Visualizzazione post con etichetta fumetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fumetti. Mostra tutti i post

mercoledì 1 aprile 2026

A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2

 
 

 
 
 
Autori Vari
A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2
SCLS
2026, brossurato
142 pagine, p.n.i.

Trattandosi di un secondo volume dalle caratteristiche identiche al primo, di cui abbiamo parlato in una apposita e precedente recensione, posso tranquillamente ripetere quanto già scritto, almeno limitatamente a quanto è rimasto invariato. Dunque: questo aureo libretto, gustoso pezzo da collezione (imperdibile anche se introvabile) non contiene testi, a parte le due brevi prefazioni (una scritta da me) e non propone neppure nessun bel disegno. Anzi, i disegni sono proprio brutti, improvvisati, raffazzonati, tirati via al punto da sembrare opera di ubriachi. Cosa che in effetti è, visto che gli autori (tutti professionisti del fumetto) li hanno realizzati al ristorante al momento del caffè e del giro degli amari, dopo un pasto annaffiato da vino e da birra, in occasione di pizzate, pranzi e cene organizzate dagli appassionati forumisti di SCLS, una community di lettori di Zagor molto attiva in Rete (la prima per nascita, ma non l’unica). Esiste infatti una sorta di rito, instauratosi e ufficializzatosi a partire dal 2007, quando già il forum esisteva comunque da alcuni anni, che prevede  il passaggio di mano in mano, tra gli “addetti ai lavori” presenti (cioè riservato agli autori zagoriani soliti fare comunella con i propri lettori), di un album da disegno su cui lasciare un disegno autografo improvvisato, magari con una battuta o una dedica accanto alla firma. 
Quando ho scritto che i disegni sono brutti, a inizio di recensione, ovviamente scherzavo: alcuni sono bellissimi, altri molto divertenti, tutti comunque da contestualizzare. In ogni caso dimostrano come la passione verso l’eroe di Darkwood unisca autori e lettori in una unica comunità.Con il tempo gli album sono diventati numerosi (finito uno, se ne comincia un altro), tutti gelosamente conservati da Marco “Baltorr” Corbetta. Il primo volumetto raccoglieva gli schizzi realizzati dall’edizione 2007 di Lucca Comics fino all’evento svoltosi a Santa Margherita Ligure nel novembre 2014.  Il secondo volume va dal Natale del 2014 alla Lucca Comics 2025. Non cito tutti i disegnatori e gli sceneggiatori rappresentati nel libro, per non dimenticare nessuno, ma ci sono quasi tutti tranne Gallieno Ferri, scomparso nel 2016. Ci sono anche “ospiti” illustri, come Alfredo Castelli, Luca Bertelé, Davide La Rosa e altri. E soprattutto (ehm) ci sono anche io, credo anzi di essere l’autore più rappresentato, con un discreto quantitativo di disegnetti umoristici (almeno nelle intenzioni - si veda l'esempio realizzato a Rapallo nel 2016). Come fare per procurarsi il libretto? Primo: avreste dovuto venire di persona a recuperarlo a Lucca Collezionando 2026; secondo: provate a chiedere sul forum SCLS.
 
 

 

Riporto qui di seguito il testo della mia introduzione, intitolata “Come presentare due volte la stessa iniziativa”.

COME PRESENTARE DUE VOLTE LA STESSA INIZIATIVA
di Moreno Burattini

Qualche tempo fa ho ricevuto una mail da uno dei curatori del volume che avete fra le mani. Nel testo, oltre ai graditi saluti, si leggeva: «Anche in questo 2026, in occasione della prossima “Lucca Collezionando”, SCLS ha intenzione di preparare una seconda raccolta degli sketches che i disegnatori zagoriani hanno realizzato nel corso degli anni, stavolta dal 2015 al 2025, sui registri dei nostri raduni. Sarebbe una bella cosa se, di nuovo, tu potessi scrivere una prefazione». Spiego per i distratti: durante l’edizione 2025 della manifestazione fumettistica “Lucca Collezionando”, il Forum Spirito Con La Scure ha pubblicato un aureo libretto intitolato “A tavola con gli autori” contenente la riproduzione di tutti i disegni e disegnetti autografi schizzati da illustratori e sceneggiatori di Zagor nel corso di pranzi, cene, pizzate o comunque raduni organizzati dai forumisti. Quel primo album copriva il periodo 2007-2014. Chiamato a presentare l’iniziativa, scrissi una introduzione intitolata “Gli abitanti di Darkwood”. A distanza di un anno, mi si chiede di fare il bis, cioè presentare anche la seconda raccolta. Il che mi mette in imbarazzo. Cosa dire di diverso, se non spiegare che il nuovo volumetto prosegue ciò che il primo aveva cominciato a fare? Dunque, la scorsa volta avevo scritto: «La comunità degli zagoriani comprende gli sceneggiatori e disegnatori che spesso e volentieri si uniscono ai lettori nelle tavolate imbandite durante i raduni. E fra gli autori che hanno partecipato figurano anche Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, i creatori dello Spirito con la Scure. Troverete infatti i loro autografi nelle pagine di questo libro, che raccoglie gli sketch schizzati dagli illustratori durante pranzi, cene o intervalli fra le conferenze, nel corso degli anni. Ci sono anche alcuni scarabocchi del sottoscritto, dei quali non mi vergogno come dovrei». Purtroppo, c’è da notare che stavolta Sergio Bonelli non c’è, dato che 2014 ci aveva già lasciato da tre anni. Continuo a leggere la mail del maggiorente del Forum: «Potresti parlare dei nostri raduni, con annessi incontri a tavola, facendone un parallelo con i rendez-vous dei trappers di Darkwood (è proprio da quell'idea che sono nati i raduni del Forum SCLS)». Un momento… non avevo fatto un paragone del genere già nella precedente prefazione? Colto dal dubbio, vado a controllare. In effetti, trovo che avevo scritto: «I lettori accumunati dalla stessa passione sentono il bisogno di ritrovarsi come succedeva ai trappers delle foreste del Nord America nella prima metà dell’Ottocento. I “rendez-vous” dei mountain men ebbero il loro momento d’oro nell’arco di tredici anni. Il primo di essi, infatti, si svolse sul fiume Green, al confine tra Utah e Wyoming, nel luglio del 1825. L’ultimo, più o meno dalle stesse parti, ebbe luogo nel giugno del 1837. Il convergere in una vasta radura di centinaia di persone intenzionate a far baldoria faceva sorgere un accampamento che veniva montato e smontato nel volgere di pochi giorni. Gli zagoriani del Forum Spirito con la Scure (per brevità, SCLS) si radunano periodicamente a Milano (nei pressi della Sergio Bonelli Editore) e in città sempre diverse in giro per l’Italia (ma ci sono stati raduni anche all’estero)». Beh, mi pare di aver già detto tutto, se è soltanto un parallelo quello che mi si chiede di tracciare. A meno che non si volesse un vero e proprio saggi storico sui rendez-vous, che necessiterebbe di molto più spazio. Ma se suggeriscono di trattare un argomento che ho già trattato, sarà perché la precedente introduzione non l’ha letta nessuno? Meglio non indagare. In ogni caso, la lettera con cui mi viene commissionato il nuovo testo, continua così: «Naturalmente, sei libero di aggiungere quello che vuoi». Lo spazio, però è limitato: «al massimo, due pagine». Faccio due calcoli. La prefazione precedente era lunga poco meno di 4000 caratteri. Il testo che sto scrivendo adesso è, fin qui, poco più di 4000. Accidenti, non posso aggiungere più niente. E sì che ne avrei di cose da dire. 



domenica 24 dicembre 2023

IL MOSTRO DELLA LAGUNA

 
 


Guido Nolitta
Gallieno Ferri
IL MOSTRO DELLA LAGUNA
Sergio Bonelle Editore
Cartonato, 2023
210 pagine, 28 euro


A volte del termine “classico” più che un uso si fa un abuso, finendo per considerare classico qualunque cosa ci sembri abbastanza datata da poter figurare in un ideale museo della nostra memoria, ma nel caso d “Il mostro della laguna” non ci sono dubbi di sorta. Si tratta di un vero e proprio classico dello Spirito con la Scure, anzi, della “golden age” della saga zagoriana e della produzione della formidabile coppia formata da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) ai testi e di Gallieno Ferri ai disegni. Proseguendo nella sua opera di riproposta in volumi cartonati di grande formato delle più belle avventure di Zagor, ecco giungere in libreria questa avventura marinaresca uscita per la prima volta, distribuita su sette albetti a striscia, nel lontano 1968, ma che ancora sorprende per freschezza, tensione, fascino esotico e perfino per umorismo. A rendere memorabile questo racconto contribuiscono senza dubbio le formidabili sequenze marinaresche realizzate da un Gallieno Ferri in stato di grazia, chiamato a illustrare navi, vele, burrasche: pane per i suoi denti, dato che da buon ligure il maestro genovese era un autentico lupo di mare. Non sembri strana una avventura in mezzo all’Oceano dello Spirito con la Scure: una delle caratteristiche dell’eroe dalla casacca rossa è proprio il suo prestarsi a storie dei generi più disparati. Indimenticabili alcuni dei personaggi del racconto, oltre al Re di Darkwood e al suo amico Cico (coprotagonista a pieno titolo non solo come compagno di avventura ma anche come interprete di gag esilaranti). Per esempio, il bieco capitano Nilsen, che Zagor ha la sfortuna di incontrare a Bridgeport, una località della costa dove si è recato ad accompagnare un vecchio amico deciso a imbarcarsi per l’Europa. Nilsen è a corto di marinai sulla sua nave, la “Strega Rossa”, in partenza per un viaggio e, come realmente accadeva talvolta nei porti, decide di arruolarne forzatamente qualcuno. Ma anche lui ha la sfortuna di scegliere Zagor e Cico, che nel proseguo dell’avventura non mancheranno di causargli dei grossi guai. La rotta della “Strega Rossa” conduce il Re di Darkwood lontano dalla sua foresta e gli fa intraprendere quella che può considerarsi, a tutti gli effetti, la sua prima “trasferta” (come verranno poi definiti i lunghi viaggi di Zagor destinati a venire narrati in cicli di varie storie collegate fra di loro). Infatti, dopo l’avventura a bordo della “Strega Rossa” ce ne saranno altre cinque prima che il nostro eroe e il suo amico messicano riescano a far ritorno a casa. Ma altrettanto ben caratterizzato di Nilsen è l’entomologo professor Lookford “Avete idea di quante specie di coleotteri esistano in tutto il mondo?”, chiede il naturalista ai marinai che lo stanno portando verso l’isola di Little Africa. Dato che gli incolti uomini dell’equipaggio non ne hanno la minima idea, lo studioso rivela che le specie in questione, almeno quelle a lui note, sono circa duecentomila. Tutte, comunque, fanno parte della sua collezione. O meglio, tutte tranne una. Manca alla raccolta, infatti, un esemplare di “pisum alatum”: esattamente l’insetto di cui lo scienziato è alla ricerca, una bestiola volante di color verde e dalla forma sferica che lo fa assomigliare a un pisello con ali. Con Lookford, il microcosmo zagoriano si arricchisce di un altro straordinario personaggio, la cui caratterizzazione è più incentrata sulle fisime del collezionista che su quelle dell’uomo di scienza. L’accanimento da monomaniaco con cui il professore dà la caccia all’animaletto oggetto dei suoi desideri, finisce infatti per rendere umoristica la sua figura, che diviene di fatto una riuscita parodia dell’esploratore in cerca di reperti e campioni naturalistici, raccolti sì per interesse scientifico ma anche, e forse soprattutto, per il gusto di poter esibire delle collezioni complete. E’ proprio in chiave comica che sia il “pisum alatum” che il suo irriducibile cacciatore fanno ritorno nelle pagine di uno Speciale Cico uscito nel 2002. Ad arricchire il volume contribuisce l’illustratissimo apparato critico curato da Graziano Frediani e da Luca Barbieri.

domenica 12 febbraio 2023

I DUE DOTTORI

 

Alfredo Castelli
Lucio Filippucci
Paul d'Ivoi
Louis Bombled
 
I DUE DOTTORI
 
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
50 pagine, 20.90 euro


Una chicca sicuramente imperdibile per gli appassionati di Martin Mystère , ma apprezzabile anche dai lettori curiosi di ogni genere, non soltanto di fumetti (per esempio, è consigliabile agli amanti della letteratura popolare e d'appendice). Alfredo Castelli spiega all'interno del volume tutti i retroscena che hanno portato alla pubblicazione di questo agile cartonato, e lo fa con dovizia di particolari e con la consueta chiarezza. Cercherò di riepilogare. Lo scrittore francese Paul Deleutre (1856-1915), che si firmava con lo pseudonimo di Paul d'Ivoi, fu autore di molti romanzi e racconti d'avventura che si inserivano nel filone dei "Viaggi straordinari" di Jules Verne. Fra questi, pubblicò nel 1900 il romanzo "Docteur Mystère", illustrato (come all'epoca si usava) con tavole di Louis Bombled. Protagonista ne era un ricco e presumibilmente nobile indiano, il cui vero nome rimane ignoto e che si fa chiamare così come risulta dal titolo in copertina. Costui, caratterizzato da una cultura enciclopedica e dal fatto di viaggiare su un "Hotel Elettrico" di sua invenzione, ha come assistente un giovane francese, trovatello, soprannominato Cigale, ed è giunto in Europa per compiervi una missione misteriosa. Mentre il Docteur non compare più, se non di sfuggita, in altri romanzi di d'Ivoi, Cigale invece diviene protagonista di una serie tutta sua. Trascorso quasi un secolo, nel 1994, Alfredo Castelli scopre in una libreria antiquaria una edizione di "Docteur Mystère", si incuriosisce per la corrispondenza del nome del personaggio principale con quello di Martin Mystère, l'eroe a fumetti da lui creato nel 1982, e decide di inserire il ricco indiano di d'Ivoy nella saga del suo Detective dell'Impossibile, facendone un antenato. Come conciliare, però, i tratti somatici WASP di Martin con le sembianze etniche tipiche dell'India del Docteur? In una storia del 1996 Castelli spiega che Cigale era stato adottato dal suo mentore, assumendone come cognome proprio "Mystère". Quindi Martin Mystère si rivela essere discendente dal trovatello francese e giustamente può avere i capelli biondi. Il Buon Vecchio Zio Alfy non si ferma qui: nel 1998 trasforma il Docteur Mystére e Cigale in protagonisti di avventure scritte ex novo (da lui e da Carlo Recagno) pubblicate in albi fuori serie del Buon Vecchio Zio Marty (sei, per la precisione) e ristampate poi (tre) in volumi cartonati. Le caratteristiche dei due personaggi, ricreati graficamente da Lucio Filippucci, risultano un po' diverse da quelle degli eroi di d'Ivoi, ma resta il sapore della letteratura d'appendice e il fascino dell'ambientazione ottocentesca o d'inizio Novecento, il tutto contaminato con un sottofondo di brioso umorismo, un pizzico di elementi sexy, ed esotismo. A partire dal 2010, infine, l'almanacco annuale "Poe - Criminal Magazine", ideata e diretta da Antonio Vianovi, pubblica tre puntate di una ulteriore avventura scritta in prosa (non a fumetti) proprio da Alfredo Castelli, ripescando appunto la consuetudine della narrazione "à suivre". Il racconto, intitolato "Docteur Mystère e il mistero del corvo", rimane interrotto ma poi è portato a conclusione nel 2019 su un fascicolo distribuito in occasione di Riminicomix. Il riferimento al corvo presente nel titolo non è casuale, ma rimanda appunto a Poe (da cui prende nome la rivista di Vianovi) e al mistero della sua morte, a cui si cerca di dare una spiegazione. Proprio questo racconto, splendidamente illustrato da tavole fuori testo di Filippucci, viene riproposto integralmente, da pagina 29 in poi, nel volume edito da Cut-Up Publishing di cui ci stiamo occupando. Prima, il cartonato si apre con tre capitoli (tradotti per la prima volta in italiano proprio da Castelli), tratti dal romanzo "Docteur Mystère" di Paul d'Ivoi, e precisamente quelli che narrano dell'incontro fra il ricco indiano e il giovane Cigale (con il corredo delle illustrazioni di Louis Bombled). Quindi, ricapitolando: i due Docteur Mystère (quello originale e quello protagonisti delle storie castelliane) vengono messi a confronto tramite scritti in prosa. Non ci sono fumetti, non c'è neppure Martin Mystère, ma è come se ci fossero

giovedì 23 luglio 2020

I GIROVAGHI




Massimo Bonfatti
I GIROVAGHI
Saldapress
cartonato, 2016
106 pagine, 20 euro

Secondo me, Massimo Bonfatti è un fumettista immenso. Ma proprio uno fra i top ten del mondo (fra i viventi). Se poi si apre questo libro e si scoprono le prime strisce dei Girovaghi, che ancora si chiamavano "Il Circo Bodoni", realizzate nel 1979, quando aveva diciannove anni (ma avrò cominciato a scarabocchiarle anche prima), si resta di stucco: testo, disegni, lettering e perfino retini da far invidia a un professionista navigato. Autore completo per nascita, Massimo, uno di quegli eventi che capitano di rado e non sempre capitano così ben riusciti. Va bene che già nel 1979 il giovanissimo Bonfa lavorava a bottega da Silver e i retini magari li metteva lui anche a Cattivik o a Lupo Alberto, ma non si entra (e si resta) a bottega da Silver senza avere talento. Comunque sia, "Il Circo Bodoni" diventa "I Girovaghi", una striscia che muove i suoi primi passi sulla fanzine "Casablanca" per poi approdare, ma solo per breve tempo, sul mensile di Lupo Alberto: "purtroppo solo per un certo periodo", scrive Bonfattti in una sua postfazione a volume, "perché poi decisi di interrompere provvisoriamente per far fronte ad altri impegni di lavoro". Girovago anche lui, Massimo sa essere tanto assiduo (come su Cattivik) quanto incostante (su tutto il resto). "Continuavo ad abbandonare i Girovaghi per urgenze lavorative o esistenziali, er poi ripescarli appena possibile e abbandonarli di nuovo per dare la precedenza ad altre cose, persone e personaggi; ma mai del tutto e forse solo per lasciarli scorrazzare liberi nella mia mente". Non c'è dubbio che siano i Girovaghi i personaggi del cuore di Massimo, quelli a cui si sente più vicino (anche se Cattivik ci si accosta molto), al punto da portarlo a scrivere di aver trovato difficoltà ad approcciarsi al personaggio di Rico, uno dei tre figli della famiglia Bodoni, con i fratellini Pepe e Patrika: "Mi sono accorto che tendeva a rappresentarmi; o meglio, a rappresentare me adolescente".Sognatore, ironico, un po' filosofo, Rico vive nell'iconografico carrozzone di legno (o meglio, carrozzino) girando per le campagne e le periferie con il padre Nando, la madre Gina (abbreviativo di Regina), il trovatello Arturo (in realtà omaccione forzuto (ma tanto forte quanto stupido. Ci sarebbe da chiedersi perché I Girovaghi non abbiano mai trovato una collocazione editoriale fissa e ottenuto il successo che meritano (ci si stupisce anzi del perché in Rete abbiano successo fumetti comici molto più insulsi e raffazzonati, ma questo non lo sapremo mai). Forse perché sono "zingari" (anche se non vivono in un campo nomade), perché vivono da randagi, perché rimandano a un tipo picaresco e romantico nel cui mito (lo stesso della canzone "Zingaro" di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi) non si riconosce più nessuno, perché Bonfa non è un buon venditore di se stesso, essendo picaresco e romantico pure lui. Chissà. Vadano comunque lodi o nome a Saldapress che ha raccolto tutto il materiale disponibile (rammendato per l'occasione e in parte inedito) in un volume de luxe, che detto di baraccati fa anche un po' ridere.

domenica 19 luglio 2020

UNA MISTERIOSA MELODIA




Cosey
UNA MISTERIOSA MELODIA
Giunti
Cartonato, 2016
64 pagine, 19.90 euro

La Glénat, in Francia,ha iniziato una collana di fumetti Disney affidando i personaggi disegnai (Disney d'accordo, tutto lascia supporre) alla reinterpretazione di alcuni grandi autori della BD. Il secondo volume della serie è questo magistrale "Una misteriosa melodia", realizzato da Cosey, vincitore del Grand Prix d’Angoulême 2017. Perché "magistrale"? Perché Cosey recupera tutto il sapore delle vecchie storie di Ub Iwkers e Floyd Gottfredson (a cui il volume è dedicato), sia nella felice interpretazione grafica, sia nello spirito dei testi, felicemente avventurosi e ilari senza per questo essere banali, adatti, anzi, a venire fruiti su più piani di lettura, da quello del metafumetto (il fumetto che riflette su se stesso), a quello della contaminazione fra i generi (love story, caccia al tesoro, minimalismo, poliziesco, umorismo) e dei media (teatro, cinema, musica, nona arte). Sono almeno tre le diverse vicende i cui fili si intrecciano: la storia di come Topolino incontrò per la prima volta Minni, i guai di Mickey sceneggiatore cinematografico con il produttore per cui lavora, le indagini per recuperare una misteriosa busta andata perduta contenente nientemeno che un presunto manoscritto originale di Willian Shakespeare. Il tutto ambientato negli anni Venti, quelli dei primi cartoni animati di Topolino.

sabato 11 aprile 2020

EROI A STRISCE





Alfredo Castelli
EROI A STRISCE
Nona Arte
2019, cartonato
192 pagine, euro 39,90


Diversamente da quanto è accaduto negli Stati Uniti, da noi in Italia le strisce a fumetti (comiche o avventurose) in appendice ai quotidiani non hanno mai avuto fortuna. Nella sua informatissima introduzione, Alfredo Castelli ricostruisce la storia delle sporadiche apparizioni delle strip sulle testate giornalistiche e individua in "Stampa Sera" il primo quotidiano che ospitò con regolarità una serie (tra il 1950 e il 1951): si trattava delle avventure a fumetti di Arsenio Lupin. "Paese Sera" nel 1953 ebbe il merito di pubblicare le prime strisce umoristiche italiane, alternando Geremia e il Gatto Filippo, di Pino Zac. Nel 1968 tenne anche a battesimo le Sturmtruppen. Ma, in generale, lo spazio concesso è sempre stato limitatissimo, soprattutto rispetto agli standard americani (e rispetto alla gloria della produzione "sindacata" d'Oltreoceano) e per poco tempo. Tuttavia, gli esperimenti non sono mancati. Di molti di questi è stato indiscusso protagonista proprio Alfredo Castelli, instancabile nel proporre strisce originali o adattamenti a strisce di fumetti celebri. Una selezione rappresentativa delle strip castelliane apparse sui quotidiani del Bel Paese (dal "Giorno" di Milano al "Piccolo" di Trieste, passando per "La Gazzetta del Popolo" e "La Notte") è stata raccolta in volume da Nona Arte, con un ricco apparato critico e un più che interessante corredo iconografico di supporto. Un analogo cartonato, targato però Sergio Bonelli Editore, aveva già riproposto la versione a strisce per i quotidiani di Martin Mystére (strisce riadattate e non identiche a quelle degli albi), questo nuovo tomo presenta tutti gli altri eroi:gli Aristocratici, Diabolik, Nick Carter, Zio Boris e l'incredibile Signor Max (che muore alla fine di ogni storia). Tanti i disegnatori chiamati a illustrare le strip: Barison, Coretti, Facciolo, Fagarazzi, Ghiddi, Giordano, Peroni, Silver, Siò, Tacconi, Tuis, Zaniboni. Per gli estimatori del Buon Vecchio Zio Alfy il volume è imperdibile; per i cultori del fumetto in generale, più che consigliato. Peccato solo per la riproduzione difficoltosa di certe vignette, essendo state ricavate, evidentemente, da materiale d'epoca.

sabato 17 agosto 2019

LMVDM - LA MIA VITA DISEGNATA MALE



Gipi

LMVDM
LA MIA VITA DISEGNATA MALE
Coconino Press
cartonato - 150 pagine

"La mia vita disegnata male" è uno di quei fumetti che mi hanno costretto a rimuginarci sopra per giorni, dopo avermi dato un senso di angoscia mentre lo leggevo. Tutto questo, ovviamente, sia detto in lode del volume. Le sensazioni sono state quelle di quando ho letto certe cose di Andrea Pazienza, un altro autore nelle cui opere a volte non è facile distinguere la parte inventata dagli elementi autobiografici, anche se la necessitò di fare questa distinzione non è fondamentale né importante. Non so quanto della "vita disegnata male" di Gipi (Gian Alfonso Pacinotti, 1963) sia davvero accaduto o piuttosto aggiustato per dar vita a un graphic novel che per quanto autobiografico resta un'opera di narrativa. Però so che obbliga lettore a confrontarsi con uno spaccato di società, di umanità, di sofferenza, di degrado e di esaltazione che sicuramente esistono, là fuori. Niente di più lontano da me delle esperienze di gruppi di tossici che si inventano mix di farmaci, sostanze chimiche e droghe, però, caspita, leggendo Gipi ci si finisce dentro, si vedono e capiscono dinamiche, si partecipa alle ansie del protagonista, ci si angoscia per lui e con lui. A volte, si sorride pure amaramente insieme all'autore, che sceglie volutamente di "disegnare male" pur essendo capacissimo di "disegnare bene" (si vedano le tavole a colori con i pirati, intercalate alle pagine in bianco e nero in cui si segue l'odissea in carcere e dai medici dell'io narrante). Un disegno che si inserisce chiaramente in una scuola anche internazionale di artisti volutamente non "accademici", il cui stile si può apprezzare o non apprezzare ma che è adattissimo alla narrazione autobiografica, quella degli "scarabocchi" che ciascuno di noi ha dentro si sé nel groviglio dei ricordi.

venerdì 8 marzo 2019

SILENZIO! PARLA TEX



Antonio Tentori

SILENZIO! PARLA TEX

Castelvecchi

Prima edizione novembre 1998

Brossurato – 130 pagine – lire 14000

 

Antonio Tentori, noto critico cinematografico con una spiccata predilezione per i film di genere, ha raccolto in un agile volumetto “massime, pensieri e filosofia del più amato ranger del West”. Cioè, appunto, Tex Willer. Rigorosamente in ordine cronologico, in “Silenzio! Parla Tex” si citano brani di dialogo tratti dalla saga di Aquila della Notte, quelli da cui è più facile capire di che pasta sia fatto il nostro eroe. L’operazione, di per sé meritoria e senz’altro encomiabile, si presta tuttavia a qualche benevola critica. Innanzitutto manca un pur breve saggio di commento che serva a ricavare una summa dalla raccolta di massime texiane, tirando le fila da tutta la documentazione fornita e giungendo a concludere quale sia dunque, in sintesi, la filosofia dell’eroe (la nota dell’Autore in apertura è del tutto insufficiente a questo riguardo). In secondo luogo, i pensieri di Tex non hanno titoli indicativi dei contenuti e non sono organizzati per argomento neppure in un indice che permetta di rintracciare citazioni in caso di bisogno. Infine, i dialoghi riportati sono piuttosto lunghi e articolati non si individuano aforismi più sintetici e fulminanti (come pure sarebbe stato possibile). Senza che la cosa rappresenti necessariamente un difetto, c’è poi da notare come solo una quindicina di pagine siano dedicate ai Tex da 1 a 100 (e soltanto 6 ai primi 50 numeri), quelli più ricchi di storie e di tavole e soprattutto pieni di frasi tipiche alla Giovanni Luigi Bonelli, mentre quasi tutto il resto del volume è dedicato a dialoghi di Nolitta e Nizzi e di sceneggiatori ancora più recenti.  Così non viene sottolineato abbastanza il modo del tutto nuovo di Bonelli padre di utilizzare i dialoghi, rendendoli vivi e coloratissimi tanto quanto erano convenzionali e castigati quelli degli eroi concorrenti. "Io, quando incontro dello sterco sulla mia strada, mi limito a deviare quel tanto che basta per non insudiciarmi gli stivali", testuali parole di Tex che possono servire da paradigma per inquadrare la situazione, e che qui – purtroppo – non vengono citate. Per fortuna, a Bonelli figlio e a Claudio Nizzi viene riconosciuto implicitamente il merito di aver approfondito la psicologia del personaggio soprattutto confrontandola in modo più problematico con la realtà storica, politica e sociale, anche se comunque essi hanno ereditato un character la cui filosofia di fondo era già stata scolpita nella pietra (a propria immagine e somiglianza) dal grande vecchio. Quando parlava Tex, in realtà parlava lui.


martedì 31 luglio 2018

ARRIVANO I BONELLI KIDS




Tino Adamo
Luca Bertelé
Alfredo Castelli
Sergio Masperi
ARRIVANO I BONELLI KIDS
Sergio Bonelli Editore
2018, cartonato
100 pagine, 12 euro

Ancora! Ancora! Ancora! Cento pagine sono decisamente poche se devono essere condivise da un affollatissimo gruppo di protagonisti come i Bonelli Kids, con in più le irruzioni di Alf, il bambino più vecchio del mondo. Perciò, vogliamo altre strisce (che poi in realtà sono mezze tavole quadrate), altre gags, altri mini-eroi (già, dove sono Tex e Dylan Dog?). Ufficialmente, e questo è l'escamotage di partenza, i Bonelli Kids sono dei ragazzini che si vestono come i loro eroi dei fumetti preferiti, in pratica dei cosplayers - con la differenza che la maggior parte dei cosplayers non legge i fumetti dei personaggi da cui si travestono, ma al massimo ne hanno visto qualche cartone animato. I Bonelli Kids invece si identificano in tutto e per tutto in Zagor, Mister No, Dampyr, Morgan Lost, Martin Mystére, Cico, Java, Kurjak, Ringo, Nathan Never, più l'altra parte del cielo: Tesla, Diana, Angie, Sam. Però, escamotage a parte, i Bonelli Kids finiscono per essere dei personaggi a fumetti pure loro, adorabili nella loro esserlo in maniera metafumettistica. I personaggini, senza dubbio, sono la parodia dei loro modelli bonelliani, ma altrettanto indubbiamente vivono di vita propria riuscendo a essere godibili e fruibili anche se non si ha ben presente chi sia e che cosa faccia il personaggio originario. Qualcuno si è chiesto a chi siano indirizzate queste storielle: ai bambini? Ai ragazzi? Agli adolescenti? Ai giovani? Ai grandi? Ai vecchi? Mi sembra una domanda oziosa: sono felicemente intergenerazionali. Quel che più conta, le battute fanno ridere. Dunque una gran bella (e riuscita) alchimia a cui sicuramente hanno giovato la sapienza comica e l'esperienza fumettistica di Alfredo Castelli, giustamente finito tra i Kids pure lui, catalizzatore delle energie positive di Tino Adamo e Sergio Gasperi (autori di fumetti in proprio ma anche grafici in forza alla Sergio Bonelli Editore). Un plauso finale e particolare va al genio e alla sintesi dei disegni di Luca Bertelé. Vedere per credere. Poi, dopo che si è visto, attenti però. Vien voglia di leggerne ancora, magari prima in Rete, come è successo per questa prima ottantina di tavole, poi in volume.

lunedì 16 luglio 2018

GHIGO LO SFIGO




Laura Pipimpa Stroppi
GHIGO LO SFIGO
Sbam!Libri
brossurato, 2018,
64 pagine, 9.50 euro

Leggo Ghigo dal 1996, da quando cioè Laura Stroppi ha cominciato a disegnarlo, e continuo a ridere. Se accettate un consiglio, non perdetevi questa ultima raccolta, pubblicata dalla benemerita Sbam!Libri. Come scrivo nella mia introduzione (già, dato che l'introduzione è mia) tutto comincia con con cento lettere tutte uguali che la giovanissima Laura vergò di suo pugno e spedì appunto a Guido Silvestri, già celebre autore ed editore di Lupo Alberto. Nelle lettere c’era scritto, più o meno: “voglio fare la fumettista”. Seguivano poi suppliche e implorazioni per essere presa come sguattera di bottega presso Macchia Nera, la Casa editrice che stampava gli albi con i personaggi della Fattoria McKenzie. E fu appunto lì che io la conobbi, una volta che mi recai in via Ferruccio a Milano, per portare a Silver le mie sceneggiature di Cattivik (solo in seguito ne avrei scritte anche del Lupo). Già, perché la diciottenne Laura aveva fatto breccia nel cuore tenero di Guido e lavorava appunto come sguattera, preparando caffè e dando lo straccio per terra. Fra una lustrata al pavimento e una spolverata ai mobili, credo che Silver le desse anche da squadrare qualche foglio, da ripassare qualche inchiostro e da applicare qualche retino Ma del resto bisogna pure far gavetta, mica c’era Internet che oggi rende tutti famosi fin dal primo scarabocchio e basta scrivere “pio” in una vignetta che si hanno un milione di “mi piace”. A quei tempi c’era da disegnare con il lapis, il pennino e la china, e poi stampare le copie e cercare di venderle in edicola. C’erano ancora, le edicole. Lo so che i più giovani ne hanno soltanto sentito parlare, ma sono esistite. Insomma, la nostra Stroppi impara il mestiere. In effetti, continuando la fanciulla a fare gli occhioni lacrimosi, le vennero date delle storie di Lupo Alberto da realizzare. Ma già in quegli anni già aveva il suo personaggio nel cassetto, Ghigo lo Sfigo. Anzi, tirato fuori dal cassetto molto presto perché insieme ad altri ardimentosi giovani autori diede vita a una rivistina chiamata “L’isola che non c’è” su cui Ghigo era il piatto forte. Purtroppo, come era facilmente prevedibile “L’isola che non c’è” non la trovava nessuno e per se uno soprannominato lo Sfigo le cose sono più difficili che per gli altri. Tuttavia Laura non si è mai persa d’animo ed è riuscita a trovare ogni genere di contenitore e supporto per continuare a proporre il suo stralunato eroe ai lettori, fino ad arrivare al volume che stringete fra le mani. E, a nome di tutti quei lettori che si sono divertiti fin dagli esordi (gli esperti li datano nel 1996), lasciatemi ringraziarla per non essersi mai data per vinta e aver insistito nel deliziarci. Negli anni, Ghigo è cresciuto. Inizialmente era uno studentello caratterizzato da alcune mosche che gli volavano attorno. Pare che Laura avesse davvero, negli anni della scuola, un compagno così: allupato dalle ragazze e propenso a innamorarsi follemente, talvolta cinico ma sprovvisto di malizia, come chi non si rende conto della cattiveria che sta dicendo, svampito e privo di senso pratico. Poi è diventato un personaggio senza età, conservando la sua ilare leggerezza. Fu addirittura Bonvi a suggerirle di trasformare la caricatura di un amico in un personaggio a fumetti che avrebbe potuto vivere di vita propria (e scusate se è poco). L’autrice dice di vederlo con un suo alter ego: “è come se parlassi di me (e io non amo parlare di me)”, dice. Quindi Ghigo è una specie di confessione a fumetti, una valvola di sfogo: “sicuramente è un modo, molto efficace, di reinterpretare il mio vissuto quotidiano con il senso dell’umorismo. Mi piace vederlo come una mia versione pupazzata”. Originariamente lo Sfigo era protagonista di storielle di varie pagine, poi Laura ne ha sintetizzate la vicende in due, tre vignette ciascuna: “Ho cominciato a pensare a Ghigo in versione striscia per due motivi principali. Primo, io adoro la sintesi, sia nel disegno che nel testo. La strip mi corrisponde di più e rende il mio lavoro più facile e divertente. Sono poi dell’opinione che l’umoristico funzioni meglio con dei tempi narrativi brevi”, spiega la Pipimpa (così la nostra si fa chiamare su Facebook). “Pipimpa” in effetti potrebbe suonare stonato, vista la laurea in archeologia della nostra, le sue prestigiose collaborazioni, le tante illustrazioni, i volumi pubblicati e i premi vinti. E vista, soprattutto, la maturità della sua sintesi grafica: tanto di cappello. Dal 2010 Ghigo appare anche sulla rivista Skorpio, dove viene pubblicata anche un’altra striscia, realizzata in coppia con Giorgio Sommacal, “Rapa e Nui” (su testi di Giorgio Rasori), raccolta in volume sempre da Snam!Libri (guarda caso, con una mia introduzione).

sabato 2 giugno 2018

FATTI DELLA STESSA PASTA




Alessandro Delfino
FATTI DELLA STESSA PASTA
Rotary Club Firenze-Bisenzio
brossurato, 142 pagine
p.n.i.


Per gli appassionati di soldatini ogni spiegazione è superflua, ma per i profani bisogna pur darla: dire che una statuina da collezione è "in pasta" significa far riferimento a un tipo di produzione tipico del periodo fra le due Guerre iniziato dalla ditta tedesca Elastolin che, in periodo di grave crisi economica, non potendo contate sul piombo o su altri materiali più nobili, iniziò a fabbricare soldatini con una miscela composta da cartapesta, colla e gesso, detta appunto "pasta". Dopo la Elastolin, visto il successo garantito dai prezzi bassi, ci furono ovviamente molte altre case produttrici che imitarono questo tipo di materiale. Vi basterà fare un giro su Internet per vedere quanto collezionismo c'è. Il volume pubblicato dal Rotary Club Firenze-Bisenzio, di cui fanno parte alcuni celebri collezionisti toscani tra cui il curatore Alessandro Delfino, propone una straordinaria galleria di immagini riguardanti un particolare settore di questo tipo di oggettistica: i soldatini raffiguranti personaggi dei fumetti. "Fatti della stessa pasta", appunto, come recita il titolo, cioè la materia di cui sono fatti i sogni, o le avventure che si possono sognare o, se volete, di cui è fatto il gioco. Non a caso uno dei testi introduttivi porta la firma di Sergio Bonelli il quale, in suo articolo intitolato "Il palcoscenico dei sogni", paragona i personaggi della saga di Tex a tanti ideali soldatini e ricorda la figura di Dino Battaglia, che di soldatini era un super esperto al punto da intagliarli direttamente in legno: "un suo guerriero Zulu, con la caratteristica corta lancia e il non meno caratteristico scudo, fa buona guardia sulla mia libreria, trasmettendomi il fascino di un mondo e di un tempo lontano". Nel libro sono rappresentati anche alcuni soldatini non in pasta, come appunto quello di Tex e dei suoi pards, messi in commercio in tempi recenti e realizzati in resina, però gran parte sono appunto più antichi (anni Quaranta o Cinquanta) e in stile Elastolin, anche se prodotti in Italia da aziende come la Chialli, la Xiloplasto o la Lineol. Sorprende vedere soldatini di Miki, di Blek, del Sergente York, di Pecos Bill, di Cino e Franco. Una gioia per gli occhi, come dimostrano le immagini allegate.




giovedì 5 aprile 2018

DARKWOOD MONITOR




Stefano Bidetti
Francesco Pasquali
DARKWOOD MONITOR
SCLS
2018, brossurato

314 pagine


Nel marzo del 1998 nacque a Roma l'Associazione Culturale Zagor Club, diretta da Giuseppe Pollicelli e da lui gestita con il fondamentale contributo di Daniele Bevilacqua e Sergio Climinti. Nell'aprile immediatamente successivo venne pubblicato il primo numero di una rivista denominata "Darkwood Monitor", destinata al pubblico degli appassionati zagoriani. Fino al marzo del 2000 ne uscirono in tutto sette numeri, con una crescita costante della foliazione e della qualità dei testi e delle illustrazioni. Ogni fascicolo proponeva una doppia copertina inedita (la prima fu di Massimo Pesce) e un ricco carnet di interviste, approfondimenti, recensioni, anticipazioni. I testi erano frutto del lavoro di un variegato gruppo di appassionati, molti dei quali già impegnati con un'altra rivista chiamata "Dime Press" (Stefano Priarone, Angelo Palumbo, Giampiero Belardinelli e altri ancora). Io contribuiti con il romanzo a puntate, "Le mura di Jericho", poi raccolto in volume da Cartoon Club. Nella sua prefazione, Pollicelli attribuisce a me l'idea di aver suggerito la nascita del Club e di "Darkwood Monitor", io sono sicuro solo di aver incoraggiato Giuseppe e il suoi gruppo e di aver fatto da "agente all'Avana" in casa Bonelli. Tutti i numeri della rivista vengono comunque riproposti in questo volume curato da Stefano Bidetti e Francesco Pasquali del forum SCLS. Dire che è imperdibile per ogni zagoriano che si rispetti, è dir poco.

giovedì 15 marzo 2018

IL NEGROMANTE E ALTRI INCUBI


Si intitola "Il negromante e altri incubi". L'editore è Cut-Up. Gli autori sono Stefano Andreucci e il sottoscritto. Cartonato, 56 pagine, in bianco e nero, formato 21x30 cm, 14.00 euro. Si tratta del mio terzo libro con Cut-Up dopo "Dall'altra parte" e "Facezie", ma è il primo a fumetti. Raccoglie cinque storie di horror medievale pubblicate tra il 1990 e il 1991 sulla rivista "Mostri", che rappresentano i primi passi della mia carriera di sceneggiatore. Insieme a me compiva i suoi anche Stefano Andreucci, destinato a diventare uno dei migliori disegnatori del mondo (lo dico senza timore di venire smentito). Se siete curiosi di scoprire com'eravamo ai blocchi di partenza, non avete che da procurarvi il volume. Sono abbastanza certo che anche i cinque racconti siano divertenti, perché questo è il parere che continua a venirmi riferito, a distanza di quasi trent'anni, da tanti che li hanno letti. Il volume è preceduto da una (breve) prefazione di Paolo Di Orazio, protagonista della stagione di "Splatter" e delle pubblicazioni di quella gioiosa macchina da guerra che fu l'Acme di Francesco Coniglio e Silver, e da una (lunga) introduzione mia.  Da quattro delle cinque storie illustrate da Andreucci ho tratto altrettanti racconti in prosa contenuti nell’antologia horror “Dall’altra parte”, una quinta è stata pubblicata negli Stati Uniti dalla rivista Brian Yuzna's Horrorama.


Nel 1990, mentre cercavo di entrare nel mondo del fumetto come sceneggiatore dopo aver coltivato fin dall'infanzia una grande passione verso gli eroi di carta nel ruolo di lettore, attendevo speranzoso gli esiti di un tentativo in corso con lo Spirito con la Scure.  Ero però tutt’altro che certo di riuscire a portare a termine l’impresa con un risultato soddisfacente e niente garantiva che dopo il primo Zagor che Ferri stava disegnando avrei potuto scriverne altri. Incoraggiato dal riscontro positivo in casa Bonelli, decisi di tentare qualche altro colpo. A uno come me, abituato a recarsi tutti i giorni in edicola e non uscire prima di aver passato ai raggi X tutti gli scaffali, non era certo sfuggita la nascita di una nuova casa editrice chiamata ACME che aveva cominciato a mandare in edicola due testate horror in formato comic book, “Splatter” e “Mostri”, che non si limitavano a cavalcare l’onda del successo di Dylan Dog ma proponevano giovani autori di ottimo livello quali Stefano Andreucci, Bruno Brindisi, Roberto De Angelis, Luigi Siniscalchi e tanti altri. Perciò inviai all’indirizzo romano della redazione alcuni miei soggetti, incrociando le dita. 

Non passò una settimana che ricevetti una telefonata. “Sono Francesco Coniglio”, disse il mio interlocutore. Non avevo mai visto Francesco di persona, ma il suo nome era una sorta di mito presso i fanzinari, dato che era stato, con Luca Raffaelli, uno degli artefici di una fanzine storica del comicdom italiano, “L’Urlo”, passata alla storia per certe contestazioni durante l’edizione di Lucca Comics del 1978. Che io conoscessi Coniglio di fama, dunque, era nell’ordine naturale delle cose. Che lui conoscesse me, invece, no. Eppure era così: Francesco disse di essere un fedele lettore di “Collezionare”, la rivista amatoriale che io dirigevo, e di essere sobbalzato nel leggere il mio nome quale autore delle proposte che gli avevo inviato, dato che apprezzava il mio lavoro ed era proprio in cerca di gente come me.  Mi  spiegò che l'ACME era sua e di Silver (il celebre autore di Lupo Alberto), che mi conosceva di fama per Collezionare, che sapeva tutto di me perché anche all'epoca era un personaggio attentissimo, con le mani in pasta dappertutto. Mi invitò a raggiungerlo a Roma nel più breve tempo possibile. Nel giro di pochi giorni, saltai sul treno e feci la sua conoscenza nella redazione dell’Acme. Mi trovai di fronte una persona straordinaria, sulla mia stessa lunghezza d’onda: grande appassionato di Zagor, pieno d’entusiasmo e di idee, rapidissimo nel prendere decisioni e nel mettere in campo progetti. Scoprii che non si era improvvisato editore con “Mostri” e “Splatter” ma che da tempo si occupava di fumetti erotici con la sigla EPP , curando comunque numerosissime altre iniziative editoriali. Mi disse che i soggetti che avevo inviato gli erano piaciuti e mi rimandò al responsabile delle sceneggiature che le avrebbe valutate nel concreto e che era Roberto Dal Prà: per me anche lui era un mito, lo sceneggiatore de "L'uomo di Mosca", di Jan Karta e di Anastasia Brown, di cui leggevo le storie sulla rivista Comic Art. Andammo a pranzo insieme io, lui e Roberto Dal Prà. Roberto mi approvò un soggetto, che io sceneggiai. Si trattava del primo di cinque racconti che poi furono disegnati da Stefano Andreucci e che uscirono sulla rivista Mostri. Racconti apparsi su numeri molto ravvicinati tra di loro: nel giro di sette-otto mesi uscirono tutti, come fosse una miniserie. Di Stefano all’epoca non sapevo nulla, scoprii solo a cose fatte chi aveva illustrato le mie storie. Anche lui, come me, era alle prime esperienze: si tratta dei nostri primi lavori. Si vedeva già però qualcosa in controluce.


Tornai molte altre volte a Roma, incontrando personaggi incredibili come Greg (della coppia Greg & Lillo) che all’epoca lavorava come redattore della Acme e disegnava un esilarante fumetto dal titolo “I sottotitolati”. Ogni volta che vedevo Coniglio, tornavo a casa carico di cose su cui lavorare, avendo respirato l’aria effervescente di una redazione in cui si inventavano testate che erano proprio come quelle che io avrei voluto trovare in edicola: Torpedo, Cattivik, Lupo Alberto, Hard Comic Album, Animal Comic, Hey Rock, Ciacci, Zio Tibia. Alcuni progetti non arrivarono mai in porto, ma ci lavorammo. Qualche mese dopo, quando il nostro rapporto di collaborazione si fu consolidato, Francesco mi propose di trasferirmi a Roma a lavorare da lui. Lo ascoltai incredulo: si trattava di una vera e propria offerta di assunzione per fare il redattore della Acme. Fu in pratica il primo a convincersi che avevo la stoffa per essere utile in una Casa editrice. Era il lavoro che avevo sempre sognato. Chiesi quanto fosse lo stipendio. Era il normale stipendio per quel lavoro, né più né meno. Io però, a Firenze, avevo già un impiego e guadagnavo un po' meglio. Inoltre, trasferendomi a Roma avrei dovuto trovare un appartamento in affitto. Facendo due calcoli, capii che togliendo le spese per l’alloggio non mi sarebbe avanzato molto. Così rifiutai. Però sono sempre stato grato a Coniglio per quella dimostrazione di stima. Quando poi anni dopo mi proposero l'assunzione in Bonelli dissi di sì, e lasciai la Società Autostrade, ma questa è un'altra storia (che vi ho già raccontato). Però evidentemente era ormai nell'aria il fatto che io dovessi lavorare nel fumetto sul serio e Francesco aveva già intuito che sarei diventato un animale da redazione. Purtroppo, troppo presto, l'ACME chiuse, come varie altre Case editrici fatte e disfatte dal loro inventore, in un incredibile ottovolante di successi e fallimenti. C'erano trionfi, come quello  mensili di Lupo Alberto o dei Simpson, poi tracolli come quelli di Torpedo. Sergio Bonelli divenne socio di Coniglio e Silver dado vita al marchio Macchia Nera, che sostituì quello dell'Acme e che aveva sede a Milano in Via Ferruccio 15, la vecchia sede dell’Audace. Coniglio mi chiedeva prefazioni per certe sue pubblicazioni, oppure di curarne alcune (come il volume della collana Acme Comics dedicato alle Sturmtruppen o la raccolta delle comiche di Cico & Trampy di Nolitta & Ferri). Fu lui a chiedermi di curare la Posta e le rubriche umoristiche di Cattivik, cosa che feci per lungo tempo con lo pseudonimo di Gustavo La Fogna.  Poi io Francesco abbiamo preso strade diverse, ma siamo sempre rimasti in contatto. 

Mentre presentavo i racconti per Mostri, provai anche a presentare dei soggetti per Splatter, che furono tutti bocciati. L’ACME però pubblicava anche Cattivik e chiesi se potevo proporre qualcosa anche per quel personaggio. Risposero subito “Eccome!”. Erano ben contenti, perché gli serviva gente spiritosa in grado di scrivere storie per il Genio del Male. Presentai primi soggetti, e in quel caso fu Vincenzo Perrone l’editor che mi guidò inizialmente. In breve cominciai a scrivere storie di Cattivik a tambur battente. A un certo punto Silver in persona mi chiese perché non cominciassi a scrivere anche qualche storia di Lupo Alberto. Non avevo osato chiederlo. Alla fine ho fatto 40 storie di Cattivik e poi ne ho fatte 40 di Lupo Alberto. Poi a un certo punto io stesso smisi, perché, dovevo occuparmi di Zagor. Io avevo da fare, loro avevano anche altri collaboratori e a un certo punto, in modo naturale, la cosa si è esaurita. Dopo tanti anni, il volume con Cut-Up mi ha permesso di recuperare le emozioni di quei giorni. Spero che capiti anche a voi.

giovedì 16 marzo 2017

EROS & COMIC ART



EROS & COMIC ART
a cura di Giuseppe Pollicelli
Little Nemo
2017, brossurato
280 pagine, p.n.i.

Ci sono cataloghi preziosi come alcune delle opere di cui offrono la riproduzione. Questo, per esempio, raccoglie le immagini di tavole e illustrazioni di un gran numero di disegnatori italiani e stranieri (ma soprattutto italiani, che nel genere siamo dei maestri), riguardanti l'erotismo a fumetti, radunate per essere messe all'asta Torino il 24 marzo 2017. Sono rappresentati autori di serie A e di serie B, con alcuni di serie B più bravi di quelli di serie A. Di moltii capita, sfogliando il voluminoso libro, di scoprire il nome dopo aver riconosciuto una mano da sempre considerata anonima. Quanti hanno ammirato le copertine di "Lucifera" senza sapere che il talentuoso autore era Averando Ciriello, superbo (e da poco scomparso) cartellonista cinematografico? E sapevate che il disegnatore di Nonna Abelarda, Nicola Del Principe ha illustrato "Fiabe Proibite" e "Messalina"? E che a realizzare graficamente il mitico Lando è stato Giuseppe Montanari, acclamato autore di Dylan Dog? Insomma, non ci sono soltanto Milo Manara o Guido Crepax, e neppure solo Leone Frollo o Paolo Eleuteri Serpieri, a fare la storia del fumetto erotico di casa nostra, ma anche Alessandro Biffignandi, Sandro Angiolini, Giovanni Romanini, Birago Balzano o, per citare nomi più contemporanei, Giovanna Casotto e Bruno Brindisi. A questi si aggiungono maestri "prestati" all'erotismo come Magnus, Guido Buzzelli, Giuseppe Viglioglia e molti altri. Insomma, l'arte erotica e la Comic Art sono un mare magnum da scoprire e da esplorare. Giuseppe Pollicelli, partendo dalle immagini messe all'asta, propone le schede biografiche di quasi tutti gli autori (salvo un paio di cui proprio manca ogni notizia). Ma è intetessantissima la prefazione di Tinto Brass, che scrive un articolo intelligente e folgorante, a partire dalla citazione iniziale di Pasolini, secondo il quale i moralisti "non sono capaci di distinguere la barzelletta del marito cornuto da una novella di Boccaccio". E qual è la differenza fra erotismo e pornografia? Secondo Brass, "la pornografia sta all'erotismo come il pompino alla fellatio".