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domenica 2 luglio 2017

REX



David Herbert Lawrence
REX
Orecchio Acerbo
2017, brossurato
40 pagine, 8.50 euro


E' la confezione grafica che fa venir voglia di comprare e leggere questo libretto. Si tratta di poche pagine che propongono soltanto un breve racconto di David Herbert Lawrence (1885-1930), l''autore de "L'amante di Lady Chatterly", ma il testo lawrenciano è confezionato insieme a delle belle e affascinanti illustrazioni di Fabian Negrin (curatore anche della collana "Pulci nell'orecchio" in cui il libretto è inserito) così che viene facile sollevarlo dal banco della libreria e desiderare di portarselo a casa. "Piccoli capolavori ritrovati, grandi autori classici che ci consegnano schegge d'infanzia indimenticabili. Bambini che si misurano con un mondo severo, estraneo e spesso assurdo e incomprensibile: quello degli adulti", si legge nell'aletta di copertina riguardi agli intenti delle "Pulci". Rex, il protagonista del racconto, è un cane (un fox terrier) che un burbero zio ("dato che ogni famiglia ha una pecora nera, ne consegue quasi inevitabilmente che ogni uomo debba avere uno zio nero come la pece") affida a una famiglia di congiunti perché venga allevato. Il cane crea scompiglio in casa, ma alla fine entra nel cuore di tutti (genitori e figli), finché lo zio, anni dopo, viene a riprenderselo. Il finale è amaro, perché Rex non ne vuol sapere di obbedire al nuovo padrone, che lo abbatte. Pare che si tratti di una storia vera.

venerdì 20 maggio 2016

L’ARPA D’ERBA



L’ARPA D’ERBA
di Truman Capote
Garzanti
Collana Gli Elefanti
1996, brossurato 
140 pagine -  lire 14.000

“Se, uscendo dalla città, imboccate la strada della chiesa, rasenterete di lì a poco una abbagliante collina di pietre candide come ossa e di scuri fiori riarsi: è il cimitero Battista. Vi sono sepolti i membri della nostra famiglia, i Talbo, i Fenwick. Mia madre riposa accanto a mio padre e le tombe dei parenti e degli affini, venti o più, sono disposte intorno a loro come radici prone di un albero di pietra. Sotto la collina si stende un campo di saggina, che muta di colore ad ogni stagione; andate a vederlo in autunno, nel tardo settembre, quando diventa rosso come il tramonto, mentre riflessi scarlatti simili a falò ondeggiano su di esso ed i venti dell’autunno battono sulle foglie secche evocando il sospiro di una musica umana di un’arpa di voci”. Comincia così quello che in quarta di copertina viene definito “il capolavoro di Capote”. E con le parole di una delle protagoniste, Dolly, si spiega: “Senti? E’ un’arpa d’erba, che racconta qualche storia. Conosce la storia di tutta la gente della collina, di tutta la gente che è vissuta, e quando saremo morti racconterà anche la nostra storia”. 
E’ un po’ tutto qui il senso del breve romanzo: un labile spunto narrativo serve da cornice perché l’io narrante, il giovane Truman, racconti, saltando da uno all’altro, episodi di vita vissuta in una noiosa cittadina della campagna americana negli anni fra le due guerre. Il romanzo stesso, insomma, è l’arpa d’erba che sa la storia di tutta la gente della collina, e ne narra qualcuna. Orfano di padre e di madre e affidato a due biscugine, vecchie zitelle, Truman vive nella loro casa finché Dolly, una delle sorelle, litiga con l’altra, Verena, e si ritira a vivere, per ripicca, su una vecchia capanna costruita su un albero chissà da chi e chissà quanto tempo prima. Truman la segue con la governante di colore, Catherine. Al terzetto si unisce poi qualcun altro bizzarro individuo, e i rifugiati sull’albero subiscono il ripetuto intervento delle autorità costituite che vogliono farli tornare a casa. Poi Dolly muore di morte naturale e insomma, per Truman i pochi giorni trascorsi nella capanna restano il ricordo di una avventura adolescenziale. Fine della trama. Il resto sono divagazioni, elzeviri ed esercizi di stile. La noiosa cittadina è davvero noiosa.  Capote, secondo la quarta di copertina, racconta “un destino che si compone di mille frammenti: realtà e sogni infantili, pettegolezzi e  crudeltà di paese, grandi amori e tragiche passioni”. I grandi amori e le tragiche passioni in realtà non le ho viste, il resto sì, ma va bene così. E’ insomma uno di quei libri che si leggono, evidentemente, per seguire il fluire della prosa dell’autore, più che perché intrigati dalla trama.