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domenica 28 maggio 2023

EROI E GRANDI CAPI INDIANI

 

 


Charles Eastman
EROI E GRANDI CAPI INDIANI
Racconti di Nativi Americani 
a cura di Raffaella Milandri 
Mauna Kea Edizioni
2023
148 pagine, 16 euro


È uscita nel marzo 2023 la prima edizione italiana di “Eroi e Grandi Capi Indiani” (Indian Heroes and Great Chieftains, del 1918) di Charles A. Eastman, uno dei maggiori autori nativi americani del secolo scorso. L’opera è curata dalla Mauna Kea Edizioni, che sta portando avanti un grande lavoro di recupero e traduzione di opere della letteratura nativa, con autori come Mourning Dove, Zitkala-Sa, Luther Standing Bear e altri, che finalmente sono pubblicati anche in Italia.
In questa serie di ritratti, arricchita da foto originali, si legge tanto orgoglio e fierezza da parte dell’autore nel presentare l’anima dei Nativi Americani, attraverso i valori che hanno animato questi sakem e le loro gesta. Certo, non tutti sono stati eroi immacolati (basti pensare al personaggio controverso di Hole in the Day), ma la maggioranza di queste figure storiche di nativi americani ebbe vite e comportamenti esemplari, in quella che è stata la drammatica lotta per la sopravvivenza dei popoli pellerossa, da Sitting Bull (Toro Seduto) a Red Cloud (Nuvola Rossa), da Crazy Horse (Cavallo Pazzo) a Chief Joseph (Capo Giuseppe) e altri. I grandi Capi Indiani sono raccontati da un Indiano: Eastman, Dakota egli stesso, ha incontrato diversi di loro in prima persona, o ha raccolto le loro storie da di chi li ha conosciuti. I capi Dakota, Lakota e Cheyenne sono quelli più rappresentati. Questa edizione è tradotta e annotata da Raffaella Milandri, attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni, esperta studiosa dei Nativi Americani e antropologa - di cui altre volte abbiamo segnalato le opere in questo spazio.

domenica 9 ottobre 2022

COWBOY!

 

 

 


Don Ward
COWBOY!
Saggistica – Editoriale Cepim
Collana America
Prima edizione 1974
cartonato – 160  pagine -  lire 5.000


Che bella collana, la Collana America! Sergio Bonelli la varò agli inizi degli anni Settanta, deciso ad affiancare libri di saggistica storica alle testate a fumetti prodotte dalla sua Casa editrice, che all’epoca si chiamava Cepim (in una delle varie incarnazioni). Essendo queste testate dedicate all’avventura western, i volumi pubblicati intendevano approfondire, appunto, le tematiche della storia del West, inquadrando in un contesto reale e documentato ciò che si andava raccontando nei fumetti, come a voler fornire ai lettori di Tex, di Zagor o del Piccolo Ranger un adeguato sopporto bibliografico, e forse anche a voler in qualche modo nobilitare il proprio catalogo, forse ancora sensibile al datato pregiudizio, da cui intendeva affrancarsi, secondo il quale i fumetti significavano sottocultura o addirittura erano dannosi per la gioventù. Qualunque fossero i motivi che spinsero la Cepim a realizzare le poche decine di volumi della Collana America, il risultato fu eccezionale per qualità di grafica, rilegatura, ricchezza iconografica e interesse dei testi, la maggior parte dei quali trattava argomenti interessantissimi e poco o punto affrontati dalla saggistica precedentemente pubblicata in Italia. Questo “Cowboy!”, secondo volume della serie dopo “Gli indiani della prateria”, ne è un esempio paradigmatico. Decio Canzio curò da par suo una gradevolissima edizione italiana di un testo americano corredato da foto e illustrazioni rare che ricostruiscono, in maniera divulgativa ma non superficiale, la storia dei cowboy americani, protagonisti di mille film e fumetti ma oggetto più di mito che di effettiva conoscenza da parte dei fruitori delle pellicole e degli albi. Oltre a esaminare come le mandrie cominciarono a essere allevate negli Stati Uniti dopo essere state portate in America dai primi colonizzatori spagnoli e solo successivamente portate oltre il Rio Grande, Don Ward, autore dei testi, presenta la vita quotidiana dei cowboy e le tante difficoltà del loro mestiere irto di incognite e di rischi. Il tutto, molto piacevole da leggere e da guardare: quasi come un fumetto, appunto.

venerdì 19 novembre 2021

LA CONQUISTA DEL WEST

 
 
 


 
Jacques Chastenet
LA CONQUISTA DEL WEST
Odoya
brossurato, 2016
272 pagine, 18 euro


Il saggio originale di Chastenet, "En avant vers l'Ouest" è del 1967, e viene riproposto dunque da Odoya come un classico sempreverde. Del resto, l'approccio storico alla materia è moderno, in quanto critico verso gli aspetti più deleteri della colonizzazione del Nord America (di questo, sostanzialmente, si parla, anche della conquista dell'Est), quelli dello sterminio dei nativi e dell'usurpazione delle lotro terre, contrapposti però anche alle istanze di progresso e alla ricerca incessante di un futuro migliore da parte di milioni di immigrati. Senza enfasi, senza retorica, senza trarre bilanci ideologici o politici, Chastenet racconta (in sintesi, ma con efficacia) i fatti salienti e i protaginisti di quattrocento anni di avanzata degli europei dalla costa atlantica a quella pacifica. La prima data citata è quella del 1497, con lo sbarco di Caboto sull'isola di Terranova, fino ad arrivare al 1896 con l'elezione alla Casa Bianca di William McKinley. Dalla fondazione delle prime tredici colonie inglesi, passando per l'acquisizione della Louisiana, le esplorazioni, l'annessione del Nuovo Messico e della California,l'epopea dei Mormoni, la febbre dell'oro, le guerre indiane, la schiavitù, l'epopea delle carovane e dei cowboy... tutto viene raccontato in modo agile, fornendo un buon quadro d'insieme. Poi, chi vuole, approfondirà. Tra le tante storie narrate, mi ha colpito (come sempre accade, quando qualcuno la racconta) quella di Sacajaewa, la shoshone che fece da interprete a Lewis e Clark durante il loro viaggio lungo il Missouri e oltre, fino alla costa pacifica. Una donna coraggiosa, forte, in grado da fare da guida alla spedizione portadosi appresso un bambino appena nato, giustamente ammirata dai bianchi con cui viaggiava. Il simbolo, secondo me, di una collaborazione che avrebbe potuto unire (ma così non fu) uomini di ogni etnia.

lunedì 12 dicembre 2016

IL MIO CARO WEST


IL MIO CARO WEST
di Moreno Chiacchiera
Fabrizio Fabbri Editore
2014, brossurato
56 pagine, 15 euro

A parte il fatto che tutti i Moreno sono persone speciali e d'ingegno fuori dal comune, Moreno Chiacchiera è davvero strepitoso. Umbro di Foligno, classe 1957, persona di grande umanità e simpatia, faccia da attore comico, meraviglia il fatto che non sia considerato un fumettista di prima grandezza (ma già che oggi la gente preferisce i disegnatori umoristici che scarabocchiano invece di disegnare). In ogni caso non risulta che abbia disegnato dei gran fumetti (nel suo curriculum trovo solo qualche accenno), mentre sicuramente è un illustratore di prim'ordine noto e attivo soprattutto all'estero (Inghilterra, USA, Canada, Australia, Giappone, Spagna, Francia, Austria, Paesi Arabi). Illustra libri per ragazzi con garbo e ironia, e basta vedere una delle sue opere per rendersi conto del suo talento. In Italia si rintracciano una serie di divertenti libri pubblicati da Fabrizio Fabbri Editore, tutti consigliati, e dedicati ciascuno a una particolare tematica: i pirati, il medioevo o, come in questo caso, il West. Si tratta di singole tavole con una sola illustrazione umoristica a colori, regolarmente azzeccata (fa ridere) e comprensibile al primo sguardo. Esilaranti i suoi Cavallo Pizzo e Cavallo Puzzo, senza dimenticare Toro Sudato e Toro Sedato. Sono lieto di essergli amico, ma si sa che fra Moreni ci si intende.

martedì 19 luglio 2016

IL DIAVOLO SULLA SIERRA



IL DIAVOLO SULLA SIERRA
di Angelo Solmi
Rizzoli
1978, brossura
200 pagine

"Il diavolo sulla sierra" è un angosciante saggio storico sul tristemente famoso “Donner Party”, ovvero una spedizione di carri di emgranti che, nel 1846, prese il nome da George Donner, un pioniere nativo della Carolina del Nord ma da tempo trasferitosi in Illinois, da dove pensò di condurre la sua famiglia in cerca di fortuna fino in California. In realtà, costui non volle mai essere considerato né un capo né una guida, e pur essendo (secondo tutte le testimonianze) un brav’uomo, non aveva la stoffa del condottiero, rivelando anzi in più occasioni il suo carattere irresoluto. Tuttavia, il destino volle legare al lui la denominazione di una delle più raccapriccianti tragedie della storia della colonizzazione dell’Ovest americano. 
Negli anni in cui la carovana Donner partì da Springfield, diretta verso le terre affacciate sul Pacifico (un viaggio di oltre tremila chilometri di piste impervie, o addirittura assenti), nelle sovraffollate città dell’Est degli Stati Uniti, sempre più oppresse dall’arrivo di immigrati europei, si era diffusa la convinzione che la California fosse una sorta di Eden in cui il clima salubre, l’abbondanza di terre da coltivare e la ricchezza diffusa avrebbero consentito a tutti una vita lunga e felice. Circolavano anche libri, come “The Emigrant’s Guide” di Lansford W. Hastings, che spiegavano come ci si dovesse organizzare per il viaggio e come, tutto sommato, il tragitto fosse alla portata di chiunque. Fu così che, come molti altri, anche i circa novanta pionieri aggregati attorno a George Donner si misero in cammino con tutti i loro averi, caricati su pesanti cari. Purtroppo, imprevisti e incidenti di ogni sorta rallentarono la spedizione, e a segnarne il tragico destino ci fu anche la defezione della guida che era stata ingaggiata perché mostrasse loro il valico per attraversare le Montagne Rocciose. Fu così che, avendo incautamente deciso di percorrere, senza le necessarie indicazioni, una scorciatoia che avrebbe consentito un più rapido arrivo sul versante occidentale, il gruppo, dopo sofferenze inenarrabili, si trovò bloccato dalla neve invernale nei pressi del Lago Truckee (oggi Donner Lake), sulla Sierra Nevada, a poche decine di miglia dalla salvezza ma assolutamente impossibilitato a proseguire. Soltanto nella primavera successiva, quella del 1847, una spedizione di soccorso riuscì a portare del cibo agli uomini rimasti intrappolati tra i ghiacci. Fu scoperto così che quarantotto superstiti avevano potuto rimanere vivi soltanto divorando i morti. Fra le vittime c’era anche George Donner, il cui cadavere era stato profanato dall’asportazione di alcune parti. Lo scenario che si offrì agli occhi dei soccorritori fu sconvolgente. Nelle capanne costruite alla bell’e meglio in riva al lago furono trovati corpi sventrati, teschi spezzati, corpi umani mutilati con gambe e braccia sparpagliate alla rinfusa o messe a cuocere in dei pentoloni. Le testimonianze dei sopravvissuti, molti rirovati in stato di shock e con evidenti segni di alienazione, rivelarono che si era trattato di scegliere fra morire di fame o vivere mangiando, sia pure con sommo disgusto, la carne umana. Nessuno perseguitò i cannibali riportati alla civiltà. Solmi ricostruisce la vicenda con dovizia di particolari sulle vicende personali di tutti i protagonisti e con partecipazione emotiva. Un libro da recuperare sulle bancarelle dell'usato.