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mercoledì 27 dicembre 2023

TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI

 



Valentina Uccheddu
TUTTA COLPA DEI MIEI GENITORI
(PRIMA DI NASCERE NON ERO COSI’)
Cut-Up Publishing
Brossurato, 2023
212 pagine, 21.90 euro


Per recensire questo libro devo fingere di non aver sposato l’autrice, altrimenti tutto ciò che dirò potrebbe sembrare dettato dal fatto di dormirci insieme. Perciò non dirò che ho conosciuto Valentina Uccheddu su Twitter e di aver cominciato a seguirla attirato proprio dalla sua capacità di forgiare brillanti aforismi, come anch’io andavo facendo. Tacerò riguardo alle altre doti della fanciulla che in seguito, approfondendo la conoscenza, si sono rivelate altrettanto interessanti. Ribadirò invece quanto ebbi a scrivere introducendo le mie tre raccolte di tweet che hanno preceduto questa di Valentina (solo perché io ho cominciato prima), e cioè che Twitter (mi rifiuto di chiamarlo “X”) è, o era, un formidabile strumento per generare aforismi, costringendo gli utenti a esprimere un pensiero in un numero piuttosto limitato di parole. Tuttavia, aforisti si nasce e non si diventa, e la Uccheddu lo nacque. Non si spiega altrimenti la sua capacità di cogliere l’ironico e il poetico nelle piccole (ma anche nelle grandi) cose di tutti i giorni, illuminandole o coprendole d’ombra a seconda dei casi. “Tutta colpa dei miei genitori” raccoglie circa duemila aforismi in grado ora di muovere al sorriso ora di far riflettere, ora di far riflettere muovendo al sorriso, illustrati da nove autrici e autori di fumetti, compresa Anna Lazzarini a cui si deve la bella copertina. Gli aforismi sono suddivisi in brevi capitoletti tematici collocati in ordine alfabetico, da “Accenti” a “Voglia di scrivere”. Inutile il dire che mi sento chiamato in causa in molte occasioni, soprattutto nel caso dei tweet sotto la voce “Maritino” (sì, mi chiama così nell’intimità). A nobilitare il tutto, la briosa prefazione di Marco Ciardi, professore di Storia della Scienza all’Università di Firenze. Per me che, oltre a scriverli, colleziono aforismi (e libri di aforismi) da una vita “Tutta colpa dei miei genitori” sarebbe un libro imperdibile anche se non lo avesse scritto mia moglie. Ah, già. Non dovevo dirlo

sabato 25 settembre 2021

MI RITIRO PER DELIRARE

 

 

Ho perso il conto di quanti libri ho scritto e pubblicato, ma c'è un tasto qui sopra, sotto il titolo del blog, che rimanda (se ci cliccate) a un elenco. Se però mi domandate qual è il mio più bello, risponderò con certezza: "Mi ritiro per delirare", da poco pubblicato da Cut-Up. Ne vedete qui sopra la strepitosa copertina di Massimo Bonfatti, che vale da sola il prezzo d'acquisto del volume, al pari dell'esilarante prefazione di Gianni Fantoni (un grazie a tutti a due questi amici).  

Il libro è già stato presentato in anteprima in luglio nel corso di Riminicomix, ma giunge in distribuzione in libreria e sulle piattaforme on line soltanto adesso, in settembre. Ecco la foto del momento in cui, appunto a Rimini, ho avuto in mano la prima copia. Foto che rende bene l'idea del contenuto del volume.


Contenuto di cui ho letto degli estratti, cercando di strappare un sorriso, in questo video pubblicato sul mio canale YouTube (cliccate per vederlo - mi pare divertete).

https://youtu.be/JDE88vZtS-U

Qui sotto una foto del libro in mano ad Alfredo Castelli, che sembra esserne divertito (e il BVZA si è detto d'accordo a che si usasse la sua immagine per fare da testimonial),


Ecco il testo con cui la Casa editrice Cut-Up cerca di imbonire gli acquirenti esitanti:

Aforismi, battute, facezie, giochi di parole, riflessioni sarcastiche o poetiche, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori italiani di fumetti.
Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento come in un dizionario universale, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.
L’antologia riunisce il meglio delle precedenti raccolte e più di 1500 aforismi inediti, scelti tra le migliaia pubblicati dall’autore sul suo seguitissimo account Twitter.

 



Nel caso voleste smettere di esitare e procedere all'acquisto, Cut Up fa spedizioni gratuite (mi dicono) ed ecco come procedere all'ordine (cliccare):

https://cut-up-publishing.ecwid.com/MI-RITIRO-PER-DELIRARE-Dalla-A-di-Aforismi-alla-Z-di-Zagor-di-Moreno-Burattini-SPEDIZIONE-GRATUITA-p368910859

Qui di seguito la mia dotta (ma spero comunqie godibile) introduzione.


IL SENSO DELLA FRASE
di Moreno Burattini


Non ho un millesimo del talento che aveva Andrea G. Pinketts come scrittore,  perciò non provo neppure a imitarlo. Lui, in verità, avrebbe potuto benissimo sceneggiare fumetti, rubando il mestiere a me, e infatti esiste da qualche parte l’abbozzo di un soggetto per una storia di Zagor che una volta iniziammo a scrivere insieme (faceva visita spesso alla redazione Bonelli, in via Buonarroti). Però, forse, ho qualcosa, in centesima parte, di un suo peculiare talento: il senso della frase. “Il senso della frase”, del resto, è un suo romanzo, uscito nel 1995. Una miniera di aforismi. Pinketts, che purtroppo se ne è andato nel 2018, spiegava così quel titolo:

Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase". Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore.


Ho sempre idolatrato gli scrittori con il senso della frase. Oscar Wilde, per esempio, di cui sono stati pubblicati libri di aforismi mai scritti, semplicemente estrapolati dai suoi racconti o dalle sue commedie. Fin da giovanissimo, mi sono appuntato sui dei quaderni le frasi che più mi folgoravano, in cui mi imbattevo leggendo. L’ho fatto prima ancora di scoprire che esistevano gli aforismi scritti proprio come tali, e che costituivano un vero e proprio genere letterario.  Nel 1994, i Meridiani Mondadori hanno addirittura dato alle stampe una antologia in due volumi “Scrittori italiani di aforismi”, curata da Gino Ruozzi, comprendente cinquanta autori distribuiti su oltre seicento anni di storia, da Taddeo Alderotti (1223-1295) a Pietro Ellero (1833-1933). Il principale motivo per cui ho pubblicato alcune raccolte di aforismi miei (questa che avete in mano è la terza) è, lo avrete capito, la segreta speranza di entrare a far parte dell’aggiornamento di quei due Meridiani, nella parte che va dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri, anni in cui gli aforisti hanno imperversato. 

Fra tutti gli autori contemporanei citerò Gesualdo Bufalino (1920-1996), il quale diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Contate quelle di questa frase, sono appunto otto. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con maggior efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, aggiungeva l’austriaco Karl Kraus (1874-1936), altro nume tutelare di tutti gli aforisti. Si parva licet componere magnis, mi permetto di suggerire, però, un perfezionamento della frase di Bufalino: un buon aforisma sta in sette parole. Ecco: contate pure queste, prego.

Ho parlato di due mie antologie precedenti a questa. La prima è uscita nel 2015 con il titolo “Utili sputi di riflessione”, edita da Allagalla. Il buon successo di quell’iniziativa mi ha convinto a riprovarci nel 2017 con una seconda silloge, intitolata “Sarò bre”, della stessa casa editrice. Questa terza raccolta, pubblicata invece da Cut-Up Publishing, presenta il meglio delle prime due, raddoppiando la proposta con una gran quantità di aforismi nuovi, apparsi originariamente su Twitter, un social che ben si presta, basato com’è su un ridotto numero di caratteri a disposizione, a permettere agli utenti di esibire il loro “senso della frase”.

In Rete le mie riflessioni, facezie, arguzie e stupidaggini hanno finito per radunare un piccolo pubblico che le apprezza e addirittura le attende o le va a cercare. Tutto ciò che scrivo va innanzitutto considerato una provocazione, un pungolo, e non propugno tesi o verità rivelate. Anzi, sono gradite le contraddizioni, perché dai contrasti nascono i dibattiti. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. Talvolta i miei aforismi riescono a mettere a nudo la mia anima, anzi, in certi casi la scarnificano. Del resto si sa che Arlecchino si confessò burlando. Mi diverte, anzi, dipingermi peggio di come sono per la soddisfazione di sentirmi dire: “ma no, non è vero che sei così”. E che delusione quando non me lo dicono e temo di essere così davvero. Poiché ai buffoni si perdona tutto, anche le parolacce, mi sono permesso di usarne qualcuna a scopo ludico: tenete però il libro fuori portata dai bambini, mi raccomando. In ogni caso, come scrisse Stan Laurel in una sua poesia: God bless all clowns, Dio benedica i clown. Non è obbligatorio pensarla come me su Dio, Patria e Famiglia per apprezzarne la mia presa in giro, che fa parte degli stilemi del genere. Del resto neppure io la penso come me. Talvolta si tratta di riflessioni riguardanti temi importanti, altre volte di ignobili facezie: fa parte del mio carattere, alternare i registri. Del resto, la vita stessa offre ai nostri sguardi aspetti sublimi e altri triviali. Mi illudo però che anche dalla battuta da caserma si possa trarre, sforzandosi, un qualche motivo di riflessione in grado di elevare chi è così bravo da coglierlo. In ogni caso, gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime.

Permettetemi, per finire, di fingermi dotto e dimostrare che ho fatto il classico. Le parole “aforisma” e “orizzonte” hanno la medesima etimologia. Derivano infatti dal verbo greco horíz?, “separo”. Apó e horíz? significano “separo da” ma anche “circoscrivo” e dunque aphorismós  vale come “definizione”. L’orizzonte è ciò che lo sguardo circoscrive separandolo dal tutto, e l’aforisma è ciò che poche parole possono contenere in uno spazio limitato. Il primo a usare la parola “aforisma” fu Dante, nel Convivio e nel Paradiso, dove scrive: “Chi dietro a iura e chi ad amforismi / sen giva, e chi seguendo sacerdozio”. Vale a dire: c’è chi studia legge, chi medicina e chi si fa prete. Gli “amforismi” sono dunque precetti medici. Quelli di Ippocrate, senza dubbio, i cui detti e le cui sentenze venivano tramandate da secoli come base della scienza medica. Ma anche quelli di Taddeo Alderotti, contemporaneo dell’Alighieri, che abbiamo già citato: si tratta dell’autore di un “libello per conservare la sanità del corpo”, scritto in volgare. Per dare un esempio, ecco cosa raccomanda l’Alderotti: “quando ti levi la mattina de letto distenderai le tue membra, perché la natura ne prende conforto, e il naturale caldo se ne conforta e fortifica le membra”. Insomma, appena alzati bisogna fare stretching . Da questo tipo di aforismi, si passa gradatamente a quelli delle epoche successive che prima propongono massime religiose, poi morali. Dai consigli per la salute a quelli per lo spirito. In ogni caso, “medicina per l’uomo, questa è l’essenza dell’aforisma”, scrive Giuseppe Pontiggia. A partire dalla seconda metà del Seicento, per merito dei francesi, gli aforismi cominciano a diventare anche spiritosi. Meno male, perché tra il serio e il faceto, preferisco il faceto.


martedì 1 agosto 2017

SARO' BRE





Gianni Fantoni con "Sarò bre"
E' uscito da qualche settimana un mio nuovo libro. Si tratta di "Sarò bre", edito da Allagalla (160 pagine, 10 euro). E' una antologia di aforismi segue il successo di un’altra, uscita del 2015 con il titolo “Utili sputi di riflessione”: quasi 1500 copie vendute. 

"Sarò bre" raccoglie oltre mille aforismi corredati da venti divertenti illustrazioni di James Hogg, con una copertina di Stefano Babini e una prefazione  di Tito Faraci (scusate se è poco). Si può trovare in libreria (lì dove c'è, se no non ci sono problemi a ordinarlo), ma anche su Amazon e su altri siti di vendita on line, compreso quello della Casa Editrice (basta un clic qui sotto).



Presentando quella silloge in giro per l’Italia ho spiegato di aver sempre collezionato gli aforismi degli altri, con una predilezione per quelli più cinici e cattivi, e di aver voluto cimentarmi anch’io in un genere che ha attraversato la storia della letteratura fin dalle origini. Già ai tempi del liceo avevo cominciato ad annotare su un grosso quaderno tutte le frasi citabili che incontravo nel corso delle mie letture. Con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di massime, che ormai occupa due interi ripiani. Fra questi ci sono i due volumi dei Meridiani Mondadori intitolati “Scrittori italiani di aforismi”, che cominciano raccogliendo testi del Duecento fino ad arrivare al Novecento. Chiaramente, il mio preciso intento è fare in modo di essere contemplato in una eventuale nuova edizione di quell’opera (senza dubbio incompleta senza di me). 

Raul Cremona con "Sarò bre"
Dato che pubblicando in Rete le mie riflessioni, facezie, arguzie e stupidaggini ho finito per avere un pubblico che li apprezza e addirittura le attende o le va a cercare, credo si sia ormai capito, e non serva ribadirlo più di tanto, come tutto ciò che scrivo vada considerato una provocazione, un pungolo, una puntura e non ci siano verità rivelate o tesi propugnate. Anzi, sono gradite le contraddizioni perché dai contrasti nascono i dibattiti e gli arrovellamenti d’idee. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. Talvolta i miei aforismi riescono a mettere a nudo la mia anima, anzi, in certi casi che la scarnificano. Del resto si sa che Arlecchino si confessò burlando. Mi diverte anzi dipingermi peggio di come sono per la soddisfazione di sentirmi dire: “ma no, non è vero che sei così”. E che delusione quando non me lo dicono e temo di essere così davvero. Poiché ai buffoni si perdona tutto, anche le parolacce, mi sono permesso di usarne qualcuna a scopo ludico: tenete però il libro fuori portata dai bambini, mi raccomando. In ogni caso, come scrisse Stan Laurel in una sua poesia, God bless all clowns: Dio benedica i clown. Non è obbligatorio pensarla come me su Dio, Patria e Famiglia per apprezzarne la mia presa in giro che fa parte degli stilemi del genere. Del resto neppure io la penso come me. 

Permettetemi di commentare l’illustrazione di copertina opera di Stefano Babini. Si può facilmente intuire come dietro la metafora del messaggio in bottiglia che va alla deriva verso un destinatario sconosciuto si nasconda, e neanche tanto, il concetto stesso di aforisma. Ma c’è dell’altro, un secondo piano di lettura. La bottiglia è in primo piano contro un orizzonte. E il verbo greco horízo, “separo”, è alla base della parola “orizzonte”: in pratica, “aforisma” e “orizzonte” hanno lo stesso etimo. Apó e horízo significano “separo da” ma anche “circoscrivo” e dunque aphorismós  vale come “definizione”. L’orizzonte è ciò che lo sguardo circoscrive separandolo dal tutto, e l’aforisma è ciò che poche parole possono contenere in uno spazio limitato. “Ci sono certi scrittori che riescono a esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono due righe”: così Karl Kraus in Detti e contraddetti (Adelphi, 1992), uno dei miei livres de chevet. Gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, concludeva il solito Kraus. 



ISTRUZIONI PER L’USO

Gran parte degli aforismi di "Sarò bre" sono stati pubblicati sul mio profilo Twitter tra il 2015 e il 2017, anche se alcuni sono comunque inediti. I miei più fedeli lettori (sono certo di averne più di venticinque) potranno divertirsi a scoprire quali. Non importa, anzi è sconsigliato, leggerli nell’ordine con cui li ho disposti. Il modo migliore per fruire del libro è saltare di pagina in pagina passando da un argomento all’altro in modo casuale. Non è necessario essere d’accordo con il senso dell’aforisma per apprezzarne la forma. La suddivisione per argomenti è partita dal principio che le singoli “voci” dovessero essere diverse da quelle contenute in “Utili sputi di riflessione”. Se mai verrà fatta una raccolta complessiva dei due libri avremo così un dizionario completo.


Spero mi si creda in buona fede affermando che si tratta sempre e comunque di farina del mio sacco: se qualche aforisma assomiglia (o addirittura coincide) con qualcosa di altrui, si tratta di un caso. Del resto, le idee sono nell’aria ed è capitato anche a me di vedere attribuito ad altri quel che sono certo aver scritto io.


Un affettuoso ringraziamento va a Stefano Babini, illustratore della bellissima copertina realizzata appositamente per quest’opera, e a James Hogg, mio sodale e complice nelle vignette che da anni ormai pubblichiamo sul “Vernacolire” e su “Enigmistica Più”, autore dei venti disegni che corredano il testo: i lavori di questi due artisti valgono da soli il prezzo del libro. Un grazie particolare all’amico Tito Faraci per la sua prefazione che in alcun modo va considerata un endorsement verso i contenuti dei singoli aforismi, di cui mi prendo tutta la responsabilità. Un grazie anche a Valentina Uccheddu che mi ha aiutato in modo sostanziale nella scelta, nella suddivisione e nell’editing. Se però fossero rimasti dei refusi, e ne saranno rimasti di sicuro, la colpa è soltanto mia. Del resto si sa che la battaglia contro i refusi è pirsa in partonza.


DICONO DI ME


Un distillato di arguzia e ironia” 
(Giuseppe Pollicelli, “Libero”)


“Burattini è approdato a un genere letterario a metà strada fra il frammento e la boutade, nel quale troviamo il singolare modo di scrivere di sé dell’autore” 
(Daniela Gori, “La Nazione”)


“Le sue battute hanno bensì un valore intrinseco, ora umoristico, ora didascalico, ora provocatorio, ora corrosivo, ora beffardo e perfino filosofico, ma al tempo stesso sono un esempio colto di questa tipologia di opere, delle quali troviamo disseminata tutta la storia della letteratura: fin dalla Bibbia, e poi Guicciardini, Montaigne, Einstein, e tanti altri, fino a Papini e Flaiano.” 
(Gianni Brunoro, “Fumo di China”



La copertina di "Sarò bre" sul tavolo da lavoro di Stefano Babini













STEFANO BABINI

Stefano Babini nasce a Lugo (RA) nel 1964. Dopo aver studiato presso l’Istituto d’Arte per il Mosaico di Ravenna, inizia la sua attività nel mondo del fumetto come inchiostratore per alcune testate erotiche della Edifumetto. Entra in contatto con Hugo Pratt e frequenta il suo studio in Svizzera. Nel 1993 approda alla casa editrice Sergio Bonelli e disegna la storia “Pendolare del tempo”, apparsa sul numero 10 della testata Zona X. Inizia quindi una collaborazione che continua tuttora con la Rivista Aeronautica, per la quale scrive e disegna vari episodi riguardanti la storia dell’aviazione, dando vita a un personaggio proprio, l’aviatore Attilio Blasi. Nel 2001 crea la strip “Mirna” per il settimanale femminile Donna Moderna, in collaborazione con Giovanni Fanti. Realizza le chine per alcuni racconti di Niccolò Ammaniti disegnati da Davide Fabbri e sceneggiati da Daniele Brolli, poi raccolti nel volume “Fa un po’ male” (Einaudi 2004). Nel 2006 entra a fare parte dello staff di Diabolik, prestando le sue matite al prologo e all’epilogo dell’episodio “Gli Occhi della Pantera” (Il Grande Diabolik, 1-2008). Nel 2009 pubblica per Dada Editore il graphic novel autobiografico Non è stato un pic nic!. Nel 2010 esce il suo secondo libro, uno sketchbook sempre per Dada,  dal titolo “Welcome bye bye”, che contiene in appendice una storia inedita a fumetti. Collabora al progetto Cinquanta x Cento in occasione del centenario della C.G.I.L., insieme a Vittorio Giardino e Ivo Milazzo, pubblicato da Ediesse. Inizia una collaborazione con la rivista Vanity Fair e nel 2011 pubblica il volume “Cielo di Fuoco” (Dada Editore) che raccoglie le storie uscite sulla rivista Aeronautica. Realizza un manifesto della Turandot e varie copertine di dischi, è ospite di svariate convention fumettistiche e nel 2012 prende parte alla Biennale d’Arte di Venezia. Nello stesso anno realizza un portfolio a tiratura limitata edito da Il Grifo dal titolo "Effe" contenente illustrazioni dedicate alla bellezza femminile. Nel 2013, oltre ad essere ospite in festival del fumetto di mezza Europa, realizza un albo speciale (fuori collana) di Diabolik, occupandosi anche dei testi e della sceneggiatura, intitolato "Colpo alla Little Nemo" (edito dalla omonima galleria d'arte). Nell’estate del 2013, dopo aver preso parte alla trasmissione televisiva Fumettology, crea un nuovo personaggio, Lord Caine e pubblica, con il proprio marchio editoriale Dark Crow, un portfolio a tiratura limitata, dopo aver realizzato il volume edito da Il Grifo dal titolo "Paper Girls". Nel 2015 viene insignito del Romics d’Oro, realizza un racconto sulle Frecce Tricolori e assieme all’amico Lele Vianello pubblica un libro di illustrazioni sui nativi americani dal titolo “Indians” (Dark Crow). Attualmente sta lavorando alla stesura della storia che darà inizio alla saga di Lord Caine.

Stefano Babini


JAMES HOGG

James Hogg, discendente dell’omonimo scrittore e poeta scozzese del ‘700, nasce a Firenze nel 1964 ed esordisce professionalmente come disegnatore  per la “Corrado Tedeschi Editore” di Firenze nel 1987. Oltre a disegnare copertine di libri e dischi negli anni’90 si dedica anche al fumetto sia di genere realistico che umoristico lavorando per “Demon Story”, “L’Intrepido” e “Nick Carter” su testi di Vincenzo Perrone, Adriano Carnevali e Bonvi. Nel 1997 inizia il sodalizio con Massimo Cavezzali sui testi del quale disegna il personaggio di Ava sulle pagine di “Lupo Alberto”, storie libere per “Totem” e vignette per il settimanale “Musica di Repubblica”. Dagli anni 2000 lavora stabilmente come illustratore e fumettista per lo studio E’unidea di Milano. Divide la  sua passione per il disegno con quella per la musica scrivendo fin dagli anni Ottanta testi in inglese per svariati gruppi rock italiani che lo porta negli anni a partecipare alla realizzazione di più di venti album di artisti quali: Strana Officina, Sabotage, Death SS, Bud Tribe, Ancillotti, Nuova Era. Recente è la collaborazione come vignettista e disegnatore di strisce con il mensile satirico “Il Vernacoliere” e il settimanale di Cairo Editore “Enigmistica più” su testi di Moreno Burattini. Inoltre ha pubblicato fumetti, vignette ed illustrazioni  su: “Il Giornale dei Misteri”, “Visto”, “Sorrisi e Canzoni TV”, “Settimana Sudoku”, “Comix”, “Prezzemolo”,“La Nazione”, “Corriere della Sera”, “ La Repubblica”.


James Hogg



giovedì 23 luglio 2015

LETTI ALL'ETTO


"Letti all'etto": così avrebbe dovuto chiamarsi questo blog prima che la scelta cadesse su un altro gioco di parole, dal titolo di un mio finto che è diventato una sorta di marchio di fabbrica. Altre possibilità soppesate erano state il più banale "Letti a letto", "Il piccolo scrivano fiorentino", "La biblioteca di Trantor", "Leggendo in metropolitana" (quest'ultimo un titolo spiritoso ma un po' criptico).

In ogni caso, eccomi a presentare questa nuova iniziativa che mi riguarda. Ovvero, un ulteriore impegno quale blogger dopo "Freddo cane in questa palude". Lo so che non ce n'era bisogno, ma lasciatemi confessare che "Utili sputi di riflessione" lo gestirò soprattutto per me e non per voi (anche se mi farà piacere ricevere le vostre visite). 

Mi serviva uno spazio dove archiviare (e poi ritrovare subito, in caso di bisogno), le mie tante recensioni  dei libri, di tutti i tipi, che leggo. Ho pensato di creare un archivio indicizzato (almeno per come mi riesce) e, dato che c'ero, di renderlo pubblico e di metterlo a disposizione di tutti. Se questa cosa potrà essere utile a qualcun altro oltre che a me, tanto meglio. Gli indici sono in alto nella barra sotto la bella foto che si deve alla brava Francesca Pesci.

Mi preme chiarire (e vi toccherà essere d'accordo) che si tratterà di appunti e commenti del tutto personali su autori di ogni genere, dai più noti agli illustri sconosciuti, e su titoli scelti sulla base di motivazioni insindacabili che non sindaco neppure con me stesso (essendo spesso in disaccordo con me medesimo). Perciò: se vi conviene bene, io più di questo non posso fare. Scriverò non solo di libri ma anche del mio amore per i libri o di tutto ciò che ruota attorno alla letteratura. 

Per ora i post sono pochi ma spero di aggiornare velocemente l'archivio pubblicando recensioni già apparse su "Freddo cane" o sulla mia pagina Facebook. Buona lettura, in tutti i sensi e con tutti i sensi.