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mercoledì 16 agosto 2023

L’AVVOCATA DELLE VERTIGINI


 

Piero Meldini
L’AVVOCATA DELLE VERTIGINI
Adelphi
1994, brossurato
128 pagine, 20.000


Un giallo decisamente insolito, questo in cui mi sono imbattuto per caso pescandolo in una bacheca di book crossing. Si tratta del romanzo di esordio in campo narrativo, di Pietro Meldini, riminese (classe 1941), saggista e psicanalista ma anche esperto di iconografia, che con “L’avvocata delle vertigini” vinse il Premio Bagutta come miglior opera prima. In seguito avrebbe scritto altri cinque romanzi (molto più nutriti l’elenco dei suoi saggi, di vario argomenti, partendo da una disamina dei rapporti tra Mussolini e Freud fino a un trattato sulla cucina romagnola). Perché ho cominciato dicendo che si tratta di un giallo decisamente insolito? Perché il protagonista, Vincenzo Dominici, è un agiografo da anni impegnato nella ricerca di documenti riguardanti una (inesistente, nella realtà) Beata Isabetta, protettrice di coloro che soffrono di vertigini, con lo scopo di scriverne una biografia. Le fonti sono, purtroppo per lui, piuttosto rare. Un giorno, però, l’archivista di una biblioteca gli fornisce un testo cinquecentesco, fino a quel momento sconosciuto, da lui trovato nascosto in una miscellanea, con una nota vergata a mano a mo’ di titolo che dice: “Vite Beate Issabecte”. Solo che il documento è illeggibile, perché scritto in codice. La decifrazione del testo finisce per rivelarsi sconvolgente per lo studioso: si tratta di un elenco di profezie riguardati chi lo tradurrà, che culminano con la morte di una donna innocente. Dominici stenta a crederci, ma una per una le profezie si avverano tutte, compresa quella riguardante la vittima senza colpa. Un monsignore bibliofilo, Berlinghieri, e il vescovo del luogo cercano di aiutare il giudice Bosio incaricato delle indagini, mentre l’agiografo pare caduto nel vortice della follia. Ciò che appare incredibile è che la profezia scritta in codice risulta davvero, senza dubbio alcuno, risalente al Cinquecento, e realmente descrive fatti piuttosto insoliti destinati ad accadere secoli dopo. La spiegazione congegnata da Meldini è intrigante e convincente, e vale il tempo speso per arrivarci. La contaminazione fra il giallo, l’arte e i misteri del passato risolti nel presente fa venire in mente “La tavola fiamminga” di Arturo Perez Reverte, che resta però diversi gradini superiore.



sabato 23 gennaio 2021

SANTO SUBITO - INFERNO E PARADISO

 
 

 
Daniele Caluri
Emiliano Pagani
SANTO SUBITO - INFERNO E PARADISO
Feltrinelli
brossurato, 2019
130 pagine, 16 euro


Pubblicando un episodio inedito di Don Zauker di 120 pagine, "Ego Te Dissolvo", la collana Feltrinelli Comics ha anche ristampato (due a due) gli altri quattro episodi più brevi. Storie di 46 tavole ciascuno, uscite in precedenza in volumi prodotti in proprio da Caluri e Pagani dopo la loro uscita dal "Vernacoliere", rivista sulle cui pagine il personaggio, nel 2003, era stato tenuto a battesimo (mi si perdoni l'espressione sicuramente fuori luogo, ma è una spiritosaggine in linea con il fumetto) . Sul "Vernacoliere" i due autori pubblicavano puntate autoconclusive di due tavole alla volta, di cui Feltrinelli pure potrebbe occuparsi, recuperandole (è un mio auspicio, non una anticipazione). Uno dei due volumi che hanno ristampato le quattro storie da 46 tavole, è appunto questo, e gli episodi si chiamano "Santo subito" e "Inferno e paradiso" (gli altri due sono "Habemus papam" e "Venga il tuo Regno").
Di Don Zauker, delle sue caratteristiche, della sua genesi, dei suoi autori, abbiamo già parlato in questo spazio.  Potete trovare quanto ho scritto cliccando su questi link: 
https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/01/ego-te-dissolvo.html
http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/08/habemus-papam-venga-il-tuo-regno.html
Tra tutti gli episodi del (falso) esorcista kazako, i due racconti in questo volume sono i meno umoristici, nel senso che prevalgono sangue, orrore e violenza, soprattutto nel secondo, ispirato dalla storia vera di un sacerdote africano, Athanase Seromba, protetto dal Vaticano e dal governo italiano nonostante i gravi crimini, che avrebbe commesso in Africa durante gli scontri tra Hutu e Tutsi, di cui era accusato. "In inferno e paradiso" c'è poco da ridere, nonostante l'humour nero non manchi. Più sarcastico e satirico, anticlericale come non mai, è "Santo subito", in cui si parla, benché non lo si nomini mai, anche di Padre Pio, e delle indagini chieste da papa Giovanni XXIII per verificare se ci fosse alcunché di miracoloso nell'operato del frate di Pietrelcina. Proprio il ritrovamento di alcune lettere riguardanti il caso convince Don Zauker a rubare una tonaca e a cominciare a fingersi un prete in grado di operare miracoli, così da poter campare sul commercio di discutibili reliquie, sulle spalle dei creduloni (c'è dunque un altro tassello nella ricostruzione del kazako). In ambedue gli episodi, Pagani sceglie di rimbalzare continuamente la narrazione tra passato e presente, rendendo complicato, in tanto saltabeccare, il riuscire a raccapezzarci. Intendiamoci: eccesso di autorialità, non è in dubbio il suo talento. Caluri si conferma mostruosamente bravo.

martedì 26 dicembre 2017

I MIRACOLI DI PADREPIO




Federico Sardelli
I MIRACOLI DI PADREPIO
Mario Cardinali Editore
2002, brossurato
100 pagine, 10 euro

Partiamo dal presupposto che Federico Sardelli è un genio. Detto a ragion veduta, considerando che si tratta sia di un grande direttore d'orchestra specializzato in musica barocca (è uno dei massimi esperti di Vivaldi), sia di uno dei massimi autori de "Il Vernacoliere", celebre e irrispettosa rivista satirica livornese. "I miracoli di Padrepio" (scritto tutt'attaccato) fanno parte di questa secondo aspetto della sua personalità, e dimostrano il suo talento comico quale scrittore di testi comici quanto disegnatore umoristico. Di Sardelli abbiamo già parlato più volte recensendo altri libri pubblicati da Mario Cardinali (lo storico, appunto, direttore del "Vernacoliere"), ma anche commentando il romanzo "Il caso Vivaldi" edito da Sellerio. Fra i libri comici dell'autore ci sono l'esilarante parodia di Cuore, la raccolta delle sue "proesie", i falsi giornali della "Rassegna StaNpa", l'irresistibile carrellata de "Le più belle cartoline del mondo" ma anche questa antologia delle cronache dei miracoli di Padre Pio già apparse su rivista. Le cronache, tutte rigorosamente false (del resto l'autore considera falsi anche i miracoli considerati veri, dunque per lui, giustamente, non c'è molta differenza), sono raccontate in un dialetto toscano/campano/pugliese non ben identificabile (ma molto buffo), costruito, si direbbe, a imitazione del modo di parlare di Padre Pio o dei suoi confratelli d'una volta. Ne è esempio il sottotitolo, dove parlando dei miracoli si avverte "Che avventeremmo veramente, potesse stiantare chi non cui crede, Ame". Foto e disegni esemplificano il tipo di interventi miracolosi, come il prodigio per cui il povero Bulbesio Lupi che rimase schiacciato da un TIR non morì ma rimase soltanto con le gambe triturate, o quello grazie al quale un uomo che andava dal barbiere e stava per pestare una cacca venne avvisato per tempo da una apparizione e non la pestò. Una postfazione dello stesso Sardelli propone (in modo serio ma piuttosto critico nei confronti del santo) alcuni cenni storico-biografici di Francesco Forgione (appunto San Pio). Ovviamente un libro del genere può far accapponare la pelle ai devoti del Padre in questione, ma nello spirito trasgressivo e anticlericale del "Vernacoliere", che si rifà alla satira di storiche riviste come "L'asino" e a una tradizione di goliardia e di fiera mancanza di rispetto, è uso anche scherzare con i santi. Chi apprezza legga (e si divertirà), chi non apprezza non legga (e non si arrabbierà).

domenica 11 dicembre 2016

LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA





LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA
TEORIA E PRATICA DI MADRE TERESA
di Christopher Hitchens 

Minimun Fax

II edizione riveduta e ampliata
2003, brossura
134 pagine, 8,50 euro


Spero di riuscire a parlare di questo libro senza scatenare travasi di bile soltanto nell'accennare all'argomento, e assicuro che lo farò senza sposare la tesi dell'autore, ma soltanto per illustrarla, per far sapere che esiste, poi ognuno giudicherà da sé. Io, personalmente, dubito delle "icone" così come dubito di Hitchens, per cui non ho problemi ad affiancare al "santino" ufficiale di Madre Teresa il parere opposto di un testimone che l'ha conosciuta di persona e che, soprattutto, ne ha studiato il "fenomeno" (un parere espresso, va detto, in modo mai sguaiato o volgare e sempre sorretto quanto meno da un ragionamento logico e lineare, anche se non sempre esercitato su circostanze davvero clamorose). Questa premessa va fatta, dato che qualcuno ha reagito commentando così: "Se esiste un inferno, Hitchens ci andrà per questo libro. E anche i suoi editori". Peraltro, trovo più grave la seconda delle due maledizioni (anche se chi crede all'inferno dovrebbe sapere che è soltanto Dio a decidere chi ci debba finire e non ci si può arrogare il diritto di stabilirlo in vece sua). Di Hitchens sono celebri il saggio "Dio non è grande" e il libro "Processo a Dio", scritto con Tony Blair: il celebre giornalista e polemista inglese sé è comunque scomparso (per cui il suo destino oltretombale, qualunque sia stato, si è già compiuto). Va anche detto, preliminarmente, che Hitchens ha esercitato la sua vena iconoclasta anche con un libro su Lady Diana e dunque non sia nuovo nella pratica di mettere in crisi i ritratti preconfezionati delle icone venerate praticamente da tutti. Prima di leggere "La posizione della missionaria", non avrei mai creduto che si potesse scrivere qualcosa del genere su un personaggio come Madre Teresa, da tutti portato in palmo di mano (in effetti, un po' troppo portato e un po' troppo da tutti). E appunto per questo ho comprato il libro e l'ho letto nel giro di poche ore, per cercare di capire che cosa potesse contenere. 


Devo dire che, in realtà, il fatto che perfino sull'operato di Madre Teresa si possano esprimere delle riserve, mi sembra scontato già che non sono propenso ai tabù. Nel libro-intervista a Paolo Villaggio "Non mi fido dei santi",  il comico genovese ricorda un suo soggiorno in Algeria per le riprese di "Brancaleone", e dice: "Nella località dove era stato allestito il set, un giorno incontro una signora belga che stava attraversando il deserto in pullman. Era stata l'assistente di Albert Schweitzer, quel medico che fece il famoso ospedale a Lambarenè, in Gabon. Io, incuriosito da questo personaggio molto famoso le chiedo: 'Com'era lui?'. Risposta: 'Non lo dica in giro, ma Schweitzer era cattivissimo'. Ma ne racconto un'altra. Vado a Calcutta con mia moglie. Il console onorario italiano ci porta, su mia richiesta, a vedere l'ospedale di Madre Teresa. Durante questa visita, dove tutto è ordinato e pulito, chiedo a suor Angela, una italiana che ci fa vedere il lebbrosario: 'Mi dica la verità, com'è Madre Teresa?'. La suora si guarda attorno e sottovoce mi dice: 'La verità? Una carogna!'. Madre Teresa ha ottenuto una delle più rapide beatificazioni mai viste. Non mi fido dei santi". Sul caratteraccio di Madre Teresa esistono comunque altre testimonianze (ma certo sono tanti i santi dai modi bruschi e magari qualcuno avrà pure avuto ragione). In TV, poi,  ho visto un documentario (realizzato da Roberto Giacobbo) in cui si accennava alla lunga crisi di fede della religiosa confidata al padre spirituale e di cui si è saputo di recente, grazie alla pubblicazione delle sue lettere. Madre Teresa, pare, era disperata di fronte al silenzio di Dio, al fatto che non riusciva più a sentirlo. Lavorava ugualmente esortando gli ammalati ad avere fede, ma lei questa fede non l'aveva più. La si può capire: di fronte al dolore non è facile convincersi che lassù qualcuno ci ama, e anche i deportati di Auschwitz si chiedevano dove fosse Dio in quel momento. 

Chiusa la parentesi, torniamo a Hitchens. Abbiamo accennato al rapidissimo processo di beatificazione di Madre Teresa, poi sfociato alla gloria degli altari quando è stata fatta santa. Ecco, il giornalista inglese vi ha preso parte. E' stato infatti convocato dal Vaticano per fare, in qualche modo, l' "avvocato del diavolo" e testimoniare contro la candidata agli altari. Il che dimostra come sia legittimo anche in questi casi, e anzi, soprattutto in questi casi, cercare di appurare la fondatezza delle voci contrarie alla canonizzazione. Dunque, proprio la Chiesa ha ritenuto Hitchens un testimone abbastanza attendibile da mettere a verbale la sua testimonianza, avendo il polemista conosciuto personalmente la futura santa e realizzato su di lei un documentario, oltre che scritto molti articoli, riassunti poi ne "La posizione della missionaria", i cui argomenti sono basati sul proposito dell'autore di voler giudicare Madre Teresa dai fatti e non sulla base dell'immagine propagandata acriticamente dai media. Quali sono, in buona sostanza, le accuse di Hitchens? La principale è quella di non voler lenire il dolore o sconfiggere la povertà, ma soltanto voler convincere i malati e i poveri a sopportare la loro condizione in nome di un fondamentalismo cattolico ultraconservatore. Negli ospedali di Madre Teresa sarebbero banditi macchinari e strutture mediche moderne, analgesici e terapia del dolore e perfino i letti comodi, al punto che interi edifici avuti in donazione sono stati spogliati delle suppellettili (gettate per strada a partire dal linoleum, con meraviglia di tutti) per puro disprezzo di ogni parvenza di comodità, scambiata per "lusso". Alcune suore che avevano fatto della conserva con i pomodori ricevuti in dono furono maltrattate perché bisognava aver fiducia nella Provvidenza e non mettere da parte niente per il futuro. In molti aneddoti (sempre rigorosamente documentati) si intravede in effetti un po' di fanatismo. Scrive il giornalista, facendo un esempio riguardante una struttura chiamata 'La Casa dei Moribondi': "Le entrate complessive di Madre Teresa bastano e avanzano per attrezzare svariati ambulatori di prim'ordine nel Bengala. La decisione di non farlo, e di gestire invece un centro improvvisato e inefficiente che rischierebbe denunce e proteste se fosse diretto da qualsiasi branca della professione medica, è deliberata. Lo scopo non è quello di dare un'onesta assistenza ai sofferenti, bensì di promulgare un culto basato sulla morte, la sofferenza e la sottomissione". Non sfugge all'analisi di Hitchens il discorso pronunciato dalla futura santa durante la cerimonia della consegna del Nobel per la Pace (l'autore, peraltro, si chiede che cosa, in effetti e praticamente, abbia fatto Madre Teresa per la pace): prendendo la parola, la religiosa paragonò lo sterminio per fame all'aborto, ritenendo anzi l'aborto e la contraccezione i principali mali del mondo. Dunque, colpevolizzando in primo luogo le donne che, spesso, ad abortire sono costrette dalla necessità (e lo fanno con dolore) e non rendendosi conto che una politica di controllo delle nascite limiterebbe di molto lo sterminio per fame. 


Inoltre, è interessante l'analisi che Hitchens fa sui rapporti di Madre Teresa con dittatori, truffatori, criminali di mezzo mondo, tutti fotografati con lei e da cui lei mai avrebbe preso le distanze. Ovviamente, quando la religiosa è stata invitata a restituire ai legittimi proprietari donazioni avute in dono da gente che le ha dato denaro rubato, lei non lo ha fatto (e del resto, sulla sorte di milioni e milioni di dollari ricevuti in anni e anni di apostolato, non è mai stata fatta chiarezza e non si sa come i fondi vengano utilizzati). Così come colpisce la si disamina del giornalista su come la fama della futura santa sia stata costruita con un sapiente uso dei media, a partire dalla pubblicità data a dei miracoli che le sono stati attribuiti e che in realtà non sono mai avvenuti. Un'altra accusa è quella di non fornire un'assistenza umanitaria disinteressata, ma finalizzata al proselitismo, e ci sono anche testimonianze precise di battesimi impartiti in punto di morte su indù e musulmani, prendendo come un assenso la risposta "sì" data alla domanda: "vuoi andare in Paradiso?". Per finire, è significativo un aneddoto: un povero sta per morire straziato dal cancro, rantola e si contorce ripreso da una telecamera; Madre Teresa gli dice: "Stai soffrendo come Cristo sulla croce, sicuramente è Gesù che ti sta baciando". E il moribondo: "Allora, per favore, digli di smettere di baciarmi".

martedì 20 settembre 2016

DIAVOLO D'UN SANTO!



DIAVOLO D'UN SANTO! 
Il fantastico mondo di Padre P.
di Bruno Magno
Memori
2011, brossurato, 
130 pagine, 10 euro

Benché non se ne citi mai il nome per esteso (non si sa mai), è chiaro che il Padre P. a cui allude il sottotitolo è un cappuccino con le stigmate recentemente salito agli onori degli altari per volere di un certo Papa che, dando un giudizio diametralmente opposto a  quello di un suo predecessore, ha ritenuto santo quello che altri giudicavano un ciarlatano. Ora, siccome sono stati fatti santi sia Padre P. che il Papa predecessore in questione, chissà in Paradiso come avranno risolto la questione. In ogni caso, Bruno Magno se la cava in modo egregio perché non mette in dubbio nessun evento prodigioso riguardante il cappuccino: anzi, ne propugna l'assoluta verità. Con l'aria del più pio dei devoti, racconta fatti incredibili (tutti ritenuti veri dagli agiografi del santo) ottenendo effetti esilaranti. Margherita Hack (autrice della prefazione) dice di aver fatto delle belle risate, e Sergio Staino, autore di alcune vignette che illustrano il testo, non è da meno. Di sicuro è divertente il miracolo di Padre P. che compare in visione al generale Cadorna, responsabile di una disfatta militare costata la vita a migliaia di soldati, e ne evita il suicidio: i soldati superstiti che ci speravano (nel suicidio) si profondono in ringraziamenti biascicati tra i denti. Per non parlare delle tentazioni notturne operate dal demonio in grado di assumere le forme più varie entrando nella cella del futuro santo, tra cui quelle femminili. "Bis in hebdomanda copulabat cum muliebre", "fornicava con una donna due volte alla settimana", scrissero gli inviati delle alte gerarchie della Chiesa. Giustamente Bruno Magno nota: "Solo lo zampino del diavolo può spiegare il successo arriso a una tale immonda campagna contro un uomo che in tutta la vita ha coltivato la virtù della purezza". C'è poi il miracolo del frate volante visto da un pilota di un bombardiere intenzionato a scaricare i suoi ordigni sulla zona del convento: Padre P. lo distoglie dal farlo, e le bombe colpiscono e fanno vittime altrove, ma non dove vive il santo. Insomma, una agiografia scritta dalla parte di Padre P. raccontando fatti così veri da non crederci.

venerdì 24 giugno 2016

SANTI E VAMPIRI




SANTI E VAMPIRI
di Carlo Dogheria
Stampa Alternativa
2006, brossurato
260 pagine, 14 euro

"Le avventure del cadavere", recita il sottotitolo di questo documentatissimo libro diviso in due parti, entrambe estremamente interessanti, ma con una mia preferenza per la seconda, quella dedicata ai santi.  Il punto di partenza comune è l'indagine sulle credenze riguardanti la, diciamo così, vitalità dei corpi dei morti dopo la sepoltura. Per millenni si è creduto, e ancora qualcuno ci crede, che un defunto possa, in determinate circostanze, compiere delle azioni anche a distanza di giorni, mesi, anni o secoli dall'ultimo battito del suo cuore. Le leggende sui vampiri sono un esempio di questo tipo di superstizione e di mitologia. Carlo Dogheria ricostruisce la casistica di incredibili testimonianze rintracciabili nei documenti dell'antichità. Il capitolo sui masticatori di sudari (cioè i cadaveri che nella tomba si sentono rodere i loro vestiti) è strepitoso. Ma sono soprattutto le leggende sui corpi dei santi che mi sembrano fantastiche. Ci sono santi che dalla loro tomba cantano durante la messa insieme ai fedeli; altri che, spogliati dopo la morte, provvedono a coprirsi da sé le pudenda. Dalla quarta di copertina: “santi che storpiano bambini colpevoli di giocare nei pressi della loro tomba, santi che espellono altri defunti di cui non gradiscono la sotterranea vicinanza, santi che accecano il custode della chiesa reo di avere spento la lampada davanti al loro sepolcro”. Non crediate che stia scherzando con i santi, che meritano ogni rispetto: casomai si scherza con dovesse prendere sul serio queste cose (e di sicuro anche i santi ridono di loro).