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venerdì 12 gennaio 2018

DOLCE SENTIRE

Viaggio molto in auto. Mi sposto continuamente dalla Toscana a Milano e viceversa, tre ore all’andata e tre al ritorno, salvo code; poi ci sono tutti gli altri spostamenti per motivi famigliari, per turismo o per lavoro, come quando devo intervenire a qualche incontro in giro per l’Italia. Insomma, varie ore di guida ogni settimana. Ma ci sono anche le camminate fra casa e l'ufficio, o i viaggi in treno. Tempo assolutamente sprecato. Così, ho imparato a mettere a frutto i miei viaggi divorando un audiolibro dopo l’altro.


Vado in libreria, cerco lo scaffale degli audiolibri, mi compro le ultime uscite e non vedo l’ora di mettermi al volante per sentire i miei acquisti. Quando il testo è particolarmente intrigante, come nel caso della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson letta da Claudio Santamaria, mi dispiace persino arrivare a destinazione e dover spegnere il lettore CD: a volte mi faccio persino alcuni giri in più per le strade attorno pur di non dover sospendere l’ascolto prima della fine del capitolo.


Lasciatemi spiegare in che cosa consiste la soddisfazione dell’ascolto di un audiolibro. E’ ovvio che più il libro è bello, più c’è gusto nel seguirne la lettura, ma non è tutto qui. Il punto è che al valore intrinseco del testo, si aggiunge quello della recitazione del lettore chiamato a “interpretarlo”. Più un attore è bravo, più le sfumature della sua voce, i cambi di tono e la diversa enfasi arricchiscono di significati e sottintesi le frasi, ai periodi, ai capitoli. Una delle prove vocali più stupefacenti che mi sono goduto è stata la lettura di “Orgoglio e pregiudizio” da parte di Paola Cortellesi, in grado di dare una voce diversa a ogni personaggio del romanzo, persino quelli maschili, come il cugino Collins o il bel tenebroso Darcy. Ma, talvolta, gli attori che meglio riescono sono quelli più insospettabili: in questi giorni sto ascoltando “Diario di scuola” di Daniel Pennac letto da un incredibile Giuseppe Battiston. Ora, Battiston non sembra avere il phisique du role del sapiente interprete di Pennac, un po’ ostaggio com’è dei suoi ruoli cinematografici e del sospetto che si ha che legga con calata veneta: invece, si rivela un attore bravissimo, dalla dizione perfetta, dai sospiri e dalle modulazioni vocali azzeccatissimi, insomma, è un piacere ascoltarlo.


Subito prima, ho sentito “Il buio oltre la siepe”, di Harper Lee, letto da Alba Rohrwacher. Ecco, la voce di Alba è una fra le più sexy che io abbia mai udito. Mi piacerebbe invitarla a cena per il gusto di sentirla parlare soltanto per me. Il romanzo della Lee è bellissimo, ma letto in quel modo acquista un valore aggiunto. La Rohrwacher è anche stata la lettrice de “L’eleganza del riccio”, di Muriel Barbery: in quel caso, le voci erano due dato che alla sua si aggiungeva quella, diversissima ma ugualmente ispirata, di Anna Bonaiuto. Ne “L’eleganza del riccio”, infatti, sono due gli “io” narranti, a seconda dei capitoli: la portinaia Renée e la ragazzina Paloma. Buone prove sono quelle di David Riondino alle prese con il “Bar Sport” di Stefano Benni e di Claudio Santamaria ne “La camera azzurra” di Georges Simenon (il secondo, comunque, più bravo del primo). Talvolta la bravura del lettore permette di tollerare anche dei romanzi scadenti (o che a me sono sembrati tali). E’ il caso di “Hanno tutti ragione”, di Paolo Sorrentino: ho trovato odioso dalla prima all’ultima riga il protagonista Tony Pagoda, ma sentirlo interpretare da Toni Servillo è valso a riabilitarlo e a consentirmi di arrivare in fondo persino con il rimpianto di udire la parola fine.

In certi casi, i romanzi sono letti dagli stessi autori. Un bravo lettore di se stesso è, per esempio, il pacato Andrea Vitali, la cui miglior interpretazione attoriale è, secondo me, “Pianoforte vendesi”. Uno ancora più bravo è Sandro Veronesi in “Caos Calmo”. Non del tutto convincente Melania G. Mazzucco quando legge “Vita”, ma il romanzo è così bello che lo si gode comunque. Ottimo Gianrico Carofiglio alle prese con i casi dell’avvocato Guerrieri, ma assolutamente strepitoso Camilleri che recita Camilleri. La sua interpretazione de “Il nipote del Negus” è da Oscar. Ci sono comunque racconti di Montalbano letti da altri, come “La luna di carta” a cui presta la voce Luigi Lo Cascio, che valgono la spesa. Uno dei problemi con gli audiolibri è che i titoli prodotti sono davvero pochi e bisogna accontentarsi di quel che passa il convento. A volte lettori sconosciuti risultano sorprese sono positive e si scoprono perle che lasciano senza fiato: è il caso di Fabrizio Parenti che legge “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini. 

Oltre a essere pochi, i titoli su audiolibri, non si trovano neppure dappertutto. La cosa che più mi sconvolge è questa: viaggando, io mi fermo di continuo negli Autogrill o comunque nelle Aree di Servizio delle autostrade. Come si sa, ci si può trovare di tutto. Libri, film, CD, roba da mangiare. Cose che nessuno ha mai visto altrove come le noci di prosciutto al pepe, quelle palle pepose che si incontrano all’inizio del labirinto da percorrere per arrivare all’uscita. Che salume è? Qualcuno lo ha mai mangiato? Qualcuno lo ha mai trovato da qualche altra parte fuorché in autostrada? Qualcuno lo ha mai comprato? Oppure sono sempre le stesse, mummificate e tenute lì per decorazione? Vabbè, fatto sta che le noci di prosciutto al pepe all’Autogrill ci sono. Gli audiolibri, invece, no. Perché no? Mistero. Voglio dire: chi è l’acquirente ideale dell’audiolibro? L’automobilista. Allora perché all’automobilista volete far comprare le noci di prosciutto al pepe e non gli audiolibri? Mah.

venerdì 31 marzo 2017

MANUALE DI LETTURA CREATIVA



MANUALE DI LETTURA CREATIVA 
di Marcello Fois
Einaudi
2016, brossurato
170 pagine, 14 euro

Bello a partire dal titolo. Ci sono fin troppi corsi di scrittura creativa, quando per imparare a scrivere si deve cominciare imparando a leggere. Alle lezioni di Marcello Fois (Nuoro, 1960, finalista dei Premi Campiello e Strega) avrei volentieri assistito dal vivo, se ci fosse stato un ciclo di conferenze non troppo distanze da casa mia; forse l'unico difetto di questa raccolta di saggi è appunto quella di non essere organica ma di assomigliare a dialoghi con il pubblico per introdurlo o farlo interessare agli argomenti trattati, saltando qua e là senza la pretesa di un vero e proprio corso esaustivo. In realtà, la raccolta organica alla fine lo è perché si parla sempre e comunque di scrittori e delle loro opere, però in ordine sparso dato che si tratta in gran parte di testi pubblicati altrove e poi radunati con i necessari aggiustamenti. Così, dopo una introduzione che fa da manifesto programmatico (l'incipit è "Io sono un lettore compulsivo"), si passa a parlare, in capitoli brevi ma significativi, delle idee (condivisibili) dell'autore sulla lettura e sulla scrittura (non esiste "buona scrittura" senza una "buona storia", e viceversa - ma anche "essere comoplicati è facilissimo, essere semplici è difficilissimo") e sulla critica ("in generale chi giudica lo stato di salute della letteratura italiana attuale non legge abbastanza"). Fois ritiene che la letteratura dovrebbe riprendersi il diritto (che Kafka, Lovecraft e Poe si erano guadagnati) di generare inquietudine. "Siamo noi un'Arcadia?" si chiedeva De Sanctis, e si rispondeva: "No, la Scuola è vita". La letteratura deve essere vita inquieta. Quindi si esamina il giallo, come genere, e quello italiano in particolare, ritrovandone le origini ne "Il cappello del prete" di Emilio De Marchi (1888) e ne "La mano tagliata" di Matilde Serao (1912). A seguire, ed è qui che il libro di Fois scende dall'universale al particolare iniziando a trattare singoli autori in ordine sparso, elzeviri, recensioni, introduzioni e brevi commenti su Attilio Veraldi, Fred Vargas, Giancarlo De Cataldo, Edgar Allan Poe, Mario Rigoni Stern, Manuel Vasquez Montalban, Edmondo De Amicis e, in ossequio alle proprie origini, tanti (e interessanti) scrittori sardi, da Grazia Deledda a Gavino Ledda.

domenica 20 novembre 2016

LA SOVRANA LETTRICE




LA SOVRANA LETTRICE
di Alan Bennett
Sellerio
2007, brossurato
95 pagine, 13.50 euro

E' difficile giudicare questo agile romanzo sull'amore verso i libri e su come la lettura possa cambiare la vita. Difficile perché se i libri davvero si amano e si è fatta esperienza di quanto possano arricchirci l'esistenza (e farci vedere le cose secondo scale di valori diverse da prima) si è portati a volerne dire bene: come non essere d'accordo con Bennett e condividere il suo intento? Però, poi, a conti fatti, ci si rende conto (almeno, io mi sono reso conto) di quanto sia ininfluente che la lettrice protagonista del racconto sia Elisabetta II regina del Regno Unito, piuttosto che un personaggio di fantasia, e di come, anzi, questa scelta sia dannosa in quanto disturbante e implausibile. Perché mai l'Inquilina du Buckingham Palace dovrebbe scoprire la lettura per caso solo in tarda età? Nel romanzo succede grazie a un pulmino che porta in giro una piccola biblioteca ambulante, in cui Elizebeth si imbatte per combinazione dopo essere uscita dal palazzo con i suoi cani. E possibile che in pochi mesi la sovrana riesca a leggere di tutto con una consapevolezza e una lucidità di giudizio da critico letterario professionista? E possibile che un suo assistente di nome Norman abbia letto e legga ancora di più, risultando in grado di dare consigli e scambiare pareri come il più informato dei competenti? Insomma, la faccenda disturba più di quanto affascini. Bisogna fare un bello sforzo per superare l'incredulità e accettare che la regina cominci a mettere in difficoltà (per il suo troppo leggere e il voler sempre parlare di libri) il suo entourage, la security, i diplomatici, e i ministri. I servizi segreti arrivano perfino ad allontanare Norman, e alla fine la sovrana sembra pronta al grande passo: diventare scrittrice a sua volta. Interessante il passaggio in cui la regina invita a cena intellettuali e scrittori, scoprendoli più piccoli dei loro libri. Tuttavia, quando si citano libri e autori che i lettori magari non conoscono, si dovrebbe cercare di far capire meglio a tutti di chi e che cosa su sta parlando, senza far sentire in colpa nessuno per la propria ignoranza in proposito ma anzi stimolando il desiderio di saperne di più. In generale ho trovato il libro interessante per lo spunto, ma a tratti uggioso. Un'occasione mancata, e dispiace.

domenica 24 aprile 2016

ALFREDO CASTELLI: IL PREQUEL



ALFREDO CASTELLI: IL PREQUEL
di Alfredo Castelli
Comic Out
2015, brossurato
100 pagine, 12 euro

Volume decisamente inconsueto nel contesto della mai abbastanza lodata collana "Lezioni di fumetto": non si tratta infatti di un libro intervista né di un saggio su, ma di una autobiografia professionale riguardante il periodo in cui l'autore non aveva ancora fatto del fumetto la sua professione. Una cosa, insomma, che poteva venire in mente soltanto ad Alfredo Castelli. O quanto meno, che soltanto i Buon Vecchio Zio Alfy poteva realizzare nel modo in cui questo "prequel" è stato realizzato. Della capacità di affabulatore del celebre autore dell'Omino Bufo e di Martin Mystère nessuno può dubitare, dopo cinquanta anni di vulcanica carriera festeggiati proprio nel 2015. E per di più, dopo tanti suoi articoli autobiografici e pieni di ricordi e di aneddoti, e tante conferenze e incontri con il pubblico, è ormai assodato il campionario di ricordi e di ritratti di persone e personaggi dell'editoria fumettistica italiana (ma anche internazionale) su cui Castelli può essere interpellato e invitato a raccontare. Anzi, auspico che il BVZM dedichi un suo proprio libro a raccogliere le tante cose scritte in pubblico e dette in pranzi e cene o pause caffè per compilare una monumentale "Storia del Fumetto Italiano" naturalmente secondo lui. Ma nel caso del libro di cui stiamo parlando non ci sono, se non di sfuggita, riferimenti all'attività castelliana nel mondo degli eroi di carta: l'autore ci parla di lui, bambino prima e ragazzo poi, nell'Italia degli anni Cinquanta. Nato nel 1947, e destinato a esordire (con "Scheletrino") nel 1965, Castelli ci racconta tutto quanto c'è nel mezzo, o almeno, quel che nel mezzo riguarda le letture che faceva, i film che vedeva, la televisione che guardava (quando in casa sua entrò il primo televisore), i giochi a cui giocava se legati all'immaginario che andava formandosi dentro di sé (per esempio i View Masters, gli apparecchi per vedere diapositive in tre D). Il tutto, con il corredo puntuale, ricco ed evocativo di copertine e immagini in grado di riportare alla mente ricordi analoghi in ciascuno di noi (anche i lettori più giovani hanno i propri libi di favole o giornaletti del cuore). Il BVZM ha infatti ritrovato, con una caccia durata decenni, tutti o quasi gli oggetti di cui parla, così come le immagini di film e telefilm. Oggetti e immagini in cui affonda le radici la produzione fumettistica e saggistica castelliana, da cui nascono tutti i suoi multiformi interessi e tante delle sue piccole e divertenti manie. Non si creda, però, che si tratti di un libro autoreferenziale. Al contrario: attraverso gli occhi curiosi ed attenti del piccolo Alfredo assistiamo alla ricostruzione, come in un diorama, della società italiana del Dopoguerra e prima del boom economico, in anni in cui non era per niente facile poter rivedere un film che si era visto, in cui non si conoscevano che pochi fumetti stranieri, in cui era difficile anche procurarsi quegli italiani, per giunta guardati con diffidenza dai benpensanti. Dunque, il "prequel" ci consegna un affascinante ritratto di un'epoca, e l'educazione sentimentale dell'autore all'amore per le storie raccontate.

venerdì 24 luglio 2015

SO MANY BOOKS















In media, due libri a settimana. Cento all'anno. Sono quelli che leggo io, da quando avevo dieci anni. Posso sperare (o temere) di vivere fino a novanta anni. Di conseguenza, quando morirò avrò letto ottomila libri. Angosciosamente pochi, pensando a quanti ce ne sono. Adesso sono a metà del guado. Ne ho letti quattromila e me ne rimangono altrettanti. Vago in libreria per scegliere quali. Conto i libri che mancano alla mia morte. E quelli che, esclusi per mancanza di tempo, mancheranno alla mia vita.
Adriano Sofri, una volta, in un suo articolo, aveva contato quanti cani un uomo può avere nella sua vita (sostituendo con un cucciolo nuovo il precedente appena morto) ed era arrivato alla conclusione di stare accudendo, all'epoca, il suo penultimo cane.
So little time, so many books: così poco tempo, così tanti libri.
Da qui l'urgenza di scegliere bene i titoli, perché bisogna pur chiedersi se sia meglio trascurare Balzac o Moccia, o se Joe Hill possa sostituire Stephen King. Sarebbe interessante discuterne, ma per il momento limitiamoci a parlare del numero di libri che si leggono in in mese, in un anno o in una vita.  Parliamo, insomma, di quantità e non di qualità.

Conosco lettori molto più voraci di me, e di gran lunga. Mauro Boselli, per esempio, riesce a leggere un libro ogni sera, e in lingua originale se sono in inglese, francese o spagnolo. Luca Crovi, un altro mio collega in Bonelli, è un critico letterario esperto in letteratura gialla e ha condotto sul tema un programma su Radio Due: legge praticamente tutti i gialli che escono in Italia e molti di quelli che escono all'estero. Conosco Giuseppe Lippi, direttore di Urania, che sembra aver letto tutta la fantascienza del mondo. Ascoltando Loredana Lipperini su Radio Tre, nel suo programma dedicato ai libri ("Fahrenheit"), sembra che lei legga tutto ciò che s pubblica, e la stessa impressione ho ascoltando, per esempio, Daria Bignardi.  Dunque, di fronte a questi mostri divoratori di libri, che cosa sono mai i miei otto/nove libri al mese? Per fortuna, non c'è una gara.

Però, ci sono alcune cose da dire. Leggere è un piacere e dunque ognuno deve farlo come, quando e quanto gli piace. I famosi dieci diritti del lettore elencati da Daniel Pennac nel suo saggio "Come un romanzo" stabiliscono fra l'altro che è lecito non leggere, saltare le pagine, non finire il libro, spizzicare, e fruire di qualunque cosa (anche di Moccia, dunque). Nessuno può obbligare me o voi a leggere più di quello che ci riesce o di cui abbiamo voglia, neppure l'invidia verso chi legge più di noi. Io, però, oltre ai diritti che hanno tutti, ho dei doveri che molti non hanno.

Sono obblighi dettati dalla deontologia professionale: quello di documentarmi, quello di informarmi, quello di confrontarmi con gli altri scrittori, quello di sapere che cosa legge la gente. Il dovere di documentarsi è fondamentale se si scrivono delle storie ambientate in luoghi geograficamente identificabili e in epoche storiche più o meno ben definite. E, aggiungo, più si legge più vengono idee: dunque, anche se non mi piacesse farlo, dovrei leggere ugualmente così come un atleta deve allenarsi anche se non ne ha voglia, in vista di un impegno agonistico. La mia gara è quotidiana, e consiste nello scrivere sceneggiature.

Ciò detto, ci sono, in effetti, dei trucchi per leggere di più. Non vi parlerò delle tecniche di lettura veloce, che vengono insegnate in appositi corsi, tuttavia è chiaro che più si legge più ci si allena a leggere velocemente. Tutto si fa più velocemente se si è abituati. Quasi certamente io riesco a scrivere una pagina in un decimo del tempo che impiegherebbe il mio elettricista: lui però è velocissimo con nel riparare una presa di corrente. Chi legge poco, legge piano. Io scorro con gli occhi sulle righe e afferro al volo i concetti: non è che sono più intelligente, sono più allenato. 

Anni fa, tornando a Firenze da Milano, comprai in stazione l'ottimo romanzo di fantascienza "Garibaldi a Gettysburg", di Pierfrancesco Prosperi (in passato sceneggiatore di Martin Mystére). Iniziai a leggerlo, ne rimasi affascinato, chiusi l'ultima pagina dopo tre ore di viaggio, quando già stavamo per arrivare a Santa Maria Novella. C'era una ragazza accanto a me, che vedendomi rimettere il libro nella borsa mi chiese: "Mi scusi, ma davvero l'ha letto tutto?". Sì, effettivamente l'avevo letto tutto e avrei saputo fargliene il riassunto. Ma è soltanto questione di allenamento. E' chiaro che, comunque, bisogna trovare un po' di spazio da dedicare alla lettura: se qualcuno sceglie di trascorrere l'intera serata chattando su Facebook o giocando alla playstation, non può lamentarsi di non avere tempo per leggere.

Questo mi porta a spiegare il secondo trucco: portarsi sempre un libro dietro per leggere dovunque. Se voi avete un libro con voi, potete non solo leggere in treno o in metropolitana, ma approfittare della coda alla Posta o dal dottore. Venti minuti qua, venti là,  fanno un sacco di tempo da dedicare alla lettura. Il terzo trucco è leggere più libri contemporaneamente. Il libro da portarsi dietro dovrà essere un'edizione tascabile, a casa sul comodino accanto al letto verranno piuttosto appoggiati i libri più pesanti. Io tengo un libro anche in bagno, ovviamente, e lo scelgo con capitoletti brevi, come quelli, per esempio, de "La bustina di Minerva" di Umberto Eco. Dunque, sommando il libro da passeggio, il libro da comodino e il libro da bagno già siamo a tre titoli che si possono seguire in contemporanea. Personalmente, ne aggiungo altri perché ogni sera leggo magari alcuni capitoli di due libri diversi (uno per piacere, uno per dovere) oppure li leggo a giorni alterni. Se poi compro un libro appena uscito che mi piace troppo per aspettare a leggerlo, interrompo tutte le altre letture e do la precedenza a quello.

Quarto trucco: gli audiolibri. E' strano come siano sottovalutati. Regolarmente inserisco il mio bravo CD nel lettore dell'automobile o ascolto l'iPod in cui o gli stessi autori o dei bravi attori mi leggono un romanzo. Di solito, la pagina scritta ci guadagna nell'essere letta da qualcuno che sa recitarla bene. Ho trovato straordinaria la lettura dello stesso Camilleri del suo romanzo "Il nipote del negus", ma anche Sandro Veronesi o Andrea Vitali sono ottimi interpreti dei loro testi. In altri casi, degli attori strepitosi danno voce a grandi storie che non perdono niente del loro valore letterario se fruite ascoltando invece che leggendo. Peraltro, se compro un audiolibro, compro quasi sempre anche il corrispondente cartaceo. Infine: non tutti i libri sono di quattrocento pagine. Se è vero che di recente ho letto le 750 pagine di "Questa creatura delle tenebre" di Harry Thompson (la biografia romanzata di Robert FitzRoy, il comandante del Beagle), ho anche divorato in mezz'ora il libro-intervista di Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi (130 pagine di domande e risposte), in un'ora l'autobiografia di Bud Spencer (poco di più) e in due ore "Il pretino" di Claudio Nizzi (160 pagine). Tutte letture molto agili. E' chiaro che "L'anima e il suo destino" di Vito Mancuso mi obbliga a più concentrazione e mi occupa più tempo. Naturalmente, oltre a leggere libri leggo anche fumetti. La carta che mi circonda sta cominciando ad assumere una mole spaventosa. Guardo con terrore la tavoletta dell'iPad pensando che un giorno, tutta potrebbe finire concentrata là dentro. Non sarebbe, temo, la stessa cosa.