domenica 26 febbraio 2023

PEARL

 

 
 
 
Mauro Boselli
Laura Zuccheri
PEARL
Sergio Bonelli Editore
Cartonato – 2023
52 pagine, euro 9.90
 
Una vera perla, questo Tex “alla francese” (il sedicesimo cartonato della serie iniziata nel 2015 con il volume di Paolo Eleuteri Serpieri e proseguita ospitando grandi nomi del fumetto italiano e mondiale). “Pearl” del resto è il titolo scelto da Mauro Boselli, autore dei testi, per un racconto in cui in Aquila della Notte e il fido Kit Carson si vedono rubare la scena da un altro personaggio, Pearl Hart, una figura realmente esistita, di cui ci viene raccontata un arco di vita attraverso fugaci incontri con i due ranger che, in qualche modo, segnano il suo destino. Pearl Hart Taylor, quella vera, nacque nel villaggio canadese di Lindsay, in Ontario, nel 1871 e visse fino al 1955. Molti dettagli sulla sua avventurosa esistenza sono incerti e contraddittori, ma quel che si sa combacia spesso con quanto Boselli ci narra, lavorando di fantasia sul resto. La donna divenne famosa come rapinatrice di diligenze, dopo essersi trasferita in Arizona. Nella realtà, il primo colpo messo a segno avvenne il 30 maggio del 1899 (ai danni dei passeggeri di una diligenza che viaggiava tra Globe e Florence). Siamo un po’ oltre gli anni un cui convenzionalmente si collocano le avventure di Tex, ma che importa? Pearl è adorabile anche vestita da uomo e con i capelli corti, come ce la mostra la straordinaria Laura Zuccheri e come realmente compare nelle foto d’epoca (una delle quali sfruttata in copertina). Il suo primo complice si chiamava davvero Joe Boot, e sono storici molti altri particolari raccontati nel fumetto, come il fatto che restituisse un dollaro a tutti coloro che rapinava (non era una assassina, nonostante la sua abilità con la pistola, e tutto sommato rubava per necessità – ma di certo anche per il gusto di farlo). Reale anche il ruolo che ebbe Buffalo Bill nel destino della donna. Boselli e la Zuccheri ci consegnano una storia insolita, destinata a piacere anche al pubblico femminile, compreso quello più diffidente verso il western. Oltre a Laura Zuccheri, del resto, c’è un’altra donna citata nei credits: la brava colorista Annalisa Leoni.

sabato 25 febbraio 2023

YOUTHLESS - FIORI DI STRADA

 

 



Massimo Carlotto
Patrizia Rinaldi
Alessandra Acciai
Pasquale Ruju
Massimo Torre
YOUTHLESS - FIORI DI STRADA
HarperCollins
brossurato, 2022
320 pagine, 18.50 euro


Cinque scrittori italiani raccontano, a dieci mani, l'odissea di sei giovani donne ricercate dalla Polizia, in fuga dal Nord al Sud Italia, dove sperano (giunte in Calabria) di potersi imbarcare clandestinamente su una nave che le porti in Africa. In fuga perché? Il gruppo è eterogeneo e ogni ragazza ha una propria motivazione, ed erano già braccate (chi per droga, chi perché fuggita da casa, chi per aver partecipato a una manifestazione degenerata in scontri di piazza) quando è successo un grosso guaio: hanno ucciso un poliziotto. In realtà si tratta di uno psicopatico in divisa, Cristoforo Marino, che fa coppia con una poliziotta più psicopatica di lui, Giustina Rebellin. I due fanno parte di un giro di perversi che filmano i propri stupri, violenze e uccisioni, scambiandosi video e vittime su cui accanirsi. La morte di Marino avviene per legittima difesa: le ragazze, imprigionate su un furgone, stavano per essere violentate. Le fuggitive portano con loro la pistola sottratta al poliziotto, e la memoria di un cellulare con i filmati che possono incastrare la Rebellin. Rebellin che si mette immediatamente a dare la caccia, per conto proprio, come un predatore che fiuta la preda, alle sei donne. Ci sono anche i poliziotti buoni: il commissario Pavan, incaricato delle indagini, intuisce fin da subito che le ragazze in fuga sono vittime e non criminali: ritrovarle significa aiutarle. Il romanzo segue le mosse di un complesso gruppo di personaggi, e racconta benissimo le diverse personalità di Domitilla, Rachida, Anna, Claudia, Lea e Teresa, personaggi con cui si entra in forte empatia, solidarizzando con le loro debolezze, ammirando il loro coraggio, accompagnandole ciascuna fino al proprio diverso destino.
Ma anche Giustina Rebellin è un personaggio che lascia il segno, una "cattiva" perfetta.Come si legge in quarta di copertina: "Un romanzo noir sulla speranza, il dolore e l'amicizia".

venerdì 24 febbraio 2023

IL MIO AMICO MAIGRET



 


Georges Simenon
IL MIO AMICO MAIGRET
Adelphi
Brossurato, 160 pagine
10 euro


Scritto nel 1949, “Mon ami Maigret” (questo il titolo originale) è il trentunesimo romanzo (su settantacinque) dedicato da Georges Simenon (1903-1989) alle inchieste del Commissario Maigret della polizia parigina. Sicuramente i gialli di Maigret creano dipendenza e non si smetterebbe mai di leggerli, ma tutto Simenon è superlativo, come si è detto più volte in questo spazio: rimando dunque alle altre recensioni sul mio blog “Utili sputi di riflessione” che lo riguardano, a cominciare da questa:

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/02/lettera-mia-madre.html

Perciò, dando per acquisite tutte le notizie e considerazioni fornite in precedenza su Maigret e sul suo autore, mi concentrerò su tre caratteristiche peculiari de “Il mio amico Maigret”. Tanto per cominciare, non è ambientato a Parigi: ci sono, è vero, altri romanzi che portano il Commissario a indagare in diverse località della Francia, così come in Olanda o negli Stati Uniti, ma in questo caso la location è su una piccola isola chiamata Porquerolles, realmente esistente (se mai qualcuno ne dubitasse), poco al largo della costa provenzale, e Maigret, che potrebbe sottrarsi alla trasferta, decide di andarci per godersi un po’ di sole sfuggendo alla pioggia primaverile di Parigi e a certi parenti che si sono stabiliti in casa sua invitati incautamente dalla moglie. A Porquerolles un certo Marcellin, balordo di piccolo taglio più che vero e proprio criminale, si vanta con i frequentatori dell’albergo-ristorante nella piazza principale del borgo di pescatori, di conoscere il celebre Commissario Maigret e anzi di essergli amico. Il che in piccola parte è vero, perché in passato il poliziotto lo aveva aiutato a cavarsela da un certo guaio in cui era finito invischiato e soprattutto era riuscito a far ricoverare in sanatorio la sua fidanzata Ginette, malata di tubercolosi. Gli anni sono passati, Marcellin e Ginette hanno preso strade diverse ma tutti e due ricordano con gratitudine Maigret. Marcellin, andato a vivere a Porquerolles, ostenta dunque ad alta voce, una sera al ristorante, la sua amicizia con il Commissario e porta a riprova un biglietto da lui scrittogli una volta. Il mattino successivo l’uomo viene trovato ucciso e al poliziotto locale che raccoglie le prime testimonianze sembra chiaro che il motivo sia stato appunto il riferimento a Maigret fatto e ripetuto davanti a parecchia gente. Gente che è tutta rimasta sull’isola, dato che il mare mosso ha impedito la partenza delle barche e visto che tutti sono stati invitati a non allontanarsi. Dunque, l’assassino non può che essere ancora a Porquerolles, quando il Commissario, avvisato dell’accaduto, vi giunge. Ecco quindi un secondo punto caratterizzante: il giallo si basa del meccanismo del “whodunit”, cioè sul “chi è stato?”, tipico del poliziesco classico, alla Agatha Christie o alla Ellery Queen. Il che non capita sempre nei romanzi di Maigret, che raccontano di indagini in cui il nome del colpevole è meno importante del modo in cui il poliziotto arriva a incastrarlo. Anche ne “Il mio amico Maigret”, tuttavia, Simenon rimane Simenon e sono magistrali le sue descrizioni degli ambienti e degli scenari, in questo caso decisamente insoliti, e le sue ricostruzioni dei variegati personaggi, da Ginette (accorsa sull’isola appena saputo della morte di Marcellin) alla giovanissima cameriera Jojo (dipinta non senza malizia dallo scrittore), dal pittore vagabondo Jef de Greef alla ricca e attempata inglese Ellen Wilcox alloggiata con il suo toyboy sul suo yacht alla fonda nel porto. Infine, a rendere particolare il romanzo c’è la figura dell’ispettore londinese Pyke, giunto da Scotland Yard per “studiare” il “metodo Maigret” di cui tanto si parla anche oltre Manica. Metodo che, come ripete più volte il Commissario, proprio non c’è. Pyke segue Maigret come un’ombra, contraddistinto da una flemma britannica molto marcata che infastidisce il poliziotto francese, che si sente osservato e sotto esame. Impossibile non notare, in un giallo scritto nel 1949 ambientato in mezzo al mare, l’assenza di rilevamenti della polizia scientifica: Maigret giunge alla verità praticamente solo interrogando gli isolani.

domenica 12 febbraio 2023

I DUE DOTTORI

 

Alfredo Castelli
Lucio Filippucci
Paul d'Ivoi
Louis Bombled
 
I DUE DOTTORI
 
Cut-Up Publishing
cartonato, 2022
50 pagine, 20.90 euro


Una chicca sicuramente imperdibile per gli appassionati di Martin Mystère , ma apprezzabile anche dai lettori curiosi di ogni genere, non soltanto di fumetti (per esempio, è consigliabile agli amanti della letteratura popolare e d'appendice). Alfredo Castelli spiega all'interno del volume tutti i retroscena che hanno portato alla pubblicazione di questo agile cartonato, e lo fa con dovizia di particolari e con la consueta chiarezza. Cercherò di riepilogare. Lo scrittore francese Paul Deleutre (1856-1915), che si firmava con lo pseudonimo di Paul d'Ivoi, fu autore di molti romanzi e racconti d'avventura che si inserivano nel filone dei "Viaggi straordinari" di Jules Verne. Fra questi, pubblicò nel 1900 il romanzo "Docteur Mystère", illustrato (come all'epoca si usava) con tavole di Louis Bombled. Protagonista ne era un ricco e presumibilmente nobile indiano, il cui vero nome rimane ignoto e che si fa chiamare così come risulta dal titolo in copertina. Costui, caratterizzato da una cultura enciclopedica e dal fatto di viaggiare su un "Hotel Elettrico" di sua invenzione, ha come assistente un giovane francese, trovatello, soprannominato Cigale, ed è giunto in Europa per compiervi una missione misteriosa. Mentre il Docteur non compare più, se non di sfuggita, in altri romanzi di d'Ivoi, Cigale invece diviene protagonista di una serie tutta sua. Trascorso quasi un secolo, nel 1994, Alfredo Castelli scopre in una libreria antiquaria una edizione di "Docteur Mystère", si incuriosisce per la corrispondenza del nome del personaggio principale con quello di Martin Mystère, l'eroe a fumetti da lui creato nel 1982, e decide di inserire il ricco indiano di d'Ivoy nella saga del suo Detective dell'Impossibile, facendone un antenato. Come conciliare, però, i tratti somatici WASP di Martin con le sembianze etniche tipiche dell'India del Docteur? In una storia del 1996 Castelli spiega che Cigale era stato adottato dal suo mentore, assumendone come cognome proprio "Mystère". Quindi Martin Mystère si rivela essere discendente dal trovatello francese e giustamente può avere i capelli biondi. Il Buon Vecchio Zio Alfy non si ferma qui: nel 1998 trasforma il Docteur Mystére e Cigale in protagonisti di avventure scritte ex novo (da lui e da Carlo Recagno) pubblicate in albi fuori serie del Buon Vecchio Zio Marty (sei, per la precisione) e ristampate poi (tre) in volumi cartonati. Le caratteristiche dei due personaggi, ricreati graficamente da Lucio Filippucci, risultano un po' diverse da quelle degli eroi di d'Ivoi, ma resta il sapore della letteratura d'appendice e il fascino dell'ambientazione ottocentesca o d'inizio Novecento, il tutto contaminato con un sottofondo di brioso umorismo, un pizzico di elementi sexy, ed esotismo. A partire dal 2010, infine, l'almanacco annuale "Poe - Criminal Magazine", ideata e diretta da Antonio Vianovi, pubblica tre puntate di una ulteriore avventura scritta in prosa (non a fumetti) proprio da Alfredo Castelli, ripescando appunto la consuetudine della narrazione "à suivre". Il racconto, intitolato "Docteur Mystère e il mistero del corvo", rimane interrotto ma poi è portato a conclusione nel 2019 su un fascicolo distribuito in occasione di Riminicomix. Il riferimento al corvo presente nel titolo non è casuale, ma rimanda appunto a Poe (da cui prende nome la rivista di Vianovi) e al mistero della sua morte, a cui si cerca di dare una spiegazione. Proprio questo racconto, splendidamente illustrato da tavole fuori testo di Filippucci, viene riproposto integralmente, da pagina 29 in poi, nel volume edito da Cut-Up Publishing di cui ci stiamo occupando. Prima, il cartonato si apre con tre capitoli (tradotti per la prima volta in italiano proprio da Castelli), tratti dal romanzo "Docteur Mystère" di Paul d'Ivoi, e precisamente quelli che narrano dell'incontro fra il ricco indiano e il giovane Cigale (con il corredo delle illustrazioni di Louis Bombled). Quindi, ricapitolando: i due Docteur Mystère (quello originale e quello protagonisti delle storie castelliane) vengono messi a confronto tramite scritti in prosa. Non ci sono fumetti, non c'è neppure Martin Mystère, ma è come se ci fossero

sabato 11 febbraio 2023

L’AMICA DELLA SIGNORA MAIGRET

 
 
 

 
 
Georges Simenon
L’AMICA DELLA SIGNORA MAIGRET
Adelphi
brossurato, 2002
164 pagine, 10 euro
Traduzione di Massimo Scotti

“L’amie de Madame Maigret” (questo il titolo originale) è un giallo scritto da Georges Simenon nel 1949, durante gli anni in cui l’autore viveva negli Stati Uniti. Si tratta della trentaquattresima indagine del Commissario Maigret (su settantacinque, contando soltanto i romanzi), ed è caratterizzato da due elementi degni di nota (fermo restando che tutte le opere di Simenon, con Maigret o senza, sono degne di nota): vi compare per la prima volta l’ispettore Lapointe (qui descritto come un novellino ma in seguito destinato a diventare parte integrante della squadra del burbero investigatore parigino, unendosi a Lucas, Janvier e Torrance) e, soprattutto, la signora Maigret ha un ruolo di primo piano affiancando il marito nelle indagini. Non che la brava donna non appaia negli altri polizieschi, dove anzi è presenza costante al rientro a casa del consorte, in Boulevard Richard-Lenoir, ma qui non si limita ad attenderlo nel loro appartamento: di propria iniziativa indaga sul misterioso caso di cui lui si occupa, e nel quale si è trovata coinvolta suo malgrado. Benché la fedele, paziente, devota e ottima cuoca Madame non venga quasi mai chiamata per nome (ma, appunto, solo “signora Maigret”), sappiamo che si chiama Louise Léonard ed è nativa di Colmar, in Alsazia. La coppia si è sposata nel 1912 e ha avuto una bambina, morta quasi subito dopo la nascita. Un’altra curiosa caratteristica è che Maigret (che di nome fa Jules) non ha la patente e dunque quando i due vanno fuori città è lei a guidare la macchina. Louise ha l’hobby di collezionare, incollandoli su degli album, i ritagli di giornale in cui si parla del marito: proprio questo porterà a risolvere il caso del giallo di cui ci stiamo occupando. Giallo che vede Maigret in difficoltà per buona parte del romanzo, messo in crisi da un giovane avvocato senza scrupoli che, in cerca di celebrità, non esita a metterlo in ridicolo e a sfidarlo con continue dichiarazioni alla stampa sottolineando come il Commissario non riesca a trovare prove contro il suo cliente, il rilegatore di libri Frans Steuvels, trattenuto in carcere dal giudice istruttore solo perché la Polizia non vuole ammettere di essersi sbagliata. Steuvels è finito dietro le sbarre perché una lettera anonima ha avvisato le autorità che l’artigiano avrebbe bruciato un cadavere nella propria caldaia, dove sono stati ritrovati due denti umani. Le indagini del Commissario in effetti sembrano essere giunte in un vicolo cieco, finché un secondo caso, quello appunto in cui è coinvolta la signora Maigret, si interseca con il primo e porta alla soluzione di entrambi. Louise ha infatti stretto amicizia con un giovane donna che incontra ai giardini pubblici di square d’Anvers in compagnia di un bambino: un giorno, la ragazza affida improvvisamente il piccolo a Madame Maigret e scompare per lunghe ore lasciando la moglie del Commissario in grande imbarazzo, prima di ricomparire, riprendersi il figlio e svanire nel nulla senza alcuna spiegazione. Proprio indagando di sua sponte sull’identità della giovane donna, Louise fornisce al marito elementi decisivi per incastrare una banda di truffatori la cui ultima vittima è stata appunto fatta sparire nella caldaia di Steuvels, complice della gang ma non assassino. Come al solito, al di là della trama gialla, Simenon incanta per la ricostruzione degli ambienti, dell’umanità che popola i bassifondi parigini così come nei grandi alberghi, delle psicologie dei personaggi interrogati da Maigret.

domenica 5 febbraio 2023

IL LIBRO DEI LIBRI

 
 

 

John Barton
IL LIBRO DEI LIBRI
Garzanti
cartonato, 2021
670 pagine, 28 euro


Monumentale e chiarissimo al tempo stesso, questo saggio sulla Bibbia di John Barton, biblista inglese insegnante ad Oxford, è davvero una guida preziosa per chiunque voglia capire meglio di che cosa stiamo parlando quando parliamo di Antico e Nuovo Testamento. Barton non si limita a ricostruire (dando ragione delle varie ipotesi, a volte contrapposte, avanzate dagli studiosi) il contesto storico in cui i Libri che compongono le Sacre Scritture vennero scritti (sicuramente non tutti nell’ordine in cui li leggiamo oggi), ma anche di come si è arrivati a stabilire un canone e di come i vari testi sono stati letti e interpretati dagli esegeti e vissuti dai credenti di fede ebraica e da quelli di religione cristiana (a loro volta divisi fra cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani e via dicendo). Ogni argomento è approfondito con dovizia di rimandi a una ricca bibliografia, come si conviene a ogni testo scientifico, ma l’esposizione è fatta anche a beneficio di cui non sia necessariamente già esperto della materia, ma se ne interessi con curiosità. Barton affronta anche la complessa storia delle traduzioni nel corso dei secoli, a partire dalla versione dei Settanta, dall’ebraico al greco, realizzata in Egitto nel III secolo avanti Cristo. Mi ha colpito l’annotazione secondo la quale la Bibbia andrebbe tradotta libro per libro con uno stile diverso per rendere la diversità di linguaggio che li contraddistingue, rendendo alcuni testi più sgrammaticati e altri più sublimi, dato che la traduzione omogenea trasmette una impressione di uniformità di scrittura che in realtà i testi biblici non hanno. Le Scritture vengono esaminate con approccio filologico, trattate con il rispetto dovuto a testi ereditati da un lontano passato (anche se non tanto lontano quanto si tende a credere), spiegando anche le difficoltà di trasmissione dei codici trascritti a mano (nessuno più antico del II secolo prima dell’età cristiana, come nel caso nei rotoli del Mar Morto, ma in generale medievali). Stupisce, in ogni caso, quante poche certezze si abbiamo su molte questioni, non ultima quella dell’attribuzione dei testi a un autore. Nella maggior parte dei casi, anzi, si sa con certezza soltanto che è stato indicato dalla tradizione quale estensore di un certo libro in realtà non è chi si crede, e spesso ci sono stati interventi di più mani in epoche diverse (non è stato Mosè a scrivere il Pentauteco, alcune Lettere di San Paolo sono apocrife). Non sappiamo neppure chi fossero i quattro Evangelisti (nessuno di loro si firma e l’attribuzione è convenzionale ma di sicuro non si tratta di Apostoli). Si discute sui luoghi di composizione dei testi. Molto interessante la disamina del rapporto fra la Bibbia e le due grandi religioni che considerano Sacre le Scritture in essa contenute: in realtà sia l’ebraismo che il cristianesimo non si basano soltanto su quanto scritto nell’Antico o nel Nuovo Testamento, anche in ragione delle numerose contraddizioni che vi sono le contenute (difficili da conciliare con quanto viene predicato) ma anche sulla tradizione e il magistero sedimentati nel corso dei secoli, che offrono interpretazioni del testo tese a cercare di superarne le vere o presunte aporie. Barton esamina anche le idee dei primi esegeti e commentatori (da Origene a Sant’Agostino fino a Spinoza), e le diverse tesi scismatiche o eretiche (Ario, Lutero, Calvino). Alla fine si affronta anche la problematica dell’ispirazione divina (per taluni, vera e propria dettatura), cercando di dare un quadro di come viene spiegata dai credenti, a dispetto degli errori e delle evidenti non corrispondenza (per esempio) con le scoperte scientifiche. Lo studioso non prende posizione (pur essendo sacerdote della Chiesa d’Inghilterra), e il suo saggio resta fondamentalmente laico.

sabato 4 febbraio 2023

LUKE NESS, PHD - L'ESECRABILE UOMO DELLE NEVI

 

 


Francesco Manetti
Filippo Pieri
LUKE NESS, PHD - L'ESECRABILE UOMO DELLE NEVI
Amazon Italia
brossurato, 2023
60 pagine, 3.99 euro

Dalla mia introduzione.
Luke Ness ha una storia molto particolare, che vale la pena di raccontare. Trent’anni fa, un imprenditore pratese, Pascal Tripodo, gestiva una attività di fotocomposizione e stampa a cui, a un certo punto, venne affidata la realizzazione grafica e trupografica della fanzine “Collezionare”, realizzata da Francesco, dal sottoscritto, da Saverio Ceri e da Alessandro Monti. “Collezionare” aveva appena chiuso i battenti trasformandosi in “Dime Press”, quando Tripodo volle inventarsi editore di una rivista chiamata “Lotto Sì”, dedicata ai giocatori e agli scommettitori del mondo delle schedine e delle lotterie. Alla testata servivano però anche contenuti giornalistici, che vennero affidati appunto a Manetti, il quale si inventò articoli di colore dedicati alla cabala, all’oroscopo, alla superstizione. Ma, soprattutto, essendo appunto nato fumettaro, propose la realizzazione di una striscia a fumetti, denominata “Luke Ness, Phd”. Il buffo protagonista si occupava appunto di indagare misteri come quello dello Yeti o dei Dischi Volanti, dunque argomenti riguardanti leggende e arcani, in tono con il giornale di Tripodo. A disegnarne le avventure venne chiamato il giovane Simone Frasca, divenuto con il tempo uno dei più noti illustratori italiani da bambini. Purtroppo di “Lotto sì” uscirono unicamente due numeri, e quindi venne pubblicata una sola coppia di strisce, della decina che Manetti & Frasca stavano preparando. Il povero Luke Ness finì in un cassetto. Finché, nel 2019, Francesco propone a Filippo Pieri di recuperarlo, e costui accetta con entusiasmo. La cosa singolare è che io conoscevo Pieri come sceneggiatore, e lo ritrovo qui quale disegnatore. Ma si sa, se uno vuol fare il fumettaro, e non il pompiere, deve mettersi in gioco fino in fondo. Filippo ridisegna ex novo le vignette già fatte a suo tempo da Frasca, e così le strisce di Luke Ness hanno ripreso vita venendo pubblicate in Rete sul blog “Dime Web. Non tutte, però: attenzione! Il finale della prima storia è rimasto inedito per questa edizione cartacea autoprodotta. La prima, lunga avventura è raccontata alla maniera delle avventure di Topolino (e di mille altri personaggi) dell’epoca d’oro delle strisce sindacate che apparivano sui quotidiani americani: ogni striscia propone una gag, ma rimanda al seguito nella striscia successiva. Già, perché Manetti vuol fare sfoggio di cultura fumettistica. Perché fumettari si nasce e chi ci nacque conosce anche i fumetti degli anni Trenta. Disponibile solo sulla piattaforma Amazon.

venerdì 3 febbraio 2023

LETTERA A MIA MADRE

 




George Simenon
LETTERA A MIA MADRE
Adelphi
brossurato, 2016
100 pagine, 10 euro

"Perché sei venuto, Georges?", chiede la novantenne Henriette Brüll, quando (un giorno del 1970) vede entrare nella sua stanza d'ospedale il figlio, Georges Simenon, tornato a Liegi, in Belgio, al suo capezzale dopo anni di lontananza. Ricordando quella frase, e scrivendo nel 1974 la sua "Lettera a mia madre", Simenon annota: "Veramente ti sei meravigliata di vedermi? Ti immaginavi forse che non sarei venuto, che non avrei assistito alla tua agonia, al tuo funerale? Mi credevi indifferente, nemico addirittura? Davvero c'era sorpresa in quei tuoi occhi, nel loro grigio slavato, oppure era un'altra delle tue commedie? Lo sapevi che sarei venuto, mi aspettavi, ne sono sicuro". Del suo difficile rapporto con la madre Simonon ha parlato spesso in interviste e in romanzi autobiografici. Si sentiva più parte del clan dei Simenon, quello di cui faceva parte suo padre Desiré, belga (Henriette Brüll e la sua famiglia erano olandesi). Tre anni e mezzo dopo la morte della mamma, nel 1974, Simenon le scrive la Lettera con cui fa pace con la sua figura: "Ora soltanto, forse, comincio a capirti. Ho trascorso l'infanzia, l'adolescenza insieme a te, sotto lo stesso tetto, e quando a diciannove anni ti ho lasciata, sono partito per Parigi, eri ancora un'estranea per me". La Lettera è composta da brevi frasi, collegate fra loro come frammenti di un flusso di pensiero, attraverso le quali lo scrittore (il terzo autore francese più tradotto nel mondo dopo Verne e Dumas) racconta sia i giorni trascorsi al capezzale della mamma sia frammenti e aneddoti della vita di lei, ricordati in ordine sparso, come in uno spontaneo riaffiorare alla mente. Piano piano il ritratto di Henrietta si va perfezionando senza però che nulla, nella prosa di Simenon, sembri falso o letterario. Una donna orgogliosa, tenace, apparentemente avara di empatia, ma in realtà piena di sentimenti tenuti gelosamente nascosti. "Eri di coloro che non hanno ricevuto niente; di coloro che ogni gioia, anche piccola, la devono conquistare con le unghie e coi denti", scrive Simenon. E conclude: "Madre, io non ho niente da rimproverarti, non ti rimprovero niente, lo vedi bene. Hai seguito il corso della tua vita con una fedeltà rara, rarissima anzi, al tuo scopo. Lo hai raggiunto. Forse per questo nel letto d'ospedale il tuo sguardo è così sereno, per questo a tratti vi brilla persino una pagliuzza d'ironia. Li hai messi tutti nel sacco!".