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lunedì 22 febbraio 2016

LA DONNA NELLA VITA E NELL'OPERA DI EMILIO SALGARI



LA DONNA NELLA VITA E NELL'OPERA DI EMILIO SALGARI
a cura di Silvino Gonzato
Assessorato Pari Opportunità del comune di Verona 
e Associazione culturale Vivi la Valpolicella
2011, cartonato,
60 pagine, p.n.i.

Si tratta degli atti di un convegno tenutosi a Verona il 22 ottobre 2010 nell'approssimarsi del centenario della morte del "padre degli eroi", Salgari appunto. Il volume è un cartonato formato A4 di 60 pagine stampare su carta patinata e contiene sei interessanti saggi. Il primo, di Roberto Fioraso, si intitola "Il tenue erotismo salgariano da Tay-See a Capitan Tempesta": a leggere le citazioni, tanto tenue questo erotismo non sembra e, anzi, ci si può trovare dell'audacia: "Il sangue gli correva più rapido a quel contatto, si sentiva prendere da ardenti bramosie e le sue dita accarezzavano avidamente quelle tiepide carni frementi d'amore e di ansietà", si legge ne "La Rosa del Dong-Giang". Segue un atrticolo di Felice Pozzo sul tema delle donna (reali) nella vita di Emilio, a partire dalle sue tecniche di seduzione nei confronti della moglie Ida, ricavate dalle sue lettere. Quindi Vittorio Sarti esamina la figura femminile come emerge nei romanzi salgariani e nota i suoi accenti di promotore dell'emancipazione della donna (Capitan Tempesta, basterà ricordarlo, era appunto un'eroina e non un eroe). Seguono le "Considerazioni di un editore donna su Salgari", di Franca Viglongo, che si sofferma a notare, estrapolando le sue considerazioni dalle cronache dei funerali dello scrittore, quanto fosse significativa la presenza femminile fra i lettori salgariani. Per finire, con "Il romanziere e il suo tempo", Gian Paolo Marchi studia i rapporti di Salgari con gli altri scrittori della sua epoca. Chiude il volume il testo di una introduzione a una edizione portoghese di "Attraverso l'Atlantico in Pallone". Per i cultori del "capitano", tanta roba bella (con il corredo di alcune illustrazioni a colori).

sabato 2 gennaio 2016

GLI ULTIMI GIORNI DI P. B. SHELLEY



GLI  ULTIMI GIORNI DI P. B. SHELLEY
di Guido Biagi
La Vita Felice
2013, brossurato
36 pagine, 12 euro

Il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, nato nel Sussex nel 1792, morì per il naufragio della sua barca nel mare antistante Viareggio nell'estate del 1822. Le circostanze della morte e del ritrovamento del cadavere, con il rogo del corpo che ne seguì e l'espiantazione del suo cuore consegnato poi alla vedova Mary Wollstonecraft (l'autrice di "Frankenstein") sono assolutamente romanzesche per quanto storiche. Guido Biagi, letterato fiorentino vissuto tra il 1855 e il 1925, scrisse questo suo documentatissimo saggio nel 1892, settant'anni dopo, cioè, i tragico fatti di cui narra. Poté, dunque, intervistare personalmente alcuni viareggini molto anziani che però, da giovani o da bambini, avevano assistito alla cremazione del corpo di Shelley sulla spiaggia, alla presenza di Lord Byron e di Edward Trelawany (l'uomo che quando il petto del poeta si aprì per il calore sulla lastra di metallo su cui i resti erano stati deposti, ne estrasse il cuore a costo di ustionarsi le mani). Di questi testimoni oculari non soltanto vengono citati i nomi, ma se ne forniscono anche i suggestivi ritratti realizzati durante le interviste. Maria Giuseppina Malfatti Angelantoni firma una preziosa prefazione alla ristampa del saggio, in cui si ricostruisci la genesi del libro ma anche si inserisce nel contesto di una storiografia anche più recente che comunque sulla materia non ha aggiunto niente che smentisca la ricostruzione puntuale del Biagi. Dal canto suo, Giulio Cesare Maggi aggiunge una postfazione che spiega la sorte che i resti di Percy ebbero dopo la cremazione e in particolare fa delle ipotesi sul famoso cuore incombusto. Va detto che il corpo non venne cremato per un rito pagano, come qualcuno sospettò creando scandalo nella società dell'epoca, ma perché le leggi del Granducato di Toscana, molto severe nel prevenire i rischi di epidemie, vietavano il trasporto di cadaveri in decomposizione, che dovevano essere o interrati o bruciati sul luogo del ritrovamento. Il Biagi ricostruisce comunque tutta la vicenda fin dal momento in cui Shelley e alcuni amici decisero di affittare una casa sul mare a Lerici, esattamente a San Terenzio (nei pressi di La Spezia), dove trascorrere l'estate e venne costruita una barca, uno shooner, con cui compiere viaggi lungo la costa e brevi escursioni. Il vascello, battezzato "Ariel", aveva degli evidenti difetti di fabbricazione a cui non fu dato peso. I giorni in Liguria precedenti la tragedia erano stati inquieti: a Mary incinta non piacevano la casa e la povertà del borgo, Percy, turbato, non riusciva a comporre e aveva avuto dei dissidi con Byron. Tuttavia si imbarcò, con il capitano Williams a cui era affidato l'Ariel, alla volta di Livorno per far visita a un amico, William Hunt, il 1° luglio 1822. Percy e Hunt fecero visita a Lord Byron a Pisa, poi l'Ariel riprese il mare per far ritorno a San Terenzio, nonostante tutti gli esperti marinai livornesi sconsiglissero la navigazione per la burrasca che si stava preparando. Hunt regalò a Percy una copia del poema "Hyperion" di Keats, che Shelley si mise in tasca: fu questo libro che permise il riconoscimento del cadavere quando, alcuni giorni dopo, il suo corpo fu ritrovato sulla spiaggia di Viareggio insieme a quello del capitano Williamson.

domenica 18 ottobre 2015

LE ULTIME DICIOTTO ORE DI GESU'



LE ULTIME DICIOTTO ORE DI GESU'
di Corrado Augias
Einaudi
2015, cartonato
250 pagine, 20 euro. 

L'interesse di Corrado Augias per le tematiche religiose è dimostrato da alcuni suoi libri-intervista quali "Inchiesta su Gesù" (con Mauro Pesce) e "Inchiesta su Maria" (con Marco Vannini). Eccolo adesso a cimentarsi da solo con la ricostruzione del processo più importante della Storia, quello a Joshua Ha-Nozri, ovvero Gesù di Nazareth. La lettura è intrigante ma non si tratta di un vero e proprio saggio. Direi che siamo di fronte a una docu-fiction, come uno di quei documentari presentati da Piero Angela in cui degli attori in costume sono chiamati a fornire, recitando, una versione più o meno attendibile degli avvenimenti di cui si parla. Molte sezioni del libro sono pertanto romanzate e vi compaiono personaggi e dialoghi di fantasia, per quanto plausibili o perfino probabili. Poi la finzione si interrompe e Augias commenta da giornalista e riferisce da divulgatore le opinioni degli storici, quindi allega dei documenti fittizi come le testimonianze rese da Caifa, Maria, Giuseppe, Pietro, Ponzio Pilato, un membro della setta degli Esseni e così via: testimonianze ricostruite ed inventate, ma proposte come se fossero rilasciate davanti a una telecamera in un programma TV. Questa alternanza fra resoconto storico e parti recitare non giova al libro, che finisce per non essere né carne né pesce e non accontentare né chi si lascerebbe volentieri sedute da un romanzo né chi, come me, preferirebbe una puntuale indagine scientifica. Tuttavia, alla fine dell'agile e accattivante lettura, si riesce a capire piuttosto bene il contesto in cui si svolse il processo a Gesù (personaggio della cui storicità Augias non dubita, pur restando il mistero sulla sua reale identità) il perché dell'arresto, i giochi di palazzo, le pressioni su Pilato, il ruolo del Sinedrio e del Sommo Sacerdote Caifa. Il ritratto psicologico di Pilato in particolare, ma anche la ricostruzione della realtà storica della dominazione romana in quel preciso momento della Storia sono molto efficaci. Restano appena accennati, purtroppo, i collegamenti fra gli insegnamenti di Cristo e le idee propugnate dagli Esseni, meritevoli di ben altro approfondimento. Molto bella, invece, la figura umana di Joshua Ha-Nozri come risulta al termine della lettura.

sabato 12 settembre 2015

L'AVVERSARIO



L'AVVERSARIO
di Emmanuel Carrère
Adelphi
2013, brossurato
180 pagine, 17 euro

Lo straordinario talento di Carrère quale cronista in grado di trasformare i fatti di cronaca o i personaggi storici in ipnotica letteratura, in questo libro si applica all'incredibile vicenda di Jean-Claude Romand che, nel gennaio del 1993 a Prévessin-Moëns, in Francia, uccise i genitori, la moglie e i due figli piccoli con la più assurda delle motivazioni: tutto ciò che essi sapevano della sua vita era falso. Dopo aver frequentato per due anni la Facoltà di Medicina di Lione, Romand non era stato ammesso al terzo anno ma aveva mentito annunciando di avercela fatta, per non deludere il padre e la madre. Da quel momento in poi aveva costruito attorno a sé una stupefacente montagna di bugie, facendo credere a tutti di essersi laureato e di aver trovato un impiego a Ginevra presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Niente di vero.Tutti i giorni partiva per il presunto luogo di lavoro, mentre invece girava per i boschi o bivaccava nei bar o nei parcheggi. Anche dopo essersi felicemente sposato e aver messo al mondo due figli, ha continuato a vivere una vita immaginaria, perfetta in ogni particolare ma assolutamente falsa. Nessuno sapeva che lo stipendio che Jean-Claude portava a casa era frutto di raggiri e inganni che lui architettava ai danni di amici e famigliari, ottenendo soldi in gestione che egli affermava di poter far fruttare nelle banche svizzere. Quando, dopo vent'anni, la verità stava per venire scoperta, Romand ha sterminato la famiglia e ha tentato (o forse solo simulato) il suicidio. Carrère ha intervistato l'assassino, ha seguito il processo, ha visitato i luoghi dall'incredibile vicenda e poi, senza enfasi ma con profonda partecipazione al dramma, ha scritto il suo libro che indaga su come possa essere scattata nella mente di un uomo una simile trappola. "L'avversario" a cui allude il titolo potrebbe essere il Nemico per antonomasia, il diavolo il cui principale attributo è di essere bugiardo e ingannatore, ma secondo me è la nostra Metà Oscura, quella che si agita nella mente di ciascuno di noi, più o meno sopita. La narrazione non si compiace mai del truculento o del macabro, ma allo stesso tempo non è fredda come un rapporto giudiziario o un referto autoptico.  Scava con partecipazione e umanità nella psicologia dell'omicida, per comprenderla senza giustificarla, e lettura ne risulta angosciante non soltanto perché i fatti narrati sono tragicamente veri, ma anche e soprattutto perché non si può fare a meno di chiedersi quanto della nostra vita così come appare agli occhi degli altri sia vera e quanto assolutamente simulata. Di Carrère sono consigliatissini tutti i libri, in particolare "Il Regno", "Limonov" e "La settimana bianca".

domenica 23 agosto 2015

UNA VACANZA SAMMARCELLINA NEI DIPINTI DI LUIGI PIRANDELLO



Daniela Fratoni
Renata Marsili Antonetti
Vittoria Nesi

UNA VACANZA SAMMARCELLINA 
NEI DIPINTI DI LUIGI PIRANDELLO

Comune di San Marcello Pistoiese
2001, spillato
40 pagine, p.n.i.

Ho l'abitudine, su questo spazio (che del resto è personale) di segnalare anche i testi che riguardano le montagne dove sono nato, tuttavia la pubblicazione su cui dirò qualche parola potrebbe indubbiamente interessare più persone di quanto ci si può aspettare da opuscoli di argomento locale. Infatti, protagonista delle pagine di questo spillato è Luigi Pirandello, il quale trascorse l'estate del 1914 in villeggiatura a San Marcello Pistoiese (mio luogo natale). Renata Marsili Antonietti, nipote dello scrittore, spiega in un suo saggio che brilla per sintesi e chiarezza, com'è che Pirandello giunse proprio in quel luogo: suo fratello Giovanni aveva sposato una ragazza di Cutigliano, un borgo vicino. Trattandosi di località fresche ed amene, ecco il commediografo giungerci in vacanza con un discreto numero di parenti. Il soggiorno è proficuo: Pirandello dipinge alcuni quadri a olio (tutti riprodotti nella pubblicazione), che rendono ragione di un suo certo talento anche come pittore e testimoniano l'aspetto di San Marcello all'inizio del Novecento, ma non solo, scrive anche una novella, "La Rosa", che sembra ambientata proprio sulla montagna pistoiese. Daniela Fratoni e Vittoria Nesi analizzano infatti il testo del racconto (pubblicato su "La lettura" nel novembre del 1914) e trovano puntuali corrispondenze di luoghi descritti e di nomi di persona con la realtà sammarcellina di quegli anni. Naturalmente la novella è pubblicata insieme alla disamina e a molte foto del borgo montano scattate proprio all'epoca della visita di Pirandello.  Due dei mie nonni della vicina Gavinana, seppur bambini o giovanissimi, avrebbero potuto persino aver incontrato l'illustrate villeggiante.

venerdì 24 luglio 2015

SO MANY BOOKS















In media, due libri a settimana. Cento all'anno. Sono quelli che leggo io, da quando avevo dieci anni. Posso sperare (o temere) di vivere fino a novanta anni. Di conseguenza, quando morirò avrò letto ottomila libri. Angosciosamente pochi, pensando a quanti ce ne sono. Adesso sono a metà del guado. Ne ho letti quattromila e me ne rimangono altrettanti. Vago in libreria per scegliere quali. Conto i libri che mancano alla mia morte. E quelli che, esclusi per mancanza di tempo, mancheranno alla mia vita.
Adriano Sofri, una volta, in un suo articolo, aveva contato quanti cani un uomo può avere nella sua vita (sostituendo con un cucciolo nuovo il precedente appena morto) ed era arrivato alla conclusione di stare accudendo, all'epoca, il suo penultimo cane.
So little time, so many books: così poco tempo, così tanti libri.
Da qui l'urgenza di scegliere bene i titoli, perché bisogna pur chiedersi se sia meglio trascurare Balzac o Moccia, o se Joe Hill possa sostituire Stephen King. Sarebbe interessante discuterne, ma per il momento limitiamoci a parlare del numero di libri che si leggono in in mese, in un anno o in una vita.  Parliamo, insomma, di quantità e non di qualità.

Conosco lettori molto più voraci di me, e di gran lunga. Mauro Boselli, per esempio, riesce a leggere un libro ogni sera, e in lingua originale se sono in inglese, francese o spagnolo. Luca Crovi, un altro mio collega in Bonelli, è un critico letterario esperto in letteratura gialla e ha condotto sul tema un programma su Radio Due: legge praticamente tutti i gialli che escono in Italia e molti di quelli che escono all'estero. Conosco Giuseppe Lippi, direttore di Urania, che sembra aver letto tutta la fantascienza del mondo. Ascoltando Loredana Lipperini su Radio Tre, nel suo programma dedicato ai libri ("Fahrenheit"), sembra che lei legga tutto ciò che s pubblica, e la stessa impressione ho ascoltando, per esempio, Daria Bignardi.  Dunque, di fronte a questi mostri divoratori di libri, che cosa sono mai i miei otto/nove libri al mese? Per fortuna, non c'è una gara.

Però, ci sono alcune cose da dire. Leggere è un piacere e dunque ognuno deve farlo come, quando e quanto gli piace. I famosi dieci diritti del lettore elencati da Daniel Pennac nel suo saggio "Come un romanzo" stabiliscono fra l'altro che è lecito non leggere, saltare le pagine, non finire il libro, spizzicare, e fruire di qualunque cosa (anche di Moccia, dunque). Nessuno può obbligare me o voi a leggere più di quello che ci riesce o di cui abbiamo voglia, neppure l'invidia verso chi legge più di noi. Io, però, oltre ai diritti che hanno tutti, ho dei doveri che molti non hanno.

Sono obblighi dettati dalla deontologia professionale: quello di documentarmi, quello di informarmi, quello di confrontarmi con gli altri scrittori, quello di sapere che cosa legge la gente. Il dovere di documentarsi è fondamentale se si scrivono delle storie ambientate in luoghi geograficamente identificabili e in epoche storiche più o meno ben definite. E, aggiungo, più si legge più vengono idee: dunque, anche se non mi piacesse farlo, dovrei leggere ugualmente così come un atleta deve allenarsi anche se non ne ha voglia, in vista di un impegno agonistico. La mia gara è quotidiana, e consiste nello scrivere sceneggiature.

Ciò detto, ci sono, in effetti, dei trucchi per leggere di più. Non vi parlerò delle tecniche di lettura veloce, che vengono insegnate in appositi corsi, tuttavia è chiaro che più si legge più ci si allena a leggere velocemente. Tutto si fa più velocemente se si è abituati. Quasi certamente io riesco a scrivere una pagina in un decimo del tempo che impiegherebbe il mio elettricista: lui però è velocissimo con nel riparare una presa di corrente. Chi legge poco, legge piano. Io scorro con gli occhi sulle righe e afferro al volo i concetti: non è che sono più intelligente, sono più allenato. 

Anni fa, tornando a Firenze da Milano, comprai in stazione l'ottimo romanzo di fantascienza "Garibaldi a Gettysburg", di Pierfrancesco Prosperi (in passato sceneggiatore di Martin Mystére). Iniziai a leggerlo, ne rimasi affascinato, chiusi l'ultima pagina dopo tre ore di viaggio, quando già stavamo per arrivare a Santa Maria Novella. C'era una ragazza accanto a me, che vedendomi rimettere il libro nella borsa mi chiese: "Mi scusi, ma davvero l'ha letto tutto?". Sì, effettivamente l'avevo letto tutto e avrei saputo fargliene il riassunto. Ma è soltanto questione di allenamento. E' chiaro che, comunque, bisogna trovare un po' di spazio da dedicare alla lettura: se qualcuno sceglie di trascorrere l'intera serata chattando su Facebook o giocando alla playstation, non può lamentarsi di non avere tempo per leggere.

Questo mi porta a spiegare il secondo trucco: portarsi sempre un libro dietro per leggere dovunque. Se voi avete un libro con voi, potete non solo leggere in treno o in metropolitana, ma approfittare della coda alla Posta o dal dottore. Venti minuti qua, venti là,  fanno un sacco di tempo da dedicare alla lettura. Il terzo trucco è leggere più libri contemporaneamente. Il libro da portarsi dietro dovrà essere un'edizione tascabile, a casa sul comodino accanto al letto verranno piuttosto appoggiati i libri più pesanti. Io tengo un libro anche in bagno, ovviamente, e lo scelgo con capitoletti brevi, come quelli, per esempio, de "La bustina di Minerva" di Umberto Eco. Dunque, sommando il libro da passeggio, il libro da comodino e il libro da bagno già siamo a tre titoli che si possono seguire in contemporanea. Personalmente, ne aggiungo altri perché ogni sera leggo magari alcuni capitoli di due libri diversi (uno per piacere, uno per dovere) oppure li leggo a giorni alterni. Se poi compro un libro appena uscito che mi piace troppo per aspettare a leggerlo, interrompo tutte le altre letture e do la precedenza a quello.

Quarto trucco: gli audiolibri. E' strano come siano sottovalutati. Regolarmente inserisco il mio bravo CD nel lettore dell'automobile o ascolto l'iPod in cui o gli stessi autori o dei bravi attori mi leggono un romanzo. Di solito, la pagina scritta ci guadagna nell'essere letta da qualcuno che sa recitarla bene. Ho trovato straordinaria la lettura dello stesso Camilleri del suo romanzo "Il nipote del negus", ma anche Sandro Veronesi o Andrea Vitali sono ottimi interpreti dei loro testi. In altri casi, degli attori strepitosi danno voce a grandi storie che non perdono niente del loro valore letterario se fruite ascoltando invece che leggendo. Peraltro, se compro un audiolibro, compro quasi sempre anche il corrispondente cartaceo. Infine: non tutti i libri sono di quattrocento pagine. Se è vero che di recente ho letto le 750 pagine di "Questa creatura delle tenebre" di Harry Thompson (la biografia romanzata di Robert FitzRoy, il comandante del Beagle), ho anche divorato in mezz'ora il libro-intervista di Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi (130 pagine di domande e risposte), in un'ora l'autobiografia di Bud Spencer (poco di più) e in due ore "Il pretino" di Claudio Nizzi (160 pagine). Tutte letture molto agili. E' chiaro che "L'anima e il suo destino" di Vito Mancuso mi obbliga a più concentrazione e mi occupa più tempo. Naturalmente, oltre a leggere libri leggo anche fumetti. La carta che mi circonda sta cominciando ad assumere una mole spaventosa. Guardo con terrore la tavoletta dell'iPad pensando che un giorno, tutta potrebbe finire concentrata là dentro. Non sarebbe, temo, la stessa cosa.