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domenica 19 ottobre 2025

NELLA MENTE DEL SENSITIVO

 
 
 
 


Giulio Campaioli
NELLA MENTE DEL SENSITIVO
C1V Edizioni
2024, brossurato
170 pagine, 18.90 euro

Il sensitivo a cui allude il titolo è il piemontese Gustavo Rol (1903-1994). Si tratta di un personaggio circondato dal mistero, ritenuto possedere capacità paranormali da uno stuolo di ammiratori che frequentavano il suo appartamento in Via Silvio Pellico n° 31 a Torino, tra cui nomi illustri (quali Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Cesare Romiti, membri della famiglia Agnelli e si dice ministri, cardinali e persino re e regine). Appartamento dove si entrava unicamente se invitati e si poteva assistere agli esperimenti del padrone di casa soltanto dopo essere stati disposti, in seguito a una attenta procedura, in punti precisi della stanza in cui questi avevano luogo. Già, perché Rol, personaggio sicuramente magnetico e carismatico, non si esibiva in pubblico davanti a chiunque, non chiedeva soldi per far sfoggio di sé, non si faceva filmare, non partecipava a programmi televisivi, e al di fuori delle sue serate private riservate ai suoi ospiti, solitamente tra i cinque e i dieci per volta,  conduceva una vita ritirata (gestiva un negozio di antiquariato e una galleria d’arte, dedicandosi lui stesso alla pittura). Il campionario fenomenologico delle sue pratiche era strabiliante: esperimenti con le carte, materializzazione di oggetti, apparizioni di scritte, chiaroveggenza, precognizioni, bilocazioni, viaggi nel passato, poteri diagnostici. Il carnet completo del paranormale. Le testimonianze di chi assisteva agli esperimenti di Rol (soprattutto di chi era già convinto dei poteri del sensitivo) riportano aneddoti straordinari. L’antiquario attribuiva le due capacità all’aiuto di quelli che chiamava “spiriti intelligenti” (non chiaramente identificabili entità evocate dal mondo dei defunti) e al suo riuscire a far parte, in determinate circostanze, di una non meglio precisata “coscienza sublime”. Cioè, non si dichiarava un illusionista, ma un paragnosta. Giulio Campaioli, classe 1999, studioso appassionato di pseudoscienze, ha dedicato a Rol la sua tesi di laurea, da cui trae origine “Nella mente del sensitivo”, saggio pubblicato nella collana “Scientia et Causa” delle Edizioni C1V, con la prefazione di Marco Ciardi, docente di Storia della Scienza presso l’Università di Firenze. Campaioli si propone di condurre un’indagine “imparziale”, differenziandosi dagli apologeti più entusiasti e acritici ma anche dagli scettici per partito preso (tra i quali annovero me stesso), inserendosi nell’ambito di una affollatissima bibliografia. Quel che lascia perplessi a lettura ultimata è il giudizio finale: lo studioso non sembra prendere una precisa posizione che sia frutto della sua pur dettagliata analisi, e scrive: “non riesco ad affermare con certezza se Rol sia stato un autentico sensitivo o un abile illusionista”. Purtroppo non è possibile, in scienza e coscienza, non giungere a un verdetto definitivo, perché o si crede che esistano gli “spiriti intelligenti” e la “coscienza sublime” e che qualcuno possa bilocarsi e viaggiare nel passato, o si ritengono queste narrazioni pura fantasia (non necessariamente degli imbrogli, ma parte di uno spettacolo). Peraltro Campaioli elenca una per una le tante ragioni degli scettici: il rifiuto di Rol di replicare i suoi “numeri” sotto il controllo di verificatori (come proposto da Piero Angela); l’attenta preparazione preventiva della stanza degli esperimenti; l’incoerenza e talvolta la non attendibilità delle testimonianze; lo svolgimento al buio e con luce controllata di alcuni “prodigi”, il sottrarsi del sensitivo a riprese fotografiche e video così come al confronto con dei prestigiatori (venne sfidato da James Randi e da Silvan); la ripetizione dei “fenomeni” da pare di numerosi illusionisti che si dicevano in grado di eseguire trucchi con risultati del tutto simili a quelli dell’antiquario di Via Pellico. Il saggista giunge fino a spiegare egli stesso le tecniche di illusionismo della maggior parte dei numeri eseguiti da Rol per i suoi ammiratori. Ora, se è chiara la natura di giochi di prestigio di molti di essi, non si può attribuire al soprannaturale l’eventuale casistica da approfondire. O si deve ritenere che gli “spiriti intelligenti” siano intervenuti in certi casi (quelli ritenuti da alcuni “inspiegabili”) e non in altri? Aggiungo una considerazione del tutto mia, basata su una riflessione personale scaturita dalla lettura: possibile che delle entità sublimi, quelle con cui Rol si diceva in contatto, accettassero di aiutarlo nei giochi con le carte? Insomma, avrebbero potuto manifestarsi con modalità più serie, invece di far comparire i due di picche nelle tasche degli spettatori. Che i fantasmi abbiano ancora voglia di una partita a briscola, nell’aldilà? Naturalmente gli “spiriti intelligenti” più intelligenti preferiranno lo scopone scientifico, ma non infieriamo. Cito le parole con cui Campaioli chiude il suo libro: “Al termine di questa indagine il lettore ha quindi due strade davanti a sé: astenersi dal giudizio sul caso, data l’impossibilità di darne una risposta certa, oppure sostenere una delle due teorie sulla natura dei poteri di Rol. Qualunque sia la scelta che compirà, essa dovrebbe essere il risultato di una riflessione scevra da ogni pregiudizio, non di un atto di fede”. Il punto è che la “risposta certa” è tutt’altro che impossibile, e che esistono prove del tutto convincenti sul fatto che i “poteri” di Rol fossero unicamente frutto di uno straordinario talento di illusionista, maturato grazie al sempre più forte desiderio di sbalordire gli astanti radunati a casa sua. Ambizione, questa, che motiva tutti gli illusionisti del mondo, da Houdini a Raul Cremona. Per stupire il suo pubblico, David Copperfield ha persino dovuto volare e spostare la Statua della Libertà. Gustavo Rol non ha mai neppure provato a smuovere la Mole, nonostante l’aiuto dei suoi amici spiriti.



sabato 6 settembre 2025

I “FUGGITIVI” RITROVATI

 
 
 
 
 
Sauro Romagnani
I “FUGGITIVI” RITROVATI
Comune di San Marcello Piteglio
2025, brossurato
40 pagine

“Sono partiti, si sono sparsi per il mondo e si sono affermati”, recita il sottotitolo di questo piccolo libro pubblicato a cura del Comune di San Marcello Piteglio (Pistoia). San Marcello è proprio il luogo da cui i “fuggitivi” di cui si parla sono partiti e sparsi per il mondo: dodici nativi della Montagna Pistoiese che, ciascuno con la propria storia, dal dopoguerra in poi hanno lasciato il paese dove sono nati per cercare di realizzarsi professionalmente altrove, pur mantenendo un legame affettivo con i crinali e i boschi della propria infanzia. Non senza un minimo di imbarazzo mi tocca dire che fra i dodici figuro anch’io (dunque c’è un capitolo dedicato a me). Imbarazzo perché nel novero ci sono un astronomo (Luca Fini), un medico luminare e professore universitario (Massimiliano Fambrini), un pilota di Boeing (Mario Bizzarri), un ristoratore internazionale (Francesco Bartolomei), una scienziata affermatasi all’estero con i suoi studi sul DNA (Daniela Bargellini), un musicista attivo in orchestre importanti (Doriano Ponziani), un docente di alta finanza (Franco Silvestri), un maresciallo Nato (Luigi Buonomini), una illustre pittrice (Margherita Biondi), un tecnico di bordo dell’Aereonautica Militare (il Maggiore Ascanio Borgognoni), un Capo del Nucleo Operativo dei radar di Malpensa (Gilberto Vannini). Ultimo dietro cotanto senno, io che ho fatto il fumettista. Il libro raccoglie dodici articoli che il giornalista (sanmarcellino) Sauro Romagnani ha pubblicato tra il febbraio 2022 e l’ottobre dello stesso anno, sul “Giornale di Pistoia”. Il Comune di San Marcello ha finanziato la pubblicazione, organizzato una affollata presentazione nella Sala Consiliare nel luglio 2025 (presenti otto dei “fuggitivi”), e distribuito il volumetto in modo gratuito: non sono in grado di dire come si possa entrarne in possesso, probabilmente la Biblioteca Comunale potrebbe dare informazioni agli interessati. Il vicesindaco Giacomo Bonomi, nella sua introduzione, sottolinea come la Montagna Pistoiese abbia costituito da sempre un luogo di passaggio di persone e di merci in quanto terra di confine e di valico (tra la Toscana e l’Emilia). Non terra di forzata emigrazione, ma di scambio di competenze, capacità, commerci. Restano tuttavia le difficoltà comuni agli insediamenti montani, che vedono ovunque diminuire il numero di abitanti. Nel mio breve intervento alla presentazione del libro, ho comunque ribadito come io non sia “fuggito” dalla montagna ma sono stato rapito in tenera età, a opera di mio padre e di mia madre (trasferitisi a valle) quando avevo due anni (maggior particolari nel mio libro "Io e Zagor"). E non sono neppure stato “ritrovato” in quanto sono tornato da solo e ho ripreso la residenza a San Marcello. 
 
 

 



sabato 7 dicembre 2024

M. L’OMBRA DEL DESTINO



Antonio Scurati
M.
L’OMBRA DEL DESTINO
Bompiani
2024, brossurato
670 pagine, 24 euro

E’ necessario un riassunto delle puntate precedenti. “M. L’ombra del destino” è la quarta parte di una monumentale biografia di Benito Mussolini, iniziata con “M. Il figlio del secolo”, vincitore del premio Strega 2019. Cliccando sul titolo potete leggere la recensione apparsa a su tempo su questo blog.
Non si tratta di un vero e proprio romanzo, ma non è neppure un saggio storico. L’autore, l’accademico napoletano Antonio Scurati (1969), lo definisce “romanzo documentario”. Di Mussolini, nel primo tomo, si racconta l’ascesa al potere in Italia negli anni che vanno dal 1919 al 1924, più o meno dalla fondazione dei “Fasci di combattimento” fino all’ omicidio di Giacomo Matteotti. Non è solo del Duce che si parla ma, attraverso di lui, si descrivono le figure di molti altri personaggi: Matteotti, appunto, ma anche Gabriele D’Annunzio, Filippo Turati, Italo Balbo, Amerigo Dùmini, Nicola Bombacci, Luigi Facta, solo per citare alcuni dei protagonisti di quel tragico quinquennio.
Nel 2020 esce il secondo volume, “M. L’uomo della Provvidenza”, che narra gli avvenimenti dal 1924 al 1932. Vi si narra il consolidamento del regime attraverso la progressiva soppressione delle più elementari regole democratiche e l’accentramento del potete nelle sole mani del Duce, che arriva a sottrarsi addirittura dal controllo del Partito Fascista, il cui Consiglio diventa un mero esecutore della volontà di autocrate, mentre sotto di lui si assiste a una guerra fra fazioni (Farinacci contro Giampaoli e Belloni, Arnaldo Mussolini contro Achille Starace).
Nel 2022 ecco uscire la terza parte della biografia. “M. Gli ultimi giorni dell’Europa” racconta avvenimenti accaduti tra il 3 maggio 1938 (inizio della visita di Adolf Hitler in Italia con il suo arrivo a Roma) e il 10 giugno 1940 (data infausta dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco del nazisti).  Come nei precedenti volumi, la lettura è angosciante, anche di fronte a pagine volutamente asettiche, di chirurgica elencazione di fatti. Per quanto fosse evidente ciò a cui si andava incontro, così come erano evidenti la follia di Hitler e la perdita di lucidità del Duce, nessuno di coloro che potevano fare qualcosa per evitare l’entrata in guerra, lo fece. Sgomento e incredulità anche di fronte alle ignobili leggi razziali, di fronte alle quali troppi furono complici. Tanti i personaggi sulla scena, da Galeazzo Ciano, ministro degli esteri privo di spessore, a Claretta Petacci, cresciuta nel mito di Mussolini e divenuta la sua ultima fiamma, dall’ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico (a cui si deve uno degli ultimi tentativi di scongiurare in coinvolgimento italiano nel conflitto) a Edda, figlia del Duce, fervente filonazista. Personaggi anche stranieri, francesi, inglesi, americani, tedeschi, polacchi, austriaci, di cui assistiamo alle manovre diplomatiche e a squarci di vita privata

Ed ecco, nel 2024, il quarto volume, questo “M. L’ora del destino” che racconta gli avvenimenti che vanno dal giugno 1940 al luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo, con l’appoggio del Re, esautora Mussolini e proclama Primo Ministro Pietro Badoglio, il quale, parlando via radio, dichiara: “la guerra continua”. Tutto lascia supporre e sperare che Scurati prosegua la biografia del Duce fino agli eventi dell’aprile 1954. C’è spazio e abbondanza di materiale per un quinto volume. 
Le seicentosettanta pagine di questo si leggono senza riuscire a staccare gli occhi dalle righe, svelando avvenimenti e retroscena non noti a chi abbia degli anni del regime fascista una conoscenza scolastica. Si assiste allo sgretolamento di un uomo, di un mito artificioso, di una falsa rappresentazione. Come a Mario Rigoni Stern, uno dei protagonisti in positivo,  si aprono gli occhi anche a milioni di italiani, che si riconoscono ingannati e traditi, usati come carne da cannone in imprese folli di conquista e di invasione di terre altrui, peraltro senza mezzi, gettati allo sbaraglio, comandati a eseguire crudeltà inaudite che si ritorcono contro di loro. Anche Mussolini si sente tradito dagli italiani, ritenuti popolo di calabrache senza nerbo. A proposito della tragica situazione dei soldati da lui spediti in Russia, scrive: “Questa neve e questo freddo vanno benissimo, così muoiono le mezze cartucce e si rafforza questa mediocre razza italiana”.  Dopo il primo mese di guerra: “Ho poca fiducia nella nostra razza: al primo bombardamento che distruggesse un campanile famoso, gli italiani alzeranno le braccia”. Nel novembre del 1942: “ E’ inutile, la razza è quello che è; e non la si corregge dall’oggi al domani. Ho inventato un neologismo: i bracaioli, per quelli che stanno sempre con le brache in mano”. Spariscono comunque le adunate oceaniche, la propaganda si fa inefficace, lo scenario di cartapesta si sgretola. Attorno al Duce, Scurati illumina di volta in volta, come sotto uno spot teatrale, le figure di militari, uomini politici, fascisti della prima ora e dell’ultima, a volte rivoltanti e fanatici, a volta lucidamente consapevoli del disastro incombente. Due le donne chiamate alla ribalta: Edda Ciano e soprattutto Claretta Petacci. Se ci sarà un quinto volume, conclusivo, le immagino tragiche protagoniste entrambi.


sabato 24 agosto 2024

MAESTRI DEL PENSIERO E DELLA PAROLA

 


 
Georg Popp
MAESTRI DEL PENSIERO E DELLA PAROLA
Fratelli Fabbri Editori
1961, cartonato
90 pagine

Tra i libri per ragazzi di una volta c’erano, oltre ai romanzi ritenuti adatti a loro (a volte anche equivocando), quelli edificanti o educativi destinati ad avvicinare i più giovani alle grandi figure o ai grandi fatti della storia. Le basi della mia personale  conoscenza della mitologica greca risalgono, per esempio, alla lettura fatta durante le elementari di “Storia delle storie del mondo” di Laura Orvieto, un libro scritto nel 1911 e ininterrottamente ristampato. La collana “I grandi personaggi del mondo” dei Fratelli Fabbri proponeva brevi biografie di esploratori (“Uomini alla scoperta della Terra”), scienziati (“Uomini al servizio della scienza”), musicisti (“Creatori di melodie eterne”), artisti (“Maestri dell’arte”). Ho recuperato su una bancarella “Maestri del pensiero e della parola”, tradotto dal tedesco e pubblicato in Italia nel 1961, attirato dal buono stato di conservazione e dalla nostalgia per quel tipo di produzione ben rilegata che veniva proposta ai nipoti dagli zii o dai nonni come regalo di Natale, compleanno, prima comunione e cresima. Ricordo che a me piaceva molto ricevere regali del genere, che preferivo ai calzini o alle maglie. Ad attirarmi ha contribuito anche la copertina di Alessandro Biffignandi (autore anche delle illustrazioni interne), che poi sarebbe diventato celebre anche per le cover del sexy pocket della Edifumetto di Renzo Barbieri. Di chi parla il libro? Di nove caposaldi della filosofia e della letteratura, a ciascuno dei quali viene dedicato un ritratto biografico (proposto in modo laico e tutto sommato corretto, pur se didascalico adatto a lettori giovanissimi) e un racconto che narra un particolare episodio della sua vita (in cui è evidente l’intento agiografico teso a suscitare ammirazione verso la figura di cui si parla). Si parte con Socrate, Platone e Aristotele, dei quali si compendia il pensiero filosofico in modo limitato ma accattivante, per passare poi a Dante Alighieri e, strano ma vero (visto che non è il primo nome che viene in mente), Giambattista Vico. Ci sono poi quattro scrittori stranieri, indicati all’italiana come Michele De Cervantes, Guglielmo Shakespeare, Giovanni Volfango Von Goethe, Giovanni Cristiano Andersen (anche in quest'ultimo caso ci si chiede il motivo della scelta). La lettura è divertente e briosa, alcuni aneddoti mi erano sconosciuti (come quello di Platone ridotto in schiavitù dal tiranno siracusano Dionigi), di altri viene da interrogarsi circa il perché si sia deciso di narrarlo (come la vicenda del cane di Aubry che Goethe non voleva far salire sul palcoscenico del teatro di Weimar). Del resto, però, qualcuno di voi si starà interrogando sul perché io abbia sentito il bisogno di scrivere questa recensione (così come io mi interrogo sul perché voi la stiate leggendo).


venerdì 1 dicembre 2023

OPERAZIONE FANTOZZI

 


 
Gianni Fantoni
OPERAZIONE FANTOZZI
Sagoma Editore
brossurato, 2023
240 pagine, 17 euro


La collana tra i cui figura questo titolo si chiama “Dietro le quinte” e già questo offre una prima indicazione circa ciò che ci aspetta e sulle intenzioni dell’autore. La Casa editrice, peraltro, si chiama Sagoma Editore, e chi conosca Gianni Fantoni per averlo visto qualche volta in televisione o a teatro (io posso vantare un minimo di confidenza in più) sa che non c’è definizione che meglio gli si attagli: sagoma. Gianni è indubbiamente quel che si dice una sagoma. Alla voce “sagoma” sul vocabolario ci dovrebbe essere la sua foto. Esclusi gli amici d’infanzia i vicini di casa a Ferrara e i compagni di scuola, che hanno di certo assistito a qualche sua performance precedente, il grande pubblico lo conosce dal 1990, quando, ventitreenne, partecipa alla trasmissione di Rai Due “Stasera mi butto”, proponendo una strepitosa imitazione di Paolo Villaggio. “Operazione Fantozzi” racconta come e quanto quella sua prima esibizione gli abbia segnato la vita, legandolo al comico genovese attraverso una serie di incontri, prima fortuiti, poi fortunati, poi rocamboleschi. A Fantoni riesce persino di recitare come attore nell’ultimo film della saga del ragioniere, “Fantozzi: la clonazione”) e di sentire ventilare l’ipotesi di una possibile ulteriore pellicola intitolata “Il figlio di Fantozzi”, interpretata da lui e da Villaggio (peccato non sia stato fatto). Finché, mentre la carriera di Gianni procede per la sua strada in TV e sui palcoscenici (si potrebbero citare musical e programmi televisivi, mi limiterò a ricordare le sue geniali imitazioni degli oggetti), ecco l’attore folgorato da un’idea: portare Fantozzi a teatro! C’è però da convincere Villaggio, che non è precisamente la persona più accomodante del mondo, c’è da trovare il produttore, ci sono contratti con mille clausole da stilare e da far firmare. Più volte il traguardo sembra raggiunto, ogni volta tutto rischia di finire nel nulla. Quando Paolo Villaggio raggiunge l’Olimpo dei Comici è il 3 luglio 2017 (commovente il ricordo di quei giorni che Gianni ne fa) ma l’accordo è raggiunto, “devi farlo”, esorta addirittura. Poi però ci si mette anche il Covid. Il finale è a lieto fine: nel gennaio del 2024 lo spettacolo teatrale debutta a Genova (e dove se no?) con il titolo “Fantozzi. Una tragedia.”. Attraverso la ricostruzione di tutti i retroscena dell’operazione, naturalmente Fantoni traccia un efficace ritratto di Villaggio. Scrive la figlia Elisabetta: “Gianni descrive mio padre in modo assolutamente veritiero come è accaduto poche volte se non mai, restituendo perfettamente sia il personaggio che l’uomo”. C’è anche della narrativa, nel libro: sei racconti dedicati a Semenzara, la Signorina Silvani, Filini, Calboni, Mariangela e Pina, tutti deliziosi e in perfetto stile fantozziano. Infine, da segnalare ci sono i riquadri con i codici QR che, inquadrati con un telefoninom rimandano a video relativi a ciò di cui si è appena parlato.

lunedì 13 novembre 2023

GUIDO MARTINA TOPOLINO, PECOS BILL E IL PROFESSORE

 

 

Erika Balzaretti
Gianni Milone
GUIDO MARTINA
TOPOLINO, PECOS BILL E IL PROFESSORE
Edizioni Fumettoclub
Spillato, 1994
36 pagine


Si tratta del catalogo di una mostra dedicata a Guido Martina inaugurata nel dicembre del 1994 a Carmagnola, in provincia di Torino, luogo di origine del grande sceneggiatore, che vi era nato nel 1906. Brevi ed essenziali interventi di Erika Balzaretti e Gianni Milone (curatori della rassegna), di Alberto Gedda e Carlo Chendi illustrano per sommi capi la vita e l'opera di Martina, uno dei primissimi sceneggiatori disneyani italiani, a tre anni dalla sua scomparsa (avvenuta a Roma nel 1991). L'autore, uomo di grande cultura e intelligenza, chiamato da Arnoldo Mondadori e da Mario Gentilini a collaborare con Topolino, ne diventò una colonna portante dopo essere partito dalle semplici traduzioni delle storie americane. La sua sterminata produzione conta migliaia di sceneggiature (in gran parte anonime, dato che l'etichetta "Disney" gli impediva di firmarsi), e la stesura di interi volumi come i vari Manuali e tutta l'Enciclopedia Disney, cosa che giustificava il soprannome di “Professore” con cui veniva appellato. All'attivo di Martina ci sono anche storie di altri personaggi, come Pecos Bill: eroe western che furoreggiò negli Anni Cinquanta. A corredo del catalogo viene riproposta la ristampa di una delle primissime storie disneyane di Martina, "Topolino e il Cobra Bianco", disegnata da Angelo Bioletto. Una vera rarità. Vien voglia di approfondire l’argomento, dato che qui se ne dà soltanto un (pur gustoso) assaggio, essendo soprattutto una biografia per immagini.

venerdì 23 giugno 2023

MI DICHIARO PRIGIONIERO POLITICO

 
 

 
 
 
Giovanni Bianconi
MI DICHIARO PRIGIONIERO POLITICO
Einaudi
2003, brossurato
316 pagine


Oltre al titolo, è significativo il sottotitolo: “Storie delle Brigate Rosse”. Non “Storia delle Brigate Rosse” ma “storie”. Cioè, sei storie (personali, a tratti intime) di sei brigatisti scelti non fra quelli di primo piano, ma fra a quelli della militanza di secondo o terzo livello. Due donne (forse le più interessanti) e quattro uomini, di cui si racconta il prima, il durante e il dopo la lotta armata e attraverso cui si ricostruisce il quadro di un’epoca e della visione della società che avevano i terroristi. I ritratti di ”Pippo” (Tonino Paoli), “Augusta” (Angela Vai), “Claudio” (Bruno Seghetti), “Gulliver” (Germano Maccari), “Michele “ (Francesco Piccioni), “Paola” (Geraldina Colotti) raccontano le luci e le ombre delle loro personalità, i conflitti interiori, le illusioni e le disillusioni, i furori e le palpitazioni. Ogni brigatista che entrava in clandestinità lasciava una famiglia, a volte dei figli, il gruppo di amici, compiva scelte che avrebbero cambiato la propria vita per sempre e compiva azioni che avrebbero rovinato (o stroncato nel sangue) quelle di altri, molti altri. Ciascun terrorista, oltre al nome di battaglia, ne aveva uno proprio: sul lato “personale” indaga l’autore, dimostrando anche come le Brigate Rosee non fossero un gruppo compatto e monolitico e anzi non mancassero fronde interne, dubbi e idee diverse. Spiega Giovanni Bianconi: “Questo libro ricostruisce alcuni aspetti delle storie di sei militanti delle Brigate rosse nell’arco di tempo tra il 1970 e il 1988, durante il quale le organizzazioni armate di sinistra hanno provocato la morte di centoventotto persone (e il ferimento di alcune centinaia). Alcuni dei protagonisti, così come tanti altri militanti delle Br, hanno seguito percorsi diversi dopo lo svolgimento degli avvenimenti di cui si parla; ad esempio attraverso un ripensamento critico sull’uso della violenza come strumento di lotta politica”. Bianconi si astiene da valutazioni morali e non formula alcun giudizio. Per questo il suo libro è misurato e interessante. Il titolo, tuttavia, mi fa ricordare quel che pensavo io, che avevo sedici anni quando fu rapito e assassinato Aldo Moro, sentendo dire di qualcuno che si dichiarava “prigioniero politico”: la mia reazione era di perplessità perché mi sembrava, e ancora mi sembra, che chi lo diceva, in realtà, veniva imprigionato per aver impugnato un’arma, non per le idee politiche.

domenica 28 maggio 2023

EROI E GRANDI CAPI INDIANI

 

 


Charles Eastman
EROI E GRANDI CAPI INDIANI
Racconti di Nativi Americani 
a cura di Raffaella Milandri 
Mauna Kea Edizioni
2023
148 pagine, 16 euro


È uscita nel marzo 2023 la prima edizione italiana di “Eroi e Grandi Capi Indiani” (Indian Heroes and Great Chieftains, del 1918) di Charles A. Eastman, uno dei maggiori autori nativi americani del secolo scorso. L’opera è curata dalla Mauna Kea Edizioni, che sta portando avanti un grande lavoro di recupero e traduzione di opere della letteratura nativa, con autori come Mourning Dove, Zitkala-Sa, Luther Standing Bear e altri, che finalmente sono pubblicati anche in Italia.
In questa serie di ritratti, arricchita da foto originali, si legge tanto orgoglio e fierezza da parte dell’autore nel presentare l’anima dei Nativi Americani, attraverso i valori che hanno animato questi sakem e le loro gesta. Certo, non tutti sono stati eroi immacolati (basti pensare al personaggio controverso di Hole in the Day), ma la maggioranza di queste figure storiche di nativi americani ebbe vite e comportamenti esemplari, in quella che è stata la drammatica lotta per la sopravvivenza dei popoli pellerossa, da Sitting Bull (Toro Seduto) a Red Cloud (Nuvola Rossa), da Crazy Horse (Cavallo Pazzo) a Chief Joseph (Capo Giuseppe) e altri. I grandi Capi Indiani sono raccontati da un Indiano: Eastman, Dakota egli stesso, ha incontrato diversi di loro in prima persona, o ha raccolto le loro storie da di chi li ha conosciuti. I capi Dakota, Lakota e Cheyenne sono quelli più rappresentati. Questa edizione è tradotta e annotata da Raffaella Milandri, attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni, esperta studiosa dei Nativi Americani e antropologa - di cui altre volte abbiamo segnalato le opere in questo spazio.

sabato 22 aprile 2023

M. – GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA

 


 
 
Antonio Scurati
M. – GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA
Bompiani
2022, brossurato
430 pagine, 24 euro


Terzo atto della monumentale biografia di Benito Mussolini, proposta sottoforma di “romanzo documentario” (calzante definizione dell’autore), scritta da Antonio Scurati (Napoli, 1969), docente universitario ed editorialista del Corriere della Sera. “Non vi è niente di romanzato e forse nemmeno di romanzesco, salvo il modo del racconto: non è il romanzo qui a inseguire la storia, ma la storia a farsi romanzo”, scrive Scurati nella sua introduzione.
Il primo volume, uscito nel 2018, “M. – Il figlio del secolo” è stato accolto con straordinario successo di pubblico e ha vinto il premio Strega 2019. Vi si racconta l’ascesa al governo di Mussolini in Italia negli anni che vanno dal 1919 al 1924, più o meno dalla fondazione dei “Fasci di combattimento” fino all’ omicidio di Giacomo Matteotti. Me ne sono occupato in questo spazio con una recensione che potete leggere o rileggere cliccando qui .
 “M. – L’uomo della provvidenza” (2020), il secondo volume si occupa invece degli anni dal 1924 al 1932 e racconta il consolidamento del regime attraverso la progressiva soppressione delle più elementari regole democratiche e l’accentramento del potete nelle sole mani del Duce, che arriva a sottrarsi addirittura dal controllo del Partito Fascista, il cui Consiglio diventa un mero esecutore della volontà di un autocrate. La mia recensione (nel caso foste interessati) è questa: cliccate qui.
“M. – Gli ultimi giorni dell’Europa” narra avvenimenti accaduti tra il 3 maggio 1938 (inizio della visita di Adolf Hitler in Italia con il suo arrivo a Roma) e il 10 giugno 1940 (data infausta dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco del nazisti). Come si vede, Scurati ha scelto di saltare (se non accennandone in retrospettiva) un lungo periodo di cinque anni (1933-1937) e un po’ dispiace. Per completare la biografia del Duce sarà necessario un quarto volume che arrivi fino al 1945. 
“Questo libro racconta come nasce una guerra”, scrive Scurati. E continua: “Una guerra devastante nel cuore dell’Europa, scatenata con deliberata bramosia di conquista contro popoli confinanti e affini, combattuta con brutalità devastatrice. A molti lettori potrà, forse, sembrare inverosimile che i vertici del regime fascista, Mussolini in primis, abbiano deciso, dopo lunga esitazione e rifiutando ogni profferta degli Stati liberali, di gettare il popolo italiano nella carneficina di un nuovo conflitto mondiale, pur essendo ben consapevoli della totale impreparazione militare dell’Italia, della sua cronica mancanza di risorse materiali, dell’avversione di molta parte degli italiani a combattere al fianco dei tedeschi”. Sulla sgomenta incredulità del lettore di fronte alla cronaca di quei giorni ho testimoniato io stesso, parlandone a proposito dei primi due volumi di Scurati. In questo, la sensazione si ripropone alla constatazione che fino all’ultimo la tragedia avrebbe potuto essere evitata. Invece, per quanto fosse evidente ciò a cui si andava incontro, così come erano evidenti la follia di Hitler e la perdita di lucidità del Duce, nessuno di coloro che potevano fare qualcosa, lo fecero. Sgomenta incredulità anche di fronte alle ignobili leggi razziali, di fronte alle quali troppi furono complici, e che colpirono anche Margherita Sarfatti, già amante e ispiratrice di Mussolini nei primi anni della sua ascesa, adesso costretta a fuggire al di là dell’oceano perché di origine ebraica. Leggi razziali che, sorprendentemente, videro opporsi al Duce uno degli squadristi della prima ora, Italo Balbo, amico fraterno di Renzo Ravenna, già podestà di Ferrara, allontanato dai suoi stessi camerati in quanto ebreo. Tanti i personaggi sulla scena, da Galeazzo Ciano, ministro degli esteri privo di spessore, a Claretta Petacci, cresciuta nel mito di Mussolini e divenuta la sua ultima fiamma, dall’ambasciatore a Berlino Bernardo Attolico (a cui si deve uno degli ultimi tentativi di scongiurare in coinvolgimento italiano nel conflitto) a Edda, figlia del Duce, fervente filonazista. Personaggi anche stranieri, francesi, inglesi, americani, tedeschi, polacchi, austriaci, di cui assistiamo alle manovre diplomatiche e a squarci di vita privata. Il “romanzo documentario” è corredato da stralci di documenti tra i quali colpisce uno degli ultimi: in un rapporto segreto della polizia politica, un agente segnala che, al discorso con cui Mussolini annunciava l’entrata in guerra dell’Italia, “nessuna donna ha applaudito”.

venerdì 7 aprile 2023

M. – L’UOMO DELLA PROVVIDENZA

 


 

Antonio Scurati
M. – L’UOMO DELLA PROVVIDENZA
Bompiani
2020, brossura
652 pagine, 23 euro


“M. – L’uomo della provvidenza” è il secondo volume della biografia di Benito Mussolini (la M. del titolo fa riferimento al suo cognome) scritta sotto forma di “romanzo documentario”, così come Antonio Scurati la definisce nella sua introduzione. Il primo volume, “M. – Il figlio del secolo” (del quale mi sono occupato in questo spazio con una recensione che potete leggere o rileggere cliccando qui) è stato accolto con straordinario successo di pubblico e ha vinto il premio Strega 2019. Vi si raccontava l’ascesa al governo di Mussolini in Italia negli anni che vanno dal 1919 al 1924, più o meno dalla fondazione dei “Fasci di combattimento” fino all’ omicidio di Giacomo Matteotti. Il seguito della cronistoria proposto in questo secondo volume si va invece dal 1924 al 1932 e si racconta il consolidamento del regime attraverso la progressiva soppressione delle più elementari regole democratiche e l’accentramento del potete nelle sole mani del Duce, che arriva a sottrarsi addirittura dal controllo del Partito Fascista, il cui Consiglio diventa un mero esecutore della volontà di autocrate, mentre sotto di lui si assiste a una guerra fra fazioni (Farinacci contro Giampaoli e Belloni, Arnaldo Mussolini contro Achille Starace) combattuta con coltellate alla schiena e lettere anonime. A supporto dell’autocrazia c’è la polizia fascista, l’Ovra, con a capo Arturo Bocchini, uno di cui si diceva che non dimenticasse nulla, né un nome, né un volto: “lucido, attendista, spietato”. Risolto il caso Matteotti con una vergognosa sentenza che praticamente non punisce i pur identificati responsabili e ribalta sul deputato socialista la responsabilità della “provocazione”, Mussolini vuole liquidare le sue squadracce, nostalgiche delle violenze perpetrate fino a pochi anni prima, e fregiarsi del merito di aver ripristinato l’ordine. Ma la violenza si scatena fuori dai confini italiani nelle colonie dell’Africa del Nord, in Libia, Tripolitania, Cirenaica, Fezzan: leggendo le cronache di Scurati, riprese dai documenti ufficiali e dai diari dei protagonisti, svanisce il mito degli “italiani brava gente” e si scoprono crimini di guerra ordinati da Rodolfo Graziani e Pietro Badoglio: campi di concentramento, esecuzioni di massa, bombardamenti con le terribili bombe all’iprite. I nostri occhi di lettori di cento anni dopo si meravigliano nel vedere, nel capire, come tutto sia accaduto perché a Mussolini glielo hanno lasciato fare. Una reazione della società avrebbe potuto fermare lo scempio quando era ancora agli inizi. Ci si stupisce invece nel vedere come gli italiani (non tutti, naturalmente) siano stati proni, se non entusiastici esaltatori del regime nascente. Fra questi, molti uomini di chiesa e le autorità vaticane, con cui il Duce stringe un concordato. Ancora, come nel “Figlio del secolo”, Scurati dedica ogni capitolo a un personaggio, una data e un luogo: narra gli eventi con piglio giornalistico, li segue come con una telecamera, non fa invettive o trancia giudizi: descrive come se i fatti accadessero sotto i nostri occhi. A supporto dei capitoli, produce estratti di articoli di giornale e di lettere. Non mancano le indiscrezioni sulla vita privata del Duce, e un certo spazio è dedicato alle inquietudini giovanili della figlia Edda, placate dandola in moglie a Galeazzo Ciano, figlio dell’eroe di guerra Costanzo, fascista della prima ora. “M. – L’uomo della provvidenza” ha un seguito in un terzo volume. 

domenica 2 aprile 2023

QUESTA CREATURA DELLE TENEBRE

 




Harry Thompson
QUESTA CREATURA DELLE TENEBRE
Nutrimenti
2006, brossura
752 pagine, 19.50
  
Settecentocinquanta pagine e non sentirle. Si leggono con gli occhi che corrono fra una riga e l’altra senza stancarsi mai, rimandando magari l’ora della cena pur di andare avanti e vedere che succede. Tutto ciò senza che l’autore racconti un intrigante giallo o intrecci trame piene di misteri e colpi di scena studiati a tavolino o si inventi personaggi romanzeschi. L’argomento di “Questa creatura delle tenebre” è una storia vera, e la narrazione è basata sulle testimonianze dei protagonisti, senza che nulla di ciò che accade sia frutto di invenzione. Quasi un docufilm. Thompson premette una semplice frase: “Questo romanzo si basa fedelmente su eventi reali che ebbero luogo tra il 1828 e il 1865. La storia di cui stiamo parlando è sostanzialmente quella Robert FitzRoy (1805-1865), dei suoi sue due viaggi di esplorazione a bordo del brigantino Beagle della marina inglese, quale comandante del vascello passato alla storia per aver permesso a Charles Darwin (1809-1982) il viaggio attorno al mondo (1831-1836) che fornì a quest’ultimo le osservazioni alla base della teoria dell’evoluzione. Personaggio straordinario, quello di FitzRoy, al pari di Darwin: tra i due sorsero continui contrasti dovuti principalmente alle profonde convinzioni religiose dell’ufficiale a proposito della veridicità del racconto biblico della creazione, messe continuamente alla prova dalle evidenze scientifiche riscontrate dal naturalista. Contrasti che continuarono anche dopo il ritorno in Inghilterra, negli anni in cui FitzRoy inventò la meteorologia studiando tecniche di previsione dei fenomeni atmosferici, con l’intento soprattutto di salvare le vite ai marinai in navigazione, anticipando l’arrivo delle tempeste. Ma anche contrasti che, in qualche misura, contribuirono alla tragica fine (suicida) di FitzRoy, la cui personalità forte ma contrastata è perfettamente scandagliata da Harry Thompson (1960-2005), scrittore memorabile purtroppo prematuramente scomparso e di cui, incredibilmente, pochissimo è stato tradotto in italiano. Impossibile leggere “Questa creatura delle tenebre” senza provare la voglia di andare a vedere di persona i luoghi visitati dal Beagle: io infatti non ho resistito e mi sono recato in Terra del Fuoco, oltre ad aver reso FitzRoy e Darwin protagonisti di due avventure di Zagor. Ma non soltanto del comandante e del naturalista racconta Thompson. Straordinaria è anche la vicenda di alcuni fuegini imbarcati sul Beagle e portati a Londra al termine del primo viaggio del brigantino, e ricondotti in Sud America durante il secondo: Jemmy Button, York Minster, Fuegia Basket e Boat Memory. Il vero nome di Jemmy Button era Orundellico, così come lo avevano chiamato i suoi genitori alla sua nascita nel 1815 (più o meno). Fu però ribattezzato Jemmy Button (“Bottone di madreperla”) dai marinai del Beagle. Catturato in circostanze avventurose (il tentativo di recuperare una lancia rubata dai fuegini, in cui ci scappò anche il morto), Jemmy fu portato in Europa assieme agli altri tre indigeni imbarcati con lui. Fitzroy, convinto assertore della necessità di civilizzare i popoli ritenuti primitivi, volle tentare di fare dei quattro dei perfetti inglesi, dando loro una buona educazione. Con Jemmy e Fuegia (una ragazzina all’epoca del rapimento) i tentativi sembrarono andare a buon fine, dato che divennero modelli di buone maniere e furono addirittura ricevuti dalla regina. Boat Memory si ammalò e morì prestissimo di vaiolo, lo scontroso York Minster non fu mai del tutto civilizzato. L’intento di FitzRoy era quello di riportare i fuegini nella loro terra in modo che parlassero agli altri abitanti della Terra del Fuoco dei vantaggi della vita civile e insegnassero loro l’inglese, così che in futuro i contatti e gli scambi fra europei e indigeni fossero facilitati. Quando il Beagle ripartì dall’Inghilterra con a bordo anche Darwin (che parla dei fuegini nel suo diario), i tre ex-selvaggi furono imbarcati per tornare a casa. Con loro c’era anche un missionario. Le cose non andarono però come previsto. La missione fu saccheggiata e il missionario, terrorizzato dall' "inciviltà" dei nativi, ripartì con la nave. Alcuni mesi più tardi il Beagle tornò sul posto e trovò Jemmy di nuovo nudo come quando era stato catturato, con i capelli lunghi e il visto pitturato. Darwin racconta che si vergognava dello stato in cui era e attribuì il suo rifiuto di tornare in Inghilterra alla "giovane e affascinante moglie", Lassaweea. Basket e York Minster erano invece scappati dal villaggio. Circa venti anni dopo un gruppo di missionari, incontrò un fuegino che conosceva alcune parole di inglese: quasi certamente si trattava di Jemmy. Ci furono anche altri incontri di occidentali con Fuegia Basket divenuta vecchia e vedova di York, anche lei non ricordava più l’inglese. In pratica, il tentativo di Fitzroy fallì: lo stato di natura aveva richiamato i tre “rapiti” dal Beagle alla loro condizione originaria. Una storia vera assolutamente romanzesca.

 

sabato 1 aprile 2023

VOI NON SAPETE CHE COS'E' L'AMORE

 

 


 

Raymond Carver

VOI NON SAPETE CHE COS'E' L'AMORE

Minimum Fax

Prima edizione marzo 1998

Collana Sotterranei

Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante

brossurato - 290 pagine -  lire 28.000

 

Che Raymond Carver fosse un autore che scriveva poesie come fossero racconti e racconti come fossero poesie è perfettamente dimostrato da questo prezioso libro antologico in cui racconti e poesie vengono messi a confronto, con il corredo peraltro di brevi saggi dello stessi autore su sé stesso e sulla propria arte. Direi che questo libro è il punto d'accesso ideale al mondo di Carver, la summa perfetta della sua poetica. Carver è straordinario sempre, e quando fa il saggista autobiografico forse ancora di più, probabilmente perché la sua vita è una di quelle vite degne di essere raccontate, e la sua esperienza umana, passata attraverso tante prove e tante miserie, è straordinaria alla luce della sua capacità di raccontarla attraverso le sue opere. Gran parte del volume contiene poesie. Il testo a fronte permette di vedere come il linguaggio di Ray fosse semplice, essenziale, discorsivo, eppure straordinariamente poetico, di certo straordinariamente efficace. "Bevendo e guidando", la composizione con cui si apre la sezione di poesia, si chiude con un verso fantastico che dà l'idea di una vita qualunque, quella che Carver vuole esprimere attraverso tutta la sua opera, vissuta sempre nell'attesa di un non so che che venga a portare un po' di novità: "Any minute now, something will happen": tra un minuto, chissà, accadrà qualcosa. Bellissime anche "Ti muore il cane" e "Fotografia di mio padre a ventidue anni", ma anche molte altre. Alcune, in verità, un po' difficili da interpretare, per i riferimenti a fatti, luoghi e persone che non conosco, ma sempre comunque musicali e suggestive. Belli anche i racconti, essenziali e minimalisti.