Visualizzazione post con etichetta commedia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta commedia. Mostra tutti i post

domenica 10 gennaio 2021

QUEI DUE

 



 
Tito Faraci
Silvia Ziche
QUEI DUE
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2019
74 pagine, 16 euro

Marco e Marta hanno aperto un ristorate sui Navigli, a Milano. Incapaci entrambi di cedere anche solo di un'unghia, piuttosto che chiamarlo "Da Marta" o "Da Marco", lo hanno chiamato "Da Marto". E' chiaro che un matrimonio così non poteva durare. E infatti non dura. Solo che rilevare la proprietà del locale significa un esborso di due milioni di euro, stando al comune amico commercialista, e dunque devono gestirlo pur in guerra fra loro. Per fortuna, i loro litigi di fronte ai clienti sono recensiti su Trip Advisor fra i commenti positivi. Attorno ai due ruotano altri personaggi: i rispettivi avvocati, gli amici, il personale del ristorante, Tex Willer (o un personaggio dei fumetti, passione di Marco, che gli assomiglia parecchio e che giunge a dargli consigli). Marco è un immaturo che cerca di portarsi a letto qualunque donna gli capiti a turo; Marta una tritamaroni con cui però è più facile però sodalizzare, visto che il marito non è decisamente in grado di gestire una relazione, figuriamoci essere il compagno di vita di una donna dal carattere forte e piccato come lei. Lei che, stanca dei tradimenti di Marco, ha intessuto una tresca con Carlo, il di lui miglior amico, cosa che sconquassa il poveretto (Carlo) più di quanto possa potrebbe essere sconquassato Marco se lo scoprisse. E difatti l'ha scoperto, ma non lo dice, un po' perché capisce il dramma del tapino (Carlo), un po' perché la cosa può tornargli utile nella guerra con Marta. A fare da scenario a tutta la sit-com, la vita sui Navigli, fatta di bottiglie bevute sul marciapiede e andirivieni della fauna locale. "Questa non è una serie autobiografica. Marta e Marco non siano noi", spiegano Tito Faraci e Silvia Ziche nelle note in fondo al volume, "eppure, allo stesso tempo, racconta il nostro mondo, la nostra vita e quella delle persone che circondano. Ci siamo guardati attorno. Ci siamo basati sulle storie che abbiamo sentito (e, a volte, viste di persona) durante cene, feste, serate in locali. Storie di amici, storie di amici di amici. Storie vere, anche se miscelate fra loro e reinventate." Forti di un sodalizio artistico ormai più che rodato, già alla seconda o terza revisione, Faraci e la Ziche (entrambi autori disneyani, tra le altre cose) si intendono a meraviglia. Testi brillanti, battute divertenti, situazioni ben raccontate. Disegni agili e guizzanti, peccato per il bianco e nero. Si tratta della prima puntata di quattro.

giovedì 12 novembre 2020

LA FATA CARABINA

 
 
 
 

Daniel Pennac
LA FATA CARABINA
Feltrinelli
brossurato
240 pagine, 14 euro


Più giallo/noir o più grottesco? Più teatrino di personaggi improbabili, o più poliziesco con la caccia a un serial killer? O più affresco di costume? Difficile dirlo, probabilmente bisognerebbe ricavare per i romanzi del ciclo dedicato alla Famiglia Malaussène un genere tutto suo. Se qualcuno avesse cominciato a sospettarlo con il primo libro della saga, "Il paradiso degli orchi", con questo secondo "La fata Carabina" (La Fée Carabine), del 1987, ne avrebbe avuto la conferma. Benjamin Malaussène non lavora più come capro espiatorio presso i Grandi Magazzini, ma è stato assunto presso una Casa editrice con le stesse mansioni: addossarsi tutte le colpe. A casa sua, la mamma intanto si appresta a partorire una nuova sorellina nella già affollata Famiglia: anche questa senza padre, tanto ci pensano i fratelli (Benjamin in testa) a tirarla su. La casa è però ancora più affollata del solito, perché a giornalista d'assalto Julie Corrençon, di cui Benjamin è innamorato, l'ha riempita di vecchietti da salvare, i Nonni, come vengono chiamati. Salvare dalla droga: c'è infatti in giro una organizzazione criminale che ha scoperto il business dello spaccio di stupefacenti presso gli anziani, che quindi vanno disintossicati e controllati come in una comunità di recupero.I Nonni trovano una nuova ragione di vita nel raccontare storie ai piccoli di casa Malaussène. Drogare i vecchietti serve a liberare i loro appartamenti, che l'organizzazione acquista a poco prezzo e rivende, ristrutturati, a prezzo altissimo. Julie sta preparando uno scoop con cui intende denunciare il giro, ma i trafficanti la rapiscono e poi la gettano nella Senna per farla tacere: la ragazza finisce in coma. Intanto, nel quartiere parigino di Belleville, dove vive Benjamin, si aggira un serial killer che uccide vecchie pensionate e proprio una vecchia pensionata  uccide un poliziotto con un colpo in testa. I casi si intrecciano e si ingarbugliano così che, per uno strano gioco del caso e della sorte, proprio Malaussène finisce per essere il più probabile colpevole di tutto: perfetto capro espiatorio anche al di fuori del lavoro. Protagonisti al pari  di Benjamin, i poliziotti che indagano sul caso. Soprattutto due: il giovane Pastor, che riesce misteriosamente a far confessare chiunque finisca sotto il sui interrogatorio (i suoi colleghi non capiscono come faccia) e l'anziano Thian, che si traveste da vecchietta per cercare di attirare allo scoperto il serial killer. Fra i personaggi improbabili ma suggestivi c'è il croato Stojilkovicz, un vecchio amico di Benjamin, che ogni domenica guida un pullman carico di vecchiette a fare una gita turistica, e che finisce per addestrarle all'uso delle armi per difendersi dall'assassino. Senza dubbio il registro grottesco contamina le pagine (anche le più truculente) del noir, e va riconosciuto a Pennac un grande talento di tratteggiatore di personaggi e situazioni, tanto che si crede volentieri anche alle trovate più assurde e gli si perdona l'abuso del politicamente corretto più radical chic (i poliziotti sono razzisti e pestano gli arabi, i francesi devono portare il lutto e camminare a testa bassa per il loro colonialismo, i buoni sono tutti impegnati nel sociale, eccetera).

giovedì 16 aprile 2020

AMIAMOCI IN FRETTA



Achille Campanile
AMIAMOCI IN FRETTA
Rizzoli
cartonato, 1962
330 pagine, 1900 lire



Questo esilarante romanzo di Achille Campanile, risalente al 1933 ma poi rivisto e aggiornato nel 1962, fa parte del filone surreale della produzione del grande umorista. Tuttavia la trama si snoda secondo un filo logico, anche se di una logica folle ed esilarante, e i personaggi, di cui ci viene offerto un campionario inesauribile, hanno tutti un loro perché. Per darne l'idea basterà accennare al cane muto Snob, che abbaia mostrando un cartello su cui c'è scritto BAU BAU, o al serial killer chiamato Il Filantropo Integrale, che uccide solo le persone che gli sembrano afflitte per farle smettere di soffrire, dunque a fin di bene. Il meccanismo narrativo si mette in moto con i motori del "Fulminante VIII", un bastimento partito per non si sa dove e che a un certo punto naufraga (ma in realtà no, prende il volo una volta alleggerito del peso dei naufraghi) nel pressi del regno di Hermosa, governata (si fa per dire) dal Re Armando, che ogni mattina decide lui che giorno è (e di solito è il giorno del suo compleanno). Ci sono gag indimenticabili. Una prevede che gli amici del povero Capecelatro, che si suppone morto nel naufragio del "Fulminante I", si raccontino l'un l'altro le barzellette di cui lo scomparso era un formidabile inventore e, appunto perché le di lui battute ricordano loro il defunto, anziché ridere si mettono a piangere. Il fatto che ci sia un "Fulminante VIII" dopo i naufragi dei "Fulminanti" precedenti non significa che il nome porti sfortuna: come dice l'armatore, deridendo questa supposizione, le sue navi affondano tutte qualunque nome abbiano. Il re di un Paese vicino a Hermosa che non ha uno sbocco sul mare, a un certo punto, va da re Armando a chiedergli un attracco per le navi, e si presenta chiedendogli: "Mi dai un bacino?". Intende: un bacino di carenaggio, ma si crea un malinteso da scompisciarsi dal ridere. Una curiosità: la copertina è attribuita a Carlo Thole. Si tratta, evidentemente, di Karol ai suoi esordi.