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domenica 9 novembre 2025

DIABOLIK… SEMPRE PIU’ SOTTOSOPRA


 
 

 
Silvia Ziche
DIABOLIK… SEMPRE PIU’ SOTTOSOPRA
Feltrinelli
2025, brossurato
140 pagine, 20 euro

Spiegherò, più avanti, perché non ritengo “Diabolik… sempre più sottosopra” una parodia del Re del Terrore (una, cioè, delle tante) ma qualcosa di diverso e di più interessante. Tuttavia, prima di arrivare a questa conclusione (appena anticipata), bisognerà intenderci su che cosa sia una parodia e tracciare un breve excursus sulle principali “prese in giro” del criminale in calzamaglia, cominciando da una citazione di un autore di parodie illustri, quali “Nonita” (che mette alla berlina “Lolita”), vale a dire Umberto Eco, il quale si disse preoccupato quando si trattò di ristampare appunto il suo divertissement su Nabokov, contenuto in “Diario Minimo”, negli Oscar Mondadori. "Entrando il libro in una collana popolare di vasta diffusione - scriveva - potrebbe cadere nelle mani di chi non è capace di riconoscere a prima vista i modelli a cui le parodie si ispirano". Nel caso delle parodie di Diabolik, il problema non sussiste. Tale è la popolarità del personaggio delle sorelle Giussani, che basta far vedere un tale mascherato con addosso una tuta aderente nera, per far capire immediatamente quale sia il punto di riferimento. E poiché l'umorismo scatena tanta più ilarità quanto più è immediato, ecco spiegato il motivo per cui le parodie di Diabolik sono state tanto numerose nel corso degli anni. Sia ben chiaro: il fatto che in molti abbiano scherzato sul Re del Terrore non significa affatto che il character sia risibile. Significa solo che è estremamente popolare. Eco spiegava infatti: "Non sempre una parodia si esercita su un modello che considera negativo; sovente parodiare un testo significa anche rendergli omaggio". Questo è dunque lo spirito nel quale vanno intese le buffe controfigure di Diabolik inventate a ripetizione dagli Anni Sessanta a oggi, opera peraltro anche di autori di grandissimo livello.
Alla base di tutto c'era, ovviamente, il boom del fumetto nero iniziato con il Diabolik delle sorelle Giussani, proseguito dal Kriminal e dalla Satanik di Magnus & Bunker e ingigantito dalla proliferazione di testate come Sadik, Zakimort, Demoniak e chi più ne ha più ne metta: una vera e propria inflazione di "kappa" infilati da tutte le parti. Come tutti i fenomeni di costume, anche questo si prestò a far da bersaglio a una nutrita serie di parodie: così, proprio mentre sugli schermi cinematografici giungeva la trasposizione in celluloide di Diabolik per la regia di Mario Bava, al serio si contrapponeva il faceto e veniva immediatamente proposta un'altra pellicola, "Arriva Dorellik" in cui Johnny Dorelli scimmiottava in calzamaglia nera il criminale (e il film non faceva che seguire il successo di una serie di sketch televisivi scritti per Dorelli da Amurri e Jurgens in uno show del sabato sera). 
Anche nei fumetti i cattivi con la "kappa" cominciarono ben presto a essere oggetto di rifacimenti ilari e dissacranti: nelle avventure di Soldino il Reame di Bancarotta iniziò a essere teatro delle criminali imprese di Malvagik e Crudelia (chiaramente ispirati a Diabolik ed Eva Kant). In questo contesto si va dunque a inserire il diabolico Cattivik, che Bonvi non intendeva però solo come una parodia degli eroi neri allora in voga. "Volevo fare un personaggio per bambini che fosse 'cattivo' in maniera dichiarata - ha spiegato l'autore in una intervista - all'epoca il personaggio più 'cattivo' era il Lupo Pugaciov, il che è tutto dire". Nel 1968, “Tilt”, pubblicò l'avventura "Dentiera di sangue", con protagonista un certo Diabetik. Autori dei testi erano Alfredo Castelli (sempre lui) e Mario Gomboli, i disegni portavano la firma di Carlo Peroni. Nel 1969, perfino i Disney italiani presero spunto dal Re del Terrore per creare il personaggio di Paperinik, alter ego di Paperino. La prima storia, "Il diabolico vendicatore", scritta da Guido Martina e disegnata da Giovan Battista Carpi, comparve divisa in due puntate sui numeri 706 e 707 di Topolino. I riferimenti a Diabolik sono molteplici, e non solo limitati alla "kappa" finale nel nome: basti pensare che, rincorso dalla polizia, Paperinik usa alcuni trucchi  nascosti nella sua auto per seminare gli inseguitori. Sembra che alla base del personaggio ci sia stata un'idea di Elisa Penna, redattrice della testata. Martina costruì una storia divertente e intrigante in cui in una villa diroccata, Paperino scova il diario di Fantomius, ladro gentiluomo, e pensa di  imitarne le gesta. Del resto, il nome di "Fantomius" fa immediatamente pensare a Fantomas, ergo allo stesso Diabolik . In un paio di occasioni, negli anni Novanta Cattivik si è scontrato con un personaggio chiamato Diavolik, vale a dire con una puntuale parodia (disegnata con efficacia da Giorgio Sommacal) del suo stesso ispiratore. Autore dei testi delle due storie in questione, il sottoscritto. Ricordo che presentando a Silver la proposta del primo soggetto, mi sentii raccomandare: "Diabolik è l'ispiratore di Cattivik, e dobbiamo rendergli omaggio come si deve: bisogna che venga fuori una signora storia!". Sul risultato, come parte in causa, non mi pronuncio. Ma sul fatto che si trattasse di un omaggio frutto di un grande amore verso il Re del Terrore, non ci sono dubbi.  
Facciamola breve e arriviamo al 2013 quando, rifacendosi alla grafica e alle dimensioni del tradizionale tascabile di Diabolik, nel 2013 Leo Ortolani e la Panini proposero il Re dell’Errore, “Ratolik”, un esilarante “falso” del Re del Terrore intitolato “Trappola d’amore” in cui si gioca sull’equivoco rapporto fra Ratolik e la sua compagna Ada, abbreviazione di Adamo.  E nel 2019 la stessa Astorina distribuì in edicola “L’uomo che non sapeva ridere”, avventura dai toni ilari scritta da Tito Faraci e illustrata da Silvia Ziche, poi riproposta in libreria nel 2021 da Feltrinelli con il titolo “Diabolik sottosopra”. L’esperimento ebbe un successo tale da venire ripetuto: nel 2024 ecco arrivare nei chioschi  “Un posto tranquillo”, opera della stessa coppia di autori (peraltro rodata) che un anno dopo giunge in distribuzione libraria come “Diabolik… sempre più sottosopra”, vale a dire il volume a colori che vedete nella foto in apertura. Lo spunto è molto divertente: Diabolik e Ginko, decisi entrambi a prendersi una vacanza per liberarsi dalla reciproca ossessione, si ritrovano, all’insaputa l’uno dell’altro, nello stesso paesino di campagna isolato dal resto del mondo, dove peraltro vengono coinvolti in un caso decisamente misterioso. Vengo al dunque, riallacciandomi a quanto anticipato in apertura, e spiego perché non si tratta, sia nel caso del primo che del secondo racconto “sottosopra”, di vere e proprie parodie. 
Il punto è che Diabolik, Eva Kant e Ginko non sono controfigure di loro stessi. Il personaggio in calzamaglia non si chiama Diabetik, Dorellik, Malvagik, Cattivik, Paperinik, Diavolik o Ratolik, ma conserva il suo nome reale. I protagonisti delle due storie vengono presentati come i reali (nella realtà della finzione) Diabolik, Eva Kant e Ginko. Solo che vengono fatte vivere loro avventure divertenti, con mood da commedia, che però non contraddicono le caratteristiche di base dei character. Neppure i toni sopra le righe o sottosopra delle trame si scontrano del tutto con il livello di sospensione di incredibilità richiesto al lettore: credere che il Re del Terrore sia capace di mettere a segno i suoi crimini nei modi proposti dalle sorelle Giussani non è poi troppo più facile che credere alla vacanza di Diabolik e di Ginko nello stesso “posto tranquillo”. In più, la bravissima Silvia Ziche, dimostrando (o confermando) la sua versatilità, utilizza uno stile tutto sommato realistico, o perlomeno non da cartoon. Non fa la caricatura dei protagonisti ma cerca, a mio parere riuscendoci, di raffigurarli quanto più possibile in modo accostabile ai disegni della tradizione, pur staccandosene quanto basta a divertire i lettori. Oltre a “Un posto tranquillo” (120 tavole colorate da Manuela Nerolini, il cui cognome è divertente per una colorista quanto il mio per uno sceneggiatore umoristico) il volume Feltrinelli propone anche due altre storie brevi: “Sense off humor” (8 tavole scritte da Mario Gomboli) e “Non agitare prima dell’uso” (8 tavole scritte da Tito Faraci).



lunedì 27 ottobre 2025

ZONA PROIBITA

 

 

Francis Bergese
Le avventure di Buck Danny
ZONA PROIBITA
fumetto - Alessandro Editore
Prima edizione 1998
cartonato - 50 pagine 

La cosa più interessante di questo albo è la quarta di copertina. Lì, finalmente, comprare la cronologia francese di Buck Danny confrontata con quella italiana e si può avere il quadro della situazione nel 1998. Che era la seguente: in Francia, Buck Danny ha avuto quattro team creativi, pubblicati in Italia da due diversi editori, la Cenisio e Alessandro. I team, fino alla collana di Alessandro Editore, erano stati: Hubinon & Charlier per i primi quaranta albi (la serie è stata creata da loro due con Georges Troisfontaines),  Bergese & Charlier dal 41 al 44, Bergese & De Douhet per il 45 e il solo Bergese per il 46 e il 47. “Zone Interdite” è appunto il quarantasettesimo. Attualmente i volumi sono arrivati a quota cinquantasette (e gli autori nel frattempo sono ancora cambiati). Jean-Michel Charlier, già creatore con Giraud di Blueberry, è stato il più prolifico sceneggiatore della collana, fin dalla prima avventura “Les Japs attaquent”, del 1948, pubblicata su “Spirou”. Dopo la sua scomparsa, il disegnatore Bergese, subentrato già nel 1979 dopo la precedente morte di Victor Hubinon, si scrive i testi da solo. In Italia, la Cenisio ha pubblicato i primi quaranta albi, quelli appunto di Hubinon, in ordine sparso e lasciandone ben dieci inediti. Alessandro Pastore ha rilevato i diritti del personaggio dalla gestione grafica di Bergese. In tempi più recenti la Panini ha dato alle stampe i volumi cartonati della collana "Buck Danny L'integrale", poi passati all'Editoriale Cosmo.
Buck Danny è un pilota di caccia dell’aviazione statunitense, eroe di guerra del Pacifico (le prime storie, con i giapponesi, le Tigri Volanti e le Midway son appunto “d’epoca”). A rigor di logica oggi dovrebbe essere in pensione, ma invece è sempre giovane e pimpante e continua a guidare i più sofisticati aerei in dotazione alle portaerei americane, peraltro in compagnia di un altro ben conservato personaggio, Sonny Tuckson, un piccoletto dai capelli rossi e dalla battuta facile, chiaramente ispirato a Mickey Rooney. La storia di “Zone Interdite” vede i nostri piloti inviati in missione uno stato centroamericano chiamato Managua, il cui governo è ritenuto amico degli USA. Le autorità, in cambio di aiuti economici e militari, si sono impegnati a combattere il traffico di droga che parte appunto dalle foreste del paese; però la droga managuense aumenta e sembra che esista un aeroporto ben attrezzato, con tanto di Mig pronti al decollo, al servizio dei trafficanti. Il governo nega che l’installazione faccia parte dei presidi dei loro militari, si tratta di controllare se stia mentendo o se i baroni della droga hanno un aeroporto privato; però non si possono mettere a rischio i rapporti fra i due Paesi. Per cui,  approfittando di un corso di istruzione che Buck e Sonny sono chiamati a fornire ai piloti locali, i nostri dovranno trovare il modo di sorvolare la zona dell’aeroporto. La zona però è proibita al volo perché, spiegano i managuensi, è in mano alla guerriglia. Buck Danny sorvola l’aeroporto con un piccolo aereo da turismo, e scopre che una organizzazione di trafficanti sta cercando di controllare i governi di tutti i piccoli stati dove si produce la droga e ha infiltrati ai vertici di parecchi Paesi, tra cui il Managua. L’avventura si interrompe e rimanda a un seguito, intitolato “Tuoni sulla Cordigliera”. I disegni di Bergese sono chiari, puliti, in linea perfetta con la tradizione, le scene in cui si vedono gli aerei sono le più curate. Certo, negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta i ragazzini dovevano galvanizzarsi vedendo le scene con i velivoli militari in azione, oggi che i simulatori di volo sono in ogni computer il fascino è minore. Un po’ troppo tradizionali (senza violenza, senza sangue, senza sesso, senza pathos) le tavole scandite sulla rigida gabbia delle quattro strisce alla francese.


lunedì 8 aprile 2024

GLI ZII DI SICILIA

 

Leonardo Sciascia
GLI ZII DI SICILIA
Adelphi
1992, brossurato
250 pagine, 18 euro


Se si pensa a Leonardo Sciascia (1921-1989), è facile ricordarlo come l’autore de “Il giorno della civetta” o di “A ciascuno il suo”. Forse, grazie al film che ne è stato tratto, anche di “Todo modo”. Più difficile sentirlo rammentare per un altro, pur notevole, romanzo: “Il consiglio d’Egitto”. Tutte opere di cui abbiamo parlato di questo spazio. Ma, secondo me, il libro più bello dello scrittore di Racalmuto è “Gli zii di Sicilia”, pubblicato nel 1958 nei “Gettoni” diretti da Elio Vittorini (altro scrittore siciliano di cui ci siamo occupati) e poi riproposto di nuovo nel 1960 con l’aggiunta di un quarto racconto oltre ai tre presenti nella prima edizione, il fondamentale “L’antimonio”. Già, perché “Gli zii di Sicilia” è una antologia di quattro romanzi brevi (o racconti lunghi, sempre difficile da distinguere), uniti da alcuni tratti comuni. Innanzitutto, i protagonisti sono tutti siciliani; in secondo luogo l’ambientazione è storica e i personaggi si confrontano con avvenimenti epocali di grandi trasformazioni politiche e sociali; terzo punto, ci sono dibattiti e confronti ideologici (fascismo e antifascismo, comunismo e clericalismo, potere baronale e movimenti liberali) ma che mostrano le contraddizioni di ogni posizione; infine, c’è di mezzo la guerra, vista (da lontano o da vicino) con gli occhi degli ultimi, inquadrata dal livello del suolo. Leonardo Sciascia è già il narratore straordinario che in seguito avrebbe, più che dimostrato, confermato di essere: non una parola di più, non una di meno; un stile caratterizzato da un periodare pulito, elegante, misurato, attento ai dettagli ma solo a quelli essenziali, coinvolgente, ironico, sommesso.
Il primo racconto, “La zia d’America”, racconta dello sbarco americano in Sicilia nel 1943 con la voce di un ragazzino che vede prima fuggire i tedeschi, poi smantellare le insegne del regime dalla piazza del paese, quindi togliere i gagliardetti mussoliniani dal bavero delle giacche, ascoltando anche i mugugni e le recriminazioni dei nostalgici in risposta alle aspettative di aiuti economici e di libertà dei compaesani, fino alla comparsa delle prime pattuglie alleate. A guerra finita, arriva in visita la famiglia di una zia emigrata in America che ha fatto fortuna nel commercio, con un “storo”, ma che disprezza la povertà e le mosche dei parenti siciliani.
Il secondo racconto, "La morte di Stalin", narra di un convinto comunista cresciuto nel culto di Stalin, da lui considerato il migliore degli uomini e la speranza dell'Umanità, salvo poi vederne crollare il mito e venire costretto dai suoi stessi compagni di partito a convincersi dei crimini del leader, così da perdere ogni punto di riferimento.
Il terzo romanzo breve è “Il quarantotto”, inteso come 1848, l’anno in cui cominciarono a germinare in Italia i primi movimenti che avrebbero portato ai moti risorgimentali e all’impresa di Garibaldi. Anche in questo caso l’io narrante è un ragazzino, figlio di un cocchiere al servizio di un barone, che, cresciuto, si arruola fra le fila garibaldine e vede il nobiluomo cambiare casacca e, da fervente borbonico, trasformarsi in liberale.
Il più bello dei racconti è però il quarto “L’antimonio”, il ci titolo fa riferimento al nome dato dagli zolfatari siciliani al gas che provoca esplosioni nelle miniere di zolfo. Proprio dopo essere scampato a una di queste esplosioni, il minatore protagonista decide di arruolarsi volontario nella Guerra di Spagna (1936-1939): nulla o quasi sa del perché là si combatta, sa solo che combattendo si guadagna ciò che basta a mantenere la famiglia e se si muore, si muore sotto il sole e non in una galleria sottoterra. Una volta al fronte, però, le cose cominciano a farsi più chiare davanti ai suoi occhi. Un testo illuminante, un capolavoro.

giovedì 13 luglio 2023

ZAGOR INDEX ILLUSTRATO 301-400




Giampiero Belardinelli – Angelo Palumbo
ZAGOR INDEX ILLUSTRATO 301-400
Saggistica fumettistica - Paolo Ferriani Editore
Prima edizione 2005
Con una prefazione di Mauro Boselli
brossurato, 100 pagine


Il quarto volume della serie “Zagor Index”, pubblicata da Paolo Ferriani Editore,  prende in esame tutti gli albi della serie dello Spirito con la Scure compresi tra il numero 301 e il numero 400 (Zenith 352-451). Ogni volume prende in esame, con schede critiche riguardanti tutte le singole storie, un gruppo di cento albi dello Spirito con la Scure: per cui si è iniziato con lo “Zagor Index Illustrato 1-100” e si è giunti appunto allo “Zagor Index Illustrato 301-400”. Tutte le avventure del Re di Darkwood sono esaminate in maniera minuziosa: si comincia con un riassunto della trama, poi si passa a un commento che fa emergere pregi e difetti, quindi si conclude con interessanti note sulle curiosità di vario genere (fonti di ispirazione, biografie degli autori, rimandi ad altre storie e perfino piccoli errori sfuggiti a tutte le revisioni). Benché si tratti di un saggio critico, il testo è corredato da una gran quantità di immagini, spesso tratte dagli albi ma anche rimandanti a collegamenti multimediali “esterni” (locandine di film, foto di personaggi famosi, illustrazioni storiche o pittoriche). Per esempio, agli autori non è sfuggita la somiglianza tra il piccolo e Jackie Coogan, il celebre “monello” del film di Charlie Chaplin. A curare i testi sono gli esperti (e appassionati) Giampiero Belardinelli e Angelo Palumbo, che nella loro prefazione spiegano: “In questo quarto volume andiamo ad affrontare la fase editoriale che è unanimemente considerata il Rinascimento della testata dopo un periodo piuttosto buio. Gli anni Novanta, infatti, hanno visto l’arrivo di sceneggiatori che si sono impegnati a recuperare lo spirito avventuroso nolittiano e, con una singolare operazione in bilico tra nostalgia e innovazione, hanno saputo restituire smalto e vigore alla collana”. Sfogliando le cento pagine dell’Index, prima di metterlo accanto ai tre precedenti nello scaffale dove tengo i libri che consulto più frequentemente, io stesso ho ripercorso con curiosità e divertimento tutto il lungo itinerario di cento numeri molto importanti per la saga dello Spirito con la Scure (da “Testa di Morto” a “Il ponte dell’arcobaleno”) che hanno visto la serie arricchirsi non solo di nuovi autori ma anche di nuovo personaggi, da Mortimer a Nat Murdo, da Andrew Cain a Honest Joe (anch’esso presente nell’albo di questo mese), e perfino affascinanti figure femminile come Marie Laveau, Denise Lafitte e Gambit. La prefazione di Mauo Boselli è la ciliegina sula torta, mentre un affettuoso ricordo va all'editore Paolo Ferriani, scomparso all'età di settanta anni nel gennaio 2021,  persona squisita e grafic di eccezionale taleno (a lui si devono gli intarsi di testi e vignette che cartterizzano i suoi Index).
 

domenica 26 febbraio 2023

PEARL

 

 
 
 
Mauro Boselli
Laura Zuccheri
PEARL
Sergio Bonelli Editore
Cartonato – 2023
52 pagine, euro 9.90
 
Una vera perla, questo Tex “alla francese” (il sedicesimo cartonato della serie iniziata nel 2015 con il volume di Paolo Eleuteri Serpieri e proseguita ospitando grandi nomi del fumetto italiano e mondiale). “Pearl” del resto è il titolo scelto da Mauro Boselli, autore dei testi, per un racconto in cui in Aquila della Notte e il fido Kit Carson si vedono rubare la scena da un altro personaggio, Pearl Hart, una figura realmente esistita, di cui ci viene raccontata un arco di vita attraverso fugaci incontri con i due ranger che, in qualche modo, segnano il suo destino. Pearl Hart Taylor, quella vera, nacque nel villaggio canadese di Lindsay, in Ontario, nel 1871 e visse fino al 1955. Molti dettagli sulla sua avventurosa esistenza sono incerti e contraddittori, ma quel che si sa combacia spesso con quanto Boselli ci narra, lavorando di fantasia sul resto. La donna divenne famosa come rapinatrice di diligenze, dopo essersi trasferita in Arizona. Nella realtà, il primo colpo messo a segno avvenne il 30 maggio del 1899 (ai danni dei passeggeri di una diligenza che viaggiava tra Globe e Florence). Siamo un po’ oltre gli anni un cui convenzionalmente si collocano le avventure di Tex, ma che importa? Pearl è adorabile anche vestita da uomo e con i capelli corti, come ce la mostra la straordinaria Laura Zuccheri e come realmente compare nelle foto d’epoca (una delle quali sfruttata in copertina). Il suo primo complice si chiamava davvero Joe Boot, e sono storici molti altri particolari raccontati nel fumetto, come il fatto che restituisse un dollaro a tutti coloro che rapinava (non era una assassina, nonostante la sua abilità con la pistola, e tutto sommato rubava per necessità – ma di certo anche per il gusto di farlo). Reale anche il ruolo che ebbe Buffalo Bill nel destino della donna. Boselli e la Zuccheri ci consegnano una storia insolita, destinata a piacere anche al pubblico femminile, compreso quello più diffidente verso il western. Oltre a Laura Zuccheri, del resto, c’è un’altra donna citata nei credits: la brava colorista Annalisa Leoni.

domenica 27 novembre 2022

L'ALLEGRA VITA DELLA QUOTA ROSA

 

 


 

Silvia Ziche
L'ALLEGRA VITA DELLA QUOTA ROSA
Feltrinelli
brossurato, 2019
130 pagine, 16 euro

Intelligente, divertente, pungente come al solito, Silvia Ziche. Per non parlare del talento grafico. Ovvero, parliamone pure ma è sotto gli occhi di tutti, voglio dire. Però, questa volta, aggiungerei un aggettivo, sottovoce e fra parentesi: (disturbante). (Disturbante), intendo, dal mio punto di vista di maschio. Oddio, eccomi già a chiedermi se dire “maschio” sia sessista perché presuppone che ci siano delle “femmine” e non so se i due termini siano politicamente corretti. In ogni caso: “L’allegra vita delle quote rosa” è un gradevole manuale sul retaggio del patriarcato nella vita di tuti i giorni, che si rivela subdolo e invasivo più di quanto ci si aspetti o almeno, più di quanto mi aspetto io, che notoriamente ho le fette di prosciutto davanti agli occhi e mi illudo che certe cose non succedano più o non ho la percezione della gravità del problema. Ecco, Silvia Ziche solleva quelle fette nel migliore dei modi possibili, facendoci satira. Mette di fronte, per fare un solo esempio, alla verità della ingiusta scelta che molte donne sono costrette a fare fra la carriera e la maternità (mentre non c’è nessun ostacolo fra la carriera e la paternità). Gli esempi potrebbero continuare, e conforta (un pochino) constatare come la stessa Lucrezia, protagonista buffa e complessata, di fronte ai problemi dei rapporti con gli uomini si trovi in imbarazzo e veda sgretolare (al pari di certi noi maschietti, se “maschietti” si può dire) certezze e convinzioni. Insomma è un momento difficile nelle relazioni fra i due sessi, un punto di passaggio epocale, e Silvia Ziche lo racconta facendoci sorridere amaramente. Alla fine viene proposta una lista di “buoni proposito” per gli uomini di buona volontà. Si comincia con “Leggere più libri di scrittrici e saggiste”: confesso di non essermi mai posto il problema. Ho letto Agatha Christie, Isabel Allende o Elsa Morante perché interessato (interessatissimo) a ciò che scrivevano, mai per stando attento al fatto che fra le mie letture ci dovessero essere quote rosa. “Reagire alle battute sessiste, invece di ridacchiare”: non lo so, si ride di ciò che fa ridere. Se a me dicono che gli uomini hanno un solo neurone o pensano solo al calcio, sorrido senza ritenerlo sessista. Dire che le donna tengono il muso e non si sa perché, viceversa, non è uno scherzo accettabile? Ho sempre ritenuto che ci sia del bello nella libertà di potersi prendere in giro a vicenda. “Interessarsi al lavoro delle scienziate”: io leggo le “Scienze” e mi interesso di tutte le ricerche condotte da staff di uomini e donne, indifferentemente. Immagino che il buon proposito sia riferito a chi abbia dei pregiudizi, ma mi risulta difficile immaginare che persone di normale intelligenza possa averne fino al punto da non ritenere una donna capace di fare la scienziata, l’astronauta, la dottoressa. Insomma, ecco perché leggere “L’allegra vita delle quote rosa” è, oltre che divertente, stimolante: ci fa porre delle domande. Resto con un dubbio: se invito Silvia Ziche a cena, ammesso che accetti, si offende se mi offro di pagare io?

domenica 4 settembre 2022

IL DESTINO DI HELLINGEN

 
 
 

 
 
 
Moreno Burattini
Gianni Sedioli
Marco Verni
IL DESTINO DI HELLINGEN
brossurato, 2022
304 pagine, 15 euro


Gli albi della Collana Zenith raccolti in questo volume uscirono originariamente nelle edicole italiane tra il luglio e il settembre del 2019 (Zagor nn° 648-650). Pur divisa in tre puntate, si tratta di un’unica vicenda che si ricollega direttamente a quanto rimasto in sospeso al termine del precedente scontro tra l’eroe di Darkwood e il suo più pericoloso avversario, il professor Hellingen, risalente al 2015 (Zagor nn° 602-605). Quindi, l’avventura che state per leggere in questo volume, il settimo della serie, prosegue il racconto contenuto nel sesto (“Il giorno dell’invasione”) il quale, come si sarà accorto chi lo ha letto, lasciava appunto intendere che ci sarebbe stato un seguito, non risolvendo del tutto la situazione. Sesto e settimo volume raccontano dunque una sorta di lunga saga concepita per riportare Hellingen nelle esatte condizioni delle prime avventure sceneggiate da Sergio Bonelli. Restituirlo cioè alla dimensione di scienziato pazzo, senza addentellati magici e orrorifici, senza sortilegi, senza demoni e perfino senza extraterrestri. Tutto ciò, naturalmente, cercando di non contraddire quanto raccontato da Tiziano Sclavi e Mauro Boselli quando si sono confrontati da par loro con il mad doctor nolittiano, proponendone versioni autoriali assai diverse da quella delle origini, come non abbiamo mancato di far notare nelle introduzioni del quarto e del quinto volume della nostra collana. "Il destino di Hellingen" è il settimo e per il momento ultimo volume della collana da libreria dedicata alla lotta fra Zagor e il mad doctor che è il suo più irriducibie nemico. Giunti in fondo alla lettura di questo volume, capirete che ci sono i presupposti perché la saga continui. Del resto, Hellingen ha già fatto ritorno come avversario di Dylan Dog e Martin Mystère nello speciale che propone il terzo team up fra i due, intitolato “L’abisso del male”, datato 2018, scritto da Carlo Recagno e Alfredo Castelli e illustrato da Giovanni Freghieri. La sua figura è anche presente nella storia in cui Zagor incontra Flash, il velocista della DC Comics, uscita nel 2022 e intitolata “La scure e il fulmine” (sceneggiata da Giovanni Masi e Mauro Uzzeo e affidata ai disegni di Davide Gianfelice). Evidentemente, ci sono altre vicende che attendono di essere raccontate. Per il momento, però, il nostro percorso finisce qui. Ma, come si sa, il futuro è un’ipotesi e sicuramente ci riserverà nuove sorprese.Si diceva dell’intento dello sceneggiatore (il sottoscritto) di riportare Hellingen alla sua dimensione originaria, quella di mad doctor, senza più contaminazioni con la magia. Va tuttavia segnalato come sia stato lo stesso creatore del personaggio, Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) a inserire l’elemento fantastico nella saga dello scienziato pazzo. L’ultima storia di Zagor da lui sceneggiata (ultima con Hellingen, ma anche quella che segna la fine del suo apporto come scrittore alla saga dello Spirito con la Scure – sarebbe poi rimasto comunque immutato il suo fondamentale ruolo di editore) si intitola proprio “Magia senza tempo”, e il titolo non inganna: il racconto contiene proprio elementi magici. Gli Akkroniani vengono sconfitti da armi inventate appartenute a un antico eroe rosso entrato in contatto con una divinità, Kiki Manito. Quindi, in realtà, l’utilizzo della magia operato da Mauro Boselli segue, amplificandone i risultati e portandoli alle estreme conseguenze, una scelta già operata da Sergio Bonelli. Riprendendo in mano un racconto in cui Hellingen è prigioniero in una dimensione parallela di un demone, dovevo per forza far ricorso ugualmente ad elementi magici, anche se con lo scopo di toglierli di mezzo. Quindi nessuna meraviglia nel ritrovare il Wendigo e il suo castello sul monte Naatani in una storia che si propone il ritorno alle origini.

mercoledì 5 gennaio 2022

ZAGOR MONSTERS


Massimo Capalbo
ZAGOR MONSTERS
Zagorianità
brossurato, 2021
380 pagine


Davvero "monster" in volume che raccoglie (e aggiorna) le puntate della rubrica "Zagor Monsters" pubblicato da Massimo Capalbo sul blog "Dime Web"! I curatori della rivista "Zagorianità" ne hanno fatto un tomo enciclopedico su carta, che si fregia di una copertina di Alessandro Chiarolla, distribuito soltanto per corrispondenza (bisogna scrivere a questo indirizzo email: zagorianit@libero.it). 
Dalla A di "Afanc" (mostri acquatici della mitologia celtica che compaiono nella storia di Boselli-Torricelli sull'Isola delle Ombre) alla Z di "Zombi" (visti in varie versioni nelle avventure dello Spirito con la Scure), i mostri zagoriani ci sono tutti, e vengono analizzati in modo esaustivo, cerosino fino alla minuzia. "Quella di Zagor è la serie bonelliana classica dove la componente fantastica ha avuto e ha tuttora il maggior peso", scrive Capalbo nella sua prefazione. E più avanti: "Data l'abbondaza nella saga di personaggi, creature e luoghi fantastici, abbiamo deciso in quest'opera di occuparci solo - si fa per dire - di una specifica categoria, quella dei mostri".
Non va dimenticato che la parola "mostro" deriva dal latino monstrum, che significa "portento", "prodigio": perciò i mostri sono affascinanti fin dalla loro etimologia.
Colpiscono non soltanto il numero e la varietà delle creature mostruose incontrate dal Re di Darkwood in sessanta anni di avventire, ma anche la complessità delle trame di cui sono protagoniste, la ricchezza delle fonti, la documentazione che (non sempre, ma spesso) c'è dietro. Sfogliare il dizionario di Capalbo, riccamente illustrato, fa venire voglia di rileggere le storie di cui si parla, alcune troppo frettolosamente archiviate nella memoria.

lunedì 5 luglio 2021

QUEI DUE: PIU' VICINI

 

 


 

Tito Faraci
Silvia Ziche
QUEI DUE: PIU' VICINI
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 221
74 pagine, 16 euro


Quarto e ultimo (anche se verrebbe da chiedersi se lo sia davvero, l'ultimo) della sit-com a fumetti di Tito Faraci e Silvia Ziche, "Quei due". Delle tre precedenti puntate abbiamo già parlato. La mia recensione del primo volume la trovaste cliccando qua:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Per quella del secondo volume, "Un dolorino qui", il link invece è questo:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Del terzo episodio, "Un buon partito", ne parlo invece in quest'altro articolo:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/.../quei-due...

Nella sua postfazione, Tito Faraci parla di un "episodio che conclude (per ora) la serie", lasciando intendere come chissà, ci potrebbe persino essere un seguito. Lo sceneggiatore usa l'aggettivo "spiazzante" per definire questo finale parziale, dato che i lettori sono chiamati a rivedere, almeno in parte, i propri giudizi sui personaggi. In effetti è vero: come dichiarato già dalla copertina, Marco sembra redimersi (ha un'aureola in testa) e Marta invece viene mostrata con un'espressione luciferina. In realtà, il caratterino di Marta a me sembrava sulfureo anche prima e al ravvedimento di Marco, a parer mio, non crede nessuno. 
Un esame clinico convince infatti il lui di quei due di avere poco da vivere (lo si sapeva terrorizzato dai medici) e ciò lo spinge a riflettere sui propri errori. Marta, da canto suo, viene spinta dalle amiche a mettere in dubbio le sue certezze di essere indubitabilmente quella dalla parte della ragione nella fine del suo matrimonio. Faraci rinuncia, in questo che è il volume con il minor tasso umoristico della serie, a sviluppare gli aspetti da commedia e preferisce approfondire la psicologia dei due protagonisti. I quali si riavvicinano, come dice il titolo, anche se non c'è l'happy end della riconciliazione, e meno male. Singolare anche l'evoluzione del personaggio di Baldo Comini, il politico che tutti adorano ma che nessuno vota: alla fine, se lo slogan del sui neonato partito è che "tanti gattini tristi, uniti, possono cambiare il mondo", vabbè, tanti applausi ma poi i voti vanno a quelli più pragmatici. Chissà se Marta continuerà a sperare di rifarsi una vita con lui, e se Marco troverà una nuova fiamma (gli indizi ci sono) che gli faccia rimettere la testa a posto. I personaggi della sit-com ci sono tutti (principali e secondari), ben caratterizzati graficamente dalla bravissima Ziche, lo spazio per una seconda stagione c'è tutto

domenica 11 aprile 2021

QUEI DUE: UN BUON PARTITO

 
 

Tito Faraci

Silvia Ziche
QUEI DUE: UN BUON PARTITO
Sergio Bonelli Editore
2020, cartonato
74 pagine, 16 euro


Non c'è due senza tre, anche per una serie intitolata, in attesa del quarto volume che verrà da sé, anche se il titolo della serie è "Quei due". Delle precedenti uscite abbiamo già parlato, in questo spazio, e valgono le cose già dette. Le potete leggere o rileggere qui:

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Torna dunque il teatrino dei personaggi mossi da Tito Faraci e da Silvia Ziche sullo sfondo dei Navigli, con la coppia in crisi (anzi, già definitivamente scoppiata) composta da Marco e Marta, proprietari di un ristorante chiamato "Da Marto". Animale da bar, donnaiolo, immaturo e fifone nei confronti delle malattie (con l'unico pregio di essere un collezionista di fumetti) lui, frantuma-maroni e spietata nei confronti dell'ex che ancora le ingombra la casa con la propria roba, lei. Attorno a loro, un gruppo di amici, fra cui Carlo e Valeria, altra coppia in crisi (qui le simpatie vanno a lui, tanto è stronza lei). Alla ribalta giungono adesso Anna, la dottoressa che cura Marco dal un certo dolorino lì, e Baldo Comini, uomo politico di bell'aspetto, dalle idee illuminate ammirato da tutti ma che nessuno vota. In quest'ultimo, per chi conosca le simpatie e le amicizie di Faraci, è facile riconoscere Pippo Civati. Pare che nasca del tenero fra Comini e Marta, e del resto anch'io su Marta ci farei un pensierino, nonostante il caratteraccio. Assisteremo nel quarto volume alla formazione delle nuove coppie Anna/Marco (in onore di Lucio Dalla) e Marta/Baldo? Ai posteri l'ardua sentenza.