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domenica 21 giugno 2026

LA FAMIGLIA PASSERINI

 



Filippo Pieri

Cristiano ‘Cryx’ Corsani

LA FAMIGLIA PASSERINI

Amazon Kdp

2026 

52 pp. a colori

brossura

9,90 €


 

Ho sempre seguito con affetto e simpatia il percorso di Filippo Pieri, fumettista per autentica passione, sceneggiatore (ma in grado di disegnare, all’occorrenza), umorista (ma capace di muoversi tra generi diversi, quando serve). Insieme al socio ideale Cristiano “Cryx” Corsani ha  realizzato la trilogia di Viviane l’Infermiera (Sbam! Libri, 2018-2024), tre albi che mescolano la commedia sexy all’italiana degli anni Settanta con lo spirito di Amici Miei e un pizzico di satira amara. Ne abbiamo parlato in dettaglio su questo stesso blog.

Con La Famiglia Passerini i due autori si applicano a un umorismo più quotidiano e generazionale. La serie, composta da tavole autoconclusive, ha debuttato nell’ottobre 2018 sul sito Cryx Comics con il titolo The Flippies. Successivamente è approdata sulla rivista cartacea Il Vernacoliere, il celebre mensile satirico toscano diretto da Mario Cardinali, dove viene pubblicata con il nome definitivo La Famiglia Passerini.

Come spiega Filippo Pieri: «Inizialmente la serie si chiamava The Flippies, dal nome di un trucco degli smanettoni di un tempo sui floppy disk da 720 byte per raddoppiare la capacità praticando un foro sul lato, e per questo c’è un floppy sul logo della serie. Quando però abbiamo proposto la serie a Mario Cardinali ci ha detto che i nomi in inglese non sono graditi sulla rivista e quindi abbiamo pensato a “passera” (variante di “topa”, parola cara ai livornesi) da lì il cognome Passerini».

Il protagonista è il classico pre-digitale, nato in un’epoca in cui i computer non c’erano o stavano appena arrivando, che viene catapultato da adulto in un mondo di smartphone, app, WiFi, aggiornamenti forzati, smart home e intelligenza artificiale. Accanto a lui troviamo la moglie, che ama la tecnologia e la usa con entusiasmo pur capendola solo il giusto, e la figlia, nativa digitale, che risolve i problemi in modo rapido e naturale. Completano il cast un cane e un pesce rosso che commentano sarcasticamente le disavventure dei padroni di casa.

Cryx e Pieri sembrano aver spiato una famiglia vera per mesi e averla raccontata senza filtri, ma con grande affetto. Le gag nascono dal diverso rapporto delle generazioni con la tecnologia: la serie satireggia con intelligenza sulle difficoltà, i paradossi e le situazioni comiche generate da una dipendenza che dovrebbe semplificare la vita ma spesso la complica.

I disegni di Cryx sono puliti e vivaci, dal tratto cartoonesco efficace. Le espressioni del capofamiglia, che passa dall’aria da esperto a quella da vittima in un attimo, sono un piccolo capolavoro, così come le occhiate esasperate della moglie e lo sguardo clinico della figlia, che osserva i genitori come una specie in via di estinzione. Il cane e il pesciolino rosso rubano spesso la scena con i loro commenti cinici.

La Famiglia Passerini è una lettura fresca e divertente, capace di far sorridere riconoscendo situazioni tristemente vere, come testimonio io stesso medesimo nella mia introduzione.

 

FILIPPO PIERI SU QUESTO BLOG 

Luke Ness, PHD - L’esecrabile uomo delle nevi https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2023/02/luke-ness-phd-lesecrabile-uomo-delle.html

Il passato di Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2024/08/il-passato-di-viviane-linfermiera.html

Sulle tracce di Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2021/12/sulle-tracce-di-viviane-linfermiera.html

Viviane l’infermiera https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/07/viviane-linfermiera.html

 

domenica 8 marzo 2026

BELLA SCOPERTA!


Zuzzurro & Gaspare
Silver
BELLA SCOPERTA!
Rizzoli
1992, cartonato
130 pagine, 28.000 lire


Nel suo fondamentale saggio dedicato a Silver e intitolato “Only for fans!” (Acme, 1990), Luca Boschi racconta così l’incontro tra il cartoonist e la coppia comica Zuzzurro e Gaspare (lo faccio narrare a lui copiando pari pari il suo testo perché mi piace ricordare Luca e non avrei saputo narrarlo meglio): «Una bella mattina di aprile, mentre Guido Silvestri sta cercando vanamente di concentrarsi sulla tavola di Lupo Alberto in via di esecuzione, resistendo agli allettamenti climatici che lo spingerebbero a passeggiare nei campi, squilla il telefono di casa. Sono Andrea Brambilla e Antonio Formicola, meglio noti come Zuzzurro e Gaspare. Guido, nonostante i due siano molto famosi, non ha mai visto un loro spettacolo, ma li ha identificati ricordando un manifesto pubblicitario di una loro serata a Modena. I due cabarettisti, tra l’altro, confessano a Silver di essere appassionati lettori della sua produzione; e che per alcune loro vecchie gags si erano anche ispirati, qualche volta, alle strisce di Lupo Alberto. L’amicizia è nata subito, come pure l’intesa professionale che ha trasportato Zuzzurro e Gaspare dal set televisivo alla carta stampata, in una serie di strisce e brevi storielle sceneggiate da Brambilla e Formicola ed illustrate da Silver». In una intervista contenuta nel medesimo volume, Guido Silvestri risponde a Boschi a proposito di questa collaborazione: «Zuzzurro & Gaspare sono degli ottimi amici. Oltre ai libri abbiamo collaborato al quotidiano “La Notte”. Nel 1986, per un mese, ci siamo ritrovati davanti alla televisione per fare il commento ai campionati mondiali di calcio. Loro scrivevano degli articoli umoristici, e io li raffiguravo inventando una battuta». I libri nati dalla collaborazione fra Silver e la strana coppia Brambilla & Formicola sono tre: “I casi di Zuzzurro & Gaspare” (Glénat Italia, 1986), “Ciao, io sono il titolo” (Rizzoli, 1988) e “Bella scoperta!” (Rizzoli, 1992). Un quarto volume, soltanto antologico, è stato pubblicato da Vittorio Pavesio nel 2001 con il titolo di “Zuzzurro & Gaspare show”. 
Quanto a “Bella scoperta!”, è importante sottolineare la scritta in fondo al libro: “Finito di stampare nel mese di ottobre 1992”, cioè in perfetta concomitanza con il cinquecentennale dell’approdo di Cristoforo Colombo sull’isola di San Salvador, o almeno questo è il nome con cui viene ricordata dalla tradizione (evento che segna, per convenzione, la fine del Medioevo). La più divertente battuta del piccolo cartonato è infatti quella in cui dalla Santa Maria si leva in grido “Terra! Terra!” mentre gli indigeni gridano “Nave! Nave!”. Non è tutto qui, naturalmente: i testi di Zuzzurro & Gaspare, efficacemente illustrati da Silver, ripercorrono cinquecento anni di storia, mettendo in parodia luci e ombre del mito americano, dallo schiavismo all’epopea western, dall’atomica su Hiroshima a Walt Disney, senza pregiudizi, senza cattiveria, senza indulgenza. Una spettacolo teatrale a fumetti. Concludo segnalando come Andrea Brambilla ci abbia lasciati nel 2013 (era nato a Varese nel 1946), e come Nino Formicola lo abbia ricordato nel 2014 con un libro intitolato “Io sono quello senza barba” (Rizzoli). 

 

domenica 8 febbraio 2026

ANDRA’ TUTTO BENE

 


 

Leo Ortolani
ANDRA’ TUTTO BENE
Feltrinelli
2020, cartonato
530 pagine, 22 euro


La sera di sabato 7 marzo 2020, Giuseppe Conte annunciava che quattordici province italiane sarebbero state dichiarate “zona rossa” per contrastare la diffusione di un virus che si stava dimostrando molto contagioso. Tra queste c’era anche Parma, dove vive Leo Ortolani, “uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani”, come spiega una nota in appendice a “Andrà tutto bene”. Ho scritto in “appendice” per restare in tema con l’argomento medico-sanitario del libro, naturalmente. Altrettanto naturalmente, l’argomento è quello del lockdown conseguente alla pandemia dal coronavirus Covid-19. Il termine “pandemia” sottintende che il problema riguardava mezzo mondo, compreso dunque il sottoscritto: a mia volta, infatti,  la sera di quel sabato di marzo, al pari di Ortolani, apprendevo che si stava dichiarando off limits anche l’intera Lombardia. Il decreto governativo avrebbe portato la data del giorno seguente, domenica 8. 
Nei miei programmi, il lunedì ancora successivo avrei dovuto trovarmi dietro la mia scrivania, nella redazione della Sergio Bonelli Editore, per occuparmi delle uscite in edicola del parco testate legato a Zagor. Ero a casa, come tutti i weekend, lontano dalla Lombardia: ho capito che se non fossi tornato a Milano prima che chiudessero il cancello, mi sarebbe stato impossibile svolgere il mio lavoro di editor in via Buonarroti. Così, mentre centinaia di persone cercavano di lasciare la città in fuga scapiccolata in direzione Sud, io risalivo verso Nord. Ho trascorso l’intero lockdown da solo, lontano dai congiunti e dalla fidanzata, rintanato nel mio bilocale milanese, da cui uscivo ogni mattina per raggiungere a piedi l’ufficio semideserto, con la gran parte dei colleghi che lavorava in smart working (io lo smart working non l’ho mai sopportato, mi  ritengo un animale da redazione). Ma non sono qui per parlare di me, ma di Leo Ortolani (di cui, peraltro, su questo blog ho parlato spesso). 
Dunque, mentre io facevo vita solitaria in Lombardia, Ortolani si ritrovava segregato con la famiglia. Scrive: “Veniamo sommersi da un’ondata di virologi, fabbricanti di mascherine, esperti di mascherine, carenza di mascherine, l’amuchina come fosse il Graal, corridori, complottisti, portatori di cane, appassionati di crostate, autocertificazioni e morti. Tanti morto”. Passano due mesi così, e Leo comincia a raccontare il proprio lockdow a fumetti, con vignette pubblicate in Rete. “Ogni giorno ho realizzato una striscia sull’emergenza da Covid-19. Ogni giorno ho cercato di far sorridere i lettori, come se la striscia fosse una pillola di zucchero per togliersi di bocca il sapore della tragedia. Mi piace pensare che abbiano aiutato”. In tutto, i giorni di quarantena sono cinquantasette, e le strisce altrettante. Il diario quotidiano di Ortolani si interrompe con il passaggio alla Fase 2. Ci sarebbero state, purtroppo, molte altre fasi, drammatiche e grottesche al tempo stesso, ma “Andrà tutto bene” si conclude con il 3 maggio. Il cartonato che raccoglie le strisce disegnate durante la Fase 1 è datato luglio 2020, praticamente è un instant book. Rileggerle a distanza di tempo fa una strana impressione, suscita ricordi, smuove barconi abbandonati, forse si sorride meno di quanto facevamo in corso d’opera. Il talento di Ortolani resta straordinario: catartico humor nero (a volte nerissimo), satira di costume, sbeffeggiamenti politici, autoironia, tempi comici perfetti. Il tutto senza ricorrere al complottismo (perfettamente comico esso stesso). 
E io? Scusate se torno a parlare di me, ma sicuramente sarete curiosi di sapere che cosa ha pubblicato in Rete il sottoscritto, tutti i giorni, durante il lockdown. Ecco, ho intrattenuto i miei follower su Twitter (quando ancora si chiamava così) twittando quotidianamente aforismi (finiti raccolti in un volume intitolato “Mi ritiro per delirare”) e epigrammi (dati alle stampe in una silloge, “Versacci”). Dato che se ne presenta l’occasione, riporto qui di seguito una selezione dei primi, che sono comunque tutti reperibili sul mio blog nel post “Andrà tutto beh"). Anche a me piace pensare che abbiano aiutato.


ANDRA' TUTTO BEH


Un altro virus al coronavirus: “complimenti per la trasmissione”.

Sopravviveranno solo gli asociali.

Ma chi manifesta i sintomi, si può definire manifestante?

“Abbiamo fatto le analisi e lei risulta non avere il coronavirus ma la leucemia fulminante.” “Che culo!”

Essere ignoranti come capre non ci darà l’immunità di gregge.

Una volta delle città si sapeva dire il nome dello stadio o dell’aeroporto, adesso dell’ospedale.

E io che pensavo che la pandemia forse un dolce come il pandoro, il panettone, il panforte e il pan di Spagna.

Si scoprirà presto che i contagiati sono solo quelli con Saturno contro.

Ma un bel contagio di ninfomania, non era meglio?

Si scoprirà che hanno diffuso il coronavirus per distrarci dalla meteora in arrivo.

L’Epidemia tutte le feste si porta via.

Siccome si può avere il virus senza sintomi, stare bene non promette niente di buono.

Il coronavirus passerà alla storia come il primo virus trasmesso dallo spritz.

Due sono stati i grandi temi dell’informazione durante il lockdown: il numero di morti da Covid e quando sarebbe ripreso il campionato di calcio.

Ma se mi facessero il tampone, potrei dire di essere stato tamponato?

La pandemia mi ha fatto scoprire città che non avevo mai sentito nominare prima: Codogno e Wuhan.

Sono contento di star male con un sacco di sintomi fastidiosissimi che però non assomigliano a quelli del coronavirus. 

Quando andavo a scuola io, le epidemie non succedevano mai.

Il focolaio domestico.

Chi vive la quarantena separato dall’anima gemella, passato il pericolo si sposa. Chi la vive in casa con lei, passato il pericolo divorzia.

Pur di avere qualcosa da fare in casa ho lavato anche i piatti puliti.

Se continuo a ingrassare, quando finirà la quarantena non potrò uscire perché non passerò dalla porta.

Stando tutti in casa risolveremo il problema del coronavirus, ma arriverà quello delle piaghe da decubito.

Tifo per il papa che prega per la fine della pandemia come per lo stregone che fa la danza della pioggia davanti a tutta la tribù speranzosa, e non piove.

Papa sta bene e vuole che d’ora in poi lo si chiami Sua Sanità.

Quando esco di casa spero che la polizia mi fermi, così almeno scambio due parole con qualcuno.

Una conseguenza positiva c’è: vietate le riunioni di condominio.

Ma i virus avranno virus più piccoli che li contaminano? 

Quando si dice che l’epidemia sta raggiungendo il picco, significa che cominceranno ad ammalarsi quelli in montagna?

La chiamano Fase 2 per non chiamarla Lato B, che darebbe meglio l’idea.

Per Pasquetta farò una gita fuori porta fino al sesto piano del palazzo lungo le scale.

Bisogna evitare i luoghi troppi frequentati. Le edicole e le librerie, perciò, vanno benissimo.

Lockdwn. I fumetti continuano a uscire. Beati loro.

La piccola soddisfazione di pensare che se il paziente muore, muore anche lo stupidissimo virus.

Però, dai, meglio morire in una catastrofe epocale piuttosto che inciampando come scemi su uno scalino.

Come dolce pasquale invece delle colombe ci vorrebbero le pipistrelle.

Ma di amuchina quanta se ne deve bere, per immunizzarsi?

Il Tocilizumab era un farmaco usato anche dagli antichi Aztechi.

Secondo me il collutorio Listerine stermina più virus dell’amuchina.

State in casa! “Obbedisco!” (Giuseppe Garibaldi) 

Muoiono i già gravi di altre patologie. “Virus, tu uccidi un uomo morto!” (Francesco Ferrucci) 

Il virus uccide anche gli studiosi. “Eppur si muore...” (Galileo Galilei) 

Contagi anche tra famigliari. “Tu quoque, Brute, infetti mi?” (Giulio Cesare)

Se il virus fosse stato inventato nei laboratori cinesi sarebbe la prima cosa inventata senza copiare.

C’è un altro virus cinese su cui occorrerebbe indagare: quello che nell’antichità trasformò un intero esercito in terracotta, il cui caso venne insabbiato.

Coronavirus: ecco a che cosa serviva la muraglia cinese.

Divertenti le scene viste in Rete in cui gli italiani si accaparrano la pasta. I cinesi hanno riso.

sabato 31 gennaio 2026

FILOSOFI IN LIBERTA'

 

Umberto Eco
FILOSOFI IN LIBERTA’
La Nave di Teseo
2022, cartonato
226 pagine, 12 euro

Che Umberto Eco fosse, oltre che illustre studioso e acclamato scrittore, anche un solenne giocherellone è cosa arcinota. Senza bisogno di citare (ma intanto la cito) la sua traduzione degli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, e neppure di far correre il pensiero (ma intanto il pensiero ci corre) alle parodie letterarie del “Diario minimo”, basterà dire che sono innumerevoli i suoi articoli e i suoi interventi sull’enigmistica e i giochi di parole (e altri pieni di giochi enigmistici e di parole di propria invenzione), così come lo ricordiamo per testi decisamente umoristici scritti per le sue rubriche su alcune riviste o come divertissement. Esilarante, per esempio, il suo elenco di quaranta regole per scrivere bene in italiano, pubblicato in una "Bustina di Minerva" su "L’Espresso". 
Un convegno di studi dell’Università di Bari si intitolò, non a caso, “Umberto Eco, il giocoliere dell’intelligenza: l’umorista, il filosofo, il narratore”. Esattamente queste tre figure sono rappresentate in “Filosofi in libertà”, aureo libello (citando Vittorio D'Aste) contenente ventidue componimenti umoristici che scherzano, in modo irriverente ma affettuoso, su illustri pensatori e scrittori. Componimenti ritmati in versi di varia metrica, ma sempre scandibili da chiunque, su esempi che vanno dalla Vispa Teresa al Signor Bonaventura, dalla donzelletta leopardiana al decasillabo dei manzoniani squilli di tromba. 
Dopo aver riassunto in filastrocche le dottrine dei filosofi più famosi, da Aristotole a Karl Marx, riuscendo in sintesi perfette più efficaci di un Bignamino, Eco si dedica a un elenco di scrittori (Proust, Mann, Joyce, Sofocle, Manzoni) e prova persino a cambiare i testi di alcune celebri canzonette per fare parodia sui più sommi autori di trattati filosofici. Per esempio, “Canto quel motivetto che mi piace tanto” diventa «Kant / filosofetto che mi piace tant». 
Il primo componimento si intitola “I presocratici” e i versi iniziali fanno così: «Nel dì che gli Argivi / vivevan beati / correndo giulivi / per boschi e per prati / alcuni messeri / con tono profondo / si chiesero seri: / “di che è fatto il mondo?”». Ai componimenti si aggiungono quindici vignette satiriche in tema, disegnate con mano felice dallo stesso Eco. 
Sempre lui, il semiologo piemontese, firma una “Nota dell’autore” in cui spiega che le sue filastrocche (di cui “Filosofi in libertà” costituiscono una limitatissima raccolta, avendone egli composte molte altre) sono state da lui improvvisate “durante convegni noiosissimi” e lette poi nei bar, a congresso finito, a un uditorio di divertiti colleghi. Prima di arrivare all’edizione de La Nave di Teseo del 2022, alcuni componimenti erano stati raccolti nel 1958 dalla Casa editrice Taylor in volumetto rilegato tirato in soli cinquecento esemplari numerati. Spiega Eco, concludendo la sua introduzione: «L’alto ideale etico che ha dominato ciascuna di queste esercitazioni conviviali è sempre stato quello di una assoluta correttezza scientifica. E questo sia di monito per le generazioni a venire: scherzare sì, ma seriamente».
Musica per le mie orecchie, autore a mia volta di (assai meno dotte) filastrocche e avido lettore di libri come "Biancaneve i settenari" o "L'urlando furioso", di cui ci siamo occupati  in questo stesso spazio.
 




giovedì 9 ottobre 2025

L'URLANDO FURIOSO E ALTRE RIME DELL' "AVANTI!"

  


Alberto Cavaliere
L'URLANDO FURIOSO E ALTRE RIME DELL' "AVANTI!"
Lyriks, 2025
220 pagine, 16 euro

Chi conosca la mia passione per le composizioni satiriche in rima, testimoniata dai "Versacci", non può meravigliarsi di come sia rimasto incantato dalla raccolta, curata dal portentoso (rimatore anche lui) Gerimio Aderi, di alcuni componimenti di Alberto Cavaliere (1897-1967), geniale poeta, giornalista, uomo politico e di scienza, celebre anche per "La chimica in versi". Per chi non lo conosce, procurarsi questo libro, agile ma contenente una montagna di informazioni sull'autore, sarà una sorprendente scoperta. La silloge raccoglie componimenti di Alberto Cavaliere apparsi sulle colonne dell' "Avanti!" dal 1947 al 1955 e mai riproposti in volume, qui per la prima volta raccolti (ordinati per tematica e per anno di pubblicazione) con commento storico-metrico-letterario e note ai testi. I lettori più anziani ritroveranno lo straordinario componitore di versi che poteva udire alla radio o leggere sui giornali commentare la notizia del giorno e sempre con rime belle, inusitate, magistrali. I lettori più giovani, viceversa, potranno riscoprire, in queste rime scritte rincorrendo la cronaca, quel piacevolissimo narratore in versi che fu Alberto Cavaliere. La raccolta ha come punta di diamante un poemetto satirico in ottave  dell' "Urlando furioso", che  narra infatti di Mussolini, Hitler, Churchill, Wilson: di tutti i protagonisti, insomma, delle vicende della I e II guerra mondiale, che Cavaliere trasfigura nei paladini medievali, facendone eroi in negativo e non risparmiando frecciate satiriche soprattutto all'indirizzo dei gerarchi del Fascismo. Completano il volume l'elenco completo e ragionato delle opere, una ricca notizia biografica con un inedito in fac-simile di Alberto Cavaliere dalle carte dell'archivio di famiglia, nonché alcuni dei "Rataplan" letti alla radio negli Anni 50 dall'autore. Mi si permetta una ulteriore annotazione personale, oltre quella propinatavi all’inizio: nella sua introduzione, intitolata “Un prodigio dei prodigi nel rimare”, il curatore Gerimio Aderi scrive che la predisposizione naturale di Cavaliere per le rime, di cui era dominatore supremo, in perfetto accordo con i pensieri, “forse tra i suoi contemporanei il solo Giuseppe Geri di Gavinana (altro rimatore prodigioso) poteva eguagliare, ma senza scalzarlo”. A tal proposito, Aderi cita il libro “Il poeta delle piccole cose” (Cut-Up, 2023), dedicato proprio al Geri e curato dal sottoscritto (gavinanese per nascita e per costumi).


giovedì 12 giugno 2025

BIBBIA RIDENS

 
 
 

 
 
Roberto Beretta
Elisabetta Broli
BIBBIA RIDENS
Piemme
2005, brossurato
152 pagine, 10 euro

Ho sempre sostenuto che il proverbio “scherza sui fanti e lascia stare i santi” non sia del tutto fondato, perché, secondo me, la maggior parte dei santi sono (in quanto saggi e illuminati) più spiritosi della maggior parte dei loro devoti. I martiri, poi, figuriamoci se non sanno accettare una battuta dopo aver sopportato il martirio. E poi, la verità è che l’umorismo è la cura e non la malattia. Non di rado la burla rivela la verità, o una delle tante, e infatti, come si sa, Arlecchino si confessò burlando. E per finire, a mettere paletti su ciò su cui si può scherzare si comincia dai santi e non si sa dove si finisce. La censura è sempre una sconfitta. Senza dubbio ci sono suscettibilità diverse, ma quella dei faceti dovrebbe valere quanto quella dei seriosi. Altrimenti i permalosi fanno le stragi nelle redazioni dei giornali umoristici, e invece di rispondere a una vignetta satirica con impugnando anche loro i pennarelli lo fanno imbracciando il mitra. Mi rendo conto di averla fatta troppo lunga, soprattutto per arrivare a parlare di un libro assolutamente innocuo come “Bibbia ridens”. Però, come autore dei testi di una serie pubblicata ogni mese sul “Vernacoliere” intitolata “La Bibbia secondo Burattini & Jogg” mi sento di parlare come Cicero pro domo mea. Per carità, assicuro che io e James Hogg siamo, o cerchiamo di essere, tutto fuorché blasfemi e ci concediamo solo spiritosaggini del tipo che Gesù bambino si allena ai miracoli moltiplicando i pesci rossi nella boccia di vetro o che Eva si fa una borsetta di pelle di serpente non resistendo alla tentazione. “Bibbia ridens” (da cui per il “Vernacoliere” non ho copiato nessuna battuta, almeno che mi sia accorto) propone contenuti eterogenei tutto sommato piuttosto annacquati, tant’è vero che l’editore è Piemme e i due autori sono uno un giornalista di “Avvenire” e l’altra una studiosa di teologia. Roberto Beretta e Elisabetta Broli raccolgono aforismi, battute e barzellette (testi scritti) alternandoli con alcune vignette (disegnate) di Emanuele Fucecchi, anch’egli diplomato in scienze religiose. Si comincia con il livello alto di Marcello Marchesi che chiede: “Dio, dammi un assegno della tua presenza!”, per poi adagiarsi su arguzie quali “Cosa dice Adamo quando vuol fare l’amore con Eva? Sfogliati!”. Ma anche: Noè vede che sull’arca c’è un pesce da solo senza la compagna, è il pesce sega (divertente, ma ci si chiede se sull’arca ci fossero anche i pesci, forse solo quelli di acqua salata). Aforismi di autori illustri e battute folgoranti di autori ignoti sono la parte migliore del libro, meno brillanti le barzellette, alcune delle quali forzatamente adattate ai riferimenti biblici. Una fra le cose migliori, i tre motivi per sostenere che Gesù fosse in realtà un portoricano: 1) si chiamava Jesus; 2) aveva guai con la legge; 3) sua madre non era sicura di chi fosse suo padre. La migliore barzelletta in assoluto, è quella iniziale sui due amici al bar: “Ieri sera ho visto in TV un bellissimo film: ‘La Bibbia’”, dice uno, e aggiunge: “Non sai se per caso è già uscito il libro?”.



 

venerdì 16 febbraio 2024

CRONACHE DEL MONDO PRIMA DELLA RISOLUZIONE

 


Marco De Angelis
CRONACHE DEL MONDO PRIMA DELLA RISOLUZIONE
Sbam!
brossurato, 2023
210 pagine, 20 euro


“Reperti satirici sulla fine dell’umanità”, recita il sottotitolo, poco sopra l’illustrazione di copertina che mostra un robot scaldarsi bruciando libri in uno scenario da dopobomba. La cover non soltanto rende ragione dei contenuti interni ma ben spiega quale sia la portentosa magia di quegli umoristi che con la forza di una vignetta, senza bisogno di parole, comunicano un messaggio di portata planetaria, persino impossibile da spiegare nello spazio di un articolo di giornale o, talvolta, addirittura in quello di un libro. Il linguaggio dell’illustrazione satirica parla tutte le lingue, ed è per questo che lo possono comprendere anche gli illetterati senza bisogno di mediazione e fa paura ai censori, ai tiranni, ai terroristi. Marco De Angelis (Roma, 1955) è un mostro di bravura, persino più noto all’estero che in Italia, ed ha pubblicato su circa 200 testate ricevendo oltre 150 riconoscimenti internazionali. Per il suo tratto grafico lo si potrebbe paragonare a Quino. Sbam! Raccoglie duecento suoi lavori a colori in una sorta di “best of” suddiviso per temi: la guerra, l’ambiente, la tecnologia, la libertà, i migranti, il rapporto uomo-donna, il consumismo, la società. La riflessione di De Angelis non è mai faziosa e violenta, ma colpisce nel segno: si sorride amaramente e di solito si annuisce in silenzio. Due i testi a commento: l’introduzione di Thierry Vissol (direttore del Centro “Librexpression, del cui consiglio scientifico De Angelis fa parte) e una postfazione di Luigi F. Bona (direttore del Museo del Fumetto di Milano).

sabato 9 dicembre 2023

DISEGNI E PAROLE PER ESSERE LIBERI

 

Autori Vari
DISEGNI E PAROLE PER ESSERE LIBERI
Allagalla
Seconda Edizione
Cartonato, 2023
126 pagine, 25 euro


“Grazie ai tanti scrittori e disegnatori che hanno dato il loro contributo a questa iniziativa, che giunge in meno di un anno alla sua seconda edizione, con altri venticinque artisti che si sono accostati con sensibilità e un sorriso – a volte triste, a volte no – al tema della libertà di scelta sul fine vita. Di fronte all’ottusità del potere anche la fantasia è un’arma. L’incursione del fumetto nel frasario denso della bioetica, fa respirare una boccata d’aria fresca e tonificante nel corso di un cammino che non è concluso per poter tutti vivere liberi fino alla fine”.
Questo testo che compare in quarta di copertina spiega il senso sella pubblicazione del volume, i cui autori hanno tutti rinunciato alle proprie royalties e la cui Casa editrice devolve l’intero utile all’Associazione Luca Coscioni - che si batte da anni per giungere anche in Italia a una legge che garantisca il diritto, in certe condizioni, all’eutanasia, al suicidio assistito, alla rinuncia all’accanimento terapeutico, nel rispetto della libertà di scelta. Perché poi di libertà si tratta: non si impongono ad altri comportamenti diversi. Viceversa, chi si oppone pretende di negare i diritti altrui.
Roberto Guarino, curatore del volume, ha chiesto a un centinaio tra sceneggiatori e disegnatori di fumetti di esprimere con un testo scritto o una tavola illustrata il loro sostegno alla battaglia sul fine vita. La partecipazione è stata convinta e ispirata. Sfogliando le pagine ci si imbatte in un racconto di Paola Barbato e in una illustrazione di Giovanni Freghieri, poi in un fulminate testo di Tiziano Sclavi e in una vignetta di Sergio Staino. Non mancano personaggi a fumetti che si espongono in prima persona, come Martin Mystère, Diabolik o Cattivik (grazie alle tavole di Alessandrini, Palumbo e Bonfatti). Ma l’elenco degli artisti coinvolti è lungo e sorprendete. Solo per citare alcuni nomi: Silver, Alfredo Castelli, Claudio Nizzi, Roberto Recchioni, Paolo BacilieriAndrea Venturi, Emanuele Taglietti, Gianfranco Manfredi, Carlo Ambrosini, Bruno Bozzetto, Matteo Bussola, Luca Enoch, Onofrio Catacchio, Corrado Mastantuono, Silvia Ziche, Alfredo Castelli, Sergio Gerasi, Michele Benevento, Massimo Rotundo, Angelo Stano, Danilo Maramotti. Segnalo anche alcuni zagoriani: Joevito Nuccio, Val Romeo, Anna Lazzarini, Fabrizio Russo, Giuliano Piccininno, Stefano Voltolini, Giorgio Sommacal. Mi scuseranno i tanti esclusi dall’elenco, che completo sarebbe stato troppo lungo.
Anch’io ho dato il mio contributo: il volume contiene un epigramma e una scelta di aforismi sul tema del fine vita, più una vignetta scritta per James Hogg che l’ha disegnata.

Gi aforismi sono questi:

L’idea di poter scegliere l’eutanasia mi piace da morire.

L'eutanasia è quella cosa che mi fa desiderare di essere trattato come un cane.

L'unica legge davvero importante su cui conto di basare la mia serenità futura, è quella sull'eutanasia.

Il vero problema del suicidio assistito in Svizzera è che per il candidato non è facile trovare un mutuo per affrontare le spese.

Non capirò mai perché qualcuno che non lo farebbe per sé (e va bene) debba voler impedire la fecondazione o il suicidio assistiti ad altri.

L’epigramma, tratto dall’antologia “Versacci”, è questo:

L’ultimo abbraccio

Al nostro cane che amiamo
un ultimo abbraccio cingendo
pietosa una morte gli offriamo
lasciando che vada dormendo.
Se all’ultimo del tempo mio
nessuna speranza rimane,
allora lo chiedo anche io:
trattatemi al pari di un cane.

sabato 3 giugno 2023

IL RITORNO DI TILT

 

 

Alfredo Castelli
Daniele Fagarazzi
IL RITORNO DI TILT
Cut-Up Publishing
2023, cartonato
98 pagine, 26.90 euro


La definizione più sintetica e calzante per questo volume è “must”. Lo si deve avere per forza, perché racconta e antologizza un “cult”, vale a dire “Tilt”. Insomma è un must su quel cult al top che fu “Tilt”. E dopo questo incipit, a cui diciamo stop, passiamo a illustrare meglio di che cosa si tratta. Bisogna innanzitutto partire da una rivista umoristica intitolata appunto “Tilt”, uscita tra il 1968 e il 1969, alla cui realizzazione lavorarono Alfredo Castelli, Marco Baratelli, Mario Gomboli e Carlo Peroni. Ne uscirono soltanto due numeri, che sono stati raccolti in un precedente volume targato Cut-Up, “La preistoria di Tilt” (2022), copertina in calce, di cui abbiamo parlato qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2022/04/la-preistoria-di-tilt.html

Questa prima versione di “Tilt” era ispirata alla rivista americana “Mad” (1952) che, nei suoi primi 23 numeri pubblicava essenzialmente parodie. Ed essenzialmente parodie furono quelle proposte dal "Tilt" degli anni Sessanta. Nel 1972 Alfredo Castelli propose al direttore del “Corriere dei Ragazzi”, Giancarlo Francesconi (1925-2015), di trasformare “Tilt” in una rubrica del rivista, per la quale lavorava come redattore. Visto approvato il progetto, adattò i contenuti a un nuovo genere umoristico, il “kibitzer”, esattamente come aveva fatto “Mad” dal numero 24 in poi. Il “kibitzer” (termine Yiddish che letteralmente significa “spettatore”) si differenzia dalla parodia perché si occupa di commentare temi di attualità in modo satirico o ironico. Le prime puntate del “Tilt” del “Corriere dei Ragazzi” furono illustrate da Bonvi (1941-1995), che poi passò il pennello a Daniele Fagarazzi (con sporadiche intromissioni di Silver, Gomboli e ancora di Bonvi). In tutto, uscirono 119 puntate di due pagine, tra il 1972 e il 1975, con alcune eccezioni che ne contarono tre o quattro. Il secondo volume Cut-Up dedicato a “Tilt” raccoglie appunto una selezione di tavole scritte da Castelli e illustrate da Fagarazzi (1944-2019). Si tratta di materiale uscito tra il 1972 e il 1974, per metà a colori (ricavato dalle pagine della rivista), per metà in bianco e nero (ricavato da un rimontaggio fatto nel 1976 per un volume progettato dalla Dardo che però non uscì mai, e che vide la luce invece nel 1978 grazie a Luigi F. Bona).
Tutti questi dati non sono frutto di una mia attenta ricerca ma della mia attenta lettura delle esaustive prefazioni e postfazioni di Alfredo Castelli che, con precisione maniacale, cita dati e dati, nomi e cognomi, allegando una puntuale cronologia e perfino un dizionario dei personaggi citati (da Paolo Cavallina e Gabriella Farinon), nel caso i lettori più giovani non sappia a chi ci si riferisca (io, ahimè, per motivi anagrafici li conosco tutti). Una caratteristica delle inesauribili gag ideate da Castelli e illustrate da Fagarazzi è quella di dar vita a una sorta di “trasmissione in diretta” dalla redazione del “Corriere dei Ragazzi”, chiamando in causa gli stessi autori obbligati dal direttore Francesconi a trovare sempre nuovi argomenti settimana dopo settimana; direttore caricaturizzato in quasi tutte le puntate della rubrica, impegnato in una strenue lotta contro i suoi redattori (Castelli in primis, ugualmente caricaturizzato con i colleghi) troppo sfaticati, oppure troppo pungenti per un giornale destinato ai ragazzi. Su “Tilt” esordirono personaggi indimenticabili di Castelli, quali l’Omino Bufo e Otto Kruntz, vennero proseguite serie come “Zio Boris” e “Lo zoo pazzo” (di Mario Gomboli”). Castelli cita una dichiarazione di Alessandro Barbero, che scrive. “All’immortale Tilt credo di dovere la scoperta, a 14 o 15 anni, del senso dell’umorismo”. Anche tanti altri, professor Barbero, glielo assicuro. L’antologia di Cut-Up, che si spera possa essere la prima di una serie, si fregia di una mirabolante copertina di Massimo Bonfatti, disegnatore a cui io affiderei in toto, se fossi un editore, una ripresa delle pubblicazioni di “Tilt”. Con testi sempre scritti da Alfredo Castelli, naturalmente.
 
 

 

domenica 27 novembre 2022

L'ALLEGRA VITA DELLA QUOTA ROSA

 

 


 

Silvia Ziche
L'ALLEGRA VITA DELLA QUOTA ROSA
Feltrinelli
brossurato, 2019
130 pagine, 16 euro

Intelligente, divertente, pungente come al solito, Silvia Ziche. Per non parlare del talento grafico. Ovvero, parliamone pure ma è sotto gli occhi di tutti, voglio dire. Però, questa volta, aggiungerei un aggettivo, sottovoce e fra parentesi: (disturbante). (Disturbante), intendo, dal mio punto di vista di maschio. Oddio, eccomi già a chiedermi se dire “maschio” sia sessista perché presuppone che ci siano delle “femmine” e non so se i due termini siano politicamente corretti. In ogni caso: “L’allegra vita delle quote rosa” è un gradevole manuale sul retaggio del patriarcato nella vita di tuti i giorni, che si rivela subdolo e invasivo più di quanto ci si aspetti o almeno, più di quanto mi aspetto io, che notoriamente ho le fette di prosciutto davanti agli occhi e mi illudo che certe cose non succedano più o non ho la percezione della gravità del problema. Ecco, Silvia Ziche solleva quelle fette nel migliore dei modi possibili, facendoci satira. Mette di fronte, per fare un solo esempio, alla verità della ingiusta scelta che molte donne sono costrette a fare fra la carriera e la maternità (mentre non c’è nessun ostacolo fra la carriera e la paternità). Gli esempi potrebbero continuare, e conforta (un pochino) constatare come la stessa Lucrezia, protagonista buffa e complessata, di fronte ai problemi dei rapporti con gli uomini si trovi in imbarazzo e veda sgretolare (al pari di certi noi maschietti, se “maschietti” si può dire) certezze e convinzioni. Insomma è un momento difficile nelle relazioni fra i due sessi, un punto di passaggio epocale, e Silvia Ziche lo racconta facendoci sorridere amaramente. Alla fine viene proposta una lista di “buoni proposito” per gli uomini di buona volontà. Si comincia con “Leggere più libri di scrittrici e saggiste”: confesso di non essermi mai posto il problema. Ho letto Agatha Christie, Isabel Allende o Elsa Morante perché interessato (interessatissimo) a ciò che scrivevano, mai per stando attento al fatto che fra le mie letture ci dovessero essere quote rosa. “Reagire alle battute sessiste, invece di ridacchiare”: non lo so, si ride di ciò che fa ridere. Se a me dicono che gli uomini hanno un solo neurone o pensano solo al calcio, sorrido senza ritenerlo sessista. Dire che le donna tengono il muso e non si sa perché, viceversa, non è uno scherzo accettabile? Ho sempre ritenuto che ci sia del bello nella libertà di potersi prendere in giro a vicenda. “Interessarsi al lavoro delle scienziate”: io leggo le “Scienze” e mi interesso di tutte le ricerche condotte da staff di uomini e donne, indifferentemente. Immagino che il buon proposito sia riferito a chi abbia dei pregiudizi, ma mi risulta difficile immaginare che persone di normale intelligenza possa averne fino al punto da non ritenere una donna capace di fare la scienziata, l’astronauta, la dottoressa. Insomma, ecco perché leggere “L’allegra vita delle quote rosa” è, oltre che divertente, stimolante: ci fa porre delle domande. Resto con un dubbio: se invito Silvia Ziche a cena, ammesso che accetti, si offende se mi offro di pagare io?