Pare che la serie completa conterà tre numeri.

martedì 5 gennaio 2021

DELLA MORTE E DEL CIELO

 
 

 
 
Nicola Mari
Tiziano Sclavi
I RACCONTI DI DOMANI 2 
DELLA MORTE E DEL CIELO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
68 pagine, 19 euro


Del primo volume di questa serie di cartonati da libreria, "I racconti di domani", avevamo già parlato in questo spazio. Quel commento è stato poi inserito nel mio blog "Utili sputi di riflessione", e più esattamente qui.
Avevamo già notato come la formula scelta da Sclavi si riallacciasse ai primi due Speciali di Dylan Dog, "Il Club dell'Orrore" (disegnato da Corrado Roi) e soprattutto "Gli orrori di Altroquando" (illustrati da Attilio Micheluzzi"). Si tratta in buona sostanza di racconti brevi e magari folgoranti, tenuti insieme e giustificati da un fil rouge, o da una cornice narrativa. Nel primo caso, i membri di un Club si riuniscono per narrare storie riguardanti il mostro di Loch Ness; nel secondo, un mostriciattolo di nome Azazelo inventa racconti per una oscura divinità che ne è affamata ("Sua enormità"), e in questo caso l'argomento è libero. Si può dire che quei due albi fecero capire a tutti quanto assurdo fosse il confine tra "fumetto d'autore" e "fumetto popolare".
Ne "I racconti di domani" le storie brevi sono giustificate da un libro misterioso che Dylan Dog acquista nell'altrettanto misterioso negozio chiamato "Safarà", una bottega di rigattiere in cui si vendono oggetti provenienti, si direbbe, da altre dimensiono. "I racconti di domani" compaiono e scompaiono su un volume dalle pagine bianche, e vengono letti da un Indagatore dell'Incubo particolarmente disorientato, che non ricorda, non capisce, non sa.
A dire il vero, l'estrema velocità e le poche pagine a disposizione fanno un po' rimpiangere i vecchi Speciali da edicola, che di pagine a fumetti ne avevano 128 e c'era un bel malloppo in cui perdersi. Tuttavia, anche Nicola Mari, come già Gigi Cavenago, regalano delle belle soddisfazioni agli occhi. Ma anche Scavi resta sempre Scavi e, per carità, ci irretisce anche se il gioco di prestigio dura lo spazio di un gesto del prestigiatore. Folgoranti e magistrali le sue sceneggiature basate sull'essenziale. Il primo racconto, "Come venne l'amore per il professor Tristezza", è una storia di fantasmi e di un amore mancato, quell'amore che avrebbe potuto salvare la vita triste di un uomo solo, ma che così non è stato. "Gli ultimi cinque secondi", probabilmente il migliore degli episodi, ci fa disperare che la fine arrivi davvero come una liberazione. Ne "Lo straniero" io ci vedo una sorta di racconto autobiografico. Il giovane alieno, o forse il viaggiatore di un altro tempo, ricoverato senza memoria, nel 1961, in un ospedale dell'Oltrepò Pavese è lo stesso Sclavi (nato a Broni, Pavia, nel 1953) proiettato in una provincia di cui non capisce neppure il dialetto. "Il mostro" rispolvera il tema, caro a Dylan Dog, dei genitori visti come nemici. De "L'arrivo" confesso di non aver capito niente, ma mi è piaciuto leggerlo.

lunedì 4 gennaio 2021

LA FRUSTATA

 
 
 

Pasquale Ruju
Mario Milano
LA FRUSTATA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2020
54 pagine, 9.90 euro


Proseguono gli albi inediti e cartonati "alla francese" di Tex, destinati però all'edicola e proposti a un prezzo davvero economico. E dicendo "alla francese" questa volta la definizione è più che mai azzeccata, perché Pasquale Ruju confeziona con Mario Milano un volume che potrebbe essere scambiato, da un profano, proprio per un prodotto d'Oltralpe, di quel tipo di storie concepite per il colore, di taglio autoriale (nonostante di tratti di un racconto di Tex, e dunque inserito in un contesto seriale), con i ritmi veloci imposti dal numero limitato di tavole, e con vignette dall'impaginazione libera. La colorazione di Mattreo Vattani dona alle tavole di Mario Milano un sapore alla Blueberry, e si fa particolarmente apprezzare perché riscalda i disegni, valorizzandoli senza coprirli e cancellarli (come purtroppo capita con altri coloristi). Il tema scelto da Ruju è quello, eterno, della vendetta: Diego Portela, che ha un conto da regolare con il possidente terriero Leon Alvarado, è tornato a capo di una banda per uccidere il vecchio, attaccando la sua hacienda. Sul suo volto, i segni di una frustata ricevuta, rimasti a memento della rivalsa da ricercare (il titolo sulla cover del cartonato è stato proprio ricostruito sulla grafica di quello della locandina del film omonimo, diretto da John Sturges). Tex e Carson si trovano proprio alla fattoria di Alvarado, giunti il giorno del funerale del ranchero, morto per una caduta da cavallo, prima che la vendetta di Portela si consumi. Vendetta che sembra destinata a cambiare bersaglio, colpendo Blanca, la figlia di Leon, in cui difesa i due ranger si schierano immediatamente. Blanca è il personaggio chiave del racconto, che si rivelerà essere proprio incentrato su di lei, come su un'altra figura femminile, quella della madre di Diego, Paulina, che ha fama di strega e che ha fatto un incantesimo sulle sue pistole...

domenica 3 gennaio 2021

PINOCCHIO

 
 

 
 
Sandro Dossi
Alberico Motta
PINOCCHIO
LE STORIE MAI NARRATE DA COLLODI
Sbam!Libri
brossurato, 2020
210 pagine, 13 euro


Il Pinocchio edito da Renato Bianconi, vulcanico editore milanese, comparve in edicola tra il 1974 e il 1980, sull'onda del successo dello sceneggiato televisivo firmato da Luigi Comencini (1972), potendo dunque contare sulla rinnovata popolarità di un personaggio su cui, peraltro, non c'erano diritti d'autore da pagare a Carlo Collodi (il cui romanzo è datato 1881). "Erano passati gli anni necessari per far scadere i diritti su Pinocchio: siccome Bianconi era perennemente in cerca di nuovi personaggi da stampare per far girare le sue macchine, ci chiedeva se avevamo qualche idea nuova - ricorda Sandro Dissi, il disegnatore - Un giorno gli abbiamo detto che c'era questo famosissimo personaggio che non costava niente, che si poteva sfruttare senza dover pagare i diritti a nessuno. L'idea però era quella di farlo agire ai giorni nostri". Bianconi pubblicava già da anni decine di testate come Felix, Braccio di Ferro, Geppo, Trottolino, Nonna Abelarda, e poteva contare su uno staff di autori molto efficaci in quel tipo di fumetto, quali Pier Luigi Sangalli, Tiberio Colantuoni, Umberto Manfrin, Nicola Del Princope, e appunto Sandro Dossi. I testi del Pinocchio bianconiano furono quasi tutti scritti da Alberico Motta, e non si trattò di una trasposizione a fumetti del romanzo di Collodi, ma di prenderne in prestito i protagonisti e l'universo narrativo per dar vita a storie del tutto nuove: naturalmente semplici e ilari come da tradizione di Bianconbi. La Casa editrice Cliquot, nel 2016 diede addirittura vita a una campagna di crowdfunding per riportare quel Pinocchio in libreria, in un elegante volume di cui abbiamo parlato qui: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../pinocchio..

sabato 2 gennaio 2021

SPQR

 
 

 
Adriano Carnevali
SPQR
Sbam!Libri
brossurato, 2019
80 pagine, 9.50 euro


Adriano Carnevali (Milano, 1948) è uno di quegli autori di fumetti che ci si chiede come mai non godano della notorietà che meriterebbero per la loro straordinaria bravura e il gran lavoro svolto. Non parliamo poi del confronto con la notorietà di youtuber o fenomeni da baraccone che imperversano su Internet: nessuno di quelli di cui si sente parlare, secondo me, sarebbe degno di legare i calzari (per introdurre il tema dell'Impero Romano di cui parleremo) al divo Adriano. Carnevali, senza che mai lo abbia incontrato da qualche parte o mi sia capitato di scriverne, mi ha fatto compagnia praticamente per tutta la vita: ha iniziato la tua attività nel 1974 sul Corriere dei Piccoli e sul Corriere dei Ragazzi, e io ero appunto un ragazzo. Ho avuto un diario scolastico, che mi piacerebbe tanto recuperare, con sue strisce che ripercorrevano la storia d'Italia, e ancora oggi rido ripensando a Garibaldi che scrive solo "obbedisco" su un telegramma, per risparmiare i soldi sul testo pagato a parole. L'ho ritrovato sulla "Settimana Enigmistica" a proporre giochi sempre molto intelligenti. Ho cercato di raccogliere quante più storie dei Ronfi (iniziati nel 1981) ho potuto. Insomma, una presenza discreta ma costante, sempre lontano dai clamori della ribalta che pure sarebbero stati sacrosanti, senza neppure stare a distinguere fra umorismo adulto e per bambini (l'umorismo è umorismo). La benemerita Sbam!Libri ha raccolto in volume la serie di strisce SPQR, dedicata non tanto agli antichi romani, quanto alla caduta dell'Impero di Roma sotto la pressione dei barbari. "Romani, eccovi la mia dichiarazione di guerra!" dice Attila consegnando un papiro a un centurione. "Eh, no, un momento signor Attila - risponde costui - qui mancano le generalità del dichiarante, il certificato di nascita, di residenza, il modello B52, gli allegati A,B,C,D, E, la domanda in carta bollata, il...". Attila si ritira perplesso, e i romani commentano: "La burocrazia è un'arma formidabile". Trecento strisce così, tutte divertenti, tutte ficcanti, tutte satiriche, senza mai che si noti la stanchezza nello spararle a raffica. Satira politica? Forse: si prendono in giro i costumi italici (dei governanti come dei governati), il nostro opportunismo, la nostra ignavia, il nostro saper salire sul carro del vincitore, senza fare della denuncia un manifesto ideologico. Bravo Carnevali, e brava Sbam! Però adesso mi dovete raccogliere in volume la serie della storia d'Italia dove c'è Garabaldi che scrive "obbedisco" per risparmiare sul telegramma.

venerdì 1 gennaio 2021

IL PRIMO LIBRO DI ZIO BORIS

 


 

 
Alfredo Castelli
Carlo Peroni
IL PRIMO LIBRO DI ZIO BORIS
Dardo
cartonato, 1973
60 pagine, 1000 lire


Prima che, nel 2013, la Panini Comics pubblicasse "Zio Boris. L'integrale", che raccoglieva l'intera produzione realizzata fin lì (poi in appendice a Martin Mystère la serie avrebbe avuto un seguito), c'era stato, nel 1971, un volume pubblicato dalla New Time che raccoglieva tutto ciò che c'era disponibile fino a quel momento. Quindi, nel 1973, ecco questo cartonato della Dardo (uscito come supplemento di Johnny Logan, a imitazione, in verità, dei "Comics Cartoons" della Corno). Il titolo "Il primo libro di Zio Boris" lascia intendere che ce ne dovesse essere almeno un secondo, cosa non risulta (con beneficio di inventario). Sia come sia, le strip, opera di Alfredo Castelli (1947) e CarloPeroni (1929-2011, erano state pubblicate prima, a partire dal 1970, sulla rivista "Horror" di Gino Sansoni (di cui Alfredo Castelli era uno dei principali artefici), poi si erano trasferite su "Tilt" di Florenzo Ivaldi (di cui Carlo Peroni era uno dei principali artefici), per approdare poi nel 1972 sul "Corriere dei Ragazzi". Non a caso, la prefazione del volume Dardo è firmata da Alfredo Barberis, direttore di quest'ultima rivista, il quale parla di Castelli e Peroni come di "scavezzacolli" e di certe loro battute come "scioccanti", segnalando quella sui "mutilatini" che se sembrava audace nel 1973, in anni in cui era permesso tutto, figuriamoci oggi in tempi di politicamente corretto. "Zio Boris" si segnala per essere, dopo "Sturmtruppen" (1968), la prima striscia umoristica italiana regolarmente prodotta: la leggenda vuole però che Castelli ci lavorasse già dal 1964. Si tratta di una parodia dell'horror che certo a ricorda le vignette di Charles Addams pubblicate sul New Yorker fin dal anni Trenta, e più ancora il telefilm della ABC iniziato nel 1964, dato che è nella produzione televisiva che si immaginano la casa e la famiglia degli Addams così come siamo abituati a conoscerli noi. In realtà si può dire che Castelli e Addams trattano soltanto (quasi) lo stesso argomento, dopodiché i prodotti sono differenti. Non ci sono parentele fra i mostri della villa di Zio Boris (a parte il fatto che lui in effetti è lo zio non si sa di chi, e c'è un nonno Joe sepolto in cantina, che non si sa di chi sia nonno, e soprattutto non si sa che cosa sia). La casa è solo una sorta di pensionato per i mostri della tradizione: uno scienziato pazzo un vampiro, un fantasma, la creatura di Frankenstein, un uomo lupo, un teschio volante (quest'ultimo, in verità, poco tradizionale), a cui cercano di aggiungersi (in genere venendo ricacciati) Jack lo squartatore, Landrù, Hitler, Van Helsing e via dicendo. Il cartonato Dardo presenta la serie fin dall'inizio, introducendo i protagonisti uno a uno, e offrendo una versione a colori. La copertina è di Daniele Fagarazzi (1944-2019) che sarebbe diventato in seguito, al posto di Peroni, disegnatore della strip.

martedì 29 dicembre 2020

FURORE!

 

 
E' uscito, in libreria e in fumetteria, il quarto volume della serie "Zagor: le origini", che ripropone in versione cartonata e in grande formato gli albi di una miniserie da edicola, in sei episodi, uscita nel corso del 2019 per festeggiare i cinquanta anni di "Zagor racconta..." e fortunatamente coronata da un grande successo. Il titolo è : "Furore!", i testi sono miei (anche quelli degli articoli dell'apparato critico a corredo), i disegni di Valerio Piccioni (matite) e Maurizio Di Vincenzo (chine). La copertina è di Michele Rubini. I colori sono di Josie De Rosa, supervisionati da Emiliano Mammucari. Si tratta di un episodio molto importante, addirittura basilare per l'intera saga zagoriana, in quanto si racconta dello scontro finale fra Patrick Wilding (questo il vero nome dello Spirito con la Scure) e Salomon Kinsky, il fanatico predicatore responsabile della morte dei genitori del nostro eroe. Scontro finale foriero di tragiche conseguenze, perché, come sanno tutti i lettori di "Zagor racconta...", la vendetta non giunge a portare nessun sollievo nel cuore del protaginista che, anzi, vede svanire il ritratto idealizzato del padre e perde anche, fondamentalmente per propria colpa,  il suo maestro di vita. Dopo cinquant'anni, tutto ciò non è una rivelazione, ma se non avete letto "Le origini" attenzione, da qui in avanti, allo SPOILER.

Zagor: le Origini” è una “riscrittura” postmoderna delle vicende della saga dello Spirito con la Scure che hanno portato un ragazzo di nome Patrick Wilding a vestire i panni di una sorta di giustiziere e divenire una leggenda vivente nella selvaggia foresta di Darkwood. Usando l’ aggettivo “postmoderno” voglio definire un’operazione tesa a rendere più attuale la narrazione, “riusando” il passato in funzione del presente. Alcune operazioni del genere, applicate ai miti del cinema o della letteratura, hanno portato a restituire ai contemporanei versioni aggiornate e più “credibili” dei vampiri, tanto per fare un esempio (citerei i romanzi di Anne Rice e la serie a fumetti “Dampyr”). Come potrebbero essere andati, i fatti narrati in “Zagor Racconta...”, se si fossero svolti realmente? O, ancora meglio (perché non ci importa poi tanto di essere realistici fino all’iperrealismo), se quella storia fosse stata scritta oggi?
 
Il drammatico finale di “Furore!”, è sostanzialmente rispettoso di quanto Guido Nolitta e Gallieno Ferri ci avevano narrato, nel 1969, riguardo alla morte di “Wandering” Fitzy e alla successiva disperazione di Pat Wilding. Tuttavia, possiamo prendere le ultime due pagine come esempio paradigmatico dello spirito con cui ci siamo mossi. Una delle domande che sorge spontanea in chi legga “Zagor Racconta…” riguarda la sepoltura di Fitzy. Possibile che Patrick ne abbia lasciato il corpo nella capanna di Salomon Kinsky, accanto alle spoglie quest’ultimo? Nel romanzo “Zagor”, di Davide Morosinotto (Sergio Bonelli Editore, 2018), con protagonista un Patrick adolescente, si dice che il giovane incendia la costruzione prima di allontanarsi nella foresta, per cremare i due cadaveri in un unico rogo.  Nolitta e Ferri, però, questa scena non l’hanno mai mostrata. In ogni caso, non è più logico pensare che Pat abbia voluto seppellire il suo papà adottivo, in modo di avere almeno una tomba su cui piangere? Dunque il futuro Spirito con la Scure avrà portato via il corpo di Nathaniel, prima di allontanarsi dal villaggio in fiamme. Se un rogo della capanna c’è stato, avrà riguardato il solo Kinsky. Perché dunque, in “Zagor Racconta…”, non si vede la sepoltura del trapper poeta e vagabondo? Come abbiamo già spiegato, nella storia del 1969 è l’eroe di Darkwood in persona a narrare a Cico la sua versione dei fatti. Versione che, inevitabilmente, avrà tralasciato un gran numero di particolari: a volte per brevità e per arrivare subito al punto, a volte per non riaprire dolorose ferite. 
 
Nel corso del 2021 usciranno i restanti due volumi della miniserie, chiudendo il ciclo - almeno quello che porta alla nascita dello Spirito con la Scure. Ci sarebbero da raccontare tutte le avventure che vanno tra l'apparizione del Re di Darkwood al raduno dei capitribù e il primo incontro con Cico. Chissà che prima o poi non arriveremo anche a quello.


ANDY CAPP: HIC HIC HURRAH!

 
 


 
 
Reg Smythe
ANDY CAPP: HIC HIC HURRAH!
Mondadori
brossurato, 1978
120 pagine, 1500 lire


Non ho mai sopportato veder chiamare Andy Capp come Carlo, e Flo come Alice (succedeva su "La Settimana Enigmistica"). Che senso ha, dato che il nome del personaggio di Reg Smith (1917-1998) è un perfetto gioco di parole (ricorda il termine "handicap") che, al massimo, potrebbe essere tradotto come Umbe Di Mento? Ma italianizzare il nome del character ha poco senso, visto che si tratta di un cockney come pochi altri mai. Vero è che gli sfaccendati da bar sono una specie difesa in tutti i Paesi dove ci sono i bar, e cioè in quelli civilizzati. Ed è per questo che è stato pubblicato in oltre cinquanta nazioni, dando vita a trasposizioni televisive e teatrali. Nella città natale del suo autore, Hartlepool, gli è stata persino eretta una statua (ad Andy, non a Reg Smythe). Nata nel 1957 come composta da vignette in un solo riquadro, la serie si è poi evoluta in strisce (solitamente di quattro quadri), che mettono in scena la sit com domestica della coppia composta da Florence, moglie in eterna lotta con i vizi del marito, ma di lui, alla fine, follemente innamorata (quanto lui di lei, nonostante le scappatelle), e lui, appunto, Andy, eterno disoccupato che vive senza patemi d'animo sulle spalle della consorte. Perennemente in ozio, perennemente in movimento oscillatorio fra la casa e il pub, convinto che le uniche cose che importino siano i suoi piccioni e la sua squadra del cuore, Andy Capp rappresenta sì una satira di un menage matrimoniale e di un certo tipo di società (che non esiste più, dato che il pub e gli hobby sono stati sostituiti dai social, dai videogiochi e delle pay TV), ma anche un inno alla filosofia di vita del non-affanno che tutti invidiamo al più disimpegnato e menefreghista dei personaggi a fumetti.

sabato 26 dicembre 2020

L'OZIO E' IL PADRE DI TOMMY WACK

 

 
 
Hugh Morren
L'OZIO E' IL PADRE DI TOMMY WACK
Editoriale Corno
cartonato, 1973
130 pagine, 3900 lire

A Luciano Secchi, alias Max Bunker, le strisce di Tommy Wack, dell'inglese Hugh Morren (1921-1995) piacevano così tanto che volle usarne il nome per una rivista di strip dell'Editoriale Corno, "Tommy" (1968-1969), appunto, nove numeri in tutto. L'esperimento non andò bene, ma le vignette di Morren continuarono a uscire in Italia su "Eureka" e su "Eureka Pocket", oltre a venire raccolte nei volumi cartonati della collana "Comics Cartoons", sotto la direzione dello stesso Secchi (autore peraltro della prefazione di questo "L'ozio è il padre di Tommy Wack"). In Gran Bretagna la strip venne pubblicata a partire dal 1968, fino alla morte dell'autore, prima sul Daily Express e poi su The Sun. La leggenda vuole che Hugh Morren abbia realmente lavorato in una grande fabbrica inglese (lui nato a Norwich e poi trasferitosi a Manchester), e che da questa esperienza nascano le gag della serie. Serie che è ambientata in una azienda al pari di quelle di Bristow o di Dilbert, ma che è molto più ilare, giuliva, spensierata. Si direbbe farsi gioco non solo dei datori di lavori, ma anche degli operai, dei sindacalisti, dell'impegno sociale, della retorica sull'alienazione alla catena di montaggio. Tommy Wack è un giocherellone a cui non importa niente, e ci piace così. Scapolo impenitente, mammone che non cerca indipendenza domestica, lavativo, coltiva i suoi hobby (party, scommesse, belle ragazze, gioco delle carte) cercando di lavorare il meno possibile. Fa in fabbrica quello che, di sicuro, avrà fatto in classe ai tempi della scuola: dorme, se ne frega. Se qualcun vuol vederci della satira sociale sullo sfruttamento delle classi lavoratrici, faccia pure: Tommy Wack sciopera per non andare a lavorare, come gli studenti che andavano ai cortei lo facevano (nella maggior parte dei casi) per non andare a scuola. Vittime degli sberleffi di Morren non sono i padroni, ma i caporeparto (come Squashy) ligi agli obblighi. Le battute sono tutte divertenti, le situazioni ricorrenti creano esilaranti tormentoni. Si rimpiange il periodo in cui c'erano strisce così.

venerdì 25 dicembre 2020

LA VITA DURA DEL DOLCE FAR WEST

 
 
 

 
Tom K. Ryan
LA VITA DURA DEL DOLCE FAR WEST
Mondadori
brossurato, 1971
220 pagine, 600 lire

Per farsi un'idea dell'esilarante microcosmo di Tumbleweeds, questo Oscar Mondadori è decisamente ciò che ci vuole. Dopodiché, si passa alle pagine di "Eureka", rivista su cui le strisce di di Tom K. Ryan (1926-2019) sono state pubblicate per un bel po' di tempo (ci sono anche un paio di "Eureka Pocket" che vale la pena di recuperare). Le strip di Tumbleweeds (che a rigor di termine sono i cespugli secchi fatti rotolare dal vento negli scenari western) sono state realizzate da Ryan per quarantadue anni di fila, dal 1965 al 2007. La grafica è originale, l'umorismo sofisticato ma micidiale: non si tratta un prodotto di impatto immediato (come altri di più facile fruizione, tipo il "Catfish" di Roger Bollen e Gary Peterman, striscia comica sul western durata sulla scena dal 1973 al 1986). Però, appena ci si fa la bocca, mamma mia che divertimento! Lo scopo di Ryan è smitizzare il Far West togliendo tutta l'aura epica, in favore di una ricostruzione grottesca basata su un teatrino di personaggi davvero ben caratterizzati. Non c'è un vero e proprio protagonista, anche se potremmo identificarlo nelll'indolente cowboy Colt. Però attorno a lui ruota la zitella (secondo me, adorabile) che gli dà la caccia, Hildegard Hamhocker, il becchino Claude Clay, lo scavafosse Wart Wimble,lo scalcagnato cavallo Epic,  il giudice, lo sceriffo, il vicesceriffo tonto, il bandito Occhio di Serpente, lo scout, i soldati di Fort Ridicolous, i pellerossa dei dintorni (con la loro cerimonia con cui eleggono "l'indiano del mese").