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venerdì 11 novembre 2022

L’ERA DELLA DISINFORMAZIONE

 

 


 

Autori Vari

L’ERA DELLA DISINFORMAZIONE

Le Scienze

brossurato, 2022

144 pagine

 

Un vero libro del terrore, questa raccolta di saggi allegata al n° 650 della rivista “Le Scienze”. All’inizio della travolgente ascesa dei canali di informazione digitale e dei social sembrava di poter essere ottimisti sui vantaggi che il Word Wide Web avrebbe portato, dando la possibilità a tutti di conoscere e aggiornarsi in ogni luogo del mondo, indipendentemente dal proprio grado di cultura e pressoché gratuitamente, promuovendo la democrazia e la consapevolezza. Presto, però, “è arrivata la doccia fredda”, come scrive Marco Cattaneo, direttore appunto de “Le Scienze”, nella sua prefazione. E prosegue notando come in pochi avessero previsto “che con il passare degli anni il sistema dell’informazione sarebbe entrato in una profonda crisi di contenuti. O meglio, che la libera condivisione di informazione on line avrebbe portato a una crisi del sapere condiviso come quella a cui stiamo assistendo, amplificata dalla facilità di circolazione delle notizie attraverso i social network”. Crisi dovuta al proliferare di siti che diffondono fake news, false informazioni, capitalizzando sul traffico o addirittura manipolando le opinioni e interferendo nella politica degli Stati. L’espansione dei social ha favorito la diffusione senza freni di teorie del complotto, affossando l’intelligenza collettiva e minando la sicurezza con l'incitamento all’odio, creando, per dirla con Claire Wardle, “un nuovo disordine mondiale”. Sono undici gli articoli raccolti nel volumetto, tutti pubblicati su “Le Scienze” tra i febbraio 2016 e il gennaio 2021: i saggisti, italiani e stranieri, esaminano da vari punti di vista i meccanismi attraverso i quali si diffondono le false informazioni, il modo in cui i complottisti si aggregano e autoalimentano le loro opinioni, le “camere d’eco”, il fenomeno dei cosiddetti “bot”, le responsabilità degli algoritmi, e via dicendo. Si propone, nel finale, un “attivismo per la verità” in cerca di una via di uscita. Non so dire se le soluzioni proposte possano dare frutti: personalmente sono scettico e guardo con timore al futuro, rimpiangendo l’occasione mancata. Internet avrebbe potuto migliorarci e sembra, invece, aver tirato fuori il peggio di noi. Non sempre, non dovunque, non comunque, ma i pericoli in agguato mi sembrano terribili.

 

 

 


lunedì 18 settembre 2017

IL MANUALE ILLUSTRATO DELL'IDIOTA DIGITALE



Diego Cajelli
IL MANUALE ILLUSTRATO DELL'IDIOTA DIGITALE
Panini Books
2017, cartonato
220 pagine, 16.90 euro

Ottimo nelle intenzioni, questo manuale avrebbe però dovuto intitolarsi "dizionario" perché poi la magna pars è costituita appunto da brevi voci in ordine alfabetico e manca la parte saggistica più consistente e articolata sull'idiozia digitale che uno si sarebbe aspettato (e che io, personalmente, auspicavo). In altre parole, Cajelli ha compilato un testo social, con testi brevi e sparsi, e non si è impegnato in una disamina complessiva del problema. Del resto, una prima versione è stata pubblicata appunto in Rete. Non che la lettura non sia divertente, lo è: dalla voce "autismo" (causato, secondo gli idioti digitali, dai vaccini) a "zoccole" (le vittime degli stupratori italiani) ci si possono riconoscere tutte le perversioni mentali dei naviganti meno illuminati. Però si tratta appunto di un elenco di voci, neppure completo (Cajelli recrimina giustamente per gli insulti rivolti alla Kyenge ma improperi del medesimo tenore vengono rivolti a chiunque anche della parte politica opposta). C'è però un apparato di corredo al dizionario che è la parte migliore del libro ed è quello che lo rende imperdibile: sono le sei leggi del Web contemporaneo ("L'idiota digitale vive la libertà di espressione come suo diritto inalienabile di insultarti e diffamarti, ma se diffami e insulti lui ti denuncia"); l'atlante dei Social Network viventi, estinti e Google + (la maggior parte di questi io non sapevo neppure che esistesse o fosse esistito); e il tutorial "Come identificare un idiota digitale in dieci mosse" ("Condivide, diffonde e cede alle bufale più imbecilli che circolano sul Web").

martedì 28 giugno 2016

NOTTI IN BIANCO, BACI A COLAZIONE



NOTTI IN BIANCO, BACI A COLAZIONE

di Matteo Bussola
Einaudi
2016, brossurato,
180 pagine, 17 euro


Non bisogna farsi fuorviare dalla fascetta, che potrebbe scoraggiare più di un potenziale lettore - e sarebbe un peccato. Già, perché il marketing punta a promuovere il libro come un evento mediatico virale tipico del Web (tutt'altro che "unico", visto che ormai scrittori, fumettisti, musicisti, comici e ballerini nascono tutti dai "like" della Rete) e la parola "Facebook" fa venire l'orticaria a chi invece va in libreria cercando conforto tra gli scaffali. Si tratta di un pregiudizio, di cui confesso di essere vittima così come sono sempre lieto di poter smentire. In effetti Facebook è solo un modo per veicolare contenuti, e al netto di gattini, cuoricini, buongiorni e buonenotti è perfettamente in grado di proporre autentica letteratura. Il "diario in pubblico" di Matteo Bussola (di professione disegnatore di fumetti ma del tutto a suo agio nel digitare su una tastiera) deve essere letto e valutato indipendentemente dal social su cui è nato. Anzi, a me un po' dispiace che per riuscire a emozionare le "300.000 persone" quantificate dalla fascetta ci sia voluta una simpatica lettera aperta a Fedez scritta per chiedere un autografo a nome delle figlie, la cui pubblicazione in Rete ha attirato l'attenzione della platea di Internet (e quella di un paio di editori, tra cui Einaudi): sarebbe bello che le cose belle arrivassero al grande pubblico anche senza il traino di rapper, personaggi televisivi o youtuber. Il "Diario in Pubblico" di Elio Vittorini, scritto le iniziali maiuscole perché è davvero il titolo di una raccolta di articoli dell'intellettuale siciliano, è un evergreen da oltre cinquant'anni senza supporti mediatici, e lo stesso, se non di più, si può dire del "Diario Clandestino" di Guareschi. In realtà, l'importante è che le cose belle arrivino a chi le apprezza, e se FaceBook può servire alla bisogna ben venga con tanti ringraziamenti. Dunque, Matteo Bussola è abituato a scrivere in Rete il suo diario quotidiano, annotando fatti piccoli e grandi (soprattutto piccoli) che gli succedono o di cui è testimone. Gli aneddoti e le garbate riflessioni dell'autore si leggono con piacere, divertimento e commozione. Non si parla dei massimi sistemi ma di un microcosmo famigliare composto da tre bambine, una mamma (Paola Barbato, a sua volta scrittrice di romanzi e apprezzata sceneggiatrice di Dylan Dog), un papà (lo stesso Bussola) e un bel po' di cani, alloggiati in una casa di campagna. Dagli accadimenti narrati non si cerca neppure una morale, che è insita nelle cose e ognuno la trae da sé, se vuole (e magari di segno opposto a seconda di chi legge). Ci si riconosce nelle scenette domestiche, così come accade, per esempio, nel "Diario del cattivo papà" realizzato a fumetti da Guy Delisle  - in cui mi riconosco di più, se devo essere sincero, perché cattivo papà a mio volta. Invece, Matteo è un padre con la vocazione del padre, contento di essere padre e padre a tempo pieno (gli invidio il fatto di sapersi godere la dimensione domestica, io che sono molto ma molto più randagio) e immagino il solluchero del pubblico femminile (merce rara, gli uomini così). Nessuna trama, ma il fil rouge dello scorrere delle stagioni. Immagino il divertimento delle tre figlie di Matteo quando, fra quindici o venti anni potranno leggere di loro stesse viste con gli occhi del papà.



giovedì 23 luglio 2015

LETTI ALL'ETTO


"Letti all'etto": così avrebbe dovuto chiamarsi questo blog prima che la scelta cadesse su un altro gioco di parole, dal titolo di un mio finto che è diventato una sorta di marchio di fabbrica. Altre possibilità soppesate erano state il più banale "Letti a letto", "Il piccolo scrivano fiorentino", "La biblioteca di Trantor", "Leggendo in metropolitana" (quest'ultimo un titolo spiritoso ma un po' criptico).

In ogni caso, eccomi a presentare questa nuova iniziativa che mi riguarda. Ovvero, un ulteriore impegno quale blogger dopo "Freddo cane in questa palude". Lo so che non ce n'era bisogno, ma lasciatemi confessare che "Utili sputi di riflessione" lo gestirò soprattutto per me e non per voi (anche se mi farà piacere ricevere le vostre visite). 

Mi serviva uno spazio dove archiviare (e poi ritrovare subito, in caso di bisogno), le mie tante recensioni  dei libri, di tutti i tipi, che leggo. Ho pensato di creare un archivio indicizzato (almeno per come mi riesce) e, dato che c'ero, di renderlo pubblico e di metterlo a disposizione di tutti. Se questa cosa potrà essere utile a qualcun altro oltre che a me, tanto meglio. Gli indici sono in alto nella barra sotto la bella foto che si deve alla brava Francesca Pesci.

Mi preme chiarire (e vi toccherà essere d'accordo) che si tratterà di appunti e commenti del tutto personali su autori di ogni genere, dai più noti agli illustri sconosciuti, e su titoli scelti sulla base di motivazioni insindacabili che non sindaco neppure con me stesso (essendo spesso in disaccordo con me medesimo). Perciò: se vi conviene bene, io più di questo non posso fare. Scriverò non solo di libri ma anche del mio amore per i libri o di tutto ciò che ruota attorno alla letteratura. 

Per ora i post sono pochi ma spero di aggiornare velocemente l'archivio pubblicando recensioni già apparse su "Freddo cane" o sulla mia pagina Facebook. Buona lettura, in tutti i sensi e con tutti i sensi.