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venerdì 15 marzo 2019

RENZO, LUCIA E IO






Marcello Fois
RENZO, LUCIA E IO
add editore
2018, brossurato
140 pagine, 13 euro


"Perché, per me, I Promessi Sposi sono un romanzo meraviglioso". Questo il sottotitolo scelto da Marcello Fois (Nuoro, 1960) per il suo brillante e godibilissimo saggio. Un sottotitolo che potrebbe meravigliare i tanti studenti (ed ex-studenti) con il dente avvelenato contro Alessandro Manzoni per l'obbligo scolastico della lettura del suo capolavoro. Sarà che a me "I Promessi Sposi" è piaciuto anche ai tempi del Liceo, ma sono d'accordo con Fois: romanzo meraviglioso. Leggendo le pagine dello scrittore sardo si trovano mille motivi per apprezzare il racconto manzoniano. Fois aggiunge note autobiografiche a quelle critico-letterarie, dimostrando come certe letture abbiano influenza e riscontro nelle vite di ognuno di noi. Punto di partenza della disamina è il preciso intento di Manzoni di creare, mettendola a disposizione di tutti attraverso lo strumento del romanzo, una lingua condivisa. Poi vengono passate in esame, con acutezza, le caratteristiche dei vari personaggi di cui si scopre, o si riscopre, la modernità. Infine, è interessante la sinossi con le frasi manzoniane tratte da "I Promessi Sposi" entrate nel linguaggio comune, da "questo matrimonio non s'ha da fare" a "e la sventurata rispose". Colpisce chi ama i fumetti che anche l'esclamazione texiana "Tizzone d'inferno" derivi dal Manzoni.

sabato 28 luglio 2018

IL LUNGO VIAGGIO DI VITTORINI


Raffaele Crovi
IL LUNGO VIAGGIO DI VITTORINI
Biografia – Marsilio
Collana Gli Specchi
Prima edizione 1998
brossurato - 484 pagine -  lire 32.000

Si legge come un romanzo, benché sia una “biografia critica” molto rigorosa e nonostante i temi trattati non siano acqua fresca: letteratura, cultura, politica, società, storia. Merito della penna di Raffaele Crovi, che conobbe Vittorini in gioventù e fu suo assistente negli ultimi giorni del maestro. E se c’è un difetto del libro, è proprio quello di non dare abbastanza spazio ai rapporti fra Crovi e Vittorini, come se per pudore l’autore della biografia non abbia voluto descriverli meglio, limitandosi ad accennarvi. La figura di Elio Vittorini è senza dubbio importantissima e la sua vita, o meglio, il suo “lungo viaggio” è costellato di tappe davvero importanti, degne di nota, piene di ammaestramenti in nuce. L’amicizia con Malaparte, la collaborazione con riviste fasciste, poi il passaggio sul fronte comunista dopo lo scoppiare della Guerra di Spagna, la vita clandestina durante la Resistenza, il periodo del dopoguerra con la creazione del Politecnico e la rottura con Togliatti che voleva manovrare la rivista e pretendeva di omologare tutti gli intellettuali (Vittorini si sottrasse), quindi la direzione di varie collane di libri, di riviste (una su tutte, il "Politecnico") e l’attività da talent-scout. Il tutto intessuto con la scrittura di romanzi e racconti (il suo capolavoro, secondo me, è "Conversazione in Sicilia")  con tanti progetti realizzati quanti quelli abortiti, ma anche quelli realizzati pieni di riscritture e ripensamenti; e poi la vita privata, le vacanze al mare, la prima moglie, poi il divorzio, la seconda moglie, i vari figli, la morte drammatica del primogenito; e anche le difficoltà economiche, la ricerca delle collaborazioni negli anni precedenti la Guerra. E gli amici, i rapporti epistolari con intellettuali italiani e stranieri. Un intellettuale vero, uno di cui si sente la mancanza. Quante cose da dire, da ricostruire, da scrivere. Raffaele Crovi lo fa con grande abilità di narratore: il biografo che tutti vorremmo avere, perché per incuriosire non ricorre ai pettegolezzi. Anche di lui si sente la mancanza.


venerdì 31 marzo 2017

MANUALE DI LETTURA CREATIVA



MANUALE DI LETTURA CREATIVA 
di Marcello Fois
Einaudi
2016, brossurato
170 pagine, 14 euro

Bello a partire dal titolo. Ci sono fin troppi corsi di scrittura creativa, quando per imparare a scrivere si deve cominciare imparando a leggere. Alle lezioni di Marcello Fois (Nuoro, 1960, finalista dei Premi Campiello e Strega) avrei volentieri assistito dal vivo, se ci fosse stato un ciclo di conferenze non troppo distanze da casa mia; forse l'unico difetto di questa raccolta di saggi è appunto quella di non essere organica ma di assomigliare a dialoghi con il pubblico per introdurlo o farlo interessare agli argomenti trattati, saltando qua e là senza la pretesa di un vero e proprio corso esaustivo. In realtà, la raccolta organica alla fine lo è perché si parla sempre e comunque di scrittori e delle loro opere, però in ordine sparso dato che si tratta in gran parte di testi pubblicati altrove e poi radunati con i necessari aggiustamenti. Così, dopo una introduzione che fa da manifesto programmatico (l'incipit è "Io sono un lettore compulsivo"), si passa a parlare, in capitoli brevi ma significativi, delle idee (condivisibili) dell'autore sulla lettura e sulla scrittura (non esiste "buona scrittura" senza una "buona storia", e viceversa - ma anche "essere comoplicati è facilissimo, essere semplici è difficilissimo") e sulla critica ("in generale chi giudica lo stato di salute della letteratura italiana attuale non legge abbastanza"). Fois ritiene che la letteratura dovrebbe riprendersi il diritto (che Kafka, Lovecraft e Poe si erano guadagnati) di generare inquietudine. "Siamo noi un'Arcadia?" si chiedeva De Sanctis, e si rispondeva: "No, la Scuola è vita". La letteratura deve essere vita inquieta. Quindi si esamina il giallo, come genere, e quello italiano in particolare, ritrovandone le origini ne "Il cappello del prete" di Emilio De Marchi (1888) e ne "La mano tagliata" di Matilde Serao (1912). A seguire, ed è qui che il libro di Fois scende dall'universale al particolare iniziando a trattare singoli autori in ordine sparso, elzeviri, recensioni, introduzioni e brevi commenti su Attilio Veraldi, Fred Vargas, Giancarlo De Cataldo, Edgar Allan Poe, Mario Rigoni Stern, Manuel Vasquez Montalban, Edmondo De Amicis e, in ossequio alle proprie origini, tanti (e interessanti) scrittori sardi, da Grazia Deledda a Gavino Ledda.

venerdì 17 marzo 2017

GEORGES SIMENON, L'INDAGINE DEL VUOTO



GEORGES SIMENON 
L'INDAGINE DEL VUOTO
a cura di Marco Vichi
Edizioni Clichy
2016, brossurato
112 pagine, ero 7.90

Premesso che l'argomento è interessante, che Simenon è uno dei miei autori preferiti, che Marco Vichi è scrittore intelligente e gradevole e che la lettura è agile, non riesco a considerare questo opuscolo nient'altro che uno stuzzichino in attesa di un pasto da cercare altrove. Infatti, non si tratta di una biografia del grande narratore belga (nato a Liegi nel 1903 e trasferitosi poi in Francia appena ventenne). Non si tratta neppure di un saggio sulla sua opera e men che mai di un compendio che renda conto della sterminata bibliografia di e su di lui (c'è, a onor del vero, una "bibliografia essenziale" di una quindicina di facciate). Di che si tratta, allora? Una decina di pagine scandite da una divisione per anni forniscono i tratti biografici essenziali; poi, un articolo di venti pagine di Marco Vichi parla essenzialmente della scoperta di Simenon da parte del giallista toscano, ed è quindi più autobiografico che di analisi esaustiva sul maestro francofono (riguardo al quale si sottolinea giustamente come non ci sia da ricordare solo Maigret, essendo decine e decine i romanzi "altri", la cui cifra stilistica è sempre quella dell'indagine psicologica coinvolgente ed efficace di personaggi descritti in modo affascinante). Quindi, seguono alcuni incipit tratti dalle opere di Simenon, tra cui quello straziante di "Memorie intime" dedicato alla figlia Marie-Jo morta suicida. La "bibliografia essenziale" è davvero essenziale, per quanto utile, ma per approfondire bisogna rivolgersi altrove. Diciamo che si tratta di una breve introduzione a una più lunga introduzione a Simenon, che forse Vichi potrebbe convincersi a scrivere.