sabato 15 luglio 2023

IL NASO DI LOMBROSO

 

 

 
Davide Barzi
Francesco De Stena
IL NASO DI LOMBROSO
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
130 pagine, 20 euro

C’era una volta… un Re, diranno subito i più frettolosi fra quanti leggeranno queste righe. No, c’era una volta un pezzo di legno, scolpito a forma di naso. E’ il ritrovamento dell’insolito oggetto in un teatro torinese in cui sono stati rapiti due ragazzi approfittando del parapiglia seguito a un attentato, a segnare l’inizio della nostra storia, quella, intendo, di cui stiamo parlando. Storia che a sua volta origina da un’altra, quella narrata a fumetti da Davide Barzi e da Francesco De Stena nell’albo n° 63 della collana bonelliana da edicola “Le Storie” (appunto), del dicembre 2017, intitolato “Il cuore di Lombroso”, successivamente riproposto in distribuzione libraria come volume cartonato (2021). “Il naso di Lombroso” esce invece direttamente in libreria senza passare dall’edicola. Essendo “Il cuore di Lombroso” ambientato a Torino nel 1889, mentre la vicenda del naso inizia, nella finzione narrativa, il 30 giugno 1881, si potrebbe parlare di un “prequel”. Sennonché Barzi, specializzato in versioni a fumetti guareschiane e sceneggiatore di entrambi i racconti, nella sua postfazione lo nega e usa il termine di “ucronìa”, o versione alternativa di fatti storici, caratterizzante tre graphic novel indipendenti l’uno dall’altro. Tre, perché è previsto infatti un terzo episodio. “Indipendenti” fino a un certo punto, visto che ogni storia ha al centro la figura di Cesare Lombroso, alienista piemontese (1835-1909) realmente vissuto (come tutti sanno o dovrebbero sapere). Non realmente vissuta, almeno per quanto se ne sa, è l’intraprendete Silvia Bottini, allieva dei corsi di anatomia di Lombroso presso la facoltà di anatomia dell’università del capoluogo sabaudo e donna decisamente emancipata (il lungo percorso dell’emancipazione femminile si può far risalire nel 1869, giusto per scegliere una data consapevoli che se ne potrebbero scegliere altre, con il movimento delle suffragette): il personaggio compare anche nel primo episodio (cronologicamente secondo). Le date in cui sono ambientati i due racconti, e soprattutto i loro titoli, fanno capire abbastanza facilmente, se confrontati fra loro, il collegamento con due scrittori e due romanzi caposaldi della letteratura italiana: Edmondo De Amicis e il suo “Cuore” (1886) e Carlo Lorenzini, che si firmava Collodi, e il suo “Le avventure di Pinocchio” (1881). Carlo Lorenzini è appunto un altro personaggio storico che compare ne “Il naso di Lombroso”, al pari di molti altri, tutti descritti con rigore documentario da Barzi e da De Stena. Le rocambolesche avventure, narrate attraverso una sarabanda di spostamenti in varie località del Regno d’Italia (Torino, Firenze, Volterra, Portoferraio…), vedono Lombroso e Silvia Bottini, scortati dal Tenente Colonnello Egidio Osio (1840-1902, altra figura storica) seguire le tracce dei rapitori di Paola (figlia dell’alienista) e del principino Vittorio Emanuele (futuro Re Vittorio Emanuele III), di cui Osio era il tutore, chiaramente rapiti insieme dalle stesse persone. Le indagini si indirizzano subito verso le sfaccettate organizzazioni anarchiche, delle quali aveva fatto parte Giovanni Passannante (1849-1910), condannato all’ergastolo per un (fallito) attentato alla vita del Re Umberto I compiuto nel 1878. Per lui, l’ucronìa barziana prevede una sorte diversa da quella ufficiale, ma naturalmente non ve la svelerò. Nella buia cella dove vengono tenuti prigionieri i due ragazzini viene gettato anche Carlo Lorenzini, rapito a sua volta, e il meccanismo narrativo fa sì che la brutta disavventura serva a ispirargli le avventure del suo burattino (in realtà marionetta), facendogli incontrare le controfigure di Lucignolo, di Mangiafuoco, di Geppetto. Barzi non è indulgente con Lombroso, cioè non ne difende le idee sull’antropologia criminale, e anzi lo mette in difficoltà di fronte agli anarchici che gliele rinfacciano, ma riesce a inquadrarlo in modo più completo rispetto all’immagine limitata che di solito se ne ha, visto che l’opera lombrosiana (una quantità sterminata di studi e di scritti) non si può ridurre a “L’uomo delinquente” (1876). In ogni caso, Barzi e De Stena forniscono, in appendice, una lunga bibliografia di riferimento. Bene, bravi, tris.

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