Visualizzazione post con etichetta Vangelo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vangelo. Mostra tutti i post

domenica 28 ottobre 2018

JESHUA E GESU'





Claudio Saporetti
JESHUA E GESU'
Sellerio
2000, brossurato

200 pagine, 15000 lire

L'autore è un orientalista, docente di Assirologia all'Università di Pisa, epigrafista e archeologo, e dunque conosce molto bene la realtà dell'Antico Medio Oriente e le lingue che vi si parlavano, a partire dall'ebraico e dall'aramaico, fino ad arrivare al greco. Conosce bene anche i testi biblici e i Vangeli, come dimostra nel saggio di cui stiamo parlando, in cui usa, volutamente, le grafie più giuste per i nomi dei personaggi (appunto Jeshûa al posto di Gesù, per dirne uno). Il sottotitolo del libro avverte: "Appunti interrotti sui Vangeli canonici", e fra poco spiegherò perché "interrotti". Il proposito dell'autore era di rileggere i Vangeli con l'occhio disincantato del laico "che non si fa deviare da pregiudizi fideistici". Ma anche, spiegare ai meno esperti delle fisime mediorientali tutto il substrato di tradizioni semite costrette a fare i conti con quelle indoeuropee. Perché il cristianesimo è su questo compromesso che si basa, pare. Dunque, l'ipotesi di lavoro era questa: esaminare ogni racconto evangelico, per lo più contraddittorio nelle diverse versioni date dai quattro evangelisti, cercando di dedurre come potessero essere andati storicamente e logicamente i fatti narrati, escludendo i miracoli. Si comincia con l'Annunciazione, spiegata in modo affascinante, e si procede in un crescendo di rivelazioni. Personalmente trovo plausibilissima, per esempio, l'ipotesi che l'episodio di Gesù dodicenne fra i dottori sia avvenuto quando Giuseppe e Maria sono andati a riprendere il ragazzo affidato, per la sua educazione, al parente Zaccaria, sacerdote del Tempio. La lettura è davvero accattivante, dotta e informata senza essere ostica e specialistica. Sennonché, arrivati al commento delle Beatitudini, e cioè a pagina 154, Saporetti interrompe bruscamente il suo libro così promettente. E cambia di colpo registro. "Mi è successa una disgrazia", spiega, "e questa disgrazia ha coinciso con la fine del mio tentativo. Non scriverò più niente sui Vangeli". All'autore è morta la moglie. Al che, distrutto, ha cominciato a interrogarsi sulla possibilità di una vita oltre la morte, sulla possibilità di un contatto. "All'idea dell'annichilimento totale di una persona adorata mi sono ribellato, e sono ricorso anch'io all'oppio dei popoli, alla speranza che, in qualche modo, la vita perduta in realtà non fosse perduta, ma da qualche parte vivesse". Pur senza abbracciare la fede cristiana, Saporetti comincia a disquisire sull'argomento, facendo le più varie (e anche ragionevoli) ipotesi. Però, il tema originale viene abbandonato. E questo squalifica il libro, che poteva essere pubblicato senza l'aggiunta finale; oppure le riflessioni sulla vita e sulla morte potevano essere ampliate e pubblicate a parte. Un libro interrotto, insomma. Come un giallo in cui l'autore non ci rivela chi è l'assassino.

giovedì 19 ottobre 2017

PALLA




Paolo Bacilieri
PALLA
Edizioni UDWFG
60 pagine, cartonato,
2016, 12 euro


Tiratura di 850 copie, formato Bonelli ma cartonato, in bianco, nero e grigio più il rosa. Il rosa colora una misteriosa palla che il protagonista del racconto, Fabrizio, trova in un momento difficile della sua vita nell'acqua stagnante di un canale. E' una palla grande come una valigia, di carne liscia e calda, senziente. Comunica telepaticamente e crea una grande empatia. Fabrizio la porta a casa e ne ricava sopporto morale per affrontare una crisi sentimentale (è omosessuale), le difficoltà in famiglia e sul lavoro. Si crea quasi un amore totalizzante, come se la palla gli offrisse un rifugio, una catarsi, soltanto abbracciandola e ascoltandola, chiara allusione all'importanza del contatto fisico, alla centralità della carne, prima che di quella del corpo. L'empatia si trasmette attraverso la pelle. Finché... 
Questa vicenda onirica e surreale si alterna a pagine che raccontano a fumetti alcuni brani del Vangelo, peraltro raccontati molto bene, come il ritrovamento del sepolcro vuoto e una apparizione di Gesù agli apostoli dopo la resurrezione. Quale sia il collegamento di queste sequenze con la storia principale non è immediatamente comprensibile. Forse il messaggio evangelico è in grado di consolare e cambiare la vita come fa la palla con Fabrizio? Ho chiesti lumi a Paolo Bacilieri con la seguente mail: "Fermo restando che sei un grande autore e che mi è piaciuta ogni singola vignetta, non ho capito il collegamento fra le sequenze che illustrano brani del Vangelo e la vicenda principale. La storia della palla di carne senziente è intrigante e poetica, piena di sfaccettature pur nella sua brevità. Ma il Vangelo? Forse la palla è la metafora di un messaggio totalizzante che cambia la vita?". Mi risponde l'autore: "Ci sono delle sotterranee analogie tra le due parti, il tema dell'amore, quello della fisicità, della 'carne', insomma, e poi il fatto che quelle parti dei Vangeli che riguardano la resurrezione sono ai miei occhi le più assurde, non intendo inverosimili (quella è un'altra faccenda), dico proprio strambe dal punto di vista del racconto (se li leggerai vedrai che non ho inventato nulla, zero), come assurda era la mia palla aliena. Però non ti nascondo che uno dei motivi o forse IL motivo per il quale ho fatto questo accostamento è la sua natura stessa, ossia l'alternanza arbitraria di due vicende che apparentemente 'non c'entrano' l'una con l'altra e la terza cosa che (a volte) ne esce fuori".

giovedì 7 settembre 2017

VANGELO SECONDO MARIA



Barbara Alberti

VANGELO SECONDO MARIA
Castelvecchi 
2007, brossurato,
160 pagine, 14 euro


Uscito nella prima volta nel 1979, quando Barbara Alberti aveva 36 anni, il "Vangelo di Maria" non ha perso, nonostante il passare del tempo, la sua potenza eversiva e la sua attualità. La Madonna di questo romanzo è di totale rottura con quella della tradizione, figura pochissimo presente nei Vangeli (tutta l'impalcatura mariana è stata costruita a posteriori con la sedimentazione devozione e teologica). Maria di Nazareth è una donna che ha detto "sì"; la Maria di Barbara Alberti dice "no". L'idea stessa su cui si basa il racconto è così potente da far inserire di diritto questo vangelo orgogliosamente femminista (ma di un femminismo sui generis, poetico e non barricadiero) nell'ideale gruppo di testi che meglio di altri raccontano la donna (con altri, certamente, di segno, opposto, che descrivono magari l'angelo del focolare). Il "Vangelo secondo Maria" descrive una ragazza ribelle e vitale che rifiuta un destino già segnato, un futuro già scritto, una vita di cui non si è artefici ma è programmata da altri. Sfugge a un matrimonio combinato, si sottrae ai maneggi famigliari, si ribella al ruolo e alla sottomissione. Bellissimo il suo matrimonio casto con un illuminato Giuseppe (prima rifiutato poi accettato di fronte alla figura di un uomo che può scegliere e che non gli è imposto) che le fa da padre e da maestro lasciandola libera di realizzare i suoi sogni e i suoi desideri, di essere se stessa. Barbara Alberti, nel momento cruciale dell'Annunciazione non nega il Divino: l'angelo annuncia a Maria quel che sappiamo. Cambia però la risposta di lei, in un finale decisamente sconvolgente. "Ti basti sapere che ciò che ti è accaduto da quando sei nel mondo era previsto, perché arrivassi a essere il vaso di Dio", dice il messaggero celeste. Tutto previsto: come il destino di ogni donna. E' a questa "previsione" che Maria si ribella, vuole uscire dal disegno. E riguardo al peccato originale, così risponde: "Non considero la conoscenza un peccato, ma un dovere dell'uomo. E se davvero sei pentito per averci scacciato, perché non distribuisci piuttosto la sapienza? Mi parrebbe soluzione più ingegnosa dell'altra, che ci umilia. Se elimini la colpa, un redentore è superfluo. Ecco, Dio. Ti ho esposto i miei argomenti. Aspetto i tuoi".

mercoledì 1 marzo 2017

I DETTI DI GESU'



I DETTI DI GESU'
di Santiago Guijarro
Carocci Editore
2016, brossurato
150 pagine, 13 euro

Il titolo rischia di essere fuorviante, in mancanza in copertina del sottotitolo originale "Introduzione allo studio del Documento Q", che si legge soltanto all'interno. Non si tratta infatti di un libro religioso nel senso confessionale del termine, ma sostanzialmente di un saggio di filologia. Cioè, si ricostruisce e si analizza un testo perduto, che solo per caso è una delle fonti dei Vangeli di Matteo dei Luca - per caso, nel senso che una simile costruzione e una simile analisi avrebbero potuto essere condotte anche su opere poetiche, filosofiche, storiche o comunque letterarie della medesima epoca, vale a dire della seconda metà del primo secolo dopo Cristo. Insomma, i Vangeli, al di là di ogni implicazione fideistica, vengono esaminati per quel che sono dal punto di vista pratico, e cioè manoscritti usciti dalle penne di autori che scrivevano in greco e che attingevano da fonti in parte proprie e in parti comuni, di cui si può tentare di tracciare una ricostruzione come per qualunque altro testo. Quando si parla di "documento Q" o di "fonte Q" si usa un nome in codice che abbrevia la parola tedesca "Quelle", appunto "fonte", giacché uno dei primo studiosi, Chistian Weisse, che ne postulò l'esistenza nel 1838, era tedesco. Si deve sapere che i tre Vangeli sinottici, cioè molto simili fra di loro a differenza di quello di Giovanni che costituisce un caso a parte, sono stati scritti nell'ordine da Marco, Matteo e Luca. Marco, il primo, non conosceva e non poteva conoscere i testi di Matteo e Luca, mentre Matteo e Luca, che non si conoscevano fra loro, conoscevano il testo di Marco, da cui attingono a piene mani. Tuttavia Matteo e Luca hanno in comune oltre duecento versetti, praticamente identici, che non si trovano in Marco (oltre avere ciascuno altre fonti proprie). Dunque il secondo e il terzo evangelista, oltre ad attingere dal primo, hanno attinto a un'altra fonte in comune che Marco con conosceva. Questa fonte, "Q", oggi scomparsa perché, appunto, assorbita dai vangeli, si può ricostruire appunto confrontando le parti uguali di Matteo e Luca. Dopo lunghi studi, oggi il documento "Q" si può leggere in modo autonomo ed è stato appurato che si tratta di una raccolta di Detti e di sentenze di Gesù. Così, mentre in Marco il Cristo parla poco e di si raccontano soprattutto dei fatti, in Matteo e Luca si nota come gli evangelisti hanno messo in bocca a Gesù le frase tramandate da Q, posizionandole però ciascuno là dove riteneva stessero meglio e dunque in contesti diversi (per Luca il Cristo dice una certa frase in un luogo, per Matteo altrove: entrambi avevano la frase a disposizione ma non indicazioni precise per collocarla in un frangente invece che in un altro, da qui le diverse versioni dei fatti che si riscontrano). Gli studiosi hanno saputo ricostruire l'esatto ordine dei Detti, anche facendo considerazioni stilistiche circa le differenti mani da cui furono compilati. Alla fine, oggi sappiamo che Q fu scritto in greco, che era lungo almeno 230 versetti, che non fa cenno all'infanzia di Gesù, che apparteneva a un genere letterario in voga nell'epoca, che fu opera di più autori e subì una rielaborazione nel corso del tempo, che su scritto prima della guerra giudaica, e dunque prima del 70. Il testo di Gujiarro riporta poi tutto il contenuto di Q e lo analizza. Estremamente interessante.

sabato 26 novembre 2016

GESU' MESSIA DI ISRAELE




GESU' MESSIA DI ISRAELE
di David Donnini
Uno Editori
2015, brossurato
180 pagine, 13.90 euro

Seguo da molti anni gli studi di David Donnini sulla figura storica di Gesù. Ritengo Donnini un ottimo divulgatore (anche se non accademico), estremamente chiaro nella disamina di argomenti molto complicati e di materie da maneggiare con cautela. Da trent'anni di occupa di religioni orientali e di storia delle origini del Cristianesimo. Ha viaggiato in lungo e in largo la Palestina, si è interessato dei manoscritti di Qumran, non propone letture aliene o di fantarcheologia della Bibbia (come il sempre meno credibile Mauro Biglino) ma si attiene al compito di compendiare quello che gli studi più aggiornati della letteratura scientifica nel campo della filologia biblica e delle ricostruzioni storiche sono giunte ad appurare. Sono stati compiuti infatti molti passi in avanti, negli ultimi decenni, nell'esegesi dei Vangeli dal punto di vista dell'attendibilità storica, e persino un libro Emmanuel Carrere, con il suo bestseller "Il Regno" ha di recente potuto ricostruire le biografie dell'evangelista Luca e del suo maestro Paolo di Tarso basandosi appunto sul nuovo quadro interpretativo che emerge dagli studi accademici non confessionali sul Nuovo Testamento. In questo stesso spazio abbiamo parlato di recente dell' ultimo saggio di Bart D. Ehrman, eminente biblista americano. Donnine non è apocalittico, non mette in dubbio la fede in Dio, ma si limita a questo intento: "desidero offrire ai lettori un'analisi divulgativa, cercando di evitare lo stile accademico che relega questo tipo di opere a un pubblico ristretto, in possesso di una preparazione specifica. Per troppo tempo, e troppo spesso ancora, le narrazioni evangeliche sono state pregiudizialmente ritenute verità indiscutibili, al punto da sorvolare superficialmente su alcune loro palesi contraddizioni, considerate come scusabili imprecisioni o innocenti distrazioni, del tutto ininfluenti. Si è preteso per secoli che i racconti della passione testimoniassero una serie di eventi accaduti realmente così come sono descritti, non vedendo, o fingendo di non vedere, che alcuni punti rappresentano delle contraddizioni o delle inverosimiglianze storiche così palesi da mettere in discussione tutto l'impianto. I cristiani oggi continuano spesso a conoscere i passi del Vangelo solo attraverso la lettura e il commento domenicale eseguiti dal sacerdote nel corso della messa. Ho notato che sovente i cristiani, proprio quelli che non mancano mai di frequentare gli appuntamenti liturgici, sono piuttosto ignoranti delle scritture e, tanto più, delle possibili contraddizioni che al loro interno sono contenute. E quando vengono loro fare notare, assumono un atteggiamento indifferente o sospettoso, se non di palese resistenza, affermando che 'esisterà senz'altro una spiegazione'. L'idea dell'infallibilità del Nuovo Testamento è un baluardo che tiene lontana ogni ombra di dubbio".
Fin qui Donnini. Personalmente non credo che sia blasfemo o eretico il ritenere i Vangeli frutto dell'opera di quattro (o più, com'è probabile) evangelisti e di secoli e secoli di copiature di amanuensi, in grado di aggiungere ed emendare parole o interi brani come capita in tutti i testi dell'antichità scritti a mano per migliaia di anni prima dell'invenzione della stampa. Non si mette in dubbio la storicità della figura del Cristo, né la grandezza del suo messaggio arrivato più o meno filtrato fino a noi, né la carismaticità della sua persona. Si tratta di capire cosa realmente successe in Palestina negli anni della sua predicazione, in quale contesto socio-politico essa avvenne, e come questi fatti possano essere stati raccontati nei secoli successivi dagli uomini che ne scrissero (nessuno dei quali testimone diretto). Ora, io non so se Bart D. Ehrman o David Donnini (come cento altri loro colleghi del medesimo avviso, più o meno sfumato) abbiano ragione: mi limito a prendere atto che esistono tesi diverse da quelle che mi hanno insegnato a catechismo. Per esempio, a me venne detto che Gesù non aveva fratelli, non era sposato, era originario di Nazareth e venne crocifisso dagli ebrei. Un sempre maggior numero di studiosi, a torto o a ragione, crede che invece avesse moglie, fratelli e figli, che possa essere nato e cresciuto a Gamala (Nazareth neppure esisteva), e che i responsabili della sua morte fossero, sic et sempliceter, i romani, i cui metodi spicci erano tali da portare al patibolo le teste calde fra gli ebrei (popolo ribelle quant'altro mai) con una frequenza e una facilità da far impressione. La versione secondo la quale, al contrario, Gesù fu vittima delle trame dei capi del suo stesso popolo e del voltafaccia degli ebrei (sui quali il suo sangue era destinato a ricadere) rientra, in questa logica, in un tentativo (iniziato da San Paolo, "inventore" del Cristianesimo) di separare i destini dei seguaci di Gesù da quelli degli Ebrei che, nel 70 dopo Cristo, vennero praticamente sterminati dai romani per chiudere con la loro guerriglia irriducibile. Se Gesù fosse stato visto come un ribelle giudeo, il Cristianesimo non avrebbe potuto diffondersi a Roma. Mi scuserà Donnini se banalizzo e riassumo in così poche frasi le articolate argomentazioni sa lui usate per compendiare studi ancora più complessi di una schiera di storici e biblisti.

lunedì 7 novembre 2016

IL NUOVO TESTAMENTO: UNA INTRODUZIONE



IL NUOVO TESTAMENTO: UNA INTRODUZIONE
di Bart D. Ehrman
Carocci
2015, 570 pagine, 
brossurato, 35 euro

Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: non è un trattato di teologia. Almeno, non nell'accezione confessionale del termine. Non è un libro religioso, o almeno non si rivolge a credenti di una fede piuttosto che di un'altra. Ai fini della lettura è assolutamente indifferente credere o non credere in Dio e ritenere o non ritenere Gesù Cristo suo figlio morto sulla croce per i nostri peccati. Di che cosa parla, allora, questo corposo e affascinante tomo? Semplice: esamina il Nuovo Testamento (ventisette libri scritti in lingua greca da quindici o sedici autori diversi tra il 50 e il 120 della nostra era) dal punto di vista filologico e storico, trattando cioè i testi che per molti sono sacri come testi suscettibili di studi tecnici e scientifici. Si valuta cioè una possibile datazione, ci si interroga sull'identità degli estensori, si inseriscono gli scritti in un contesto e in un genere letterario paragonandoli ad altri simili che non fanno parte della Bibbia o che appartengono a letterature diverse da quella giudaica. Bart D. Ehrman, insegnante presso l'Università della North Carolina è un grande esperto di studi biblici e di letteratura cristiana antica, e autore di molti saggi sulla figura storica di Cristo e sui vangeli apocrifi. Di lui, ho letto già molto: quanto basta, almeno, per essere certo della sua affidabilità di studioso. Del resto, Ehrman non propugna tesi rivoluzionarie ma riferisce, con rigore, i risultati delle ricerche più recenti presentando ciò che la maggior parte degli esperti ritiene ma tenendo conto anche del parere, magari opposto, di altri. Il livello del saggio è scientifico ma il tono divulgativo, con una gran quantità di box riassuntivi e sezioni di approfondimento degli argomenti che facilitano l'approccio ai non iniziati. Prima di ogni analisi, l'autore spiega anche il metodo seguito che può variare a seconda del tipo di testo che si esamina. Chiunque voglia capire davvero in che cosa consista il Nuovo Testamento, al di là di ciò che viene poi presentato nei catechismi o nelle letture domenicali in chiesa, troverà interessante e scoprirà verità insospettabili, come per esempio quella della datazione dei Vangeli, scritti fra i 35 e i 65 anni dopo la morte di Gesù da autori anonimi che in nessun caso dicono di essere stati testimoni dei fatti raccontati. Più recenti sono invece alcune Lettere di San Paolo, che pur comparendo dopo nell'ordine canonico dei testi, sono fra i primi a essere stati scritti. Del resto anche i Vangeli non sono in ordine. Quello di Marco, il Vangelo più antico, viene presentato come secondo dopo Matteo (perché Marco non contiene accenni all'infanzia di Gesù). Non sappiamo naturalmente chi sia Marco né chi sia Matteo (di sicuro non due Apostoli), ma del resto non sappiamo neppure chi abbia scritto molte delle Lettere di San Paolo, dato che è certo come non siano tutte opere del fulminato sulla via di Damasco. Di ogni testo si esaminano la struttura, lo stile, la lingua, la cultura dell'autore, i suoi intenti, il pubblico a cui si rivolgeva, il contesto storico, le differenze nelle varie versioni che ci sono giunte. Insomma, lasciando perdere ogni discussione sull'ispirazione divina degli scritti, questi vengono dissezionati come se fossero oggetti da sottoporre a ogni sorta di indagine tecnica e scientifica. Il risultato è quello di assistere a una spettacolare visita guidata nei sotterranei di una chiesa di solito chiusi al pubblico.