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mercoledì 5 novembre 2025

LUCIFERA



 
Averardo Ciriello
LUCIFERA
a cura di Giuseppe Mura
AG Press
2009, cartonato
230 pagine, 79 euro

Prima di parlare dello straordinario libro di cui vi mostro qua sopra la copertina, lasciatemi ricordare il mio primo e unico incontro con il maestro Averardo Ciriello (1918-2016), avvenuto a pochi mesi dalla sua scomparsa (avvenuta alla veneranda età di novantotto anni). Ci trovavamo sullo stesso palcoscenico per ricevere lo stesso riconoscimento, il Romics d’Oro 2016, io per la mia attività di sceneggiatore, lui quale Premio alla Carriera. Ciriello venne accompagnato sul palco su una carrozzella e ricevette il trofeo dorato dalle mani del ministro Franceschini. Qui di seguito trovate il link al video della cerimonia, dove mi si intravede in giacca grigia, ma soprattutto si vede lui, il maestro, molto emozionato, ed ero emozionato anch’io nell’assistere alla scena, essendo di Ciriello un grande ammiratore.

Impossibile, del resto, non ammirare le sue illustrazioni. Del resto, è stato considerato l’erede di Boccasile, maturando però un tratto personale ben evidenziato dai suoi lavori per riviste quali “Le Nuove Grandi Firme” e “Sette”, con cui collaborò a partire dall’immediato Dopoguerra, forte comunque di una esperienza iniziata nella seconda metà degli anni Trenta. Nel 1948 cominciò a realizzare cartelloni cinematografici per la Lux Film, attività che portò avanti per trentacinque anni affermandosi come uno dei più grandi cartellonisti di casa nostra. Nel 1966 sostituisce Walter Molino sulla “Domenica del Corriere”, tra il 1970 e il 1980 non si contano le sue illustrazioni per libri per ragazzi. Ma Ciriello lavora anche per gli adulti, realizzando centinaia di cover per la Casa editrice Ediperiodici, rimanendo legato soprattutto a due personaggi cult del fumetto erotico italiano, Lucifera e Maghella. Fumetto erotico italiano, del resto, caratterizzato dall’apporto di altri grandi copertinisti, quali Emanuele Taglietti e Alessandro Biffignandi, con il quale forma un vero e proprio tris d’assi (volendo fare poker, potremmo aggiungerci Carlo Jacono).
Proprio all’attività di copertinista di Lucifera è dedicato il volume di grande formato curato da Giuseppe Mura, che presenta tutte, ma proprio tutte, le cover della serie (170 albi, usciti tra l’ottobre 1971 e l’agosto del 1980). Per essere precisi, i primi 46 numeri propongono in copertina illustrazioni realizzate da artisti dello Studio Rosi, ma dal quarantasettesimo episodio in poi ecco arrivare, in tutto il loro splendore, le copertine di Averardo Ciriello. Rivederle riprodotte a tutta pagina, senza logo né titolo, è una gioia per gli occhi. Alcune cover, che vennero censurate, sono riprodotte incensurate e risultano pertanto inedite. Il fatto che Ciriello sia un maestro nel disegnare figure femminili e che presti la sua arte a un personaggio “satanico”, erotico, conturbante e disturbante non fa che accrescere l’ammirazione del puro con gli occhi puri (“omnia munda mundis”) al pari dello spettatore più malizioso e birichino, dato che chi disegna lo fa per suscitare emozioni in chi fruisce della sua arte, e indubbiamente l’erotismo è un’emozione potente.
Oltre alle illustrazioni, il volume contiene un breve apparato critico che inquadra il personaggio di Lucifera nel contesto della produzione a fumetti per adulti degli anni Sessanta e Settanta. La protagonista è un “demonio fatto donna, una figlia dell’inferno mandata da Satana sulla Terra nel bel mezzo dell’oscuro Medioevo a seminare il male”, spiega Giuseppe Mura. Tra i tabù infranti, a dispetto della società ancora in larga misura omofoba, quello dell’omosessualità (Carlo Magno se la fa con il paladino Orlando). I toni sono satirici e fiabeschi, per quanto si calchi la mano sul truce e il truculento, sul demoniaco e sull’orrorifico. Lucifera è stata creata, quando ancora Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon erano ancora soci in affari sotto il marchio ErreGi (si sarebbero divisi nel 1972, dando vita a due Case editrici concorrenti, la Edifumetto e la Ediperiodici), dallo sceneggiatore Rubino Ventura (alias Giuseppe Pederiali) e dal disegnatore Leone Frollo
Va sottolineato come alcuni personaggi dei sexy pocket furono protagonisti di vere e proprie saghe dalla lunghezza sterminata, autentiche telenovelas di cento, duecento, trecento puntate: Lucifera, Jacula, Goldrake, Vartan, Isabella e altri ancora erano seguiti da un pubblico fedelissimo e appassionato. Accanto all'eros, troviamo spesso anche il thanatos: morte, violenza, demoni infernali, quasi a voler evidenziare la filiazione diretta del fumetto erotico da quello nero. Queste pubblicazioni consentirono ad artisti provenienti da anonime produzioni popolari di affermarsi come grandi autori: è il caso di Milo Manara, Leone Frollo, Magnus, Fernando Tacconi e molti altri.


mercoledì 22 ottobre 2025

LE COPERTINE PERDUTE DI ZAGOR




Alessandro Piccinelli
LE COPERTINE PERDUTE DI ZAGOR
Sergio Bonelli Editore
2025, brossura
100 pagine, 29.90
Tiratura limitata (999 copie)

Alessandro Piccinelli è un copertinista di straordinario talento ormai entrato nel cuore dei lettori e  sono felicissimo di averlo proposto come prosecutore dell’opera di Gallieno Ferri riguardo le cover. Partiamo dal presupposto che Ferri è stato autore di copertine memorabili, che hanno scandito e segnato per oltre cinquant’anni la vita di generazioni di lettori. Qualunque sostituto avessimo scelto non avrebbe potuto essere all’altezza del maestro, agli occhi di lettori che da sempre identificano Zagor con la versione grafica data dal grande e inarrivabile ligure. Nel 2016, con la scomparsa di Gallieno, è stato necessario però sodstituirlo. Tra i disegnatori dello staff zagoriano c’erano sicuramente dei validi papabili, da Marco Torricelli (quello attivo da più tempo) a Joevito Nuccio, da Michele Rubini a Marco Verni, da Raffaele Della Monica agli Esposito Bros (e qui mi fermo per non citarli tutti). Qualunque nome fosse stato scelto avrebbe avuto dei tifosi pro e dei tifosi contro (e si sa che in genere è più facile criticare che trovarsi d’accordo). Il nodo principale da sciogliere era: vogliamo un copertinista che “assomigli” a Ferri, o qualcuno che faccia proposte di tipo diverso? Si ripeteva il dilemma del sostituto di Galep alle copertine di Tex: in quel caso fu scelto un giovane, Claudio Villa, che sicuramente rappresentava una svolta innovativa. Però il pubblico texiano è molto più abituato di quello zagoriano ad accettare interpretazioni diverse del personaggio da parte di disegnatori dagli stili più disparati. Quando si trattò di riunirci in redazione (io, il direttore, l’editore, il caporedattore) per stabilire il sostituto di Ferri, espressi tutte queste considerazioni e proposi la mia soluzione. I miei argomenti furono questi: primo, scegliere un outsider e non un disegnatore dello staff, in modo da non creare dissapori e rivalità; secondo, optare per qualcuno in grado di offrire una versione di Zagor più moderna ma non troppo moderna, che sapesse rinfrescare e innovare ma nel rispetto della tradizione; terzo, selezionare comunque un autore che per indole, carattere, passione conoscesse bene Zagor e la bonellità e il fandom bonelliano; quarto, affidarci a qualcuno con un forte senso della copertina, in grado di indovinare pose e situazioni da raffigurare. Ciò detto, mostrai tutta una serie di illustrazioni zagoriane realizzate da Piccinelli negli anni precedenti, per commission, quali regali agli amici, per portfolio, per pubblicazioni amatoriali. I partecipanti alla riunione non ebbero il minimo dubbio, nessuno avanzò controproposte, Alessandro Piccinelli venne immediatamente scelto. Dal 2016 a tutto il 2025 ho seguito, come curatore dello Spirito con la Scure, l’elaborazione di tutte le (tante) copertine richieste ogni anno dalle (tante) testate legate al Re di Darkwood, parlando con lui dell’argomento dei singoli albi, inviandogli le storie in visione, a volte suggerendo qualche soluzione o qualche aggiustamento di tiro, ma sempre trovandomi poi di fronte a tre, quattro ma anche cinque bozzetti: le proposte di Alessandro. Bozzetti peraltro molto definiti, come si può vedere sfogliando il volume “Le copertine perdute di Zagor”, talora tutti così belli da mettere in difficoltà me e Michele Masiero (il direttore editoriale, a cui spetta l’ultima parola) nell’operare una scelta. Dieci anni dopo l’esordio come cover man, ecco raccolti in volumi un centinaio di bozzetti a malincuore scartati, che volevamo non tenere soltanto per noi ma far ammirare a tutti (parlo al plurale, ma in questa iniziativa ho solo il merito della proposta, poi il curatore del libro è Luca Crovi e c’è anche lo zampino di Luca Del Savio). Precede l’antologia una interessante intervista a Piccinelli che dimostra tutta la passione per Zagor e per il suo lavoro, e che mi ha commosso nella risposta alla domanda: “Come ti sei sentito quando Moreno Burattini ti ha dato la notizia che eri stato scelto come nuovo copertinista di Zagor?”. Ricordo la sua emozione, ma anche la mia. 



sabato 22 febbraio 2025

50 SFUMATURE DI MARTIN


Valentino Forlini
50 SFUMATURE DI MARTIN
Amys
2024, brossurato
140 pagine, p.n.i.
 
Una chicca. Ma prima di spiegare perché, due parole sul percome. Innanzitutto, il Martin a cui allude il titolo è Martin Mystére, il Detective dell'Impossibile creato nel 1982 da Alfredo Castelli (1947-2024). Poi, Amys significa Amici di Martin Mystére, una benemerita Associazione Culturale con oltre venti anni di attività legata alla passione per il BVZM e il BVZA (Buoni Vecchi Zii Martin e Alfredo). Il volume che vedete in foto è stato pubblicato senza scopo di lucro, né l'autore né i curatori del progetto hanno percepito compensi, il ricavato della vendita risulta devoluto all'Associazione VIDAS (cito testualmente, "che ha permesso ad Alfredo Castelli di vivere con dignità i suoi ultimi giorni"). Veniamo all'artefice, Valentino Forlini, che si presenta efficacemente nella sua introduzione: cremonese, classe 1970, grafico e illustratore poliedrico (Lazarus Ledd, Samuel Sand, Erinni, Goccianera, John Doe, Nathan Never, Disney), animatore e character designer, attivo anche all'estero. Di che cosa si tratta? Di una galeria di "interpretazioni" di Martin Mystère, ma anche di Java e di Diana, visti come se fossero stati disegnati da altri (ben cinquanta) fumettisti diversi. Si comincia con Winsor McKay, si passa a Schulz,  e poi Jacovitti, Sio, Zerocalcare, Mordillo, Hergé, Kirby, Silver, Altan, Watterson, Smythe, Aragones, Hart, Quino, Walker, Toriyama, Segar, Carnevali, Haring, Uderzo, Groening, Miyazaki, Peyo, Bonvi, Hanna & Barbera... e ne ho citati soltanto alcuni. Di ogni autore di cui Forlini ha preso in prestito lo stile viene fornita una scheda di presentazione. Ci si diverte un sacco, tornano alle mente tanti ricordi, si ha la conferma una volta di più di quanto sia variegato, meraviglioso, immenso, magico il mondo del fumetto. E vien fatto di pensare che Castelli stesso ha sempre allargato i confini del microcosmo di Martin Mystére invadendo con ogni sorta di mezzo i cortili e i regni dei vicini di casa. Soprattutto, vien fatto di pensare che se ne avesse avuto il tempo, prima o poi un libro del genere l'avrebbe commissionato a Forlini lui stesso.
 

sabato 20 aprile 2024

PASQUALE FRISENDA ARTBOOK

 

Pasquale Frisenda
ARTBOOK
Cut-Up Publishing
2024, cartonato
96 pagine, 35 euro


Gli artbook sono un genere a se stante. Si potrebbero definire “cataloghi” o “campionari” delle opere di un artista, realizzati indipendentemente da una mostra che le esponga in una galleria o in un museo. Dunque, vere e proprie mostre essi stessi, da tenersi in casa, da venire portate in giro, da poter essere visitate semplicemente sfogliando le pagine di un libro ogni volta che lo si desideri. Non sono il “ricordo” di una esposizione, sono l’esposizione stessa. Gli artbook risultano particolarmente interessanti quando ripercorrono l’evoluzione di anni di lavoro di un fumettista perché dimostrano come i disegnatori di comics siano al tempo stesso narratori di storie e illustratori, e si dimostrino in grado di eccellere in ambiti diversi, ora al servizio di una storia articolata o di un personaggio dalla lunga tradizione che si intende rispettare o reinterpretare, ora folgorandoci o incantandoci con una sola immagine, che basta a se stessa. Tutto ciò è straordinariamente ben dimostrato dall’artbook di Pasquale Frisenda, classe 1970, milanese, attivo a livello professionale a partire dal 1991 (l’esordio avviene sulla rivista “Cyborg”) ma alle prese con chine e matite (e sogni) già dal 1985, grazie al suo incontro con lo Studio Comix di Carlo Ambrosini, Giampiero Casertano ed Enea Riboldi, dove fa apprendistato. Ci sono, nel volume edito da Cut-Up, anche esercitazioni grafiche precedenti, a testimonianza di come si nasce fumettisti anche prima di imparare la tecnica, esercitandosi, copiando, inventando racconti disegnati. Ma la svolta, per Frisenda, arriva grazie alla collaborazione con Ivo Milazzo che lo mette al lavoro su storie di Ken Parker sceneggiate da Giancarlo Berardi, pubblicate sul “Ken Parker Magazine”. Da Lungo Fucile a Magico Vento il passo è breve: entrambi grandi personaggi autoriali (il secondo è scritto da Gianfranco Manfredi), eroi western fuori dai canoni. Di Magico Vento, Pasquale diventa anche il copertinista. Fuori dal canoni è anche il Texone che Frisenda viene incaricato di illustrare nel 2009, su testi di Mauro Boselli, intitolato “Patagonia”. Un capolavoro che gli vale di Gran Guinigi a Lucca Comics & Games, e che dimostra (se mai ce ne fosse il bisogno) sia la dignità del fumetto popolare in grado di proporsi come produzione “alta” senza rinnegare i propri canoni, sia la vocazione di Frisenda a incarnare il popolare d’autore nella più nobile accezione. Da quel momento in poi è impossibile non considerarlo un maestro, qualunque cosa faccia, a colori e in bianco e nero, in Italia e all’estero (Dylan Dog, Deadwood Dick, Le Storie, Peux Epaisses). Nel 2024 esce la versione a fumetti de “Il deserto dei tartari”, di Dino Buzzati, su sceneggiatura di Michele Medda. L’artbook della Cut-Up si ferma tuttavia al 2021. Ho un solo rimpianto: che manchi l’illustrazione realizzata con la biro e pubblicata su un numero della rivista “Dime Press”, raffigurante un poderoso Zagor la cui sagoma avanza verso il lettore stagliata contro la luce di un fulmine.

venerdì 16 febbraio 2024

CRONACHE DEL MONDO PRIMA DELLA RISOLUZIONE

 


Marco De Angelis
CRONACHE DEL MONDO PRIMA DELLA RISOLUZIONE
Sbam!
brossurato, 2023
210 pagine, 20 euro


“Reperti satirici sulla fine dell’umanità”, recita il sottotitolo, poco sopra l’illustrazione di copertina che mostra un robot scaldarsi bruciando libri in uno scenario da dopobomba. La cover non soltanto rende ragione dei contenuti interni ma ben spiega quale sia la portentosa magia di quegli umoristi che con la forza di una vignetta, senza bisogno di parole, comunicano un messaggio di portata planetaria, persino impossibile da spiegare nello spazio di un articolo di giornale o, talvolta, addirittura in quello di un libro. Il linguaggio dell’illustrazione satirica parla tutte le lingue, ed è per questo che lo possono comprendere anche gli illetterati senza bisogno di mediazione e fa paura ai censori, ai tiranni, ai terroristi. Marco De Angelis (Roma, 1955) è un mostro di bravura, persino più noto all’estero che in Italia, ed ha pubblicato su circa 200 testate ricevendo oltre 150 riconoscimenti internazionali. Per il suo tratto grafico lo si potrebbe paragonare a Quino. Sbam! Raccoglie duecento suoi lavori a colori in una sorta di “best of” suddiviso per temi: la guerra, l’ambiente, la tecnologia, la libertà, i migranti, il rapporto uomo-donna, il consumismo, la società. La riflessione di De Angelis non è mai faziosa e violenta, ma colpisce nel segno: si sorride amaramente e di solito si annuisce in silenzio. Due i testi a commento: l’introduzione di Thierry Vissol (direttore del Centro “Librexpression, del cui consiglio scientifico De Angelis fa parte) e una postfazione di Luigi F. Bona (direttore del Museo del Fumetto di Milano).

domenica 19 marzo 2023

LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE

 

 


 
Mariane Alcoforado - Milo Manara
LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE
Nuages
Prima edizione 1997
brossurato - 66 pagine -  lire 35.000

Si legge nei risvolti di copertina: “Fu Mariane, religiosa a Beja, tra l’Estremadura e l’Andalusia, entrata in convento a dodici anni, diventata badessa nel 1709 che, abbandonata dall’amante il conte di Chamilly scrisse le cinque lettere? O fu piuttosto Gabriel-Joseph de Lavargne conte di Guilleragues, nobile guascone alla corte di Luigi XIV, uomo colto e di illustri frequentazioni, noto nel mondo letterario per i suoi brevi componimenti poetici? Forse addirittura aiutato dall’amico Racine? Già alla loro apparizione, nel 1669, le Lettere ottennero un successo folgorante, tale da renderle una moda, un genere letterario. Il loro contenuto avrebbe scatenato uno dei più controversi casi editoriali di tutti i tempi. Non tutti infatti vollero credere alla storia della povera suora che si strugge d’amore e, nello stesso anno della pubblicazione, ci fu qualcuno che avanzò i primi dubbi”. 
Il motivo del successo delle Lettere mi è, francamente, oscuro. Si tratta di testi in cui non si raccontano fatti, privi di erotismo, solo trasudanti di lamenti per un amore perduto e pieni di accenni a sospiri, pianti, lamenti, lacrime versate da parte di una donna abbandonata. Forse fu considerato particolarmente conturbante il fatto che a scrivere fosse (nella finzione o nella realtà) una monaca, ma è vero o non è vero che nel Seicento il vestire l’abito religioso era più o meno una professione o un destino non più duro di altri, e che dunque era abbastanza comune che anche frati e suore avessero una loro vita sessuale? Per assurdo, la cosa potrebbe scandalizzare più adesso in cui certe pratiche sembrano del tutto bandite dai conventi. In ogni caso, i testi, fortunatamente brevi, sono oltremodo noiosi, anche se non privi di un garbo letterario che serve però solo ad annoiare ancora di più, privando le lettere dell’immediatezza che avrebbero avuto se fossero stati scritti in un tono più colloquiale e spontaneo. Ma non è certo la parte letteraria quella per cui le edizioni Nuages hanno pubblicato questo libro. Il testo serve solo a incorniciare sei illustrazioni di Milo Manara. 
Illustrazioni stupende, bellissime, va detto. Stampate su carta ad altra grammatura, riprodotte in modo eccellente, peraltro in copie numerate (la mia è la 1268 su 4000), si tratta di disegni loro sì conturbanti, che aggiungono malizia a un testo che non ne ha affatto. E del resto, Manara renderebbe malizioso anche “Sussi e Biribissi”.

lunedì 13 marzo 2023

TRATTI IN SALVO

 

 
 
Vittorio Giardino
TRATTI IN SALVO
Rizzoli Lizard
cartonato, 2022
252 pagine, 19 euro


La parola innanzitutto a Vittorio Giardino, dalla sua prefazione intitolata "Ettari di carta e brandelli di vita": "Da tempo pensavo di raccogliere piccole storie, illustrazioni e disegni sparsi, tutte pagine inedite o quasi, pubblicate al massimo su cataloghi di mostre o festival e mai più ristampate. Volevo salvare dall'oblio pagine che giacevano dimenticate in fondo a vecchi cassetti, sepolte sotto montagne di fogli accumulati negli anni". Ecco spiegati dunque il titolo "Tratti in salvo", e il sottotitolo "Storie brevi, illustrazioni, perle ritrovate". Ma c'è di più: ogni tavola tratta in salvo è accompagnata da una didascalia che ne spiega l'origine e, spesso, da un testo, sempre accattivante, che, racconta un aneddoto di vita vissuta: incontri, luoghi, occasioni, sfide accettate (e di solito vinte). C'è perfino a una bellissima "nota a margine della copertina". Sfogliare le pagine del volume, ottimamente stampato da Rizzoli Lizard (carta, colori, grafica, sono impeccabili), è una gioia per gli occhi e per la mente, e ci si confronta ammirati non soltanto con il talento di Vittorio Giardino come autore (e il più delle volte autore completo), ma anche con la sua versatilità in grado di farlo aggirare a suo agio tra illustrazioni a colori così come in bianco nero, tra il noir e l'erotismo, tra la satira politica e il racconto storico, tra scenari di mare così come cittadini. Ci sono anche chicche come una tavola disegnata a quattro mani con Magnus, o quelle con Tex e Martin Mystère, o l'intera storia breve di Diabolik (visto da lontano), e poi gli omaggi a Carl Barks, Bonvi, Silver, Hugo Pratt. Ogni pagina, una sorpresa. Grazie, Vittorio, per queste meraviglie tratte in salvo. Hai scritto che ce ne sarebbero molte atre da salvare: a quando il secondo volume?

sabato 16 gennaio 2021

SCHIZZI

 


Paolo Eleuteri Serpieri 

SCHIZZI

Alessandro Editore

2003, cartonato

76 pagine, 24.99

 

Nonostante il titolo ricordi il volume “Croquis” di Bagheera, uscito in Francia nel 1995, e nonostante si tratti dell’edizione italiana appunto di un volume francese edito da Bagheera nel 2002, “Schizzi” non ha gli stessi contenuti di “Croquis”. Tuttavia, sempre di disegni a matita si tratta. Scrive Serpieri nella sua introduzione: “Per lo scrupolo di mostrare soltanto le mie opere migliori, e con ogni probabilità anche di orgoglio, ho esitato a lungo prima di pubblicare alcuni dei miei schizzi, dei miei bozzetti e dei miei studi. Discutendo con alcuni miei lettori mi sono reso conto che erano interessati anche a quegli schizzi a matita che dormivano nel fondo dei miei cassetti. In questo libro, consegno a voi alcuni studi sulle forme plastiche e sui tratti caratteristici di Druuna e di altri personaggi”. Alcuni schizzi sono commentati in calce. A pagina 19, per esempio: “Una donna non è veramente nuda se non messa di tre quarti. Per me è l’immagine più sensuale”. A pagina 20: “Lo specchio è molto presente nelle mie illustrazioni, mi permette di apprezzare tutte le curve che tanto mi piacciono e che amo disegnare”. Una ampia sezione, intitolata “Gli indiani Lakota”, propone schizzi sui nativi americani, con personaggi western sia maschili che femminili. E’ nota infatti l’interesse dell’autore per i pellerossa e le storie di frontiera.

 

domenica 10 gennaio 2021

CROQUIS

 




Paolo Eleuteri Serpieri

CROQUIS

Bagheera

Prima edizione originale francese -  1995

cartonato - 80 pagine - p.n.i.

 

«Mi piace viaggiare fin da quando ero bambino - scrive Paolo Eleuteri Serpieri nella sua introduzione (che traduco dal francese) - forse per il fatto d'essere veneziano. Ho girato il mondo per oltre vent'anni, sia come turista, sia come invitato alle manifestazioni fumettistiche. Così, nel corso dei miei spostamenti, mi è capitato di incontrare delle donne. E' grazie ai miei disegni, realizzati lì per lì o un po' più tardi, che ho potuto conservare un ricordo di questi incontri. Un giornalista, ad Angouleme, nel gennaio 1994, mi pose una strana domanda: "Che ne pensa di quella ragazza che gestiva il vostro stand, l'anno scorso? Era identica a Druuna!". Restai interdetto. Quale ragazza? Possibile che, dopo tanti anni che cerco Druuna, avessi passato quattro giorni accanto a lei  senza vederla? In quel momento ho capito che stavo cerando l'impossibile e che, spesso, avevo incontrato Druuna senza rendermene conto. La Druuna  che io disegno, infatti, non è che la sintesi di tutte le donne incrociate nei quattro angoli del pianeta. Ho semplicemente preso il sorriso di Vanessa, i capelli di Monica, le curve del corpo di Greta, e così via. Di ritorno da Angouleme, ho cercato il mio carnet di schizzi, dimenticato da molto tempo in fondo a un cassetto. Quei disegni mi ricordavano con emozione di certi momenti particolari e indimenticabili che avevano segnato la mia vita: nomi, situazioni strani, città...».

Paolo Eleuteri Serpieri comincia così a presentare una serie di schizzi in bianco e nero  (croquis, in francese) raffiguranti nudi femminili (talvolta in azione rispetto a compagni maschili), divisi per capitoli: "Les Perverses", "Les impudiques", "Les Libertines".  Accanto a ogni disegno, un nome e un resoconto scritto sulla ragazza e su dove e quando il disegnatore l'ha incontrata.  I disegni sono sempre belli, anche se la qualità della riproduzione non è ottima. A volte, i soggetti sono molto audaci, in alcuni casi decisamente hard, spesso incompiuti. Il volume risale al momento di massima fama e fortuna di Serpieri in terra di Francia, grazie al successo della saga di Druuna. 


mercoledì 16 agosto 2017

L'UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI


Jean Giono
Tullio Pericoli
L'UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI
Salani Editore
cartonato, 64 pagine
16.80 euro

Pubblicato nel 1953, "L'uomo che piantava gli alberi" raccontanta una storia che comincia prima della Grande Guerra e finisce nel 1947 con la morte del protagonista, il pastore solitario Elzéard Bouffier. In tutto sono una ventina di pagine appena, tradotte però in tutto il mondo con grande successo e, in questa bella edizione della Salani, illustrate da par suo da Tullio Pericoli (le sue tavole però sono poste tutte in fondo al testo, raddoppiando lo spessore del volume, come se si trattasse di due libri separati: questo, secondo me, è un peccato: racconto e illustrazioni avrebbero dovuto essere fuse in un unicum). La sensazione che si ha è che la storia sia vera: l'io narrante, un camminatore solitario che incontra per caso il pastore durante una sua lunga escursione nell'alta Provenza, pare essere lo stesso Giorno e all'esistenza di Bouffier fa a tal punto piacere credere che non si fatica a immaginare il racconto come reale. Nel 1957, però, lo scrittore ha rivelato che no, non è così: "Mi dispiace deludervi, ma Elzéard Bouffier è un personaggio inventato. L'obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi, o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi". Intento perfettamente riuscito. Elzéard ogni giorno della sua vita, da quando si è ritirato in eremitaggio sulla montagna dopo la morte della moglie, pianta cento piantine di albero sulle nude e brulle cime che l'uomo ha lasciato deforestare e che per questo sono state abbandonate dai suoi abitanti dopo che è venuta a mancare anche l'acqua non più trattenuta dalle foreste. In trent'anni ha fatto crescere una selva di chilometri e chilometri di estensione che ha riportato la vita nella regione, modificandone il regime idrico e il clima. Bellissimo leggere la favola di come ci sia riuscito.

lunedì 12 dicembre 2016

IL MIO CARO WEST


IL MIO CARO WEST
di Moreno Chiacchiera
Fabrizio Fabbri Editore
2014, brossurato
56 pagine, 15 euro

A parte il fatto che tutti i Moreno sono persone speciali e d'ingegno fuori dal comune, Moreno Chiacchiera è davvero strepitoso. Umbro di Foligno, classe 1957, persona di grande umanità e simpatia, faccia da attore comico, meraviglia il fatto che non sia considerato un fumettista di prima grandezza (ma già che oggi la gente preferisce i disegnatori umoristici che scarabocchiano invece di disegnare). In ogni caso non risulta che abbia disegnato dei gran fumetti (nel suo curriculum trovo solo qualche accenno), mentre sicuramente è un illustratore di prim'ordine noto e attivo soprattutto all'estero (Inghilterra, USA, Canada, Australia, Giappone, Spagna, Francia, Austria, Paesi Arabi). Illustra libri per ragazzi con garbo e ironia, e basta vedere una delle sue opere per rendersi conto del suo talento. In Italia si rintracciano una serie di divertenti libri pubblicati da Fabrizio Fabbri Editore, tutti consigliati, e dedicati ciascuno a una particolare tematica: i pirati, il medioevo o, come in questo caso, il West. Si tratta di singole tavole con una sola illustrazione umoristica a colori, regolarmente azzeccata (fa ridere) e comprensibile al primo sguardo. Esilaranti i suoi Cavallo Pizzo e Cavallo Puzzo, senza dimenticare Toro Sudato e Toro Sedato. Sono lieto di essergli amico, ma si sa che fra Moreni ci si intende.

giovedì 17 dicembre 2015

GIL ELVGREN, THE COMPLETE PIN-UPS



GIL ELVGREN, THE COMPLETE PIN-UPS
di Gil Elvgren
a cura di Charles G. Martignette e Louis K. Meisel
Taschen
2008, 270 pagine

E' un volumone (270 pagine formato A4, tutte a colori) che fa la gioia degli occhi e che racchiude oltre quarant'anni di carriera di Gil Elvgren, uno dei massimi illustratori americani del Novecento, specializzato nel raffigurare pin up di fanciulle in fiore. Nato nel 1914 nel Minnesota e scomparso nel 1980, Elvgren ha realizzato, tra le metà degli anni Trenta e quella dei Settanta, qualcosa come cinquecento illustrazioni a colori, che sono finite sotto gli occhi di milioni di persone (alcune sue pubblicità per la Coca Cola e la Coppertone hanno fatto il giro del mondo e sono diventate delle icone). Principalmente,il disegnatore ha lavorato per il settore pubblicitario, per riviste mainstream, per riviste per soli uomini e per l'oggettistica legata alle pin up (calendari, carte la gioco), calibrando dunque il livello erotico delle immagini sulla base della committenza, ma senza mai trascendere. Alcune sue immagini raffigurano nudi integrali femminili ma non turberebbero neppure un seminarista, mentre ritratti di donne perfettamente vestite sono allusivi e maliziosi. In ogni caso, le bellezze mostrate sono ragazze acqua e sapone, quasi sempre gioiose, spesso ingenue o sognatrici, sempre empaticamente desiderabili, rassicuranti e leggere, e corrispondenti perciò a un immaginario maschile che cerca in una donna la rassicurazione, la serenità, il divertimento, la seduzione lontana dagli eccessi morbosi e dall'aggressività. Nessuna delle fanciulle si atteggia mai a mangiatrice di uomini. Più che tigri, le ragazze di Elvgren sono gattine. Eppure, non manca loro il sex appeal, né la carica sessuale. Il volume della Taschen, corredato da un lungo e interessante saggio critico (in inglese), mostra anche alcune delle foto delle modelle che posavano per l'artista.

domenica 29 novembre 2015

AMARA, VERVELIA E CRIPZIA


AMARA, VERVELIA E CRIPZIA
STORIE BREVI DI BELLISSIME ZOMBIES
di Nik Guerra e Cristina You-Bad-Girl
Edizioni Di
2015, brossurato
116 pagine, 20 euro

"Nik è il diminutivo di Nicola, nonché l'anagramma di Ink, inchiostro", scrive di sé il disegnatore nelle Note in appendice. D'altro canto, "You-Bad-Girl" vuol dire "Tu, ragazzaccia", e dunque anche la sceneggiatrice si sceglie un nome d'arte che, in qualche modo, identifica la sua originale calligrafia applicata al fumetto dark, trasgressivo persino nei confronti della trasgressione. Già, perché Nik e Cristina trasgrediscono le regole dello splatter, dell'horror, dell'erotico e del macabro realizzando un volume che evita i luoghi comuni e spiazza il lettore: niente sesso, anche se le storie e i disegni sono carichi di sensualità; nessun morto, anche se abbondano le tombe; nemmeno un po' di paura, ma strizzate d'occhio ironiche e maliziose. Il che non significa che non ci siano emozioni: al contrario. Le figure femminili di Nik Guerra sono sempre estremamente conturbanti, e il loro abbigliamento (curato nei minimi dettagli) eccita più di un nudo integrale. Cristina You-Bad-Girl, dal canto suo, gioca con gli zombie, anzi, le zombie, ideando tre eroine (una diversa dall'altra) che non obbediscono alle regole di George Romero e non sono come la consuetudine prevede debbano essere. Amara Long, procace morta vivente sui tacchi a spillo, non mangia ma si rigenera venendo mangiata (in questo il segreto della sua immortalità); Vervelia Bones, pantera bionda, si risveglia in un cimitero per andare ad aprire ogni notte un negozio di tatuaggi e si nutre dell'acqua marcia dei vasi da fiori delle tombe; Cripzia Coffin, la più pericolosa delle tre, dorme in una bara e ne esce periodicamente per andare a nutrirsi di cervelli umani, ma andando in giro ai giorni nostri non ne trova più, così come sono spariti i negozi di dischi: "in che epoca di merda sono finita?", si chiede, poco prima di venire addirittura scambiata per una cosplayer. Le tre macabre vamp sono protagoniste di varie storie brevissime e divertenti, in cui gli ammiccamenti erotici si fondono con folgoranti frecciate di satira sociale e di costume. Non manca un incontro con Magenta, il più celebre dei personaggi usciti dal pennello di Nik Guerra. La seconda parte del volume, come era già successo con il precedente, presenta le bellissime matite del disegnatore e una carrellata di pin up a colori.

domenica 15 novembre 2015

KAREL THOLE, PITTORE DI FANTASCIENZA



KAREL THOLE, PITTORE DI FANTASCIENZA
a cura di Fabio Massimo Manini
Fondazione Rossellini
2012, brossurato
184 pagine a colori, 35 euro

Immaginate di poter avere fra le mani un catalogo che riunisca tutte le copertine illustrate da Karel Thole per "Urania" da quella del n° 233 (luglio 1960) a quella del n° 1088 (luglio 1988), l'ultima da lui firmata. Immaginate di poter corredare questa strabiliante antologia con i testi di critici illustri e di gradevolissima lettura come Gianni Brunoro, Giulio Cesare Cuccolini, Giuseppe Lippi e Franco Spiritelli. Immaginate di poter anche contare sulla testimonianza di Carlo Fruttero e Franco Lucentini e su quella di Giuseppe Festino. Non fareste di tutto per procurarvi un volume simile? Ecco: è stato stampato in sole mille copie numerate e io posseggo la m° 381, che non mi stanco mai di sfogliare. Karel Thole è entrato nella mia vita insieme agli Oscar Mondadori con il ciclo della Fondazione e da allora ne fa parte. Continua a farne parte anche se è scomparso nel 2000, qualche anno dopo che ebbi la fortuna di conoscerlo di persona durante una manifestazione che anch'io contribuii a organizzare. Era olandese, nato nei pressi di Amsterdam nel 1914, ma si era trasferito in Italia nel 1958 in cerca di orizzonti più vasti per il proprio straordinario talento di illustratore. Trent'anni dopo, un grave disturbo alla vista obbligò l'artista a rallentare la produzione e dunque non poté più garantire la gran quantità di copertine che la Mondadori gli richiedeva per "Urania" e i suoi supplementi. Realizzava i lavori commissionati basandosi su brevi riassunti dei romanzi che gli venivano forniti, talvolta note così scarne che per chiunque sarebbe stato impossibile trarne qualcosa di davvero adatto al contenuto. Eppure lui riusciva a disegnare immagini così suggestive, evocative, visionarie, inquietanti e potenti che talvolta valevamo da sole più del testo che seguiva le sue copertine. Varietà di stili e di tecniche ma soprattutto inesauribile fantasia: questo era Karel Thole, questo è Karel Thole, presente per sempre.

mercoledì 12 agosto 2015

PAPER GIRLS


Stefano Babini
PAPER GIRLS
Edizioni Di
2014, brossurato, 
170 pagine, 30 euro

Più che da leggere, un libro da ammirare: perché questo si fa, sfogliando le pagine di questo catalogo di finire femminili filtrate dall'occhio innamorato della donna di Stefano Babini. Le si ammira, appunto, come quando si resta incantati, rapiti, dal fascino di una ragazza (di qualunque età) che passa per strada portandosi dietro il nostro sguardo. Un libro (quasi) senza parole, ma con illustrazioni che raccontano più di qualsiasi discorso. 

Pochi i nudi, ancor meno i gesti erotici (una mano che si infila sotto una mutandina, un corpo strusciato contro un palo), poi volti, mezzibusti, busti, rare figure intere. Sembra il catalogo di un fotografo che abbia girato a caccia di bellezza (non tanto di bellezze) per strada o nei locali, ma invece di essere armato di macchina fotografica Babini (Lugo di Romagna, 1964, artista senza vincoli prima che fumettista senza eroi) usa il pennello. O meglio, usa di tutto, perché poi le sue "paper girls" nascono dalla commistione fra china, acquarello, matite, pennarello, e chissà che altro. Materiali diversi, tecniche diverse, immagini abbozzate e non finite perché a finirle pensi lo spettatore. Soprattutto sguardi, dai quali filtra l'anima delle modelle, vere o immaginate, probabilmente immaginate vere. Le ragazze di carta rischiano di avere una marcia in più rispetto a quelle in carne e ossa perché ciascuno se le figura sulla base dei propri desideri. Ma quelle di Babini parlano dell'essenza della loro femminilità, qualcosa che sublima sia la carta che la carne. A corredo delle immagini, alcuni aforismi di celebri scrittori e una prefazione di Vincenzo Mollica.

lunedì 27 luglio 2015

NORMAN ROCKWELL: 322 COVERS




Christopher Finch
Norman Rockwell
NORMAL ROCKWELL: 322 MAGAZINE COVERS
Abbeville Press 
2013 - cartonato
400 pagine, 40 dollari

E' un librone in cui perdersi, questo, che raccoglie oltre trecento illustrazioni realizzate da Norman Rockwell per le copertine del settimanale "The Saturday Evening Post" tra il 1919 e 1963, pubblicate a tutta pagina (purtroppo riprodotte dalla rivista e non dagli originali, ma del resto è così che le vedevano i lettori dell'epoca). Le copertine di Norman Rockwell, venivano realizzate con la stessa cura che un pittore dedica ai suoi quadri. Ma non si trattava di quadri: Rockwell, da grande professionista, sapeva di rivolgersi a un pubblico vastissimo e non alla ristretta cerchia dei frequentatori di una galleria d'arte, di un museo o di una collezione privata. Per questo i suoi disegni venivano realizzati tenendo ben presenti le necessità della pubblicazione a cui venivano destinati, a partire dal formato rispettoso della "gabbia" di stampa. Il tutto per giungere alla maggior comunicativa possibile del messaggio verso il lettore, anche il più distratto, che doveva notare le sue cover e essere invogliato all'acquisto della rivista. Potremmo arrivare a dire che quando ci troviamo di fronte a una rivista con copertina di Norman Rockwell, abbiamo davanti a noi l'originale: perché quella, e solo quella, é l'opera che l'illustratore intendeva realizzare, e non il foglio o la tela su cui egli, materialmente, ha disegnato l'immagine e poi steso il colore, che sono soltanto passaggi intermedi in vista del risultato definitivo, quello stampato.

La carriera di Rockwell iniziò nel 1912, ad appena diciotto anni (era nato il 3 febbraio 1894), in un periodo in cui l'illustrazione si stava guadagnando un posto di rilievo fra le belle arti, grazie alle nuove tecniche di stampa che rendevano possibile la riproduzione di immagini a mezza tinta e a colori (era stata inventata la fotocomposizione meccanica). L'artista era newyorkese, di buona famiglia e soprattutto di famiglia con tradizioni artistiche e letterarie. Suo padre, Jarvis Waring Rockwell, direttore di una importante filiale di una ditta tessile, aveva letto Dicksen ai suoi figli - e questo spiega molte cose della poetica pittorica di Norman. Il giovanissimo Rockwell cominciò fin da ragazzo a cimentarsi con l'illustrazione tentando di riprodurre il mondo dickensiano. Dopo aver compiuto studi accademici che non lo stimolavano più di tanto, Norman trovò la sua strada trasferendosi dalla paludata Accademia Nazionale alla più progressista Art Students League, dove l'illustrazione era tenuta nel giusto conto. Il suo primo incarico lo ebbe dai titolari di un grande magazzino che gli commissionarono quattro cartoline natalizie. Poi fu la volta di un libro per bambini. Da lì in poi, il lavoro non gli mancò mai. 

Nel 1912, Rockwell iniziò a collaborare con la rivista "Boy's Life", di cui ben presto divenne art director, legata al movimento dei boy-scout, Si specializzò così nel disegno di bambini e ragazzi. Nel 1916 pubblicò la sua prima copertina per il "Saturday Evening Post". Ritraeva un ragazzo ben vestito che spingeva una carrozzina mentre i suoi compagni di baseball si prendevano gioco di lui. Walter Dower, art director del "Post", non solo accettò l'illustrazione senza apportarvi modifiche, ma acquistò una seconda immagine dove comparivano dei bambini che giocavano al circo. Fin dall'inizio, Rockwell sentì profondamente i temi che lo resero così caro al suo pubblico: i bambini, la vita famigliare, gli amori giovanili, gli addii e i ritorni a casa, la giovinezza e la vecchia, le feste e le tradizioni americane. I soggetti dickensiani, poi, furono ricorrenti, a pagamento di un vecchio debito d'infanzia. Celebri furono anche le sue illustrazioni per le opere di Mark Twain (l'artista si recò di persona nel profondo Sud per studiare ambienti, abiti e oggeti d'uso comune). 

Oltre ad apprezzarne ora l'umorismo, ora il sentimento delle cover rockwelliane, non si può non restare di stucco di fronte all'abilità dell'artista nel rendere a perfezione, grazie allo studio delle espressioni, gli stati d'animo dei suoi soggetti e le variegate situazioni in cui sono posti. Rockwell preferiva disegnare basandosi su modelli dal vivo, più che su fotografie. Spesso ingaggiava modelli tra i vicini di casa, o tra gli abitanti di Stockbridge, nel Massachussetts, dove Norman si trasferì con la moglie Mary, che soffriva di depressione, nel 1953. Nel 1959, Mary morì. Rockwell si risposò nel 1961 con Molly Punderson, un'ex-insegnante in pensione. Intanto, le sorti del Post non era più floride. La rivista era invecchiata, perdeva copie. Il 14 dicembre 1963 comparve l'ultima copertina di Rockwell, un ritratto del presidente John Fitzgerald Kennedy, ucciso un mese prima a Dallas. 

Era la quattrocentoventesima cover eseguita da Rockwell per il "Post".  Di lì a poco, la rivista fallì. La decisione dell' editore di fare a meno dell'artista-simbolo che per quasi cinquant'anni ne aveva curato l' immagine non portò fortuna al magazine. Rockwell era stato accusato di aver nuociuto al gusto estetico degli americani proponendo una sua idea dell'arte troppo figurativa e tradizionalista, contro le tendenze dell'arte contemporanea. Che cosa ne pensasse Rockwell dell'arte contemporanea è ben evidenziato in una copertina del "Post" del 1962 intitolata "L'intenditore", in cui un maturo signore si sofferma pensoso di fronte a una indecifrabile opera di Pollock. L'illustratore continuò a disegnare fino al 1976, sempre ricevendo nuove commissioni. La sua ultima copertina fu eseguita per "American Artist" in occasione del Bicentenario. Dipinse sé stesso nell'atto di porre una bandiera sulla Campana della Libertà, dove si legge "Buon Compleanno". Nel novembre 1978, Rockwell moriva nella sua casa di Stockbridge.