sabato 1 aprile 2023

VOI NON SAPETE CHE COS'E' L'AMORE

 

 


 

Raymond Carver

VOI NON SAPETE CHE COS'E' L'AMORE

Minimum Fax

Prima edizione marzo 1998

Collana Sotterranei

Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante

brossurato - 290 pagine -  lire 28.000

 

Che Raymond Carver fosse un autore che scriveva poesie come fossero racconti e racconti come fossero poesie è perfettamente dimostrato da questo prezioso libro antologico in cui racconti e poesie vengono messi a confronto, con il corredo peraltro di brevi saggi dello stessi autore su sé stesso e sulla propria arte. Direi che questo libro è il punto d'accesso ideale al mondo di Carver, la summa perfetta della sua poetica. Carver è straordinario sempre, e quando fa il saggista autobiografico forse ancora di più, probabilmente perché la sua vita è una di quelle vite degne di essere raccontate, e la sua esperienza umana, passata attraverso tante prove e tante miserie, è straordinaria alla luce della sua capacità di raccontarla attraverso le sue opere. Gran parte del volume contiene poesie. Il testo a fronte permette di vedere come il linguaggio di Ray fosse semplice, essenziale, discorsivo, eppure straordinariamente poetico, di certo straordinariamente efficace. "Bevendo e guidando", la composizione con cui si apre la sezione di poesia, si chiude con un verso fantastico che dà l'idea di una vita qualunque, quella che Carver vuole esprimere attraverso tutta la sua opera, vissuta sempre nell'attesa di un non so che che venga a portare un po' di novità: "Any minute now, something will happen": tra un minuto, chissà, accadrà qualcosa. Bellissime anche "Ti muore il cane" e "Fotografia di mio padre a ventidue anni", ma anche molte altre. Alcune, in verità, un po' difficili da interpretare, per i riferimenti a fatti, luoghi e persone che non conosco, ma sempre comunque musicali e suggestive. Belli anche i racconti, essenziali e minimalisti.

venerdì 31 marzo 2023

I PROSSIMAMENTE ZAGORIANI

 

 


 

Diego Fantoni
Giuliano Terzuoli
I PROSSIMAMENTE ZAGORIANI
Zagorianità
brossurato, 2023
258 pagine, p.n.i.


Non ci si finisce mai di stupire della passione che anima i lettori zagoriani frequentatori dei vari forum e gruppi di discussione, o quelli iscritti ad associazioni che si rifanno allo Spirito con la Scure. I più intraprendenti realizzano da anni riviste e pubblicazioni di approfondimento critico, recensioni, interviste, retroscena e anticipazioni o destinate a dare supporto alla ricerca dei collezionisti, ma anche ad appagare la nostalgia dell'infanzia felice che ha benedetto quelli cresciuti con le avventure del Re di Darkwood fra le mani e sotto gli occhi - o magari far riscoprire il sapore degli albi di un tempo ai vecchi lettori. Il volume intitolato "I prossimamente zagoriani", uscito come supplemento della rivista "Zagorianità", raccoglie in ordine cronologiche le strisce conclusive di ogni numero della Collana Zenith dal primo dedicato allo Spirito con la scure (il 52) al 188 (Zagor 137), "Dharma la strega", e dunque dal 1965 al 1976. Che cosa caratterizzava queste strisce di chiusura? La presentazione dell'albo successivo, corredate da una frase enfatica destinata a incuriosire il lettore e da una illustrazione che poteva essere tratta da qualche vignetta o realizzata appositamente da uno dei grafici della Casa Editrice (Raffaele Cormio prima, Luigi Corteggi dopo). Niente di clamoroso, però i lettori leggevano e rileggevano quelle presentazioni, prefigurandosi le emozioni del mese successivo, come guardando il trailer di un film. Fantoni e Terzuoli, pur in mancanza di indicazioni "ufficiali" (i "prossimamente" non erano attribuiti né firmati) attribuiscono con occhio clinico ogni immagine a un autore o stabiliscono la provenienza dei disegni dalla vignetta che veniva anticipata. Impossibile dire se i due ci abbiano azzeccato su tutto, ma ci sono buone probabilità. Non so dire perché dal 1976 in poi i "prossimamente" sono stati fatti diversamente: Fantoni e Terzuoli ipotizzano che per Corteggi l'impegno fosse diventato troppo gravoso con l'aumentare delle pubblicazioni Bonelli di cui doversi occupare, e probabilmente hanno ragione. Vero è che ogni tanto le grafiche di tutte le pubblicazioni cambiano. In ogni caso c'è ancora chi scrive rimpiangendo quelle vecchie e chiedendone il ripristino. La copertina, inedita, è di Roberto Piere. 

domenica 19 marzo 2023

LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE

 

 


 
Mariane Alcoforado - Milo Manara
LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE
Nuages
Prima edizione 1997
brossurato - 66 pagine -  lire 35.000

Si legge nei risvolti di copertina: “Fu Mariane, religiosa a Beja, tra l’Estremadura e l’Andalusia, entrata in convento a dodici anni, diventata badessa nel 1709 che, abbandonata dall’amante il conte di Chamilly scrisse le cinque lettere? O fu piuttosto Gabriel-Joseph de Lavargne conte di Guilleragues, nobile guascone alla corte di Luigi XIV, uomo colto e di illustri frequentazioni, noto nel mondo letterario per i suoi brevi componimenti poetici? Forse addirittura aiutato dall’amico Racine? Già alla loro apparizione, nel 1669, le Lettere ottennero un successo folgorante, tale da renderle una moda, un genere letterario. Il loro contenuto avrebbe scatenato uno dei più controversi casi editoriali di tutti i tempi. Non tutti infatti vollero credere alla storia della povera suora che si strugge d’amore e, nello stesso anno della pubblicazione, ci fu qualcuno che avanzò i primi dubbi”. 
Il motivo del successo delle Lettere mi è, francamente, oscuro. Si tratta di testi in cui non si raccontano fatti, privi di erotismo, solo trasudanti di lamenti per un amore perduto e pieni di accenni a sospiri, pianti, lamenti, lacrime versate da parte di una donna abbandonata. Forse fu considerato particolarmente conturbante il fatto che a scrivere fosse (nella finzione o nella realtà) una monaca, ma è vero o non è vero che nel Seicento il vestire l’abito religioso era più o meno una professione o un destino non più duro di altri, e che dunque era abbastanza comune che anche frati e suore avessero una loro vita sessuale? Per assurdo, la cosa potrebbe scandalizzare più adesso in cui certe pratiche sembrano del tutto bandite dai conventi. In ogni caso, i testi, fortunatamente brevi, sono oltremodo noiosi, anche se non privi di un garbo letterario che serve però solo ad annoiare ancora di più, privando le lettere dell’immediatezza che avrebbero avuto se fossero stati scritti in un tono più colloquiale e spontaneo. Ma non è certo la parte letteraria quella per cui le edizioni Nuages hanno pubblicato questo libro. Il testo serve solo a incorniciare sei illustrazioni di Milo Manara. 
Illustrazioni stupende, bellissime, va detto. Stampate su carta ad altra grammatura, riprodotte in modo eccellente, peraltro in copie numerate (la mia è la 1268 su 4000), si tratta di disegni loro sì conturbanti, che aggiungono malizia a un testo che non ne ha affatto. E del resto, Manara renderebbe malizioso anche “Sussi e Biribissi”.

sabato 18 marzo 2023

BUCHI BIANCHI

 
 

 
 
Carlo Rovelli
BUCHI BIANCHI
Adelphi
brossurato, 2023
150 pagine, 14 euro


"Cronache dalla frontiera": così l'autore ha definito questo suo libro in una intervista che ho letto da qualche parte prima dell'uscita. E in effetti Carlo Rovelli, fisico teorico di fama mondiale ma anche abile divulgatore in grado di trovare la giusta misura per parlare a una platea eterogenea (semplici curiosi o iniziati alla materia), dà esattamente l'impressione di fare il punto della situazione su un dibattito fra scienziati ancora in corso. Esistono o no, i buchi bianchi? Se esistono, non sono ancora stati individuati. In ogni caso, sarebbero difficilissimi da individuare, essendo molto piccoli. Però, le equazioni matematiche su cui Rovelli e molti altri in tutto il mondo stanno lavorando da anni sembrano dimostrare l'ipotesi che i buchi neri abbiano una via di uscita, o uno stadio conclusivo della loro esistenza, alla fine di un tunnel che attraversa il tempo. Una stella si accende per la gravità che comprime grandi masse d'idrogeno (i cui atomi sono i più diffusi nell'universo), poi alla fine della loro vita, alcune stelle (quelle con una massa sufficiente) collassano su se stesse creando un buco nero che attira al proprio interno tutta la materia attorno. Rovelli spiega che, all'interno, il buco nero assomiglia a un lungo imbuto che conduce là dove la stella (ciò che ne rimane) è precipitata. E poi? Poi, la matematica (che è in grado di descrivere ciò che accade anche là dove nessun altro strumento può arrivare) sembra suggerire che una sorta di rimbalzo quantico crei un buco bianco, da cui fuoriesce la materia che è entrata: un processo che ai nostri occhi di osservatori dura un tempo lunghissimo, ma che a livello dei quanti è pressoché immediato, dato che il tempo smette di avere senso dentro l'orizzonte degli eventi. Le riflessioni di Rovelli giungono così a dipanarsi anche sull'entropia, sulla direzione del tempo, sulla nostra esperienza di esseri senzienti a cui la realtà appare come essenzialmente non è ("La realtà non è come ci appare" è appunto un altro saggio dello stesso autore, di cui ho parlato qui: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/la-realta-non-e-come-ci-appare.html)
 

lunedì 13 marzo 2023

TRATTI IN SALVO

 

 
 
Vittorio Giardino
TRATTI IN SALVO
Rizzoli Lizard
cartonato, 2022
252 pagine, 19 euro


La parola innanzitutto a Vittorio Giardino, dalla sua prefazione intitolata "Ettari di carta e brandelli di vita": "Da tempo pensavo di raccogliere piccole storie, illustrazioni e disegni sparsi, tutte pagine inedite o quasi, pubblicate al massimo su cataloghi di mostre o festival e mai più ristampate. Volevo salvare dall'oblio pagine che giacevano dimenticate in fondo a vecchi cassetti, sepolte sotto montagne di fogli accumulati negli anni". Ecco spiegati dunque il titolo "Tratti in salvo", e il sottotitolo "Storie brevi, illustrazioni, perle ritrovate". Ma c'è di più: ogni tavola tratta in salvo è accompagnata da una didascalia che ne spiega l'origine e, spesso, da un testo, sempre accattivante, che, racconta un aneddoto di vita vissuta: incontri, luoghi, occasioni, sfide accettate (e di solito vinte). C'è perfino a una bellissima "nota a margine della copertina". Sfogliare le pagine del volume, ottimamente stampato da Rizzoli Lizard (carta, colori, grafica, sono impeccabili), è una gioia per gli occhi e per la mente, e ci si confronta ammirati non soltanto con il talento di Vittorio Giardino come autore (e il più delle volte autore completo), ma anche con la sua versatilità in grado di farlo aggirare a suo agio tra illustrazioni a colori così come in bianco nero, tra il noir e l'erotismo, tra la satira politica e il racconto storico, tra scenari di mare così come cittadini. Ci sono anche chicche come una tavola disegnata a quattro mani con Magnus, o quelle con Tex e Martin Mystère, o l'intera storia breve di Diabolik (visto da lontano), e poi gli omaggi a Carl Barks, Bonvi, Silver, Hugo Pratt. Ogni pagina, una sorpresa. Grazie, Vittorio, per queste meraviglie tratte in salvo. Hai scritto che ce ne sarebbero molte atre da salvare: a quando il secondo volume?

lunedì 6 marzo 2023

KRONIN

 


 

William Protti  
KRONIN
Fara Editore
brossurato, 2017

Fra i frequentatori più assidui della mia pagina Facebook denominata Moreno "Zagor" Burattini c'è il romagnolo William Protti. La passione per Zagor ha contribuito ad alimentare (se non ad accendere) in lui anche la passione per la scrittura - ma anche per il disegno, visto che la copertina del libro che vedete nella foto è sua. Suo del resto è il romanzo di fantascienza distopica "Kronin", edito nel 2017 da Fara Editore.
L'ho letto e ho seguito il poliziotto Ross Andars indagare sul traffico di una nuova droga che permette, a chi la assume, di vedere il proprio futuro. Futuro che in generale non promette niente di buono visto lo scenario apocalittico e da Medioevo Prossimo Venturo prospettato dall'autore per la nostra civiltà (ma c'è una speranza). William ha scritto e disegnato molte altre cose, essendo particolarmente attivo in ambito culturale e artistico.Gli zagoriani si fanno sempre riconoscere.
"Kronin" si può richiedere a https://www.faraeditore.it

mercoledì 1 marzo 2023

LA PALUDE DEI FORZATI

 


 

Moreno Burattini
Mauro Laurenti
LA PALUDE DEI FORZATI
Sergio Bonelli Editore
brossurato, 2023
400 pagine, 15 euro
 
Il 10 febbraio 2023 è uscito il volume “La palude dei forzati”, un brossurato di 400 pagine che raccoglie tutte le quattro puntate in cui venne originariamente pubblicata, nel 2004, una storia destinata a entrare nel cuore di molti lettori e spesso indicata fra le opere migliori sia del sottoscritto (autore dei testi) che del disegnatore Mauro Laurenti (qui all'opera in stato di grazia). L'avventura si svolge fra le paludi della Florida settentrionale e racconta della caccia data a un eterogeneo gruppo di evasi da un penitenziario, ciascuno con una propria storia personale e proprie motivazioni, tra cui c'è anche Elias Duff, un minorato mentale ingiustamente comdannato, e coinvolto suo malgrado nella fuga, che Zagor vuol salvare (e dal quale spera di ottenere utili indcazioni per scagionarlo e incastrare invece il vero colpevole del delitto per cui è stato codannato - vero colpevole che invece trama perché Elias muoia negli acquitrini).  Dopo aver riproposto in volumi da libreria (cartonati e brossurati) un gran numero di capolavori di Guido Nolitta, la Bonelli comincia a ristampare e valorizzare quei racconti che si potrebbero definire "classici non bonelliani". Ho cercato di spiegare (e spiegarmi) il perché del quasi unanime apprezzamento (il “quasi”, in certi casi, è d’obbligo nel rispetto del parere di tutti) nella mia introduzione che correda la pubblicazione, insieme a molte illustrazioni, tra cui alcune inedite. Ecco un breve estratto del testo introduttivo.
 
Secondo Giancarlo Berardi, il creatore di Ken Parker e di Julia, uno insomma che di queste cose se ne intende, “le buone storie sono quelle con dei buoni personaggi”. E’ stato partendo da questo presupposto che, in qualità di sceneggiatore dell’avventura raccolta in questo volume, mi sono sforzato di immaginare un gruppo di eterogenei protagonisti caratterizzati quanto meglio  mi fosse riuscito.  Così, se “La palude dei forzati”, uscita originariamente in quattro albi di Zagor pubblicati tra l’aprile e io luglio del 2004,  è una buona storia (mi permetto di dirlo sulla scorta di un diffuso giudizio al riguardo, raccolto nel corso degli anni tra i lettori e gli addetti ai lavori) è soprattutto merito dei buoni personaggi che le danno vita e spessore, grazie all’intrecciarsi dei destini di numerose figure, ognuna delle quali è dotata di una personalità da approfondire, di un background di antefatti da raccontare, e di un ruolo ben preciso da far interagire, come in un meccanismo di ruote dentate all’interno di un orologio, con quello degli altri. 
 
A valorizzarle contribuisce anche il fascino del racconto carcerario: si possono fra le vignette i miei rimandi a due grandi romanzi (e altrettanto grandi film), “Papillon” e “Il miglio verde”, i cui spunti sono stati comunque rielaborati in maniera, credo, tutto sommato originale. Ma non c’è solo il tema del penitenziario e dei forzati in fuga. Ci sono gli indiani, c’è un giallo, c’è una interessante figura femminile, c’è perfino un po’ di paranormale. Senza dubbio hanno contribuito al successo dell’avventura gli straordinari disegni di Laurenti, bravissimo in molte scene difficili da disegnare ma soprattutto artefice di una superba e dinamicissima realizzazione proprio di Zagor.
 
Si diceva del fascino delle storie carcerarie e di quelle con evasi in fuga. Ci sono storie di prigionieri e di evasioni anche nella serie di Zagor. Guido Nolitta fa fatto rinchiudere il Re di Darkwood in una prigione di massima sicurezza, il sinistro carcere di Hellgate, detto “L’Inferno dei Vivi” (1965). Quell’episodio conteneva tutti gli elementi che caratterizzano le storie ambientate dietro le sbarre, dove ogni uomo si trova a dover fare i conti con una realtà alienante e violenta in cui è facile perdere, prima della vita, la propria dignità e il proprio equilibrio mentale, abbrutendosi, soprattutto per chi è, o si ritiene, innocente e vittima di una ingiusta detenzione. Sempre su Zagor, Alfredo Castelli ha sceneggiato una storia intitolata "Gli aguzzini" (1982) in cui lo Spirito con la Scure si facrinchiudere volontariamente nel penitenziario di "Fort Concrete" per svolgere un'indagine, ma anche ha scritto nel 1980 anche una lunga avventura di Mister No ispirata a “Papillon”, dal titolo “Relitti Umani” in cui Jerry Drake viene ingiustamente rinchiuso nel bagno penale dell’isola di Approuague. In precedenza, era toccato ad Aquila della Notte finire vittima di un complotto, in una classica storia di Giovanni Luigi Bonelli, “La cella della morte” (1976). Ma anche in “Fuga da Anderville”, ambientata in flashback ai tempi della Guerra di Secessione, il giovane Tex deve fuggire da un campo di prigionia sudista in una storia scritta da Claudio Nizzi nel 1989.  E, addirittura, la saga di Ken Parker si è momentaneamente interrotta proprio con Lungo Fucile costretto a scontare una lunga detenzione: “I condannati” (1994) è appunto un racconto di Berardi di ambientazione carceraria. Per finire, anche Cico è finito in prigione: lo Speciale “Cico galeotto” (1996) è una vera e propria parodia, in chiave umoristica, di tutti i “topoi” letterari del genere.

domenica 26 febbraio 2023

PEARL

 

 
 
 
Mauro Boselli
Laura Zuccheri
PEARL
Sergio Bonelli Editore
Cartonato – 2023
52 pagine, euro 9.90
 
Una vera perla, questo Tex “alla francese” (il sedicesimo cartonato della serie iniziata nel 2015 con il volume di Paolo Eleuteri Serpieri e proseguita ospitando grandi nomi del fumetto italiano e mondiale). “Pearl” del resto è il titolo scelto da Mauro Boselli, autore dei testi, per un racconto in cui in Aquila della Notte e il fido Kit Carson si vedono rubare la scena da un altro personaggio, Pearl Hart, una figura realmente esistita, di cui ci viene raccontata un arco di vita attraverso fugaci incontri con i due ranger che, in qualche modo, segnano il suo destino. Pearl Hart Taylor, quella vera, nacque nel villaggio canadese di Lindsay, in Ontario, nel 1871 e visse fino al 1955. Molti dettagli sulla sua avventurosa esistenza sono incerti e contraddittori, ma quel che si sa combacia spesso con quanto Boselli ci narra, lavorando di fantasia sul resto. La donna divenne famosa come rapinatrice di diligenze, dopo essersi trasferita in Arizona. Nella realtà, il primo colpo messo a segno avvenne il 30 maggio del 1899 (ai danni dei passeggeri di una diligenza che viaggiava tra Globe e Florence). Siamo un po’ oltre gli anni un cui convenzionalmente si collocano le avventure di Tex, ma che importa? Pearl è adorabile anche vestita da uomo e con i capelli corti, come ce la mostra la straordinaria Laura Zuccheri e come realmente compare nelle foto d’epoca (una delle quali sfruttata in copertina). Il suo primo complice si chiamava davvero Joe Boot, e sono storici molti altri particolari raccontati nel fumetto, come il fatto che restituisse un dollaro a tutti coloro che rapinava (non era una assassina, nonostante la sua abilità con la pistola, e tutto sommato rubava per necessità – ma di certo anche per il gusto di farlo). Reale anche il ruolo che ebbe Buffalo Bill nel destino della donna. Boselli e la Zuccheri ci consegnano una storia insolita, destinata a piacere anche al pubblico femminile, compreso quello più diffidente verso il western. Oltre a Laura Zuccheri, del resto, c’è un’altra donna citata nei credits: la brava colorista Annalisa Leoni.

sabato 25 febbraio 2023

YOUTHLESS - FIORI DI STRADA

 

 



Massimo Carlotto
Patrizia Rinaldi
Alessandra Acciai
Pasquale Ruju
Massimo Torre
YOUTHLESS - FIORI DI STRADA
HarperCollins
brossurato, 2022
320 pagine, 18.50 euro


Cinque scrittori italiani raccontano, a dieci mani, l'odissea di sei giovani donne ricercate dalla Polizia, in fuga dal Nord al Sud Italia, dove sperano (giunte in Calabria) di potersi imbarcare clandestinamente su una nave che le porti in Africa. In fuga perché? Il gruppo è eterogeneo e ogni ragazza ha una propria motivazione, ed erano già braccate (chi per droga, chi perché fuggita da casa, chi per aver partecipato a una manifestazione degenerata in scontri di piazza) quando è successo un grosso guaio: hanno ucciso un poliziotto. In realtà si tratta di uno psicopatico in divisa, Cristoforo Marino, che fa coppia con una poliziotta più psicopatica di lui, Giustina Rebellin. I due fanno parte di un giro di perversi che filmano i propri stupri, violenze e uccisioni, scambiandosi video e vittime su cui accanirsi. La morte di Marino avviene per legittima difesa: le ragazze, imprigionate su un furgone, stavano per essere violentate. Le fuggitive portano con loro la pistola sottratta al poliziotto, e la memoria di un cellulare con i filmati che possono incastrare la Rebellin. Rebellin che si mette immediatamente a dare la caccia, per conto proprio, come un predatore che fiuta la preda, alle sei donne. Ci sono anche i poliziotti buoni: il commissario Pavan, incaricato delle indagini, intuisce fin da subito che le ragazze in fuga sono vittime e non criminali: ritrovarle significa aiutarle. Il romanzo segue le mosse di un complesso gruppo di personaggi, e racconta benissimo le diverse personalità di Domitilla, Rachida, Anna, Claudia, Lea e Teresa, personaggi con cui si entra in forte empatia, solidarizzando con le loro debolezze, ammirando il loro coraggio, accompagnandole ciascuna fino al proprio diverso destino.
Ma anche Giustina Rebellin è un personaggio che lascia il segno, una "cattiva" perfetta.Come si legge in quarta di copertina: "Un romanzo noir sulla speranza, il dolore e l'amicizia".

venerdì 24 febbraio 2023

IL MIO AMICO MAIGRET



 


Georges Simenon
IL MIO AMICO MAIGRET
Adelphi
Brossurato, 160 pagine
10 euro


Scritto nel 1949, “Mon ami Maigret” (questo il titolo originale) è il trentunesimo romanzo (su settantacinque) dedicato da Georges Simenon (1903-1989) alle inchieste del Commissario Maigret della polizia parigina. Sicuramente i gialli di Maigret creano dipendenza e non si smetterebbe mai di leggerli, ma tutto Simenon è superlativo, come si è detto più volte in questo spazio: rimando dunque alle altre recensioni sul mio blog “Utili sputi di riflessione” che lo riguardano, a cominciare da questa:

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/02/lettera-mia-madre.html

Perciò, dando per acquisite tutte le notizie e considerazioni fornite in precedenza su Maigret e sul suo autore, mi concentrerò su tre caratteristiche peculiari de “Il mio amico Maigret”. Tanto per cominciare, non è ambientato a Parigi: ci sono, è vero, altri romanzi che portano il Commissario a indagare in diverse località della Francia, così come in Olanda o negli Stati Uniti, ma in questo caso la location è su una piccola isola chiamata Porquerolles, realmente esistente (se mai qualcuno ne dubitasse), poco al largo della costa provenzale, e Maigret, che potrebbe sottrarsi alla trasferta, decide di andarci per godersi un po’ di sole sfuggendo alla pioggia primaverile di Parigi e a certi parenti che si sono stabiliti in casa sua invitati incautamente dalla moglie. A Porquerolles un certo Marcellin, balordo di piccolo taglio più che vero e proprio criminale, si vanta con i frequentatori dell’albergo-ristorante nella piazza principale del borgo di pescatori, di conoscere il celebre Commissario Maigret e anzi di essergli amico. Il che in piccola parte è vero, perché in passato il poliziotto lo aveva aiutato a cavarsela da un certo guaio in cui era finito invischiato e soprattutto era riuscito a far ricoverare in sanatorio la sua fidanzata Ginette, malata di tubercolosi. Gli anni sono passati, Marcellin e Ginette hanno preso strade diverse ma tutti e due ricordano con gratitudine Maigret. Marcellin, andato a vivere a Porquerolles, ostenta dunque ad alta voce, una sera al ristorante, la sua amicizia con il Commissario e porta a riprova un biglietto da lui scrittogli una volta. Il mattino successivo l’uomo viene trovato ucciso e al poliziotto locale che raccoglie le prime testimonianze sembra chiaro che il motivo sia stato appunto il riferimento a Maigret fatto e ripetuto davanti a parecchia gente. Gente che è tutta rimasta sull’isola, dato che il mare mosso ha impedito la partenza delle barche e visto che tutti sono stati invitati a non allontanarsi. Dunque, l’assassino non può che essere ancora a Porquerolles, quando il Commissario, avvisato dell’accaduto, vi giunge. Ecco quindi un secondo punto caratterizzante: il giallo si basa del meccanismo del “whodunit”, cioè sul “chi è stato?”, tipico del poliziesco classico, alla Agatha Christie o alla Ellery Queen. Il che non capita sempre nei romanzi di Maigret, che raccontano di indagini in cui il nome del colpevole è meno importante del modo in cui il poliziotto arriva a incastrarlo. Anche ne “Il mio amico Maigret”, tuttavia, Simenon rimane Simenon e sono magistrali le sue descrizioni degli ambienti e degli scenari, in questo caso decisamente insoliti, e le sue ricostruzioni dei variegati personaggi, da Ginette (accorsa sull’isola appena saputo della morte di Marcellin) alla giovanissima cameriera Jojo (dipinta non senza malizia dallo scrittore), dal pittore vagabondo Jef de Greef alla ricca e attempata inglese Ellen Wilcox alloggiata con il suo toyboy sul suo yacht alla fonda nel porto. Infine, a rendere particolare il romanzo c’è la figura dell’ispettore londinese Pyke, giunto da Scotland Yard per “studiare” il “metodo Maigret” di cui tanto si parla anche oltre Manica. Metodo che, come ripete più volte il Commissario, proprio non c’è. Pyke segue Maigret come un’ombra, contraddistinto da una flemma britannica molto marcata che infastidisce il poliziotto francese, che si sente osservato e sotto esame. Impossibile non notare, in un giallo scritto nel 1949 ambientato in mezzo al mare, l’assenza di rilevamenti della polizia scientifica: Maigret giunge alla verità praticamente solo interrogando gli isolani.

domenica 12 febbraio 2023

I DUE DOTTORI

 

Alfredo Castelli
Lucio Filippucci
Paul d'Ivoi
Louis Bombled
 
I DUE DOTTORI
 
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
50 pagine, 20.90 euro


Una chicca sicuramente imperdibile per gli appassionati di Martin Mystère , ma apprezzabile anche dai lettori curiosi di ogni genere, non soltanto di fumetti (per esempio, è consigliabile agli amanti della letteratura popolare e d'appendice). Alfredo Castelli spiega all'interno del volume tutti i retroscena che hanno portato alla pubblicazione di questo agile cartonato, e lo fa con dovizia di particolari e con la consueta chiarezza. Cercherò di riepilogare. Lo scrittore francese Paul Deleutre (1856-1915), che si firmava con lo pseudonimo di Paul d'Ivoi, fu autore di molti romanzi e racconti d'avventura che si inserivano nel filone dei "Viaggi straordinari" di Jules Verne. Fra questi, pubblicò nel 1900 il romanzo "Docteur Mystère", illustrato (come all'epoca si usava) con tavole di Louis Bombled. Protagonista ne era un ricco e presumibilmente nobile indiano, il cui vero nome rimane ignoto e che si fa chiamare così come risulta dal titolo in copertina. Costui, caratterizzato da una cultura enciclopedica e dal fatto di viaggiare su un "Hotel Elettrico" di sua invenzione, ha come assistente un giovane francese, trovatello, soprannominato Cigale, ed è giunto in Europa per compiervi una missione misteriosa. Mentre il Docteur non compare più, se non di sfuggita, in altri romanzi di d'Ivoi, Cigale invece diviene protagonista di una serie tutta sua. Trascorso quasi un secolo, nel 1994, Alfredo Castelli scopre in una libreria antiquaria una edizione di "Docteur Mystère", si incuriosisce per la corrispondenza del nome del personaggio principale con quello di Martin Mystère, l'eroe a fumetti da lui creato nel 1982, e decide di inserire il ricco indiano di d'Ivoy nella saga del suo Detective dell'Impossibile, facendone un antenato. Come conciliare, però, i tratti somatici WASP di Martin con le sembianze etniche tipiche dell'India del Docteur? In una storia del 1996 Castelli spiega che Cigale era stato adottato dal suo mentore, assumendone come cognome proprio "Mystère". Quindi Martin Mystère si rivela essere discendente dal trovatello francese e giustamente può avere i capelli biondi. Il Buon Vecchio Zio Alfy non si ferma qui: nel 1998 trasforma il Docteur Mystére e Cigale in protagonisti di avventure scritte ex novo (da lui e da Carlo Recagno) pubblicate in albi fuori serie del Buon Vecchio Zio Marty (sei, per la precisione) e ristampate poi (tre) in volumi cartonati. Le caratteristiche dei due personaggi, ricreati graficamente da Lucio Filippucci, risultano un po' diverse da quelle degli eroi di d'Ivoi, ma resta il sapore della letteratura d'appendice e il fascino dell'ambientazione ottocentesca o d'inizio Novecento, il tutto contaminato con un sottofondo di brioso umorismo, un pizzico di elementi sexy, ed esotismo. A partire dal 2010, infine, l'almanacco annuale "Poe - Criminal Magazine", ideata e diretta da Antonio Vianovi, pubblica tre puntate di una ulteriore avventura scritta in prosa (non a fumetti) proprio da Alfredo Castelli, ripescando appunto la consuetudine della narrazione "à suivre". Il racconto, intitolato "Docteur Mystère e il mistero del corvo", rimane interrotto ma poi è portato a conclusione nel 2019 su un fascicolo distribuito in occasione di Riminicomix. Il riferimento al corvo presente nel titolo non è casuale, ma rimanda appunto a Poe (da cui prende nome la rivista di Vianovi) e al mistero della sua morte, a cui si cerca di dare una spiegazione. Proprio questo racconto, splendidamente illustrato da tavole fuori testo di Filippucci, viene riproposto integralmente, da pagina 29 in poi, nel volume edito da Cut-Up Publishing di cui ci stiamo occupando. Prima, il cartonato si apre con tre capitoli (tradotti per la prima volta in italiano proprio da Castelli), tratti dal romanzo "Docteur Mystère" di Paul d'Ivoi, e precisamente quelli che narrano dell'incontro fra il ricco indiano e il giovane Cigale (con il corredo delle illustrazioni di Louis Bombled). Quindi, ricapitolando: i due Docteur Mystère (quello originale e quello protagonisti delle storie castelliane) vengono messi a confronto tramite scritti in prosa. Non ci sono fumetti, non c'è neppure Martin Mystère, ma è come se ci fossero

sabato 11 febbraio 2023

L’AMICA DELLA SIGNORA MAIGRET

 
 
 

 
 
Georges Simenon
L’AMICA DELLA SIGNORA MAIGRET
Adelphi
brossurato, 2002
164 pagine, 10 euro
Traduzione di Massimo Scotti

“L’amie de Madame Maigret” (questo il titolo originale) è un giallo scritto da Georges Simenon nel 1949, durante gli anni in cui l’autore viveva negli Stati Uniti. Si tratta della trentaquattresima indagine del Commissario Maigret (su settantacinque, contando soltanto i romanzi), ed è caratterizzato da due elementi degni di nota (fermo restando che tutte le opere di Simenon, con Maigret o senza, sono degne di nota): vi compare per la prima volta l’ispettore Lapointe (qui descritto come un novellino ma in seguito destinato a diventare parte integrante della squadra del burbero investigatore parigino, unendosi a Lucas, Janvier e Torrance) e, soprattutto, la signora Maigret ha un ruolo di primo piano affiancando il marito nelle indagini. Non che la brava donna non appaia negli altri polizieschi, dove anzi è presenza costante al rientro a casa del consorte, in Boulevard Richard-Lenoir, ma qui non si limita ad attenderlo nel loro appartamento: di propria iniziativa indaga sul misterioso caso di cui lui si occupa, e nel quale si è trovata coinvolta suo malgrado. Benché la fedele, paziente, devota e ottima cuoca Madame non venga quasi mai chiamata per nome (ma, appunto, solo “signora Maigret”), sappiamo che si chiama Louise Léonard ed è nativa di Colmar, in Alsazia. La coppia si è sposata nel 1912 e ha avuto una bambina, morta quasi subito dopo la nascita. Un’altra curiosa caratteristica è che Maigret (che di nome fa Jules) non ha la patente e dunque quando i due vanno fuori città è lei a guidare la macchina. Louise ha l’hobby di collezionare, incollandoli su degli album, i ritagli di giornale in cui si parla del marito: proprio questo porterà a risolvere il caso del giallo di cui ci stiamo occupando. Giallo che vede Maigret in difficoltà per buona parte del romanzo, messo in crisi da un giovane avvocato senza scrupoli che, in cerca di celebrità, non esita a metterlo in ridicolo e a sfidarlo con continue dichiarazioni alla stampa sottolineando come il Commissario non riesca a trovare prove contro il suo cliente, il rilegatore di libri Frans Steuvels, trattenuto in carcere dal giudice istruttore solo perché la Polizia non vuole ammettere di essersi sbagliata. Steuvels è finito dietro le sbarre perché una lettera anonima ha avvisato le autorità che l’artigiano avrebbe bruciato un cadavere nella propria caldaia, dove sono stati ritrovati due denti umani. Le indagini del Commissario in effetti sembrano essere giunte in un vicolo cieco, finché un secondo caso, quello appunto in cui è coinvolta la signora Maigret, si interseca con il primo e porta alla soluzione di entrambi. Louise ha infatti stretto amicizia con un giovane donna che incontra ai giardini pubblici di square d’Anvers in compagnia di un bambino: un giorno, la ragazza affida improvvisamente il piccolo a Madame Maigret e scompare per lunghe ore lasciando la moglie del Commissario in grande imbarazzo, prima di ricomparire, riprendersi il figlio e svanire nel nulla senza alcuna spiegazione. Proprio indagando di sua sponte sull’identità della giovane donna, Louise fornisce al marito elementi decisivi per incastrare una banda di truffatori la cui ultima vittima è stata appunto fatta sparire nella caldaia di Steuvels, complice della gang ma non assassino. Come al solito, al di là della trama gialla, Simenon incanta per la ricostruzione degli ambienti, dell’umanità che popola i bassifondi parigini così come nei grandi alberghi, delle psicologie dei personaggi interrogati da Maigret.