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domenica 11 febbraio 2018

SILENZI




Emily Dickinson
SILENZI
Poesia - Feltrinelli
2016 - brossurato
212 pagine -  9.50 euro

Barbara Lanati, traduttrice e selezionatrice delle circa 140 poesie raccolte in questa antologia (delle oltre 1700 scritte dalla Dickinson), è anche l'autrice di un saggio introduttivo molto interessante, che serve a illuminare l'opera della schiva poetessa americana, nata ad Amherst (Massachussetts) nel 1830 e lì morta nel 1886, praticamente senza mai essersene allontanata. "Io non mi spingo oltre il giardino di mio padre, non vado a casa di nessuno, non vado in nessun'altra città", scrive la stessa Dickinson in una lettera del 1869 a Thomas Higginson, redattore di una rivista a cui aveva sottoposto in visione alcune sue poesie. Emily fu sempre timida, introversa, impaurita. La sua vita trascorse nell'attesa di un qualcosa o di un qualcuno che non arrivò mai, ritirata in una stanza, consumata nella lettura, nell'introspezione, nel silenzio dei pomeriggi spesi a lavorare a quelle brevi poesie che solo a quattro anni dalla morte lo stesso Higginson avrebbe dato alle stampe. Dopo averle, beninteso, edulcorate e corrette in nome di una considerazione della poesia femminile come composta e controllata. Cosa che i versi della Dickinson non sempre erano, e non solo l'atteggiamento equivoco di Emily nei confronti della religione ("Non mi sentirò a casa, lo so / nei cieli lulinosi. / Il Paradiso non mi piace / perché è domenica tutti i giorni / e l'intervallo non arriva mai" - poesia 413). C'è di più. Scorrendo i brevi componimenti raccolti in questa antologia ci si accorge subito di come la "vergine di Amherst" espliciti nei suoi versi un grande fermento, una grande passione, addirittura una grande sensualità. "Notti selvagge! Notti selvagge! / Fossi io con te / notti selvagge sarebbero / la nostra passione": così recita la poesia 249. E c'è da notare che il verso finale, tradotto fin troppo castigatamente dalla Lanati (che ha tolto anche il punto eclamativo), in inglese suona: "Our luxury!".  Ed ecco la 162: "Il mio fiume scorre verso di te / Azzurro Mare! Mi accoglierai? / Il mio fiume aspetta una risposta / Oh Mare, siimi benevolo / ti porterò ruscelli da angoli lontani / Ehi Mare, prendimi!". (Bellissima in inglese: "My Rivers runs to thee / Blue Sea! Wilt welcome me? / My Rivers waits reply / Oh Sea - look graciously / I'll fetch thee Brooks / From spotted nooks / Say - Sea - Take Me!").  Scrive la Lanati: "La poesia della Dickinson trascrive l'esperienza di una donna che seppe abbracciare la condizione della solitudine e farne un provocatorio strumento di conoscenza e avvicinamento all'uomo, una donna che visse nell'ostinata interrogazione del silenzio e a quel silenzio riuscì a dare un corpo: la parola poetica". Dunque, vita ritirata e schiva, ma grande impeto interiore sfogato unicamente nella poesia. Poesia che comunque, parla soltanto di lei stessa, è soggettiva, chiusa nel suo piccolo. L'introspezione della poesia dickinsoniana porta talvolta Emily a una scriuttura allusiva e astratta, verrebbe da dire comprensibile solo a lei stessa. Tuttavia, al contrario di molti altri poeti volutamente criptici, anche le poesie più ostiche suonano affascinanti e inquietanti allo stesso tempo. E c'è da notare come la Dickinson nell'originale inglese sia comunque sempre più chiara e più immediata della sua traduzione italiana. "I'm Nobody! Who are you? / Are you Nobody too? / Then there's a pair of us!" ("Io sono Nessuno! Tu chi sei? / Sei Nessuno anche tu? / Allora siamo in due!").


lunedì 7 dicembre 2015

BIGLIETTI, PREGO




BIGLIETTI, PREGO
di David Herbert Lawrence
Edizioni Corriere della Sera
2012, brossurato
100 pagine, 2.80 euro

Più del racconto (che pure è gradevole) è interessante parlare della collana in cui è inserito, quella delle "Twin Stories" che uscivano in allegato con il "Corriere della Sera", al costo di 2,80 euro più il prezzo del quotidiano. "Piccoli capolavori che fanno grande il tuo inglese", dice lo slogan che presenta la collezione di agili libretti (cento pagine in tutto): questo perché a fronte del testo tradotto in italiano c'è quello in lingua originale, corredato da annotazioni linguistiche e stilistiche. Della collana fanno parte racconti dei più grandi scrittori inglesi e americano, da Scott Fitzgerald a Jack London. Nel caso di Lawrence, i racconti sono due: "Tickets, please" e il brevissimo "Sorriso", scritti poco prima degli anni Venti. Lawrence è l'autore del celebre romanzo "L'amante di Lady Chatterley": uno scrittore inquieto, che soffriva l'ansia dei suoi tempi in cui l'industrializzazione, la modernizzazione, la ricerca del profitto, il ritmo frenetico della vita sociale, la civilizzazione stessa gli sembravano opprimere la naturale vita emotiva, interiore, dell'uomo, e interrompere il flusso vitale fra la sua anima e quella del cosmo. Di umili origini (suo padre era minatore), morì giovane, a 45 anni, nel 1930, e la sua breve vita fu segnata dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale, a cui non partecipò per le sue condizioni di salute (era tubercolotico) ma che influì sulla sua percezione della società come qualcosa di più ammalata di lui.

La guerra ha qualcosa a che vedere anche con "Biglietti, prego": la storia si svolge tra i dipendenti delle ferrovie britanniche, dove lavorano anche molte donne, con l'incarico di bigliettaie, dato che molti uomini sono al fronte. Per Lawrence, ciò rappresenta un abbrutimento, anziché una conquista: lo si capisce anche dall'insistenza con cui descrive la bruttezza dei paesaggi industriali delle Midlands inglesi in cui il treno compie il suo tragitto. Un conducente del convoglio, John Thomas Raynor, forte di essere uno dei pochi maschi disponibili, seduce una per una tutte le colleghe, finché una di esse, abbandonata dopo essersi innamorata, convince le altre vittime a organizzare una vendetta collettiva, un po' come fanno "Le ragazze di San Frediano" nel romanzo di Pratolini (che è del 1949) nei confronti di Bob. La trama è semplicissima, la narrazione essenziale, la lettura in inglese è molto gradevole. 

In aggiunta al primo racconto ce n'è un secondo. "Smile", "Sorriso": un testo che avrebbe fatto la gioia di Freud, e che, appunto per questo, a me ha ricordato i racconti di "Piccola borghesia" di Elio Vittorini, freudiani quant'altri mai. Matthew giunge all'ospedale poco dopo che la moglie Ofelia è morta e, benché ne sia addolorato, viene percorso anche da un senso di liberazione al pensiero della sua nuova vita senza di lei. Perciò, anziché piangere, gli viene da sorridere. Ma subito subentra il senso di colpa e si deve sforzare per assumere l'atteggiamento più consono alle circostanze, quello che tutti si aspettano da lui. "Never was a man more utterly smiless", conclude Lawrence: mai vi fu un uomo più totalmente privo di sorriso.