Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post

sabato 22 aprile 2023

M. – GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA

 


 
 
Antonio Scurati
M. – GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA
Bompiani
2022, brossurato
430 pagine, 24 euro


Terzo atto della monumentale biografia di Benito Mussolini, proposta sottoforma di “romanzo documentario” (calzante definizione dell’autore), scritta da Antonio Scurati (Napoli, 1969), docente universitario ed editorialista del Corriere della Sera. “Non vi è niente di romanzato e forse nemmeno di romanzesco, salvo il modo del racconto: non è il romanzo qui a inseguire la storia, ma la storia a farsi romanzo”, scrive Scurati nella sua introduzione.
Il primo volume, uscito nel 2018, “M. – Il figlio del secolo” è stato accolto con straordinario successo di pubblico e ha vinto il premio Strega 2019. Vi si racconta l’ascesa al governo di Mussolini in Italia negli anni che vanno dal 1919 al 1924, più o meno dalla fondazione dei “Fasci di combattimento” fino all’ omicidio di Giacomo Matteotti. Me ne sono occupato in questo spazio con una recensione che potete leggere o rileggere cliccando qui .
 “M. – L’uomo della provvidenza” (2020), il secondo volume si occupa invece degli anni dal 1924 al 1932 e racconta il consolidamento del regime attraverso la progressiva soppressione delle più elementari regole democratiche e l’accentramento del potete nelle sole mani del Duce, che arriva a sottrarsi addirittura dal controllo del Partito Fascista, il cui Consiglio diventa un mero esecutore della volontà di un autocrate. La mia recensione (nel caso foste interessati) è questa: cliccate qui.
“M. – Gli ultimi giorni dell’Europa” narra avvenimenti accaduti tra il 3 maggio 1938 (inizio della visita di Adolf Hitler in Italia con il suo arrivo a Roma) e il 10 giugno 1940 (data infausta dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco del nazisti). Come si vede, Scurati ha scelto di saltare (se non accennandone in retrospettiva) un lungo periodo di cinque anni (1933-1937) e un po’ dispiace. Per completare la biografia del Duce sarà necessario un quarto volume che arrivi fino al 1945. 
“Questo libro racconta come nasce una guerra”, scrive Scurati. E continua: “Una guerra devastante nel cuore dell’Europa, scatenata con deliberata bramosia di conquista contro popoli confinanti e affini, combattuta con brutalità devastatrice. A molti lettori potrà, forse, sembrare inverosimile che i vertici del regime fascista, Mussolini in primis, abbiano deciso, dopo lunga esitazione e rifiutando ogni profferta degli Stati liberali, di gettare il popolo italiano nella carneficina di un nuovo conflitto mondiale, pur essendo ben consapevoli della totale impreparazione militare dell’Italia, della sua cronica mancanza di risorse materiali, dell’avversione di molta parte degli italiani a combattere al fianco dei tedeschi”. Sulla sgomenta incredulità del lettore di fronte alla cronaca di quei giorni ho testimoniato io stesso, parlandone a proposito dei primi due volumi di Scurati. In questo, la sensazione si ripropone alla constatazione che fino all’ultimo la tragedia avrebbe potuto essere evitata. Invece, per quanto fosse evidente ciò a cui si andava incontro, così come erano evidenti la follia di Hitler e la perdita di lucidità del Duce, nessuno di coloro che potevano fare qualcosa, lo fecero. Sgomenta incredulità anche di fronte alle ignobili leggi razziali, di fronte alle quali troppi furono complici, e che colpirono anche Margherita Sarfatti, già amante e ispiratrice di Mussolini nei primi anni della sua ascesa, adesso costretta a fuggire al di là dell’oceano perché di origine ebraica. Leggi razziali che, sorprendentemente, videro opporsi al Duce uno degli squadristi della prima ora, Italo Balbo, amico fraterno di Renzo Ravenna, già podestà di Ferrara, allontanato dai suoi stessi camerati in quanto ebreo. Tanti i personaggi sulla scena, da Galeazzo Ciano, ministro degli esteri privo di spessore, a Claretta Petacci, cresciuta nel mito di Mussolini e divenuta la sua ultima fiamma, dall’ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico (a cui si deve uno degli ultimi tentativi di scongiurare in coinvolgimento italiano nel conflitto) a Edda, figlia del Duce, fervente filonazista. Personaggi anche stranieri, francesi, inglesi, americani, tedeschi, polacchi, austriaci, di cui assistiamo alle manovre diplomatiche e a squarci di vita privata. Il “romanzo documentario” è corredato da stralci di documenti tra i quali colpisce uno degli ultimi: in un rapporto segreto della polizia politica, un agente segnala che, al discorso con cui Mussolini annunciava l’entrata in guerra dell’Italia, “nessuna donna ha applaudito”.

giovedì 29 settembre 2022

CARLO V

 
 

 
 
Guido Gerosa
CARLO V
Mondadori
Collana Oscar Storia
2005, brossurato
480 pagine, 9,40 Euro

Il saggio di Guido Gerosa, giornalista fiumano classe 1933 morto a Milano nel 1999, è uscito la prima volta nel 2000 all’interno della collana mondadoriana, dei volumi cartonati de “Le scie”, è stato ristampato negli Oscar Storia nel 2002. Dietro la bella copertina (un particolare di un ritratto di Tiziano – ma peccato che poi all’interno del volume l’iconografia lasci a desiderare), Gerosa compila una avvincente biografia di Carlo V, imperatore sul cui impero non tramontava mai il sole, ma anche disegna un grande affresco della  sua epoca, il Cinquecento, che davvero si rivela affascinante e drammatica, di sicuro complessa e piena di fatti e personaggi. Carlo nacque proprio nel 1500, e visse 58 anni, segnando la storia dell’intero Occidente nella prima metà del secolo. Nato a Gand, in Borgogna, da Filippo il Bello (figlio di Anna di Borgogna e dell’austriaco Massimiliano I che l’aveva sposata quando era solo ancora arciduca) e da Giovanna La Pazza (che forse pazza non era, sfortunata figlia dei cattolicissimi sovrani spagnoli Ferdinando e Isabella), Carlo divenne re di Spagna a sedici anni, alla morte del nonno materno e del padre. A diciannove anni fu eletto imperatore, essendosi comprato il voto dei sette elettori tedeschi, e strappando (in una sorta di asta) il titolo a Francesco I di Francia, soltanto un paio di anni più anziano di lui, che ambiva alla stessa corona e che per questo (ma non solo) gli serbò rancore tutta la vita divenendo il suo più acerrimo nemico, la sua vera spina nel fianco. Morto anche il nonno paterno, Carlo si trovò padrone di tutta l’Europa, eccezion fatta per la Francia e l’Inghilterra. Non fu facile per lui gestire tanti popoli, che lui voleva riunire sotto un solo regno cristiano. A parte le continue guerre a cui lo costringeva Francesco I, Carlo dovette fronteggiare la riforma luterana (incontrò Lutero a Worms nel 1521 e fu il più accanito sostenitore della necessità del Concilio di Trento), la minaccia dei turchi e dei pirati barbareschi, le rivolte interne (comuneros, anabattisti, fiorentini), la rivalità del Papa Clemente VII. Si trovò anche a dover gestire le scoperte del Nuovo Mondo e le spedizioni dei conquistadores Cortez e Bizzarro. Venne accusato (anche se lui, forse, non ne fu davvero responsabile) di aver ordinato il Sacco di Roma del 1527 e l’assedio di Firenze nel 1530. Riuscì a catturare prigionieri, in due diverse occasioni, sia il re di Francoia che il Papa, e tutti e due liberò comportandosi cavallerescamente (senza infierire sui loro territori), come del resto si conveniva a un cavaliere del Toson d’Oro, e da tutti e due fu tradito. Alla fine della sua vita, abdicò in favore del figlio Filippo II e si ritirò in convento in Spagna (era convintamene cattolico) e morì due anni dopo. Guido Gerosa racconta in maniera brillante e ricca di aneddoti la vita del sovrano e quella dei tanti che ebbero a che vedere con lui. e ci appassiona a vicende storiche lontane nel tempo che sembrano fatti di cronaca recente.

martedì 14 agosto 2018

LE AVVENTURE DI GIUSEPPE PIGNATA



Giuseppe Pignata
LE AVVENTURE DI GIUSEPPE PIGNATA
FUGGITO DALLE CARCERI DELL'INQUISIZIONE A ROMA
Sellerio Editore
Terza edizione 1991
Collana La memoria
traduzione di Olindo Guerrini
brossurato - 190 pagine -  lire  10.000


Mosso all'acquisto dalla versione a fumetti realizzata da Magnus e da Tisselli, ho trovato questo libro estremamente gradevole, interessante e coinvolgente, e del resto il lavoro dei due fumettisti di cui sopra ne rende perfettamente il senso e lo spirito Arrivato ad Amsterdam nel giugno 1694  dopo lunghe peripezie durate un anno, Giuseppe Pignata racconta a un anonimo interlocutore la sua incredibile avventura (ma si avanza l'ipotesi che l'interlocutore sia in realtà egli stesso). Le sue traversie cominciarono allorché, nel 1690, Giuseppe Pignata venne arrestato a Roma dall'Inquisizione, e accusato di eresia per aver partecipato ad alcune discussioni di argomento teologico, in casa di amici. Già questo dà il clima dell'epoca. Chiuso nelle carceri della Santa Sede, Pignata attraversò umiliazioni e privazioni da cui riuscì comunque a difendersi grazie alla sua forza d'animo e alla sua inventiva, mai perdendo comunque la fede e sempre rivolgendosi a Dio (colpisce questa sua devozione, nonostante fosse proprio la Chiesa la causa dei suoi guai). Dopo interminabili mesi di prigionia, Pignata viene assolto dall'accusa, ma egualmenre trattenuto in prigione perpetua per penitenza ed espiazione (non si sa bene di che), e soprattutto gli vengono sequestrati tutti i beni (forse è questo il motivo della reclusione). Con il compagno di cella, il protagonista progetta una ingegnosa fuga, che a lui riesce (all'amico no). Si scatena in tutta l'Italia una furibonda caccia all'uomo, ma Pignata, per fortuna e per abilità, riesce a far perdere le proprie tracce pur attraversando sofferenze e patimenti di ogni sorta. Alla fine, dopo essere passato da Messina, arriva a Venezia. Non essendo al sicuro neppure lì, trova infine estremo rifugio in Olanda. La parte finale delle sue avventure, da Venezia in poi, è più noiosa delle altre. Forse perché ormai Pignata può contare sull'appoggio di nobili e ricchi signori che lo vestono e lo riempiono di denari, per cui la sua fuga è meno angosciosa che all'inizio. In appendice al testo, un saggio di Alessandro D'Ancona, molto ben documentato, conferma la veridicità del racconto di Pignata e trova riscontro a quanto egli riferisce: "Da queste testimonianze crediamo che sarebbe impossibile persistere nel dubbio circa la realtà della fuga". Insomma: interessante e coinvolgente. 

lunedì 9 aprile 2018

IL MERCANTE DI LIBRI MALEDETTI





Marcello Simoni
IL MERCANTE DI LIBRI MALEDETTI
Newton Compton
351 pagine, 2011

Siccome sono un sostenitore della mia stessa massima seconda la quale i film di serie B sono meglio di quelli di serie A, non si potrà ritenere offensivo il giudizio per cui "Il mercante di libri maledetti" è un B-novel. Del resto, se un romanzo vince il Premio Bancarella (è successo nel 2012), dà vita a una trilogia, arriva in testa alle classifiche e ci resta a lungo, viene tradotto in mezzo mondo, qualche merito ce lo avrà. Di sicuro, si legge con divertimento e non mancano i colpi di scena. Va detto che se si fa il confronto con "Il nome della rosa" (a cui per certi aspetti si potrebbe paragonare) non c'è trippa per gatti e lasciamo perdere. Se si fa il confronto con Dan Brown (il paragone è meno facile ma la religione, la caccia al tesoro e le società segrete ci sono), vince ancora Dan Brown. Se la partita è fra Simoni e Matilde Asensi, quella dell' "Ultimo Catone", allora lo scrittore italiano se la può giocare. Protagonista de "Il mercante di libri maledetti" è Ignazio da Toledo, avventuriero dal passato turbinoso, specializzato nel commercio di reliquie e di antichi manoscritti nei primi anni del Duecento (quando lo vediamo entrare in scena è il 1218). Al suo fianco ha il giovane francese Willalme de Béziers, scampato ancora bambino al massacro di Beziers (1209) durante la guerra contro i Catari, unitosi alla crociata dei bambini, finito tra i pirati musulmani e quindi salvato da Ignazio che ne fa la sua guardia del corpo. Ma Ignazio Toledo, reduce da lunghi viaggi e in particolare da alcune peripezie in Terra Santa, è in realtà un uomo in fuga braccato dai sicari di un tribunale segreto noto come Saint-Vehme. La caccia all'uomo era cominciata nel 1205 quando lui e il suo amico e socio in affari, padre Vivïen de Narbonne, erano entrati in possesso di un libro, l'Uter Ventorum, che, a quanto si dice, consente di evocare gli angeli e attingere alla loro sapienza. Il libro è per di origine pagana e gli angeli sono divinità di religioni orientali: da cui l'accusa di pratiche negromantiche. Vivïen de Narbonne si crede morto, ucciso dai giustizieri di Dominus (il gran capo della Saint-Vehme) Ignazio cerca di far perdere le proprie tracce finché proprio Vivïen si fa vivo con una misteriosa lettera che lo mette sulle tracce dell'Uter Ventorum, da lui diviso in quattro parti e nascosto lungo il Cammino di Santiago. Naturalmente anche Dominus cerca di impossessarsi del testo magico, mentre la vicenda è complicata dalle trame di un altro personaggio misterioso, un monaco dal volto sfregiato noto come Scipio Lazarus. Ci sono i classici enigmi da decifrare che conducono in luoghi sempre diversi sulle tracce del libro da recuperare, i riferimenti a fatti storici (l'assedio di Tolosa da parte dei crociati, la morte di Simone IV di Montfort), gli assassini dal coltello sguainato, le storie d'amore e di morte, le trame nei monasteri. Soprattutto, ci sono parole come gualdrappa o brando, che fanno andare in brodo di giuggiole.

sabato 30 dicembre 2017

PETRA CHERIE

 

Attilio Micheluzzi
PETRA CHERIE
Milano Libri
1982, cartonato

Un libro cartonato dalla bellissima grafica di copertina, una rilegatura e una stampa come quelle che non si vedono più per i fumetti, una storia intrigante e ben raccontata. Tutti elementi che fanno di "Petra Chérie" un volume di pregio da conservare con cura.  L’edizione della Milano Libri, uscita nel 1982 in contemporanea con l’ultima avventura del personaggio, è la prima. Di recente Comma 22 ha riproposto una curatissima raccolta di tutte le puntate. Petra Cherie nasce nel 1977 sul settimanale “Il Giornalino”. Dal gennaio 1982 si trasferisce su “Alter Alter” dove chiude però improvvisamente la sua corsa con il racconto “Aurora! Aurora!”. Originariamente Petra avrebbe dovuto essere un personaggio maschile, Rupert de Karlowitz, soprannominato “il Vicario”. Alfredo Barberis, all’epoca direttore del “Corriere dei Ragazzi”, convinse però Micheluzzi a trasformarlo in una donna per evitare confronti con Corto Maltese, con cui qualcuno avrebbe potuto far notare delle somiglianze, anche solo per l’epoca storica (il 1917) se non per gli scenari o lo spirito avventuroso del protagonista. Micheluzzi si accorse delle potenzialità offerte da un personaggio femminile e accettò il consiglio. Anzi, anticipando i tempi, rese la sua eroina protagonista anche della narrazione in prima persona degli avvenimenti, sperimentando persino una forma di interazione di Petra con il suo stesso autore e i lettori. Il volto dell’eroina prende spunto da quello di Mary Louise Brooks, la stessa che ha ispirato la Valentina di Guido Crepax. I disegni, autoriali e caratterizzati da uno stile proprio e personale che però non perde mai il contatto con l’efficacia richiesta dalla narrazione avventurosa, sono strepitosi pur se realizzarti, com’era uso da parte dell’artefice, in tempi brevissimi. Come suo solito, l’autore ci narra una avventura nella Storia, e come sempre sceglie un periodo di guerra (del resto la sua storia di istriano di Umago dovuto fuggire dalla sua terra per trasferirsi prima a Napoli poi in Libia per dover tornare di nuovo in Italia in seguito alla rivoluzione di Gheddaffi, lo hanno messo spesso di fronte a fatti epocali del ventesimo secolo). Documentatissimo, interessante nelle sue ambientazioni a noi vicine ma insolite, l'autore ci racconta le avventure di una giovane donna austriaca, Petra De Karlowitz, che guida un aereo sugli scenari della Prima Guerra Mondiale e abbatte gli aerei del Kaiser meglio del Barone Rosso. Perché lo fa? Perché crede in ideali di libertà? Perché ha un indomabile spirito d'avventura? Perché è una delle due o tre donne con il brevetto di volo e vuole dimostrare agli uomini di non essere da meno? Chi lo sa, forse questo e altro. E' una donna libera, capace di pensare, padrona del suo destino, dotata di spessore. Il fatto è che non risulta inquadrata in un nessun corpo militare, è come Zorro: colpisce e fugge, da sola. A un certo punto, però, il suo aereo viene abbattuto in mare. La ripescano a Triste degli italiani, che la nascondono dalla caccia dei tedeschi, pagando però con la vita la loro generosità. Fuggendo per mare, Petra finisce per essere recuperata da un sommergibile crucco, e si spaccia per una di loro. Il sommergibile è diretto in Grecia, e il comandante non intende tornare indietro a riportare la passeggera a Trieste, Petra tornerà in nave. Ma lungo il viaggio il sommergibile viene attaccato dalle bombe di profondità di una fregata italiana. Petra rischia di morire sotto il cosiddetto "fuoco amico". Riesce a salvare il sommergibile, e si ritrova a terra in territorio Yugoslavo. Viene fatta salire su un treno che la riporti a nord, ma il convoglio è attaccato da dei ribelli serbi che la fanno prigioniera fra le montagne innevate dei Balcani. Finché non riesce a fuggire e si ritrova a Costantinopoli. Anche lì si va a impelagare in un tentativo di sabotaggio contro una nave da guerra tedesca, e fugge ancora in automobile attraverso la Turchia e poi il Medio Oriente fino alla Siria.  


martedì 16 maggio 2017

LIMONOV




Emmanuel Carrère
LIMONOV
Adeplhi
2012, 356 pagine
brossurato, 19 euro


"Eroe canaglia": questa forse la miglior definizione di Eduard Limonov che mi è capitato di leggere. Tutto sta nello stabilire le percentuali: più eroe o più canaglia? Emmanuel Carrére è stato strepitosamente abile nel non tracciare la partizione e nel lasciare che i suoi lettori giudichino da sé. Dirò la mia da ultimo. Prima, consentitemi nel dare dell'eroe a Carrére al cento per cento perché ancora una volta mi ha intrigato e lasciato a bocca aperta. Lo scrittore francese (Parigi, 1957) ha scritto la biografia del regista Werner Herzog (1982), dell'apostolo San Paolo ("Il regno", 2014, dello scrittore Philip Dick ("Io sono vivo, voi siete morti, 1995") e del criminale Jean Claude Romand ("L'avversario", 2000) con il medesimo trascinante coinvolgimento, scrivendo in realtà anche la propria vita. E' incredibile come Carrére riesca a mescolare, con assoluta naturalezza, i fatti della propria esistenza con quelli dei personaggi da lui raccontati. Eppure il confronto funziona ed è funzionale. Dunque, lo confesso, ho iniziato a leggere "Limonov" perché interessato a Carrére. Perché convinto a scatola chiusa che mi sarei appassionato anche alla vita di Limonov, qualunque fosse stata. Ed infatti, così è avvenuto. Nel finale del ponderoso saggio Carrère scrive che ha deciso di occuparsi del poeta-scrittore-politico-avventuriero russo perché ha pensato «che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale». E infatti, ecco il vero motivo di interesse del libro: ripercorrere, facendo chiarezza (nei limiti del possibile, dovebdo comunque parlare d'altro, cioè del protagonista) la storia dell'Unione Sovietica dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fino a oggi, ma anche quella delle guerre balcaniche, con lo sfaldamento della ex-Yugoslavia. Eduard Veniaminovich Savenko, questo il vero nome di Limonov (il soppressione gli venne dato negli anni giovanili in cui faceva parte di un ristretto gruppo di poeti di provincia), scrive ancora Carrére, «è stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell'immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio». Dopo le descrizioni della tristissima e opprimente vita nell'Unione Sovietica di Brezhnev, e la sua fuga un Occidente, stupisce che Limonov abbia potuto fondare un partito "nazional bolscevico" che ha per bandiera quella nazista con la falce e martello al posto della svastica, ma non è l'unica contraddizione, visto i miti di Eduard spaziano da Stalin a Benito Mussolini, dalla Banda Baader-Meinhof ai mistici orientali, da Lenin ai Sex Pistols. Se è per questo, Limonov è anche stato collaboratore de "L'idiot" a Parigi e autore-editore della rivista underground "Limonka" nella Russia post Eltsin e dunque anche un fumettista. Non si riesca a capire come uno possa essere protagonista dei cocktail party a New York e a Parigi e poi si diverta a sparare con la mitragliatrice dalle colline attorno a Sarajevo, combattente tra le file degli assedianti. Difficile conciliare l'uomo che resiste a due anni di carcere sotto Putin, dimostrando fermezza d'animo e personalità da leader, e quello che si abbrutisce con l'alcool barione in Central Park. Limonov poeta e scrittore di talento, Limonov amico di Arkhan. Limonov che difende la Duma assediata e Limonov che simpatizza per i delinquenti. A volte lo si detesta, a volte ci commuove. Innegabilmente alla base di tutto c'è il suo proposito, manifestato fin da giovanissimo, di diventare famoso, di essere un leader, di vedere il suo nome ricordato per sempre. Una volontà di potenza, di superominismo, che lo porta a contraddirsi: disprezza i ricchi perché lui non ha i loro soldi, ma cerca di farli per diventare ricco a sua volta. Non c'è modo di condensare in una sintesi efficace la biografia del protagonista scelto da Carrere, senza dubbio alla fine un "looser" nella Russia di quel Putin suo avversario ma per tanti aspetti simile a lui. Però, seguire Eduard nelle sue vicende serve a ripercorrere, oltre all'avventurosa vita di un uomo, la storia della sua terra e un po' della nostra. Più eroe o più canaglia. Più canaglia, secondo me. Almeno al settanta per cento. Individuo decisamente poco raccomandabile, che però, ed ecco una nuova contraddizione, mi piacerebbe conoscere.

mercoledì 7 dicembre 2016

L'OPERA AL NERO





L'OPERA AL NERO
di Marguerite Yourcenar
Universale Economica Feltrinelli
2003, brossurato
304 pagine, 9 euro


Si tratta di un romanzo scritto nel 1968, da cui nel 1988 è stato tratto un film con Gian Maria Volonté nei panni di Zenon Ligre. Zenone è il protagonista di una trama avventurosa, storica e filosofica al tempo stesso, intendendo per "avventura" un susseguirsi di spostamenti, di fughe, di anni passati sotto mentite spoglie in varie regioni dell'Europa rinascimentale, ma con un centro di gravità permanente nelle Fiandre e nella città di Bruges in particolare. E' inutile ricapitolare per filo e per segno le traversie di Zenone, uomo di scienza e di libero pensiero in un'epoca (il Cinquecento) dove la Controriforma mandava al rogo i presunti eretici al pari dei fornicatori, degli omosessuali e degli atei. Preferisco buttare giù di getto qualche considerazione immediata da lettore che ha appena chiuso l'ultima pagina con un groppo alla gola. La prima cosa che mi viene in mente di dover dire è che si tratta di un libro molto bello. Però, per tutta la durata della prima parte, ho proceduto con fatica nella lettura, e sono stato più volte tentato di lasciar perdere per passare ad altro. Mi rendevo conto che la lingua sontuosa e le lunghe dissertazioni filosofiche erano utili e da ammirare, ma i capitoli mi sembravano di una noia mortale. Tuttavia, non ho ceduto alla voglia di smettere e sono andato avanti, venendo ampiamente ripagato. Da un certo punto in poi, la storia è diventata ipnotica e affascinante, pur nella sua lentezza e nella sua assenza di accadimenti clamorosi e di dialoghi serrati. La prosa ricercata, i vocaboli scelti con precisione certosina, l'eleganza formale della narrazione, la ricchezza di particolari nella descrizione di mille sfumature e il ricorso a ricercate metafore, alla fine mi hanno portato a una sbalordita ammirazione per l'autrice, in grado di descrivere la vita quotidiana così come i moti dello spirito e del pensiero di un'epoca così complessa come quella di Filippo II. Chi è, alla fine, Zenone? E' un libero pensatore che non si rassegna a tenere la bocca chiusa celando le sue convinzioni (che non sono neppure blasfeme), e finisce per pagare con una vita trascorsa braccato dal Santo Uffizio, dagli inquisitori, dai filosofi della Sorbona, dai procuratori dei sovrani cattolici. Uno che fino all'ultimo secondo, quando sente la vita sfuggirgli dalle vene tagliate, cerca di riflettere sulle sue sensazioni per approfondire su se stesso i suoi studi di anatomia. Zenon Ligre è un laico guidato dalla ragione in un mondo strangolato dall'irrazionalità delle sovrastrutture religiose che imbrigliano il pensiero della sua epoca, uno che si chiede il perché delle cose, e indaga sui moti dell'animo come sulla meccanica dei fluidi. Un medico che fa della filosofia una ragione di vita, ma non esita ad aiutare una donna, che lo supplica, ad abortire per evitargli di essere uccisa dal marito che, tornando da un viaggio, avrebbe scoperto il tradimento di lei, che cura i ricercati rischiando di finire sulla forca con loro, che consiglia la prudenza a chi rischia l'arresto per una storia d'amore ma che non alla fine si consegna da solo ai suoi persecutori che hanno fatto roghi con i suoi libri, convinto di dover essere coerente con le proprie idee e smettere di nascondersi. Dopo qualche giallo, qualche romanzo di fantascienza, qualche racconto gotico e qualche graphic novel, un testo impegnativo come questo, basato sulle idee che hanno fondato il pensiero moderno (una conquista costata la vita a tanti), è un'esperienza da fare.