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venerdì 13 settembre 2024

TORNO A PRENDERTI

 

 
Stephen King
TORNO A PRENDERTI
Pickwick
2013, brossurato
108 pagine, 8.90 euro

Potrebbe sembrare strano che un romanzo di Stephen King sia lungo soltanto poco più di cento pagine. Di solito il Re quando scrive è un fiume in piena. Naturalmente c’è una spiegazione. “Torno a prenderti” non è esattamente un romanzo. E’ un racconto. Come racconto, in effetti, è piuttosto lungo, e tutto torna. E’ un racconto datato luglio 2007, pubblicato originariamente con il titolo “The Gingerbread Girl” sulla rivista statunitense “Esquire” e, prima dell’edizione Pickwick che sto recensendo, era già apparso in traduzione italiana (di Tullio Dobner, particolare che parlando di King non andrebbe mai omesso, almeno secondo i fedeli lettori) prima in appendice al romanzo “Blaze” (2007) a costituire una sorta di trailer per una successiva antologia, poi appunto nella raccolta “Al crepuscolo” (2008), entrambi targati Sperling & Kupfer. Nel 2013 ecco una insolita riproposta in “solitaria”, come un 45 giri estratto da un 33. Riproposta che funziona perché cento pagine si leggono agilmente e perché il racconto è adatto anche per un pubblico non particolarmente interessato all’horror o al fantastico. Non c’è magia, non ci sono streghe, non ci sono fantasmi, non ci sono mostri. O meglio, di mostri ce n’è uno ma è un uomo (cosa che magari terrorizza ancora di più, perché le streghe e i fantasmi non esistono, gli uomini sì). Inoltre la protagonista, Emily, è una giovane donna con cui è facile empatizzare. Ha perso una figlia ancora piccolissima, il trauma ha mandato a pezzi il suo matrimonio, la valvola di sfogo in cui si rifugia è la corsa, disperata, quotidiana, prima lungo le strade attorno a casa, poi in altre che la portano sempre più lontano, finché a casa non torna più. Fugge e si trasferisce nella villetta al mare che suo padre non usa più, su un’isola quasi disabitata durante l’inverno, in cerca di ritrovare una nuova ragione di vita. L’isola, però, non è abbastanza disabitata. O almeno, anche qualcun altro la usa per nascondersi dal mondo. Emily rischia la pelle, e King ci coinvolge nella lotta per sopravvivere della sua gingerbread girl, fino a un finale adrenalinico che fa tirare un sospiro di sollievo. Perché Emily si merita di vivere, come noi lettori siamo tutti d’accordo, e capiamo con lei che la vita stessa è una ragione di vita.


domenica 18 febbraio 2024

MICKEY'S CRAZIEST ADVENTURES

 


Lewis Trondheim
Keramidas 
MICKEY'S CRAZIEST ADVENTURES
Panini Comics
cartonato, 2023
50 pagne, 15 euro
 
Ci erav
amo già imbattuti in Trondheim e Keramidas parlando di un altro volume (In realtà, precedente a questo) della collana "Disney Collection", che propone strepitosi volumi "alla francese", realizzati per l'appunto in Francia (anche se talvolta con il contributo di autori italiani), con protagonisti i personaggi dell'universo disneyano, reinterpretati in modo insolito, rispettoso (se non addirittura affettuoso) ma non canonico. I due autori di "Mickey's Craziest Adventures" sono gli stessi di "Alla ricerca delle felicità" (cliccare per saperne di più) ed è la stessa la colorista Brigitte Findakly.  
Trondheim e Keramidas usano, quale espediente narrativo che giustifichi le caratteristiche di entrambe queste loro storie, tanto bizzarre quanto irresistibili, il ritrovamento in un mercatino dell’usato di alcuni numeri di vecchi albi disneyani di cui si era persa la memoria. Qesto volume nasce, perfinzione narrativa, dal ritrovamento di una collana intitolata “Mickey’s Crazies Adventures” (dunque dedicata a Topolino); in "Alla ricerca della felicità" (il secondo titolo) a saltar fuori da una polverosa bancarella è un intero pacco di “Donald’s Quest”, una testata con invece protagonista Paperino, naturalmente mai vista prima. Lewis e Nicolas ripropongono dunque una avventura completa così come dicono di averla riscoperta, cioè con le pagine un po’ stropicciate e ingiallite dal tempo, qualche macchia di unto su certe vignette, i colori retinati tipici di un tempo, degli strappi e delle abrasioni. Un falso perfetto, tradito solo dal disegno più moderno di quanto ci si aspetterebbe, o perlomeno decisamente non barksiano (ma efficacissino). 
 Il racconto procede sulla misura di una tavola per volta, vale a dire che ogni pagina (quattro strisce) si propone come autoconclusiva, con una battuta finale, come le domenicali americane di un tempo, ma la tavola successiva si riallaccia alla precedente portando avanti il racconto. A complicare e rendere più diverteti le cose c'è una trovata aggiuntiva: non tutte le tavole sono state ritrovate, per cui , per esempio, si cominvcia con la seconda mancando la prima, si salta alla quarta, poi alla settima e via dicendo. Al lettore viene lasciato il compito di immaginare cosa accada tra una puntata e l'altra. E davvero accade di tutto. 
Come già in "Donald's Quest" il microcosmo di Topolino si intreccia con quello di Paperino, e i due vivino rocabolesche avventure alla ricerca del denaro sottratto a Zio Paperoni dai Bassotti grazie a una invenzione di Archimede Pitagorico che riduce persone e oggetti alle minime dimensioni, ma nell'indagine compaiono Basettoni e Pippo, il professor Enigm e le Giovani Marmotte, Minni e Paperina. Si va sulla Luna, in fondo agli oceani, nella giungla e fra le nevi himalayane, al ritmo di gag irresistibili. Fumetto allo stato puro, evviva!

martedì 31 ottobre 2023

HOLLY

 



Stephen King
HOLLY
Sperling & Kupfer
cartonato, 2023
520 pagine, 21.90 euro


Certo che Stephen King si è proprio innamorato della sua eroina Holly Gibney. Del resto lui stesso lo scrive nella sua “Nota dell’autore” in appendice al romanzo: “Ho voluto bene a Holly sin dall’inizio, e desideravo con tutto me stesso tornare a stare in sua compagnia”. E pensare che la Gibney era apparsa soltanto come personaggio secondario in “Mr. Mercedes” e nei successivi due volumi della trilogia. Successivamente, Holly fa altre due apparizioni, in “The Ousider” (2018) e in “Se scorre il sangue” (2020). E’ il caso di ripercorrere un po’ la sua, diciamo così, carriera. Cominciamo appunto con “Mr. Mercedes” (2014), in cui imperversa uno psicopatico, Brady Hartsfield, sulle cui tracce si mette l’anziano poliziotto in pensione Bill Hodges. Costui (un altro grande personaggio kinghiano), nel corso delle sue indagini, finisce per intessere una relazione sentimentale con Janelle Patterson, sorella di una delle vittime del serial killer. Ecco, Holly è la cugina di costei, che acquista maggior rilievo nel romanzo quando proprio Janelle viene uccisa dal pazzo. Si viene a formare così una squadra composta da Hodges, Holly, Pete Huntley (un ex collega di Bill) e Jerome Robinson, un ragazzo di colore che viene coinvolto solo perché, impegnato in piccoli lavori per Hodges (tipo rasargli il prato) finisce per dargli una mano in missioni sempre più impegnative e pericolose. Holly Gibney si occupa soprattutto nelle ricerche informatiche. Ad aiutare il gruppo c’è anche Isabelle Jaynes, una poliziotta intraprendente, che tornerà anche in altri romanzi, compreso “Holly”. Alla fine, Hartsfield finisce in coma e la Bill fonda l’agenzia di investigazioni private battezzata “Finders Keepers”. La sua squadra torna sulla scena con “Chi perde paga” (2016), sostanzialmente una specie di caccia al tesoro alla ricerca dei taccuini di un famoso romanziere, su cui era stata scritta la parte conclusiva, ancora inedita, di una saga letteraria di grande successo. Il collegamento con “Mr. Mercedes” non consiste soltanto nelle indagini della “Finders Keepers”, ma anche nel fatto che uno dei personaggi è il figlio di una delle vittime di Hartsfield, il quale resta sullo sfondo a dormire in ospedale in stato di coma. Ed eccoci al terzo titolo della trilogia, "Fine turno” (2016): qui, il serial killer si risveglia dal coma, scoprendosi dotato di poteri paranormali per colpa degli esperimenti che un medico, all’insaputa di tutti, ha condotto su di lui. Con l’aiuto di Holly, Bill Hodges, risolve definitivamente il caso ma, già malato di cancro al pancreas, muore. In un successivo romanzo, l’orrorifico “The Outsider”, Holly Gibney è la co-protagonista con il detective Ralph Anderson delle indagini su una sorta di creatura mutaforma che si nutre del dolore degli altri. La caccia a un’altra delle medesime creature, che ha preso l’aspetto di un giornalista televisivo sempre il primo ad arrivare sui luoghi delle disgrazie, è l’argomento di “Se scorre il sangue”, dove Holly è finalmente protagonista assoluta. Nel corso di tutte queste apparizioni, Stephen King ha costruito tutto un microcosmo attorno alla sua eroina, che potrebbe forse venire più efficacemente definita anti-eroina, visto che non è addestrata a combattere, è ipocondriaca, ha un rapporto conflittuale con la madre Charlotte, è insicura circa le proprie doti, si sente orfana di Bill Hodgson, non ha l’aspetto di una top model, appare quasi dimessa, fragile. King la descrive piena di piccole manie, afflitta da un complesso di inferiorità, ligia alle regole e meticolosa, attenta, dotata di grande memoria e di capacità di osservazione, oltre a essere una specie di piccola maga del computer. In “Holly” la squadra della “Finders Keepers” è ridotta soltanto a lei e a Pete, soci alla pari, ma Pete è finito in ospedale per Covid (lo stesso Covid che uccide Charlotte all’inizio della storia), Jerome si trova in viaggio per gran parte del tempo convocato da un editore che vuol pubblicare un suo romanzo, e quindi la Gibney deve fare quasi tutto da sola. La morte della madre e ciò che inaspettatamente lascia in eredità alla figlia, costituisce una sottotrama al pari del rapporto che si crea fra Barbara Robinson (sorella di Jerome) e una centenaria poetessa (a dimostrazione di quanto a King piaccia approfondire le vite dei suoi personaggi, a costo a volte i perderci perfino troppo tempo, come segnala lui stesso nella “Nota dell’autore” riferendo di essere tenuto a bada dal proprio editor). Non ci sono elementi soprannaturali nel romanzo “Holly”, che risulta, tutto sommato, un thriller, forse un noir con venature horror. Un thriller di quelli che acchiappano già dalle prime pagine e poi non lasciano più il lettore. I “cattivi” si rivelano subito agli occhi del lettore, che si chiede però, pagina dopo pagina, come farà Holly a giungere fino a loro, dato che si nascondono dietro l’aspetto delle più insospettabili e indifese delle persone: due novantenni, marito e moglie, convinti che nutrirsi di carne umana possa prolungare la loro vita (in accordo, con leggende e tradizioni diffuse da secoli e per secoli). La detective, che vorrebbe prendersi una pausa dopo la morte della madre asfissiante e castrante, si convince invece, ad accettare una indagine sulla scomparsa di una ragazza, svanita nel nulla da alcuni giorni. Comincia così una serrata serie di scoperte colpi di scena ed eventi. Una lettura intrigante, una scrittura magistrale, una narrazione attraversata peraltro dall’imperversare del Covid, dei no vax e dai simpatizzanti di Trump. King, le cui idee in merito sono più che note, non si fa alfiere di una narrazione ideologica ma si limita a presentare personaggi da atteggiamenti omofobi, razzisti e antiscientifici e altri di segno opposto, caratterizzandoli semplicemente con efficaci dialoghi. Del resto, Holly non si addentra mai in nessuna discussione con chi non la pensa come lei, ne prende atto e basta. “Credo che la narrativa sia credibile al massimo grado quando coesiste con eventi, individui, perfino nomi di prodotti che appartengono alla vita reale”, scrive l’autore in fondo al romanzo. E continua: “La madre di Holly è morta di Covid, e la stessa Holly soffre di una lieve forma di ipocondria. Mi è sembrato naturale che avesse delle opinioni molto nette sul Covid e che prendesse tutte le precauzioni del caso. E’ vero che le mie opinioni sull’argomento coincidono con le sue, ma mi piace pensare che, se avessi scelto un personaggio contrario ai vaccini come protagonista o almeno come coprotagonista, avrei presentato in modo corretto le sue idee”. Unica nota negativa: se i due vecchietti assassini sono del tutto credibili, molto meno plausibile che ai due fratelli Robinson, Barbara e Jerome, riesca di pubblicare nello stesso momento un libro di poesie e un romanzo.


mercoledì 12 luglio 2023

STEPHEN KING L’UOMO VESTITO DI INCUBI



 
Luca Crovi
Stefano Priarone
STEPHEN KING
L’UOMO VESTITO DI INCUBI
Saggistica – Aliberti Editore
Prima edizione - 2004
brossurato – Euro 14,90


Due autentici appassionati, e non già (almeno in questo caso) dei critici asettici, hanno compilato un agile vademecum sulla vita e le opere di Stephen King, uno degli scrittori di maggior successo al mondo. La produzione di King non viene analizzata né dal punto di vista letterario, né da quello psicanalitico né da quello sociologico o chissà che altro di accademico: Crovi e Priarone raccontano aneddoti, cucendo brani di interviste e racconti autobiografici,  mettendo insieme un patchwork eterogeneo ma accattivante, discorsivo come le chiacchiere tra amici che giochino a chi ne sa di più su una passione comune. Dividendosi i capitoli in modo da essere esaustivi sui più diversi aspetti dell’attività kinghiana (che spazia dai racconti ai romanzi, dai film ai telefilm, dalle sperimentazioni via internet alle sceneggiature pubblicate come opere letterarie, dalle canzoni rock alle apparizioni cameo sullo schermo), Crovi e Priarone
sembrano essersi divertiti molto. Il saggio è del 2004, dunque è aggiornato solo fino a quell'anno.


lunedì 6 marzo 2023

KRONIN

 


 

William Protti  
KRONIN
Fara Editore
brossurato, 2017

Fra i frequentatori più assidui della mia pagina Facebook denominata Moreno "Zagor" Burattini c'è il romagnolo William Protti. La passione per Zagor ha contribuito ad alimentare (se non ad accendere) in lui anche la passione per la scrittura - ma anche per il disegno, visto che la copertina del libro che vedete nella foto è sua. Suo del resto è il romanzo di fantascienza distopica "Kronin", edito nel 2017 da Fara Editore.
L'ho letto e ho seguito il poliziotto Ross Andars indagare sul traffico di una nuova droga che permette, a chi la assume, di vedere il proprio futuro. Futuro che in generale non promette niente di buono visto lo scenario apocalittico e da Medioevo Prossimo Venturo prospettato dall'autore per la nostra civiltà (ma c'è una speranza). William ha scritto e disegnato molte altre cose, essendo particolarmente attivo in ambito culturale e artistico.Gli zagoriani si fanno sempre riconoscere.
"Kronin" si può richiedere a https://www.faraeditore.it

lunedì 16 gennaio 2023

ALLA RICERCA DELLA FELICITA’

 
 

 

Lewis Trondheim
Keramidis
ALLA RICERCA DELLA FELICITA’
Panini Comics
cartonato, 2022
46 pagine, 14.90 euro


A quattro anni dall’uscita francese targata Glenat, la Panini Comics (che ha preso il posto della Giunti nel proporre in Italia le avventure Disney interpretate in modo originale ed eterodosso da autori d’Oltralpe) pubblica “Donald Happiest Adventures: Alla Ricerca della Felicità ”, un piccolo capolavoro scritto da Lewis Trondheim e illustrato da Nicolas Keramidas (colori di Brigitte Findakly). In questo spazio ci eravamo già occupati di un precedente volume di questa formidabile serie, per la precisione di “Una misteriosa melodia”, di Cosey. Piccolo capolavoro anche quello.

http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/07/una-misteriosa-melodia.html

Trondheim e Keramidas usano, quale espediente narrativo che giustifichi le caratteristiche della loro storia, tanto bizzarra quanto irresistibile, il ritrovamento in un mercatino dell’usato di alcuni numeri di vecchi albi disneyani di cui si era persa la memoria. In un racconto precedente realizzato dal duo, il ritrovamento riguardava una collana intitolata “Mickey’s Crazies Adventures” (dunque dedicata a Topolino); questa volta a saltar fuori da una polverosa bancarella è un intero pacco di “Donald’s Quest”, una testata con invece protagonista Paperino, naturalmente mai vista prima. Lewis e Nicolas ripropongono dunque una avventura completa così come dicono di averla riscoperta, cioè con le pagine un po’ stropicciate e ingiallite dal tempo, qualche macchia di unto su certe vignette, i colori retinati tipici di un tempo. Un falso perfetto, tradito solo dal disegno più moderno di quanto ci si aspetterebbe, o perlomeno decisamente non barksiano (ma efficacissino). Il racconto procede sulla misura di una tavola per volta, vale a dire che ogni pagina (quattro strisce) si propone come autoconclusiva, con una battuta finale, come le domenicali americane di un tempo, ma la tavola successiva si riallaccia alla precedente portando avanti il racconto. Racconto insolito e dinamicissimo, che coinvolge non solo i paperi (Paperino, Zio Paperone, Gastone, Pico De’ Paperis) ma anche Topolino e Gambadilegno. Le battute spesso sono esilaranti, ma è il racconto stesso a divertire e risultare insolito, perché la missione affidata da Paperone a Paperino, o quelle che lui ritiene di aver ricevuto in incarico, è nientemeno che la ricerca della felicità. Ricerca che porta Donald Duck in giro per il mondo, ottenendo sempre risposte diverse da chiunque lui interroghi riguardo a come si possa essere felici. Ognuno, infatti, desidera una felicità su misura. Alla fine, sia lo zione che il nipote troveranno uno sprazzo della propria.

lunedì 31 ottobre 2022

PUEBLO!

 

 


Moreno Burattini
Bane Kerac
PUEBLO!
Veseli Cetvrtak
cartonato, 2021
330 pagine

La Collana Zenith Gigante, che propone in Italia le storie inedite di Zagor, pubblicò nei primi mesi del 2019, sui numeri dal 693 al 696, una lunga avventura di 314 tavole da me sceneggiata per i disegni del serbo Bane Kerac. Si tratta di una storia alquanto insolita, sia per l'ambientazione (la regione della Monument Valley, decisamente lontana da Darkwood), sia per l'antagonista chiamata a dare del filo da torcere allo Spirito con la Scure (una donna, esperta di greco antico), sia per il fatto di tirare in ballo la figura di Ipazia (filosofa del IV secolo dopo Cristo). A distanza di due anni dall'uscita nelle edicole italiane, la Casa editrice serba che pubblica a Belgrado le avventure dell'eroe nolittiano ha dato alle stampe un volue cartonato di grande formato che raccoglie tutta la vicenda in un unico tomo, con una copertina inedita di Kerac. Naturalmente, al di là della bontà del racconto (sulla cui sceneggiatura non sta a me pronunciarmi ma che, e qui mi pronuncio, è stato magistralmente illustrato), la Veseli Cetvrtak ha voluto rendere un doveroso omaggio al disegnatore, autentica star del fumetto balcanico. Il volume è corredato da una postfazione di Vasa Pavkovic, arricchito da studi e matite preeparatorie di Kerac, e iniza con una introduzione del sottoscritto, che ricopio qui di seguito.
 

IL PUEBLO MISTERIOSO
Introduzione di Moreno Burattini

Ho incontrato per la prima volta Bane Kerac nella città di Kraguievac, in Serbia, nel luglio del 2011. In quella località viene allestita ogni estate una manifestazione fumettistica e in quell’anno io ero stato invitato per festeggiare anche alle falde dei Balcani il cinquantennale dello Spirito con la Scure. Bane, uno fra i più conosciuti e amati artisti serbi, attivo da decenni sia nella sua terra che all’estero, mi parlò della grande popolarità di gode il Re di Darkwood in tutti i Paesi della ex-Yugoslavia e mi spiegò che gli sarebbe piaciuto disegnare una storia di Zagor da pubblicare, in tiratura limitata, soltanto in Serbia, per i suoi ammiratori che da tempo gli chiedevano di cimentarsi con l’eroe di Nolitta & Ferri. Mi mostrò, fra le altre cose, le sue tavole di Tarzan, più alcuni lavori western: ne rimasi molto colpito, al punto da desiderare di fargli fare una storia zagoriana non soltanto per i serbi ma proprio per la serie italiana. Promisi che ne avrei parlato con Sergio Bonelli. Però poi, come si sa, nel settembre di quell’anno Sergio partì per un lungo viaggio, lasciandoci soli.

La seconda volta che ho visto Kerac mi trovavo, invece, in Croazia. Per la precisione, nella località balneare di Makarska, vicino a Spalato, nel maggio del 2012, sempre impegnato per una kermesse dedicata agli eroi di carta. Il rivederlo è servito a concretizzare la proposta: poiché in Italia stava prendendo forma l’idea di una nuova collana di storie autoconclusive tutte a colori, il Color Zagor, era appunto una di queste che Bane avrebbe potuto illustrare, se le sue prove fossero andate bene. Non avevo dubbi che sarebbero state perfette, avendo avuto modo, nel frattempo, di vedere quel che Kerac aveva disegnato nella sua carriera ed essermi convinto del suo grande talento. La Casa editrice si è detta d'accordo con me e, di lì a pochi mesi, gli ho spedito le prime tavole di sceneggiatura.

In seguito siamo stati entrambi ospiti in tre altre manifestazioni in cui sono state mostrate in anteprima le sue tavole zagoriane: a Herceg Novi in Montenegro nel 2014; a Riminicomix nel 2015, dove è avvenuto il suo primo, festoso incontro con i fan di Zagor italiani; in Sardegna per il rendez-vous degli Amici di Zagor, nel 2019. In più, c’é una cosa che, come abbiamo scoperto, ci univa, oltre alla passione zagoriana: la data di nascita. Tutti e due, io e lui, siamo nati il 7 settembre (lui esattamente dieci anni prima di me, nel 1952).

Lavorare con Kerac è sempre stato molto piacevole e gratificante. Bane si è costantemente mostrato disponibilissimo nell’accettare i miei suggerimenti e nel correggere qua e là qualche vignetta ma allo stesso tempo, da esperto narratore qual è, ha migliorato in alcuni passaggi il mio racconto, aggiungendo trovate delle sue sul modo di far combattere il Re di Darkwood.

Il nostro primo lavoro insieme è stato il Color Zagir “Il passato di Guitar Jim” (2015). Leggendo questa storia del Color si scopre chi  ha insegnato a Jim a suonare la chitarra, chi a sparare, perché la prima volta abbia ideato il nascondiglio della pistola nella cassa armonica del suo strumento, come mai un bravo ragazzo dalla faccia pulita come Jim sia diventato un rapinatore ricercato dalla legge. La seconda collaborazione è quella riguardante il racconto pubblicato in questo volume, “Il pueblo misterioso”, uscito in edicola, in Italia, nel 2019. Ha fatto seguito, nel 2020, un altro Color, “La missione di Drunky Duck”. Attualmente è in corso di realizzazione una quarta storia.

Riguardo la lunga avventura (3124 tavole) che vi apprestate a leggere, c’è da dire innanzitutto che si tratta di una storia ambientata nel Sud Ovest degli Stati Uniti. Che ci fa lo Spirito con la Scure così lontano da casa? Chi abbia letto i tre Maxi Zagor pubblicati in Italia nel corso del 2018, sa che lo Spirito con la Scure e il fido Cico hanno compiuto un viaggio fino alla costa del Pacifico, dove hanno vissuto un trittico di avventure che li ha portati a incontrare vecchi amici e a scontrarsi con antichi nemici. Lungo la strada del ritorno, eccoli dunque attraversare la Monument Valley.
Dopo la pubblicazione del Color dedicato a "Guitar" Jim, da lui illustrato, chiesi a Bane Kerac che scenario o argomento avrebbe preferito per una successiva storia. Bane disse: "basta che ci sia un pueblo”. Temo però di aver giocato un tiro mancino al nostro Kerac, giacché per assecondarlo sul pueblo gli ho chiesto di assecondarmi nel tirare in ballo anche la Biblioteca di Alessandria e la matematica e astronoma Ipazia, esponente della filosofia neoplatonica, nata tra il 350 e il 370 dopo Cristo e morta nel marzo del 415, uccisa durante un tumulto di cristiani nemici della cultura "pagana" che lei rappresentava. Fu una donna illuminata che riuscì a ottenere rispetto e ammirazione in un contesto che certo non prevedeva "quote rose" e la si può indubbiamente considerare una martire del libero pensiero. Nel 2009 il regista Alejandro Amenábar ha girato il film "Agora" in cui Ipazia è interpretata da  Rachel Weisz. Questa pellicola mi ha fatto scaturire l'idea da cui poi è nata la storia illustrata da Bane Kerac. Secondo me, Bane se l'è cavata egregiamente anche nella realizzazione delle scene ambientante nel V secolo ad Alessandria d’Egitto. 


La vicenda è sostanzialmente western, ma contaminata da spunti mysteriosi (alla Marin Mystère, cioè) , dato che ruota attorno a una scoperta archeologica legata al viaggio di antichi navigatori che nel V secolo dopo Cristo avrebbero nascosto in America un carico di papiri della Biblioteca di Alessandria. Numerosi sono i riferimenti alla filosofa greco-alessandrina Ipazia, ispiratrice del viaggio tra cui l'annotazione del perfezionamento dell'astrolabio (ideato da Ipparco di Nicea seicento anni prima) da parte appunto di Ipazia e di suo padre Teone, valente matematico. Il nome del pueblo al centro del racconto, Teon, parrebbe (questa l'ipotesi di Julia Schulz e di Angus McFly, due studiosi dell'università di Harvard) derivare proprio da quest'ultimo.
Qualche parola invece sulla  controversa figura di Julia Schulz, studiosa dell'Università di Harvard, artefice di un piano criminale e responsabile della strage dei componenti della spedizione archeologica di cui faceva parte. C'è stato persino un recensore che l'ha ritenuta dalla parte della ragione, mossa da principi condivisibili, e dunque non riusciva a considerarla una "cattiva". In effetti alla base delle azioni di miss Schulz c'è il senso di rivalsa di una donna che sente di non poter avere, proprio per la differenza di genere, le stesse possibilità di carriera dei colleghi uomini, si sente emarginata o poco tenuta in considerazione, nonostante la sua preparazione e suoi meriti, in un ambiente quasi del tutto maschile. Proprio per questo crede di poter ottenere i riconoscimenti desiderati facendo del tutto propria l'incredibile scoperta dello staff del professor Stone, di cui entra a far parte. La scoperta in questione consiste in un carico di papiri della Biblioteca di Alessandria giunto in modo fortunoso, nell'antichità (nel V secolo dopo Cristo), sul continente americano.
Per quanto la battaglia per i pari diritti delle donne (cominciata da Olympe De Gouges durante la Rivoluzione Francese, e approdata negli Stati uniti negli anni Quaranta del XIX secolo, dunque in epoca zagoriana, con Elizabeth Cady Stanton) sia sacrosanta, Julia Schulz però la conduce per il proprio personale tornaconto e non facendosi scrupolo di uccidere. Inevitabilmente deve considerarsi una "cattiva". Peraltro, a giudicare dai commenti letti, una "cattiva" che ha particolarmente colpito i lettori, per merito anche della efficace caratterizzazione di Bane Kerac.


Il rischio, su cui ho riflettuto a lungo mentre pensavo e scrivevo la storia, era quello di sembrare sessista senza volerlo essere. Cioè, mi dicevo, non parrà mica che raccontano di una criminale "femminista" (anche se sono l'ambizione e il desiderio di successo a muoverla,  più che le istanze ideologiche) possa essere accusato di dipingere come "cattive" le donne che rivendicano le stesse opportunità degli uomini?
La soluzione a questo dubbio mi è parsa evidente allorché ho contrapposto a Julia un'altra, potente, figura femminile: la filosofa Ipazia. Ipazia è il contraltare di miss Schulz. Della filosofa abbiamo parlato nei precedenti articoli dedicati su questo blog alle scorse puntate della storia, e il personaggio compare in varie scene ambientate ad Alessandria d'Egitto, là dove Ipazia visse tra il 350 e il 415 dopo Cristo (a cui è stato dedicato il bel film "Agora"). Il confronto con la positiva Ipazia dimostra la negatività di Julia Schulz: la studiosa greco-alessandrina si può davvero considerare una paladina dell' emancipazione femminile, avendo dimostrato come una donna possa  dimostrarsi valente al pari e di più degli uomini; Julia cerca invece la sua emancipazione comportandosi da uomo, cioè con l'arroganza e la violenza. Dal confronto fra queste due figure femminili scaturisce la "morale" della storia, se una morale proprio ci deve essere.




 

domenica 28 agosto 2022

JOYLAND

 
 
 

 
Stephen King
JOYLAND
Sperling & Kupfer
2013, cartonato
360 pagine, 19.90 euro

E' un romanzo di Stephen King, ma non "alla" Stephen King. Chi si aspetta di aver paura, o di leggerlo con l'angoscia, resterà deluso. C'è un solo morto ammazzato narrato in diretta, e non fa neppure troppa impressione. Poi ci sono alcuni delitti avvenuti in passato, ma di cui il protagonista sente solo raccontare. C'è un fantasma (anzi, due), ma non si spaventa nessuno. Per il resto, è una storia d'amore, di amicizia e di buoni sentimenti. Un po' come il racconto-capolavoro "Il corpo", in "Stand by me". Diciamo che il filone è quello. Giovane, come i ragazzi di quella vicenda, anche se un po' meno, è il ventenne Devin Jones che, per pagarsi gli studi, decide di lavorare l'estate del 1973 in un parco giochi della Carolina del Nord, "Joyland", appunto. E mentre è lì a far divertire la gente vestendo il costume della mascotte locale, un cane di nome Howie, la sua fidanzatina lontana lo lascia, senza che lui sia mai riuscito nemmeno a farci l'amore. Il lavoro diventa il suo modo di dimenticare, e a "Joyland" stringe rapporti stretti con alcuni suoi coetanei e con i veterani del parco, riuscendo a farsi benvolere da una zingara che predice il futuro e dal vecchio proprietario. Però si dice che nel Tunnel del'Orrore aleggi il fantasma di una ragazza che lì fu uccisa, Linda Gray, non si sa da chi, molti anni prima. Per gioco, più che per altro, Devin e i suoi amici Erin e Tom decidono di indagare. Il fantasma in effetti c'è (anche se lo vede, per un breve istante, soltanto Tom), ma è un'anima in pena che chiede di essere aiutata a uscire, non intende far del male a nessuno. Ad aiutarla provvede Mike, un bambino ammalato di distrofia muscolare, accudito da una ragazza-madre di dieci anni più anziana di Devin, di cui Devin però si innamora. E a far del male è invece intenzionato l'assassino di Linda Gray, uno che lavora nel parco e non vede di buon occhio le indagini sul delitto. Grande scrittura, storia che che prende e che convince, thriller moderato quasi senza sangue, commozione nel finale. Non si tratta di un romanzo epocale che toglie il sonno la notte, ma di una piacevole compagnia che sono lieto di aver avuto.


venerdì 17 giugno 2022

L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY

 
 

 
Stephen King
Richard Chizmar
L'ULTIMA MISSIONE DI GWENDY
Sperling & Kupfer
cartonato, 2022
328 pagine, 16.90 euro

Il fatto che "L'ultima missione di Gwendy" sia il terzo volume di una trilogia non deve scoraggiare il lettore occasionale di questo romanzo, e che sia in possesso di questo soltanto. La storia è affascinante di per sé, e gli antefatti sono tutto sommato comprensibili senza bisogno di lunghi riassunti. Il primo titolo della trilogia è "La scatola dei bottoni di Gwendy", sempre scritto a quattro mani da King e Chizmar: vi si narra di come la dodicenne Gwendy Peterson riceva la visita di uno sconosciuto, che dice di chiamarsi Richard Farris (anche se ha un aspetto umano, probabilmente non lo è) e che le affida una misteriosa scatola di legno da custodire con cura. Sembra un giocattolo: ci sono sette bottoni da premere, che elargiscono premi e punizioni e hanno il potere di distruggere il mondo. Il secondo romanzo, "La piuma magica di Gwendy" è opera del solo Richard Chizmar: la scatola dei bottoni continua a segnare il destino della protagonista che, cresciuta, è divenuta una scrittrice di successo ma deve fare i conti con la diabolica attrazione dell'oggetto che vorrebbe spingere chi lo possiede a premere i bottoni più pericolosi e letali, ed è sempre più difficile resistere. Per questo "L'ultima missione di Gwendy", ormai anziana e malata di Alzheimer, è quella di distruggere la scatola prima che accada l'irreparabile, sfuggendo alla caccia di chi vuole impadronirsene. Il racconto è ambientato nel 2026, in un mondo che fa ancora i conti con il Covid. Gwendy è stata eletta senatrice ed è riuscita a farsi inserire nell' equipaggio di una navetta spaziale in decollo verso la nuova stazione internazionale orbitante, là dove si spera di poter far arrivare anche dei turisti. A bordo con lei c'è appunto un miliardario, passeggero pagante, oltre a scienziati e astronauti. Gwendy spera di riuscire a sparare la scatola dei bottoni nello spazio cosmico così che nessuno la possa più recuperare. Ma la sua memoria vacilla: riuscirà a ricordare cosa fare e come fare? E ci riuscirà, dato che a bordo c'è chi vuole impedirle di farlo? La storia cattura fin dalle prime righe, ci sono agganci con la saga della Torre Nera e con It, è divertente vedere una storia di King ambientata nello spazio. "Adoro questa storia - scrive J.J.Abrams citato in quarta di copertina - un meccanismo perfettamente consegnato che fila come un treno, e ha molto da dirci nei suoi risvolti più sinistri"

sabato 26 marzo 2022

L'OCCHIO DEL MALE

 
 

 
Stephen King (Richard Bachman)
L'OCCHIO DEL MALE
Sperling & Kupfer
1996, cartonato
304 pagine, lire 29.900

Pubblicato originariamente con lo pseudonimo di Richard Bachman, il romanzo è poi tornato in libreria con il nome del suo vero autore, vendendo dieci volte di più. E' lo stesso Stephen King a scriverlo, in un saggio ("Perché ero Bachman") che arricchisce questa edizione. La storia è semplice e inquietante, con uno spunto che ricorda il classico "Tre millimetri al giorno" di Richard Matheson, ma declinato in chiave decisamente orrorifica da un maestro del genere. Un avvocato bello grasso, Billy Halleck, 113 chili per un metro e ottantotto, travolge e uccide con l'auto una vecchia zingara. Poi, complici un paio di suoi amici (tra cui il giudice) esce indenne dal processo. Ma il padre (106 anni!) dell'uccisa, Taduz Lemke, lancia una maledizione gitana contro Halleck e chi lo ha aiutato a farla franca. Gli altri muoiono uno con il corpo che si copre di scaglie e uno disfatto dalle pustole. Billy invece comincia a dimagrire, inesorabilmente. Del resto è questo quello che gli ha detto lo zingaro all'uscita del tribunale: "Dimagra!". I medici sono impotenti, non c'è nessuna spiegazione e nessuna cura scientifica all'implacabile dissolversi dei chili di Halleck. Che alla fine capisce come l'unica soluzione sia ritrovare Lemke e farsi togliere la maledizione. Questo, mentre la moglie Heidi  e il suo medico Houston, che lo credono pazzo e ipotizzano una anoressia psicosomatica, lo dichiarano interdetto e lo braccano per ricoverarlo a forza in una clinica. Halleck raggiunge, dopo lunghissime ricerche, il bivacco di Lemke, ma costui lo scaccia a malo modo, per niente disposto a perdonare. Lui non toglie mai le sue maledizioni, dice. Allora l'avvocato, ridotto pelle e ossa, e con il peso che scema di giorno in giorno, coinvolge un suo amico in odor di mafia, che ha un debito di riconoscenza con lui. Si tratta di mettere paura agli zingari avvelenando i loro cani, sparando contro le loro carrozze, minacciando le loro donne e i loro figli, con quella che è una maledizione dell' "uomo di città". La strategia ha successo, anche se Ginelli, l'italo-americano, deve intervenire più volte Alla fine Lemke itoglie la maledizione, proprio quando l'avvocato non ce la fa più. In qualche modo l'irriducibile vecchio sembra aver capito che una guerra non può durare in eterno e che Billy ha espiato abbastanza. Solo che la maledizione è una cosa viva, che se esce da un corpo deve entrare in un altro. Il finale è aperto a varie interpretazioni, ed è la parte più debole del romanzo, che già aveva perso qualche colpo con l'entrata in scena di Ginelli, mentre fino al primo incontro fra Halleck e Lemke il racconto era stato eccezionalmente teso e drammatico. Un librone, comunque, anhe se, in ogni caso, Bachman è meno "forte" di Stephen King.

domenica 16 gennaio 2022

DESPERATION

 

 
 
 
Stephen King
DESPERATION
Sperling & Kupfer
Prima edizione 1997
Traduzione di Tullio Dobner
cartonato - 610  pagine -  lire 33.900

Sono pochi gli scrittori che riescono a tenere avvinghiati i propri lettori per 610 pagine. Uno è senza dubbio Stephen King che, peraltro, con "It", ci ha tenuti in pugno per più di mille. Dunque, seicento sono bruscolini. Desperation è il nome di una località mineraria nel deserto del Nevada, lungo la Highway 50, ma il titolo allude anche al senso di angoscia cupa e claustrofobica che assale il lettore intento a seguire il dramma di una decina di personaggi assediati da uno spirito del male chiamato Tak. Tutto comincia allorché, separatamente, alcuni automobilisti di passaggio vengono fermati nel deserto da un gigantesco poliziotto, che li rinchiude in prigione dopo aver dato chiari sintomi di squilibrio. Una coppia di coniugi, una famiglia con bambini, un famoso scrittore in motocicletta, il suo assistente con una autostoppista: personaggi diversissimi, ben caratterizzati da King nelle loro paure e nei loro desideri, nell0indole e negli atteggiamenti. Il poliziotto uccide a sangue freddo due dei suoi prigionieri, ma in realtà ha fatto fuori l'intera città. Desperation è deserta, vi sono solo cadaveri. In più, ragni, serpenti, scorpioni, coyote e avvoltoi. Gli animali, come il poliziotto, sono posseduti da un demone alieno, emerso dalle viscere della terra dopo che i minatori di China Pit lo hanno liberato per caso. Il gruppo di prigionieri, apparentemente senza speranza, sembrano condannati a fare da deposito di corpi a Tak, il demone, che consuma gli involucri umani e che, dopo il poliziotto, si impossessa di Ellen Curver, madre del giovane David, adolescente in crisi mistica. Ed è proprio David la chiave di volta della storia, perché, come si scopre via via, non è un caso che proprio lui sia fra i prigionieri. C'è stato inviato da una forza del bene (seppure un bene che trascende il punto di vista umano) che si oppone a Tak. La storia è veramente disperante per il senso di sconforto che comunica. Claustrofobica, repellente nelle visioni di cadaveri, di insetti, di morte, attenaglia e costringe comunque a proseguire nella lettura. Il finale è sorprendente e ben congegnato.  C'è da notare come, in contemporanea con "Desperation", King abbia fatto uscire "I vendicatori", romanzo gemello scritto con lo pseudonimo di Richard Bachman (le due copertine della prima edizione, accostate, formano una unica illustrazione), in cui si racconta una storia simile, con personaggi dagli stessi nomi, ma che alla fine risulta del tutto diversa. La tesi che si vuole dimostrare è che, appunto, due scrittori diversi, alle prese con lo stesso spunto, lo trasformano in opere lontanissime.


mercoledì 29 dicembre 2021

BILLY SUMMERS

 

 

 
Stephen King
BILLY SUMMERS
Sperling & Kupfer
cartonato, 2021
550 pagine, 21.90 euro


Niente horror, questa volta, per il Re. A parte pochi accenni all'Overlook Hotel di "Shining", nei cui pressi sono ambientate alcune scene del romanzo (e di cui si dice che ci siano accadute cose spaventose), in "Billy Summers" non ci sono elementi fantastici. Potremmo definirlo un thriller, se non fosse che l'etichetta sta comunque stretta. Noir, storia d'amore, romanzo on the road, racconto di guerra, giallo... ciascuna definizione è giusta e sbagliata al tempo stesso. Billy Summers è un killer (a pagamento) dalla mira infallibile, ma che uccide soltanto chi se lo merita, uomini cattivi. Il suo talento come cecchino deriva dall'aver militato tra gli snipers americani durante la guerra in Iraq. Viene ingaggiato da un boss della mala di Las Vegas, Nick Majarian, per uccidere un altro killer, Joe Allen, finito in galera, e che va zittito durante una traduzione, prima che parli. Joe Allen è sicuramente un uomo cattivo. Per di più il lavoro, da svolgersi sulla costa orientale, è pagato benissimo, tanto da poter permettere a Billy di ritirarsi in una dorata pensione per il resto dei suoi giorni. L'incarico viene portato a termine, ma Summers capisce che Nick vuole tappare la bocca anche a lui e ha organizzato un piano per farlo scomparire. Billy riesce a mettersi in salvo grazie a una falsa identità, e comincia un lungo viaggio per arrivare fin da Majarian a riscuotere il dovuto e magari a fargliela pagare, evitando di venire intercettato dagli uomini del gangster, che lo braccano. Fin qui lo spunto è da romanzo d'azione, da thriller - appunto. Ma le cose si complicano, perché la strada di Summers si incrocia con quella di Alice, ragazza ventenne rimasta vittima di uno stupro, abbandonata in fin di vita su un marciapiede dai suoi violentatori. Billy le salva la vita e lei le si appiccica addosso, seguendolo dovunque. Summers è però anche uomo di buone letture, e dovendo passare del tempo in attesa del momento buono per far fuori Allen, comincia a scrivere la storia della sua vita, dall'infanzia poverissima segnata da una madre alcolizzata, fino ai tragici giorni della guerra in Iraq. La scrittura prende la mano a nostro protagonista, che non riesce a smettere di portare avanti il suo diario anche durante il suo viaggio verso Las Vegas. Un romanzo nel romanzo, dunque, e anche una riflessione sulla funzione catartica e liberatoria della scrittura. C'è poi il risvolto giallo: perché Joe Allen deve morire? Tutti i nodi vengono al pettine in un finale drammatico e inevitabile, e di certo commovente. Niente horror, comunque, anzi neppure tutte le sparatorie e i morti che ci si sarebbe potuti aspettare. La cosa strana è, però, che quando King parla di mostri si finisce per crederci di più. Il Re resta comunque ipnotico, si cade nel romanzo e non se ne esce fino alla fine.

sabato 18 settembre 2021

LATER

 
 
 
 
 


Stephen King
LATER
Sperling & Kupfer
2021, cartonato
310 pagine, 19.90 euro
 
Un nuovo romanzo kinghiano sul tema della crescita, dell'adolescenza, della perdita dell'innocenza, ma anche sul prezzo da pagare per diventare grandi, per conoscere la verità, per liberarsi dai propri demoni. Un libro, "Later", molto gradevole da leggere perché racconta una storia vista con gli occhi di un ragazzino, Jamie Conklin, figlio di una agente letteraria, Tia, che vive da single e che non vuol dirgli chi sia suo padre (il fatto che Tia sia lesbica e conviva con una donna, la poliziotta Liz, suscita in effetti delle domande in proposito). Trattandosi di King, naturalmente c'è un elemento fantastico: Jamie ha il dono di vedere i morti, dai quali però non resta turbato, a differenza del protagonista de "Il sesto senso", Cole. I fantasmi non spaventano Jamie, che parla con loro con naturalezza: si accorge che persistono per poco tempo nel nostro mondo, prima di svanire non si sa dove, e se interrogati da chi li può vedere (non si sa quanti ne abbiano la capacità) rispondono sempre dicendo la verità: la capacità di mentire sembra caratterizzare soltanto i vivi. Così, la vicina di casa appena defunta rivela a Jamie dove ha nascosto i propri gioielli, perché ne venga informato il marito. Ma anche uno degli scrittori di cui Tia è l'agente, vittima di un infarto prima di aver completato l'ultimo libro di una serie di successo, ne detta (o quasi) la trama a Jamie in modo che la madre porti a compimento l'opera. Il gioco si complica allorché Liz, la poliziotta, chiede l'aiuto del ragazzino per scoprire dove Therriault, un bombarolo morto suicida, abbia piazzato il suo ultimo ordigno. E' proprio Therriault a infrangere la consuetudine per cui i fantasmi svaniscono in fretta: lui, no. Comincia a perseguitare Jamie. Il quale deve fare i conti anche con Liz, che si rivela corrotta e vuol servirsi del ragazzo per mettere le mani su una partita di droga. Insomma, la serenità con cui il giovane Conklin guardava il mondo (dei vivi e dei morti) si infrange contro l'inevitabilità del male: crescere significa rendersene conto. La morte dello zio Harry, infine, permette a Jamie di porre al suo fantasma la domanda cruciale: chi è suo padre? La verità, scopre il ragazzo, costa cara. Un King forse minore, perché da premesse molto intriganti non si arriva a un finale in crescendo, come in "It", ma del resto il tono del romanzo è quasi (volutamente) minimalista: Jamie convive con il suo dono paranormale così come convive con sua madre, impegnata a risolvere i problemi di madre single con un figlio da mantenere, e i guai che derivano dal suo potere sono considerati da King alla stregua dei turbamenti e delle angosce che caratterizzano la crescita di un normale adolescente. Come se vedere comparire dovunque lo spettro di dinamitardo con la testa maciullata faccia parte delle ansie di qualunque adolescente, chiamato a farci i conti e affrontarle. Il che, probabilmente, è vero.

venerdì 3 settembre 2021

LADRI DI TEMPO




Dean R. Koontz
LADRI DI TEMPO
Urania (Mondadori)
1973, brossurato
150 pagine, 350 lire


Dopo aver letto nel 1985, su un numero speciale di “Urania”, il terrificante romanzo “Phantoms!", pubblicato negli USA nel 1983, mi sono ripromesso di tenere sempre d’occhio il suo autore, Dean R. Koontz, che mi parve subito un fuoriclasse. Così è stato, al punto che nei miei scaffali i libri del prolificissimo Koontz contendono il posto a quelli di Stephen King, un altro che ne sforna in continuazione, e al quale può essere accostato, premesso che King resta comunque il numero uno. “Phantoms!” ha dei punti in comune con il kinghiano “It”, scritto tre anni dopo. Ci sono somiglianze anche nelle biografie dei due autori, entrambi del Nord-Est americano, con alle spalle adolescenze difficili e problemi economici, entrambi con al fianco una grande moglie. Nel caso di Koontz, lei si chiama Gerda: il marito a un certo punto le propone un patto, quello di mantenerlo per cinque anni mentre lui, abbandonato l’insegnamento in una High School, prova a sfondare come scrittore. Se non ci fosse riuscito, avrebbe rinunciato al suo sogno, appunto quello di vivere scrivendo. Gerda accetta, e il sogno di Dean si avvera (al punto che lei ha finito per farle da agente e amministratrice). Il primo romanzo di Koontz (che ha usato anche parecchi pseudonimi), è il fantascientifico “Jumbo-10, il rinnegato”, datato 1968, pubblicato in Italia nel 1969, su “Urania”: dopo secoli di guerra interplanetaria tra i Romaghin e i Setussi, un “uomo tank” si ribella e si schiera dalla parte dei Muties, i mostri reietti senza patria. Date queste premesse, quando ho visto su una bancarella una copia di un altro “Urania”, il n° 620 del giugno 1973, “Ladri di tempo”, scritto sempre da Koontz, me ne sono subito impadronito, nonostante le cattive condizioni. Fruttero & Lucentini, i due curatori dell’epoca, avevano selezionato un romanzo del 1972, “Time Thieves”, che occupa però solo le prime ottanta pagine del libro (le successive settanta ospitano rubriche e un racconto di un altro autore, “Musica nello spazio”, del veterano Stephen Tall). Quindi si tratta di un romanzo breve, a meno che “Urania (cosa, purtroppo, possibilissima) non abbia effettuato dei tagli. “Ladro di tempo” ha comunque la struttura essenziale di un telefilm, di quelli della serie “Ai confini della realtà”, a cui senza dubbio si ispira. Solo due personaggi (almeno quelli umani), Pete Mullion e la moglie Della, e un mistero destinato a risolversi attraverso un percorso da brividi ma senza contorsioni. Il protagonista si ritrova nel garage di casa, a bordo della propria auto con il motore acceso, e si rende conto di non ricordare cosa gli è accaduto, non ha memoria della strada fatta per rientrare né da dove venisse. Quando la moglie lo vede, trasecola: Pete era scomparso da dodici giorni! Sottoposto a visite mediche, il marito risulta perfettamente sano. Lo si ritiene vittima fu amnesia, resta il mistero di dove sia stato, dove abbia dormito e mangiato. Mistero che si infittisce quando Pete si accorge di essere seguito da personaggi apparentemente umani ma che poi si rivelano robot e di aver acquisito la facoltà di leggere nella mente degli altri e poter loro trasmettere i propri pensieri. Spoiler: dietro tutti ci sono degli extraterrestri, di cui Pete ha scoperto lo sbarco sul nostro pianeta e che per cancellare dalla sua mente il ricordo dell’incontro ravvicinato hanno manipolato la sua mente. Il finale è aperto perché i nuovi poteri di cui Mullion si scopre dotato possono essere trasferiti ad altri uomini cambiando la storia dell’umanità. Vista la brevità e la, tutto sommato, essenzialità della trama, ma anche la semplicistica raffigurazione degli alieni (appunto da fantascienza da B-Movie o da telefilm anni Cinquanta e Sessanta), un romanzo davvero minore di Koontz.