Visualizzazione post con etichetta G. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta G. Mostra tutti i post

lunedì 8 dicembre 2025

ALLA SCOPERTA DELLA BD

 

 

 


 

Mauro Giordani
ALLA SCOPERTA DELLA BD
Index del fumetto franco-belga
Nona Arte
2025, brossurato
450 pagine, 29,90 euro
 
Sulla soglia del terzo Millennio, Alessandro Editore pubblicò un index alfabetico del fumetto d'Oltralpe intitolato "Alla scoperta della Bande Dessinée" e sottotitolato "Cento anni del fumetto franco-belga - Tutti i personaggi e gli autori in Italia fino all'anno 2000". Il compilatore delle dettagliate cronologie, particolarmente preziose in un'epoca senza Intelligenza Artificiale, era il certosino Mauro Giordani. Quel saggio contava 160 pagine (e, per la cronaca, costava 35.000 lire). Ne vedete la copertina più in basso. 
Venticinque anni dopo, lo stesso, infaticabile saggista aggiorna il suo lavoro quasi triplicandone la mole e mettendo a disposizione degli appassionati e dei collezionisti un monumentale catalogo che consente di rintracciare le edizioni italiane di tutti i fumetti, seriali e non, di origine francofona. Il titolo del nuovo volume abbrevia "Bande Dessinée" in "BD". Di ogni pubblicazione etichettabile come Bedé, Giordani fornisce la cronologia originale, quella tradotta nella Lingua del Sì, l'indicazione degli autori e degli editori, e persino una descrizione della trama e dei protagonisti. Colpisce la gran quantità di materiale inedito o da tempo irreperibile, e del resto mi stupisco sempre di come abbia mal funzionato lo scambio tra noi e i cugini. Personalmente aspetto la decina di titoli mancanti della mia amata Yoko Tsuno, ma quanti ce ne sono non tradotti di Spirou! Fra i dati forniti, l'indicazione del settimanale "Tintin", edito da Vallardi, purtroppo senza successo, nel 1955, quale primo contratto fra il pubblico italiano e il fumetto francofono. L'introduzione è firmata da un altro esperto di Bedé, Andrea Sani. Riguardo a Giordani, fra le tante altre cose, lo ricordiamo compilatore con Gisello Puddu della fondamentale guida al fumetto bonelliano "Tutto Bonelli", in due volumi.
 
 

 

giovedì 27 novembre 2025

FUORILEGGE



Gianluigi Bonelli
Aurelio Galleppini
FUORILEGGE
Lo Scarabeo
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
180 pagine, 38 euro

“Fuorilegge”, il terzo volume di una collana pubblicata in join venture da Lo Scarabeo e dalla Sergio Bonelli Editore denominata “Classici del Fumetto”, è a tutti gli effetti quella che si definisce una artist edition.  Cioè l’edizione di un volume, in questo caso dedicato alla riproposta di uno dei primi albi della collana gigante di Tex, che mostra l'opera originale in modo fedele alle tavole così come vennero realizzate. I primi due titoli, “La mano rossa” e “Uno contro venti”, pubblicati rispettivamente nel 2023 e nel 2024, hanno realizzato un sogno di tanti lettori: poter vedere, se non toccare e possedere, le tavole originali di Aurelio Galleppini, in arte Galep, realizzate a partire dal 1948, per la prima serie a striscia della Collana del Tex (il punto di partenza di una cavalcata che dopo quasi otto decenni non accenna a fermarsi). Si sono potute ammirare in dettaglio, insomma, le vignette che hanno dato origine a una leggenda, quella di Tex Willer, potendo scrutarle così come uscite dalla mano del disegnatore, nel formato originale, scoprendo i segni della matita, i colpi di pennello magistralmente calibrati, il lettering dell’epoca, le annotazioni a margine di tavola, addirittura le ombre dello scotch con cui le strisce vennero rimontate.  L’iniziativa è giunta dopo una grande mostra inaugurata a Milano nel 2021 (e poi allestita anche in altre città italiane) per celebrare gli ottanta anni della Casa editrice, intitolata “Bonelli Story”: in quell’occasione vennero esposte alcuni originali di Galep che calamitarono inevitabilmente l’attenzione dei visitatori, rarissimamente (se non mai) esposti al pubblico e di certo non in commercio sul mercato delle original arts. La riproduzione fedele delle tavole de “La mano rossa”, il primo titolo della seconda Serie Gigante di Tex, su cui nell’ottobre 1958 vennero ristampati i primi quindici episodi a striscia, rappresenta un modo per consentire agli appassionati, ma non solo, di visitare una sorta mostra esposta sulle pagine di un libro. Il successivo secondo volume e adesso il terzo dimostrano come realmente c’è un pubblico interessato e curioso, innamorato di Aquila della Notte, dei suoi autori, del mito che il personaggio ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo, nella storia del fumetto e nell’intera vicenda sociale e culturale del nostro Paese. Due dotti saggisti, Giovanni Nahmias e Giorgio Loi, hanno scritto delle informate introduzioni ai precedenti volumi descrivendo il contesto storico in cui nacquero le avventure realizzate da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, approfondendo la questione delle censure, le correzioni, gli adattamenti subiti dalle strisce di Tex nel corso degli anni. Al sottoscritto è stato affidato l’incarico di firmare la prefazione a “Fuorilegge”, che ho intitolato “La fatica dietro le quinte”, allargando il discorso in una nuova direzione, suggerita dal fatto che sfogliando le tavole di Galep non si può non percepire la bellezza trasmessa dal disegno eseguito a mano e su carta, con arte quasi da amanuense.  Pensiamoci un attimo: le pagine che seguono riproducono fedelmente il lavoro di un artista che non si considerava tale, che intingeva il suo pennello in una boccetta d’inchiostro, seduto a un tavolinetto in una piccola stanza, chiamato a produrre disegni senza fermarsi mai per rispettare i tempi imposti dalle consegne in tipografia (gli albetti proponevano trentadue strisce ognuno, con cadenza settimanale). Eppure, i personaggi e gli sfondi raccontano perfettamente la storia di cui fanno parte e, soprattutto riescono a emozionare. 
Due parole, infine, per presentare il contenuto del volume, che raccoglie gli albi a striscia dalla n° 31 della Prima Serie alla n 60. Le primissime strisce concludono l’avventura “Il mistero dell’idolo d’oro” iniziata a metà di “Uno contro venti”. Protagonista del racconto è l'affascinante Yogar, principessa indiana figlia di Tenoc,  capo dei Blancos, che però non è l’unico personaggio femminile.  Ci sono anche altre due giovani donne. Una è Tesah, tornata sulla scena con un nuovo look, di stampo messicano anziché pellerossa: indossa una sottana che le fascia i fianchi e una camicetta dalle spalle scoperte, sorretta solo dal seno. Poi c'è Estrella Miranda, ammaliante locandiera, abbigliata con un vestito spaccato che farebbe la gioia di Jessica Rabbitt. L’aggettivo che meglio descrive le donnine disegnate da Galep nelle prime avventure di Tex è “deliziose”. Tutte bellissime, e non di rado con le procaci grazie maliziosamente evidenziate da vestiti scollati, abiti aderenti, o gonne cortissime. E tutte, proprio per questo, impietosamente colpite dall'assurda censura degli anni Cinquanta e Sessanta, che le rivestiva e imbacuccava per impedire la "seduzione degli innocenti". 


domenica 23 novembre 2025

LA GUERRA DI COCHISE



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
LA GUERRA DI COCHISE
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
386 pagine, 29 euro

«Cochise, il saggio capo dei Chiricahuas Apaches, è uno dei migliori amici di Tex, e abbiamo raccontato nel Texone “Il magnifico fuorilegge” come lui e il nostro eroe diventarono fratelli di sangue. Cochise, naturalmente, è veramente esistito, e nella realtà storica lasciò questo mondo terreno nel 1874, ma, con la libertà di narratore e artista, il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, gli allungò la vita per ragioni d’avventura». Così spiega lo sceneggiatore Mauro Boselli nella sua introduzione al volume, l’undicesimo dei cartonati dedicati a Tex Willer. A Tex Willer, appunto, e non a Tex, perché la serie raccoglie in tomi e ripropone in libreria le storie originariamente pubblicate in albi da edicola nella testata omonima, dedicata alle vicende di un giovane Willer, ancora ventenne, inedite ma collegate in gran parte a quanto raccontato da Bonelli e Galleppini ai tempi delle edizioni Audace e inserite in un preciso e documentato contesto storico. La collana libraria con copertina rigida inizia con il volume “Vivo o morto!” (2019), di cui abbiamo parlato su questo blog: potete leggere la recensione cliccando qui.

Riporto comunque qui di seguito, per comodità,  quanto già scritto.
Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro. 

A quanto detto restano da aggiungere alcune annotazioni relative specificamente a “La guerra di Cochise”. Innanzitutto, si tratta della raccolta in volume degli albi della collana “Tex Willer” (Sergio Bonelli Editore) dal n° 50 al n° 55, usciti in edicola tra il dicembre 2022 e il marzo 2023. Poi, registriamo una fugace apparizione della futura giovane moglie di Tex, Lilyth. Si tratta di una scena di cinque tavole ambientata nella missione di Nostra Signora della Carità: un navajo di nome Hastin è stato inviato dal capo Freccia Rossa a recuperare presso il convento la propria figlia affidata alle cure e alla scuola delle suore. Soffiano venti di guerra e il sakem preferisce proteggere personalmente Lilyth nel suo villaggio sui monti. “Sono stata bene, qui. Ho imparato tanto”, dice la ragazza salutando suor Patricia, la madre superiora del piccolo monastero. Si tratta di una scena che, evidentemente, prepara l’incontro fra Lilyth e Aquila della Notte, destinato ad avvenire nel proseguo della saga, e giustifica la scolarizzazione della squaw in accordo con quanto detto su di lei da Gianluigi Bonelli.
 
I venti di guerra a cui accennavamo sono quelli tra i Chiricahuas e l’esercito americano, dopo che i guerrieri di Cochise erano stati ingiustamente accusati di aver fatto prigioniero il giovanissimo Felix Ward. Si tratta di un episodio realmente accaduto. Racconta ancora Boselli: «Il 27 gennaio 1861, una banda di predoni apache attaccò il ranch di John Ward in Arizona e rapì un ragazzo. Felix era figlio di Maria Jesus Martinez e di un perdigiorno, Santiago Telles, che li aveva abbandonati senza un soldo. John Ward aveva assunto Maria nel ranch e adottato il piccolo Felix, dandogli il proprio cognome. Felix aveva undici o dodici anni quando venne rapito e con certezza non si è mai stabilito a quale tribù appartenessero i suoi rapitori, se ai Pinal, ai Tonto o ai Coyotero Apaches. Di sicuro venivano dal ramo occidentale della Nazione Diné (così Apache e Navajos chiamavano se stessi), al quale non appartenevano i Chiricahuas». Storica è la figura dell’ufficiale dell’esercito George Bascom, incaricato di liberare il ragazzo, che si intestardì nel ritenere Cochise responsabile del rapimento, che Boselli caratterizza in maniera impeccabile come un ottuso ostinato, a cui va addebitato lo scontro sanguinoso fra i Chiricahuas e le Giacche Blu. Il racconto boselliano corre su due binari paralleli destinati, nel finale, a ricongiungersi: mentre da un lato vediamo il capo apache tenere testa a Bascom, dall’altro seguiamo giovane Tex dare la caccia a Santiago Querquer, responsabile della strage di Galeana nella quale aveva perso la vita il padre di Cochise, alter ego di James Kirker, che nella realtà storica morì nel 1852 e quindi Boselli usa lo stratagemma di una falsa tomba e di una finta morte. La sua dipartita, diciamo così, “fumettistica” avviene in modo molto più drammatico di quella reale e per mano di Cochise, a cui Tex Willer lo consegna. In conclusione: il racconto messo in scena da Mauro Boselli e Roberto De Angelis è western ed è fumetto allo stato puro, decisamente il meglio che si possa desiderare, dal punto di vista della sceneggiatura e da quello grafico, a partire dalla copertina di Massimo Carnevale. Leggere per credere.



sabato 16 marzo 2024

UNITI PER IL PIANETA



 
Bepi Vigna
Germano Bonazzi
Marco Foderà
Fabio Grimaldi
UNITI PER IL PIANETA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2021
80 pagine, 18 euro

“Pensando al futuro, anche gli eroi dei fumetti (non soltanto bonelliani) hanno il dovere di scendere in campo”, scrive Davide Bonelli nella sua introduzione al volume, intitolata “I quattro cavalieri”. Gli eroi che scendono in campo, “uniti per il pianeta” (appunto), sono in effetti quattro: Nathan Never (il personaggio di punta, che ospita gli altri) Legs Weaver, Martin Mystère e Mister No (in copertina Legs non c’è, rappresentata evidentemente da Nathan). Tuttavia della squadra fa parte anche Greta Suzuki (il nome di battesimo immagino non sia stato scelto a caso, viste le tematiche ambientaliste), definita “la maggior esperta mondiale di problemi ecologici” dei tempi dell’Agenzia Alfa e della Planet Earth Geographic Society (siamo dunque nel futuro). Il fattore tempo è determinante perché, per risolvere una grave minaccia all’equilibrio naturale terrestre, l’equipe deve viaggiare attraverso le epoche e contattare prima Mister No, nell’Amazzonia del ventesimo secolo, poi Martin Mystère nella New York del Ventunesimo, dando vita a un vero e proprio team up. Bepi Vigna, chiamato a gestire l’incontro fra personaggi così diversi e dei loro rispettivi mondi, se la cava piuttosto bene, coadiuvato dai tre disegnatori che lo affiancano (ciascuno alle prese con le tavole dedicate in prevalenza a un eroe piuttosto che a un altro). La brava colorista Daria Cerchi riesce a dare omogeneità alla narrazione grafica affidata a mani diverse. Le sessantaquattro tavole a fumetti di “Uniti per il pianeta” rientrano nellaproduzione bonelliana di volumi realizzati in collaborazione con enti, associazioni, organizzazioni, agenzie, come l’ESA. Basterà qui ricordare quelli in cui Nathan Never ha incontrato l’astronauta Luca Parmitano, ma anche altri personaggi hanno sponsorizzato campagne di sensibilizzazione su temi sociali, scientifici, culturali, ambientalisti, umanitari, a partire dalla promozione gratuita offerta da Sergio Bonelli alla LIPU, o all’iniziativa “Droga out” che vide testimonial Dylan Dog. In questo caso, “Uniti per il pianeta” reca in copertina l’egida del MITE (Ministero della Transazione Ecologica) e presenta una appendice saggistica sul cambiamento climatico.

 

venerdì 23 febbraio 2024

LA GIOVENTU’ DI MICKEY

 


Tebo
LA GIOVENTU’ DI MICKEY
Panini Comics
cartonato, 2023
80 pagine, 16.50 euro

Sempre deliziosi i volumi (veri e propri grahic novels) editi Oltralpe dalla Glénat in accordo con la Disney. Si tratta di cartonati da libreria nel classico formato “alla francese” affidati ad artisti a cui è concessa la facoltà di uscire, utilizzando il buon senso, dai paletti dell’ortodossia disneyana interpretando, o reinterpretando, i personaggi legati ai microcosmi di Topolinia e Paperopoli, perlopiù rifacendosi ai cartoni animati o alle strisce delle origini. Ne abbiamo già parlato in questo spazio, per esempio qui e qui (cliccate sui “qui” colorati se volete leggere come). La reinterpretazione di Topolino da parte di Tebo (Caen, 1972) è piuttosto libera, rispetto al Mickey Mouse della tradizione: diciamo che  un “altro” topo, anche se lo spirito avventuroso dei primi cartoni animati e delle prime strips è riconoscibile (come riconoscibili sono Minni, Gambadilegno, Pippo e Paperino che compaiono nel racconto). La prima stranezza è vedere un Topolino ormai vecchio che racconta la propria gioventù al pronipote Norberto, facendo sorgere nel ragazzino (sveglio ma disposto a farsi incantare dalla narrazione) il dubbio che il prozio si stia inventando tutto. A proposito di invenzioni, il Mickey di Tebo è un fantasioso inventore (di una pistola sparamaionese, di un casco a elica antipioggia, di un sommergibile il cui pilota viaggia a testa in giù, di un macchinario per fabbricare la cioccolata…), il che mi pare sia una trovata inedita che offre lo spunto per una serie infinita di gag attraverso gli anni che vanno dall’epoca del Far West fino a quella dell’esplorazione della Luna, passando attraverso la Prima Guerra Mondiale e il Proibizionismo (è vietato il cacao). Gag, va detto, molto divertenti. I disegni sono lontani dallo standard disneyano ma assolutamente deliziosi ed efficaci. Insomma, lettura consigliata a pieni voti anche ai lettori di provata fede Disney.


domenica 12 novembre 2023

GOLD

 


Isaac Asimov
GOLD
Prima edizione 1995
cartonato 
380 pagine -  lire  32.000

Gold: The Final Science Fiction Collection: ecco  un libro di Issac Asimov che Asimov non ha mai scritto, e che forse non avrebbe mai voluto scrivere. Contiene infatti gli ultimi racconti egli ultimi articoli pubblicati su rivista poco prima della sua morte. La lettura dà un senso di tristezza perché, se da una parte il Buon Dottore è sempre se stesso, inconfondibile nella piacevolezza stile e nella maniera di argomentare, dall'altra è innegabile che si tratta di un Asimov minore e ormai in disarmo. La sensazione è che, pubblicando questa antologia postuma, si sia raschiato il fondo del barile. Inoltre, chi ha curato l'antologia non ha fornito alcuna spiegazione sugli intenti dell'opera e sulla provenienza dei singoli scritti. Chi sa quanto fossero gradevoli, invece, i testi di commento e di introduzione dello stesso Asimov ai propri racconti e articoli, non può che rimpiangere una simile mancanza. Mancanza che poi provoca degli scompensi, perché leggendo questo o quell'articolo si capisce che si tratta di prefazioni a volumi e presentazioni di antologie o romanzi altrui e si fa riferimento al libro che dovrebbe seguire e che invece non segue, o si parla di "questa rivista" senza che venga spiegato di che rivista si tratta.  Nonostante il vecchio leone Asimov non abbia graffiato e ruggito come sapeva fare, questi scritti non possono comunque mancare nella collezione di nessun appassionati della sua sterminata produzione. Solo che i curatori dell'antologia potevano risparmiarsi la scritta in copertina: "la fantascienza allo stato puro" e  "un altro capolavoro del padre fondatore della fantascienza". Chi non abbia letto nient'altro del grande Isaac e decida di cominciare da questi scritti crepuscolari, resterà deluso. Se questi sono i capolavori, chissà il resto. Invece, il resto c'è, eccome. Ed è da quello che si deve cominciare, per arrivare a "Gold" con grande rimpianto
"Gold" è diviso in tre parti. Nella prima, intitolata "Ultimi racconti", vengono presentate quindici storie brevi scritte poco prima della morte, avvenuta nel 1992 a soli 72 anni. Si tratta insomma di opere di narrativa. La seconda parte, "Sulla fantascienza", raccoglie diciotto articoli scritti come introduzione ad altrettante antologie tematiche di science fiction. La terza parte, "Come si scrive un libro di fantascienza", mette insieme venti editoriali della rivista IASFM, molti dei quali tesi a rispondere a obiezioni o domande di lettori del magazine.
I racconti della prima parte sono stati scritti tra il 1986 e il 1991, pubblicati su Analog e su altre riviste, ma mai antologizzate prima, anche perché considerate, in qualche caso, non all’altezza della fama dell’autore. Cominciamo però a parlare delle cose migliori, perché ci sono delle eccezioni. Almeno una delle storie è al livello di quelle della golden age: "Il fratellino" (1990), guarda caso un racconto di robot. Racconta di una coppia che per dare un compagno di giochi al proprio figlio, nell'impossibilità di procreargli un fratello naturale, gliene comprano uno robot, programmato per essere uno stupendo compagno di giochi e un figlio ideale. Tanto ideale che è migliore del figlio vero, appunto perché le sue reazioni sono state impostate apposta per dimostrare buon carattere, bello spirito, affettuosità. Così, il bimbo robot conquista il cuore della mamma, al punto che quando scoppia un incendio e la donna si trova ad avere il tempo per salvare soltanto uno dei due fratellini, non ha dubbi sulla scelta da fare. Salva il robot. Eccezionale, davvero. Ne "Il sorriso del chipper" (1988), un robot viene scelto al posto di un altro sulla base di un impercettibile sorriso durante una situazione creata per metterlo alla prova, il che testimonia una sua maggiore intelligenza e attitudine all'incarico che si intende affidargli.
Anche "Cal" (1991) , il racconto che apre la serie, narra di un robot: un androide al servizio di uno scrittore, che vuole diventare scrittore a sua volta. Il proprietario lo asseconda e gli insegna i trucchi del mestiere, finché il robot non diventa più bravo di lui. Trent’anni prima di Chat GPT, niente male come profezia.
Sempre basato sui robot e la scrittura è un altro racconto non del tutto negativo: "A prova d'errore" (1990). Il punto di partenza sono le sempre maggiori potenzialità dei word processor, capaci di compiere la correzione ortografica del testo e di imparare a non segnalare come errori certe caratteristiche stilistiche dell'autore. Asimov immagina che un word processor mal costruito diventi in grado di tener conto a tal punto dello stile del proprietario da continuare lui stesso i suoi testi scrivendoli esattamente come li avrebbe scritti lui. C'è, evidentemente, in questi due racconti, il ricordo de "Il correttore di bozze" (Galley Slave), un celebre testo del 1957 pubblicato prima sulla rivista Galaxy e incluso in seguito nel "Secondo libro dei Robot", di cui Asimov ha voluto evidentemente comporre delle variazioni su tema.
Un computer è alla base di "Frustrazione" (1991), in cui si vuole affidare a un calcolatore la decisione di iniziare o meno una guerra nel momento di maggiori opportunità e massimo vantaggio: il programmatore a cui la macchina è affidata è soddisfatto perché sa che il suo computer non farà mai cominciare nessuna guerra. La guerra è illogica e per la razionalità estrema di un calcolatore non ci saranno mai né vantaggi né opportunità. Solo il cervello umano può decidere di scatenare una guerra, un computer se guarderà bene. In "Instabilità" (1989), una macchina del tempo viene spedita nel futuro per studiare le stelle e involontariamente innesca un big-bang da cui nasce un nuovo universo. "Da sinistra a destra" (1987), "Inno di battaglia" (postumo, 1995) e "Feghoot e la giustizia" (1986) sono tre shaggy-dog, come vengono definiti i racconti basati su giochi di parole (in genere intraducibili in italiano). Asimov ha da sempre una grande passione per questo tipo di divertissement ("Ritengo il gioco di parole la forma più nobile di umorismo", scrisse una volta), ma le tre storie in questione mi sembra alquanto insulse.
Così come insulsa è "Nazioni nello spazio" (postuma 1995), una storia piuttosto debole, scritta come fosse un appunto in lavorazione e impostata come una sorta di parabola futuribile con tanto di morale finale, pubblicata peraltro postuma proprio nel 1995. La caratteristica di sembrare testi non finiti, abbozzi di racconti futuri da sviluppare meglio, caratterizza anche "Il divino Alessandro" (1985), "Nel Canyon" (1990), "Addio alla Terra" (1989) e soprattutto "Allucinazioni" (1985), che sembra la prova generale del romanzo "Nemesis". Molto collegato a un altro romanzo di Asimov è anche "Gold" (1991), in cui un regista di una nuova forma di comunicazione audiovisiva, il compudramma, mette in scena la parte centrale di "Neanche gli dei". “Gold” ha vinto nel 1992 il Premio Hugo, anche se probabilmente come ultimo omaggio allo scrittore.


sabato 11 novembre 2023

GHIACCIO SOTTILE


 


 
Piero Degli Antoni
GHIACCIO SOTTILE
Rizzoli
Seconda  edizione novembre 2005
cartonato – 360  pagine -  euro 16,50


“Sei alpinisti bloccati sull’Himalaya. Un cadavere nella neve. Soltanto sette giorni per salvarsi”. Tre righe sotto il titolo salvano la pessima copertina (ma chi è il grafico che l'ha pensata?) e valgono la lettura. Il romanzo  è un ottimo congegno per catturare l’attenzione dei lettori, e dopo i primi due capitoli è difficile smettere di leggere, dato che la vicenda comincia a ingranare e si continua a macinare capitoli.
Piero Degli Antoni, che è ben documentato in materia di alpinismo, congegna un susseguirsi di colpi di scena, condotti tenendo conto anche delle vere difficoltà degli alpinisti oltre i settemila metri, e della psicologia degli scalatori. Attinge sicuramente fatti avvenuti ad alpinisti celebri (Reinhold Messner che torna a valle senza il fratello, scomparso ad alta quota, la sparizione dagli occhi degli osservatori di Mallory ed Irvine nel 1924 sull'Everest, la cronaca di una tragedia himalayana del 1996 tracciata da "Aria sottile" di Jon Krakauer), come del resto ho fatto io per il giallo alpinistico zagoriano "Il gigante di pietra" (2007), che deve qualcosa anche a Degli Antoni.
 Su una vetta over ottomila dell’Himalaya, il Kinsoru, un alpinista avvista il cadavere di un altro scalatore, Jean-Pierre Leblanc. Pochi giorni dopo, una giornalista e un fotografo (Fiona e Iaan) vanno alla ricerca del corpo convinti di poterne ricavare un servizio per il loro giornale, e scortati da una guida sherpa, Tenzin (come lo sherpa Tenzin primo scalatore dell’Everest) rimangono bloccati da una tempesta in una tenda a quota settemila. La tenda diventa rifugio anche per altri tre uomini che sono sul Kinsoru per cercare a loro volta ciò che resta di Jean-Pierre. Si tratta di Michel, suo fratello, e dello scalatore Hans Von Reichlin (un barone austriaco) e del di lui assistente Anatoli Boroda. Michel è stato l’ultimo a vedere Jean-Pierre da vivo (almeno per quel che se ne sa), in quanto lui e il fratello stavano scalando insieme la vetta quando accadde qualcosa: Michel non ha mai  raccontato che cosa, sostenendo di aver perso la memoria. Fatto sta che Jean-Pierre scomparve e Michel fu ritrovato in stato di shock sul versante opposto della montagna. Von Reichlin faceva parte della stessa spedizione, ma i due Leblanc avevano abbandonato lui e gli altri compagni di scalata, nottetempo, per raggiungere la cima da soli. Il barone se ne era accorto, aveva cercato di raggiungerli senza riuscirci ma li aveva visti, inequivocabilmente insieme, mentre si avviavano verso le quote più alte. Adesso Von Reichlin ritiene che Michel sia lì per trovare il cadavere del fratello e farlo scomparire, dato che sul suo corpo si troverebbero le prove del fatto che il giovane era stato ucciso. Michel avrebbe avuto infatti dei motivi, dato che il padre aveva intestato al fratello gran parte dei suoi beni. Michel professa la sua innocenza e a sua volta spiega l’ossessione del barone nel volerlo accusare per il fatto che, in passato, gli aveva soffiato la moglie (peraltro scomparsa abbandonando lo stesso Michel). Ma tutti si scoprono collegati a Jean Pierre, persino Fiona, che ne era stata l’amante di una notte il giorno prima della partenza verso la vetta e aveva scoperto che il giovane era gravemente malato e una scalata ad alta quota lo avrebbe sicuramente ucciso. Una sorta di "Assassinio sull'Orient-Express" a settemila metri di altezza, dove la rarefazione dell'aria può essere fatale per chi non discenda in tempo utile. L’estremo colpo di scena è nell’ultima pagina, quando il caso sembra risolto.

lunedì 30 ottobre 2023

LA FONTE DELLA GIOVINEZZA

 


Fabio Civitelli
Giorgio Giusfredi
LA FONTE DELLA GIOVINEZZA
Sergio Bonelli Editore
cartonato, 2023
52 pagine, 9.90 euro


La lettura del diciassettesimo cartonato di Tex “alla francese” (ma destinato all’edicola e venduto a un prezzo competitivo) richiede la conoscenza di alcuni antefatti, come ben dimostra la scure di Zagor al fianco di Aquila della Notte che si vede in quarta di copertina. Non a caso la Casa editrice di via Buonarroti ha pubblicato nel settembre 2023 il n° 9 di una collana denominata “Le grandi storie Bonelli”, intitolato “Le sette città di Cibola”, che raccoglie in unico volume un “classico moderno” zagoriano uscito originariamente suddiviso in tre albi, i numeri 355/356/357 di Zagor, dati alle stampe tra il febbraio e l’aprile del 1995, con i testi di Mauro Boselli e i disegni di Alessandro Chiarolla. “La fonte della giovinezza”, di Giorgio Giusfredi e Fabio Civitelli trova infatti in quell’avventura i propri presupposti. Lì, a partire da un primo episodio intitolato “Conquistadores”, facciamo la conoscenza del saggio sciamano Hopi chiamato Masewi e della sua giovane figlia Shumavi. Gli Hopi vengono però attaccati dai Navajos guidati dal fiero Nakai, i quali rapiscono sia il vecchio uomo della medicina che la ragazza perché rivelino l’ubicazione delle leggendarie Sette Città di Cibola. In una di esse, la Grande Città Rossa del Sud, si crede siano state nascoste le Tavole Sacre, sottratte molti anni prima dagli Hopi ai Navajo. Queste tavole, secondo la tradizione, garantirebbero la prosperità al popolo di Nakai. Le Sette Città, attribuite al misterioso popolo degli Anasazi, si rivelano invece una base di una civiltà antidiluviana, quella di Mu, nemica dell’altrettanto antica civiltà atlantidea (si gettano qui le basi di una lunga saga legata ad Atlantide, condotta negli anni, attraverso varie avventure, da Boselli e dal sottoscritto). Nella vicenda sono implicati anche dei bianchi senza scrupoli, inizialmente alleati di Nakai ma poi destinati a rivelarsi per quelli che sono: assassini e predoni. Zagor e Cico, gettatisi sule tracce del gruppo per liberare i due prigionieri, riescono invece a dimostrare valore, coraggio e nobiltà d’animo agli occhi dei Navajos, che finiscono per far causa comune con gli Hopi, i quali restituiscono le antiche Tavole Sacre. Masewi, grazie alle sue dori sciamaniche, riesce a prevedere un futuro prospero per i Navajos e profetizza: “Un grande capo bianco vi proteggerà dal male”. Il riferimento, naturalmente, è a Tex, che irromperà sulla scena una trentina di anni dopo (ed è questo il punto nodale che unisce gli universi narrativi dello Spirito con la Scure e Aquila della Notte, destinati ad alcuni altri incroci). Non solo: nel corso dell’avventura, Nakai e Shumawi si innamorano e Masewi benedice la loro unione. Fin qui, ciò che accade (riassunto molto in breve) nella storia di Zagor del 1995. Nakai, Shumavi e Masewi ricompaiono sulla scena in altre due avventure pubblicate sulla Collana Zenith: una prima volta nell’episodio immediatamente successivo a quello di cui abbiamo parlato finora, “La strega della sierra”, apparso diviso in due puntate sceneggiate dal sottoscritto (su soggetto di Boselli) e disegnate da Marco Torricelli; una seconda volta nel 2008, con la storia (sempre divisa su due albi) intitolata “L’orda del male”, scritta da Luigi Mignacco e illustrata da Gianni Sedioli. Ne “La fonte della giovinezza” Nakai e Shumavi tornano dunque per la quarta volta e lo fanno nel contesto delle avventure di Tex, invecchiati di trent’anni ma sempre in forma. Di Masewi ci viene invece mostrata, in retrospettiva, la morte, avvenuta per mano di sconosciuti assassini. E’ inseguendo costoro che Nakai trova, accanto ai loro cadaveri, uccisi da mani misteriose, una bambina messicana che adotta e a cui dà il nome navajo di “Sitsi”, che significa semplicemente “figlia”. La piccola è molto confusa riguardo all’accaduto. I ricordi però in parte riaffiorano e il desiderio di scacciare i fantasmi del passato la convince a lasciare Nakai e unirsi a un gruppo di uomini in cerca della mitica Fonte della Giovinezza, legata in qualche modo a quanto accaduto anni prima. Lascio volentieri al lettore scoprire il resto del racconto, però vanno spiegate le parole che Tex pronuncia a pagina 31, allorché Shumavi gli consegna la scure di Zagor, che potrebbe essergli utile: “Conosco questa scure e l’uomo a cui apparteneva”. Ora, sia Nakai che Shumavi hanno conosciuto Zagor, e questo l’abbiamo spiegato. Masewi ha profetizzato l’arrivo di Tex fra i Navajos, ed è accaduto. Ma come può Tex conoscere Zagor? La risposta, che i cultori dei due personaggi sanno benissimo, è contenuta in un albo speciale intitolato “Bandera!”, uscito nel 2021 (in occasione del sessantennale zagoriano) come supplemento della collana “Tex Willer”, che racconta le avventure del futuro Ranger ancora ventenne. In quella storia, scritta da Mauro Boselli e disegnata da Alessandro Piccinelli, viene mostrato l’incontro fra il maturo Zagor e il giovane Tex. Dunque, il Tex di una ventina di anni dopo che ritrova Nakai e Shumavi ricorda l’eroe di Darkwood al cui fianco ha combattuto in una serrata battaglia ambientata in Texas. “Bandera!” a sua volta è il sequel di una avventura zagoriana del 1995, “Texas Rangers”, di Boselli e Carlo Raffaele Marcello, anch’essa riproposta nella collana “Le grandi storie Bonelli” come vademecum per la lettura del team up. Insomma, gli universi dei due eroi stanno collidendo. In attesa di scoprire quali altri incroci uniranno le loro piste, complimenti a Giorgio Giusfredi e al magistrale Fabio Civitelli, noto per essere un certosino cesellatore e qui chiamato a rompere la tradizionale gabbia bonelliana. I colori sono di Laura Piazza.

sabato 7 ottobre 2023

IL GIORNO DELLA CIVETTA

 
 

 
 
 
Leonardo Sciascia
IL GIORNO DELLA CIVETTA
Adelphi
brossurato, 2002
137 pagine, 9,50 euro


Scritto da Leonardo Sciascia nel 1960 e pubblicato da Einaudi nel 1961, “Il giorno della civetta” è considerato il primo grande romanzo che racconta la mafia. In quegli anni, gran parte della politica e dell’informazione della mafia negava addirittura l’esistenza. In una nota, l’autore spiega che i fatti da lui narrati sono inventati “per esempio” ma che ce n’è uno vero, raccontato tale e quale a come è avvenuto: c’è infatti una scena ambientata nell’aula di Montecitorio in cui un viceministro, chiamato a rispondere a una interrogazione parlamentare circa l’ordine pubblico in Sicilia, replica sostenendo che i fatti di sangue che vi avvengono sono da attribuirsi alla criminalità comune, dato che dell’esistenza di una ramificata organizzazione mafiosa si favoleggia soltanto. Scrive Sciascia: «sulla mafia esistevano degli studi, studi molto interessanti, classici addirittura: esisteva una commedia di un autore siciliano che era un'apologia della mafia e nessuno che avesse messo l'accento su questo problema in un'opera narrativa di largo consumo». Ci voleva dunque che la letteratura facesse violenza all’omertà politica mostrando la civetta, animale notturno, ormai abituato a palesarsi anche di giorno (la citazione da cui nasce è il titolo è shakespeariana). Non solo Sciascia descrive dunque la Sicilia così com’è (nel bene e nel male) ma prevede l’infiltrazione mafiosa in tutto il territorio nazionale. Nel finale del racconto, uno dei personaggi dice infatti: «Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia. A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno. La linea della palma… io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato. E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma». Come accade anche in “A ciascuno il suo”, di cui ci siamo occupati in questo spazio, il racconto potrebbe considerarsi un giallo: ci sono degli omicidi (ben tre), vengono svolte le indagini del caso, manca però il lieto fine. Il protagonista è il capitano Bellodi, un ufficiale dei Carabinieri di origini emiliane, convinto di poter condurre le sue inchieste con le stesse modalità in cui si svolgono a Parma, dov’è nato. E dimostra, nell’interrogare testimoni e sospetti con modi gentili che nascondono una grande finezza psicologica, un eccezionale acume. Collega tra loro i tre casi delle morti di Salvatore Colasberna, un imprenditore, di Paolo Nicolosi, un potatore testimone del delitto e di Calogero Dibella, informatore degli uomini della legge. Individua il sicario del rimo omicidio, il suo mandante che fa tacere il testimone, e il boss sopra di loro a cui si deve l’ordine di punire Dibella, don Mariano. Far confessare e arrestare i primi due gli è, per così dire, facile, ma quando tenta di mettere le mani su don Mariano, lo stesso maresciallo Ferlisi che gli fa da assistente si mette in mezzo con inaudita veemenza. Bastano pochi giorni di congedo in cui Bellodi fa ritorno a Parma per vedersi smontare tutta l’inchiesta con alibi costruiti a regola d’arte e ritrattazioni di testimonianze rese. Lo scoramento sembra convincere il capitano a restarsene al Nord e lasciar perdere la Sicilia. Ma… il finale è davvero bello e inquietante al tempo stesso. Sciascia (1921-1989) è un narratore straordinario, con una prosa musicale e ipnotica, fatta di poche parole che riducono il racconto all’essenziale dando però l’idea che sia stato detto tutto. Da leggere incantati. Fra le pagine memorabili, quella in cui don Mariano si rivolge così a Bellodi: «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.» Da “Il giorno della civetta” il regista Damiano Damiani ha tratto un film nel 1968.

domenica 6 agosto 2023

ETERNITY – LA MORTE E' UN DANDY


 



Alessandro Bilotta
Sergio Gerasi
ETERNITY – LA MORTE E' UN DANDY
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
72 pagine, 17 euro


Essendo del mestiere (faccio lo sceneggiatore di professione), quando leggo un fumetto mi viene istintivamente di pensare una fra queste tre cose, a seconda dei casi: avrei saputo scriverlo anch’io, oppure: io lo avrei scritto meglio, oppure: io non sarei mai riuscito a scriverlo. Probabilmente la terza eventualità è quella che capita più spesso, ma resta il fatto che io a un personaggio come Alceste Santacroce non ci sarei mai arrivato. Di fronte al primo volume della serie “Eternity” l’ho letto una prima volta incredulo tavola dopo tavola, tornando spesso indietro per capire se avevo compreso bene, e alla fine, richiuso il volume, l’ho riaperto e l’ho riletto da capo, rimanendo sbalordito dalla seconda lettura quanto dalla prima. A volte si spreca l’aggettivo “capolavoro” per qualcosa di cui, insomma, ci sarebbe da discutere. Nel caso de “La morte di un dandy”, invece, credo proprio che non si possa fare a meno di usarlo. Il problema è riuscire a spiegarlo e giustificarlo, inserendo, come ogni bravo recensore dovrebbe fare, l’opera in un contesto, in una produzione di qualcosa che gli somigli, in una appartenenza. In questo caso è difficile riuscirci. Forse bisogna partire dalla prefazione di Alessandro Bilotta, il quale non parla dell’opera ma di se stesso e il cui senso è raccontare la propria non appartenenza, a partire da una sindrome dell’abbandono che lo affligge: “Ho cercato a lungo dei maestri, soprattutto nel mio mestiere, una figura che si è andata spesso confondendo con quella del padre, forse rifà capolino l’abbandono; li ho cercati, ma non ne ho trovati, potrebbe c’entrare con quel discorso di non appartenenza. A ogni modo ho dovuto quindi imparare a fare da me e, se all’inizio la consideravo una disgrazia, poi mi sono convinto che chi nella vita ha avuto la fortuna di incontrare dei maestri non ha conosciuto la fortuna di non averne incontrati affatto”. Chi ha letto e amato la serie di Mercurio Loi (personaggio che compare in un paio di tavole anche nel primo volume di “Eternity”) sa che cosa aspettarsi da Bilotta: chiede moltissimo al lettore. Siamo di nuovo a Roma, ma non è più quella papalina, anche se non si capisce in quale epoca ci si trovi: in una scenografia vintage convivono elementi degli anni Sessanta e della contemporaneità, come a volerci dire che certe cose non cambiano mai o che viviamo in un eterno presente (o in un eterno passato). Ci sono i bar con i portacenere della Cinzano, le edicole e i giornali di carta; si dice che sono tornate di moda le TV in bianco e nero; ci sono fumetti e fotoromanzi ma anche gli influencer e le installazioni artistiche, ci sono le testate scandalistiche e i carabinieri con la bandoliera, automobili dalla foggia evergreen impossibili da datare, insegne al neon, tavolini sui marciapiedi, ristoranti in cui si può fumare, ma anche cellulari avveniristici. Soprattutto, ci sono tante feste con la cocaina da fiutare in euro arrotolati. Un mondo fatuo e ipocrita in cui Alceste Santacroce sguazza ma con malcelata noia e ostentato disgusto. E’ un dandy cacciatore di scandali sulle cui cronache mondane si basano le fortune di un settimanale di gossip chiamato “L’infinito”, diretto da Quinto Serafini. Costui in passato aveva fatto l’attore in una serie TV (del “servizio pubblico”) interpretando un certo Don Saturnino, educatore ed esempio della fanciullezza tutta, prima di essere scacciato perché tacciato di omosessualità, cosa di cui ride, avendo comunque una montagna di soldi. Alceste potrebbe forse ricordare il Jep Gambardella di "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, sennonché il personaggio di Bilotta sembra impenetrabile da ogni passione tranne quella per Falco Blu, un eroe dei fumetti di cui ha la collezione completa, l’unica cosa che gli dispiaccia di perdere quando il suo appartamento va a fuoco. Anche quando sembra innamorarsi di Lucrezia, performer e webstar che mostra già però le prime rughe, non esita a violare i segreti del suo cellulare per realizzare un nuovo scoop che porta a far dimettere un ministro. Non che la cosa gli piaccia, lo diverta, lo soddisfi. Pare in preda allo spleen esistenziale, a cui sopravvive chiudendosi in una sorta di atarassia sentimentale, che lo porta a frequentare locali affollatissimi ballando da solo, circondato da piccola gente da cui resta emotivamente lontano. L’imperturbabile Alceste, sigaretta perennemente in bocca o elegantemente tenuta fra le dita, ha l’unica faccia che possa rendere ragione del suo mal di vivere scontato vivendo leggiadro sopra le righe, quella di Jude Law, perfetta nella recitazione resa dallo stupefacente ed elegantissimo Sergio Gerasi, incredibilmente bravo nella ricostruzione di un mondo inesplorato e sincretico efficacemente colorato da Adele Matera, e nel dare mimica agli ipnotici e magistrali dialoghi dell’autodidatta Bilotta.

domenica 23 luglio 2023

MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA



 
Adriano Barone
Fabio Guaglione
Fabrizio Des Dorides
MR. EVIDENCE - LA PROVA DELLA TUA ESISTENZA
Sergio Bonelli Editore
2022, cartonato
80 pagine, 18 euro


Roba da pazzi. Non soltanto perché la storia è ambientata in quella che sembra una clinica psichiatrica e non soltanto perché i protagonisti sono affetti da turbe psichiche piuttosto serie, ma anche perché (lo dichiarano gli sceneggiatori, Adriano Barone e Fabio Guaflione) alla base della trama c’è un pazzesco lavoro di documentazione: “saggi di neurobiologia, psichiatria, psicologia criminale e documenti desecretati della CIA”. Destinati alla pazzia anche i lettori, ai quali vengono richiesti attenzione e pazienza, perché il primo volume della serie a fumetti “Mr. Evidence”, questo intitolato “La prova della tua esistenza”, non dà risposte, propone soltanto domande. Insomma: non ci si capisce nulla. Non è vero, si capisce benissimo che il seguito fornirà le spiegazioni del caso e difatti si rimane con una gran voglia di leggere che cosa succede dopo. Dopo il secondo volume il quadro si fa più chiaro ma nel contempo si complica (e la gran voglia diventa quella di leggere il terzo). Senza spoilerare nulla, cominciamo a inquadrare il volume in un contesto, quello della produzione bonelliana destinata alla distribuzione libraria, sull’esempio francese, anche quando non si tratta di isolati graphic novel ma di vere e proprie serie a fumetti, che nei bei tempi che furono sarebbero state proposte in edicola (non ho niente contro i graphic novel, ma ho nostalgia dei giornaletti). Barone e Guaglione, perfettamente assecondati dal talentoso disegnatore Fabrizio Des Dorides, presentano, in buona sostanza, una squadra di supereroi: tre uomini e una donna (come i Fantastici Quattro, chissà se solo per caso). Solo che si tratta di pazienti rinchiusi, non sanno neppure loro spiegare come e perché, nel Mulholland Institute, che sembra un manicomio ma che è sicuramente qualcosa di diverso. Inizialmente ciascuno fa i conti con la propria privata e personale patologia, poi cominciano a formare un gruppo e a scambiarsi informazioni e confidenze. Frederick Doster registra e memorizza ogni particolare della realtà attorno a lui e cerca di mettere tutto in ordine ricavandone dati che sfuggirebbero alle menti normali; Alexandra Cuaron, esperta di arti marziali, non percepisce dolore fisico e non prova emozioni; Adam Carver, che non ricorda niente del suo passato, è in grado di assumere la personalità di chiunque gli stia attorno e di duplicarla; Philipp Weber III, affetto da ittiosi e coperto di bende, percepisce il dolore altrui e ne ricava informazioni. Nessuno vola o spara raggi laser dalle dita delle mani, insomma. Però, come dei veri supereroi, assumono nomi di combattimento. Rispettivamente: Mr. Truth, Miss Nerve, Mr. None e Mr. Pain. La loro prima missione? Capire che cosa nasconda il Mulholland Institute e perché ci sono finiti dentro.

lunedì 13 marzo 2023

TRATTI IN SALVO

 

 
 
Vittorio Giardino
TRATTI IN SALVO
Rizzoli Lizard
cartonato, 2022
252 pagine, 19 euro


La parola innanzitutto a Vittorio Giardino, dalla sua prefazione intitolata "Ettari di carta e brandelli di vita": "Da tempo pensavo di raccogliere piccole storie, illustrazioni e disegni sparsi, tutte pagine inedite o quasi, pubblicate al massimo su cataloghi di mostre o festival e mai più ristampate. Volevo salvare dall'oblio pagine che giacevano dimenticate in fondo a vecchi cassetti, sepolte sotto montagne di fogli accumulati negli anni". Ecco spiegati dunque il titolo "Tratti in salvo", e il sottotitolo "Storie brevi, illustrazioni, perle ritrovate". Ma c'è di più: ogni tavola tratta in salvo è accompagnata da una didascalia che ne spiega l'origine e, spesso, da un testo, sempre accattivante, che, racconta un aneddoto di vita vissuta: incontri, luoghi, occasioni, sfide accettate (e di solito vinte). C'è perfino a una bellissima "nota a margine della copertina". Sfogliare le pagine del volume, ottimamente stampato da Rizzoli Lizard (carta, colori, grafica, sono impeccabili), è una gioia per gli occhi e per la mente, e ci si confronta ammirati non soltanto con il talento di Vittorio Giardino come autore (e il più delle volte autore completo), ma anche con la sua versatilità in grado di farlo aggirare a suo agio tra illustrazioni a colori così come in bianco nero, tra il noir e l'erotismo, tra la satira politica e il racconto storico, tra scenari di mare così come cittadini. Ci sono anche chicche come una tavola disegnata a quattro mani con Magnus, o quelle con Tex e Martin Mystère, o l'intera storia breve di Diabolik (visto da lontano), e poi gli omaggi a Carl Barks, Bonvi, Silver, Hugo Pratt. Ogni pagina, una sorpresa. Grazie, Vittorio, per queste meraviglie tratte in salvo. Hai scritto che ce ne sarebbero molte atre da salvare: a quando il secondo volume?