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lunedì 6 gennaio 2025

NOVE

 
 

 
Marco Ciardi
NOVE
Il Mulino
2024, brossurato
184 pagine, 14 euro

Il già ricco elenco dei titoli pubblicati da Marco Ciardi si arricchisce di questo aureo libretto, gradevolissimo da leggere, stuzzicante per curiosità e informazioni, emozionante per la quantità di ricordi condivisi in cui io e quelli che mi assomigliano finiamo per riconoscerci. Professore di Storia della Scienza all’Università di Firenze, saggista e divulgatore, appassionato di fumetti, Ciardi si inserisce, con il suo “Nove”, in una collana curata da Umberto Bottazzini intitolata “Storie di Numeri”, in cui ogni volume è affidato a un diverso autore che sceglie un numero su cui dire qualunque cosa voglia. Il teologo Gianfranco Ravasi si occupa, non a caso, del tre, il chimico e giallista Marco Malvaldi del dodici, giusto per fare degli esempi. Per quanto la numerologia colleghi il nove al tre (tre per tre fa nove) e dunque alla Trinità, Ciardi non se ne occupa per motivazioni mistiche o religiose. “L’idea di attribuire delle proprietà ai numeri, pur se caratterizzata da una nobile tradizione (che giustamente va studiata e compresa dal punto di vista storico), non ha alcun valore scientifico”, spiega l’autore. Quali sono dunque i collegamenti di “Nove” con gli argomenti indicati dal sottotitolo “storie di sport e fumetti, musica e scienza”? Il primo nasce dalla passione per il calcio: “sono sempre stato un numero 9”, rivela il prof, facendoci scoprire una militanza non occasionale nella squadra del Firenze Ovest e un certo numero (superiore a nove) di reti segnate. L’aneddotica personale di Ciardi sfocia però in una ricostruzione storica del come e del perché il 9 fosse (una volta) quello del centravanti, fino alla rievocazione delle partite della (sua e nostra) vita e delle figure dei giocatori più significativi con addosso quella maglia. Riguardo alla musica, due diversi capitoli sono dedicati a “Revolution 9”, la meno beatlesiana delle canzoni dei Beatles (contenuta nel nono, guarda caso, album della band, “The White Album”) e alla Nona di Beethoven, con un condivisibile rimpianto per la riproduzione HI-FI su impianti che oggi sono sostituiti da auricolari collegati allo smartphone. Si giunge poi alla “nona arte”, quella del fumetto, con tutta una serie di ricordi legati all’importanza che avevano i comics nella vita (e nella crescita) dei ragazzi di un tempo, quando venivano considerati spazzatura ed erano snobbati dagli intellettuali, salvo poi giungere oggi al riconoscimento pressoché unanime della loro valenza artistica. Un capitolo a parte è dedicato a Thor e ai “nove mondi” della mitologia norrena nella reinterpretazione marveliana (ma anche in quella Disney). Il sesto capitolo è intitolato “Thornton Square” perché è al numero civico 9 di quella piazza londinese che si svolge la fosca vicenda di “Angoscia” (Gaslight), diretto da George Cukor negli anni Quaranta, film scelto per parlare del cinema thriller e noir, alla Hitchcock, e giudicato da Ciardi come quello che più lo ha impressionato. Si passa poi i “nove spettri dell’anello” e dunque a parlare di Tolkien, e poi al nono pianeta del sistema solare, Plutone, successivamente retrocesso a poco più di un asteroide (per cui i pianeti sono rimasti in otto) e dei suoi insospettabili rapporti con Lovecraft. Infine, il nono capitolo è dedicato alla serie TV “Deep Space Nine” e quindi alla saga di Star Trek. Passione, erudizione, divulgazione, multidisciplinarietà, interconnessioni, cultura scientifica e pop, memoria storica e costume: nove elementi di interesse per un libretto illuminante e divertente. Che alla fine mi porta a considerare che io sono nato nel 1962, anno le cui cifre sommate danno 18, ma 1+8 = 9, e a chiedermi che numero sceglierei io se mi chiedessero un libro del genere. Dato che il 7 (giorno della mia nascita) è già stato preso da Raphael Ebgi, così come il 10 (il numero perfetto secondo Pitagora, essendo la somma di 1,2,3 e 4), scelto da Luisa Girelli, non restano che il 42 (la risposta universale secondo Douglas Adams) o il 52. Quello dello Zenith, naturalmente.



giovedì 23 maggio 2024

INCONTRI RAVVICINATI TRA SCIENZA E CINEMA

 
 

Marco Ciardi
Andrea Sani
INCONTRI RAVVICINATI TRA SCIENZA E CINEMA
Hoepli
2023, brossura
234 pagine, 15.90 euro


Per parlare di questo gioiello di libro, forse si può cominciare da come la Casa editrice stessa descrive la collana "Le basi" in cui il saggio è inserito. Leggiamo infatti in apertura: "Rivolti a un pubblico generale ma scritti da esperti, i libri della collana offrono sintetiche e originali introduzioni su molteplici soggetti nel campo delle scienze umane e intendono essere obiettivi e completi ma al tempo stesso invitare alla riflessionie sui vari temi affrontati". Marco Ciardi, docente di Storia della Scienza presso l'Università di Firenze (ma anche grande appassionato di fumetti), ha già all'attivo un altro saggio pubblicato nei titoli de "Le basi", e cioè "Breve storia delle pseudoscienze", di cui ci siamo occupati anche in questo spazio. Andrea Sani, grande esperto di filosofia, cinema, fumetto francese e disneyano, è un nome ben noto nel comicdom. I due sono accomunati, oltre che da medesimi interessi e passioni, anche dalla grande capacità di sintesi e chiarezza comunicativa, doti fondamentali, oltre all'indispensabile competenza, per fare buona divulgazione. "Incontri ravvicinati tra scienza e cinema" è un libro che si legge rivedendo, pagina dopo pagina, con gli occhi della mente, scene di film che hanno segnato l'immaginario collettivo (da "Ritorno al futuro" a "Il pianeta delle scimmire", da "Blade Runner" alla saga di Indiana Jones, da "Interstellar" al "Sesto Senso"), ma anche ricevendo irresistibili stimoli a cercare di recuperare pellicole fondamentali che non abbiamo ancora visto (nel mio caso, per esempio, "L'uomo che non c'era" o "Creation"). Gli autori suggeriscono nove itinerari tematici selezionando alcune decine di film che mettono in evidenza i rapporti tra il cinema e la scienza, a volte segnalando le incongruenze tra ciò che si vede sullo schermo e la realtà dei fatti, a volte sottolineando la documentazione alla base del lavoro dei cineasti (talora coadiuvati dalla consulenza fattiva degli scienziati), sempre documentando il modo con cui le teorie scienifiche vengono divugate o offrono spunti a sceneggiatori e registi. Mai si critica o si discute la libertà e la fantasia di chi di mestiere fa il catastorie. Peraltro, Ciardi e Sani si rivelano una volta di più due dei nostri, occupandosi, senza traccia di snobbismo, di film che hanno avuto un gande successo anche al btteghino, e non solo di quelli noti unicamente ai cultori e ai frequentatori dei cineforum. Un saggio davvero gradevole e stuzzicante, in cui l'evidente coinvolgimento degli autori ne suscita uno simili in chi legge.

venerdì 1 dicembre 2023

OPERAZIONE FANTOZZI

 


 
Gianni Fantoni
OPERAZIONE FANTOZZI
Sagoma Editore
brossurato, 2023
240 pagine, 17 euro


La collana tra i cui figura questo titolo si chiama “Dietro le quinte” e già questo offre una prima indicazione circa ciò che ci aspetta e sulle intenzioni dell’autore. La Casa editrice, peraltro, si chiama Sagoma Editore, e chi conosca Gianni Fantoni per averlo visto qualche volta in televisione o a teatro (io posso vantare un minimo di confidenza in più) sa che non c’è definizione che meglio gli si attagli: sagoma. Gianni è indubbiamente quel che si dice una sagoma. Alla voce “sagoma” sul vocabolario ci dovrebbe essere la sua foto. Esclusi gli amici d’infanzia i vicini di casa a Ferrara e i compagni di scuola, che hanno di certo assistito a qualche sua performance precedente, il grande pubblico lo conosce dal 1990, quando, ventitreenne, partecipa alla trasmissione di Rai Due “Stasera mi butto”, proponendo una strepitosa imitazione di Paolo Villaggio. “Operazione Fantozzi” racconta come e quanto quella sua prima esibizione gli abbia segnato la vita, legandolo al comico genovese attraverso una serie di incontri, prima fortuiti, poi fortunati, poi rocamboleschi. A Fantoni riesce persino di recitare come attore nell’ultimo film della saga del ragioniere, “Fantozzi: la clonazione”) e di sentire ventilare l’ipotesi di una possibile ulteriore pellicola intitolata “Il figlio di Fantozzi”, interpretata da lui e da Villaggio (peccato non sia stato fatto). Finché, mentre la carriera di Gianni procede per la sua strada in TV e sui palcoscenici (si potrebbero citare musical e programmi televisivi, mi limiterò a ricordare le sue geniali imitazioni degli oggetti), ecco l’attore folgorato da un’idea: portare Fantozzi a teatro! C’è però da convincere Villaggio, che non è precisamente la persona più accomodante del mondo, c’è da trovare il produttore, ci sono contratti con mille clausole da stilare e da far firmare. Più volte il traguardo sembra raggiunto, ogni volta tutto rischia di finire nel nulla. Quando Paolo Villaggio raggiunge l’Olimpo dei Comici è il 3 luglio 2017 (commovente il ricordo di quei giorni che Gianni ne fa) ma l’accordo è raggiunto, “devi farlo”, esorta addirittura. Poi però ci si mette anche il Covid. Il finale è a lieto fine: nel gennaio del 2024 lo spettacolo teatrale debutta a Genova (e dove se no?) con il titolo “Fantozzi. Una tragedia.”. Attraverso la ricostruzione di tutti i retroscena dell’operazione, naturalmente Fantoni traccia un efficace ritratto di Villaggio. Scrive la figlia Elisabetta: “Gianni descrive mio padre in modo assolutamente veritiero come è accaduto poche volte se non mai, restituendo perfettamente sia il personaggio che l’uomo”. C’è anche della narrativa, nel libro: sei racconti dedicati a Semenzara, la Signorina Silvani, Filini, Calboni, Mariangela e Pina, tutti deliziosi e in perfetto stile fantozziano. Infine, da segnalare ci sono i riquadri con i codici QR che, inquadrati con un telefoninom rimandano a video relativi a ciò di cui si è appena parlato.

venerdì 24 novembre 2023

FRANKENSTEIN ILLUSTRATO




Alfredo Castelli
FRANKENSTEIN ILLUSTRATO
Cut-Up Publishing
Cartonato, 2023
114 pagine, 22.90 euro

Sotto il titolo, in copertina, compare la scritta “nuova edizione completamente riveduta e aggiornata al 2023”, e dunque c’è da chiedersi quando sia avvenuta la prima pubblicazione ldi questo “Frankenstein illustrato”. Alfredo Castelli lo spiega subito all’interno, insieme a un milione di altre cose di cui provvede a informarci: il primo varo di questo imprescindibile manuale risale al 2018, quando venne dato alle stampe in tiratura limitata nell’ambito della manifestazione catanese “Etna Comics”. Rispetto a quella, dunque, si aggiorna la filmografia (dal 1910 al 2023) che rappresenta la parte più consistente del libro, una settantina di pagine. Ma sono stati anche rivisti e corretti dimenticanze e refusi (bisognerebbe controllare pagina per pagina per scoprire quali).

Ne abbiamo parlato qui:

https://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2018/07/frankenstein-illustrato.html

Se la prima edizione di questo aureo libello risale dunque al 2018, molto più antico è l’interesse di Castelli verso il romanzo di Mary Shelley “Frankenstein or the modern Prometheus” (1918). Come l’autore riferisce nel primo capitolo, nel 1969, pubblicò ne “I classici a fumetti” della Sansoni un adattamento illustrato da Giorgio Montorio. Visto il buon esito, Castelli propose a Gino Sansoni di dedicare al personaggio della Shelley un saggio sulla storia del libro e sulle sue versioni teatrali, cinematografiche, televisive. Il progetto fu messo in cantiere, si ottenne addirittura una prefazione di Forrest J Ackerman (la “J” senza punto non è un errore), fondatore della rivista “Famous Monsters”, ma poi non se ne fece di nulla. Dopo oltre cinquanta anni, il testo viene finalmente collocato all’inizio del saggio per cui venne scritto. Castelli, con grande abilità di divulgatore essenziale ma esaustivo (peraltro supportato da un ricco corredo iconografico), ripercorre velocemente la genesi del racconto della Shelley, relaziona circa le sue varie riscritture e sulla tardiva prima traduzione italiana, poi accenna agli apocrifi autori di sequel, quindi passa a trattare delle versioni teatrali e degli adattamenti a fumetti. Un capitoletto si intitola “Il mio Frankenstein” e si occupa di tutte le (tante) volte in cui proprio Castelli ha utilizzato il mostro, non mancando di citare l’avventura “Molok” scritta per la serie di Zagor. Segue la riproposta delle trentaquattro tavole della storia del 1969 pubblicata da Sansoni. A questo punto si passa a parlare di film, cartoni animati, programmi TV. Ciliegina sulla torta, un sedicesimo a colori con le locandine delle pellicole più interessanti. Si resta stupiti di quanto il mito di Frankenstein abbia permeato l’immaginario collettivo e la fiction negli ultimi duecento anni.

venerdì 15 settembre 2023

IL FIGLIO DEL DIAVOLO

 
 
 
 
Mauro Boselli
Maurizio Colombo
Majo
IL FIGLIO DEL DIAVOLO
Sergio Bonelli Editore
Brossurato, 2022
200 pagine, 10.99 euro


“Il fumetto da cui è tratto il film”, recita una scritta in copertina. Il film è “Dampyr”, distribuito nelle sale nel 2022, diretto da Riccado Chemello e prodotto da Bonelli Entertainment, Eagle Pictures e Brandon Box. Si tratta del primo progetto del Bonelli Cinematic Universe, che prende le mosse da un personaggio a fumetti creato nel 2000 da Mauro Boselli e Maurizio Colombo, protagonista di una saga che da allora continua a inanellare episodi. Il “dampyr” è una figura del folklore balcanico, quella del figlio nato dall’unione tra un vampiro e una umana. Boselli e Colombo se ne sono appropriati dando vita a una versione post-moderna del mito del non-morto, intendendo la rielaborazione delle leggende sui vampiri immaginate come se facessero parte della realtà contemporanea (cioè, se i non-morti esistessero, non dormirebbero nelle bare ma sarebbero come su Dampyr vengono descritti). I due sceneggiatori hanno inoltre costruito complesse e ben congegnate “regole del gioco”, proponendo una differenziazione gerarchica tra i Maestri della Notte (creature mutaforma giunte in un remoto passato sul nostro pianeta da un mondo al crepuscolo) e i loro schiavi, vampiri soggiogati mentalmente che essi sono in grado di creare. I Maestri non temono la luce del sole, i loro succubi sì. Entrambi si nutrono, comunque, di sangue umano. Il Dampyr protagonista della serie si chiama Harlan Draka, e Draka è appunto il nome del Maestro suo padre, una figura misteriosa e carismatica. Ai Maestri della Notte, secondo le leggi che essi stessi si sono dati, è proibito procreare: questo perché il sangue di un eventuale figlio è mortale per loro (e per i vampiri che li servono). Anzi, è l’unica cosa che può ucciderli. Tuttavia, Draka ha sfidato i suoi simili permettendo la nascita di Harlan. Il tutto è reso più interessante (ma anche più complicato) dal fatto che ai Maestri e più in generale alle forze oscure si contrappongono gli Amesha, creature di un’altra dimensione votate a quello che potremmo definire “il bene” (si tratta insomma dell’eterna lotta tra angeli e demoni). Uno di essi si chiama Caleb Lost, vive a Praga in un teatro invisibile (perché collocato su un diverso piano della realtà), e arruola, se così si può dire, Harlan e i suoi amici Kurjak e Tesla nella propria squadra di “pronto intervento”. L’incontro fra il Dampyr con Kurjak (un ex miliziano della guerra nei Balcani) e Tesla (una vampira liberatasi dal giogo del proprio Maestro, Gorka) è raccontato nei primi due albi della serie a fumetti, quelli da cui è stato tratto il film, molto fedele (secondo me, fortunatamente) al modello originario. Sullo schermo, di Caleb Lost non c’è traccia, dato che anche nella serie su carta compare in un secondo momento (lo si vedrà, probabilmente, in una eventuale seconda produzione). Il volume “Il figlio del diavolo” presenta in copertina una delle locandine della versione cinematografica, con i volti degli azzeccati protagonisti: Wade Briggs nei panni di Harlan, Frida Gustavsson in quelli di Tesla, Stuart Martin nel ruolo di Kurjak. Si vede anche Sebastian Croft, che interpreta Yuri, un amico di Harlan (che Gorka rende suo schiavo). Il racconto, sia sullo schermo che sulla carta, narra della progressiva scoperta del protagonista della propria natura di Dampyr, a lui ignota anche se sempre più chiaramente svelata da incubi ricorrenti e da visioni inviate da Draka. Si dice sempre che “il libro è meglio del film”, ed anche in questo caso è vero: dato che il film è bello, il fumetto è bellissimo. I disegni di un Majo (Mario Rossi) in stato di grazia ci trascinano negli scenari della tragica guerra nei Balcani e rendono perfettamente la paura e l’inquietudine generate dal racconto immaginato da Boselli e Colombo, che originariamente avevano pensato di dar vita a una miniserie di pochi numeri destinata alla collana-contenitore “Zona X”. Fu Sergio Bonelli, intuendo le potenzialità del prodotto, a chiedere agli autori di realizzare invece una testata autonoma. Valutando i primi due episodi (“Il figlio del diavolo” e “La stirpe della notte”) raccolti in questo volume (distribuito in edicola con la “Gazzetta dello Sport”) si nota come l’orrore sia ancorato al realismo di fondo di scenari di guerra e di vampiri calati nella realtà. In seguito, quando la serie sarebbe finita nelle mani del solo Boselli, facendosi sempre più rari i contributi di Colombo, l’horror dampyriano sarebbe stato declinato maggiormente in chiave fantasy e letteraria, maggiormente nelle corde boselliane. Colombo sembra più suggestionato dal cinema (materia di cui è straordinariamente competente), Boselli pare invece maggiormente legato alla letteratura. Lo si direbbe aver divorato intere biblioteche, dimostrandosi particolarmente ferrato quando tratta argomenti legati alla storia, alla narrativa fantastica, al calderone dei miti e delle leggende studiate dall’antropologia culturale, all’esplorazione del mondo. Così, nelle sue sceneggiature si ritrovano flashback e viaggi nel tempo che ricreano alla perfezione, con una eccezionale freschezza documentativa, epoche storiche vicine e lontane, viaggi in paesi esotici scelti fra quelli da dove nessuno riceve cartoline, echi e rimandi a racconti e romanzi, incontri con personaggi veramente vissuti e fatti rivivere, citazioni di canzoni e di poesie.

mercoledì 12 luglio 2023

STEPHEN KING L’UOMO VESTITO DI INCUBI



 
Luca Crovi
Stefano Priarone
STEPHEN KING
L’UOMO VESTITO DI INCUBI
Saggistica – Aliberti Editore
Prima edizione - 2004
brossurato – Euro 14,90


Due autentici appassionati, e non già (almeno in questo caso) dei critici asettici, hanno compilato un agile vademecum sulla vita e le opere di Stephen King, uno degli scrittori di maggior successo al mondo. La produzione di King non viene analizzata né dal punto di vista letterario, né da quello psicanalitico né da quello sociologico o chissà che altro di accademico: Crovi e Priarone raccontano aneddoti, cucendo brani di interviste e racconti autobiografici,  mettendo insieme un patchwork eterogeneo ma accattivante, discorsivo come le chiacchiere tra amici che giochino a chi ne sa di più su una passione comune. Dividendosi i capitoli in modo da essere esaustivi sui più diversi aspetti dell’attività kinghiana (che spazia dai racconti ai romanzi, dai film ai telefilm, dalle sperimentazioni via internet alle sceneggiature pubblicate come opere letterarie, dalle canzoni rock alle apparizioni cameo sullo schermo), Crovi e Priarone
sembrano essersi divertiti molto. Il saggio è del 2004, dunque è aggiornato solo fino a quell'anno.


sabato 24 giugno 2023

STORIA DEI CINEFUMETTI ITALIANI



 
 
 
 
 

Riccardo Renda

STORIA DEI CINEFUMETTI ITALIANI
Algra
brossrato, 2023
372 pagine, 20 euro
 
Un libro davvero straordinario in cui in ogni pagina c'è una sorpresa. Si scoprono film, cortometraggi, video per il web ispirati da fumetti italiani, dagli inizi del Novecento fino ad oggi, con nomi e titoli sorprendenti (e una sorprendente prefazione di Alfredo Castelli). Dopo la pubblicazione nel 2021 di “Dalla carta alla pellicola. Storia dei cinecomic internazionali” (in cui si analizzava la casistica dal punto di vista delle produzioni estere) Riccardo Renda ci consegna oggi il volume “Storia dei cinefumetti italiani”. Questo secondo lavoro approfondisce la relazione tra cinema e fumetto in Italia, dimostrando come nel nostro Paese il dialogo tra settima e nona arte sia stato molto più intenso di quanto generalmente si creda.
La prima parte del volume è dedicata proprio alle trasposizioni su pellicola di fumetti italiani, sia con produzioni realizzate nel nostro paese che all’estero (come le pellicole turche su Zagor), oltre a quei fumetti stranieri che hanno potuto godere di una versione italiana in live action (si pensi al Lucky Luke di Terence Hill). Collocando i titoli in successione cronologica, Renda permette di apprezzare come la loro scansione temporale tracci delle tappe che corrispondono a precise fasi nell’evoluzione del fumetto nostrano (dal “Corriere dei Piccoli” a Zerocalcare): il cinefumetto diviene così anche una chiave di lettura storica, sociale e culturale. La disamina prende le mosse dai primi contatti tra le due arti, risalenti non al 1941 con "Cenerentola e il Signor Bonaventura", come frettolosamente riportato finora da molti saggisti, bensì all’epoca del muto, con alcune pellicole ispirate a personaggi di carta statunitensi. Il tutto corredato da dati accuratamente verificati e foto di difficile reperibilità.
Dai primi del Novecento a seguire, si passano così in rassegna cronologica le varie opere tratte da fumetti italiani e i generi affrontati (racconti per l’infanzia, western, nero criminale, erotico, umoristico, fumetto d’autore), sino a giungere ai giorni nostri, con il secondo capitolo del Diabolik dei Manetti Bros.
La seconda parte del volume descrive invece il percorso inverso, ovvero quello che dalla pellicola ha condotto le storie e i personaggi a prendere vita su carta, illustrando, seppur per sommi capi, quei fumetti italiani che hanno tratto ispirazione dal cinema. Si segnalano anche gli scambi di ruolo in cui gli artisti del cinema e del fumetto si sono voluti confrontare rispettivamente con il mondo delle “nuvole parlanti” e della celluloide (si pensi al Fellini fumettista o a Gipi regista, ma c'è anche Roberto Recchioni). Completano il volume, una galleria di manifesti e locandine : una delizia per gli occhi.

domenica 30 aprile 2023

RE DEL PORNO

 

John Holmes
RE DEL PORNO
Derive Approdi
1999 - brossurato
194  pagine, 24.000 lire

Un libro che si legge d’un fiato come se si stesse ad ascoltare il narratore, lo stesso John Holmes, mentre racconta a voce la propria vita. E proprio come accade quando il racconto è detto piuttosto che scritto, alcune parti sono meglio sviluppate, finanche con una buona capacità affabulatoria, in altre invece gli avvenimenti sono appena accennati, en passant, nel modo tipico della narrazione non strutturata. Del resto John Holmes, Mister 35, King of Porn, il pornodivo  più pagato d’America, sulla breccia per vent’anni consecutivi e con all’attivo oltre 2000 film, non ha scritto materialmente questo libro: l’ha dettato, sul letto di morte, al giornalista Fred E.Basten e alla sua seconda moglie Laurie Rose, meglio nota come pornoattrice sotto il nome di Misty Dawn. Dopo la morte di Holmes, per dieci anni il testo è rimasto nelle mani di Laurie perché la famiglia del marito era contraria alla pubblicazione, infine comunque avvenuta. Chi si aspetti un libro “morboso” resterà deluso. Al contrario, la lettura finisce per essere uno spaccato drammatico e inquietante della società americana, con risvolti addirittura da thriller metropolitano nelle pagine in cui l’autore narra del suo coinvolgimento in una strage avvenuta per un regolamento di conti fra malavitosi trafficanti di droga. La vicenda, che costò all’attore quasi due anni di carcere prima del proscioglimento, e che comunque lo segnò per il resto della vita ossessionandolo dal pensiero di poter essere a sua volta ucciso, segna il punto culminante della discesa agli inferi di un uomo passato da una infanzia povera a una gioventù squattrinata e quindi al successo e alla ricchezza, per poi venire inghiottito dal baratro della tossicodipendenza. John Holmes non nasconde nulla ai suoi lettori, e lo fa con una franchezza che a tratti pare addirittura disarmante. Non cerca sconti, racconta di come spacciasse droga e trafficasse con armi e merce rubata come se fosse la cosa più normale del mondo, che nella sua condizione di allora evidentemente lo era. Il John Holmes giunto alla fine della sua vita, iniziata l’8 agosto del 1944, pare aver preso coscienza del fatto di aver vissuto in ambienti dove l’unico intento era quello di accumulare denaro, scopo per il quale si era disposti a trasformare in merce qualsiasi cosa. Nelle ultime pagine commuovono l’amore di John per la madre e la moglie Laurie, la sua convinzione di essere stato comunque un uomo fortunato solo per il fatto di averle avute accanto, la sua determinazione a non fare niente per prolungare la sua agonia, desiderando solanto di morire, e infine la preoccupazione perché il suo corpo fosse cremato intero, nel timore che qualcuno potesse evirarlo, già cadavere, per mettere in formalina o imbalsamare il pene che lo aveva reso un fenomeno in tutto il mondo. Ma non c’è solo questo: il racconto dell’attore consente anche di seguire l’evoluzione dell’industria del porno, dalle fasi iniziali dei primi anni Sessanta, con il mercato clandestino e la produzione di “loop” di brevissima durata, sempre realizzati con il rischio che la polizia facesse irruzione sui set, fino al mercato dei video che verso la fine degli anni Ottanta cominciarono a soppiantare definitivamente le pellicole cinematografiche. Infine, una considerazione: la (discutibile) postfazione di Roberta Tatafiore mette in dubbio che Holmes sia davvero finito vittima dell’ AIDS, sostenendo che la sua morte fosse dovuta piuttosto ai suoi otto pacchetti di sigarette il giorno, all’abuso di droghe e di alcool. Holmes era già un uomo morto prima che AIDS se lo portasse via. Dal di fuori, si può solo notare che l’una cosa non escluda l’altra e che ci possano essere state delle concause.


 

sabato 9 luglio 2022

LA NOTTE DEL DRIVE-IN

 
 

 
 
Joe R. Lansdale
LA NOTTE DEL DRIVE-IN
Einaudi
Brossurato, 2004
346 pagine, 11 euro


L’edizione Einaudi nella collana Stile Libero – Noir propone al lettore, in realtà, non uno, ma due romanzi di Joe Lansdale (1951), di cui il secondo è il sequel del primo. Troviamo infatti raccolti insieme “Il drive-in” (1988) e “Il drive-in 2” (1989). Esiste anche un ulteriore seguito, “Il drive-3”, del 2005, ma non è contenuto in questo volume. Il sottotitolo del primo episodio, “(un film di serie B con sangue e popcorn, made in Texas)”, definisce benissimo di che cosa si tratti. Un’altra definizione, più generica ma funzionale è quella che individua il genere di appartenenza (anche se si tratta di un genere indefinibile se non attraverso degli esempi pratici: “Il drive-in”, appunto, un esempio pratico lo è): splatterpunk. Non è semplice horror, ma qualcosa di più visionario, oltre i limiti. Non sono previste spiegazioni razionali, capitano cose che la scrittura folgorante di Lansdale descrive così efficacemente da non far chiedere al lettore che l’autore spieghi alcunché oltre a quello che racconta. Scrittura grondante sangue, ma anche colma di ironia, come appunto i trash-movies proiettati sui maxi schermi del drive-in “Orbit”, dove si susseguono ammazzamenti splatter ma è tutto così surreale da far venir da ridere. Ci sono più piani di lettura, ovviamente: quello superficiale, da fantascienza orrorifica (“The drive-in” in Italia è stato pubblicato per la prima volta su “Urania”); quello dell’omaggio a un tipo di film e di cinema; quello che descrive una certa società americana e texana in particolare; quello che gioca con la visionarietà di accadimenti folli dimostrando come la scrittura sia capace di tutto; quello che denuncia la manipolazione delle menti operata dalla TV e dalla religione (il personaggio di Popalong la personifica); quello che strizza l’occhio al mondo nerd; quello che cita altra letteratura (a me viene in mente un paragone con “Il signore delle mosche” di William Golding, con la progressiva follia che trasforma in assassini sanguinari i membri di una comunità priva di collegamenti con il resto del mondo). Tutto comincia con un fenomeno inspiegabile che imprigiona l’area di un gigantesco drive-in, l’ “Orbit” affollato da migliaia di spettatori in una sorta di oscurità acida e corrosiva: chi tenta di uscire si dissolve, liquefacendosi. Gli intrappolati inizialmente sperano che qualcuno giunga a soccorrerli, poi, finiti i viveri, cominciano a mangiarsi fra di loro. Strani fulmini e fenomeni elettrici complicano la situazione creando un sedicente “Re del Popcorn”. A un certo punto, il fenomeno finisce improvvisamente così come è cominciato e i superstiti fuggono dal drive-in: ma il mondo fuori non è più il loro. Ci sono i dinosauri e una misteriosa foresta circonda l’unica strada che sembra rimasta. Il secondo romanzo racconta proprio le avventure di tre sopravvissuti, che si imbattono in altri scampati come loro dando vita a comunità allucinate e allucinanti, mentre di notte strani serpenti fatti di pellicole di film danno la caccia a chi incautamente passi loro a tiro. Tutto assolutamente folle, ma che divertimento!

giovedì 22 aprile 2021

A PROPOSITO DI NIENTE

 

 
 
 
 
Woody Allen
A PROPOSITO DI NIENTE
La nave di Teseo
2020, brossura
400 pagine, 22 euro


A libro chiuso, non saprei dire se sia più l'ammirazione, il divertimento o l'amarezza l'emozione prevalente. Di sicuro, l'autobiografia di Allan Stewart Königsberg, in arte Woody Allen, non lascia indifferenti. Scritta all'età di ottantaquattro anni (è nato nel 1935, naturalmente a New York), in tono assolutamente dimesso, quasi a voler sfatare il mito del suo genio e sottolineando di continuo i propri limiti, il racconto della vita di un artista che ha segnato il cinema e la cultura occidentale è accattivante, rilassato, a tratti esilarante, e la ripercorriamo scoprendo i retroscena di film indimenticabili. L'amarezza subentra pesante nella seconda parte e nel finale, quando, con toni pacati e misurati, Woody Allen racconta la persecuzione da lui subita negli ultimi decenni a causa del clima da caccia alle streghe andato peggiorando in un Paese, il suo, sempre più moralista anche "a proposito di niente", come si potrebbe (anche) intendere il titolo. Sposato da più di vent'anni con una donna che ama e da cui è amato, ma la cui relazione non gli è mai stata perdonata per la differenza di età (nonostante sia cominciata quando lei aveva ventidue anni, dunque perfettamente capace di intendere e di volere), assolto da ogni accusa di molestie intentata da una compagna vendicativa (con cui, peraltro, Woody neppure ha mai convissuto), ciò nonostante continua e si aggrava l'ostracismo verso di lui e la sua opera, al punto che il suo ultimo film "Un giorno di pioggia a New York", poetico e divertente come tanti altri della sua cinematografia, non è stato neppure distribuito negli Stati Uniti. In ogni caso, i film e i libri di Woody restano nella mia storia personale e, personalmente, non gliene sarò mai abbastanza grato.

sabato 20 marzo 2021

LA TEMPESTA DEL SECOLO



 
Stephen King
LA TEMPESTA DEL SECOLO
Sperliing & Kupfer
2000, brossurato
440 pagine, 12.86 euro


"L'ho scritta come sceneggiatura televisiva perché è così che la storia voleva essere scritta", dice Stephen King nella sua introduzione. "La tempesta del secolo", infatti, non è un romanzo ma un copione, quello di una miniserie in tre puntate trasmessa dalla rete statunitense Abc nel 1999. King la ideò nell'autunno del 1996, proponendola ai produttori come un soggetto originale, scritto apposta per la TV. Avuto il via libera, venne sceneggiata tra il dicembre del 1996 e il febbraio del 1997, e realizzata dal regista Craig Baxley tra il marzo e il giugno del 1998. Il progetto era ambizioso per il gran numero di personaggi, più o meno i duecento abitanti di un'isola al largo della costa del Maine, e per gli effetti speciali necessari, quelli della più grande tormenta di neve mai vista, per di più con un mare scatenato in gradi di abbattere un faro. L'isola è quella di Little Tall, dove si svolge un altro famoso romanzo di King, "Dolores Claiborne". Allo sceneggiatore, ai fini del racconto, serviva una comunità i cui membri potessero tenere un segreto: "non c'è comunità negli Stati Uniti così strettamente chiusa in se stessa quanto quelle delle isole davanti al Maine", scrive King. Il protagonista negativo della storia, André Linoge, sceglie l'isola proprio per questo, e approfitta dell'occasione offerta dall'arrivo di una tempesta destinata a isolare per alcuni giorni la comunità degli abitanti. Non è un uomo, Linoge, nonostante ne abbia l'aspetto. L'anagramma del suo nome, come scopre lo sceriffo locale, Mike Anderson, verso metà della storia, è "Legion", ovvero l'appellativo che dice di avere, in un brano del Vangelo, un demone scacciato da Gesù. La creatura conosce tutti i peccati degli abitanti, i più inconfessabili e segreti, e li rivela in pubblico mettendo gli isolani gli uni contro gli altri. Ma il suo scopo non è quello di scoprire gli altarini: "datemi ciò che voglio e io me ne andrò", dice. Le manifestazioni dei suoi poteri soprannaturali, con i quali spinge al suicidio alcuni e fa uccidere fra loro altri, servono a dimostrare alla comunità, radunata in municipio per sfuggire alla tempesta, che non scherza: se non gli verrà dato ciò che vuole, lui può ucciderli tutti. Come accadde ai coloni di Roanoke, un'isola della Carolina, a fine Cinquecento: scomparvero nel nulla. Ciò che vuole, per un capriccio della magia o una regola stabilita da Dio per le creature del male come lui, è qualcosa che gli può solo venire donata, lui non se la può prendere.King si impegna nella caratterizzazione di decine di personaggi, seguendone le mosse nel mezzo della nevicata, ma alla fine tutti si riconoscono in una spirito di comunità in grado di coprirsi a vicenda e mantenere i segreti, tranne Mike Anderson, l'unico che si ribella al ricatto di Linoge. Ricatto che (spoiler) riesce perfettamente. Gli abitanti di Little Tall Island danno al demone (o quel che è) ciò che lui chiede, per quanto tremendo sia, e il demone se ne va. Il difetto principale della storia è proprio questo: manca la catarsi, non c'è il lieto fine, il male trionfa. Il che è strano, per un prodotto televisivo destinato ai salotti domestici. La miniserie televisiva ha tutti i difetti delle miniserie televisive degli anni in cui venne realizzata: effetti speciali che oggi lasciano a desiderare, lentezza nel ritmo, mancanza di scene davvero forti (in ossequio alla censura), dialogo da educande. King continua essere migliore su carta che sullo schermo, piccolo o grande che sia. Su carta, tuttavia, la sceneggiatura dei tre episodi TV è pesante da leggere perché ci sono tutte le indicazioni di scena per il regista e gli attori. Tuttavia i veri adepti del culto kinghiano sono chiamati a confrontare il copione, dialogo per dialogo, con il risultato televisivo.