mercoledì 1 aprile 2026

L'UOMO DEL TEXAS

 
 
 
 
Aurelio Galleppini
Guido Nolitta
L’UOMO DEL TEXAS
Sergio Bonelli Editore
2026, cartonato
70 pagine, 12 euro

Una delle parole più ripetute quando si parla di fumetto italiano è l’aggettivo “bonelliano”. Lo propongo come uno dei lemmi da inserire in una delle prossime edizioni dello Zingarelli. Infatti, “bonelliano” non significa semplicemente “pubblicato da Bonelli”, come “mondadoriano”. L’accezione è diversa e assai più complessa, riguarda un particolare modo di intendere e fare fumetto e potremmo aprire un dibattito per coniare la definizione più congrua e soddisfacente. In tal caso, un punto risulterebbe controverso: “bonelliano” significa necessariamente “popolare”? Chi abbia in mente la popolarità ormai sessantennale degli eroi di casa Bonelli, sarebbe tentato di rispondere di sì. La “bonellianità” sembra effettivamente sinonimo di una produzione senz’altro di buona qualità, ma rivolta a un pubblico larghissimo e pertanto non sofisticato, né cerebrale, senza pretese “artistiche”. A questo tipo di considerazioni un po’ snob ci sarebbe da ribattere chiedendo perché mai un qualunque frutto dell’ingegno che piaccia al vasto pubblico non possa avere anche uno spessore artistico. Tuttavia c’è dell’altro e c’è di più. Sergio Bonelli, in realtà, ha pubblicato e in gran parte anche prodotto una enorme quantità di fumetto d’autore. E l’ha fatto fin da tempi non sospetti, cioè quando ancora il fumetto d’autore non era una moda: basti pensare alla collana I protagonisti, dieci albi realizzati da Rino Albertarelli, usciti nel 1974. Quella serie, legata al nome di un grande autore e con caratteristiche tutt’altro che “popolari”, può essere a tutti gli effetti considerata come precorritrice della più celebre Un uomo, un’avventura, varata due anni più tardi.
La vocazione popolare e la fedeltà a un formato ben riconoscibile, fanno talvolta dimenticare quanto siano state in realtà differenziate, innovative e variegate le proposte editoriali bonelliane nel corso degli anni. Uno straordinario esempio di “fumetto d’autore” proposto in una strepitosa veste editoriale fu appunto la serie di volumi Un Uomo, un’Avventura (1976), curata da Decio Canzio, il cui titolo ci riporta appunto alla vocazione avventurosa della Casa editrice. Ogni cartonato era affidato al talento grafico dei più grandi illustratori italiani (con rare presenze di maestri stranieri), su testi ora propri (come nel caso di Pratt, Crepax e Battaglia), ora di altrettanto grandi sceneggiatori (Canzio, Castelli, Berardi, D’Antonio). Le storie, autoconclusive, presentano le avventure di uomini in contesti storici e geografici sempre diversi. Di un tipo di avventura, però, costruito su una solida struttura narrativa e contrapposto alla fuga verso mondi fantastici, non-luoghi onirici, grafismi psichedelici e contrapposto anche all’underground espressione del disagio metropolitano. La cronologia dei trenta titoli mostra una successione impressionante di pezzi da novanta, da Toppi a Milazzo, da Battaglia a Micheluzzi, da Manara a Buzzelli. 
Per questa collana, Guido Nolitta, alias Sergio Boneli, scrive nel 1977 il nono volume intitolato “L’Uomo del Texas”, una storia di 48 pagine illustrata da Aurelio Galleppini, meglio noto come Galep, il primo disegnatore di Tex. Il racconto, ambientato nel nord-ovest del Texas nel 1887, viene riproposto nel 2026 (a quindici anni dalla scomparsa di Sergio) all’interno della collana di cartonati da edicola “alla francese”, sotto la dicitura “Tex presenta”. Il racconto (occhio allo spoiler) è basato sulle vicende di Roy, un rapinatore di banche che, dopo un ‘colpo’ finito magramente e malamente, ha un diverbio con il capo della banda e finisce, ferito, malconcio e dato per morto, alla deriva nella corrente di un fiume. Viene poi ritrovato e curato da un distaccamento dell’esercito, dove rincontra un vecchio amico di adolescenza, il capitano di reparto Jerry Vance, ufficiale al comando del 3°cavalleria impegnato in una campagna contro gli ultimi indiani ostili, e vanaglorioso alla stregua di personaggi come Chivington o Custer. Nonostante l’intera tribù dei Cheyennes di Falco Nero, ormai decimata dalla fame e dalla guerra, sia in marcia verso Forte Lyon per arrendersi definitivamente, il fanatico ufficiale ordina la carica e inizia l’assurdo sterminio di quella tribù ormai indifesa. Roy, indignato dall’orribile gesto di follia sanguinaria del vecchio amico, lo insegue e gli si scaglia contro durante la battaglia uccidendolo sparandogli una pallottola in fronte (proprio la pallottola che aveva già destinato al capobanda che lo tradì). Roy subito dopo viene massacrato a colpi di sciabola dai soldati del reggimento: un drammatico e triste epilogo che mette in una luce di quasi-eroismo l’inizialmente ambiguo protagonista, e che testimonia in pieno l’assurda violenza e la spietatezza delle guerre combattute nella vecchia frontiera del West. Non si tratta della migliore storia nolittiana (diciamo che nulla aggiunge alla fama dello sceneggiatore) ma di certo permette a Galep, grazie a strategici vignettoni, di dimostrare (se mai ce ne fosse il bisogno) il suo talento nel trasformare le rocce delle Dolomiti in quelle del Sud Ovest americano, come lui stesso ha raccontato, con effetti spettacolari. 
Singolare la somiglianza fra il vice sceriffo che cade ucciso nelle prime vignette e Tex Willer (chissà se c’è un significato freudiano). Quando Guido Nolitta nel 1976 sceneggia per Aurelio Galleppini la storia “L’Uomo del Texas” per il nono numero della collana Un Uomo un’Avventura, più o meno contemporaneamente a questa avventura, sostituendo il padre Gianluigi vittima di un incidente sugli sci, inizia a sceneggiare anonimamente alcune sue storie per la serie di Tex, esordendo poi con l’albo n.183 del gennaio 1976 intitolata “Caccia all’uomo” e disegnata da Fernando Fusco.



A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2

 
 

 
 
 
Autori Vari
A TAVOLA CON GLI AUTORI VOL. 2
SCLS
2026, brossurato
142 pagine, p.n.i.

Trattandosi di un secondo volume dalle caratteristiche identiche al primo, di cui abbiamo parlato in una apposita e precedente recensione, posso tranquillamente ripetere quanto già scritto, almeno limitatamente a quanto è rimasto invariato. Dunque: questo aureo libretto, gustoso pezzo da collezione (imperdibile anche se introvabile) non contiene testi, a parte le due brevi prefazioni (una scritta da me) e non propone neppure nessun bel disegno. Anzi, i disegni sono proprio brutti, improvvisati, raffazzonati, tirati via al punto da sembrare opera di ubriachi. Cosa che in effetti è, visto che gli autori (tutti professionisti del fumetto) li hanno realizzati al ristorante al momento del caffè e del giro degli amari, dopo un pasto annaffiato da vino e da birra, in occasione di pizzate, pranzi e cene organizzate dagli appassionati forumisti di SCLS, una community di lettori di Zagor molto attiva in Rete (la prima per nascita, ma non l’unica). Esiste infatti una sorta di rito, instauratosi e ufficializzatosi a partire dal 2007, quando già il forum esisteva comunque da alcuni anni, che prevede  il passaggio di mano in mano, tra gli “addetti ai lavori” presenti (cioè riservato agli autori zagoriani soliti fare comunella con i propri lettori), di un album da disegno su cui lasciare un disegno autografo improvvisato, magari con una battuta o una dedica accanto alla firma. 
Quando ho scritto che i disegni sono brutti, a inizio di recensione, ovviamente scherzavo: alcuni sono bellissimi, altri molto divertenti, tutti comunque da contestualizzare. In ogni caso dimostrano come la passione verso l’eroe di Darkwood unisca autori e lettori in una unica comunità.Con il tempo gli album sono diventati numerosi (finito uno, se ne comincia un altro), tutti gelosamente conservati da Marco “Baltorr” Corbetta. Il primo volumetto raccoglieva gli schizzi realizzati dall’edizione 2007 di Lucca Comics fino all’evento svoltosi a Santa Margherita Ligure nel novembre 2014.  Il secondo volume va dal Natale del 2014 alla Lucca Comics 2025. Non cito tutti i disegnatori e gli sceneggiatori rappresentati nel libro, per non dimenticare nessuno, ma ci sono quasi tutti tranne Gallieno Ferri, scomparso nel 2016. Ci sono anche “ospiti” illustri, come Alfredo Castelli, Luca Bertelé, Davide La Rosa e altri. E soprattutto (ehm) ci sono anche io, credo anzi di essere l’autore più rappresentato, con un discreto quantitativo di disegnetti umoristici (almeno nelle intenzioni - si veda l'esempio realizzato a Rapallo nel 2016). Come fare per procurarsi il libretto? Primo: avreste dovuto venire di persona a recuperarlo a Lucca Collezionando 2026; secondo: provate a chiedere sul forum SCLS.
 
 

 

Riporto qui di seguito il testo della mia introduzione, intitolata “Come presentare due volte la stessa iniziativa”.

COME PRESENTARE DUE VOLTE LA STESSA INIZIATIVA
di Moreno Burattini

Qualche tempo fa ho ricevuto una mail da uno dei curatori del volume che avete fra le mani. Nel testo, oltre ai graditi saluti, si leggeva: «Anche in questo 2026, in occasione della prossima “Lucca Collezionando”, SCLS ha intenzione di preparare una seconda raccolta degli sketches che i disegnatori zagoriani hanno realizzato nel corso degli anni, stavolta dal 2015 al 2025, sui registri dei nostri raduni. Sarebbe una bella cosa se, di nuovo, tu potessi scrivere una prefazione». Spiego per i distratti: durante l’edizione 2025 della manifestazione fumettistica “Lucca Collezionando”, il Forum Spirito Con La Scure ha pubblicato un aureo libretto intitolato “A tavola con gli autori” contenente la riproduzione di tutti i disegni e disegnetti autografi schizzati da illustratori e sceneggiatori di Zagor nel corso di pranzi, cene, pizzate o comunque raduni organizzati dai forumisti. Quel primo album copriva il periodo 2007-2014. Chiamato a presentare l’iniziativa, scrissi una introduzione intitolata “Gli abitanti di Darkwood”. A distanza di un anno, mi si chiede di fare il bis, cioè presentare anche la seconda raccolta. Il che mi mette in imbarazzo. Cosa dire di diverso, se non spiegare che il nuovo volumetto prosegue ciò che il primo aveva cominciato a fare? Dunque, la scorsa volta avevo scritto: «La comunità degli zagoriani comprende gli sceneggiatori e disegnatori che spesso e volentieri si uniscono ai lettori nelle tavolate imbandite durante i raduni. E fra gli autori che hanno partecipato figurano anche Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, i creatori dello Spirito con la Scure. Troverete infatti i loro autografi nelle pagine di questo libro, che raccoglie gli sketch schizzati dagli illustratori durante pranzi, cene o intervalli fra le conferenze, nel corso degli anni. Ci sono anche alcuni scarabocchi del sottoscritto, dei quali non mi vergogno come dovrei». Purtroppo, c’è da notare che stavolta Sergio Bonelli non c’è, dato che 2014 ci aveva già lasciato da tre anni. Continuo a leggere la mail del maggiorente del Forum: «Potresti parlare dei nostri raduni, con annessi incontri a tavola, facendone un parallelo con i rendez-vous dei trappers di Darkwood (è proprio da quell'idea che sono nati i raduni del Forum SCLS)». Un momento… non avevo fatto un paragone del genere già nella precedente prefazione? Colto dal dubbio, vado a controllare. In effetti, trovo che avevo scritto: «I lettori accumunati dalla stessa passione sentono il bisogno di ritrovarsi come succedeva ai trappers delle foreste del Nord America nella prima metà dell’Ottocento. I “rendez-vous” dei mountain men ebbero il loro momento d’oro nell’arco di tredici anni. Il primo di essi, infatti, si svolse sul fiume Green, al confine tra Utah e Wyoming, nel luglio del 1825. L’ultimo, più o meno dalle stesse parti, ebbe luogo nel giugno del 1837. Il convergere in una vasta radura di centinaia di persone intenzionate a far baldoria faceva sorgere un accampamento che veniva montato e smontato nel volgere di pochi giorni. Gli zagoriani del Forum Spirito con la Scure (per brevità, SCLS) si radunano periodicamente a Milano (nei pressi della Sergio Bonelli Editore) e in città sempre diverse in giro per l’Italia (ma ci sono stati raduni anche all’estero)». Beh, mi pare di aver già detto tutto, se è soltanto un parallelo quello che mi si chiede di tracciare. A meno che non si volesse un vero e proprio saggi storico sui rendez-vous, che necessiterebbe di molto più spazio. Ma se suggeriscono di trattare un argomento che ho già trattato, sarà perché la precedente introduzione non l’ha letta nessuno? Meglio non indagare. In ogni caso, la lettera con cui mi viene commissionato il nuovo testo, continua così: «Naturalmente, sei libero di aggiungere quello che vuoi». Lo spazio, però è limitato: «al massimo, due pagine». Faccio due calcoli. La prefazione precedente era lunga poco meno di 4000 caratteri. Il testo che sto scrivendo adesso è, fin qui, poco più di 4000. Accidenti, non posso aggiungere più niente. E sì che ne avrei di cose da dire. 



domenica 8 marzo 2026

BELLA SCOPERTA!


Zuzzurro & Gaspare
Silver
BELLA SCOPERTA!
Rizzoli
1992, cartonato
130 pagine, 28.000 lire


Nel suo fondamentale saggio dedicato a Silver e intitolato “Only for fans!” (Acme, 1990), Luca Boschi racconta così l’incontro tra il cartoonist e la coppia comica Zuzzurro e Gaspare (lo faccio narrare a lui copiando pari pari il suo testo perché mi piace ricordare Luca e non avrei saputo narrarlo meglio): «Una bella mattina di aprile, mentre Guido Silvestri sta cercando vanamente di concentrarsi sulla tavola di Lupo Alberto in via di esecuzione, resistendo agli allettamenti climatici che lo spingerebbero a passeggiare nei campi, squilla il telefono di casa. Sono Andrea Brambilla e Antonio Formicola, meglio noti come Zuzzurro e Gaspare. Guido, nonostante i due siano molto famosi, non ha mai visto un loro spettacolo, ma li ha identificati ricordando un manifesto pubblicitario di una loro serata a Modena. I due cabarettisti, tra l’altro, confessano a Silver di essere appassionati lettori della sua produzione; e che per alcune loro vecchie gags si erano anche ispirati, qualche volta, alle strisce di Lupo Alberto. L’amicizia è nata subito, come pure l’intesa professionale che ha trasportato Zuzzurro e Gaspare dal set televisivo alla carta stampata, in una serie di strisce e brevi storielle sceneggiate da Brambilla e Formicola ed illustrate da Silver». In una intervista contenuta nel medesimo volume, Guido Silvestri risponde a Boschi a proposito di questa collaborazione: «Zuzzurro & Gaspare sono degli ottimi amici. Oltre ai libri abbiamo collaborato al quotidiano “La Notte”. Nel 1986, per un mese, ci siamo ritrovati davanti alla televisione per fare il commento ai campionati mondiali di calcio. Loro scrivevano degli articoli umoristici, e io li raffiguravo inventando una battuta». I libri nati dalla collaborazione fra Silver e la strana coppia Brambilla & Formicola sono tre: “I casi di Zuzzurro & Gaspare” (Glénat Italia, 1986), “Ciao, io sono il titolo” (Rizzoli, 1988) e “Bella scoperta!” (Rizzoli, 1992). Un quarto volume, soltanto antologico, è stato pubblicato da Vittorio Pavesio nel 2001 con il titolo di “Zuzzurro & Gaspare show”. 
Quanto a “Bella scoperta!”, è importante sottolineare la scritta in fondo al libro: “Finito di stampare nel mese di ottobre 1992”, cioè in perfetta concomitanza con il cinquecentennale dell’approdo di Cristoforo Colombo sull’isola di San Salvador, o almeno questo è il nome con cui viene ricordata dalla tradizione (evento che segna, per convenzione, la fine del Medioevo). La più divertente battuta del piccolo cartonato è infatti quella in cui dalla Santa Maria si leva in grido “Terra! Terra!” mentre gli indigeni gridano “Nave! Nave!”. Non è tutto qui, naturalmente: i testi di Zuzzurro & Gaspare, efficacemente illustrati da Silver, ripercorrono cinquecento anni di storia, mettendo in parodia luci e ombre del mito americano, dallo schiavismo all’epopea western, dall’atomica su Hiroshima a Walt Disney, senza pregiudizi, senza cattiveria, senza indulgenza. Una spettacolo teatrale a fumetti. Concludo segnalando come Andrea Brambilla ci abbia lasciati nel 2013 (era nato a Varese nel 1946), e come Nino Formicola lo abbia ricordato nel 2014 con un libro intitolato “Io sono quello senza barba” (Rizzoli). 

 

domenica 8 febbraio 2026

ANDRA’ TUTTO BENE

 


 

Leo Ortolani
ANDRA’ TUTTO BENE
Feltrinelli
2020, cartonato
530 pagine, 22 euro


La sera di sabato 7 marzo 2020, Giuseppe Conte annunciava che quattordici province italiane sarebbero state dichiarate “zona rossa” per contrastare la diffusione di un virus che si stava dimostrando molto contagioso. Tra queste c’era anche Parma, dove vive Leo Ortolani, “uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani”, come spiega una nota in appendice a “Andrà tutto bene”. Ho scritto in “appendice” per restare in tema con l’argomento medico-sanitario del libro, naturalmente. Altrettanto naturalmente, l’argomento è quello del lockdown conseguente alla pandemia dal coronavirus Covid-19. Il termine “pandemia” sottintende che il problema riguardava mezzo mondo, compreso dunque il sottoscritto: a mia volta, infatti,  la sera di quel sabato di marzo, al pari di Ortolani, apprendevo che si stava dichiarando off limits anche l’intera Lombardia. Il decreto governativo avrebbe portato la data del giorno seguente, domenica 8. 
Nei miei programmi, il lunedì ancora successivo avrei dovuto trovarmi dietro la mia scrivania, nella redazione della Sergio Bonelli Editore, per occuparmi delle uscite in edicola del parco testate legato a Zagor. Ero a casa, come tutti i weekend, lontano dalla Lombardia: ho capito che se non fossi tornato a Milano prima che chiudessero il cancello, mi sarebbe stato impossibile svolgere il mio lavoro di editor in via Buonarroti. Così, mentre centinaia di persone cercavano di lasciare la città in fuga scapiccolata in direzione Sud, io risalivo verso Nord. Ho trascorso l’intero lockdown da solo, lontano dai congiunti e dalla fidanzata, rintanato nel mio bilocale milanese, da cui uscivo ogni mattina per raggiungere a piedi l’ufficio semideserto, con la gran parte dei colleghi che lavorava in smart working (io lo smart working non l’ho mai sopportato, mi  ritengo un animale da redazione). Ma non sono qui per parlare di me, ma di Leo Ortolani (di cui, peraltro, su questo blog ho parlato spesso). 
Dunque, mentre io facevo vita solitaria in Lombardia, Ortolani si ritrovava segregato con la famiglia. Scrive: “Veniamo sommersi da un’ondata di virologi, fabbricanti di mascherine, esperti di mascherine, carenza di mascherine, l’amuchina come fosse il Graal, corridori, complottisti, portatori di cane, appassionati di crostate, autocertificazioni e morti. Tanti morto”. Passano due mesi così, e Leo comincia a raccontare il proprio lockdow a fumetti, con vignette pubblicate in Rete. “Ogni giorno ho realizzato una striscia sull’emergenza da Covid-19. Ogni giorno ho cercato di far sorridere i lettori, come se la striscia fosse una pillola di zucchero per togliersi di bocca il sapore della tragedia. Mi piace pensare che abbiano aiutato”. In tutto, i giorni di quarantena sono cinquantasette, e le strisce altrettante. Il diario quotidiano di Ortolani si interrompe con il passaggio alla Fase 2. Ci sarebbero state, purtroppo, molte altre fasi, drammatiche e grottesche al tempo stesso, ma “Andrà tutto bene” si conclude con il 3 maggio. Il cartonato che raccoglie le strisce disegnate durante la Fase 1 è datato luglio 2020, praticamente è un instant book. Rileggerle a distanza di tempo fa una strana impressione, suscita ricordi, smuove barconi abbandonati, forse si sorride meno di quanto facevamo in corso d’opera. Il talento di Ortolani resta straordinario: catartico humor nero (a volte nerissimo), satira di costume, sbeffeggiamenti politici, autoironia, tempi comici perfetti. Il tutto senza ricorrere al complottismo (perfettamente comico esso stesso). 
E io? Scusate se torno a parlare di me, ma sicuramente sarete curiosi di sapere che cosa ha pubblicato in Rete il sottoscritto, tutti i giorni, durante il lockdown. Ecco, ho intrattenuto i miei follower su Twitter (quando ancora si chiamava così) twittando quotidianamente aforismi (finiti raccolti in un volume intitolato “Mi ritiro per delirare”) e epigrammi (dati alle stampe in una silloge, “Versacci”). Dato che se ne presenta l’occasione, riporto qui di seguito una selezione dei primi, che sono comunque tutti reperibili sul mio blog nel post “Andrà tutto beh"). Anche a me piace pensare che abbiano aiutato.


ANDRA' TUTTO BEH


Un altro virus al coronavirus: “complimenti per la trasmissione”.

Sopravviveranno solo gli asociali.

Ma chi manifesta i sintomi, si può definire manifestante?

“Abbiamo fatto le analisi e lei risulta non avere il coronavirus ma la leucemia fulminante.” “Che culo!”

Essere ignoranti come capre non ci darà l’immunità di gregge.

Una volta delle città si sapeva dire il nome dello stadio o dell’aeroporto, adesso dell’ospedale.

E io che pensavo che la pandemia forse un dolce come il pandoro, il panettone, il panforte e il pan di Spagna.

Si scoprirà presto che i contagiati sono solo quelli con Saturno contro.

Ma un bel contagio di ninfomania, non era meglio?

Si scoprirà che hanno diffuso il coronavirus per distrarci dalla meteora in arrivo.

L’Epidemia tutte le feste si porta via.

Siccome si può avere il virus senza sintomi, stare bene non promette niente di buono.

Il coronavirus passerà alla storia come il primo virus trasmesso dallo spritz.

Due sono stati i grandi temi dell’informazione durante il lockdown: il numero di morti da Covid e quando sarebbe ripreso il campionato di calcio.

Ma se mi facessero il tampone, potrei dire di essere stato tamponato?

La pandemia mi ha fatto scoprire città che non avevo mai sentito nominare prima: Codogno e Wuhan.

Sono contento di star male con un sacco di sintomi fastidiosissimi che però non assomigliano a quelli del coronavirus. 

Quando andavo a scuola io, le epidemie non succedevano mai.

Il focolaio domestico.

Chi vive la quarantena separato dall’anima gemella, passato il pericolo si sposa. Chi la vive in casa con lei, passato il pericolo divorzia.

Pur di avere qualcosa da fare in casa ho lavato anche i piatti puliti.

Se continuo a ingrassare, quando finirà la quarantena non potrò uscire perché non passerò dalla porta.

Stando tutti in casa risolveremo il problema del coronavirus, ma arriverà quello delle piaghe da decubito.

Tifo per il papa che prega per la fine della pandemia come per lo stregone che fa la danza della pioggia davanti a tutta la tribù speranzosa, e non piove.

Papa sta bene e vuole che d’ora in poi lo si chiami Sua Sanità.

Quando esco di casa spero che la polizia mi fermi, così almeno scambio due parole con qualcuno.

Una conseguenza positiva c’è: vietate le riunioni di condominio.

Ma i virus avranno virus più piccoli che li contaminano? 

Quando si dice che l’epidemia sta raggiungendo il picco, significa che cominceranno ad ammalarsi quelli in montagna?

La chiamano Fase 2 per non chiamarla Lato B, che darebbe meglio l’idea.

Per Pasquetta farò una gita fuori porta fino al sesto piano del palazzo lungo le scale.

Bisogna evitare i luoghi troppi frequentati. Le edicole e le librerie, perciò, vanno benissimo.

Lockdwn. I fumetti continuano a uscire. Beati loro.

La piccola soddisfazione di pensare che se il paziente muore, muore anche lo stupidissimo virus.

Però, dai, meglio morire in una catastrofe epocale piuttosto che inciampando come scemi su uno scalino.

Come dolce pasquale invece delle colombe ci vorrebbero le pipistrelle.

Ma di amuchina quanta se ne deve bere, per immunizzarsi?

Il Tocilizumab era un farmaco usato anche dagli antichi Aztechi.

Secondo me il collutorio Listerine stermina più virus dell’amuchina.

State in casa! “Obbedisco!” (Giuseppe Garibaldi) 

Muoiono i già gravi di altre patologie. “Virus, tu uccidi un uomo morto!” (Francesco Ferrucci) 

Il virus uccide anche gli studiosi. “Eppur si muore...” (Galileo Galilei) 

Contagi anche tra famigliari. “Tu quoque, Brute, infetti mi?” (Giulio Cesare)

Se il virus fosse stato inventato nei laboratori cinesi sarebbe la prima cosa inventata senza copiare.

C’è un altro virus cinese su cui occorrerebbe indagare: quello che nell’antichità trasformò un intero esercito in terracotta, il cui caso venne insabbiato.

Coronavirus: ecco a che cosa serviva la muraglia cinese.

Divertenti le scene viste in Rete in cui gli italiani si accaparrano la pasta. I cinesi hanno riso.

sabato 31 gennaio 2026

FILOSOFI IN LIBERTA'

 

Umberto Eco
FILOSOFI IN LIBERTA’
La Nave di Teseo
2022, cartonato
226 pagine, 12 euro

Che Umberto Eco fosse, oltre che illustre studioso e acclamato scrittore, anche un solenne giocherellone è cosa arcinota. Senza bisogno di citare (ma intanto la cito) la sua traduzione degli “Esercizi di stile” di Raymond Queneau, e neppure di far correre il pensiero (ma intanto il pensiero ci corre) alle parodie letterarie del “Diario minimo”, basterà dire che sono innumerevoli i suoi articoli e i suoi interventi sull’enigmistica e i giochi di parole (e altri pieni di giochi enigmistici e di parole di propria invenzione), così come lo ricordiamo per testi decisamente umoristici scritti per le sue rubriche su alcune riviste o come divertissement. Esilarante, per esempio, il suo elenco di quaranta regole per scrivere bene in italiano, pubblicato in una "Bustina di Minerva" su "L’Espresso". 
Un convegno di studi dell’Università di Bari si intitolò, non a caso, “Umberto Eco, il giocoliere dell’intelligenza: l’umorista, il filosofo, il narratore”. Esattamente queste tre figure sono rappresentate in “Filosofi in libertà”, aureo libello (citando Vittorio D'Aste) contenente ventidue componimenti umoristici che scherzano, in modo irriverente ma affettuoso, su illustri pensatori e scrittori. Componimenti ritmati in versi di varia metrica, ma sempre scandibili da chiunque, su esempi che vanno dalla Vispa Teresa al Signor Bonaventura, dalla donzelletta leopardiana al decasillabo dei manzoniani squilli di tromba. 
Dopo aver riassunto in filastrocche le dottrine dei filosofi più famosi, da Aristotole a Karl Marx, riuscendo in sintesi perfette più efficaci di un Bignamino, Eco si dedica a un elenco di scrittori (Proust, Mann, Joyce, Sofocle, Manzoni) e prova persino a cambiare i testi di alcune celebri canzonette per fare parodia sui più sommi autori di trattati filosofici. Per esempio, “Canto quel motivetto che mi piace tanto” diventa «Kant / filosofetto che mi piace tant». 
Il primo componimento si intitola “I presocratici” e i versi iniziali fanno così: «Nel dì che gli Argivi / vivevan beati / correndo giulivi / per boschi e per prati / alcuni messeri / con tono profondo / si chiesero seri: / “di che è fatto il mondo?”». Ai componimenti si aggiungono quindici vignette satiriche in tema, disegnate con mano felice dallo stesso Eco. 
Sempre lui, il semiologo piemontese, firma una “Nota dell’autore” in cui spiega che le sue filastrocche (di cui “Filosofi in libertà” costituiscono una limitatissima raccolta, avendone egli composte molte altre) sono state da lui improvvisate “durante convegni noiosissimi” e lette poi nei bar, a congresso finito, a un uditorio di divertiti colleghi. Prima di arrivare all’edizione de La Nave di Teseo del 2022, alcuni componimenti erano stati raccolti nel 1958 dalla Casa editrice Taylor in volumetto rilegato tirato in soli cinquecento esemplari numerati. Spiega Eco, concludendo la sua introduzione: «L’alto ideale etico che ha dominato ciascuna di queste esercitazioni conviviali è sempre stato quello di una assoluta correttezza scientifica. E questo sia di monito per le generazioni a venire: scherzare sì, ma seriamente».
Musica per le mie orecchie, autore a mia volta di (assai meno dotte) filastrocche e avido lettore di libri come "Biancaneve i settenari" o "L'urlando furioso", di cui ci siamo occupati  in questo stesso spazio.
 




martedì 6 gennaio 2026

BRIAN THE BRAIN L’INTEGRALE



 
Miguel Angel Martin
BRIAN THE BRAIN
L’INTEGRALE
Nicola Pesce Editore
2015 – cartonato
b/n – 470 pagine -Euro 25.00

“Ho conosciuto Brian The Brain agli inizi degli anni Novanta, quando sono andato al Salon del Comic di Barcellona. In una fanzine molto colta, Krazy Komics, mi appaiono due pagine, pulitissime, asciutte, cariche di emozioni varie e contrastanti, che mi rimasero impresse nella memoria e nel cuore”, racconta nella sua prefazione Jorge Vacca, il primo editore di Brian in Italia. Il quale prosegue: “Due anni dopo torno al Salone e un caro amico mi presenta Miguel Angel Martin, una persona amabile, gentile, solare, a cui piace il vivere. Ma al di là delle qualità umane, il suo profilo artistico confina con il genio. La nostra amicizia è cresciuta attraverso le vicende giudiziari, saloni di fumetti, centri sociali e, principalmente, trattorie e bar. In quegli anni usciva in Spagna il primo albo di Brian The Brain. Appena arriva nelle mie mani, ricordo subito le due pagine viste anni prima: di nuovo fa una breccia nel mio intelletto. Mai fino a quel momento avevo letto un fumetto del genere, dove tutti i sentimenti contrastanti erano condensati in trentadue pagine. Un gioiello letterario e grafico”.

L’editore fa cenno ad alcune vicende giudiziarie. Assurdo, ma vero. 
Nel maggio del 1995 la Digos sequestra nella sede delle Edizioni Topolin albi e tavole originali di  Miguel Angel Martin, quelle del suo volume Psycho Pathyas Sexualis, incurante del valore artistico dell’opera e della fama mondiale dell’autore spagnolo (definito dal Time “uno dei migliori fumettisti europei” e incluso dalla rivista The Face  nella lista dei disegnatori del secolo). L’accusa è di istigazione al delitto e al suicidio. Nel 1997 giunge, fortunatamente, l’assoluzione. Quelli erano gli anni del processo, altrettanto assurdo, a un gruppo di disegnatori e sceneggiatori della rivista Intrepido. Chi volesse saperne di più, può leggere un mio articolo sulla vicenda pubblicato sul blog “Freddo cane in questa palude” (cliccare dove evidenziato).

Ma torniamo a Brian The Brian – L’integrale, volume pubblicato da Nicola Pesce Editore. Brian è un bambino nato deforme (senza calotta cranica) ma con poteri paranormali superiori, a causa degli esperimenti fatti da una società biotech sul corpo della madre - che sottoponeva come cavia volontaria a radiazioni e a farmaci. Vediamo Brian crescere per tutto il volume fino alla morte, attraversando incubi tecnologici e abissi di disumanità, dotato però di una purezza e una delicatezza tutte sue a contatto con altri bambini ammalati o handicappati o freak, messi a confronto con persone ritenute "normali", ma non meno mostruose. 
Un capolavoro inquietante, raggelante, angoscioso eppure accattivante. Martin ha portato avanti altre serie unite da questi comuni denominatori, tutt'altro che minimi. Una, Life fading, racconta di un individuo che fa il libero professionista che si occupa di staccare la spina ai malati terminali e nello stesso tempo di donare il seme per la procreazione in provetta. Un’altra, Bug, parla di un insetto che vive tra i peli pubici di una donna. Da leggere e da restare di stucco: mai disegni tanto semplici, quasi elementari, hanno avuto un simile potere sul lettore. Entrambe queste serie sono state raccolte in volume da Nicola Pesce.





    

martedì 23 dicembre 2025

ECHI DALL'INCUBO

 

Tiziano Sclavi
ECHI DALL’INCUBO
Sergio Bonelli Editore
2025, brossurato
432 pagine, 23 euro


Sopra il titolo, il logo di Dylan Dog. Sotto, la scritta “24 storie brevi”. Il nome dell’autore, Tiziano Sclavi, premesso a tutto, garantisce la qualità del prodotto. Si tratta di un volume talmente necessario che avrebbe meritato una confezione di maggior pregio (ma va bene il balenottero, peraltro con un taglio davanti colorato). “Echi dall’incubo” raccoglie le short story dell’Indagatore dell’Incubo sceneggiate da Sclavi tra il 1989 e il 2000 e pubblicate fuori serie, oppure sui supplementi della testata principale. Sono particolarmente interessanti quelle realizzate per le più svariate riviste, quindi “su commissione”, che colpiscono talvolta per la genialità dell’estro creativo messa al servizio dello spunto offerto. Per esempio, “Il paradiso dei turisti” è una storia allestita per “I viaggi di Repubblica” dell’agosto 2000 ed è perfettamente dyandoghiana così come perfettamente in tema con la pubblicazione. “Spettri”, realizzata per “Max” (febbraio 1993), vede Dylan tenere fra le mani proprio il numero della rivista con se stesso in copertina (e il racconto all’interno). Un altro caso è “Lamiere” apparso su “Auto Oggi” (giugno 1996). Ci sono poi episodi brevi proposti in collaborazione con “Sorrisi e Canzoni” (1992), su “Per Lui” (1989), sul Diario Scolastico di Auguri Mondadori (1993). Altri racconti sono quelli scritti e disegnati come “appendici” o epiloghi di storie lunghe (di solito provenienti dagli Speciali) ristampate in volume dalla Mondadori. Altri short provengono dagli albi giganti dell’Indagatore dell’Incubo, e ci sono assolute chicche come quello in cui Claudio Villa è chiamato a illustrare una storia che cita tutte le sue copertine dylandoghiane, oppure quelli intitolato “Margherite” e “Cuori randagi”. A lettura ultimata, non resta che fare tanto di cappello a Sclavi quale autore di episodi brevi, talento di cui abbiamo parlato recensendo i sei volumi della serie  “I racconti di domani”. Lo scrittore di Broni ha del resto fatto apprendistato nella redazione del “Corriere dei Ragazzi”, dove la brevità delle puntate a fumetti era la regola. Un applauso agli undici disegnatori e a Franco Busatta che firma la prefazione.

lunedì 8 dicembre 2025

ALLA SCOPERTA DELLA BD

 

 

 


 

Mauro Giordani
ALLA SCOPERTA DELLA BD
Index del fumetto franco-belga
Nona Arte
2025, brossurato
450 pagine, 29,90 euro
 
Sulla soglia del terzo Millennio, Alessandro Editore pubblicò un index alfabetico del fumetto d'Oltralpe intitolato "Alla scoperta della Bande Dessinée" e sottotitolato "Cento anni del fumetto franco-belga - Tutti i personaggi e gli autori in Italia fino all'anno 2000". Il compilatore delle dettagliate cronologie, particolarmente preziose in un'epoca senza Intelligenza Artificiale, era il certosino Mauro Giordani. Quel saggio contava 160 pagine (e, per la cronaca, costava 35.000 lire). Ne vedete la copertina più in basso. 
Venticinque anni dopo, lo stesso, infaticabile saggista aggiorna il suo lavoro quasi triplicandone la mole e mettendo a disposizione degli appassionati e dei collezionisti un monumentale catalogo che consente di rintracciare le edizioni italiane di tutti i fumetti, seriali e non, di origine francofona. Il titolo del nuovo volume abbrevia "Bande Dessinée" in "BD". Di ogni pubblicazione etichettabile come Bedé, Giordani fornisce la cronologia originale, quella tradotta nella Lingua del Sì, l'indicazione degli autori e degli editori, e persino una descrizione della trama e dei protagonisti. Colpisce la gran quantità di materiale inedito o da tempo irreperibile, e del resto mi stupisco sempre di come abbia mal funzionato lo scambio tra noi e i cugini. Personalmente aspetto la decina di titoli mancanti della mia amata Yoko Tsuno, ma quanti ce ne sono non tradotti di Spirou! Fra i dati forniti, l'indicazione del settimanale "Tintin", edito da Vallardi, purtroppo senza successo, nel 1955, quale primo contratto fra il pubblico italiano e il fumetto francofono. L'introduzione è firmata da un altro esperto di Bedé, Andrea Sani. Riguardo a Giordani, fra le tante altre cose, lo ricordiamo compilatore con Gisello Puddu della fondamentale guida al fumetto bonelliano "Tutto Bonelli", in due volumi.
 
 

 

domenica 7 dicembre 2025

ASTERIX IN LUSITANIA



 
Fabcaro
Didier Conrad
ASTERIX IN LUSITANIA
Panini Comix
2025, cartonato
50 pagine, 12.90 euro

Che dire? La quarantunesima avventura in volume di Asterix e Obelix è decisamente spassosa. Nessun segno di stanchezza, gag a volontà, trama divertente, disegni godibilissimi. La recensione potrebbe finire qui, con un invito spassionato (ma anche appassionato) alla lettura.
Tuttavia, per dovere deontologico di schedatore compulsivo, aggiungerò qualcosa. Segnalo che di Asterix ci siamo occupati più volte in questo spazio (potete trovare i post cliccando sul tasto “Indice Titoli” e scorrendo l’elenco alfabetico alla lettera A) ma ecco per comodità direttamente il link della recensione del volume precedente, il quarantesimo della serie (fate clic qui accanto).
Dei due creatori del personaggio, lo sceneggiatore René Goscinny e il disegnatore Albert Uderzo, il primo è morto nel 1977 (24 storie all'attivo), il secondo è scomparso nel 2020 e la sua ultima storia è stata "Il compleanno di Asterix e Obelix" del 2009 (quando fu autore anche della sceneggiatura). Dopodiché, per altri cinque volte le avventure degli eroi gallici sono state disegnate da Didier Conrad e scritte da Jean-Yves Ferri. Con “Asterix e l’Iris bianco” (del 2024) Conrad (quasi indistinguibile da Uderzo agli occhi del profano) viene confermato, mentre per la prima volta a scrivere i testi è Fabrice Caro, in arte Fabcaro – che, va detto, se la cava proprio bene. “Asterix in Lusitania” porta i gallici eroi in  trasferta, inutile dirlo, in Portogallo e scherza in modo esilarante su certe caratteristiche dei lusitani: la famosa malinconia che li porta a ostentate pessimismo cosmico, le piastrelle, il baccalà infilato dappertutto (anche fuori contesto, si veda la copertina del volume), le parole che finiscono in “ao” e perfino i capelli neri stirati con la brillantina (fa molto ridere vedere Obelix dover rinunciare alle trecce e ai baffi rossi per travestirsi da nativo portoghese).  Non mancano le gag che prendono in giro la contemporaneità, come quella in cui Asterix si deve registrare all’ingresso di un palazzo con una password che contenga almeno un numero e un carattere speciale. 
Insomma, prendete e godetene tutti.
 

 



venerdì 28 novembre 2025

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE

 

 

Erich Maria Remarque
NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE
Neri Pozza
2024, brossurato
208 pagine, 12 euro


Alla magniloquenza dei politici e dei generali, si contrappongono romanzi come Im Westen nichts Neues (letteralmente "A Ovest niente di nuovo"), dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque (1898-1970) o “Un anno sull’altipiano”, dell’italiano Emilio Lussu (1890-1975), che con la loro antiretorica smontano le narrazioni militariste, imperialiste, scioviniste e falsamente patriottiche, disvelando il vero volto della guerra ideologica e precipitando i lettori nell’orrore delle trincee della Prima Guerra Mondiale, paradigma di ogni disumanizzazione. Testi fondamentali entrambi, quelli di Remarque e di Lussu, tuttavia diversi sebbene concordi: più cinico e disilluso il secondo, più disturbante e disperato il primo. Non sembri irrispettoso della sacralità letteraria sottolineare come entrambi siano stati di ispirazione per Bonvi nella realizzazione delle “Sturmtruppen”, serie di strip a fumetti non soltanto di satira antimilitarista ma di sferzante ironia sull’ottusità del potere, messo alla berlina attraverso un humor nero e a tratti macabro che oggi qualcuno giudicherebbe politicamente scorretto.  
Remarque (che francesizzò il proprio cognome Remark) combatté sul fronte occidentale tedesco tra il 1917 e il 1919, e rimase ferito da uno shrapnel in combattimento. Ebbe modo, insomma (al pari di Lussu sul fronte italiano), di sperimentare davvero la trincea e poté raccontarla dopo essere sopravvissuto. La cosa gli costò l’esilio: per quanto il suo romanzo, pubblicato nel 1929, non prendesse posizioni politiche ma narrasse dei traumi mentali e fisici di uomini mandati a morire senza più ideali, senza motivi né spiegazioni, venne ferocemente attaccato dai nazionalsocialisti, schierati nell’esaltazione dell’eroismo dei combattenti e sulla difesa dell’onore sui campi di battaglia. Goebbels in persona organizzò, nel 1930, delle contestazioni pubbliche. I ripetuti tafferugli sfociarono poi in roghi di libri nel 1933, e nella perdita della cittadinanza tedesca inflitta all’autore, nonostante i milioni di copie vendute in Germania e in vari Paesi del mondo. Remarque riparò in Svizzera. Le pagine di Niente di nuovo sul fronte occidentale, che ebbero un seguito ne La via del ritorno, sono un susseguirsi di episodi crudi e strazianti, di forte presa emotiva in assenza di retorica e di artifici letterari, raccontati in prima persona con stile colloquiale e quasi diaristico, da un narratore che, insieme ai suoi amici (tutti straordinariamente caratterizzati), visti morire uno a uno, sono stati convinti ad arruolarsi come volontari dalla propaganda di un professore di liceo, di cui a un certo punto uno dei suoi allievi finiti in trincea dice: “Vorrei che fosse qui”.




giovedì 27 novembre 2025

FUORILEGGE



Gianluigi Bonelli
Aurelio Galleppini
FUORILEGGE
Lo Scarabeo
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
180 pagine, 38 euro

“Fuorilegge”, il terzo volume di una collana pubblicata in join venture da Lo Scarabeo e dalla Sergio Bonelli Editore denominata “Classici del Fumetto”, è a tutti gli effetti quella che si definisce una artist edition.  Cioè l’edizione di un volume, in questo caso dedicato alla riproposta di uno dei primi albi della collana gigante di Tex, che mostra l'opera originale in modo fedele alle tavole così come vennero realizzate. I primi due titoli, “La mano rossa” e “Uno contro venti”, pubblicati rispettivamente nel 2023 e nel 2024, hanno realizzato un sogno di tanti lettori: poter vedere, se non toccare e possedere, le tavole originali di Aurelio Galleppini, in arte Galep, realizzate a partire dal 1948, per la prima serie a striscia della Collana del Tex (il punto di partenza di una cavalcata che dopo quasi otto decenni non accenna a fermarsi). Si sono potute ammirare in dettaglio, insomma, le vignette che hanno dato origine a una leggenda, quella di Tex Willer, potendo scrutarle così come uscite dalla mano del disegnatore, nel formato originale, scoprendo i segni della matita, i colpi di pennello magistralmente calibrati, il lettering dell’epoca, le annotazioni a margine di tavola, addirittura le ombre dello scotch con cui le strisce vennero rimontate.  L’iniziativa è giunta dopo una grande mostra inaugurata a Milano nel 2021 (e poi allestita anche in altre città italiane) per celebrare gli ottanta anni della Casa editrice, intitolata “Bonelli Story”: in quell’occasione vennero esposte alcuni originali di Galep che calamitarono inevitabilmente l’attenzione dei visitatori, rarissimamente (se non mai) esposti al pubblico e di certo non in commercio sul mercato delle original arts. La riproduzione fedele delle tavole de “La mano rossa”, il primo titolo della seconda Serie Gigante di Tex, su cui nell’ottobre 1958 vennero ristampati i primi quindici episodi a striscia, rappresenta un modo per consentire agli appassionati, ma non solo, di visitare una sorta mostra esposta sulle pagine di un libro. Il successivo secondo volume e adesso il terzo dimostrano come realmente c’è un pubblico interessato e curioso, innamorato di Aquila della Notte, dei suoi autori, del mito che il personaggio ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo, nella storia del fumetto e nell’intera vicenda sociale e culturale del nostro Paese. Due dotti saggisti, Giovanni Nahmias e Giorgio Loi, hanno scritto delle informate introduzioni ai precedenti volumi descrivendo il contesto storico in cui nacquero le avventure realizzate da Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, approfondendo la questione delle censure, le correzioni, gli adattamenti subiti dalle strisce di Tex nel corso degli anni. Al sottoscritto è stato affidato l’incarico di firmare la prefazione a “Fuorilegge”, che ho intitolato “La fatica dietro le quinte”, allargando il discorso in una nuova direzione, suggerita dal fatto che sfogliando le tavole di Galep non si può non percepire la bellezza trasmessa dal disegno eseguito a mano e su carta, con arte quasi da amanuense.  Pensiamoci un attimo: le pagine che seguono riproducono fedelmente il lavoro di un artista che non si considerava tale, che intingeva il suo pennello in una boccetta d’inchiostro, seduto a un tavolinetto in una piccola stanza, chiamato a produrre disegni senza fermarsi mai per rispettare i tempi imposti dalle consegne in tipografia (gli albetti proponevano trentadue strisce ognuno, con cadenza settimanale). Eppure, i personaggi e gli sfondi raccontano perfettamente la storia di cui fanno parte e, soprattutto riescono a emozionare. 
Due parole, infine, per presentare il contenuto del volume, che raccoglie gli albi a striscia dalla n° 31 della Prima Serie alla n 60. Le primissime strisce concludono l’avventura “Il mistero dell’idolo d’oro” iniziata a metà di “Uno contro venti”. Protagonista del racconto è l'affascinante Yogar, principessa indiana figlia di Tenoc,  capo dei Blancos, che però non è l’unico personaggio femminile.  Ci sono anche altre due giovani donne. Una è Tesah, tornata sulla scena con un nuovo look, di stampo messicano anziché pellerossa: indossa una sottana che le fascia i fianchi e una camicetta dalle spalle scoperte, sorretta solo dal seno. Poi c'è Estrella Miranda, ammaliante locandiera, abbigliata con un vestito spaccato che farebbe la gioia di Jessica Rabbitt. L’aggettivo che meglio descrive le donnine disegnate da Galep nelle prime avventure di Tex è “deliziose”. Tutte bellissime, e non di rado con le procaci grazie maliziosamente evidenziate da vestiti scollati, abiti aderenti, o gonne cortissime. E tutte, proprio per questo, impietosamente colpite dall'assurda censura degli anni Cinquanta e Sessanta, che le rivestiva e imbacuccava per impedire la "seduzione degli innocenti". 


mercoledì 26 novembre 2025

IL BOA DICE CORNUTO ALL'ASINO

 
 
 

Al Ligatore
IL BOA DICE CORNUTO ALL'ASINO
Amazon
2025, brossurato
100 pagine, 10.99 euro


Ecco un libro che solleva domande e offre risposte.
Per esempio: qual è il film horror preferito dalle rane?
Naturalmente "Profondo Rospo".
Procurandoselo si scopre anche chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Al Ligatore - e non sono io, anche se a volte scrivo battute sceme paragonabili a queste (anche se in scemenza, giuro, Al mi batte: tant'è che potrei cambiarmi nome a mia volta in Al Tappeto).
"Il boa dice cornuto all'asino" raccoglie centinaia di freddure fulminanti nate dalla mente di un autore che ha passato troppo tempo nello zoo e troppo poco in terapia, e dunque è perfetto per gli amanti dell’umorismo non sense, i fan delle battute “bestiali”, chi progetta di aprire un negozio di frutta e freddura, chi pensa che una risata - anche a denti stretti - salverà il mondo (e gli animali), chi crede che sia "meglio un uovo oggi che una gattina domani".
Si trova (facilmente) solo su Amazon. 

domenica 23 novembre 2025

LA GUERRA DI COCHISE



Mauro Boselli
Roberto De Angelis
LA GUERRA DI COCHISE
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
386 pagine, 29 euro

«Cochise, il saggio capo dei Chiricahuas Apaches, è uno dei migliori amici di Tex, e abbiamo raccontato nel Texone “Il magnifico fuorilegge” come lui e il nostro eroe diventarono fratelli di sangue. Cochise, naturalmente, è veramente esistito, e nella realtà storica lasciò questo mondo terreno nel 1874, ma, con la libertà di narratore e artista, il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, gli allungò la vita per ragioni d’avventura». Così spiega lo sceneggiatore Mauro Boselli nella sua introduzione al volume, l’undicesimo dei cartonati dedicati a Tex Willer. A Tex Willer, appunto, e non a Tex, perché la serie raccoglie in tomi e ripropone in libreria le storie originariamente pubblicate in albi da edicola nella testata omonima, dedicata alle vicende di un giovane Willer, ancora ventenne, inedite ma collegate in gran parte a quanto raccontato da Bonelli e Galleppini ai tempi delle edizioni Audace e inserite in un preciso e documentato contesto storico. La collana libraria con copertina rigida inizia con il volume “Vivo o morto!” (2019), di cui abbiamo parlato su questo blog: potete leggere la recensione cliccando qui.

Riporto comunque qui di seguito, per comodità,  quanto già scritto.
Nel novembre del 2018 fece la sua prima apparizione nelle edicole italiane una nuova collana riservata a Tex, dedicata alle avventure giovanili del personaggio creato da Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 (si festeggiavano per l’appunto i settanta anni di vita editoriale di Aquila della Notte), curata (e in gran parte sceneggiata) da Mauro Boselli. Lo spin-off venne intitolato, per differenziarlo dalla testata madre, “Tex Willer”. La foliazione era più agile, sole 64 tavole a fumetti contro le 110 della serie regolare. Ma, soprattutto, oltre alla più giovane età del protagonista era diverso il ritmo, il mood narrativo. Il giovane Tex è scavezzacollo, vive avventure rocambolesche, serrate come erano, anche in ragione del minor spazio concesso dal formato a strisce delle origini, gli episodi degli anni Quaranta e Cinquanta. L’operazione si rivela fortunata, riscontrando l’apprezzamento del pubblico. Nel 2021, la Sergio Bonelli Editore comincia a raccogliere e riproporre in una collana cronologica di volumi cartonati destinati alla distribuzione in libreria le tavole degli albi da edicola, in prima edizione a colori, in bianco e nero nelle successive (il volume del 2023 fotografato nelle mie mani che vedete in apertura è una terza edizione del giugno 2023). Scrive Mauro Boselli nella sua introduzione intitolata “Quando il West era giovane”: “Il Tex che conosciamo ha 45 anni, ed è vedovo, con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile, nella memoria e nell’anima, il ricordo del giovane scatenato che era: le due immagini, il fuorilegge coraggioso ingiustamente perseguitato e l’odierno ranger e capo Navajo, si sovrappongono, concorrendo entrambe al fascino del personaggio”. Le avventure del Tex ventenne riempiono gli spazi vuoti lasciati da Giovanni Luigi Bonelli nella sintesi delle sue prime sceneggiature: per esempio, in “Vivo o morto!” scopriamo gli antefatti della vignetta d’esordio del personaggio, quella in cui il giovane ricercato si chiede se i cavalieri che vede giungere sulla sua pista siano gli uomini di un certo sceriffo, e ci vengono fornite esaustive spiegazioni circa i precedenti dell’indianina Tesah (fortunatamente con le cosce scoperte prima della censura imposta nelle ristampe degli anni Cinquanta dal famigerato marchio “Garanzia Morale”). In avventure successive vediamo in azione anche Kit Carson, Mefisto, Montales, Cochise, anch’essi con venticinque anni di meno. Questo primo volume raccoglie quattro albi di “Tex Willer”, illustrati da uno strepitoso Roberto De Angelis, che già si era cimentato con successo con Aquila della Notte nel 2004 con il diciottesimo “Texone” (“Ombre nella notte”, testi di Claudio Nizzi). Tuttavia, in quel caso, era ancora un illustre ospite in prestito dalla serie di Nathan Never. Con “Vivo o morto!” il passaggio al western è (o sembra) definitivo: De Angelis sembra tuttavia non aver fatto altro. 

A quanto detto restano da aggiungere alcune annotazioni relative specificamente a “La guerra di Cochise”. Innanzitutto, si tratta della raccolta in volume degli albi della collana “Tex Willer” (Sergio Bonelli Editore) dal n° 50 al n° 55, usciti in edicola tra il dicembre 2022 e il marzo 2023. Poi, registriamo una fugace apparizione della futura giovane moglie di Tex, Lilyth. Si tratta di una scena di cinque tavole ambientata nella missione di Nostra Signora della Carità: un navajo di nome Hastin è stato inviato dal capo Freccia Rossa a recuperare presso il convento la propria figlia affidata alle cure e alla scuola delle suore. Soffiano venti di guerra e il sakem preferisce proteggere personalmente Lilyth nel suo villaggio sui monti. “Sono stata bene, qui. Ho imparato tanto”, dice la ragazza salutando suor Patricia, la madre superiora del piccolo monastero. Si tratta di una scena che, evidentemente, prepara l’incontro fra Lilyth e Aquila della Notte, destinato ad avvenire nel proseguo della saga, e giustifica la scolarizzazione della squaw in accordo con quanto detto su di lei da Gianluigi Bonelli.
 
I venti di guerra a cui accennavamo sono quelli tra i Chiricahuas e l’esercito americano, dopo che i guerrieri di Cochise erano stati ingiustamente accusati di aver fatto prigioniero il giovanissimo Felix Ward. Si tratta di un episodio realmente accaduto. Racconta ancora Boselli: «Il 27 gennaio 1861, una banda di predoni apache attaccò il ranch di John Ward in Arizona e rapì un ragazzo. Felix era figlio di Maria Jesus Martinez e di un perdigiorno, Santiago Telles, che li aveva abbandonati senza un soldo. John Ward aveva assunto Maria nel ranch e adottato il piccolo Felix, dandogli il proprio cognome. Felix aveva undici o dodici anni quando venne rapito e con certezza non si è mai stabilito a quale tribù appartenessero i suoi rapitori, se ai Pinal, ai Tonto o ai Coyotero Apaches. Di sicuro venivano dal ramo occidentale della Nazione Diné (così Apache e Navajos chiamavano se stessi), al quale non appartenevano i Chiricahuas». Storica è la figura dell’ufficiale dell’esercito George Bascom, incaricato di liberare il ragazzo, che si intestardì nel ritenere Cochise responsabile del rapimento, che Boselli caratterizza in maniera impeccabile come un ottuso ostinato, a cui va addebitato lo scontro sanguinoso fra i Chiricahuas e le Giacche Blu. Il racconto boselliano corre su due binari paralleli destinati, nel finale, a ricongiungersi: mentre da un lato vediamo il capo apache tenere testa a Bascom, dall’altro seguiamo giovane Tex dare la caccia a Santiago Querquer, responsabile della strage di Galeana nella quale aveva perso la vita il padre di Cochise, alter ego di James Kirker, che nella realtà storica morì nel 1852 e quindi Boselli usa lo stratagemma di una falsa tomba e di una finta morte. La sua dipartita, diciamo così, “fumettistica” avviene in modo molto più drammatico di quella reale e per mano di Cochise, a cui Tex Willer lo consegna. In conclusione: il racconto messo in scena da Mauro Boselli e Roberto De Angelis è western ed è fumetto allo stato puro, decisamente il meglio che si possa desiderare, dal punto di vista della sceneggiatura e da quello grafico, a partire dalla copertina di Massimo Carnevale. Leggere per credere.



sabato 22 novembre 2025

CHI (NON) L’HA DETTO


 Stefano Lorenzetto
CHI (NON) L’HA DETTO
Marsilio
2019, brossura
400 pagine, 18 euro

Il sottotitolo, “Dizionario delle citazioni sbagliate”, basta a spiegare di che cosa si tratta: un elenco, certosino e quasi maniacale, di false attribuzioni di frasi e sentenze di cui non si è controllata la fonte, compilato da un giornalista con gli occhi da nittalopo, Stefano Lorenzetto (1956) specializzato in interviste, collaboratore dello Zingarelli e con nel curriculum incarichi di responsabilità in vari quotidiani. La lunga introduzione dell’autore è un saggio (che da solo vale il prezzo del biglietto) sul lavoro di chi scrive per mestiere e per mestiere dovrebbe essere moralmente obbligato a faticare sulla conferma della fondatezza delle informazioni fornite ai lettori. Oltre a non diffondere fake news, giornalisti e articolisti, saggisti e oratori, dovrebbero non citare a vanvera. Lo spicilegio di Lorenzetto nasce da una collezione di errate paternità attribuite a questo o a quello solo per sentito dire, raccolte nel corso degli anni con lodevole pignoleria, analizzate una per una alla ricerca del vero titolare di una massima o di un detto memorabile. Se le citazioni sbagliate abbondano su libri e giornali, addirittura imperversano sui i blog e sui social. 

Lorenzetto procede ordinando per autore i personaggi a cui sono attribuite parole che non hanno mai detto, e che in molti casi neppure si sarebbero sognati di dire. Si comincia con Adorno e con una frase riguardante Auschwitz e i mattatoi che è invece da attribuire a Charles Patterson; si finisce con Thomas Watson, presidente della IBM e la sua previsione “penso che ci sia un mercato mondiale, per, forse, cinque computer” (dichiarazione di cui non c’è traccia nei suoi scritti e discorsi, né negli archivi della multinazionale). Si scopre che Goebbels non disse mai “quando sento la parola cultura metto mano alla pistola” (a pronunciare la frase fu un altro gerarca nazista, Baldur von Schirach, che la rubò al commediografo tedesco Hans Johst); ma anche Gesù Cristo dicendo (o come gli viene fatto dire dagli evangelisti) “prima che il gallo canti” citò Plauto che scrisse “prius quam galli cantent” nel “Miles gloriosus”; del resto nessuna fonte precedente a una biografia del 1789 riporta l’aneddoto secondo il quale Galileo Galilei nel 1633 avrebbe detto “eppur si muove”. Persino De Coubertin non è l’autore dell’aforisma “l’importante non è vincere, ma partecipare”, attribuibile invece al vescovo protestante Ethelbert Talbot. Si resta stupiti del fatto che il generale Cambronne non esclamò mai “Merde!” a Waterloo, mentre è risaputo che Conan Doyle non mise mai in bocca a Sherlock Holmes il tormentone “elementare Watson” e che a Machiavelli non si può attribuire la sentenza secondo la quale “il fine giustifica i mezzi”. Tutto molto divertente. Tuttavia alcune smentite sono opinabili: per esempio, Lorenzetto contesta l’attribuzione a Flaubert della frase “Madame Bovary sono io” solo perché la fonte sembra essere la testimonianza di una donna con la quale era in corrispondenza, e alla quale avrebbe appunto scritto così. Vien fatto di pensare che, tutto sommato, potrebbe essere vero. Un elemento a sfavore dell’autore sono le digressioni personali che talvolta egli si concede, prendendo spunto da una citazione per raccontare fatti propri scollegati con l’oggetto della discussione. Particolarmente sgradevole è il caso della frase “de mortuis nihil nisi bonum” (dei morti non dir nulla se non di buono, ovvero non parlare male dei defunti), attribuita a Kant mentre in realtà è di Diogene Laerzio, citata per sostenere che in realtà ci sono morti di cui è lecito dire peste e corna e dilungarsi sulle colpe parrebbe imperdonabili di uno scomparso, nel frangente Umberto Veronesi (che nulla c’entra con Kant e Diogene Laerzio). Comunque sia, il dizionario di Lorenzetto è gradevole, interessante, curioso e pieno di cultura. Soprattutto invita a non dare per scontato nulla di ciò che si legge, si sente dire e persino si dice.


venerdì 21 novembre 2025

ACQUE MISTERIOSE

 

Guido Nolitta
Franco Donatelli
ACQUE MISTERIOSE
Sergio Bonelli Editore
2025, cartonato
250 pagine, 29 euro

«Il mio amore per il soprannaturale è di vecchia data - spiega Sergio Bonelli, creatore ed editore di Zagor,  in un suo articolo intitolato "Il mare ghiacciato che è dentro di noi" (titolo che cita Kafka) - e risale a quando da bambino andavo al cinema a vedere i film di Frankenstein, dell'Uomo Lupo e di tutti i personaggi che hanno popolato l'universo di celluloide orrorifica degli anni Quaranta e Cinquanta. Ricordo che l'immagine di Boris Karloff sconvolta dal trucco mi terrorizzò per molte notti, così come l'ombra di Bela Lugosi mi sembrava dovesse apparire, all'improvviso, sulla parete della mia stanza. A parte la paura, mi divertivo tantissimo perché, e non sono il solo a dirlo, spavento e divertimento vanno, al cinema o sulla pagina stampata, a braccetto e formano un connubio indissolubile. E con il divertimento nacque, di pari passo con la mia carriera, anche un interesse professionale, quando con il nome-de-plume di Guido Nolitta, cominciai a scrivere sceneggiature, i miei miti cinematografici erano tutti lì, a disposizione, nell' immaginario scaffale della memoria.  Non dovevo far altro che creare un'occasione, un contesto perché prendessero vita anche sulle pagine di un fumetto e Zagor è stata l'occasione per poter dare sfogo a questa mia inclinazione». 
Sergio era un cinefilo a 360 gradi: non apprezzava soltanto i film horror ma ne divorava di tutti i generi, andando con il padre Gianluigi (il creatore di Tex) a vedere quelli western, così come i peplum, gli avventurosi, i gialli o quelli di guerra. Sapeva citare intere filmografie da vero appassionato ed esperto, dunque.  Prima di essere il “giocattolo” dei lettori, Zagor è stato il “giocattolo” di Sergio Bonelli, che saccheggiava il grande magazzino delle letture e dei film che aveva visto, scegliendo quello che, da ragazzo, gli aveva fatto paura e lo aveva lasciato a bocca aperta. Filtrando opportunamente le suggestioni ricevute, cercava di trasmettere gli stessi brividi a chi leggeva i suoi fumetti. “Acque misteriose”, avventura pubblicata per la prima volta nel 1974, nasce dal film “Il mostro della laguna nera” (1954). Ma si possono ricordare le evidenti fonti cinematografiche  di molte altre avventure zagoriane. Per esempio, la pellicola “Pericolosa partita” (1932) è alla base de “I cacciatori di uomini”. Potremmo continuare citando “L’uomo Lupo” (ispirato al film con Lon Chaney del 1941), o il personaggio di “Guitar” Jim che trae origine dal cowboy canterino interpretato da  Sterling Hayden nel 1954 in “Johnny Guitar” (1954), arrivando a “Il giorno della vendetta” (1958) su cui si basa il racconto “La rabbia degli Osages”. 
Sergio era abilissimo nel rielaborare le suggestioni cinematografiche rimescolando le carte e contaminandole fra loro fino a realizzare un prodotto del tutto originale, di cui è evidente l’ispirazione ma che non è sovrapponibile al modello di partenza. Fin dall’inizio della saga Nolitta si è divertito spesso a giocare con il suo pubblico non nascondendo i riferimenti ma anzi a “citandoli”, rendendoli palesi: il lettore coglie la strizzata d’occhio dello sceneggiatore che gli propone il rimando a un film famoso, ma subito dopo si lascia rapire dal suo talento di affabulatore che riusciva a rimescolare le carte e rendere perfettamente zagoriana una vicenda che al cinema aveva tutt’altro contesto e svolgimento. I film fanno parte del bagaglio di conoscenza di tutti noi: gli sceneggiatori di fumetti attingono dagli spunti offerti dalle pellicole come da un viaggio fatto, da un programma televisivo visto, da un libro letto. Le personali sensibilità, poi, servono a rielaborare il messaggio ricevuto, trasformandolo e rendendolo personale. C’è chi cerca di farlo quasi nascondendo la fonte originaria, ma tutti hanno altri autori usati come punto di riferimento; oppure c’è chi non esita a dichiarare da quale spunto sia partito, e dimostra il suo talento giocando a scombinarne gli elementi e a ricomporli in modo fa far risultare una figura diversa. E’ il caso appunto di molte storie di Zagor. 
In “Acque misteriose” Zagor accompagna di naturalisti Kruger e Meyer, sue vecchie conoscenze, in una regione inesplorata del Missouri dove, fra le acque di una malsana palude, vivono creature che non si trovano altrove: “Man mano che avanziamo verso Nord, le mutazioni si fanno più evidenti”, dice a un certo punto uno dei due professori. E un altro loro collega, Weiser, aggiunge: “Stiamo avvicinandoci alla zona più interessante, quella cioè dove qualche elemento ancora sconosciuto favorisce l’alterazione della specie animale”. Infatti, la spedizione si imbatte in api con la coda da scorpione, lucertole con le corna e pesci con le zampe. Weiser è talmente invasato dal suo desiderio di conoscenza da non riuscire a porvi dei limiti. Lo vediamo più volte insistere per proseguire le ricerche e avvicinarsi, nonostante i pericoli, sempre più all’epicentro delle mutazioni genetiche che trasformano, per motivi misteriosi, la fauna di una inesplorata zona del Missouri. A differenza dei suoi colleghi decisamente meno atletici, lui è anche in grado di performance fisiche non indifferenti: “sono stato un autentico campione in molte discipline sportive, all’università di Stoccarda”, afferma a un certo punto della storia. Questa vigoria gli consente anche, a un certo punto, di fare a meno della scorta di Zagor e separarsi dal resto del gruppo, per continuare da solo le sue indagini in cerca di quella fama e  di quella gloria  che non intende condividere con nessuno. Il che, non gli porterà fortuna.
Dicevamo che Kruger e Meyer sono vecchie conoscenze. La loro prima apparizione fu sceneggiata da Guido Nolitta nel 1963 per l’edizione francese di Zagor (salvo poi venire pubblicata anche in Italia e inserita nella serie italiana). I due sembrano un’affiatata coppia da film comico: se il professor Kruger, naturalista darwiniano ante litteram, ha l’aspetto e gli atteggiamenti del classico scienziato un po’ svampito, non meno svitato sembra il suo assistente Mayer che, pure, svolgendo mansioni di portaborse e guardia del corpo, dovrebbe essere un pochino di più con i piedi per terra e invece sembra condividere le stramberie del suo capo. Quando li rivediamo, appunto nell’avventura “Acque Misteriose”, sono sempre molto simpatici, ma meno macchiette. Nel 2013 c’è stato un loro ulteriore ritorno.
L’autore delle tavole a fumetti che compongono questo volume è Franco Donatelli. Un nome, il suo, che si è affiancato a quello del creatore grafico di Zagor per quasi trent’anni: la sua prima storia è datata 1967 e la morte ha sorpreso l’illustratore nel 1995. La “sua” foresta di Darkwood era diversa da quella di Ferri, che l'aveva creata. Acquitrinosa, piena di liane e di vegetazione intricata quella del disegnatore ligure, più asciutta e rocciosa, e con meno alberi, pronta a trasformarsi in montagna e deserto quella di Donatelli. Allo stesso modo, diversa era la sua interpretazione di Zagor, e a ben pensarci singolarmente diversa. Sì, perché mentre il problema di tutti i disegnatori che si sono cimentati e con l'atletica e dinamica figura dello Spirito con la Scure è che hanno dovuto fare i conti con il tratto impressionista ferriano, fatto di pennellate rapidi ed efficaci, cercando di adeguarsi a quella impostazione, Donatelli ha trovato invece fin da subito una sua strada personale, caratterizzando alla sua maniera Zagor, Cico e gli altri comprimari della serie, e benché la sua mano fosse sempre e comunque riconoscibilissima, non ha mai tradito lo spirito di personaggi creati da altri. Sapeva mettersi al servizio degli eroi e delle storie forse proprio perché era stato il primo, in assoluto, a mettersi al servizio della appena nata casa editrice "Audace" allorché Gianluigi e Tea Bonelli, nel 1940, l' avevano rilevata. Giovanissimo (era nato ad Alessandria nel 1925), era stato chiamato a fare da factotum in redazione. Il particolare segno di Donatelli ha reso graficamente alcune delle più belle storie di Zagor. Chi non ricorda, per esempio, storie memorabili come "Mohican Jack", "Libertà o morte", "Spedizione punitiva" e, appunto, "Acque misteriose"?  «Franco Donatelli, secondo me, era un artigiano - ha scritto di lui Graziano Frediani - nel senso più nobile e più antico del termine. Disegnava da sempre, con modestia e dedizione, mantenendo un ritmo produttivo costante e senza mai tradire uno standard qualitativo decisamente elevato».  Proprio Frediani firma, con Maurizio Colombo, l’illustratissima introduzione.