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giovedì 29 dicembre 2022

APOCALISSE

 

 
Alfredo Castelli
Corrado Roi
APOCALISSE
Sergio Bonelli Editore
2019, cartonato
114 pagine, 20 euro


Davanti a un libro così, la prima domanda che sorge spontanea è: ma come è potuto saltargli in mente, ad Alfredo Castelli e Corrado Roi, di cimentarsi in una versione a fumetti addirittura dell’Apocalisse? Se si trattava di una sfida, indubbiamente è stata vinta. In precedenza, non sono mai riuscito a leggerlo fino alla fine, l’ultimo libro della Bibbia. Come spiega Castelli nella sua postfazione: “I testi dell’Apocalisse sono contorti, prolissi, ripetitivi, tanto che la maggior parte degli esegeti sostiene che il loro estensore e Giovanni evangelista, capace di una scrittura più elegante, non fossero la stessa persona”. Invece, la versione castelliana si segue con interesse e passione dalla prima all’ultima pagina, aiutati anche dalla chiara introduzione. Ovviamente, leggere il testo originale è un’altra cosa. Tuttavia la semplificazione inevitabile rende comprensibile (per quel che è possibile) tutto il dipanarsi delle visioni di San Giovanni o di chi per lui, scritte all’inizio del II secolo dopo Cristo per essere divulgate presso le “sette chiese” (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea). Ci si fa, insomma, un’idea del contenuto, il racconto della fine del mondo, inquadrandolo nel contesto di una ricca letteratura definita apocalittica iniziata già dai tempi del profeta Daniele (in sostituzione appunto della letteratura profetica). Fra i tanti testi, solo l’Apocalisse di Giovanni è stata accolta nel 419 (Concilio di Cartagine), non senza discussioni, nel canone della Bibbia – ma ce ne sono altre (come ci sono altri Vangeli che sono rimasti, a torto o a ragione, esclusi). Si sono tentate infinite interpretazioni per ognuno dei simboli proposti dal testo, identificando per esempio la Grande Prostituta con la città di Roma o incarnando il numero della Bestia, il 666, in Nerone (solo per citare alcune ipotesi), qualcuna convincente, molte no. Castelli propone, grazie alle immaginifiche tavole di Corrado Roi (a cui va un plauso ammirato), non soltanto una visualizzazione del testo giovanneo, ridotto all’essenza con molto rispetto, ma anche lo chiosa mostrando lo stesso Giovanni mentre lo scrive, e inserendo tre intermezzi in cui altrettanti commentatori illustri, che in epoche diverse effettivamente si sono interessati all’Apocalisse, dialogano appunto a proposito di essa. Si tratta di Isaac Newton, Aleister Crowley e Jorge Luis Borges. Il finale è a sorpresa. Citando (ma argomentando molto bene) una delle più recenti interpretazioni del numero 666, Castelli propone che il simbolo numerico corrisponda a uno alfabetico, quello delle tre W. Il che significa che i tempi sono vicini. Il libro è uscito nel 2019, e sappiamo tutti che cosa è accaduto e sta accadendo a partire dal 2020, nel mondo e anche in Rete. Ohibò. Si sappia che in ogni caso, secondo Giovanni, coloro che si salveranno saranno soltanto 144.000.

lunedì 16 novembre 2020

ZOMBIE WALK




Gianmaria Contro
ZOMBIE WALK
Odoya
brossurato, 2018
300 pagine, 18 euro


Se chiedete a Gianmaria Contro, tanto esperto di zombi da aver scritto questo saggio, un parere su "The walking dead", vi risponderà che si tratta di un epifenomeno. Vale a dire, più o meno, una manifestazione accessoria, che nulla aggiunge al fenomeno di cui si parla. In effetti, la serie TV si limita (pur nella complessità dei suoi intrecci) a riproporre la figura dello zombi della tradizione romeriana, accettandola senza modificarla. Ma il mito dei morti redivivi e assassini ha radici antiche, sia nelle leggende e nelle tradizioni dell'antichità, sia nelle credenze religiose di epoca medievale e moderna (al punto che perfino le figure di alcuni santi potrebbero esservi paragonate), sia nella letteratura e nelle arti figurative, fino ad arrivare al cinema. Riguardo alla filmografia zombesca, Contro premette subito la sua intenzione di non fornire una schedatura di film, tentando di farne un elenco completo cosa che si può rintracciare in centinaia (se non migliaia) di saggi e siti dedicati. Tuttavia fornisce numerose indicazioni. Per esempio, scopriamo che alla base della moderna concezione degli zombi c'è un libro del 1929, scritto da William Bueller Seabrook, intitolato "The Magic Island" e dedicato al voodoo haitiano. Non a caso anche una storia di Mister No ambientata ad Haiti ha per titolo "L'isola della magia", aggiungo io, notando che lo sceneggiatore di quel fumetto, Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) aveva già dimostrato di conoscere a fondo l'argomento nell'albo di Zagor "Zombi!", avendo molto probabilmente letto il saggio di Seabrook (lo dimostrerebbe anche il fatto che il capitano della nave che trasporta lo Spirito con la Scure nelle Antille si chiama appunto Seabrook). "The Magic Island" racconta della tradizione haitiana secondo la quale i sacerdoti del voodoo sarebbero in grado di risvegliare i morti e usarli come schiavi al loro servizio: gli zombi, appunto.C'è chi ritiene che si tratti di finte morti, in realtà, e quindi di finti risvegli, ottenuti grazie all'uso di droghe (come certe tossine estratte dai pesci palla). Il saggio di Seabrook ispira comunque un film, "White Zombie", del 1932, interpretato da Bela Lugosi (celebre vampiro dello schermo, e anche nel caso dei vampiri si parla di non-morti, per combinazione). Da qui in poi, gli zombi cominciano a imperversare, fino a George Romero che li rende come noi siamo abituati a riconoscerli. Gianmaria Contro, però, spazia attraverso tutte le forme e le manifestazioni del mito, con voli pindarici e caleidoscopici attraverso i secoli, le latitudini, i media, i folklori. E ci racconta anche gustosi aneddoti, come quello del crollo di una piattaforma durante le riprese di un film, con i soccorritori che non erano in grado di riconoscere i veri feriti tra i figuranti truccati da zombi che ne furono travolti.

venerdì 1 giugno 2018

HO FREDDO








HO FREDDO

di Gianfranco Manfredi
Gargoyle Books

2008, cartonato
552, 16 euro

L'autore è proprio lo stesso di Magico Vento e Volto Nascosto, giusto per dirlo subito e non tornarci su. Alla base del romanzo (un applauso al grafico della copertina) ci sono le lunghe ricerche condotte da Manfredi su alcuni casi di morti misteriose e di ancora più misteriosi risvegli (o presunti tali) nella tomba, davvero accaduti nella seconda metà del Settecento, l'epoca in cui sono ambientate le vicende narrate nel libro, nel Rhode Island. Protagonisti del lungo e complicato racconto, sono tre forti personaggi destinati a colpire il lettore: Valcour e Aline de Valmont, due gemelli, appassionati e antesignani ricercatori scientifici in campo medico, e il reverendo battista Jan Vos, indagatore a suo modo della fenomenologia post mortem e delle credenze che si ingenerano a questo proposito nella popolazione. La prima metà del romanzo è davvero strepitosa. Valcour e Aline (soprattutto il primo) studiano il decorso di una particolare forma di tubercolosi denominata "consunzione" e scoprono come sia questa malattia a provocare attacchi di follia che portano le vittime a desiderare di nutrirsi di sangue. Il fatto che si tratti di una malattia infettiva che si trasmette fra i membri di una stessa famiglia, fa pensare che il primo defunto "chiami" gli altri nella tomba. Sono diversi i casi esaminati e risolti dopo che i misteri si erano sommati ai misteri, scatenando superstizioni e reazioni irrazionali nelle comunità colpite dal susseguirsi di tragici eventi. La tensione della prima parte non regge poi fino alle ultime pagine, quando gli avvenimenti tendono a ripetersi oppure a disperdersi verso altre direzioni non tutte ugualmente avvincenti. Formidabili comunque la documentazione e la ricostruzione di epoche e ambienti. Senz'altro un libro da non perdere.

sabato 20 gennaio 2018

IL DIZIONARIO DEI MOSTRI



Franco Fossati
IL DIZIONARIO DEI MOSTRI
Vallardi
Collana Domino
Prima edizione 1993
brossurato - 286 pagine - lire 10.000

I preziosi volumetti della collana Domino della Vallardi, piccoli nelle dimensioni ma grandi nei contenuti, aggiunsero con questo Dizionario (quando ancora c'erano e avevano uno scopo)  un altro pezzo di pregio alla loro collezione. Il prolifico poligrafo, indimenticabile e rimpianto, Franco Fossati (di cui ho avuto il privilegio di essere stato amico e a cui è intitolato un premio per la saggistica critica a fumetti), già autore di un agile librino allegato a un Dylan Dog Special ("I mostri dalla A alla Zeta"),  è enciclopedico come al solito (ne parlo al presente perché le sue tante opere rimangono attuali). Stavolta prende in esame, uno dopo l'altro oltre cinquecento creature fantastiche e orrorifiche dell'immaginario collettivo. Il naturalista francese Leclerc Buffon, citato nell'introduzione, sosteneva che i mostri possono essere di sole tre categorie: per eccesso, per difetto, o per inversione delle parti. In ogni caso, per dirla con Balzac, i mostri sono meno rari dei miracoli. Quelli citati nel Dizionario di Fossati sono per lo più di mostri letterari o cinematografici, collegati e collegabili con quelli delle leggende e dei miti (finiti quasi tutti nei romanzi e nelle pellicole), più alcuni mostri "veri",  serial-killer e autori di orrendi delitti, oppure "freak" come John Merrick, l'Uomo Elefante. Alcuni voci riguardano poi personaggi a fumetti o della narrativa in generale che non sono mostri loro stessi ma che con i mostri hanno di solito a che fare, quali Martin Mystére e Dylan Dog; ci sono poi scrittori, registi, attori, produttori, riviste che hanno fatto la storia del genere horror. Le voci sono brevi ed essenziali, ma in genere offrono informazioni corrette e comprensibili. C'è persino "Babbo Natale". «Com'è possibile vedere in Babbo Natale un mostro? Eppure, per l'emozione o la paura di vedersi improvvisamente di fronte un Babbo Natale che le portava un dono, una bambina di quattro anni, Francesca Barioli di Mira (Venezia) è morta il 25 dicembre 1967». Davvero terrificante.


lunedì 13 marzo 2017

IL LIBRO DEL CINQUECENTO




IL LIBRO DEL CINQUECENTO
di Tindaro Alessandro Guadagnini
Algra Editore
2016, brossurato
84 pagine, 8 euro

Quando ho redatto la mia prefazione per questo racconto ho evidenziato come l'argomento del patto con il diavolo (che esaudisce i desideri in cambio di un prezzo da pagare) sia un tema ricorrente in letteratura e nelle leggende. Non sapevo ancora, però, e l'ho scoperto soltanto in seguito, come "Il Libro del Cinquecento", vale a dire il testo magico che dà il titolo al libro, esista veramente nel folklore siciliano e nella realtà dei fatti (cioè, lo si può leggere, e persino in Rete), in alcuni casi citato come "Clavicola di Solomone" (o nel corrispondente latino). Tindaro Alessandro Guadagnini, giornalista catanese (peraltro grande esperto di fumetti), ha confezionato un romanzo breve dai toni horror, piuttosto inquietante, partendo da una sua ricerca sull'argomento. Ricerca che gli avrebbe permesso di mettere insieme una ricca documentazione, bastante a confezionare un saggio storico e letterario che potrebbe essere molto interessante. Mi permetto perciò di incoraggiarlo a scriverlo. Nell'attesa, ecco quel che nella prefazione ho scritto io.

IL LIBRO NELLA BOTTIGLIA
di Moreno Burattini

In una sua nota alla prima edizione Bompiani, del 1941, di “Conversazione in Sicilia”, il siracusano Elio Vittorini scriveva che il luogo magico in cui è ambientato il suo romanzo era Sicilia unicamente “per avventura”. E spiegava: “solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela. Del resto immagino che tutti i manoscritti vengano trovati in una bottiglia”. Ovvero: ogni storia è universale, e parla rivolgendosi proprio a chiunque, per caso, la trovi. Anche “Il Libro del Cinquecento” di Tindaro Alessandro Guadagnini, l’inquietante racconto che vi apprestate a leggere, racconta una storia siciliana, ma la sua Sicilia, che pure è tanto reale da indurre alcuni dei personaggi a parlare in dialetto, assume una chiara valenza fantastica quando diventa una terra incantata dove i prodigi e le maledizioni hanno piena cittadinanza. Rispetto al romanzo gotico, che si chiama così perché i suoi primi esempi settecenteschi e ottocenteschi erano spesso ambientati nel Medioevo o in antichi castelli, Guadagnini propone una versione postmoderna del soprannaturale. Vale a dire, sceglie uno scenario contemporaneo e una serie di location riconoscibili. Fa insomma quel che decise di fare Edgar Allan Poe quando avvicinò il racconto dell’orrore alla realtà dell’uomo comune, quella in cui tutti potrebbero riconoscersi. Però, al tempo stesso, la trama adattata a personaggi e luoghi che ci sono familiari (e che sono ancor più familiari ai siciliani fra noi) attinge a modelli ricorrenti, come ricorrenti sono le paure, le ansie, le angosce dell’eterno animo umano. Vittorini parlava di manoscritti ritrovati in una bottiglia: proprio "Il diavolo nella bottiglia" è il titolo di un romanzo breve di Robert Louis Stevenson, datato 1891, in cui uno spiantato, giovane hawaiano di nome Keawe incontra un giorno un ricco signore, che lo convince ad acquistare, per i pochi soldi che ha in tasca, una bottiglia scura, nella quale si agita una nebbia misteriosa, dicendogli che lì dentro vive un demone in grado di appagare ogni suo desiderio. Keawe torna a casa con la bottiglia e in breve tempo diventa ricchissimo, ma ovviamente ci sono le controindicazioni. Il finale proposto da Stevenson è diverso da quello immaginato da Guadagnini, e il suo protagonista Carmelo subisce una sorte ben differente. Ma che si tratti di Hawaii o di Sicilia, di bottiglie o di libri magici, si tratta sempre di insidie del demonio. Le cui tentazioni rimandano alla nostra eterna e umana insoddisfazione, alle pulsioni che si agitano in ciascuno di noi, ai mille desideri da realizzare e alle conseguenze da pagare. Tentazioni, insoddisfazioni, desideri in cui tutti fatalmente ci riconosciamo, ritrovando il manoscritto nel recipiente di vetro depositato ai nostri piedi dalle onde sulla battigia, anche se non reagiamo come Carmelo o come Keawe e siamo diversi da loro. O almeno ci illudiamo di esserlo, almeno finché non ci imbatteremo per caso nella diabolica bottiglia o nel Libro del Cinquecento.

domenica 11 settembre 2016

COMPLOTTI, BUFALE E LEGGENDE METROPOLITANE



COMPLOTTI, BUFALE E LEGGENDE METROPOLITANE
UN'INDAGINE SCIENTIFICA
a cura di Massimo Polidoro
Focus
2013, brossurato
210 pagine

Nella sua prefazione, Piero Angela racconta un divertente aneddoto. Durante la presentazione del suo libro "Viaggio nel mondo del paranormale" (1977), un signore lo accostò e gli disse; "Io so perché lei parla solo in modo negativo della parapsicologia: perché durante la sua inchiesta lei ha scoperto che queste cose sono vere e i Centri di Potere (che si servono segretamente di queste energie) l'hanno ora obbligato a dire che non c'è niente di vero, per impedire che la gente venga a sapere la Verità". E nella sua postfazione, Umberto Eco scrive: "La sindrome del complotto è antica quanto il mondo. Quanto la credenza, cioè, in divinità i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Le spiegazioni più evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano e spesso non ci soddisfano perché ci fa male accettarle. Dietro a ogni falso complotto, si cela sempre il complotto di qualcuno che ha interesse a presentarcelo come vero". Se è vero, come si dice, che dietro praticamente a tutto c’è la mano di un invisibile manovratore intento a tessere trame, a manipolare le informazioni e a controllare il corso degli eventi, allora il Cospiratore per eccellenza è Dio, il “grande vecchio” per antonomasia, artefice di quel colossale complotto cosmico che è la Creazione. Oppure è il Diavolo, l’Ingannatore supremo, il cui inganno più grande è quello di far dubitare della sua stessa esistenza. Anche senza voler portare alle estreme conseguenze la convinzione comune che qualcuno stia tramando contro di noi, i paradossi con cui abbiamo esordito dimostrano quanto sia facile sublimare in qualcosa di universale e di trascendente la figura del complottista, di cui da sempre l’uomo sente l’alito sul collo. Per qualcuno, dietro a tutto ci sono gli alieni (sarebbero stati loro a portare la vita sulla Terra per compiere un esperimento scientifico), per altri i servizi segreti americani (i quali si sarebbero addirittura buttati giù da soli le Torri Gemelle), per altri ancora gli Uomini in Nero che cercano di non far divulgare le notizie su Atlantide. Poi ovviamente ci sono i persuasori occulti televisivi, le logge massoniche, i priorati di Sion e l’Opus Dei, mentre è scontato che la morte di John Fitzgerald Kennedy e papa Luciani nascondano segreti irrivelabili (rivelati però da libri e film di grande successo). Per chi crede alle Teorie del Complotto, la Storia non è mai andata così come la raccontano i libri di scuola, e i fatti di cronaca non sono quelli che ci fanno credere i telegiornali. C’è sempre qualcuno, dietro, che manipola la realtà. Manzoni ci insegna che per spiegare le epidemie di peste, nel Seicento si dava la caccia agli “untori” (artefici di una cospirazione di cui comunque sfugge il senso). Nel 1964 lo storico Richard Hofstadter, scrisse un saggio intitolato "The Paranoid Style in American Politics", in cui sosteneva che la convinzione dell'esistenza di complotti ha caratterizzato la storia degli Stati Uniti fin dalla rivoluzione americana. 

Uno dei libri più interessanti sulla Teoria del Complotto è però opera proprio di Umberto Eco. Si tratta de “Il pendolo di Foucault”, romanzo del 1988 che racconta il progressivo scivolare verso la follia di tre membri del piccolo staff di una casa editrice che, volendo varare una collana di libri sull’occulto, finiscono per trovare le prove, apparentemente inconfutabili, di una cospirazione, da loro definita “il Piano” (con la maiuscola), che attraverserebbe tutta la storia dell’umanità. Le tracce del grande complotto vengono dapprima scovate in un misterioso documento che parla dei Templari, ma poi, vorticosamente, tutto finisce per venire compreso in un gioco di strabilianti rimandi alla cabala, ai Rosacroce, ai culti dell’Antico Egitto, che servono per spiegare anche la cronaca più recente. Le prospettive interpretative aperte dal “Piano” sono così vertiginose da far impazzire coloro che ci credono. Scrive Eco: “L'umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull'autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli”. L’uomo è fatalmente attratto dalla paraidolia, cioè la tendenza a vedere qualcosa che abbia un senso anche in quello che non ne ha: per esempio, il riconoscere delle figure nel caos delle nubi. Così, finiamo per spiegare il male con un Cattivo (o un Antico Nemico) che cospira contro di noi. Arrivati in fondo, si scopre che tutto è sorprendentemente molto più semplice: non c’è nessuna grande cospirazione, per la delusione di chi è convinto che l’impresa dell’Apollo 11 sia stata inventata della NASA e che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. 

Massimo Polidoro, brillante scrittore ed esponente del CICAP (un comitato che ha come scopo quello di "smontare" le bufale pseudoscientifiche), raccoglie in questo libro una trentina di articoli scritti da esperti di varie discipline che smentiscono le più comuni ipotesi di complotto, dal caso Kennedy al segreto di Rennes-le-Chateau, passando per le scie chimiche e le Torri Gemelle. In appendice, il kit per difendersi da soli dalle bufale, chiedendosi sempre qual è la fonte delle affermazioni, come sono state controllate, se ci sono secondi fini, e via dicendo. Liberi tutti di credere alla profezia di San Malachia piuttosto che all'origine aliena dei cerchi nel grano: tuttavia, volendo sentire qualche campana di segno opposto, questo libro è agile e stimolante. 

Nel caso foste interessati, anche io sul mio blog "Freddo cane in questa palude" mi sono cimentato in disquisizioni sull'argomento. Di seguito alcuni link.

sabato 6 agosto 2016

SASQUATCH, ENIGMA ANTROPOLOGICO



SASQUATCH, ENIGMA ANTROPOLOGICO
di Renzo Cantagalli
SugarCo Edizioni
1975, brossurato
210 pagine, 3500 lire

La collana "Universo Sconosciuto" della Sugar, in cui è inserito questo saggio, pubblicava, negli anni Settanta, i best seller di Peter Kolosimo, primo fra tutti "Non è terrestre", su cui hanno sgranato gli occhi i più curiosi della mia generazione. Accanto ai libri di Kolosimo, però, trovavano posto però anche altre indagini sul mistero che poi avrebbero offerto spunti a non finire per la serie di Martin Mystére e oggi vengono saccheggiate dagli autori di "Voyager". Per cui ecco testi sul mostro di Loch Ness, le sculture dell'Isola di Pasqua, la vita oltre la morte e così via. Fra tanti titoli non sfigura questo studio dedicato al Sasquatch, la misteriosa creatura che ha ispirato, oltre a un racconto del BVZM datato 1984, anche uno di Tex (1979) e uno di Zagor (1988). Ma anche molti film, telefilm, cartoni animati,romanzi, brani musicali, documentari, videogiochi e chi più ne più ne metta. "Studio", beninteso, senza valenza scientifica, trattandosi di un onesto lavoro puramente compilatorio, messo insieme rovistando fra un po' tutti gli scritti, le foto e i filmati disponibili all'epoca (oggi il bottino sarebbe stato ancora più ricco), riportando le testimonianze e le opinioni degli studiosi, senza prendere posizione ma mettendo uno accanto all'altro tutti gli elementi perché il lettore possa farsi una propria idea. Cantagalli, comunque, riferisce di aver visitato molti dei luoghi di cui parla e di aver personalmente intervistato alcuni degli abitanti, e c'è da credergli. Il Sasquatch, negli States, viene anche chiamato Bigfoot (ovverosia “piedone”), dato che le impronte del gigantesco scimmione (così viene descritto) rinvenute sul terreno dimostrano infatti come la bestia abbia una pianta podalica grossa il doppio di quelle degli esseri umani, e un peso di diversi quintali, giustificato del resto da una altezza che si aggira mediamente sui due metri e mezzo. Le orme dei piedi, da cui sono stati rilevati degli impressionanti calchi, misurano tra i 40 e i 46 centimetri. Si tratterebbe di un primate bipede dai grandi occhi, senza collo, coperto da una folta pelliccia che varia dal rosso scuro al nero. E’ stato avvistato in tutte le Montagne Rocciose ma soprattutto negli stati di Washington e dell’Oregon. La “caccia al mostro” si scatenò nel 1957, dopo che un certo Albert Ostnam raccontò di essere stato rapito per sei giorni da una di queste misteriose creature, tuttavia i totem dei pellerossa le raffiguravano da molto tempo prima. Anche le cronache dei colonizzatori europei registrano numerosi avvistamenti. La prima risale al 1811, quando l’esploratore David Thompson scoprì delle enormi impronte sulla neve. Da allora in poi è stato un susseguirsi di avvistamenti, in alcuni casi suffragati da foto e video (non in grado però di chiarire il mistero), fino ai giorni nostri. Alcuni scienziati, tra cui l’antropologo Gordon Strasemburg, hanno formulato l’ipotesi secondo cui i Bigfoot potrebbero essere esemplari di ominidi sopravvissuti all’estinzione, forse esemplari di gigantopithecus, una scimmia asiatica di grandi dimensioni. Ma, in generale, tra gli studiosi prevale lo scetticismo. E, se mai foste interessati alla mia opinione in proposito, sono scettico anch'io.

venerdì 24 giugno 2016

SANTI E VAMPIRI




SANTI E VAMPIRI
di Carlo Dogheria
Stampa Alternativa
2006, brossurato
260 pagine, 14 euro

"Le avventure del cadavere", recita il sottotitolo di questo documentatissimo libro diviso in due parti, entrambe estremamente interessanti, ma con una mia preferenza per la seconda, quella dedicata ai santi.  Il punto di partenza comune è l'indagine sulle credenze riguardanti la, diciamo così, vitalità dei corpi dei morti dopo la sepoltura. Per millenni si è creduto, e ancora qualcuno ci crede, che un defunto possa, in determinate circostanze, compiere delle azioni anche a distanza di giorni, mesi, anni o secoli dall'ultimo battito del suo cuore. Le leggende sui vampiri sono un esempio di questo tipo di superstizione e di mitologia. Carlo Dogheria ricostruisce la casistica di incredibili testimonianze rintracciabili nei documenti dell'antichità. Il capitolo sui masticatori di sudari (cioè i cadaveri che nella tomba si sentono rodere i loro vestiti) è strepitoso. Ma sono soprattutto le leggende sui corpi dei santi che mi sembrano fantastiche. Ci sono santi che dalla loro tomba cantano durante la messa insieme ai fedeli; altri che, spogliati dopo la morte, provvedono a coprirsi da sé le pudenda. Dalla quarta di copertina: “santi che storpiano bambini colpevoli di giocare nei pressi della loro tomba, santi che espellono altri defunti di cui non gradiscono la sotterranea vicinanza, santi che accecano il custode della chiesa reo di avere spento la lampada davanti al loro sepolcro”. Non crediate che stia scherzando con i santi, che meritano ogni rispetto: casomai si scherza con dovesse prendere sul serio queste cose (e di sicuro anche i santi ridono di loro).