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domenica 23 febbraio 2020

DIVENTARE PIU' GRANDI DI DIO





Richard Dawkins
DIVENTARE PIU' GRANDI DI DIO
Mondadori
cartonato, 2019
250 pagine, 21 euro


"Una guida all'ateismo per principianti", recita il sottotitolo. In effetti, il volume si configura come una sorta di guida in breve che riassume, in modo chiaro, quanto già esposto dall'autore in un altro suo celebre libro, "L'illusione di Dio", del 2007. Chi abbia già letto il precedente saggio non troverà grandi novità se non, appunto, una argomentazione più veloce, accattivante e sintetica. Grande divulgatore com'è, e come ha dimostrato in classici della biologia evolutiva spiegata ai non iniziati quali "Il gene egoista" e "L'orologiaio cieco", Dawkins si ascolta sempre volentieri comunque la si pensi. Il suo è un argomentare misurato, logico, razionale e consequenziale, che personalmente trovo affascinante e che credo possano trovare affascinante anche i credenti che vogliano confrontarsi con i motivi dello scetticismo altrui verso il trascendente di atei e agnostici. Sarebbe anzi interessante poter leggere altrettante esposizioni di buon senso, da parte di chi, invece, vuole spiegare i motivi della propria fede. Dawkins illustra come, secondo lui, i libri sacri di ogni religione che vengono ritenuti dettati da Dio siano in realtà scritti dagli uomini, come non ci sia necessità di essere credenti per stabilire cos'è il bene e cos'è il male e comportarsi di conseguenza, come l'evoluzione spieghi la vita sulla Terra senza bisogno di ricorrere a un creatore, ad Adamo e a Eva. Lo scienziato argomenta il suo parere, ciascuno poi ne trarrà le conclusioni che più ritiene giuste.

martedì 26 dicembre 2017

I MIRACOLI DI PADREPIO




Federico Sardelli
I MIRACOLI DI PADREPIO
Mario Cardinali Editore
2002, brossurato
100 pagine, 10 euro

Partiamo dal presupposto che Federico Sardelli è un genio. Detto a ragion veduta, considerando che si tratta sia di un grande direttore d'orchestra specializzato in musica barocca (è uno dei massimi esperti di Vivaldi), sia di uno dei massimi autori de "Il Vernacoliere", celebre e irrispettosa rivista satirica livornese. "I miracoli di Padrepio" (scritto tutt'attaccato) fanno parte di questa secondo aspetto della sua personalità, e dimostrano il suo talento comico quale scrittore di testi comici quanto disegnatore umoristico. Di Sardelli abbiamo già parlato più volte recensendo altri libri pubblicati da Mario Cardinali (lo storico, appunto, direttore del "Vernacoliere"), ma anche commentando il romanzo "Il caso Vivaldi" edito da Sellerio. Fra i libri comici dell'autore ci sono l'esilarante parodia di Cuore, la raccolta delle sue "proesie", i falsi giornali della "Rassegna StaNpa", l'irresistibile carrellata de "Le più belle cartoline del mondo" ma anche questa antologia delle cronache dei miracoli di Padre Pio già apparse su rivista. Le cronache, tutte rigorosamente false (del resto l'autore considera falsi anche i miracoli considerati veri, dunque per lui, giustamente, non c'è molta differenza), sono raccontate in un dialetto toscano/campano/pugliese non ben identificabile (ma molto buffo), costruito, si direbbe, a imitazione del modo di parlare di Padre Pio o dei suoi confratelli d'una volta. Ne è esempio il sottotitolo, dove parlando dei miracoli si avverte "Che avventeremmo veramente, potesse stiantare chi non cui crede, Ame". Foto e disegni esemplificano il tipo di interventi miracolosi, come il prodigio per cui il povero Bulbesio Lupi che rimase schiacciato da un TIR non morì ma rimase soltanto con le gambe triturate, o quello grazie al quale un uomo che andava dal barbiere e stava per pestare una cacca venne avvisato per tempo da una apparizione e non la pestò. Una postfazione dello stesso Sardelli propone (in modo serio ma piuttosto critico nei confronti del santo) alcuni cenni storico-biografici di Francesco Forgione (appunto San Pio). Ovviamente un libro del genere può far accapponare la pelle ai devoti del Padre in questione, ma nello spirito trasgressivo e anticlericale del "Vernacoliere", che si rifà alla satira di storiche riviste come "L'asino" e a una tradizione di goliardia e di fiera mancanza di rispetto, è uso anche scherzare con i santi. Chi apprezza legga (e si divertirà), chi non apprezza non legga (e non si arrabbierà).

sabato 15 luglio 2017

IL CASO O LA SPERANZA?



IL CASO O LA SPERANZA?
UN DIBATTITO SENZA DIPLOMAZIA
di Paolo Flores D'Arcais e Vito Mancuso
Garzanti
2013, 160 pagine, 14 euro

Davvero senza esclusione di colpi, questo scontro fra filosofi sul sempiterno tema del rapporto fra la fede e la scienza. Flores D'Arcais (ex leader sessantottino e direttore della rivista "Micromega") invita Mancuso (il controverso ma illuminato e illuminante teologo laico de "L'anima e il suo destino") a dialogare su Dio e sulla trascendenza e ne viene fuori un testo bellissimo da leggere e da meditare. Tutt'altro che facile, va detto: i due contendenti sono preparatissimi in campo sia filosofico che scientifico, e le citazioni dotte si alternano a riferimenti culturali di amplissimo respiro, sia a pensatori del passato (questi, più facili da cogliere) che nostri contemporanei (questi, più ostici ma di grande interesse). Tuttavia, il botta e risposta tra i due agguerriti disputanti è efficace e coinvolgente e il saggio basta a se stesso, cioè si può leggere anche senza aver letto Wittgenstein o Kant (di cui si parla spesso). Volendo riassumere in nuce le posizioni dei due, Mancuso non difende alcun dogma della Chiesa Cattolica ma semplicemente (se "semplicemente" si può dire in questo caso) la fede in un Dio creatore che guida l'evoluzione in direzione del Bene; Flores D'Arcais, dal canto suo, professa la non necessità di un ente divino per spiegare un universo che si spiega da solo e che, anzi, testimonia piuttosto l'insussistenza di qualunque prova di una trascendenza che vada al di là delle leggi fisiche (quelle che conosciamo e quelle che conosceremo). Mancuso scrive: "All'interno di questo mondo dai molti possibili significati io credo un Dio e nell'anima immortale perché credo al bene e all'amore come significato ultimo dell'essere e della vita; credo in Dio e nell'anima immortale in quanto attribuisco al bene e all'amore il primato ontologico, e non solo etico, della vita". D'Arcais risponde: "Nulla da obiettare, fatti pure il tuo film ma non lo spacciare però come un 'sapere'". Da leggere, se vi attizza l'argomento.

domenica 11 dicembre 2016

LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA





LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA
TEORIA E PRATICA DI MADRE TERESA
di Christopher Hitchens 

Minimun Fax

II edizione riveduta e ampliata
2003, brossura
134 pagine, 8,50 euro


Spero di riuscire a parlare di questo libro senza scatenare travasi di bile soltanto nell'accennare all'argomento, e assicuro che lo farò senza sposare la tesi dell'autore, ma soltanto per illustrarla, per far sapere che esiste, poi ognuno giudicherà da sé. Io, personalmente, dubito delle "icone" così come dubito di Hitchens, per cui non ho problemi ad affiancare al "santino" ufficiale di Madre Teresa il parere opposto di un testimone che l'ha conosciuta di persona e che, soprattutto, ne ha studiato il "fenomeno" (un parere espresso, va detto, in modo mai sguaiato o volgare e sempre sorretto quanto meno da un ragionamento logico e lineare, anche se non sempre esercitato su circostanze davvero clamorose). Questa premessa va fatta, dato che qualcuno ha reagito commentando così: "Se esiste un inferno, Hitchens ci andrà per questo libro. E anche i suoi editori". Peraltro, trovo più grave la seconda delle due maledizioni (anche se chi crede all'inferno dovrebbe sapere che è soltanto Dio a decidere chi ci debba finire e non ci si può arrogare il diritto di stabilirlo in vece sua). Di Hitchens sono celebri il saggio "Dio non è grande" e il libro "Processo a Dio", scritto con Tony Blair: il celebre giornalista e polemista inglese sé è comunque scomparso (per cui il suo destino oltretombale, qualunque sia stato, si è già compiuto). Va anche detto, preliminarmente, che Hitchens ha esercitato la sua vena iconoclasta anche con un libro su Lady Diana e dunque non sia nuovo nella pratica di mettere in crisi i ritratti preconfezionati delle icone venerate praticamente da tutti. Prima di leggere "La posizione della missionaria", non avrei mai creduto che si potesse scrivere qualcosa del genere su un personaggio come Madre Teresa, da tutti portato in palmo di mano (in effetti, un po' troppo portato e un po' troppo da tutti). E appunto per questo ho comprato il libro e l'ho letto nel giro di poche ore, per cercare di capire che cosa potesse contenere. 


Devo dire che, in realtà, il fatto che perfino sull'operato di Madre Teresa si possano esprimere delle riserve, mi sembra scontato già che non sono propenso ai tabù. Nel libro-intervista a Paolo Villaggio "Non mi fido dei santi",  il comico genovese ricorda un suo soggiorno in Algeria per le riprese di "Brancaleone", e dice: "Nella località dove era stato allestito il set, un giorno incontro una signora belga che stava attraversando il deserto in pullman. Era stata l'assistente di Albert Schweitzer, quel medico che fece il famoso ospedale a Lambarenè, in Gabon. Io, incuriosito da questo personaggio molto famoso le chiedo: 'Com'era lui?'. Risposta: 'Non lo dica in giro, ma Schweitzer era cattivissimo'. Ma ne racconto un'altra. Vado a Calcutta con mia moglie. Il console onorario italiano ci porta, su mia richiesta, a vedere l'ospedale di Madre Teresa. Durante questa visita, dove tutto è ordinato e pulito, chiedo a suor Angela, una italiana che ci fa vedere il lebbrosario: 'Mi dica la verità, com'è Madre Teresa?'. La suora si guarda attorno e sottovoce mi dice: 'La verità? Una carogna!'. Madre Teresa ha ottenuto una delle più rapide beatificazioni mai viste. Non mi fido dei santi". Sul caratteraccio di Madre Teresa esistono comunque altre testimonianze (ma certo sono tanti i santi dai modi bruschi e magari qualcuno avrà pure avuto ragione). In TV, poi,  ho visto un documentario (realizzato da Roberto Giacobbo) in cui si accennava alla lunga crisi di fede della religiosa confidata al padre spirituale e di cui si è saputo di recente, grazie alla pubblicazione delle sue lettere. Madre Teresa, pare, era disperata di fronte al silenzio di Dio, al fatto che non riusciva più a sentirlo. Lavorava ugualmente esortando gli ammalati ad avere fede, ma lei questa fede non l'aveva più. La si può capire: di fronte al dolore non è facile convincersi che lassù qualcuno ci ama, e anche i deportati di Auschwitz si chiedevano dove fosse Dio in quel momento. 

Chiusa la parentesi, torniamo a Hitchens. Abbiamo accennato al rapidissimo processo di beatificazione di Madre Teresa, poi sfociato alla gloria degli altari quando è stata fatta santa. Ecco, il giornalista inglese vi ha preso parte. E' stato infatti convocato dal Vaticano per fare, in qualche modo, l' "avvocato del diavolo" e testimoniare contro la candidata agli altari. Il che dimostra come sia legittimo anche in questi casi, e anzi, soprattutto in questi casi, cercare di appurare la fondatezza delle voci contrarie alla canonizzazione. Dunque, proprio la Chiesa ha ritenuto Hitchens un testimone abbastanza attendibile da mettere a verbale la sua testimonianza, avendo il polemista conosciuto personalmente la futura santa e realizzato su di lei un documentario, oltre che scritto molti articoli, riassunti poi ne "La posizione della missionaria", i cui argomenti sono basati sul proposito dell'autore di voler giudicare Madre Teresa dai fatti e non sulla base dell'immagine propagandata acriticamente dai media. Quali sono, in buona sostanza, le accuse di Hitchens? La principale è quella di non voler lenire il dolore o sconfiggere la povertà, ma soltanto voler convincere i malati e i poveri a sopportare la loro condizione in nome di un fondamentalismo cattolico ultraconservatore. Negli ospedali di Madre Teresa sarebbero banditi macchinari e strutture mediche moderne, analgesici e terapia del dolore e perfino i letti comodi, al punto che interi edifici avuti in donazione sono stati spogliati delle suppellettili (gettate per strada a partire dal linoleum, con meraviglia di tutti) per puro disprezzo di ogni parvenza di comodità, scambiata per "lusso". Alcune suore che avevano fatto della conserva con i pomodori ricevuti in dono furono maltrattate perché bisognava aver fiducia nella Provvidenza e non mettere da parte niente per il futuro. In molti aneddoti (sempre rigorosamente documentati) si intravede in effetti un po' di fanatismo. Scrive il giornalista, facendo un esempio riguardante una struttura chiamata 'La Casa dei Moribondi': "Le entrate complessive di Madre Teresa bastano e avanzano per attrezzare svariati ambulatori di prim'ordine nel Bengala. La decisione di non farlo, e di gestire invece un centro improvvisato e inefficiente che rischierebbe denunce e proteste se fosse diretto da qualsiasi branca della professione medica, è deliberata. Lo scopo non è quello di dare un'onesta assistenza ai sofferenti, bensì di promulgare un culto basato sulla morte, la sofferenza e la sottomissione". Non sfugge all'analisi di Hitchens il discorso pronunciato dalla futura santa durante la cerimonia della consegna del Nobel per la Pace (l'autore, peraltro, si chiede che cosa, in effetti e praticamente, abbia fatto Madre Teresa per la pace): prendendo la parola, la religiosa paragonò lo sterminio per fame all'aborto, ritenendo anzi l'aborto e la contraccezione i principali mali del mondo. Dunque, colpevolizzando in primo luogo le donne che, spesso, ad abortire sono costrette dalla necessità (e lo fanno con dolore) e non rendendosi conto che una politica di controllo delle nascite limiterebbe di molto lo sterminio per fame. 


Inoltre, è interessante l'analisi che Hitchens fa sui rapporti di Madre Teresa con dittatori, truffatori, criminali di mezzo mondo, tutti fotografati con lei e da cui lei mai avrebbe preso le distanze. Ovviamente, quando la religiosa è stata invitata a restituire ai legittimi proprietari donazioni avute in dono da gente che le ha dato denaro rubato, lei non lo ha fatto (e del resto, sulla sorte di milioni e milioni di dollari ricevuti in anni e anni di apostolato, non è mai stata fatta chiarezza e non si sa come i fondi vengano utilizzati). Così come colpisce la si disamina del giornalista su come la fama della futura santa sia stata costruita con un sapiente uso dei media, a partire dalla pubblicità data a dei miracoli che le sono stati attribuiti e che in realtà non sono mai avvenuti. Un'altra accusa è quella di non fornire un'assistenza umanitaria disinteressata, ma finalizzata al proselitismo, e ci sono anche testimonianze precise di battesimi impartiti in punto di morte su indù e musulmani, prendendo come un assenso la risposta "sì" data alla domanda: "vuoi andare in Paradiso?". Per finire, è significativo un aneddoto: un povero sta per morire straziato dal cancro, rantola e si contorce ripreso da una telecamera; Madre Teresa gli dice: "Stai soffrendo come Cristo sulla croce, sicuramente è Gesù che ti sta baciando". E il moribondo: "Allora, per favore, digli di smettere di baciarmi".