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domenica 12 novembre 2023

GOLD

 


Isaac Asimov
GOLD
Prima edizione 1995
cartonato 
380 pagine -  lire  32.000

Gold: The Final Science Fiction Collection: ecco  un libro di Issac Asimov che Asimov non ha mai scritto, e che forse non avrebbe mai voluto scrivere. Contiene infatti gli ultimi racconti egli ultimi articoli pubblicati su rivista poco prima della sua morte. La lettura dà un senso di tristezza perché, se da una parte il Buon Dottore è sempre se stesso, inconfondibile nella piacevolezza stile e nella maniera di argomentare, dall'altra è innegabile che si tratta di un Asimov minore e ormai in disarmo. La sensazione è che, pubblicando questa antologia postuma, si sia raschiato il fondo del barile. Inoltre, chi ha curato l'antologia non ha fornito alcuna spiegazione sugli intenti dell'opera e sulla provenienza dei singoli scritti. Chi sa quanto fossero gradevoli, invece, i testi di commento e di introduzione dello stesso Asimov ai propri racconti e articoli, non può che rimpiangere una simile mancanza. Mancanza che poi provoca degli scompensi, perché leggendo questo o quell'articolo si capisce che si tratta di prefazioni a volumi e presentazioni di antologie o romanzi altrui e si fa riferimento al libro che dovrebbe seguire e che invece non segue, o si parla di "questa rivista" senza che venga spiegato di che rivista si tratta.  Nonostante il vecchio leone Asimov non abbia graffiato e ruggito come sapeva fare, questi scritti non possono comunque mancare nella collezione di nessun appassionati della sua sterminata produzione. Solo che i curatori dell'antologia potevano risparmiarsi la scritta in copertina: "la fantascienza allo stato puro" e  "un altro capolavoro del padre fondatore della fantascienza". Chi non abbia letto nient'altro del grande Isaac e decida di cominciare da questi scritti crepuscolari, resterà deluso. Se questi sono i capolavori, chissà il resto. Invece, il resto c'è, eccome. Ed è da quello che si deve cominciare, per arrivare a "Gold" con grande rimpianto
"Gold" è diviso in tre parti. Nella prima, intitolata "Ultimi racconti", vengono presentate quindici storie brevi scritte poco prima della morte, avvenuta nel 1992 a soli 72 anni. Si tratta insomma di opere di narrativa. La seconda parte, "Sulla fantascienza", raccoglie diciotto articoli scritti come introduzione ad altrettante antologie tematiche di science fiction. La terza parte, "Come si scrive un libro di fantascienza", mette insieme venti editoriali della rivista IASFM, molti dei quali tesi a rispondere a obiezioni o domande di lettori del magazine.
I racconti della prima parte sono stati scritti tra il 1986 e il 1991, pubblicati su Analog e su altre riviste, ma mai antologizzate prima, anche perché considerate, in qualche caso, non all’altezza della fama dell’autore. Cominciamo però a parlare delle cose migliori, perché ci sono delle eccezioni. Almeno una delle storie è al livello di quelle della golden age: "Il fratellino" (1990), guarda caso un racconto di robot. Racconta di una coppia che per dare un compagno di giochi al proprio figlio, nell'impossibilità di procreargli un fratello naturale, gliene comprano uno robot, programmato per essere uno stupendo compagno di giochi e un figlio ideale. Tanto ideale che è migliore del figlio vero, appunto perché le sue reazioni sono state impostate apposta per dimostrare buon carattere, bello spirito, affettuosità. Così, il bimbo robot conquista il cuore della mamma, al punto che quando scoppia un incendio e la donna si trova ad avere il tempo per salvare soltanto uno dei due fratellini, non ha dubbi sulla scelta da fare. Salva il robot. Eccezionale, davvero. Ne "Il sorriso del chipper" (1988), un robot viene scelto al posto di un altro sulla base di un impercettibile sorriso durante una situazione creata per metterlo alla prova, il che testimonia una sua maggiore intelligenza e attitudine all'incarico che si intende affidargli.
Anche "Cal" (1991) , il racconto che apre la serie, narra di un robot: un androide al servizio di uno scrittore, che vuole diventare scrittore a sua volta. Il proprietario lo asseconda e gli insegna i trucchi del mestiere, finché il robot non diventa più bravo di lui. Trent’anni prima di Chat GPT, niente male come profezia.
Sempre basato sui robot e la scrittura è un altro racconto non del tutto negativo: "A prova d'errore" (1990). Il punto di partenza sono le sempre maggiori potenzialità dei word processor, capaci di compiere la correzione ortografica del testo e di imparare a non segnalare come errori certe caratteristiche stilistiche dell'autore. Asimov immagina che un word processor mal costruito diventi in grado di tener conto a tal punto dello stile del proprietario da continuare lui stesso i suoi testi scrivendoli esattamente come li avrebbe scritti lui. C'è, evidentemente, in questi due racconti, il ricordo de "Il correttore di bozze" (Galley Slave), un celebre testo del 1957 pubblicato prima sulla rivista Galaxy e incluso in seguito nel "Secondo libro dei Robot", di cui Asimov ha voluto evidentemente comporre delle variazioni su tema.
Un computer è alla base di "Frustrazione" (1991), in cui si vuole affidare a un calcolatore la decisione di iniziare o meno una guerra nel momento di maggiori opportunità e massimo vantaggio: il programmatore a cui la macchina è affidata è soddisfatto perché sa che il suo computer non farà mai cominciare nessuna guerra. La guerra è illogica e per la razionalità estrema di un calcolatore non ci saranno mai né vantaggi né opportunità. Solo il cervello umano può decidere di scatenare una guerra, un computer se guarderà bene. In "Instabilità" (1989), una macchina del tempo viene spedita nel futuro per studiare le stelle e involontariamente innesca un big-bang da cui nasce un nuovo universo. "Da sinistra a destra" (1987), "Inno di battaglia" (postumo, 1995) e "Feghoot e la giustizia" (1986) sono tre shaggy-dog, come vengono definiti i racconti basati su giochi di parole (in genere intraducibili in italiano). Asimov ha da sempre una grande passione per questo tipo di divertissement ("Ritengo il gioco di parole la forma più nobile di umorismo", scrisse una volta), ma le tre storie in questione mi sembra alquanto insulse.
Così come insulsa è "Nazioni nello spazio" (postuma 1995), una storia piuttosto debole, scritta come fosse un appunto in lavorazione e impostata come una sorta di parabola futuribile con tanto di morale finale, pubblicata peraltro postuma proprio nel 1995. La caratteristica di sembrare testi non finiti, abbozzi di racconti futuri da sviluppare meglio, caratterizza anche "Il divino Alessandro" (1985), "Nel Canyon" (1990), "Addio alla Terra" (1989) e soprattutto "Allucinazioni" (1985), che sembra la prova generale del romanzo "Nemesis". Molto collegato a un altro romanzo di Asimov è anche "Gold" (1991), in cui un regista di una nuova forma di comunicazione audiovisiva, il compudramma, mette in scena la parte centrale di "Neanche gli dei". “Gold” ha vinto nel 1992 il Premio Hugo, anche se probabilmente come ultimo omaggio allo scrittore.


giovedì 15 settembre 2022

HOMO DEUS

 

 


 

 

Yuval Noah Harari
HOMO DEUS
Bompiani
Brossurato, 2019
550 pagine


Una lettura affascinante e inquietante al tempo stesso. “Difficile immaginare qualcuno che nel leggere questo libro non provi ogni tanto un brivido di vertigine”, ha scritto “The Guardian”, e io sostituirei “ogni tanto” con “a ogni pagina”. Yuval Noah Harari (1976), saggista israeliano, storico laureato a d Oxford e titolare di una cattedra di storia all’università di Gerusalemme, attivista per i diritti civili e animalista, potrebbe anche fregiarsi del titolo di “futurologo” con cui venne etichettato Roberto Vacca dopo aver scritto, nel 1971, “Il medioevo prossimo venturo”: entrambi cercano di prevedere l’evoluzione della civiltà e della società umana (il sottotitolo di "Homo Deus" è "Breve storia del futuro"). Rispetto alle ipotesi dello studioso italiano, però, il saggio di quello israeliano non prevede una regressione della civiltà per la degradazione dei massimi sistemi destinati a divenire insostenibili, ma uno scontro fra uomo e intelligenze artificiali. Semplificando al massimo, secondo Harari si possono interpretare gli organismi viventi come algoritmi (che cos’è il DNA se non una serie di istruzioni?) e la vita come un processo di elaborazione dati. I computer sono ormai in grado di imparare da soli, correggere i propri errori, trovare strade e soluzioni alternative prima e meglio di come possano fare i cervelli umani, perciò “algoritmi non coscienti e inconsapevoli ma dotati di grande intelligenza potranno presto conoscerci meglio di quanto noi conosciamo noi stessi”, scrive Harari. E’ singolare che il nome Harari ricordi quello di Hari Seldon, lo scienziato nato dalla fantasia di Isaac Asimov, protagonista della saga fantascientifica “Fondazione”, il cui primo volume venne pubblicato nel 1951: Seldon ritiene che il corso della Storia, o meglio, il comportamento di grandi masse di persone (l’umanità nel suo complesso), si possa prevedere su base matematica, disponendo dei dati necessari. Impossibile non notare come l’elaborazione dei “big data” già permetta ai giorni nostri di fare previsioni attendibili sulle scelte non degli utenti di Internet e dei social. Harari esamina lo sviluppo storico della civiltà dell’Homo Sapiens, divenuta ormai la specie dominante sulla Terra con il potete di vita e di morte sulle altre creature e sul destino dell’intero pianeta: siamo già “Homo Deus”. Che cosa accadrà, adesso? Nessuno dice che la nostra evoluzione sia finita, e potrebbe anche accadere che siamo destinati a trasformarci in qualcosa di molto diverso, forse a essere sostituiti da intelligenze nate come artificiali ma in grado di prendere il nostro posto come noi abbiamo fatto con gli uomini di Neanderthal. Il che potrebbe non essere un male e rappresentare anzi l’approdo finale all’immortalità e alla felicità eterna. Di nuovo, viene in mente Asimov con il suo racconto “Biliardo darwiniano” (Darwinian Pool Room, 1950), in cui si ipotizza che la naturale evoluzione dell’essere umano siano i robot. Ma c’è qualcosa di ancora più clamoroso. A pagina 466, Harari scrive: “Gli umani sono meri strumenti per creare un sistema cosmico di elaborazione dati che sarebbe come Dio. Potrebbe alla fine espandersi dal pianeta Terra e invadere l’intera galassia e perfino tutto l’universo. Sarebbe dovunque e controllerebbe tutto quanto, gli uomini sono destinati a fondersi in Lui”. Ora, andate a rileggere uno dei caposaldi asimoviani, il racconto “L’ultima domanda” (The Last Question, 1956): è diviso in sette parti, ognuna delle quali immagina una sempre maggiore evoluzione della scienza e dell’umanità, finché gli uomini si fondono con la coscienza di un elaboratore dati divenuto ormai in grado di fare tutto, compreso creare un nuovo universo.

domenica 29 novembre 2020

IL ROBOT CHE LEGGEVA LE BOZZE

 

 
Isaac Asimov
IL ROBOT CHE LEGGEVA LE BOZZE
Mondadori
brossurato, 1992
200 pagine, 10000 lire


Questo aureo e agile libretto ha la caratteristica di proporre, molto probabilmente pensando a una fruizione scolastica, tre racconti sui robot di Isaac Asimov, maestro indiscusso del genere, sia nella traduzione italiana che nella versione originale, testo a fronte, in inglese. Questo permette di valutare anche l'aspetto stilistico e linguistico dell'opera del Buon Dottore, immediato ma tuttavia pieno di sottigliezze, di sfumature ironiche, di neologismi. Più che le descrizioni predominano i dialoghi, sempre brillanti ed efficaci, attraverso i quali non soltanto si esprimono e si discutono concetti, ma anche si descrivono fatti, ambienti e personaggi. I tre racconti scelti da Giuseppe Lippi e Gianna Lonza (curatori del volume) sono sicuramente significativi. Il più notevole è senza dubbio "Che tu te ne prenda cura", vero e proprio testo da meditazione che porta alle estreme conseguenze le implicazioni delle Tre Leggi della Robotica, ormai diventate patrimonio dell'Umanità. Tutto viene raccontato attraverso dei dialoghi: fra uomini, fra uomini e robot, e fra i robot stessi. Infatti, George Dieci, un androide programmato per riflettere e trovare soluzioni, di fronte al problema di come poter superare l'atteggiamento antiscientifico dell'opinione pubblica e la diffidenza verso i robot, chiede di potersi confrontare con un suo simile, George Nove, discutendone con lui. E, insieme, i due George non soltanto suggeriscono la risposta alla domanda, ma si rendono conto di una falla nelle Tre Leggi che porterà inevitabilmente i robot a divenire superiori agli esseri umani, se questi non se ne accorgeranno. Il racconto che dà il titolo all'antologia, "Il correttore di bozze", ci permette di fare alcune considerazioni. Si parla, essenzialmente, di un robot chiamato Easy che viene utilizzato in una Università per sollevare gli insegnanti dal lavoro pratico di dover stilare relazioni e correggere le bozze dei loro scritti, ricavando più tempo per le loro ricerche e quindi per lo sviluppo del sapere. Colpiscono alcune cose: innanzitutto, l'anno in cui Asimov ambienta il racconto: il 2033. Secondo me, ha sbagliato di poco. Poi, il monopolio della robotica da parte di una società, la US Robots and Meccanica Men Corporation, che potrebbe assomigliare alla Apple o alla Microsoft o a qualche loro concorrente asiatica (non è detto che da qui al 2033 il numero sia ridotto): comunque sia, la previsione è di grandi corporations che fanno lavoro di lobbing pressioni sui governi e non su piccoli produttori diffusi. La capacità di correggere le bozze, controllare i dati, suggerire alternative anche stilistiche sui testi, già alcuni computer ce l'hanno, indipendentemente dalla loro forma umana (i robot di Asimov, in genere sono androidi: così possono lavorare negli spazi fisici progettati per il corpo dell'uomo). C'è infine, di nuovo, la resistenza di tipo antiscientifico posta dall'opinione pubblica (recepita dai legislatori) verso l'innovazione tecnologica, e l'ostilità anche di gran parte del mondo accademico e intellettuale. Fantastico il personaggio della robopsicologa Susan Calvin, protagonista dei racconti di "Io, robot". Unico dubbio: si parla ancora di libri di carta. Easy legge dei volumi sfogliandoli, velocissimamente e senza danni, con le dita. E' vero, però, che nel 2033 ci saranno (si spera) ancora le biblioteche con i tomi cartacei e dunque un robot che debba lavorarci sopra è meglio che abbia le mani. L'ultimo dei racconti, brevissimo, è "Il migliore amico dell'uomo". Un ragazzino ha, da tempo, un suo cane robot, Robotolo (Robutt in originale) programmato per essere un cucciolo adorabile, far giocare il bambino e nello stesso tempo sorvegliarlo. A un certo punto i suoi genitori decidono di comprargli un cane vero. Secondo voi, che reazione avrà il figlio? Immenso Asimov, in ogni caso.